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	<title>novembre 2016 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Presentazione degli articoli del mese di novembre 2016</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 22:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/ressurrezione_dei_morti.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3659" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/ressurrezione_dei_morti-300x252.jpg" alt="ressurrezione_dei_morti" width="300" height="252" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/ressurrezione_dei_morti-300x252.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/ressurrezione_dei_morti.jpg 360w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></b><strong>Andrea Drigani</strong> ricorda, nel 60° anniversario della morte, il filosofo cristiano Giuseppe Capograssi, per riproporre il diritto come ricerca della verità, insieme allo studio della vita e dei bisogni dell’uomo. <strong>Giovanni Campanella</strong> presenta il libro del gesuita Etienne Perrot nel quale si indica un percorso spirituale per dirigenti d’azienda, ispirandosi agli «Esercizi Spirituali» di Sant’Ignazio di Loyola. <strong>Carlo Parenti</strong> confronta il pensiero di Giorgio La Pira col magistero di Papa Francesco per rilevarne le affinità. <strong>Dario Chiapetti</strong> annota sui lavori della Commissione per il dialogo tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse, con riferimento al primato petrino e alla sinodalità da comprendersi nell’intero popolo di Dio. <strong>Francesco Vermigli</strong> illustra il metodo di Pietro Abelardo, che appare sempre attuale, circa l’interpretazione dei dati teologici, contestualizzandoli nel genere letterario in cui sono stati composti. <strong>Carlo Nardi</strong> con l’aiuto dello scrittore Renato Fucini ci aiuta a pensare al «papato» e alla «santità». <strong>Gianni Cioli</strong> svolge alcune considerazioni sulla recente Istruzione della Santa Sede circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in casi di cremazione. <strong>Antonio Lovascio</strong> riflette sul clima politico internazionale incerto e inquieto, con rifermento alle difficili relazioni tra gli Stati Uniti d’America e la Russia. <strong>Leonardo Salutati</strong> introduce alla categoria teologale dei «segni dei tempi» per riconoscere il disegno di Dio sull’umanità, dalle origini sino alla sua fine, passando per l’attualità. <strong>Alessandro Clemenzia</strong> muovendosi da un aforisma giuridico, che estende all’ecclesiologia e alla teologia trinitaria, osserva sul concetto di «connessione», che non toglie la peculiarità delle realtà distinte e fa sì che queste realtà raggiungano una vera unità. <strong>Giovanni Pallanti</strong> fa memoria di Tina Anselmi, partigiana, sindacalista, parlamentare, ministro, che dal cristianesimo ha tratto le radici del suo impegno. <strong>Stefano Liccioli</strong> rammenta i benefici che lo Stato trae dalle scuole paritarie non solo da un punto di vista economico, bensì anche culturale. <strong>Francesco Romano</strong> affronta la delicata e complessa situazione della Chiesa cinese, divisa tra «clandestina» e «patriottica», anche in ordine alla nomina dei vescovi. <strong>Stefano Tarocchi</strong> segnala la biografia di Benedetto XVI scritta dallo storico Elio Guerriero con la prefazione di Papa Francesco e un’intervista allo stesso Ratzinger.</span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-novembre-2016">Presentazione degli articoli del mese di novembre 2016</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Scuola statale e non statale: quella vera parità che ancora manca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 15:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2016]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/SCUOLA_chiusa1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3647" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/SCUOLA_chiusa1-300x165.jpg" alt="scuola_chiusa1" width="300" height="165" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/SCUOLA_chiusa1-300x165.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/SCUOLA_chiusa1-908x500.jpg 908w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/SCUOLA_chiusa1.jpg 990w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Per legge dello Stato Italiano “il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali” (L. 62/2000 “Legge Berlinguer”), di fatto però questa parità è ancora più teorica che nei fatti, è più nei doveri che nei diritti dal momento che le scuole paritarie hanno praticamente gli stessi obblighi delle scuole statali, ma non i medesimi aiuti. A causa di un mancato vero riconoscimento e del correlativo finanziamento del suo “servizio pubblico” il sistema delle scuole paritarie (e dunque anche quelle cattoliche) versa in una condizione di sofferenza, aggravata peraltro dalla generale crisi economica. Ogni anno infatti sono molte decine le scuole costrette a sospendere la loro attività (o comunque ad assottigliarla drasticamente) e si è registrato così un calo degli alunni iscritti. Tale situazione è frutto di un&#8217;ingiustizia, praticata contro un diritto umano fondamentale della persona come è quello della libertà di scelta educativa dei genitori che devono aver la possibilità di educare i loro figli secondo i propri valori, non per un privilegio “clericale”, ma perché così è previsto dalla Costituzione italiana ed in nome della libertà di tutti (cattolici, atei, persone di altre confessioni). Tutto questo in teoria è possibile, ma solo per coloro che hanno i mezzi economici per pagare anche un retta, oltre alle tasse che già versano e che sono necessarie a sostenere i costi della scuola statale. Questa situazione dell&#8217;Italia contrasta altri principi costituzionali importanti quali l’autonomia, la sussidiarietà, l’eguaglianza tra i cittadini ed alcune indicazioni esplicite del Consiglio d’Europa (Risoluzione del 1980 e del 2012), ma va contro anche lo stesso interesse dello Stato in quanto il costo della scuola paritaria è di gran lunga al di sotto di quello della scuola statale (nel 2009 la spesa media annua dello Stato per un alunno di una scuola statale è stata pari a 6.959,455 euro, mentre per quello di una scuola paritaria è stata di 485, 870 euro; se lo Stato dovesse accogliere nelle “sue” scuole tutti gli alunni delle paritarie questi gli farebbero spendere almeno 10 volte di più) e va contro un agire comune di quasi tutti gli Stati europei compresi quelli di più lunga tradizione laica che sostengono la scuola non statale, garantendone un&#8217;effettiva parità con la scuola statale ed assicurandone così lo sviluppo e la crescita. Secondo il rapporto globale 2015/2016 sulla libertà di educazione, l’Italia si colloca al 47° posto dei 136 paesi presi in esame (il 94% della popolazione mondiale), un risultato per niente incoraggiante se si pensa che l’Italia è tra i sette paesi più industrializzati del mondo ed è tra i membri fondatori dell’Unione Europea. Nella stessa Unione europea l’Italia si attesta agli ultimi posti. E&#8217; curioso osservare che su molti aspetti, i politici e le istituzioni nostrane sottolineano l&#8217;importanza che l&#8217;Italia s&#8217;adegui all&#8217;Europa, ma sul sostegno alla scuola non statale sembra che non ci sia questa esigenza di allinearsi all&#8217;UE. In Italia si percepisce un rifiuto ideologico dell’iniziativa privata nel campo educativo, un&#8217;iniziativa la cui discriminazione va contro la civiltà giuridica del nostro Paese. Se è infatti giusto che ogni attività formativa rispetti le normative dello Stato e sia da esso sottoposta a verifiche e controlli, non è chiaro perché, fermo restando alcuni limiti, non sia possibile che ogni famiglia scelga liberamente la scuola e l’indirizzo educativo che più giudica affine ai suoi valori ed ai suoi principi, senza dover pagare a “caro prezzo” l&#8217;esercizio di questa libertà. Eppure abbiamo visto come siano evidenti i benefici che lo Stato trae dalle scuole paritarie non solo da un punto di vista economico, ma anche da quello culturale se si guarda, ad esempio, al valore aggiunto che viene apportato alla società civile (e non solo a quella ecclesiale) dalla scuola cattolica. Questa è stata attivata molto tempo prima che gli Stati preunitari e lo Stato italiano sentissero il dovere civile e politico di rispondere al diritto soggettivo di ogni individuo all’istruzione e all’educazione, in particolare dei soggetti appartenenti alla classe media e popolare. E’ un primato storico di assoluta rilevanza in quanto attiene alla giustizia e all’equità sociale e prima ancora al riconoscimento della dignità della persona e dei suoi diritti. Nel corso di questa lunga storia la scuola cattolica si è caratterizzata (e lo fa tutt&#8217;ora) come antipatrice di pratiche educative di vera qualità: il “progetto educativo di istituto”, la didattica individualizzata e personalizzata, l’associazionismo degli studenti, dei genitori, degli ex-alunni, la scuola dell’infanzia e materna, il tempo pieno, le attività extracurricolari ed extrascolastiche, la scuola aperta al territorio, le reti di scuole, la verticalizzazione degli istituti, la valutazione del personale dirigente e docente, l’autonomia, la chiamata individuale dei dirigenti e docenti, l’internazionalizzazione (scambi di esperienze, vacanze-studio all’estero, potenziamento delle lingue comunitarie), l’inclusione degli studenti marginali. Senza però un sostegno significativo da parte dello Stato italiano, tutto questo si perderà perché le scuole paritarie rischiano di scomparire e le famiglie italiane non avranno alternative a una scuola unica, quella statale, con buona pace della libertà educativa dei genitori. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il Cardinal Betori, intervenendo lo scorso maggio al convegno della FISM (Federazione Italiana Scuole Materne), affermò a tal riguardo:«In una società che ovunque e per chiunque esige libertà, questa libertà è conculcata nel silenzio delle grandi agenzie informative e del mondo della cultura, degli attori della vita politica. È una battaglia, quella per una scuola paritaria che sia davvero tale e davvero libera, e che sia quindi adeguatamente finanziata perché possa ben funzionare e possa gravare il meno possibile sulle spalle delle famiglie, che non dobbiamo abbandonare».</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/scuola-statale-e-non-statale-quella-vera-parita-che-ancora-manca">Scuola statale e non statale: quella vera parità che ancora manca</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Fucini tra due papi, san Pio X e san Giovanni XXIII.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 15:15:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/trasferimento-2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3641" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/trasferimento-2.jpg" alt="trasferimento-2" width="295" height="152" /></a>di Carlo Nardi • Memoria liturgica di san Pio X, 21 agosto. Che dire succintamente alla messa feriale per lo più a nonne preoccupate di andare quanto prima a badare ai nipotini? Ho lasciato spesso e volentieri all’orazione colletta che apre la messa con l’ad tuendam catholicam fidem il “difendere” appunto “la fede cattolica”: a maggior ragione, se quelle parole sono in una preghiera della liturgia, il destinatario della stessa che è il Padre eterno darà il modo di sbrigare tali faccende. Sempre se Lui vuole e come vuole. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Talvolta ho accennato all’importanza data dal pontefice al canto del popolo, come mette in risalto l’attuale breviario della ricorrenza a mattutino: un invito alla massima partecipazione dell’assemblea liturgica, sancita dal Concilio e ancora, a Firenze, nel Sinodo diocesano dei primi anni novanta.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Però due o tre anni fa ricordai d’aver letto una confidenza raccontata da Renato Fucini che mi era molto piaciuta. Riporto tratti da un suo breve racconto dal titolo Papa Pio X a un’udienza in Vaticano: </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify">
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Nella vasta sala, gran silenzio. A un cenno di un usciere ci mettemmo tutti in ginocchio giro giro alle pareti e, pochi momenti dopo, compariva la bianca figura di Pio X. Pareva stanco, pareva quasi malato. […]. E si inoltrò lentamente, porgendo la mano al bacio. Alcuni gli dissero qualche parola. Gli avrei voluto dire qualcosa anch’io: ma non ebbi il coraggio. Ma non ebbi coraggio. […]. Guardavo quel viso dolente, avvizzito dai miasmi della serra, pensavo all’abatino di Riese, pensavo all’umiltà della sua origine, pensavo alle sue semplici abitudini di campagnolo e deploravo di vederlo, quasi prigioniero, fra le faccie immobili e fredde di due principi della Chiesa, che gli stavano ai fianchi …[…] Ah, «meglio era sposar te, bionda Maria!» (Giosué Carducci, Idillio maremmano, 33, in Rime nuove, V, 68, p. 666). Ah, meglio, meglio anche per te, don Giuseppe Sarto, una bella pievania sulle verdi pendici dei colli Euganei; e dì, o nel canto del fuoco se d’inverno, o fuori al vento se s’estate, fumare beatamente la tua grossa pipa di radica, e vuotare la pace del tuo cuore nel cuore dei tuoi popolani che ti avrebbero adorato. Oh, quanto quell’ambiente sarebbe stato meglio intonato con la tua larga e bella faccia di galantuomo!</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Baciandogli la mano stanca, provai un senso che più dolce non avrei potuto provare se avessi baciato quella d’un vecchio zio buono e infelice (in R. Fucini, Acqua passata, in Tutti gli scritti. Con introduzione di Piero Bargellini, Milano senza data, p. 685).»</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Introdussi brevemente e lessi. Poi, seduto, una pausa pensosa: “Che mi sarò lasciato prendere dal gusto della letteratura?” mi domandavo. Offertorio: mi alzo e vo all’altare, dubbioso, con una “difesa della fede cattolica” tutta tra me e me. Anche compunto? Tra sì e no.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quest’anno leggevo sistematicamente il Diario di papa Giovanni. Giuseppe Roncalli, prete novello, si racconta in una udienza dal papa Pio X, agosto 1904: </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify">
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«[…] il Papa giunse […]. Io gli parlavo in ginocchio: gli dissi che ero lieto di umiliare ai suoi piedi i sentimenti che al mattino avevo durante la prima messa, sulla tomba di san Piero, e glieli esposi brevemente, così come potei.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa allora, rimanendo sempre chinato e ponendomi la mano sulla testa, quasi parlandomi all’orecchio, mi disse: «Bene, bene, figliuolo … così mi piace, ed io pregherò il Signore perché specialmente benedica questi suoi buoni propositi» […]. Mi benedisse e mi diede la mano da baciare. Poi passò innanzi, parlò con altri […]; ma subito , quasi seguendo il corso del suo pensiero, tornò a me, mi chiese quando sarei giunto a casa e dettogli: «Per il dì dell’Assunta», «Oh, chissà che festa – ripigliò – lassù a quel suo paesello (prima mi aveva domandato qual fosse) e quelle belle campane bergamasche chissà che sonare [sonate?] in quel giorno!&#8230;». E proseguì il suo giro sorridendo …» (Giovanni XXIII, I doni del cuore da “Il Giornale dell’Anima” e altri scritti ai familiari, a cura di Loris Francesco Capovilla, Cinisello Balsamo 2000, p. 30).»</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra le due memorie somiglianze ci sono e, dopo la lettura delle parole di san Giovanni XXIII, il Fucini sembra ci abbia azzeccato nel delineare san Pio X: il sor Renato in compagnia dei due santi! E mi balugina nella mente, col sorriso sulle labbra, “santo subito” … Uh! «Scherza coi fanti e lascia stare i santi».</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/il-fucini-tra-due-papi-san-pio-x-e-san-giovanni-xxiii">Il Fucini tra due papi, san Pio X e san Giovanni XXIII.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Vita di Joseph Ratzinger</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 14:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Lo storico Elio Guerriero (già direttore dell&#8217;edizione italiana della rivista teologica Communio e vicedirettore editoriale delle Edizioni San Paolo) da pochi mesi ha pubblicato una biografia di Joseph Ratzinger (Servitore di Dio e dell&#8217;umanità. La biografia di Benedetto XVI, Mondadori 2016, 539 pagine più 10 di introduzione). Ha scritto anche vari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/papa-guerriero_2924663_703805.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3635" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/papa-guerriero_2924663_703805-200x300.jpg" alt="papa-guerriero_2924663_703805" width="200" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/papa-guerriero_2924663_703805-200x300.jpg 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/papa-guerriero_2924663_703805.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di Stefano Tarocchi </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">•</span></span></span></span> <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo storico Elio Guerriero (già direttore dell&#8217;edizione italiana della rivista teologica </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Communio</i></span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e vicedirettore editoriale delle Edizioni San Paolo) da pochi mesi ha pubblicato una biografia di Joseph Ratzinger (</span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Servitore di Dio e dell&#8217;umanità. La biografia di Benedetto XVI</i></span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, Mondadori 2016, 539 pagine più 10 di introduzione). Ha scritto anche vari libri anche per altri editori, tra cui Jaca Book, Edizioni Paoline, De Agostini e SEI: in particolare, monografie e studi su Ignazio Silone, Gianna Beretta Molla e Hans Urs von Balthasar. Di quest’ultimo ha curato l&#8217;edizione italiana delle opere. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il volume di cui parliamo  si tratta di un lungo appassionato ritratto di Joseph Ratzinger, scritto con il piglio dello studioso di punto, che esce addirittura con la prefazione del papa Francesco e un&#8217;intervista al papa emerito, in cui spiega le sue motivazioni alle dimissioni del 2013. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Guerriero, in un’intervista alla Radio Vaticana dello scorso settembre, ha dichiarato che fu quello il «momento in cui divenne più impellente» per lui «l’esigenza di scrivere questo libro… con lo sconcerto che si diffuse un po’ nella vita della Chiesa». E significativamente aggiunse che «la decisione veniva dalla sua profonda concezione del servizio con la quale aveva affrontato il ministero petrino. E dal suo punto di vista, l’idea era molto chiara e molto semplice. Lui stava prestando un servizio: nel momento in cui non ritenesse più di avere le forze sufficienti per prestarlo, avrebbe sentito non solo il desiderio, ma il dovere di rinunciare al servizio, pur rimanendo – per quel che riguarda l’aspetto sacramentale – vescovo emerito di Roma».</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peraltro il papa Francesco nell’intervista – un </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>unicum</i></span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> prezioso ed inaudito, come inaudito fu quell’atto di Benedetto, che ancora nel 1996 Giovanni Paolo II riteneva un problema, dentro e fuori la Chiesa – ricorda il «grande debito di gratitudine» della Chiesa universale a Joseph Ratzinger per la «profondità e l’equilibrio del suo pensiero teologico». </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il papa Francesco lo definisce addirittura fondamentale: e non c’è dubbio che Guerriero indaga in maniera particolarmente approfondita su di esso, ricostruendo con acribia le vicende del giovane teologo poi giovane vescovo, quindi prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, poi eletto successore di Giovanni Paolo II, che lo aveva scelto prima come arcivescovo di Monaco – Frisinga, e poi voluto accanto a sé a Roma. Restituirne le vicende della famiglia da cui deriva, i tempi difficili della situazione storica della Germania nazista, gli studi di teologia e le ricerche che costituiranno le tappe della sua ricerca dottorale e di quella necessaria a conseguire l’insegnamento nelle facoltà statali nelle varie sedi in cui Ratzinger si è distinto. Ma anche i conflitti con i colleghi teologi, mostri sacri e no (un nome per tutti: Michael Schmaus), e l’appassionato ascolto degli studenti delle facoltà nelle quali insegna, fino alla partecipazione al Concilio Vaticano II e al ruolo avuto nella stesura delle grandi costituzioni dogmatiche. E ancora la nascita della rivista </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Communio</i></span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, che va oltre la precedente </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Concilium</i></span></span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, fondata, insieme a de Lubac e von Balthasar dallo stesso Ratzinger (che vi contribuirà con oltre 45 articoli e note) nel 1972 a sette anni dalla nascita della precedente.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora Francesco nella prefazione ricorda l’udienza di congedo dai cardinali, il 28 febbraio 2013, diciassette giorni dopo aver annunciato in Concistoro l’intenzione di rinunciare «al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro». Francesco rievoca che in quell’occasione Benedetto, fra l’altro, ebbe a dire: «tra voi c’è anche il futuro papa, al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza». Questo per evidenziare l’atteggiamento di «cordiale vicinanza spirituale» e la «fraternità» di Benedetto nel ruolo che si stava riservando nella Chiesa cattolica, senza mai cedere a pressioni indebite ed inopportune. L’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, che ascoltò quelle parole ignaro di quello che sarebbe accaduto il 13 marzo successivo, testimonia la concordia con il papa emerito: la sua capacità di comprendere la gioia e il peso del servizio alla chiesa universale, che divengono comunione di preghiera. Papa Francesco sottolinea che questa comunione esprime plasticamente la continuità del ministero petrino, «senza interruzione, come gli anelli di una stessa catena saldati dall’amore».</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Guerriero non chiede al lettore sforzi aggiuntivi, per seguirlo nel suo percorso. Non dà niente per scontato: conduce sapientemente il lettore per mano attraverso la minuziosa ricerca sugli anni noti e quelli meno noti del cammino all’interno della chiesa di Joseph Ratzinger, dall’anno della nascita (1927) al presente. La biografia assume così pieno significato: una lente preziosa per ricostruire quasi novant’anni della storia della Chiesa attraverso gli occhi di un suo insostituibile servitore.</span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/vita-di-joseph-ratzinger">Vita di Joseph Ratzinger</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«In toto partem non est dubium contineri». La trasversalità di un aforisma</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/in-toto-partem-non-est-dubium-contineri-la-trasversalita-di-un-aforisma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 16:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia • «In toto partem non est dubium contineri»: si tratta di uno degli aforismi giuridici raccolti dal giureconsulto Dino Mugellano (XIII secolo), riportati in auge da un recente testo di Andrea Drigani, Il senso di un diritto comune. Gli aforismi giuridici di Dino Mugellano (Libreria editrice Fiorentina, 2016). «In toto partem non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/BuonGoverno4.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3674" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/BuonGoverno4-300x138.jpg" alt="buongoverno4" width="300" height="138" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/BuonGoverno4-300x138.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/BuonGoverno4-960x440.jpg 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/BuonGoverno4.jpg 1502w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Alessandro Clemenzia </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">•</span></span> <span style="font-size: medium;">«</span><span style="font-size: medium;"><i>In toto partem non est dubium contineri</i></span><span style="font-size: medium;">»: si tratta di uno degli aforismi giuridici raccolti dal giureconsulto Dino Mugellano (XIII secolo), riportati in auge da un recente testo di Andrea Drigani, </span><span style="font-size: medium;"><i>Il senso di un diritto comune. Gli aforismi giuridici di Dino Mugellano</i></span><span style="font-size: medium;"> (Libreria editrice Fiorentina, 2016). «</span><span style="font-size: medium;"><i>In toto partem non est dubium contineri</i></span><span style="font-size: medium;">» (</span><span style="font-size: medium;"><i>Regula</i></span><span style="font-size: medium;"> LXXX). Commenta Drigani: «Questo aforisma […] ricorda che in un’unità organica (</span><span style="font-size: medium;"><i>totum</i></span><span style="font-size: medium;">) vi sono delle </span><span style="font-size: medium;"><i>partes</i></span><span style="font-size: medium;"> strutturalmente connesse, come il corpo con le sue membra. Pertanto come quando si parla del corpo umano si intendono, ovviamente, anche le mani e i piedi, così quando si tratta di un corpus giuridico si comprendono pure i vari elementi costitutivi ed essenziali» (p. 92). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza avere l’intento qui di tracciare una vera e propria recensione al recente volume, è mia intenzione argomentare una breve riflessione, sia per mostrare la grande attualità di questo tema all’interno del contesto odierno, sia per cogliere il principio teoretico regolatore che rende tale </span><span style="font-size: medium;"><i>regula</i></span><span style="font-size: medium;"> sempre valida. Naturalmente, pur essendo il </span><span style="font-size: medium;"><i>corpus</i></span><span style="font-size: medium;"> giuridico l’orizzonte di comprensione dell’aforisma, la fondatezza di quest’ultimo si gioca proprio in una trasversalità argomentativa. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un contesto culturale, politico, sociale ed economico in cui cresce proporzionatamente la ricerca di una realtà umana sempre più “globale” e la conseguente tensione a non disperdere il “locale” in un tutto già prefigurato da parti più forti rispetto alle altre, la spiegazione che Drigani offre a tale aforisma è decisiva: non mostra soltanto una simultaneità tra il </span><span style="font-size: medium;"><i>totum</i></span><span style="font-size: medium;"> (inteso come unità organica) e le </span><span style="font-size: medium;"><i>partes</i></span><span style="font-size: medium;"> (come singolarità che conservano le loro personali e contraddistinte caratteristiche); e neanche soltanto che il </span><span style="font-size: medium;"><i>totum</i></span><span style="font-size: medium;"> è composto internamente dalle </span><span style="font-size: medium;"><i>partes</i></span><span style="font-size: medium;">; ma presenta come il </span><span style="font-size: medium;"><i>totum</i></span><span style="font-size: medium;"> sia tale unicamente attraverso una peculiare modalità relazionale tra le diverse </span><span style="font-size: medium;"><i>partes</i></span><span style="font-size: medium;"> che lo compongono. Esse infatti, scrive l’autore, devono essere tra loro «strutturalmente connesse»: è dalla connessione delle parti che il tutto è realmente tale. Descritto in tale modo, il </span><span style="font-size: medium;"><i>totum</i></span><span style="font-size: medium;"> non è un’astrazione concettuale o una sintesi argomentativa rispetto alla concretezza esperienziale delle singolarità, ma è la manifestazione di una particolare relazione che si instaura nella pluralità.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tale modalità relazionale è espressa dal termine “connessione”. Ed è proprio su questa parola che vorrei rivolgere l’attenzione, comprendendola alla luce di una riflessione teologica, e in particolar modo legata a un discorso sulla Trinità. Il verbo “connectere” è stato utilizzato soprattutto per descrivere l’azione propria dello Spirito Santo fra il Padre e il Figlio, mettendo così in luce la sua capacità di legare insieme realtà di per sé distinte. Basti pensare, a tale proposito, al </span></span></span><a href="http://www.augustinus.it/latino/costumi/index.htm"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>De moribus Ecclesiae catholicae et de moribus Manichaeorum</i></span></span></span></a><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di Agostino d’Ippona, e prima ancora agli </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Inni</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di Mario Vittorino, dove lo Spirito è descritto come “connessione” intradivina tra Padre e Figlio; egli afferma: «Tu, o Spirito Santo, sei unione (</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>conexio</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">); ma l’unione (</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>conexio</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) è quello che unisce (</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>conectit</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) due cose; e così, per unire (</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>conectas</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) tutte le cose, prima di tutto tu unisci (</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>conectis</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) i Due; tu sei terzo, unione dei Due, ed unione stessa che in niente differisce dall’Uno, poiché tu fai dei Due Uno: o beata Trinità! I Tre, dunque, sono uno; dunque sono tre volte uno; dunque tre volte tre sono uno: o beata Trinità!» (</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Hymnus tertius</i></span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 1146b, 5).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il significato di “connessione” qui è chiaro: da un lato, non toglie la peculiarità di quelle realtà distinte tra loro, dall’altro, fa sì che quelle realtà, singolarmente prese, raggiungano una vera e propria unità, il </span><span style="font-size: medium;"><i>totum</i></span><span style="font-size: medium;"> di cui si parlava.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se dunque l’aforisma preso in esame ha una sua applicabilità nei diversi ambiti del sapere, tra cui quello teologico e, in particolare, quello ecclesiologico (lo stesso Drigani fa riferimento alla relazione fra il corpo e le sue membra), esso può trovare la sua forza motrice e ispiratrice proprio all’interno della vita trinitaria. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C’è tuttavia una domanda che rimane ancora aperta, soprattutto se l’aforisma viene letto alla luce di un riferimento trinitario: se è vero che il tutto contiene la parte, e – come si è visto – che il tutto è dato dalla connessione delle parti tra loro, si può anche affermare che la parte, nel vivere pienamente la sua natura (che non è mai isolata dalle altre parti, altrimenti sarebbe se stessa il tutto), sia già di per sé espressione del tutto? </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al di là di questo interrogativo, il nostro aforisma manifesta chiaramente la grande sfida della complessità del nostro tempo, complessità causata, in particolare nel nostro contesto globalizzato, da una ricerca di equilibrio fra il tutto e le parti.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/in-toto-partem-non-est-dubium-contineri-la-trasversalita-di-un-aforisma">«In toto partem non est dubium contineri». La trasversalità di un aforisma</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tina Anselmi: vera cristiana e vera democratica.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/tina-anselmi-vera-cristiana-e-vera-democratica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 15:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Tina Anselmi è morta il 1°novembre del 2016 per la festa di tutti i Santi. Aveva 89 anni. Da giovane maturò la sua opposizione al regime fascista in virtù dell&#8217;insegnamento del suo babbo socialista e sostenitore di Giacomo Matteotti ucciso dalla Ceka fascista nel 1924. Tina Anselmi era nata nel 1927 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/550x189x2056571_tina_anselmi3.jpg.pagespeed.ic_.kA4SMHzMH0.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3653" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/550x189x2056571_tina_anselmi3.jpg.pagespeed.ic_.kA4SMHzMH0-300x103.jpg" alt="550x189x2056571_tina_anselmi3-jpg-pagespeed-ic-ka4smhzmh0" width="300" height="103" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/550x189x2056571_tina_anselmi3.jpg.pagespeed.ic_.kA4SMHzMH0-300x103.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/550x189x2056571_tina_anselmi3.jpg.pagespeed.ic_.kA4SMHzMH0.jpg 550w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti <span style="font-family: Arial, sans-serif;">•</span> Tina Anselmi è morta il 1°novembre del 2016 per la festa di tutti i Santi. Aveva 89 anni. Da giovane maturò la sua opposizione al regime fascista in virtù dell&#8217;insegnamento del suo babbo socialista e sostenitore di Giacomo Matteotti ucciso dalla Ceka fascista nel 1924. Tina Anselmi era nata nel 1927 a Castelfranco Veneto. Il suo babbo però rimase sempre fedele alla memoria del deputato socialista che aveva contestato le elezioni del 1924 vinte da Mussolini in un clima di terrore e violenza. Durante la seconda guerra mondiale fu molto impressionata dalla visita che le autorità nazifasciste imposero alle scuole venete al viale degli impiccati a Bassano del Grappa. I repubblichini di Salò e i nazisti avevano impiccato molti giovani partigiani e retinenti alla leva bandita dal maresciallo Graziani. In quella passeggiata guardando il supplizio di quei giovani quasi coetanei Tina Anselmi promise a se stessa di lottare contro ogni dittatura per la libertà dei popoli. Tramite una sua compagna di scuola prese contatto con il comandante di una brigata partigiana. Il comandante era un ufficiale degli Alpini che dopo l&#8217;8 settembre 1943 si era schierato con la Resistenza. Tina Anselmi diventò una coraggiosa staffetta partigiana con il nome di Gabriella. Svolse numerose e pericolose azioni militari. Dopo la guerra diplomata maestra cominciò a insegnare nelle scuole elementari e si iscrisse all&#8217;università cattolica di Milano, dove si laureò in lettere. Frequentò molto poco le aule universitarie dedicandosi all&#8217;insegnamento e soprattutto nelle lotte a favore delle donne lavoratrici delle filande venete. Tina Anselmi ricordava che era rimasta colpita dalle storie di queste donne lavoratrici che venivano sfruttate e mal pagate negli opifici della sua Regione. Donne, ricordava l&#8217;Anselmi, che avevano addirittura le mani lessate dal lavoro nelle filande dove immergevano le mani nell&#8217;acqua calda per lavorare i tessuti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Diventata Deputata per la Democrazia Cristiana, ha sempre sostenuto di essere stata ispirata dall&#8217;azione politica di Alcide De Gasperi, Aldo Moro e Benigno Zaccagnini. Nominata Ministro del Lavoro, fu la prima donna chiamata al governo, nel 1976, nella storia della Repubblica Italiana. A chi gli rimproverava di avere un carattere molto duro Tina Anselmi diceva:&#8221;penso di essere una donna forte ma non dura&#8221;. Come Ministro riuscì a varare provvedimenti che equiparavano sui luoghi di lavoro i diritti delle donne a quelli degli uomini. A chi le diceva che era una femminista rispondeva che gli uomini e le donne sono in egual misura figli di Dio e che la storia e la cultura avevano creato delle disparità a favore degli uomini. Sempre la Anselmi a questo proposito diceva:&#8221;crederò alla parità uomo donna in politica solo quando un Ministro uomo mediocre sarà sostituito da un Ministro donna mediocre&#8221;. Nel 1981 fu chiamata dai Presidenti della Camera e del Senato a presiedere la commissione parlamentare di indagine sulla loggia massonica P2.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Minacciò gli arresti immediati ad un generale di corpo di armata che non voleva rispondere alle domande che lei faceva sul ruolo eversore della loggia massonica segreta di Licio Gelli. Michele Sindona quando incontrò Tina Anselmi disse:&#8221; Onorevole risponderò alle sue domande perché lei mi ha sempre chiamato avvocato Sindona e non bancarottiere come mi hanno definito altri politici.&#8221;</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questa è la prova della sua inflessibilità ma anche del suo garbo nel combattere i nemici del bene comune.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In una intervista televisiva a questo proposito Tina Anselmi ebbe a dire: &#8220;come metodo rispetto tutti anche i miei avversari perché nessuno possiede tutta la verità&#8221;. In questa affermazione Tina Anselmi dimostrò di essere una vera cristiana e una vera democratica. Una donna coraggiosa e rispettosa di tutti. Anche dei suoi avversari. Un esempio anche per le donne e gli uomini del nostro tempo. Secondo lei, legatissima ad Aldo Moro, sull&#8217;uccisione dell&#8217;uomo politico democristiano avvenuta, forse a Roma, il 9 maggio 1978 c&#8217;era ancora molto da scoprire. Secondo Tina Anselmi, Moro fu ucciso da coloro che non volevano una collaborazione democratica per il rinnovamento della politica in Italia tra le grandi forze popolari. Secondo Tina Anselmi, Aldo Moro non fu liberato anche se chi poteva farlo sapeva che le Brigate Rosse lo avevano imprigionato in un appartamento in via Gradoli a Roma. Disse anche che lei aveva avvertito il giorno prima del rapimento di Moro e dell&#8217;uccisione della sua scorta, in via Fani, che il Presidente della DC stava correndo un grave pericolo. Fu inascoltata. Con la sua morte Tina Anselmi ci lascia questo testamento morale: che prima o poi venga finalmente fatta luce sui veri mandanti dell&#8217;assassinio di Moro.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/tina-anselmi-vera-cristiana-e-vera-democratica">Tina Anselmi: vera cristiana e vera democratica.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Come interpretare i segni dei tempi</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/come-interpretare-i-segni-dei-tempi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Salutati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 12:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Leonardo Salutati 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  di Leonardo Salutati • Gli avvenimenti drammatici che segnano la nostra storia, catastrofi cosmiche (terremoti, epidemie) o eventi politici (rivoluzioni, guerre, genocidi), interpellano in profondità persone e società sulla condizione umana. Di frequente si sollevano gli interrogativi sul perché e di chi sia la colpa. All’inizio del secolo dei Lumi, il terremoto che distrusse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/1076077.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3611" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/1076077-218x300.jpg" alt="1076077" width="218" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/1076077-218x300.jpg 218w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/1076077.jpg 318w" sizes="auto, (max-width: 218px) 100vw, 218px" /></a>di Leonardo Salutati • Gli avvenimenti drammatici che segnano la nostra storia, catastrofi cosmiche (terremoti, epidemie) o eventi politici (rivoluzioni, guerre, genocidi), interpellano in profondità persone e società sulla condizione umana. Di frequente si sollevano gli interrogativi sul perché e di chi sia la colpa. All’inizio del secolo dei Lumi, il terremoto che distrusse Lisbona (1755) offrì a Voltaire e ai filosofi l’occasione di rilanciare questi grandi interrogativi critici che risuonano ancora oggi. Da sempre, prima la fede ebraica e poi la fede cristiana si sono fatte carico di queste domande. Cristo stesso fu un giorno interpellato sul senso di una catastrofe (il crollo della torre di Siloe) e di un drammatico avvenimento politico-religioso (il massacro a opera di Pilato di alcuni galilei che stavano offrendo sacrifici rituali, cf. Lc 13, 1-5).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La piccola parabola dei segni del cielo si inscrive proprio nell’interrogativo di che cosa siano segno certi tempi:<i>«Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l&#8217;aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?»</i> (Mt 16,2-3). Di fatto Gesù invita a capire la realtà del Regno di Dio attraverso l’interpretazione delle realtà terrestri, richiamando alla vigilanza e alla conversione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se l’espressione segni dei tempi nella letteratura protestante è intesa con un’accezione prevalentemente apocalittica, in ambito cattolico vi è una interpretazione di taglio messianico, nel senso che i segni dei tempi sono indizio del veniente, indicano il dovere di cercare adesso nella storia concreta degli uomini le tracce della venuta di Dio in mezzo a loro.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La lettura dell’attualità sociale è una tradizione relativamente moderna, ma ben consolidata nella Chiesa. Ogni enciclica sociale nasce a partire dalla lettura di eventi di dimensione sociale e culturale che segnano l’epoca. L’attenzione a “realtà nuove” è facilmente riscontrabile nelle singole encicliche. Per esempio, per la prima di esse, appunto chiamata <i>Rerum novarum </i>(1891), è la «condizione degli operai» nello sviluppo dell’industria capitalista e la presa di coscienza di classe.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quarant’anni dopo, la <i>Quadragesimo anno </i>(1931) rilegge i frutti positivi di questa interpretazione e la precisa in maniera tematica, ma rileva avvenimenti nuovi: l’egemonia del potere economico, le ideologie socialista e comunista, la scristianizzazione dei costumi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Analogamente, nella <i>Mater et magistra </i>(1961) Giovanni XXIII sottolinea i cambiamenti sociali più recenti: le innovazioni scientifiche, tecniche (in particolare l’uso dell’energia nucleare), sociali, politiche (specialmente sul piano internazionale) e rileva, giudicandoli con favore, eventi quali il disarmo, i diritti dell’uomo, lo sviluppo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza dubbio è di grande rilievo l’aver intravisto in <i>Populorum progressio </i>(1967) che «la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si può continuare di questo passo con la <i>Octogesima adveniens </i>(1971) di Paolo VI e ancora più esplicitamente con le encicliche praticamente decennali di Giovanni Paolo Il: <i>Laborem exercens </i>(1981), <i>Sollicitudo rei socialis </i>(1987, 20° anniversario della <i>Populorum progressio</i>), <i>Centesimus annus </i>(1991) ma anche la <i>Tertio millennio adveniente</i> (1994). Nel 2009 la <i>Caritas in veritate </i>di Benedetto XVI e recentemente Papa Francesco con la <i>Evangelii gaudium e la Laudato si’</i>. Pertanto la Chiesa cattolica vive, e ne ha consapevolezza, situata nella storia degli uomini, continuamente attenta alle novità delle situazioni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In tutte le realtà umane il cristiano è chiamato a riconoscere segni di realtà divine, e cioè del disegno di Dio sull’umanità, dalle sue origini fino alla sua fine, passando per l’attualità. Sono segni del Regno di Dio <i>in mezzo a noi</i>. La <i>Gaudium et spes </i>invitava a prendere in considerazione tre realtà nelle quali si fa sentire un appello: gli avvenimenti, le richieste e le aspirazioni degli uomini (cfr GS 11).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il manifestarsi del segno implica sempre un invito a crescere nella fede, speranza e carità, e ad impegnarsi senza paura. Chiunque riconosce in un evento tale invito si trova alla presenza dello Spirito di Gesù Cristo. Per averne conferma è necessario <i>discernere </i>(GS 11) riferendosi a vari criteri. Anzitutto, la veracità di un segno si riconosce per il suo amore all’uomo. Poi nella sua somiglianza con un avvenimento riportato nella Sacra Scrittura come un segno, ciò vale anche e soprattutto quando questo segno appare sorprendente oppure scandaloso agli occhi del mondo, come la morte e risurrezione di Gesù o la morte dei martiri. Infine quando comporta una chiamata a rispondere e ad agire, e talvolta indica il luogo della risposta.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Coloro che rispondono, a propria volta, diventano segno per altri come il “<i>segno di Giona”</i> a cui Gesù rinvia quanti gli domandano un segno dal cielo, che non consiste tanto nel fatto che il profeta sia uscito vivo dal mostro marino, quanto nel fatto che gli abitanti di Ninive abbiano cambiato vita all’ascolto della sua parola. Allo stesso modo il segno della Risurrezione del Cristo non è tanto il fatto che egli appaia sulle nubi del cielo, bensì il fatto che uomini e donne si convertano alla sua chiamata, impegnando le loro vite nell’amore di Dio e dei loro fratelli.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/come-interpretare-i-segni-dei-tempi">Come interpretare i segni dei tempi</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Rullano i tamburi: torna la guerra fredda Usa-Russia?</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/rullano-i-tamburi-torna-la-guerra-fredda-usa-russia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 11:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Il grande gelo tra Obama e Putin, l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Russia (dai selvaggi bombardamenti di Aleppo al nucleare, fino alle accuse rivolte a Mosca di manipolare le Elezioni USA 2016 a favore di Donald Trump, con attacchi hacker) fanno pensare ad un ritorno alla “Guerra Fredda” tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/siria.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3603" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/siria-300x169.jpg" alt="siria" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/siria-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/siria-887x500.jpg 887w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/siria-136x77.jpg 136w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • Il grande gelo tra Obama e Putin, l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Russia (dai selvaggi bombardamenti di Aleppo al nucleare, fino alle accuse rivolte a Mosca di manipolare le Elezioni USA 2016 a favore di Donald Trump, con attacchi hacker) fanno pensare ad un ritorno alla “Guerra Fredda” tra quelli che sono stati sempre considerati i “guardiani del mondo”. E’ già di per sé scioccante che l’America &#8211; considerata un baluardo dei sistemi democratici (anche se in ritirata in varie regioni, dalle Filippine al Medio Oriente , in difficoltà anche in Europa nonostante le rassicurazioni date alla Casa Bianca dal nostro premier nella sua recente visita-endorsement) &#8211; abbia vissuto la sua vigilia elettorale in un clima di paura. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante questi segnali preoccupanti possiamo dire che un conflitto armato almeno per ora non è dietro l’angolo. Ma basterebbe un incidente o un’ulteriore provocazione per accenderlo. Anche perché la politica, in Russia ma pure negli Usa e in alcuni Pesi europei, non sembra in grado di controllare fino in fondo il bellicoso arcipelago abitato da militari, da Servizi segreti, da industrie della difesa, da falchi nazionalisti che odiano la diplomazia ed hanno il grilletto facile. Come faceva notare nei giorni scorsi sul “Corriere della Sera” un commentatore di lunga esperienza, Franco Venturini. Questa progressiva, terrificante evoluzione è in atto su entrambi i fronti da due anni e mezzo. Da quando Putin &#8211; sempre più condizionato dai militari &#8211; assumendosi una pesante responsabilità decise di annettersi la Crimea. Ma ora si è imboccata una strada di non facile ritorno. Le interferenze degli hacker russi nella campagna elettorale Usa, il fallimento della tregua in Siria dopo l’iniziale accordo tra Kerry e Lavrov, lo schieramento di missili Iskander a capacità nucleare nell’enclave di Kaliningrad, la moltiplicazione dei voli militari russi al limite degli spazi aerei dei Paesi della Nato, e soprattutto il supporto al selvaggio bombardamento siriano di Aleppo, sono stati accompagnati da accuse che nemmeno durante la guerra fredda venivano utilizzate. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Occidente qualcuno pensa che la Russia (sempre più decisa ad estendere la sua influenza nel Mediterraneo) debba rispondere di crimini di guerra per il massacro di bambini innocenti. Ma l’Europa &#8211; frenata da Matteo Renzi, che forse vuole tutelare gli interessi commerciali delle nostre aziende &#8211; non trova l’accordo per punirla con ulteriori sanzioni. A Mosca, con un’espressione che agli osservatori internazionali è parsa ancor più intimidatoria, è stato fatto notare che l’aggressività americana pregiudica gli interessi nazionali della Russia. E se si considera che Hillary Clinton (indicata da sondaggi come la probabile prossima presidente degli Stati Uniti) ha sempre avuto rapporti a dir poco tesi con il leader del Cremlino, diventa più che lecito domandarsi verso quale imminente futuro si stiano muovendo le relazioni russo-americane e dunque anche quelle russo-europee.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Siamo di fronte ad una grossa incognita. Quelli della prima “Guerra Fredda” erano altri tempi. E malgrado le tensioni abbiano superato a volte il limite di guardia (Cuba 1962), il braccio di ferro tra Mosca e Washington non è mai degenerato e sfociato in un vero e proprio conflitto. Così quei decenni sono stati momenti di pace, come hanno spiegato in un interessante confronto il filosofo Emanuele Severino e Sergio Romano, storico e ancor prima ambasciatore della Farnesina nell’Unione Sovietica di Gorbaciov. Mentre oggi, venuto meno quell’ “asse di equilibrio”, assistiamo a crescenti e violente fibrillazioni planetarie. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Allora i rischi erano nettamente inferiori: c’era la consapevolezza che uno scontro atomico Usa-Urss avrebbe completamente distrutto l’umanità ricca; e lasciato lo scettro di padroni della Terra alle grandi masse del Sud e dell’Oriente, proprio mentre stava crescendo la pressione del Terzo Mondo sulle società più avanzate. Ponendosi alla guida dei popoli poveri, l’Urss, pur sfruttando a proprio vantaggio la loro indigenza, esercitava insieme il controllo e il contenimento della spinta sulle società capitalistiche. Con la fine dell’Unione Sovietica. è venuta meno questa protezione. E’ esploso l’Islam. Sono aumentate le paure dei Paesi occidentali. Il freno e il controllo che la parte musulmana più responsabile può esercitare sulle punte più estremistiche è quasi impercettibile. Con l’attentato alle Torri Gemelle ed il diffondersi del terrorismo arabo, siamo entrati in una sorta di nuova Guerra Mondiale, “combattuta a pezzi”, come dice Papa Francesco: a differenza delle precedenti, non è sempre ben chiaro chi la combatte. Assad è un nemico dichiarato per le spietate repressioni, ma diventa quasi un alleato quando gli si chiede di far passare dallo spazio aereo siriano bombardieri per colpire altre regioni del Medio Oriente. Il fuoco in Afghanistan sta durando due volte e mezzo il secondo conflitto planetario. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mondo è un focolaio ardente ed infinito. Il progresso tecnologico permette ai fanatici e ben addestrati terroristi dell’Isis di colpire contemporaneamente in due o tre continenti, seminando terrore, morte e mettendo in crisi (cosa mai avvenuta in passato) le due grandi potenze, che &#8211; come abbiamo visto &#8211; stanno purtroppo scivolando sul crinale di una nuova “Guerra Fredda”.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/rullano-i-tamburi-torna-la-guerra-fredda-usa-russia">Rullano i tamburi: torna la guerra fredda Usa-Russia?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il «Sic et non» di Pietro Abelardo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/il-sic-et-non-di-pietro-abelardo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Vermigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 09:38:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Francesco Vermigli 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Vermigli • All’interno del Discorso della montagna, una frase di Gesù colpisce per il carattere perentorio, che non ammette repliche. Siamo all’interno di quella sezione del Vangelo secondo Matteo, in cui Gesù &#8211; Lui che è il Legislatore del Regno di Dio &#8211; pone se stesso come lo sviluppo e il compimento delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/zcyLWEyNz.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3628" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/zcyLWEyNz-300x273.jpg" alt="zcylweynz" width="300" height="273" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/zcyLWEyNz-300x273.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/zcyLWEyNz.jpg 335w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span></p>
<p></a>di Francesco Vermigli • All’interno del Discorso della montagna, una frase di Gesù colpisce per il carattere perentorio, che non ammette repliche. Siamo all’interno di quella sezione del Vangelo secondo Matteo, in cui Gesù &#8211; Lui che è il Legislatore del Regno di Dio &#8211; pone se stesso come lo sviluppo e il compimento delle norme dell’Antica Alleanza («avete inteso che fu detto… ma io vi dico…»). Stiamo parlando cioè di quella frase che Gesù pronuncia, in contrasto con l’inutile e vana moltiplicazione dei discorsi e dei giuramenti: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto […] Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno» (Mt 5,33.36-37).<br />
Nella storia della teologia medievale un autore si direbbe abbia impersonato l’invito del Signore a usare parole decise e chiare: Pietro Abelardo (1079-1142). Abbiamo già accennato a lui in questa stessa rivista on-line, nell’articolo del mese di ottobre del 2015 («La polifonia della teologia medievale»): là lo abbiamo considerato come l’esempio di quella nuova teologia che si formava nelle scuole cattedrali francesi all’inizio del XII secolo. La vita di Abelardo è stata segnata da un carattere polemico e reattivo: se dobbiamo credere a ciò che egli stesso dice nell’<i>Historia calamitatum</i>, sarà questa stessa indole a stupire e attrarre le persone, ma anche a procurargli i danni più grandi. Ebbene, si direbbe che il titolo che dette ad una sua opera (il <i>Sic et non</i>) sia il versante letterario della sua biografia di autore dall’intelligenza geniale e spiccata; opera che fin dallo stesso titolo sembra proprio indicare la fedeltà di Abelardo all’invito di Gesù a parlare secondo il sì o secondo il no. Di che opera si tratta? Il <i>Sic et non</i> è un’opera semplice nell’obbiettivo, ma rivoluzionaria in ragione dello stesso obbiettivo che si dà. Abelardo parte dalla constatazione che su molti temi teologici, le opinioni dei grandi rappresentanti della Patristica e della teologia altomedievale sono almeno all’apparenza divergenti. La sua opera ha dunque l’obbiettivo di organizzare quello che riceve dalla tradizione. Un mezzo per raggiungere questo obbiettivo è innanzitutto la sistemazione delle citazioni raccolte in base all’argomento teologico. Si tratta di un materiale vasto: dalle opinioni circa l’atto di fede alle questioni sul Dio Uno e Trino; da alcuni attributi di Dio all’angelologia; dal peccato dei progenitori e dagli effetti prodotti da esso a numerose questioni cristologiche; dalla tematica ecclesiologia ai sacramenti; dal rapporto tra la grazia e il libero arbitrio ad alcune questioni morali. Come ben si vede, il <i>Sic et non</i> potrebbe essere considerato come una delle prime attestazioni della forma letteraria delle Sentenze teologiche, destinata a grande fortuna nella storia. Nell’opera &#8211; costituita di 158 <i>quaestiones</i> &#8211; solo per fare qualche esempio, ci troviamo davanti alla domanda se i filosofi pagani avessero o meno conoscenza del carattere trinitario di Dio (<i>quod philosophi quoque Trinitatem seu Verbum Dei crediderint et non</i>), a quella sull’umanità di Cristo se ignorasse o meno il giorno del giudizio (<i>quod humanitas Christi ignoraverit diem iudicii et non</i>), a quella che si chiede se coloro che sono risorti con Cristo, siano morti nuovamente oppure no (<i>quod illi qui cum Domino resurrexerunt iterum mortui sunt et non</i>): a ciascun argomento Abelardo appone opinioni favorevoli e opinioni contrarie. Tuttavia, l’intelligenza profonda del <i>magister</i> non si sarebbe mai potuta accontentare di raccogliere il materiale di cui era venuto a conoscenza, e di sistemarlo in <i>quaestiones</i> secondo l’argomento. Abelardo pone in testa alla sua opera un prologo che potremmo definire programmatico. Ciò che stupisce in quelle pagine iniziali è la consapevolezza che dietro alcune citazioni si trovino attribuzioni false a grandi della cristianità o che vi possano essere state delle corruttele nella trascrizione dei brani di codice in codice. Allo stesso modo sorprende il fatto che percepisca come le affermazioni debbano essere contestualizzate in base al genere letterario in cui compaiono. Ma colpisce anche l’attenzione dell’interprete moderno, nel momento in cui rileva come la gran parte dei problemi potrebbe risolversi in base alla constatazione che autori diversi hanno dato significati diversi alle stesse parole. Abelardo non risolve i problemi che pone nel <i>Sic et non</i>: raccoglie il materiale e nel prologo offre i criteri per interpretare la discordanza tra i vari brani. Ma Abelardo non è solo un asettico centonatore di opinioni diverse sul medesimo argomento: quello che nel prologo accenna, sarà sviluppato più ampiamente nelle sue opere teologiche maggiori. Là sarà il luogo in cui si troverà come Abelardo abbia sciolto i problemi, quale delle varie opinioni a favore o contro un determinato argomento abbia fatta propria. Là si apprezzerà, soprattutto, l’originalità delle soluzioni abelardiane ai vari problemi; oltre la mera scelta, cioè, a favore di una linea piuttosto che di un’altra, tra quelle che riceveva dalla tradizione precedente.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/il-sic-et-non-di-pietro-abelardo">Il «Sic et non» di Pietro Abelardo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Per Giuseppe Capograssi. A 60 anni dalla morte</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/per-giuseppe-capograssi-a-60-anni-dalla-morte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 09:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Andrea Drigani • L’espressione «filosofia cristiana» – osservava San Giovanni Paolo II nell’Enciclica «Fides et ratio» &#8211; è di per sé legittima, ma non deve essere equivocata: non si intende con essa alludere a una filosofia ufficiale della Chiesa, giacchè la fede non è come tale una filosofia. Con questo appellativo si vuole [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="western" align="justify"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/vico_libro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3577" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/vico_libro.jpg" alt="vico_libro" width="250" height="200" /></a>di Andrea Drigani • L’espressione «filosofia cristiana» – osservava San Giovanni Paolo II nell’Enciclica <i>«Fides et ratio» </i>&#8211; è di per sé legittima, ma non deve essere equivocata: non si intende con essa alludere a una filosofia ufficiale della Chiesa, giacchè la fede non è come tale una filosofia. Con questo appellativo si vuole piuttosto indicare – precisava Papa Wojtyła – un filosofare cristiano, una speculazione filosofica concepita in unione vitale con la fede. Parlando di «filosofia cristiana» &#8211; concludeva San Giovanni Paolo II – si intendono tutti quegli importanti sviluppi del pensiero filosofico che non si sarebbero realizzati senza l’apporto, diretto o indiretto, della fede cristiana. In questa prospettiva può essere collocato Giuseppe Capograssi, nato a Sulmona nel 1889 e morto a Roma nel 1956. Capograssi insegnò filosofia del diritto nelle Università di Sassari, Macerata, Padova e infine a Roma. La sua <i>Opera omnia</i>, in 7 volumi, è stata pubblicata nel 1959. Capograssi si richiamava alle considerazioni di Giambattista Vico (1668-1744), nel volere ritrovare la mente umana «nella pienezza della sua natura dentro la vita storica» e non nell’«esangue realtà che è la nuda esistenza del soggetto pensante». Uno dei temi centrali dello studio filosofico-giuridico di Capograssi è stato quello dell’autorità, un argomento sempre antico e sempre nuovo, che concerne il fondamento primordiale della vita dell’individuo e della società. Per Capograssi i rapporti giuridici tra le persone, nei quali trovano il loro perfezionamento, sono sempre nell’ambito di «una legge universale che si pone senza essere posta» Questa legge è la prima autorità che ha la funzione di guidare il diritto nella continua ricerca di giustizia. Nell’individuo – annota Capograssi – vi sono due tendenze contrastanti: «L’insopprimibile tendenza della natura umana di inerire alla verità» e il «perenne impedimento che questa tendenza trova in una oscura rovina che ha disordinato e tolto vigore alle forze sue». In questo contrasto, la volontà, fondata sulla ragione (nell’accezione vichiana <i>auctoritas pars rationis</i>), diviene autorità mediando tra «la legge assoluta e l’immediatezza del concreto», con l’intendimento di «superare il relativo per attingere all’assoluto». Capograssi fu assai critico nei confronti del normativismo di Hans Kelsen (1881-1973) che assumendo una ipotesi di lavoro come l’effettiva realtà delle cose, esaltava la pura norma coercitiva, a prescindere dalla legittimità del potere, col rischio di originare «un diritto naturale alla forza». Capograssi percepì con chiarezza la crisi dello Stato, come si era formato tra le due guerre mondiali, che assorbendo la società sarebbe divenuto tirannico e totalitario. Una crisi che, sotto tutt’altri aspetti, continua a sussistere anche ai nostri giorni, perché la volontà individuale, nel volere solo se stessa, dimentica la totalità di cui fa parte. Come si è già accennato, secondo Capograssi la vita pratica dell’uomo può essere riassunta in un’antinomia: «tendenza della volontà all’Assoluto, insufficienza della volontà a pervenire all’Assoluto», perciò occorre «salvare l’azione e l’esperienza dal male». Il Male, infatti, trasforma il fine particolare in fine assoluto, impedendo all’individuo di scoprire «sperimentalmente che il fine particolare non è tale, in quanto fa parte di tutto un complesso di fini». A 60 anni dalla morte Giuseppe Capograssi, filosofo cristiano, ci ripropone il senso del diritto come ricerca della verità, da studiarsi insieme alla vita e ai bisogni dell’uomo.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/per-giuseppe-capograssi-a-60-anni-dalla-morte">Per Giuseppe Capograssi. A 60 anni dalla morte</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dal controllo all’ascolto dell’Altro</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/dal-controllo-allascolto-dellaltro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Campanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 09:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Giovanni Campanella 2016]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Campanella • Nell’attuale società individualistica, il mito del self-made man ha avuto la sua non trascurabile fortuna. Il self-made man è letteralmente l’uomo che si è fatto da sé. E’ colui che non deve niente a nessuno, non dipende da alcuno e ha costruito il suo successo solo grazie alle sue proprie capacità. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/etienne_perrot.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3580" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/etienne_perrot.jpg" alt="etienne_perrot" width="125" height="165" /></a>di Giovanni Campanella • Nell’attuale società individualistica, il mito del <i>self-made man </i>ha avuto la sua non trascurabile fortuna. Il <i>self-made man </i>è letteralmente l’uomo che si è fatto da sé. E’ colui che non deve niente a nessuno, non dipende da alcuno e ha costruito il suo successo solo grazie alle sue proprie capacità. Padre Étienne Perrot, gesuita presbitero ed economista docente all’Università di Friburgo in Svizzera e all’Istituto Cattolico di Parigi, decostruisce questa figura in un percorso spirituale per dirigenti di azienda in quattro fasi, prendendo spunto dagli <i>Esercizi spirituali</i> di Sant’Ignazio di Loyola. Tale percorso è racchiuso nel libro <i>Esercizi spirituali per manager</i> (190 pp.), pubblicato nel Giugno 2016 dalla casa editrice Castelvecchi nella collana “Le polene” (il titolo originale è <i>Exercices spirituels pour managers</i>, pubblicato nel 2014 da Desclée de Brouwer).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo due brevi capitoletti in cui Perrot definisce la spiritualità in generale, la spiritualità manageriale e lo scopo del libro, l’opera è suddivisa in quattro grandi capitoli, corrispondenti alle quattro fasi del percorso spirituale e seguiti poi da una breve conclusione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo capitolo è intitolato “Mettersi in moto”, contiene esercizi che Perrot definisce “di rilassamento”, è incentrato sul concetto di debito e si avvale della riflessione su parabole quali quella del figliol prodigo (Lc 15,11-32) e del servo spietato (Mt 18,23-35) e sull’episodio di Babele (Gen 11,1-9). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo capitolo (“Procedere”) introduce il tema dell’Altro, del reale fuori dal manager che si impone al manager. Sono così proposti esercizi di resistenza nei quali si medita su testi biblici riferiti alle tentazioni nel deserto (Mt 4,1-11), all’imposta dovuta a Cesare (Mt 22,16-21) e ad episodi sulla relazione tra Dio e il denaro, la ricchezza, le proprie capacità (Lc 16,13, il giovane ricco in Mc 10,17-22, il fariseo e il pubblicano in Lc 18,9-14). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il terzo capitolo corrisponde alla fase più difficile, alla crisi, al fallimento, alla notte oscura. Si intitola “Bloccarsi” e contiene esercizi di resilienza, di adattabilità. I riferimenti biblici a cui si collega sono il passaggio in cui Gesù commenta il crollo della torre di Siloe (Lc 13,1-5), la preghiera degli esiliati presente in Bar 1,15b-3,8 e l’episodio della croce sulla fronte in Ez 9,1-5.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il quarto capitolo è “Ripartire”, con esercizi di abbandono, per accorgersi che l’Altro è una risorsa. Qui ci si avvale dell’episodio della trasfigurazione (Lc 9,28-36), della parabola dell’amministratore infedele (Lc 16,1-8) e della parabola dei talenti (Mt 25,14-30).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il testo è molto profondo e talvolta giunge a livelli alti di astrazione di comprensibilità non immediata. La matrice cristiana è ovvia; talvolta però sembra emergere l’intento di avvicinare anche l’agnostico provocandolo ad accorgersi di una realtà fuori di lui che lo interpella, senza riferirsi esplicitamente all’esperienza cristiana e magari sperando di suscitare una tensione verso di essa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non solo i manager ma ognuno di noi è invitato a rendersi conto che non siamo soli, rinchiusi nel nostro mondo rigido, freddo, fatto di calcoli e controllo: c’è una bellezza che ci attende. Capire di essere di fronte ad un Altro che prescinde da noi: all’inizio è dubbio, paura e confusione. Poi è bellezza.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/dal-controllo-allascolto-dellaltro">Dal controllo all’ascolto dell’Altro</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Attualità del pensiero di Giorgio La Pira. Un esempio delle affinità con il magistero di Francesco.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 09:07:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[novembre 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti • Ritengo che numerose siano le affinità di pensiero tra La Pira e Francesco1. Naturalmente perché comune è la loro radice: la Bibbia. E aggiungo: il magistero sociale della Chiesa. E’ in generale affine il pensiero, attualizzato da Francesco, che la pace è più ragionevole della guerra. Una riflessione e due esempi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/2vl86xx.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3583" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/2vl86xx-300x200.jpg" alt="2vl86xx" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/2vl86xx-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/2vl86xx-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/2vl86xx.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Carlo Parenti • Ritengo che numerose siano le affinità di pensiero tra La Pira e Francesco<a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>. Naturalmente perché comune è la loro radice: la Bibbia. E aggiungo: il magistero sociale della Chiesa. E’ in generale affine il pensiero, attualizzato da Francesco, che la pace è più ragionevole della guerra. Una riflessione e due esempi tra i tanti (si pensi i anche alla loro comune visione sull’abbattere muri e costruire ponti). 1- La mia personale riflessione si collega a uno spunto di Mario Primicerio quando dice che La Pira aveva una visione del destino dell’umanità, un progetto, ma anche il realismo delle piccole cose. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per me, in altre parole, era cioè un grande uomo che volava alto, ma capace della concretezza proprio delle piccolezza. Mi viene in mente Teresa di Lisieux che (da santa) esortava a «Crescere in piccolezza». Trovo un parallelo di concretezza tra La Pira e Francesco nelle loro biografie. In particolare nel percorso di studi e di docenza che entrambi hanno compiuto. Bergoglio si diploma come tecnico chimico, sceglie poi la strada del sacerdozio, entrando nel seminario diocesano. Poi si laurea in filosofia. E’ quindi professore di letteratura e successivamente si laurea anche in teologia. Il 13 dicembre 1969, all’età di trentatré anni, è ordinato sacerdote. Infine è anche professore di teologia. La Pira invece nel 1921 consegue il diploma di ragioniere (come il padre di Bergoglio). Nel 1922, studiando da privatista, ottiene la maturità classica e nel 1926 la laurea in Giurisprudenza. Nel 1927 diviene professore incaricato di Diritto Romano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ecco, io credo che l’effettività del pensiero e dell’azione di questi due grandi uomini, la loro capacità di semplificare le cose difficili e di farsi capire da tutti, la loro concretezza – che però altro non è che il distillato prezioso di intensi e faticosi studi – la loro capacità di destare simpatia tra i puri e sospetto tra gli idolatri del denaro, si spieghi solo con la loro formazione: tecnico chimico e ragioniere (la solidità della materia), nonché filosofo, psicologo, teologo e romanista (la profondità del pensiero) 2- Il primo dei due esempi di affinità tra i tanti possibili : le ultime preghiere di La Pira furono per i bambini che soffrivano le violenze. Mi disse in uno dei suoi ultimi giorni: “<i>stamane ho pregato per i bambini, perché nessuno faccia loro violenza e si rispetti la loro libertà, anche intellettuale</i>”. Oggi Francesco ogni giorno grida sempre più forte contro l’insensata violenza delle guerre di cui i bimbi sono vittime. Recentemente: “<i>Basta con la strage degli innocenti in Siria…È inaccettabile che in Siria tante persone inermi, anche tanti bambini, debbano pagare il prezzo del conflitto, della chiusura di cuore e della mancanza della volontà di pace dei potenti</i>”.<i> </i></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Si pensi poi all’ultima lettera </i>di La Pira, sempre indirizzata a Paolo VI, da cui estrapolo dei passaggi: <i>“Beatissimo Padre, Le scrivo all’estremo delle forze in cui mi trovo. RaccontarLe tutto è inutile(</i>…)<i> davanti a noi c’è il Corpo della Chiesa ogni giorno più crescente: che sarà? Ci poniamo questa domanda proprio mentre il Signore ci invita a riflettere sulla situazione in cui si trovano migliaia di giovani. Preghi per me…</i>” «<span style="text-decoration: underline;">Ho pregato per i bambini, perché nessuno faccia loro violenza</span>». «<span style="text-decoration: underline;">Il Signore ci invita a riflettere sulla situazione in cui si trovano migliaia di giovani</span>». Davvero La Pira diceva parole di sconcertante attualità! Si pensi soltanto, ai fenomeni mondiali di guerra, di schiavitù, alla tratta delle giovani donne a scopo sessuale, alla pedofilia, al commercio di organi umani, alle droghe, alla fame, ai migranti, al dramma della disoccupazione giovanile. Su questa un raffronto tra il Professore e Francesco. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per La Pira<a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc"><sup>2</sup></a>: “<i>L’attesa della povera gente (disoccupati e bisognosi in genere)? La risposta è chiara: un Governo ad obbiettivo, in certo modo, unico: strutturato organicamente in vista di esso: la lotta organica contro la disoccupazione e la miseria […] Un Governo, cioè, mirante sul serio (mediante l’applicazione di tutti i congegni tecnici, finanziari, economici, politici adeguati) alla massima occupazione.”</i> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per Francesco: “La disoccupazione giovanile è grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale […] si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità.<a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote3sym" name="sdfootnote3anc"><sup>3</sup></a></i> </span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo esempio è sul non rispetto del pianeta che può rischiare la distruzione Il professore così si esprimeva da romanista (il 12 aprile 1954 a Ginevra in una sessione del Comitato Internazionale della Croce Rossa): “<i>Gli Stati…e le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere una ricchezza che è stata loro affidata in vista delle generazioni future! Si tratta di beni che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari: i destinatari ultimi di questa eredità sono le generazioni successive (</i>et hereditate acquirent eam<i>, Salmo 68). Ci troviamo di fronte a un caso che i Romani definivano sostituzione fidecommissaria, cioè di un fidecommesso di famiglia destinato a perpetuare in seno al gruppo familiare l’esistenza di un determinato patrimonio. </i>Ne domus alienaretur sed ut in familia relinqueretur<i> (D. 31­32­6), dice Papiniano. Ecco definita con mordente chiarezza la posizione giuridica degli Stati e delle attuali generazioni di fronte alle città che sono state loro trasmesse dalle generazioni precedenti</i>: ne domus alienaretur sed ut in familia relinqueretur!<i> Nessuno ha il diritto di distruggerle: dobbiamo conservarle, integrarle e ritrasmetterle; non sono nostre, sono d’altri. Affermandolo, siamo nella stretta orbita della giustizia: </i>neminem laedere suum unicuique tribuere.” Così oggi Francesco nella enciclica <i>Laudato Sì <a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote4sym" name="sdfootnote4anc"><sup>4</sup></a></i>: 67. (…)<i>Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future. In definitiva, « </i>del Signore è la terra<i> » (Sal 24,1), a Lui appartiene « </i>la terra e quanto essa contiene <i>» (Dt 10,14). Perciò Dio nega ogni pretesa di proprietà assoluta: « </i>Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti<i> » (Lv 25,23)(…)</i> 159<i>. La nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future. Le crisi economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che porta con sé il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo(…)I Vescovi del Portogallo hanno esortato ad assumere questo dovere di giustizia: « </i>L’ambiente si situa nella logica del ricevere. È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva». <i>Un’ecologia integrale possiede tale visione ampia.</i></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Concludo questo mio breve appunto ricordando però che l‘azione politica di La Pira &#8211; concreta e realistica- sgorgava dalla contemplazione e dalla vita unitiva col Signore. Era un infatti un mistico prestato alla politica.</span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a><sup></sup> Ho sviluppato tale tema in un recente mio libro: Carlo Parenti, <i>La Pira e i Giovani, Rondini in volo verso la primavera di papa Francesco</i>, SEF, 2016</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a><sup></sup> Si veda il saggio apparso nel 1950 sulla rivista dossettiana «Cronache Sociali». Oggi: Giorgio La Pira, <i>L’attesa della povera gente</i>, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1978.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote3anc" name="sdfootnote3sym">3</a><sup></sup> Parole pronunciate il 18 aprile 2015 in occasione del suo primo incontro in Vaticano, col presidente della Repubblica, Mattarella.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote4anc" name="sdfootnote4sym">4</a><sup></sup> Si veda in generale il capitolo quarto: <i>Un’ecologia integrale</i>. Più in dettaglio il paragrafo V: <i>La Giustizia tra Le Generazioni</i> al numero 159, ma anche ai nn. 160, 161, 162 . Sempre sul tema di pensare seriamente alla salvaguardia del creato per le future generazioni si studino anche le riflessioni di cui ai i numeri 22, 53, 67, 95, 109, 169, 190,195.</span></p>
</div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2016/attualita-del-pensiero-di-giorgio-la-pira-un-esempio-delle-affinita-con-il-magistero-di-francesco">Attualità del pensiero di Giorgio La Pira. Un esempio delle affinità con il magistero di Francesco.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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