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	<title>Stefano Liccioli 2020 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Da San Francesco a Papa Francesco per riparare (con i giovani) la casa comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 07:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Era il primo maggio 2019, in occasione della festa di San Giuseppe Lavoratore, quando Papa Francesco invitava in particolar modo i giovani ad un rinnovato spirito di solidarietà, a non aver paura dell&#8217;impegno, del sacrificio, a non guardare con paura il futuro. Da questo appello economisti, studenti, imprenditori ed imprenditrici under [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9535" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/immagine_istituzionale-scaled-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/immagine_istituzionale-scaled-1-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/immagine_istituzionale-scaled-1-667x500.jpg 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/immagine_istituzionale-scaled-1-768x576.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/immagine_istituzionale-scaled-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/immagine_istituzionale-scaled-1-640x480.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Liccioli · Era il primo maggio 2019, in occasione della festa di San Giuseppe Lavoratore, quando Papa Francesco invitava in particolar modo i giovani ad un rinnovato spirito di solidarietà, a non aver paura dell&#8217;impegno, del sacrificio, a non guardare con paura il futuro. Da questo appello economisti, studenti, imprenditori ed imprenditrici under 35 hanno iniziato un percorso, accompagnato con attenzione da Papa Francesco, teso a creare un cambiamento globale affinché l&#8217;economia diventi più giusta, solidale e sostenibile, senza “scartare” nessuno. Questo percorso è arrivato ad una prima importante tappa nei giorni dal 19 al 21 novembre 2020 con l&#8217;evento internazionale “The Economy of Francesco”. Un appuntamento pensato da tempo e che, pur svolgendosi in versione online a causa dell&#8217;emergenza sanitaria legata alla pandemia, ha visto una grande partecipazione di giovani economisti ed imprenditori (2000 iscritti da 120 Paesi) che hanno comunque avuto la possibilità, attraverso le piattaforme digitali, di condividere l&#8217;esperienza vissuta, il lavoro, le proposte, e le riflessioni maturate in questi mesi. Oltre che nei temi trattati il legame con San Francesco è rimasto ugualmente perché la “regia” dell&#8217;evento è stata ospitata ad Assisi, nei luoghi storici francescani.<br />
Ho consultato il sito internet dell&#8217;evento <a href="http://www.francescoeconomy.org">www.francescoeconomy.org</a> ed ho trovato diversi spunti interessanti di riflessione. Troppi per esseri riassunti in maniera esaustiva in questa sede. Mi preme però mettere in risalto il punto di partenza di questo cammino (o processo tanto per usare una parola ed un concetto caro a Papa Francesco: occorre «iniziare processi più che di possedere spazi» aveva scritto nell&#8217;Evangelii gaudium) e cioé che è necessario formare una cultura che consenta e stimoli «l’apertura di visioni diverse, improntate a un tipo di pensiero, di politica, di programmi educativi, e anche di spiritualità che non si lasci rinchiudere da un’unica logica dominante». Sono le parole che il Santo Padre ha pronunciato nel video messaggio rivolto ai giovani partecipanti a conclusione dell&#8217;evento. Egli sottolinea un dato, a mio avviso, fondamentale: se si vuol superare davvero modelli economici radicati unicamente nella ricerca dei profitti e che ignorano i costi umani, sociali e ambientali per conseguirli, occorre una cultura che generi modelli alternativi convincenti. Servono dirigenti comunitari e istituzionali che nella loro azione sfidino la sottomissione alle ingiustizie. A tal proposito già Benedetto XVI aveva osservato nell&#8217;enciclica “Caritas in veritate” che la fame «non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale». Si tratta di un vero cambiamento di paradigma economico e sociale, «stiamo parlando – ha precisato Papa Bergoglio – di una conversione e trasformazione delle nostre priorità e del posto dell&#8217;altro nelle nostre politiche e nell&#8217;ordine sociale» e per far questo non può bastare l&#8217;opera, seppur meritoria, del mondo del Terzo settore. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un altro aspetto significativo è che il Papa abbia avviato questo processo con i giovani e per i giovani, rendendo le nuove generazioni protagoniste già ora di quel cambiamento che vogliamo che ci sia nel domani. Non caso San Giovanni Bosco, che di giovani se ne intendeva, diceva che «dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società».</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un altro intervento su “Il mantello della giustizia” avevo ricordato che quest&#8217;anno scolastico è entrato in vigore in forma obbligatoria l&#8217;insegnamento dell&#8217;educazione civica in tutti i gradi dell&#8217;istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia. Sarebbe bello, a mio avviso, che questa materia non risultasse solo un altro adempimento scolastico, ma fosse una vera opportunità per far riflettere studenti e studentesse anche su alcuni dei temi trattati a “The Economy of Francesco” e che, tra l&#8217;altro, per certi aspetti rientrano nell&#8217;Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9536" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246-640x426.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/6694d680cd_63369246.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La conclusione di questo articolo non posso però non affidarla alle parole sempre attuali (verrebbe da dire purtroppo sempre attuali) di San Paolo VI:«Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l&#8217;uomo. […] – ogni uomo e tutto l’uomo! –. Noi non accettiamo di separare l’economico dall&#8217;umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l&#8217;uomo, ogni uomo, ogni gruppo d&#8217;uomini, fino a comprendere l&#8217;umanità intera». (PP 19).</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2020/da-san-francesco-a-papa-francesco-per-riparare-con-i-giovani-la-casa-comune">Da San Francesco a Papa Francesco per riparare (con i giovani) la casa comune</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nella Rete digitale per essere pescatori di uomini</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/nella-rete-digitale-per-essere-pescatori-di-uomini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 18:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Il mese di ottobre ha visto salire agli onori degli altari il quindicenne Carlo Acutis, scomparso per una leucemia nel 2006. Sui media sono stati messi in luce diversi aspetti della vita del beato Carlo. Quello che voglio richiamare in questa sede è il suo talento prodigioso e la sua passione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify">
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9395" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/fe4ff532174937c08638e97d21687b14-kgXB-U32101943920930LwD-656x492@Corriere-Web-Sezioni-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/fe4ff532174937c08638e97d21687b14-kgXB-U32101943920930LwD-656x492@Corriere-Web-Sezioni-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/fe4ff532174937c08638e97d21687b14-kgXB-U32101943920930LwD-656x492@Corriere-Web-Sezioni-640x480.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/fe4ff532174937c08638e97d21687b14-kgXB-U32101943920930LwD-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg 656w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Liccioli · Il mese di ottobre ha visto salire agli onori degli altari il quindicenne Carlo Acutis, scomparso per una leucemia nel 2006. Sui media sono stati messi in luce diversi aspetti della vita del beato Carlo. Quello che voglio richiamare in questa sede è il suo talento prodigioso e la sua passione per l&#8217;informatica. Talento e passione che egli ha usato per rendere testimonianza della sua fede cristiana realizzando, ad esempio, un sito internet sui miracoli eucaristici (e una mostra sullo stesso argomento che ancora oggi sta facendo il giro del mondo). Il giovane Acutis ha avuto l&#8217;intuizione che internet è un mondo in cui non può mancare l&#8217;annuncio evangelico e che deve essere abitato secondo uno “stile cristiano”, tanto per citare il teologo gesuita Christoph Theobald. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non basta infatti produrre contenuti digitali di carattere religioso per “rendere ragione della Speranza che è in noi” anche sul web. Occorre piuttosto percorrere le strade virtuali, soprattutto quelle dei social, con il “passo” di Gesù che andava incontro ai lontani, si avvicinava agli ultimi ed agli emarginati, prendeva le distanze da falsità ed ipocrisie. Sono già degli spunti di riflessione su quale dovrebbe essere, a mio avviso, l&#8217;identikit di un internauta cristiano: un uomo che usa i mezzi di comunicazione non per aggredire, ma per fare comunione, che non diffonde fake news perché si prefigge come obiettivo di essere autentico. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questa prospettiva sono apprezzabili e da incoraggiare tutte quelle persone, più o meno giovani, che a livello individuale, ma non solo, considerano le piazze virtuali spazi in cui annunciare realmente il Vangelo e testimoniare la fede cristiana. E lo fanno non perché si limitano a pubblicare su Facebook una frase di un santo o mandano attraverso Whatsapp un&#8217;immagine sacra, ma perché ritengono che anche nella Rete sia possibile incontrare l&#8217;altro così come Gesù ci chiede di fare. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In tal senso mi pare significativa l&#8217;esperienza che sta portando avanti don Alberto Ravagnani, sacerdote ventisettenne che presta servizio pastorale presso l’oratorio di San Michele Arcangelo di Busto Arsizio, nell&#8217;arcidiocesi di Milano. A“Scarp de’ tenis”, rivista di strada promossa da Caritas Italiana, don Ravagnani ha raccontato:«Tutto è stato ispirato dalla quarantena. Io prima di allora ero un signor nessuno, un normale prete di oratorio. Poi ho pensato che per mantenere una vicinanza con i miei ragazzi avrei dovuto inventarmi qualcosa. Ho girato e montato un video su YouTube dal titolo molto semplice A cosa serve pregare. Ed è diventato virale». Dopo questo video ne sono seguiti altri, anche su temi non prettamente catechetici come i videogiochi. D&#8217;altronde ogni ambito della vita umana può essere guardato secondo la prospettiva cristiana, una prospettiva capace di illuminare il vissuto di ognuno svelandone il senso ultimo. Il punto di partenza delle riflessioni di don Ravagnani è sempre il dato antropologico ed è<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9396" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/don-alberto-1200-690x362-1-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/don-alberto-1200-690x362-1-300x157.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/don-alberto-1200-690x362-1-640x336.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/don-alberto-1200-690x362-1.jpg 690w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> una scelta, a mio parere, metodologicamente corretta, sia dal punto di vista teologico che educativo. Scriveva don Tonino Bello:«Noi pensiamo che si nasca uomini, invece uomini si diventa. Farsi uomo è tutto un programma che va svolto con pazienza. Che richiede i suoi tempi. Che non può essere bruciato con riassunti superficiali, o abbreviato con scorciatoie di comodo». Aiutare i giovani a farli vivere in profondità tutta la loro umanità: mi sembra questo uno degli obiettivi che si pone Ravagnani. Allo stesso tempo egli non si limita a fare della psicologia o della sociologia. Lo sguardo sulle varie questioni è uno sguardo di fede, è quello di colui che sa che «Cristo [&#8230;], proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l&#8217;uomo all&#8217;uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (GS 22).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Don Alberto dice di non essere un professionista del settore. Può darsi, ma anche a livello tecnico i suoi video sono fatti bene: contenuti nel tempo, montaggio veloce, frasi incisive. Tutte caratteristiche adatte per poter essere visti da ragazzi e ragazze. Se da una parte è vero che non si deve essere professionisti per poter abitare il Web da cristiani, dall&#8217;altra è vero che bisogna conoscere bene i linguaggi della comunicazione digitale (anche a livello tecnico) se si vuol essere efficaci con ciò che si vuol dire, pena restare irrilevanti nel grande mare di Internet. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il grande merito di don Ravagni è, secondo me, il suo desiderio d&#8217;incontrare i giovani, mettendosi in ascolto delle loro domande, aiutandoli a trovare delle risposte, “sfidando” i loro beniamini (memorabile il suo confronto con Fedez) per dimostrare che su certi temi la voce di cantanti o influencer non è l&#8217;unica da ascoltare. Quella di don Alberto è una mano tesa a tutti i giovani, non sono quelli che frequentano il suo oratorio, ma anche e soprattutto a quelli che ne restano fuori, che però possono essere incontrati nei cortili digitali, per una Chiesa che sia davvero in uscita (la pagina di Youtube di Alberto Ravagnani ha 113.000 iscritti). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nei giorni in cui veniva beatificato Carlo Acutis, sui media è apparsa la notizia di una ragazza di diciotto anni morta per overdose di eroina. Due vite brevi, ma vissute in maniera totalmente diversa. Il grido, troppe volte inascoltato, di ragazzi e ragazze disperate, il loro sconvolgente “cupio dissolvi” interpella ed accusa il mondo distratto degli adulti. Ma questo è il tema di un altro articolo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/nella-rete-digitale-per-essere-pescatori-di-uomini">Nella Rete digitale per essere pescatori di uomini</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A scuola per educare il cuore dei giovani anche in tempo di pandemia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/a-scuola-per-educare-il-cuore-dei-giovani-anche-in-tempo-di-pandemia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 07:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ottobre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · La scuola è iniziata da poco più di quindici giorni dopo che negli ultimi mesi se ne è parlato tanto, forse troppo e non sempre in maniera adeguata, a mio avviso. Si è discusso molto degli aspetti tecnici dell&#8217;organizzazione scolastica (distanze tra i banchi, mascherine, orari) ed il tema della scuola [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/a-scuola-per-educare-il-cuore-dei-giovani-anche-in-tempo-di-pandemia">A scuola per educare il cuore dei giovani anche in tempo di pandemia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/5414255_1144_ansa-653x3671.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9298" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/5414255_1144_ansa-653x3671-300x169.jpg" alt="5414255_1144_ansa-653x367" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/5414255_1144_ansa-653x3671-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/5414255_1144_ansa-653x3671-640x360.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/5414255_1144_ansa-653x3671-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/5414255_1144_ansa-653x3671.jpg 653w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli · La scuola è iniziata da poco più di quindici giorni dopo che negli ultimi mesi se ne è parlato tanto, forse troppo e non sempre in maniera adeguata, a mio avviso. Si è discusso molto degli aspetti tecnici dell&#8217;organizzazione scolastica (distanze tra i banchi, mascherine, orari) ed il tema della scuola è diventato ben presto terreno di scontri politici e di accuse reciproche. Da parte loro i media spesso hanno rilanciato queste polemiche, magari alla ricerca di un audience sempre maggiore. Se da una parte è comprensibile che il sistema nazionale d&#8217;istruzione attiri l&#8217;attenzione delle persone data la sua importanza per gli alunni, le loro famiglie e tutti i soggetti che ci lavorano, dall&#8217;altra mi lascia perplesso sentire parlare della scuola solo in termini di problemi da risolvere. Sicuramente la situazione sanitaria ha posto questioni organizzative a dir poco complesse, ma a costo di apparire un po&#8217; ingenuo o sognatore, vorrei concentrare la mia riflessione su un altro aspetto, quello educativo. Personalmente ho cercato di non farmi condizionare da tutte le polemiche che si sono sentite (e si sentono ancora), ritornando piuttosto alle ragioni educative che sono alla base del mio essere insegnante. Al doveroso impegno di noi docenti nell&#8217;applicare i protocolli sanitari predisposti per prevenire il contagio da Covid-19 nelle scuole è altrettanto importante, secondo me, accompagnare un&#8217;efficace azione educativa. Ritengo infatti che la scuola oggi come non mai debba aiutare i suoi studenti a leggere il presente fornendo loro le categorie culturali ed esistenziali necessarie. Ad esempio i mesi passati con la didattica a distanza ci hanno rivelato (o confermato, a seconda dei punti di vista) che la tecnologia è una risorsa utile per insegnare non solo nei momenti di emergenza. Allo stesso tempo questo periodo ci ha anche dimostrato che il vero valore dell&#8217;istruzione si apprezza in presenza, quando è possibile riunirsi, incontrarsi, confrontarsi. La pandemia ha poi riacceso i riflettori (qualora si fossero mai spenti) sul rapporto tra istituzione scolastica e famiglie con la prima impegnata, comprensibilmente, a respingere i tentativi di una sua riduzione a “parcheggio” per bambini e bambine e le seconde in prima linea a richiedere, legittimamente, il rispetto del diritto all&#8217;istruzione per i propri figli. Recentemente ha fatto parlare di sé Umberto Galimberti che al Festival della filosofia di Modena ha affermato che «i genitori devono essere espulsi dalla scuola perché la loro presenza evita al ragazzino di prendersi le sue responsabilità». Da parte mia ritengo che, pur essendoci delle criticità nell&#8217;approccio che in vari casi le famiglie hanno nei confronti della scuola, la circostanza attuale può essere davvero l&#8217;occasione per riallacciare rapporti costruttivi, improntati ad una reciproca assunzione di responsabilità nei confronti delle problematiche che stiamo vivendo. Per esperienza personale posso dire che quando le famiglie riescono a passare, nei confronti della scuola, da un atteggiamento di controllo ad uno di collaborazione ed i docenti accettano questa collaborazione, l&#8217;intervento educativo riesce a fare un salto di qualità, tutto a beneficio dei giovani.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In generale l&#8217;emergenza sanitaria così come ogni altra situazione di difficoltà può diventare davvero una particolare opportunità educativa da sfruttare con i giovani. E&#8217; possibile farli riflettere, per esempio, su un fatto che don Luigi Epicoco (sacerdote, insegnante e scrittore) richiama spesso<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9296" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-300x300.jpg" alt="unnamed (1)" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-499x500.jpg 499w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-37x37.jpg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-128x128.jpg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11-184x184.jpg 184w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-11.jpg 511w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> nei suoi interventi:«Molte cose della nostra vita […] non sono state scelte da noi, eppure ci sono, sono davanti a noi, ci provocano, ci interpellano, ci chiedono qualcosa proprio adesso. E anche il nostro futuro non è pienamente sotto la nostra libertà di scelta: molte cose che accadranno, lo faranno al di là delle nostre scelte e della nostra libertà. Quindi, ci verrebbe da domandarci, che significa essere liberi davanti a qualcosa che non si è scelto? La libertà è imparare a scegliere, invece che subire, anche le cose che non abbiamo preventivato, le cose che ci sono, le cose che esistono davanti a noi. Scegliere ciò che non si è scelto». In tal senso è fondamentale aiutare i giovani ad affrontare le questioni della vita non di pancia, magari sulla scia di un&#8217;onda emotiva generalizzata e fatta di slogan retorici, né solo di testa, ma di cuore, intendo quest&#8217;ultimo secondo il senso biblico in base al quale esso indica tutta la persona nell&#8217;unità della sua coscienza, della sua intelligenza, della sua volontà. Già la volontà. Fatto salvo quanto scrive don Epicoco sul nostro raggio possibile d&#8217;azione, è importante comunicare alle nuove generazioni che possiamo uscire migliori da certe situazioni solo se lo vogliamo davvero. “Andrà tutto bene” non per un destino indeterminato, ma se anche ognuno di noi farà in maniera responsabile la propria parte. In quest&#8217;anno scolastico entrerà in vigore in forma obbligatoria l&#8217;insegnamento dell&#8217;educazione civica in tutti i gradi dell&#8217;istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia. Sarebbe bello, a mio avviso, che questa materia non risultasse solo un altro adempimento scolastico, ma fosse una vera opportunità per far riflettere studenti e studentesse su tanti temi dall&#8217;alto valore formativo proprio come il Bene comune, il senso di responsabilità o sul fatto sempre attuale che:«La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia» (Gandhi).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/a-scuola-per-educare-il-cuore-dei-giovani-anche-in-tempo-di-pandemia">A scuola per educare il cuore dei giovani anche in tempo di pandemia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Quel «chiasso» che continua a fare rumore. Venti anni dalla GMG di Roma 2000</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 06:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Se è vero che ogni persona ha un bagaglio di ricordi, è altrettanto vero che molto spesso ne ha uno anche di rimpianti. Quando in questi giorni è stato ricordato il ventesimo anniversario della XV Giornata Mondiale della Gioventù (Roma 2000) e con essa l&#8217;indimenticabile veglia di Tor Vergata, non ho potuto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Gmg2000_logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9123" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Gmg2000_logo-263x300.jpg" alt="Gmg2000_logo" width="263" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Gmg2000_logo-263x300.jpg 263w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Gmg2000_logo.jpg 420w" sizes="auto, (max-width: 263px) 100vw, 263px" /></a>di Stefano Liccioli · Se è vero che ogni persona ha un bagaglio di ricordi, è altrettanto vero che molto spesso ne ha uno anche di rimpianti. Quando in questi giorni è stato ricordato il ventesimo anniversario della XV Giornata Mondiale della Gioventù (Roma 2000) e con essa l&#8217;indimenticabile veglia di Tor Vergata, non ho potuto far a meno di pensare che tra i miei rammarichi c&#8217;è quello di non aver partecipato proprio a questa GMG che nell&#8217;immaginario collettivo è diventata poi “la” Giornata Mondiale della Gioventù. Sarà stata la coincidenza con l&#8217;anno giubilare, sarà stato il carisma di Papa Giovanni Paolo II che, nonostante la malattia lo stesse sempre più indebolendo, riuscì come non mai a catalizzare l&#8217;entusiasmo dei suoi amati giovani, oppure saranno stati altri fattori, ma a distanza di venti anni possiamo dire che si è sicuramente avverata la previsione che Papa Wojtyla fece proprio al termine della veglia a Tor Vergata quel sabato 19 agosto:«Questo &#8220;chiasso&#8221; ha colpito Roma e Roma non lo dimenticherà mai». Non è solo la Capitale a non esserselo dimenticato, ma tutto il mondo ha ancora fisso nella memoria le immagini di quei giorni così come le parole del Pontefice oggi santo. Solo per fare un esempio cito alcuni passaggi del discorso che Giovanni Paolo II rivolse ai giovani durante la veglia, frasi ed espressioni che sono rimaste scolpite in chi le ha ascoltate dal vivo, ma anche in chi le ha lette o sentite attraverso i mezzi di comunicazione. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E&#8217; Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna». Il Papa, proprio come Pietro, fece la sua professione di fede davanti ad oltre due milioni di ragazzi e ragazze (alle «&#8221;sentinelle del mattino&#8221; in quest&#8217;alba del terzo millennio» così come li chiama lui), indicando Gesù, e solo Lui, come l&#8217;unico Bene in grado di soddisfare il nostro desiderio di felicità. E&#8217; un discorso cristocentrico che vuole focalizzare l&#8217;attenzione dei giovani su Gesù (il titolo di quella GMG era, non a caso, &#8220;Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi&#8221;). Una scelta, quella di San Giovanni Paolo II, che potrebbe sembrare scontata, ma che a mio avviso non lo è perché a volte la figura di Gesù così come certe verità scomode vengono censurate per avere più appeal con le nuove generazioni. In certe occasioni questo avviene, paradossalmente, pure in ambito ecclesiale quando in alcune circostanze si dà tanto a ragazzi e ragazze, ma non si dà Gesù. Il Santo Padre non nascose neanche le difficoltà che sono proprie della sequela di Cristo, del cammino di fede e parlando dei martiri osservò:«Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno: penso ai fidanzati ed alla difficoltà di vivere, entro il mondo di oggi, la purezza nell&#8217;attesa del matrimonio. Penso alle giovani coppie e alle prove a cui è esposto il loro impegno di reciproca fedeltà. Penso ai rapporti tra amici e alla tentazione della slealtà che può insinuarsi tra loro. Penso anche a chi ha intrapreso un cammino di speciale consacrazione ed alla fatica che deve a volte affrontare per perseverare nella dedizione a Dio e ai fratelli. Penso ancora a chi vuol vivere rapporti di solidarietà e di amore in un mondo dove sembra valere soltanto la logica del profitto e dell&#8217;interesse personale o di gruppo». Le parole del Papa rivelano il suo essere un vero educatore capace di additare ai giovani alti traguardi, senza nascondere le difficoltà che accompagnano ogni percorso. Non dobbiamo dimenticare che il segno di tutte giornate mondiali della gioventù è la croce che ci ricorda come l&#8217;amore autentico comporti anche il sacrificio.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9126" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-300x189.jpg" alt="unnamed" width="300" height="189" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-300x189.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed.jpg 327w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine un ultimo passaggio altrettanto memorabile:«Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti». Con queste parole San Giovanni Paolo II volle marcare la differenza tra chi, in passato, si è servito dei giovani e chi invece, come lui, si è posto a servizio dei giovani per incoraggiarli a far della loro vita un capolavoro. A mio avviso forse volle anche rispondere a chi, magari pure all&#8217;interno della Chiesa, continuavano a guardare con un po&#8217; di scetticismo a questi eventi ritenuti delle grandi “adunate” che però successivamente non riempivano le chiese. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al di là delle immagini e dei discorsi memorabili potremmo comunque interrogarci sui frutti che a distanza di venti anni sono nati da un&#8217;esperienza come quella di Roma o su come in questo periodo sia cambiata il rapporto tra la Chiesa ed i giovani oppure se e come i giovani di Tor Vergata abbiano risposto nel tempo all&#8217;appello di San Giovanni Paolo II. Sono tutte domande legettime e che potrebbero essere oggetto di un altro articolo. Nessun interrogativo deve però sminuire il grande valore della Gmg e di quella di Roma in primis che ancora oggi, a distanza di quasi quaranta anni dal primo evento, costituiscono una grande intuizione di Papa Wojtyla per far sperimentare ai giovani, tra le altre cose, la dimensione universale della Chiesa. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2020/quel-chiasso-che-continua-a-fare-rumore-venti-anni-dalla-gmg-di-roma-2000">Quel «chiasso» che continua a fare rumore. Venti anni dalla GMG di Roma 2000</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Scifoni, la famiglia ed il profumo del pane</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/scifoni-la-famiglia-ed-il-profumo-del-pane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 06:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Da alcuni mesi sta spopolando sempre di più sul web Giovanni Scifoni. Nato a Roma, classe 1976, attore poliedrico capace di muoversi con disinvoltura tra spettacoli teatrali, film e fiction televisive di successo, ma anche drammaturgo e regista, nel 2015 Scifoni si è fatto apprezzare su TV2000 con i suoi monologhi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/scifoni-la-famiglia-ed-il-profumo-del-pane">Scifoni, la famiglia ed il profumo del pane</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8996" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni-300x200.jpg" alt="Giovanni-Scifoni" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni-640x427.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Giovanni-Scifoni.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli · Da alcuni mesi sta spopolando sempre di più sul web Giovanni Scifoni. Nato a Roma, classe 1976, attore poliedrico capace di muoversi con disinvoltura tra spettacoli teatrali, film e fiction televisive di successo, ma anche drammaturgo e regista, nel 2015 Scifoni si è fatto apprezzare su TV2000 con i suoi monologhi teatrali nella trasmissione “Beati voi”, di cui nel 2017 è diventato poi conduttore. In questa trasmissione l&#8217;attore si è fatto notare anche per il suo modo originale ed efficace di raccontare le vite dei santi. Le sue “narrazioni agiografiche”, sotto forma di brevi e divertenti filmati pensati per Facebook e Youtube, hanno riscosso grande successo nella Rete consentendo a centinaia di migliaia di persone di conoscere meglio la vita del santo del giorno, raccontata, al tempo stesso, in modo ironico ed ortodosso, leggero e profondo. In un&#8217;intervista del 2018 per la rivista “Famiglia cristiana” Scifoni ha dichiarato:«Per le storie non seguo mai uno schema fisso di racconto. Solo l’approccio è il medesimo: ogni volta mi domando “come faccio a parlare di quel santo a un bambino ateo?”. Il mio interlocutore immaginario è una persona che non ha i rudimenti della teologia e non è nemmeno credente». Sappiamo però che Giovanni Scifoni è credente e la fede cristiana che si percepisce in lui (da quello che dice e scrive) sembra matura e profonda, scevra di devozionalismi. In questi ultimi mesi la piattaforma digitale “Raiplay” sta trasmettendo le puntate, a cadenza quindicinale circa, di un nuovo lavoro di Scifoni, il programma intitolato “La mia jungla”. Forse proprio come Kipling con “Il libro della jungla” l&#8217;attore romano cerca di far riflettere gli spettatori su valori, vizi e virtù dell&#8217;uomo, ma si occupa, sempre in modo originale, anche di temi sociali e di attualità. Ne nascono, come nel suo stile, brevi ed ironici filmati che alla maniera di un novello Fedro degli anni Duemila, vogliono lasciare allo spettatore degli insegnamenti o, quanto meno, degli elementi su cui pensare, rifuggendo però facili moralismi. Uno degli aspetti interessanti de&#8217; “La mia jungla” è il punto di osservazione che Giovanni Scifoni usa per i suoi racconti ovvero la sua famiglia. Così come nei video sui santi, anche nelle puntate di questo nuovo programma partecipano, e non come mere comparse, anche la moglie ed i tre figli (una femmina e due maschi) di Scifoni. A mio avviso si tratta di un modo per rendere la famiglia protagonista, una lente d&#8217;ingrandimento con cui osservare chi siamo e ciò che avviene nella nostra società. Troppo spesso, infatti, la famiglia è solo oggetto di discorsi ed anche nel mondo della<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Beati-voi-984x402.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8998" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Beati-voi-984x402-300x123.jpg" alt="Beati-voi-984x402" width="300" height="123" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Beati-voi-984x402-300x123.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Beati-voi-984x402-960x392.jpg 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Beati-voi-984x402-640x261.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Beati-voi-984x402.jpg 984w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> comunicazione se ne parla tanto, ma spesso in termini sbagliati. Il cinema italiano (tanto per limitarsi al nostro Paese) non è immune da questa tendenza tanto è vero che quando racconta di dinamiche familiari, lo fa mettendo in luce più le ombre che le luci, più i problemi del vivere in coppia ed avere figli che la ricchezza rappresentata dal matrimonio e dal crescere ed educare dei figli. Tutto ciò, a mio parere, ha delle conseguenze, in primo luogo il calo demografico che sta caratterizzando l&#8217;Italia. Se la mentalità comune sulla famiglia rimane quella sopra descritta non dobbiamo sorprenderci se il 60% delle nostre famiglie ha una o due componenti, il 36% dei giovani non vuole sposarsi, il 40% non vuole avere figli. In un recente intervento Mons. Meini, vescovo di Fiesole e delegato per la Famiglia e la Vita della Conferenza episcopale toscana ha opportunamente osservato su questo argomento:«La responsabilità non è solo politica: la prospettiva è soprattutto di ordine culturale. Quante volte abbiamo detto e sentito dire: il problema della famiglia, il problema dei figli, i problemi dei genitori, essere genitori oggi è difficile. Queste espressioni fanno parte del linguaggio comune. Se nostri genitori o i nostri nonni avessero ragionato così, noi non saremmo nati, non saremmo qui a parlare, a incontrarci, a vivere. Eppure avevano un lavoro precario con redditi bassi e alcuni di loro avevano anche sofferto la fame». Poi aggiunge:«È necessario un forte impegno a livello della comunicazione. Non si può solo cercare audience mettendo in evidenza problemi, contrasti, liti, drammi di ogni genere. Proprio attraverso il mondo della comunicazione deve passare il senso della gioia di vivere, la bellezza del bimbo che nasce, la soddisfazione di educare un ragazzo che cresce. Non mancano persone capaci e sensibili nel mondo della comunicazione, dell&#8217;arte e dello spettacolo. Certamente possono fare molto per formare una cultura della vita». Credo che Giovanni Scifoni sia proprio una di queste persone capaci di far trasparire, nei suoi lavori, la bellezza della vita matrimoniale e di avere dei figli. Se è vero quello che diceva Benedetto XVI a proposito della grande famiglia di Dio, la Chiesa, che cresce per attrazione e non per proselitismo, affermando dunque che la fede si trasmette per testimonianza e non in forza di convincimenti. Ciò, a mio avviso, è vero anche per “la famiglia degli uomini” che può tornare ad affascinare i giovani non grazie a perorazioni particolari o se ne vengono esaltati, individualmente, solo alcuni aspetti che la costituiscono (la vita che nasce, l&#8217;amore di coppia), ma se si torna a sentirne il profumo. Per usare un&#8217;immagine cara a Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, ci viene voglia di mangiare il pane se ne sentiamo il profumo e non se vediamo solo i singoli ingredienti che lo formano. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/scifoni-la-famiglia-ed-il-profumo-del-pane">Scifoni, la famiglia ed il profumo del pane</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La strategia del guscio della lumaca per uno sviluppo sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 09:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[luglio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Lo scorso maggio è ricorso il quinto anniversario della pubblicazione della «Laudato si&#8217;», l&#8217;enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Tra i tanti aspetti sviluppati da questo documento ce n&#8217;è uno che mi sembra particolarmente attuale e riguarda lo sviluppo sostenibile. Lo definisco attuale perché in questo periodo di pandemia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/f1_0_a-5-anni-dalla-pubblicazione-dell-enciclica-laudato-si-marco-pezzoni-cremona.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8871" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/f1_0_a-5-anni-dalla-pubblicazione-dell-enciclica-laudato-si-marco-pezzoni-cremona-300x251.jpg" alt="f1_0_a-5-anni-dalla-pubblicazione-dell-enciclica-laudato-si-marco-pezzoni-cremona" width="300" height="251" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/f1_0_a-5-anni-dalla-pubblicazione-dell-enciclica-laudato-si-marco-pezzoni-cremona-300x251.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/f1_0_a-5-anni-dalla-pubblicazione-dell-enciclica-laudato-si-marco-pezzoni-cremona-598x500.jpg 598w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/f1_0_a-5-anni-dalla-pubblicazione-dell-enciclica-laudato-si-marco-pezzoni-cremona.jpg 630w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span></span><span style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;">Stefano Liccioli · Lo scorso maggio è ricorso il quinto anniversario della pubblicazione della «Laudato si&#8217;», l&#8217;enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Tra i tanti aspetti sviluppati da questo documento ce n&#8217;è uno che mi sembra particolarmente attuale e riguarda lo sviluppo sostenibile. Lo definisco attuale perché in questo periodo di pandemia è stato detto, in più occasioni, che tra le riflessioni più urgenti da fare ci sarebbe quella sui nostri stili di vita e, in generale, sui modelli economici delle nazioni più ricche considerati, da più parti, poco attenti al vero benessere della Casa comune e dei suoi abitanti, presenti e futuri. Non so quanto dietro ai buoni propositi ci sia una reale volontà di “conversione ecologica”, tanto più che una delle frasi più ricorrenti usate per dare coraggio alle persone è stata che passata la pandemia tutto sarebbe ritornato come prima. Invece no, non deve ritornare tutto come prima. La nostra società ed il nostro mondo devono uscirne migliori e questo miglioramento dipende anche dalla capacità di portare avanti uno sviluppo sostenibile. Nella suddetta enciclica Papa Francesco scrive a tal riguardo:«In ogni modo, se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporterà nuove modalità per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi. Sappiamo che è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l&#8217;ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti». I numeri, da parte loro, confermano le affermazioni del Santo Padre. Già nel 2005 il dettagliato studio intitolato “Millennium Ecosystem Assessment” commissionato dall&#8217;allora segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan faceva notare che, per esempio, i paesi in via di sviluppo stavano registrando un aumento della produzione di rifiuti con la conseguente degradazione degli ecosistemi e la perdita di biodiversità oppure come la raccolta globale di legname era aumentata del 60% dal 1960 al 2005. I dati, qualora ce ne fosse bisogno, ci ricordano che il mondo ha<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/slide1-n.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8872" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/slide1-n-300x225.jpg" alt="slide1-n" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/slide1-n-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/slide1-n-667x500.jpg 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/slide1-n-640x480.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/slide1-n.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> risorse limitate perciò lo sviluppo economico non può essere illimitato o almeno non lo può essere nel senso comune attribuito a questo termine come se fosse, ad esempio in un grafico, una retta sempre in ascesa. Dobbiamo prendere realmente coscienza che una crescita infinita è incompatibile con un mondo finito e che le nostre produzioni e i nostri consumi non possono superare la capacità di rigenerazione della biosfera. Facendo riferimento alla mitologia greca, il rischio reale è quello di trasformarci in tanti Crono che divorano i propri figli, persone cioé che pregiudicano l&#8217;esistenza delle generazioni future preparando per loro un mondo a dir poco inospitale. In tale ottica la lezione del filosofo Hans Jonas è più che mai pertinente. Nella sua opera </span><i style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;">Il principio responsabilità. Un&#8217;etica per la civiltà tecnologica </i><span style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;">(1979) egli afferma che la tecnica moderna ha cambiato l’agire umano conferendogli un potere che può avere delle conseguenze a lungo termine inimmaginabili anche dallo scienziato o dal filosofo. A suo avviso la Natura, sottoposta all’azione dell’uomo, ha assunto un nuovo carattere vulnerabile che ci impone una responsabilità verso di essa, proporzionata alla portata del nostro sapere. La presenza dell’uomo nel mondo non essendo più un dato indiscutibile deve diventare oggetto dell’obbligazione. Un&#8217;obbligazione che Jonas sintetizza in questo imperativo: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra». Si tratta di una responsabilità nei confronti dei “figli che non hanno volto” per niente scontata dal momento che già il <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/9788806201050_0_200_304_75.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8873" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/9788806201050_0_200_304_75-197x300.jpg" alt="9788806201050_0_200_304_75" width="197" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/9788806201050_0_200_304_75-197x300.jpg 197w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/9788806201050_0_200_304_75.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px" /></a>nostro atteggiamento verso il prossimo che vediamo spesso non è rispettoso e responsabile. Penso a tutte quelle popolazione prive del necessario per vivere e che muoiono di fame, mentre altre popolazioni come la nostra occidentale hanno tutto e di più. L&#8217;applicazione di questo imperativo passa specialmente attraverso la scelta di sistemi economici improntati ad uno sviluppo sostenibile, che accettino anche la decrescita. Una parola questa che generalmente piace poco ancorché usata, come fa l&#8217;economista Serge Latouche, con l&#8217;aggettivo felice: decrescita felice. Piace poco perché evoca, erroneamente, la chiusura delle industrie, la diminuzione del lavoro e dunque degli occupati. E&#8217; stata allora preferita l&#8217;espressione di “a-acrescita” o di “abbondanza frugale”. Al di là dei termini è importante rifondare le economie dei Paesi più avanzati su standard diversi che privilegino la rigenerazione ed il riutilizzo dei beni prodotti e favoriscano comportamenti caratterizzati dalla sobrietà, diminuendo il proprio consumo di energia e migliorando le condizioni del suo uso, come già indicava anche Papa Benedetto XVI. Così facendo non avremmo un aumento della disoccupazione e l&#8217;economia non andrebbe in una crisi irreversibile. Essa inizierebbe soltanto a procedere in modo diverso, secondo un modello differente, proprio come fa la lumaca nella costruzione del suo guscio e che Latouche spiega così:«La lumaca costruisce la delicata architettura del suo guscio aggiungendo una dopo l&#8217;altra spire sempre più larghe, poi smette bruscamente e comincia a creare circonvoluzioni stavolta decrescenti. Una sola spira più larga darebbe al guscio una dimensione sedici volte più grande. La lumaca, evidentemente dimostra più saggezza degli uomini, che l&#8217;eccessiva grandezza peggiorerebbe la qualità della sua esistenza e allora abbandona la ragione geometrica in favore di una progressione aritmetica». Concludo facendo riferimento alle parole di Papa Bergoglio sempre nella “Laudato si&#8217;”:«Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di “cambiare il modello di sviluppo globale”, la qual cosa implica riflettere responsabilmente “sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni”. Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell&#8217;ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso».</span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2020/la-strategia-del-guscio-della-lumaca-per-uno-sviluppo-sostenibile">La strategia del guscio della lumaca per uno sviluppo sostenibile</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Diamo ad Enea ciò che è di Enea ed a Gesù quello che è di Gesù. Un riflessione su quello spirito di Carità che «ci spinge».</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 07:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giugno 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · In questi ultimi mesi per spiegare la differenza tra lo stato sociale italiano rispetto a quello di altri Paesi, in particolare anglosassoni, alcuni opinionisti hanno fatto riferimento alla storia di Enea che, scappando dalla città di Troia in fiamme, caricò sulle proprie spalle il vecchio padre Anchise. Enea, che secondo i [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/diamo-ad-enea-cio-che-e-di-enea-ed-a-gesu-quello-che-e-di-gesu-un-riflessione-su-quello-spirito-di-carita-che-ci-spinge">Diamo ad Enea ciò che è di Enea ed a Gesù quello che è di Gesù. Un riflessione su quello spirito di Carità che «ci spinge».</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/buon_samaritano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8778" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/buon_samaritano-300x230.jpg" alt="buon_samaritano" width="300" height="230" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/buon_samaritano-300x230.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/buon_samaritano-651x500.jpg 651w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/buon_samaritano-640x491.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/buon_samaritano.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli · In questi ultimi mesi per spiegare la differenza tra lo stato sociale italiano rispetto a quello di altri Paesi, in particolare anglosassoni, alcuni opinionisti hanno fatto riferimento alla storia di Enea che, scappando dalla città di Troia in fiamme, caricò sulle proprie spalle il vecchio padre Anchise. Enea, che secondo i poemi classici avrebbe dato inizio alla civiltà latina, con questo suo gesto ispirerebbe ancora oggi la cura e l&#8217;attenzione a malati ed anziani (in particolare ad anziani ammalati) che caratterizzano il Welfare italiano. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;interpretazione è suggestiva e non può far che piacere a chi, come me, ha sempre apprezzato la cultura classica. Ma un&#8217;analisi seria della questione merita che si faccia riferimento non alle leggende, ma alla storia e la storia ci dice che la carità, nel senso che attribuiamo a questo termine nel mondo occidentale, affonda le sue radici nel Cristianesimo e non nel paganesimo, nella scuola di Gesù e non in quella di Enea. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per evitare che il mio discorso sia tacciato di mera apologetica (anche se non vedo che male ci sia nel voler difendere la verità), faccio riferimento ad alcuni eventi storici. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel II secolo d.C. Cipriano, il vescovo della città nordafricana di Cartagine (proclamato poi santo e padre della Chiesa), rimproverò la popolazione pagana che non solo non aiutava le vittime della peste, ma preferiva depredarle. D&#8217;altra parte il Vescovo incoraggiava i cristiani a curare i malati ed a seppellire i morti, anche qualora questi fossero stati loro persecutori, visto che era l&#8217;età delle persecuzioni dei seguaci di Cristo. Affermava Cipriano a tal proposito:«Se facciamo del bene solo a quanti ci fanno del bene, che cosa facciamo più dei pagani e dei pubblicani? Se siamo figli di Dio, che fa brillare il suo sole sul bene e sul male, dimostriamolo con i nostri atti facendo il bene a coloro che ci perseguitano». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una situazione simile ad Alessandria nel III secolo d.C. quando, durante un&#8217;epidemia di peste, il Vescovo Dionisio raccontò che i pagani «misero da parte chiunque cominciasse a stare male e si tennero lontani perfino dagli amici più cari, scaraventarono quelli che soffrivano, moribondi, sulle strade pubbliche e li lasciarono insepolti e li trattarono con disprezzo assoluto quando morirono». Invece molti cristiani «non si risparmiarono, ma rimasero uniti o visitarono gli ammalati senza pensare al proprio pericolo e portarono loro aiuto assiduamente prendendo su di sé le malattie del loro prossimo e facendosi carico generosamente del peso delle sofferenze di quanti stavano loro intorno». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine quando nel IV secolo d.C. carestie e malattie colpirono l&#8217;esercito dell&#8217;imperatore Costantino, Pacomio, un soldato pagano di quell&#8217;esercito, rimase colpito da quei commilitoni (che poi seppe essere cristiani) che, a differenza degli altri, si prodigavano ad aiutare tutti i bisognosi, senza discriminazioni. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di testimonianze di parte, vescovi o pagani convertiti al Cristianesimo come San Pacomio. A costui vorrei ricordare quello che Voltaire, uno dei più acerrimi anticattolici del Settecento, dovette comunque riconoscere a proposito dello spirito di sacrificio dei cattolici:«Non vi è forse nulla di più grande sulla Terra del sacrificio della giovinezza e della bellezza compiuto dal gentil sesso &#8211; giovani spesso di nobili natali &#8211; al fine di poter lavorare negli ospedali per l&#8217;allevamento della sofferenza umana». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qualche altro potrebbe ricordare che sentimenti di filantropia furono espressi anche dai pagani. Se da una parte questo è vero, dall&#8217;altra occorre precisare che molto spesso il donare degli antichi era interessato ad ottenere pubblicità personale o riconoscimenti in termini di fedeltà da parte dei beneficiati. Insomma, la generosità pagana non era disinteressata e non aveva nulla a che fare con la gratuità dell&#8217;amore cristiano. A questo punto qualcuno potrebbe far notare come la filosofia stoica incoraggiasse a fare il bene al prossimo senza aspettarsi niente in cambio. Anche questo è vero, ma si dimentica come lo Stoicismo indicasse come bene supremo quello dell&#8217;imperturbabilità dell&#8217;animo che non doveva essere inficiato da sentimenti ed emozioni, neanche quelli di compassione. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo specifico del Cristianesimo presuppone, invece, coinvolgimento emotivo ed empatia. Mi piace molto l&#8217;etimologia della parola &#8220;misericordia&#8221; che richiama il cuore (cor-cordis). Nelle cose facciamo spettiamo mettiamo la testa, gli occhi, ma non ci mettiamo il cuore. Ciò che fa la differenza spesso è proprio il modo in cui lo facciamo. Non a caso San Camillo de&#8217; Lellis raccomandava a chi si accostava ai malati di mettere &#8220;più cuore nelle mani&#8221; ed in epoca più recente Mons. Tonino Bello affermava:«La minestra non scalda: occorre un alito umano. Dare un letto non basta, se non si sa dare la &#8220;buona notte&#8221;». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di tutto ciò è impossibile menzionare tutte le opere di carità cattolica promosse in due millenni da parte di individui, parrocchie, monasteri, congregazioni religiose ed organizzazioni laiche ispirate dal comandamento nuovo di Gesù:«Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Cito, solo a titolo esemplificativo, gli ospedali fondati a Costantinopoli da San Giovanni Crisostomo , le opere assistenziali fiorite nel Medioevo ed in età moderna per la cura istituzionalizzata di vedove, orfani e poveri. Guardando a Firenze basta considerare i casi dell&#8217;Arciconfraternita della Misericordia o l&#8217;istituto degli Innocenti. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando in Europa e nel mondo certe realtà cattoliche caritatevoli sono venute meno, se ne sono visti gli effetti come denunciò l&#8217;arcivescovo di Aix en Provence in occasione delle confische delle opere educative ed assistenziali della Chiesa durata la Rivoluzione francese. Ed aveva ragione. Nel 1847 la Francia aveva il 47% degli ospedali in meno rispetto al 1789 e nel 1799 gli studenti francesi iscritti alle università erano 12.000 rispetto ai 50.000 studenti iscritti dieci anni prima. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Riconosciamo dunque al mondo pagano il merito dell&#8217;invenzione della regola d&#8217;oro che invita a «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso». Se si parla però di un amore universale che non si limita ai parenti (come nel caso di Enea con Anchise), ma fa di ogni uomo, anche del nemico, un fratello ed una sorella, non censuriamo il nome di Gesù. Se raccontiamo, ad esempio, dei tanti volontari che durante l&#8217;emergenza sanitaria hanno messo a rischio la propria vita per aiutare il prossimo non vergogniamoci di dire che il loro impegno è stato ispirato, più o meno esplicitamente, dall&#8217;icona del buon Samaritano. Infine non vergogniamoci di dire che l&#8217;attenzione alla Vita, in qualunque condizioni si trovi (sia all&#8217;alba che al tramonto), affonda le sue radici nel Cristianesimo e non nella cultura pagana.Tutto ciò non per &#8220;obblighi di partito&#8221;, ma per un obbligo morale nei confronti della verità. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In caso contrario si conferma un&#8217;altra volta ciò che affermava lo storico belga Leo Moulin:«Date retta a me, vecchio<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/moulin-poster.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8737" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/moulin-poster-300x185.jpg" alt="moulin-poster" width="300" height="185" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/moulin-poster-300x185.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/moulin-poster.jpg 569w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillarli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla Riforma sino ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell&#8217;autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto. Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c’è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro man forte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c’è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?».</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/diamo-ad-enea-cio-che-e-di-enea-ed-a-gesu-quello-che-e-di-gesu-un-riflessione-su-quello-spirito-di-carita-che-ci-spinge">Diamo ad Enea ciò che è di Enea ed a Gesù quello che è di Gesù. Un riflessione su quello spirito di Carità che «ci spinge».</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Relazioni educative e nuovi media.  Appunti sparsi ai tempi del Coronavirus</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/relazioni-educative-e-nuovi-media-appunti-sparsi-ai-tempi-del-coronavirus</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 09:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · La pandemia legata alla diffusione del Covid-19 credo che rappresenterà un passaggio irreversibile per diversi ambiti della nostra vita. Uno di questi è l&#8217;uso degli strumenti digitali in campo educativo o almeno il giudizio che abbiamo di essi. Se finora tali mezzi erano stati considerati, in molti casi, come elementi accessori, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/2697748_1024x0r72_h300f2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8608" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/2697748_1024x0r72_h300f2-300x225.jpg" alt="2697748_1024x0r72_h300f2" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/2697748_1024x0r72_h300f2-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/2697748_1024x0r72_h300f2-667x500.jpg 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/2697748_1024x0r72_h300f2-640x480.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/2697748_1024x0r72_h300f2.jpg 816w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli · La pandemia legata alla diffusione del Covid-19 credo che rappresenterà un passaggio irreversibile per diversi ambiti della nostra vita. Uno di questi è l&#8217;uso degli strumenti digitali in campo educativo o almeno il giudizio che abbiamo di essi. Se finora tali mezzi erano stati considerati, in molti casi, come elementi accessori, in questo periodo hanno dimostrato tutto il loro valore, tutte le loro potenzialità. Faccio solo alcuni esempi. Senza le varie piattaforme digitali non sarebbe stata possibile la didattica a distanza che, con tutti i limiti che vi possiamo rintracciare, ha permesso comunque di dare continuità al lavoro degli insegnanti e soprattutto di mantenere aperto il dialogo educativo con gli studenti che, in tal modo, hanno potuto respirare un po&#8217; di normalità. Senza i social network sacerdoti e religiosi non avrebbero più potuto raggiungere parrocchiani e fedeli isolati nelle proprie case a cui invece hanno continuato a far sentire la propria voce e la propria vicinanza, condividendo con loro riflessioni e momenti di preghiera. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Grazie a certe piattaforme web si sono potute svolgere, pur a distanza, riunioni di lavoro e non solo, una modalità d&#8217;incontro che potrebbe essere mantenuta in futuro non in maniera sostitutiva a quella in presenza, ma alternativa e complementare. Infatti, a causa di ritmi di lavoro e di vita che si sono fatti sempre più intensi, sperimentiamo tutti la difficoltà a trovare momenti liberi per fissare incontri di formazione o di confronto: i sistemi utilizzati in questi periodo ci permettono, secondo me, di immaginare a tal riguardo prospettive nuove. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono tutte esperienze che hanno contribuito a vincere una certa diffidenza riservata alle nuove tecnologie ed alla loro applicazione, per esempio, all&#8217;insegnamento o alla catechesi. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una volta passata l&#8217;emergenza si tratta di capire come proseguire e rafforzare questa integrazione tra metodologie tradizionali d&#8217;insegnamento e nuovi media. Il potenziale di questi ultimi non si riduce, infatti, nell&#8217;accorciare le distanze, ma nel consentire una maggiore interattività da parte di tutti i soggetti che ne sono coinvolti. Non è questa la sede per entrare in tecnicismi per addetti ai lavori, ma certe applicazioni digitali permettono, per esempio, di realizzare davvero quella didattica laboratoriale tanto auspicata non solo nei documenti ministeriali, ma anche da tutti coloro che pensano che l&#8217;insegnamento non debba essere una mera trasmissione dei saperi, bensì una costruzione di essi insieme agli studenti. Personalmente cerco di avere sull&#8217;argomento una posizione equilibrata: credo che per saper fare (in termini &#8220;didattichesi&#8221; avere delle competenze) occorra sviluppare contestualmente delle abilità e delle conoscenze. D&#8217;altra parte sono pure convinto che ciò che s&#8217;impara facendo rimane più a lungo dentro di noi.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/download-2.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-8610" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/download-2.jpeg" alt="download (2)" width="251" height="201" /></a> </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mutatis mutandis un discorso analogo vale anche per la catechesi di bambini e ragazzi, troppo spesso ancorata ad un modello scolastico dove per scolastico s&#8217;intende un sistema d&#8217;insegnamento frontale. Anche in questo caso l&#8217;uso di strumenti digitali che permettano un maggior coinvolgimento di chi partecipa agli incontri di catechismo darebbe, a mio avviso, dei buoni risultati. Senza dimenticare che la catechesi delle nuove generazioni per essere un vero percorso d&#8217;iniziazione alla vita cristiana dovrebbe valorizzare molto l&#8217;aspetto esperienziale di tale vita attraverso la liturgia, la carità, non limitandosi solo alla trasmissione delle conoscenze (la dottrina). </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ciò che conta, secondo me, è non essere radicali. Su questi temi la parola chiave è integrazione tra nuovi e vecchi linguaggi educativi. Come la diffusione della televisione non ha sostituito totalmente la radio nei modi di comunicare, come l&#8217;automobile non ci ha fatto dimenticare la bicicletta come mezzo di trasporto, così non possiamo pensare che gli strumenti digitali e le nuove metodologie didattiche legate ad essi ci facciano mettere da parte i sistemi con cui per secoli le persone hanno imparato. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Solo per fermarsi ad un aspetto credo, per esempio, che la chiusura delle scuole abbia reso più consapevoli tutti, a cominciare dagli stessi studenti, di quanto sia irrinunciabile un rapporto diretto con i propri insegnanti in cui la prossimità favorisce in maniera del tutto speciale dinamiche come l&#8217;empatia che sono irrinunciabili in una relazione educativa. L&#8217;ambito privilegiato dell&#8217;insegnamento deve rimanere quello in presenza e non solo perché si riesce a &#8220;fare più cose&#8221;, ma proprio perché frequentare la scuola non vuol dire ricevere unicamente delle nozioni e delle valutazioni, bensì crescere in un rapporto di formazione con i propri docenti che non può che avvenire in presenza. Il medesimo discorso vale per la catechesi che si svolge nelle nostre parrocchie. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Allo stesso tempo spero che tra i frutti positivi di questo periodo così complicato ci sia il coraggio di ripensare, alla luce delle esperienze fatte, certi schemi educativi ancora troppo condizionati da quel &#8220;s&#8217;è sempre fatto così&#8221;.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/relazioni-educative-e-nuovi-media-appunti-sparsi-ai-tempi-del-coronavirus">Relazioni educative e nuovi media.  Appunti sparsi ai tempi del Coronavirus</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Giovane, dico a te, alzati!».  Dal Papa un invito ai giovani per superare la «divano-felicità»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2020/giovane-dico-a-te-alzati-dal-papa-un-invito-ai-giovani-per-superare-la-divano-felicita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 16:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · La Giornata Mondiale della Gioventù 2020 si svolgerà la Domenica delle Palme a livello diocesano e questo perché funziona così quando questo appuntamento non si celebra a livello internazionale (come l&#8217;anno scorso a Panama). Consentitemi un riferimento personale se vi dico che avrei voluto vivere questa ricorrenza a Roma, in piazza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download-4.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8515" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download-4-300x140.jpeg" alt="download (4)" width="300" height="140" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download-4-300x140.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download-4.jpeg 329w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli · La Giornata Mondiale della Gioventù 2020 si svolgerà la Domenica delle Palme a livello diocesano e questo perché funziona così quando questo appuntamento non si celebra a livello internazionale (come l&#8217;anno scorso a Panama). Consentitemi un riferimento personale se vi dico che avrei voluto vivere questa ricorrenza a Roma, in piazza San Pietro, ma l&#8217;emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha stravolto tante cose tra cui le celebrazioni liturgiche in Vaticano. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Resta comunque l&#8217;opportunità di riflettere sul messaggio scritto da Papa Francesco per questa occasione ed incentrato sul tema “Giovane, dico a te, alzati!” (cfr Lc 7,14) in riferimento alla resurrezione operata da Gesù del figlio della vedova di Nain. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra le varie considerazioni significative fatte dal Santo Padre ne sottolineo alcune. La prima riguarda lo sguardo: quello attento di Gesù ed il nostro troppo spesso distratto e superficiale. Quante volte guardiamo senza vedere, prigionieri di quella indifferenza che ci rende impermeabili alle tante situazioni di morte fisica, emotiva e sociale che ci circondano. Ma Papa Francesco non vuole limitarsi a mettere in luce le nostre mancanze o quelle dei giovani. Egli vuole responsabilizzarci ad un&#8217;attenzione particolare nei confronti del prossimo, vuole ricordare agli adulti che sovente sono proprio i giovani le vittime della nostra &#8220;distrazione&#8221;:«Quanti giovani piangono senza che nessuno ascolti il grido della loro anima! Intorno a loro tante volte sguardi distratti, indifferenti, di chi magari si gode le proprie happy hour tenendosi a distanza». La frenesia della vita quotidiana fa sì, ad esempio, che in famiglia non ci si guardi più negli occhi e non ci si accorga del malessere dei figli. Un malessere che a volte si può sviluppare a causa di fallimenti personali o presunti tali, «quando qualcosa che stava a cuore, per cui ci si era impegnati, non va più avanti o non raggiunge i risultati sperati» in campo scolastico o sportivo. Chi è abituato a stare accanto ai giovani non può non rendersi conto di quanto le nuove generazioni siano fragili e come siano in difficoltà proprio ad elaborare i propri insuccessi. Spesso invece di avere vicino adulti autorevoli che li aiutino a leggere ed interpretare ciò che stanno vivendo, si ritrovano accanto persone altrettanto fragili che pensano di fare il loro bene facendoli trovare negli altri le cause dei propri insuccessi o, peggio ancora, proteggendoli dalle difficoltà e dalle delusioni della vita quando invece, osserva correttamente il Pontefice, «i fallimenti fanno parte della vita di ogni essere umano, e a volte possono anche rivelarsi una grazia! Spesso qualcosa che pensavamo ci desse felicità si rivela un’illusione, un idolo. Gli idoli pretendono tutto da noi rendendoci schiavi, ma non danno niente in cambio. E alla fine franano, lasciando solo polvere e fumo. In questo senso i fallimenti, se fanno crollare gli idoli, sono un bene, anche se ci fanno soffrire».<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/images.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-8517" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/images.jpeg" alt="images" width="275" height="183" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/images.jpeg 275w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/images-140x94.jpeg 140w" sizes="auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Santo Padre ritorna poi su un argomento a lui particolarmente caro quando si rivolge a ragazzi e ragazze e cioé l&#8217;invito a «non guardare la vita dal balcone» (come ebbe a dire in un&#8217;altra occasione), ma ad appassionarsi delle cose della vita:«“Alzati” significa anche “sogna”, “rischia”, “impegnati per cambiare il mondo”, riaccendi i tuoi desideri, contempla il cielo, le stelle, il mondo intorno a te». Troppo volte mi è capitato di sentire adolescenti che si dicevano cronicamente annoiati o di altri </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">che proprio per sfuggire l&#8217;apatia hanno vissuto esperienze estreme. Occorre aiutare i giovani a sentire e capire che il mondo e la Chiesa hanno bisogno dei loro sogni e delle loro energie; è importante che di fronte alle situazioni di dolore e di necessità che li circondano sappiano piangere con chi piange e gioire con chi gioisce; è fondamentale che davanti alle molte situazioni di ingiustizia imparino a pronunciare quell&#8217; &#8220;I Care&#8221;, &#8220;M&#8217;interessa&#8221; che tanto piaceva a Don Lorenzo Milani. E&#8217; uno stile di vita che non serve solo a chi viene aiutato, ma anche a chi aiuta perché altrimenti «tutto si riduce a un “lasciarsi vivere” cercando qualche gratificazione: un po’ di divertimento, qualche briciola di attenzione e di affetto da parte degli altri». Concludo ricordando, con le parole del Papa, che ogni impegno a favore del prossimo è possibile «grazie allo Spirito Santo, se voi per primi siete stati toccati dal suo amore, se il vostro cuore è intenerito per l’esperienza della sua bontà verso di voi». </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2020/giovane-dico-a-te-alzati-dal-papa-un-invito-ai-giovani-per-superare-la-divano-felicita">«Giovane, dico a te, alzati!».  Dal Papa un invito ai giovani per superare la «divano-felicità»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Alla scuola di Lourdes senza devozionalismi o pregiudizi</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2020/alla-scuola-di-lourdes-senza-devozionalismi-o-pregiudizi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2020 14:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Nel mese di febbraio è uscito nelle sale cinematografiche italiane il documentario &#8220;Lourdes&#8221;. Si tratta di un&#8217;opera che, come affermano i due registi francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai, va a colmare una lacuna: sull&#8217;importante santuario mariano francese erano stati realizzati finora solo film e reportage televisivi, ma mai un documentario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/locandina.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8367" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/locandina-220x300.jpg" alt="locandina" width="220" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/locandina-220x300.jpg 220w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/locandina-367x500.jpg 367w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/locandina.jpg 420w" sizes="auto, (max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a>di Stefano Liccioli • Nel mese di febbraio è uscito nelle sale cinematografiche italiane il documentario &#8220;Lourdes&#8221;.<br />
Si tratta di un&#8217;opera che, come affermano i due registi francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai, va a colmare una lacuna: sull&#8217;importante santuario mariano francese erano stati realizzati finora solo film e reportage televisivi, ma mai un documentario che raccontasse la storia dei tanti pellegrini che ogni anno si recano a Lourdes (nel 2016 sono stati circa seicentomila). I due registi hanno trascorso un anno presso il santuario, seguendo dieci pellegrinaggi e girando ben duecentocinquanta ore di filmati. Il risultato è un racconto corale, in presa diretta, che assume la prospettiva delle persone, di qualsiasi fede e cultura, che si sono recate, magari neanche per la prima volta, alla grotta dove nel 1858 la Madonna apparve alla quattordicenne Bernadette Soubirous. E&#8217; un intreccio di storie, spesso caratterizzate dal dolore e dalla sofferenza, con cui ogni pellegrino si presenta ai piedi della Vergine. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo sguardo di Demaizière e Alban Teurlai è quello di due persone non credenti che proprio per questo però riescono a testimoniare come la verità di Lourdes sia qualcosa che travalica la fede per parlare a tutti. Il documentario presenta uno spaccato sulla condizione umana, soprattutto quella più fragile e ferita nel corpo e nello spirito, ma anche sulla fede, l&#8217;amore e la speranza. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per chi, come me, è stato più volte a Lourdes non può che ritrovarsi nelle testimonianze dei pellegrini che si raccontano. Ho trovato particolarmente vera l&#8217;affermazione secondo cui «quando sei a Lourdes puoi mostrare te stesso perciò che sei veramente in tutta la tua grandezza e debolezza». La sensazione più diffusa, infatti, è quella di sentirsi pienamente se stessi, in un clima di reciproca fraternità. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Guardando scorrere le immagini non si può non pensare a come il pellegrinaggio, in generale, ai santuari sia davvero un&#8217;eseperienza di fede e non di folclore, come in alcuni casi viene messo in luce. Soprattutto quando il pellegrinaggio è di gruppo si può sperimentare bene, a mio avviso, la Chiesa come popolo di Dio in cammino: la fede, infatti, non è un percorso in solitaria, ma un itinerario da fare con fratelli e sorelle, condividende le gioie, le cadute e le difficoltà. A tal proposito sono significative le esperienze di tutte quelle associazioni che accompagnano a Lourdes o negli altri santuari le persone ammalate. E&#8217; un modo straordinario per ricordarci che abbiamo una responsabilità nei confronti del nostro prossimo, chiunque esso sia. Ma ci rammenta anche che nessuno è uno scarto, un pezzo venuto male, ma un fratello o una sorella da guardare con gli occhi Dio.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/1561351793193_speciale-tg1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8369" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/1561351793193_speciale-tg1-300x169.jpg" alt="1561351793193_speciale-tg1" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/1561351793193_speciale-tg1-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/1561351793193_speciale-tg1-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/1561351793193_speciale-tg1-430x244.jpg 430w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/1561351793193_speciale-tg1.jpg 434w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il merito dell&#8217;opera dei due registi francesi è di accostarsi al fenomeno di Lourdes senza pregiudizi e senza tesi precostituite o parzialismi come quando si parla del santuario francese limitandosi alle guarigioni o agli aspetti commerciali che vi gravitano intorno e che piaccio tanto, per non dire troppo, a certi media. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un&#8217;annotazione, infine, su alcuni aspetti stilistici del documentario che si avvale di un montaggio efficace e di una fotografia capace di evocare i ricordi più belli per chi è stato a Lourdes, ma anche d&#8217;incoraggiare ad andarci per chi ancora non c&#8217;è stato. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2020/alla-scuola-di-lourdes-senza-devozionalismi-o-pregiudizi">Alla scuola di Lourdes senza devozionalismi o pregiudizi</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Concilio Vaticano II raccontato da Mons. Luigi Bettazzi</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2020/il-concilio-vaticano-ii-raccontato-da-mons-luigi-bettazzi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 09:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[febbraio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=8273</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Con il libro «Il mio concilio Vaticano II» (EDB, 2019) Mons. Luigi Bettazzi ci regala un testo ricco di retroscena sul Concilio Vaticano II di cui egli è l’ultimo vescovo italiano ancora vivente che vi ha preso parte. Bettazzi ha partecipato a tre sessioni del Concilio a partire da quell&#8217;ottobre del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/9788810521694.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8276" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/9788810521694-177x300.jpg" alt="9788810521694" width="177" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/9788810521694-177x300.jpg 177w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/9788810521694-295x500.jpg 295w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/9788810521694-640x1084.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/9788810521694.jpg 784w" sizes="auto, (max-width: 177px) 100vw, 177px" /></a>di Stefano Liccioli • Con il libro «Il mio concilio Vaticano II» (EDB, 2019) Mons. Luigi Bettazzi ci regala un testo ricco di retroscena sul Concilio Vaticano II di cui egli è l’ultimo vescovo italiano ancora vivente che vi ha preso parte. Bettazzi ha partecipato a tre sessioni del Concilio a partire da quell&#8217;ottobre del 1963 in cui fu consacrato vescovo per poter svolgere il servizio di ausiliare di Bologna il cui arcivescovo era il Cardinal Giacomo Lercaro. La ricostruzione di Bettazzi non indugia sull&#8217;aneddotica, ma i retroscena vengono richiamati per far comprendere meglio le conclusioni ai cui è arrivato il Concilio Vaticano II e per rendere più evidenti i processi che hanno portato all&#8217;approvazione delle quattro costituzioni o di alcuni dei documenti più importanti. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pur nella brevità del testo, i lavori conciliari ci vengono restituiti in presa diretta e sembra di respirare il clima di quei mesi e di quegli anni, un periodo fatto di momenti concitati, di attese, gioie, speranze, delusioni sia tra i partecipanti sia tra i fedeli di tutto il mondo.</span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i passaggi del libro che ho trovato interessanti quello in cui si precisa che Papa Paolo VI seguiva attentamente le assemblee conciliari pare con una televisione interna, ma sicuramente con le relazioni del segretario generale del concilio Mons. Pericle Felici. Papa Montini non si limitò ad essere uno spettatore, ma, racconta Bettazzi, non mancava d&#8217;intervenire soprattutto per venire incontro alla minoranza al fine di giungere il più possibile vicino all&#8217;unanimità delle votazioni. Tra le richieste di Paolo VI quella di precisare nel capitolo terzo della costituzione sulla Chiesa (la <i>Lumen gentium</i>) che il termine &#8220;collegio&#8221; non andava inteso in senso strettamente giuridico cioé «di un gruppo di eguali i quali abbiano demandato la loro potestà al loro presidente, ma di un gruppo stabile la cui struttura ed autorità deve essere dedotta dalla rivelazione. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;autore ricorda poi che il &#8220;Centro di documentazione di Bologna&#8221; (che aveva presenti a Roma, a supporto del Cardinal Lercaro, don Giuseppe Dossetti ed il Prof. Giuseppe Alberigo) sosteneva l&#8217;idea che il Concilio Vaticano II, insieme al Pontefice, proclamasse santo Giovanni XXIII, prescindendo in via eccezionale dal regolare processo di canonizzazione. Bettazzi si fece portavoce di questa proposta in concilio, nonostante sapesse le resistenze di Paolo VI sull&#8217;argomento dovute, secondo il prelato, alla «sua prudenza nei confronti della curia romana, molto esitante per contrarietà al suo interno». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un passaggio del libro è dedicato alla &#8220;Chiesa dei poveri&#8221;. Sul tema l&#8217;autore riferisce che in una delle assemblee conciliari il suo Arcivescovo, il Cardinal Lercaro, prese la parola per affermare che, nella Chiesa, Cristo è presente nell&#8217;eucarestia, nella gerarchia e nei poveri. Proprio a Lercaro Papa Montini aveva chiesto di preparargli del materiale per un&#8217;enciclica sulla Chiesa dei poveri. Anni dopo arrivò la <i>Populorum progressio </i>(1967) che però fu più un&#8217;enciclica sullo sviluppo dei popoli e della pace che sulla Chiesa dei poveri. Durante i lavori del Concilio c&#8217;era comunque tutto un gruppo di vescovi che si radunava al Collegio Belga molto attenti a questo tema come la &#8220;fraternità dei piccoli monsignori&#8221; a cui lo stesso Bettazzi apparteneva.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Luigi-Bettazzi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8277" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Luigi-Bettazzi-300x225.jpg" alt="Luigi-Bettazzi" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Luigi-Bettazzi-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Luigi-Bettazzi.jpg 612w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fu in questo clima che maturò il <i>Patto delle Catacombe </i>che si concretizzò il 16 novembre 1965 alle Catacombe di Domitilla e che impegnava i sottoscrittori, inizialmente una quarantina di vescovi tra cui anche Mons. Bettazzi, a vivere una vita semplice nell&#8217;abitazione, nei mezzi di trasporto, nell&#8217;uso dei titoli personali e negli stessi vestiti, a riservare una cura particolare ai poveri ed a chi si dedica a loro. I presenti s&#8217;impegneranno a far firmare il documento anche ai vescovi amici tanto che fu portato a Paolo VI con oltre cinquecento firme. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;ultima parte del testo è dedicata ad alcune riflessioni di Bettazzi sul post-Concilio, sugli aspetti ancora da realizzare o da portare a compimento. Significative alcune osservazioni e precisazioni fatte dall&#8217;autore. Una di queste riguarda il concetto di &#8220;tradizione&#8221; il cui senso profondo non è una mera conservazione, ma una trasmissione: tradizione deriva dal verbo latino &#8220;tradere&#8221; cioé &#8220;trasmettere&#8221; «le verità di sempre, ma capite meglio ed espresse in modo adeguato all&#8217;umanità di oggi». Conclude infine Bettazzi:«Le crisi della Chiesa, che qualcuno si ostina ad attribuire al concilio, sono invece da addebitare alla minore accoglienza che gli abbiamo destinato, timorosi di dover abbandonare troppe nostre abitudini (che definivamo &#8220;tradizione&#8221;) e di doverci dedicare prima di tutto a rinnovare noi stessi, per poter poi contribuire a rinnovare il mondo». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non dobbiamo però perdere la speranza, aggiungo io, se restano ancora degli aspetti da portare a compimento: padre Congar affermava che ci vogliono cinquanta anni per poter comprendere pienamente un concilio. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2020/il-concilio-vaticano-ii-raccontato-da-mons-luigi-bettazzi">Il Concilio Vaticano II raccontato da Mons. Luigi Bettazzi</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Facciamo spazio al presepe, senza farci contagiare dalla paura di Erode</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2020/facciamo-spazio-al-presepe-senza-farci-contagiare-dalla-paura-di-erode</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2020 19:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[gennaio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Quest&#8217;anno il periodo d&#8217;Avvento è stato accompagnato dalle parole di Papa Francesco che il 1 dicembre del 2019 a Greccio ha reso pubblica la lettera apostolica ″Admirabile Signum″. Mi sembra innanzitutto significativo che Papa Francesco precisi che «non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2020/facciamo-spazio-al-presepe-senza-farci-contagiare-dalla-paura-di-erode">Facciamo spazio al presepe, senza farci contagiare dalla paura di Erode</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8124" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491-300x195.jpg" alt="papa-greccio2-755x491" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491-300x195.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491-640x416.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/papa-greccio2-755x491.jpg 755w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Quest&#8217;anno il periodo d&#8217;Avvento è stato accompagnato dalle parole di Papa Francesco che il 1 dicembre del 2019 a Greccio ha reso pubblica la lettera apostolica ″Admirabile Signum″. Mi sembra innanzitutto significativo che Papa Francesco precisi che «non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi». Non conta, dunque, l&#8217;allestimento scenografico del presepe (anche se certe installazioni veramente mirabili, soprattutto in alcune parrocchie, hanno contribuito a mantenere acceso nella comunità cristiana, ma non solo, l&#8217;interesse per il presepe), ma conta, nel comporlo, rivivere la storia che è stata vissuta a Betlemme, «sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali».</span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ho trovato inoltre interessante una sottolineatura del Santo Padre su quelle statuine che paiono non avere alcuna relazione con i racconti evangelici:«Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina».<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/bollino-admirabile-signum.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8126" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/bollino-admirabile-signum-300x103.jpg" alt="bollino-admirabile-signum" width="300" height="103" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/bollino-admirabile-signum-300x103.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/bollino-admirabile-signum.jpg 580w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di tutto ciò è evidente come il presepe sia un simbolo di alto valore per i cristiani, ma ciò non vuol dire che debba essere relegato solo nelle chiese. Sono infatti sterili e pretestuosi i divieti che vengono fatti alla rappresentazione della Natività nelle scuole o la censura del nome di Gesù nei canti o nelle recite natalizie dei bambini. Spesso si giustificano tali divieti per non offendere la sensibilità degli altri alunni di religione musulmana, omettendo di dire (forse per ignoranza o forse peggio) che per i musulmani Gesù Cristo è un grande profeta e per loro non costituisce un&#8217;offesa la rappresentazione della Sua nascita. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le vere motivazioni che spingono a vietare il presepe negli spazi pubblici nascono piuttosto da quel laicismo esasperato che si annida tra alcuni &#8220;benpensanti&#8221; o &#8220;menopensanti&#8221; che negano un fatto evidente: le radici culturali europee sono anche cristiane. Se si vieta nelle scuole un simbolo religioso come il presepe presto si arriverà vietare anche l&#8217;insegnamento della storia dell&#8217;arte medievale e moderna che nella maggior parte dei casi raffigura temi sacri oppure si impedirà la lettura di Dante, Petrarca, Manzoni e di tutti quegli autori che parlano di Dio. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oltre al rischio della censura il presepe corre d&#8217;altra parte anche quello di diventare un elemento folcloristico da esibire, un simbolo &#8220;zuccherato&#8221;. La vicenda della nascita di Gesù non è infatti una storiella rassicurante, ma qualcosa di sovversivo, un vero atto di accusa contro la società di duemila anni fa e contro quella di ogni tempo (compresa la nostra) nella misura in cui ci si dimentica di quelli che, nel cuore di Dio, sono al primo posto: i poveri, i più deboli, i più fragili e gli indifesi. Come scrive Erri De Luca, a Natale non si celebra l’agio familiare:«Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento». </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi come duemila anni fa non dobbiamo aver paura della nascita di Gesù e tanto meno della sua rappresentazione. Essa continua ad interpellare tutti gli uomini, non solo i credenti e dobbiamo reagire né con l&#8217;indifferenza di chi dorme né con la paura di Erode: se il suo palazzo di solito trova spazio nel presepe non è per celebrarlo, ma solo per ricordarci che Dio abbassa i potenti ed innalza gli umili. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2020/facciamo-spazio-al-presepe-senza-farci-contagiare-dalla-paura-di-erode">Facciamo spazio al presepe, senza farci contagiare dalla paura di Erode</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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