<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>aprile 2018 - Il Mantello della Giustizia</title>
	<atom:link href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/category/articoli-aprile-2018/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it</link>
	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Dec 2021 11:03:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.2</generator>
	<item>
		<title>Presentazione degli articoli del mese di aprile 2018</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-aprile-2018</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 21:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=11922</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><b><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/31163-Rafael_-_ressureicaocristo01.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5787" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/31163-Rafael_-_ressureicaocristo01-300x225.jpg" alt="31163-Rafael_-_ressureicaocristo01" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/31163-Rafael_-_ressureicaocristo01-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/31163-Rafael_-_ressureicaocristo01.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></b><strong>Andrea Drigani</strong> nella circostanza del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, rammenta che il loro fondamento va ricercato nel diritto divino naturale a partire dall’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, ribadito nella dottrina di San Giovanni XXIII. <strong>Francesco Romano</strong> presenta la Lettera «Placuit Deo» pubblicata, con l’approvazione del Papa, dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per richiamare due errori, sempre antichi e sempre nuovi, quelli del pelagianesimo e dello gnosticismo. <strong>Giovanni Campanella</strong> con il libro di Suor Paola Resta invita a riflettere sul dolore con l’aiuto di alcuni passi del Vangelo, dove le domande di Dio si intrecciano con le domande degli uomini. <strong>Dario Chiapetti</strong> introduce alla Liturgia Bizantina della Veglia Pasquale, dove, tra l’altro appare il significato del Battesimo non come annichilimento della morte, ma come superamento verso un altro modo di esistere: quello personale e comunionale della Trinità. <strong>Francesco Vermigli</strong> dalla visita di Papa Francesco a San Giovanni Rotondo fa emergere i quattro snodi della vita di San Pio da Pietrelcina: la preghiera, la «piccolezza», la cura amorevole per le sofferenze fisiche e spirituali, la comunione e la fedeltà alla Chiesa. <strong>Gianni Cioli</strong> fa memoria di Paolo VI, nel quarantennale della morte e nell’imminenza della sua canonizzazione, con gli scritti del cardinale Carlo Maria Martini, suo successore nella cattedra di Sant’Ambrogio, che lo indicava come «uomo di chiesa», «uomo del Concilio», «uomo della luce». <strong>Alessandro Clemenzia</strong> illustra il recente Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, approvato da Papa, col quale si introduce nel Calendario Romano la memoria liturgica obbligatoria della «Beata Vergine Maria Madre della Chiesa», nell’intento di promuovere una sana devozione per favorire la crescita del senso materno della Chiesa. <strong>Leonardo Salutati</strong> fa presente, tenendo conto dell’Enciclica «Laudato si’», che la politica non deve essere condannata, bensì rinnovata, attraverso un metodo che si fondi su tre elementi: il dialogo, l’ascolto, il coraggio. <strong>Mario Alexis Portella</strong> svolge alcune considerazioni su una grave disfunzione dei sistemi democratici: il ruolo soverchiante della «personalizzazione» dei capi di Stato, che prelude il formarsi di una «democrazia autoritaria», secondo quanto già indicava il Beato Paolo VI. <strong>Carlo Parenti</strong> con l’aiuto del volume di Maurizio Renzini, ricorda Thomas Merton, nel 50° anniversario della scomparsa, un personaggio fondamentale per la mistica cristiana, la vita contemplativa, il rinnovamento monastico, il confronto con le religioni, la condizione intima dell’uomo. <strong>Carlo Nardi</strong> si sofferma sull’esperienza gioiosa del perdono e della penitenza che sono uno dei grandi frutti della Pasqua di Resurrezione. <strong>Stefano Liccioli</strong> per affrontare in modo concreto le devastazioni prodotte dalla «cultura della scarto», propone un’esperienza scolastica di riflessione intorno alle tre fragilità della vecchiaia, della malattia e della povertà. <strong>Antonio Lovascio</strong> dinanzi alle vicende di «Facebook», annota che quest’ultime non devono portare ad una demonizzazione di Internet e dei nuovi «media», ma ad un rinnovato impegno etico, per tutti gli operatori del settore, circa la comunicazione della verità, attraverso la verifica delle fonti. <strong>Giovanni Pallanti</strong> recensisce il saggio storico di Fabrizio Fabbrini sulla Rivoluzione Francese dal 1789 alla morte di Luigi XVI nel 1793, uno studio alla ricerca della verità, al di là delle ideologie, che tiene conto anche degli scritti di Alessandro Manzoni. <strong>Stefano Tarocchi</strong> circa l’uso liturgico della pericope evangelica di Marco sulla Resurrezione osserva come uno strano «timore» nella scelta dei testi rischia di non far percepire pienamente il messaggio del Cristo Risorto.</span></span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-aprile-2018">Presentazione degli articoli del mese di aprile 2018</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il racconto della risurrezione di Marco: quale finale?</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/il-racconto-della-risurrezione-di-marco-quale-finale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 15:41:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5784</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • La liturgia della Veglia Pasquale dell’anno “B”, l’anno in corso, riferisce il testo del racconto della risurrezione del vangelo secondo Marco. La pericope riporta fra l’altro le parole seguenti: «[Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome] entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d&#8217;una veste bianca, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/il-racconto-della-risurrezione-di-marco-quale-finale">Il racconto della risurrezione di Marco: quale finale?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/sepolcro-vuoto.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5789" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/sepolcro-vuoto-188x300.jpg" alt="sepolcro-vuoto" width="188" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/sepolcro-vuoto-188x300.jpg 188w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/sepolcro-vuoto-314x500.jpg 314w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/sepolcro-vuoto-300x478.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/sepolcro-vuoto.jpg 350w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /></a>di Stefano Tarocchi • La liturgia della Veglia Pasquale dell’anno “B”, l’anno in corso, riferisce il testo del racconto della risurrezione del vangelo secondo Marco. La pericope riporta fra l’altro le parole seguenti: «[Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome] entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d&#8217;una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l&#8217;avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”» (Mc 16,5-7). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il racconto di Marco però aggiunge un ulteriore versetto, parte integrante del testo evangelico, che nella liturgia dell’anno “B” è però sorprendentemente omesso: «esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite» (Mc 16,8). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È vero che il racconto di Marco si completa con i versetti 9-20 del medesimo capitolo, una «reliquia autentica della prima generazione», lontana comunque dallo stile narrativo ed espressivo del secondo vangelo. Si tratta di quella che è chiamata la “finale canonica”. Questi versetti, peraltro, sono assenti nei codici maiuscoli Sinaitico e Vaticano, e si trovano solo in codici come l’Alessandrino, quelli di Efrem il Siro, di Beza, di Washington e il codice Koridethi. Qui in effetti la tradizione manoscritta del testo marciano è molto complessa. Forse, come alcuni hanno sostenuto, per qualche motivo la prima generazione cristiana sentì il bisogno di compensare l’originale chiusura dell’evangelista, secondo alcuni andata perduta.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel testo troviamo anche un’altra aggiunta – una specie di versetto 8 bis –, omessa dai codici più importanti e comunque estranea al linguaggio dell’evangelista: «esse raccontarono in breve ai compagni di Pietro ciò che era stato loro annunciato. In seguito, Gesù stesso fece portare da loro, dall’oriente fino all’occidente, il messaggio sacro e incorruttibile della salvezza eterna. Amen». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un’ulteriore integrazione, dello stesso tenore della precedente, contenuta nel solo codice di Washington, si trova tra i versetti 14 e 15: «[gli Undici, rimproverati per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto (Mc 16,14] addussero a propria difesa: «Questo secolo d’ini­quità e d’incredulità è sotto il dominio di Satana, il quale non permette che ciò che è sotto il giogo degli spiriti im­puri concepisca la ve­rità e la po­tenza di Dio; per questo ri­vela fin d’ora la tua giustizia». Essi dice­vano al Cristo e il Cristo rispose loro: «Il termine degli anni del po­tere di Satana è compiuto; e tuttavia altre cose terribili sono vi­cine. E io sono stato consegnato alla morte per coloro che hanno peccato, per­ché si convertano alla verità e non pec­chino più ed ereditino la gloria di giustizia spirituale ed incorrut­tibile che è nel cielo».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tornando al versetto 8 di Marco 16, forse nella mente degli editori del lezionario si ritiene evidentemente che possa creare dello sconcerto negli ascoltatori odierni. Il motivo è che nega una verità palese: il compito dell’annuncio che l’angelo («un giovane, seduto sulla destra, vestito d&#8217;una veste bianca: Mc 16,5») affida alle donne – «andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea”» – è stata apparentemente disattesa: «non dissero niente a nessuno». Dopotutto gli altri tre Vangeli, sebbene in maniere diverse, raccontano un’altra storia. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è uno dei casi in cui l’editore del libro liturgico si permette di decidere quale parte della parola di Dio lasciare venga proclamata. Così, ad esempio trascurando una determinata struttura narrativa, magari in nome della tardiva divisione in capitoli e versetti, sembra dare all’omileta e a quanti ascoltano una versione diversa della pagina evangelica. Non che tale obiettivo non si possa raggiungere involontariamente anche con una determinata traduzione piuttosto che un’altra, ma tant’è.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si può comunque pensare che Marco, nei versetti 1-8 del capitolo 16 del suo libro, gli ultimi di suo pugno, lasci che il lettore, nonostante che in un primo tempo possa essere sconcertato dalla finale del Vangelo, in quelle scarne parole trovi comunque un significato straordinario. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’evangelista sembra dirci che quella che a prima vista è un tradimento della missione affidata alle donne, non solo queste ultime dicono tutto ai discepoli (l’esatto contrario del testo attuale!), ma la consegna di condurre i discepoli in Galilea si compie in pieno: i discepoli dovranno raggiungere il Cristo dove si manifesterà ai discepoli come il Risorto.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/il-racconto-della-risurrezione-di-marco-quale-finale">Il racconto della risurrezione di Marco: quale finale?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La gioia della penitenza</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-gioia-della-penitenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 15:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5782</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi • La torre di Siloe che maciullò i disgraziati sottostanti con l’ammonimento di Gesù a non ritenerli più peccatori di altri (Lc 13,4), specialmente a Firenze, fa venire in mente – è tutto dire! – una barzelletta che la nostra pensosa ironia tirò fuori persino dalla mota untuosa dell’alluvione: quella del bambino [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-gioia-della-penitenza">La gioia della penitenza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5798" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto-300x196.jpg" alt="home_foto" width="300" height="196" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto-300x196.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto-430x283.jpg 430w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/home_foto.jpg 454w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Carlo Nardi • La torre di Siloe che maciullò i disgraziati sottostanti con l’ammonimento di Gesù a non ritenerli più peccatori di altri (Lc 13,4), specialmente a Firenze, fa venire in mente – è tutto dire! – una barzelletta che la nostra pensosa ironia tirò fuori persino dalla mota untuosa dell’alluvione: quella del bambino che domanda alla mamma: “Perché questo diluvio?” al quale tenta rispondere: “Per colpa dei peccati dei fiorentini!” E il ragazzetto vispo: “O che tutti i peccatori stanno al pian terreno?” Un salutare avviso a non immiserire la giustizia di Dio a seconda delle nostre menti piccine.<br />
Detto questo, però, non è detto tutto. Tutt’altro. Gesù continua: «Ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,5). Parole serie, molto serie. Sono le più importanti di sempre, perché si tratta della vita eterna. Si parla di un “perire” a seguito di una conversione rimandata senza scadenza, mai realizzata da parte di chi si chiude sempre di più a Dio, diffidando della sua misericordia e di se stesso, ora presumendo di sé ora disperando. Si presume quando di ascolta la voce ingannevole di una falsa coscienza: “O che vuoi che sia quello che hai fatto? Lo fanno tutti”. Cosa tra l’altro da dimostrare. E così via si comincia o si continua a giocare con la propria coscienza nella quale c’è ancora qualche pungolo di bene, ma si rischia o anche si tenta di soffocare quel prezioso barlume. Schiacciato da rimorsi più o meno consapevoli, l’uomo può disperare della bontà infinita di Dio che vuol donare nuove risorse di speranza. Altrimenti è un procrastinare la penitenza. Un rinvio che alla fine è solitudine assoluta: l’inferno come perdita di Dio.<br />
Sono parole serie. Dovrebbero accompagnarci sempre per vivere e morire bene, e vivere in Dio. Abbiamo bisogno di speranza e ce n’è motivo: Dio, che è Padre, è fedele alle sue promesse; ha dato il Figlio che si è donato per noi e a sua volta, col Padre, ci ha donato il suo Spirito per la remissione dei peccati e aprirci “settanta volte sette” (Mt 18,22)<i> </i>ad una speranza pensosa, operosa, gioiosa. E, per ogni circostanza della vita, «è una delle facoltà singolari e incomunicabile della religione cristiana, il poter indirizzare e consolare chiunque, in qualsivoglia congiuntura, a qualsivoglia termine, ricorra ad essa» (Alessandro Manzoni, <i>I Promessi Sposi</i>,<i> </i>cap. X).<br />
Sì, la speranza è possibile, da non spegnere in noi stessi e neppure nel nostro prossimo.<br />
Dante lo sa e, seppur nel suo <i>Paradiso</i>, sembra ragionare alla buona:</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
<i>Non creda donna Berta o ser Martino </i><br />
<i>per veder un furare altro offerere </i><br />
<i>vederli dentro al consiglio divino: </i><br />
<i>ché quel può surgere e quel può cadere (Paradiso XIII,139-142).</i></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
È la conclusione del canto tredicesimo<i>. </i>Come dire: “Non pensi Tizio o Caio, per il semplice fatto che uno rubi (il <i>furare</i>) e un altro faccia offerte (l’<i>offerere</i>), che questi siano visti così, l’uno ladro e l’altro santo, nel definitivo giudizio di Dio, per il fatto altrettanto semplice che il primo può rialzarsi (<i>surgere</i>), ossia convertirsi e pertanto salvarsi, e il secondo piombare nella disonestà e rimanerci”.<br />
Dante, infatti, poco prima aveva ammonito:</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
<i>Non sien le genti ancor troppo sicure</i><br />
<i>a giudicar, sì come quei che stima </i><br />
<i>le biade in campo pria che sien mature (Paradiso XIII,130-132).</i></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Appunto “come chi dà una valutazione delle spighe prima che siano mature”. Riguardo al giudizio, sia particolare che universale, l’atteggiamento migliore è rimetterci nelle mani di un Dio che sa ed ama; e insieme essere trepidanti verso ma senza scoraggiamenti, attenti ma senza ansia, vigili ma senza angosce, penitenti senza ostentazioni, ma speranzosi in quella misericordia che tocca i cuori più duri. Il giudizio definitivo compete solo a Dio, perché «l’uomo vede il volto e Dio solo vede il cuore» (1Sam 16,7).<br />
Dante aveva in mente parole di sant’Agostino? Quali? Quelle di una sua predica: «Parlaci con il tuo prossimo, e tuo prossimo è lui che, come te, è nato da Adamo ed Eva», perché, insomma, veniamo tutti dallo … stesso buco, per dirla in un modo grassoccio, ma efficace e, soprattutto, vero. «Siamo tutti ‘prossimi’», vicini, «per il dato di fatto della nostra nascita terrena e, per un altro verso, perché siamo fratelli per la speranza dell’eredità del cielo. Devi pensare che tuo prossimo è ogni essere umano, anche prima che sia cristiano, perché non sai se egli sia in Dio», nei suoi intendimenti di salvezza: perché, «come Dio lo abbia conosciuto nella sua prescienza, tu lo ignori. Quel tale che tu prendi in giro quando si mette ad adorare delle le pietre, c’è il caso che si converta e adori Iddio, forse con più devozione di te che poco prima lo prendevi per i fondelli. Ci sono così nostri prossimi che non risultano tali, quelli che non sono ancora nella Chiesa», almeno non in quella visibile, «e ce ne sono altri, lontani da noi, che nella Chiesa non risultano lontani. Di conseguenza, noi che non sappiamo come andranno a finire le cose, consideriamo ciascuno nostro prossimo, non solo per il dato di fatto della nostra umanità mortale, mediante la quale siamo venuti su questa terra per una medesima sorte, ma anche per la speranza di quella eredità, perché non sappiano che cosa diventerà colui che ancora non lo è» (Agostino, <i>Commento ai Salmi</i>, al Salmo<i> </i>25,II,2).<br />
E se si volesse meditare le cose eterne, con un po’ di tempo e d’impegno ci è dato aprire il terzo canto del <i>Purgatorio</i>, quello di Manfredi, per “leggere”, scoprire e scorgere “in Dio la faccia” della sua misericordia<i> </i>(III,126. cf. 124-135).<br />
Dice ancora Dante: <i>“Beati quorum tecta sunt peccata”</i>, ossia: «Beati coloro a cui sono <i>coperti</i> i peccati», per tradurre il latino di un salmo ebraico a sua volta tradotto in latino, il Salmo 31, da citare giulivi quando il poeta lo introduce nel <i>Purgatorio</i>, pone il primo versetto del salmo sulle labbra di Matelda e narra che la donna, che fu contessa di Tuscia, «cantando come donna innamorata, / continuò col fin di sue parole: / <i>Beati quorum tecta sunt peccata!</i>» (<i>Purgatorio XXIX</i>,1-3).<br />
Quel canto è gioia effusiva di penitenza, di perdono operante ed efficace, tanto più che nell’italiano delle due bibbie CEI il Salmo si legge come «Beati coloro a cui sono <i>rimesse</i> le iniquità», usando cattolicamente la Scrittura con l’incoraggiamento che proviene dal Concilio di Trento per la giustificazione effettivamente donata per misericordia di Dio. Ci fa bene pensare a tutto ciò e gioirne nella terza domenica di avvento, la cosiddetta <i>Gaudete</i>, tra le perplessità persino di un Giovanni Battista e il tripudio di Isaia, dove si ravvisa la nostra fragilità e la promessa di Dio. E ci aiuta a cantare l’avvio di quel salmo anche il papa Francesco nel terzo paragrafo dell’<i>Esortazione Evangelii gaudium </i>da lui indirizzata nel 2013 a tutti, fratelli e sorelle, in Cristo:<br />
«Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore» (Paolo VI, Gaudete in Domino, 9 maggio 1975, n. 22). Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: «Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici». Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha invitato a perdonare «settanta volte sette» (Mt 18,22) ci dà l’esempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra. Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!»</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-gioia-della-penitenza">La gioia della penitenza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il libro di Fabrizio Fabbrini sull&#8217;omicidio di Luigi XVI</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/il-libro-di-fabrizio-fabbrini-sullomicidio-di-luigi-xvi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 14:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5775</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Fabrizio Fabbrini ha scritto un formidabile saggio storico: “Il Re alla sbarra, morte al Re riformatore. Nascita dello Stato Assoluto”. Fabbrini, storico, giurista, ordinario di storia romana e docente all’Università Lateranense di Diritto Romano, in appendice al suo saggio pubblica il “Compendio istorico della Condanna a Morte data a Luigi XVI° [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/il-libro-di-fabrizio-fabbrini-sullomicidio-di-luigi-xvi">Il libro di Fabrizio Fabbrini sull’omicidio di Luigi XVI</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/luigi_xvi-e1358290827546-300x263.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5777" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/luigi_xvi-e1358290827546-300x263-300x263.jpg" alt="luigi_xvi-e1358290827546-300x263" width="300" height="263" /></a>di Giovanni Pallanti • Fabrizio Fabbrini ha scritto un formidabile saggio storico: “<i>Il Re alla sbarra, morte al Re riformatore. Nascita dello Stato Assoluto</i>”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fabbrini, storico, giurista, ordinario di storia romana e docente all’Università Lateranense di Diritto Romano, in appendice al suo saggio pubblica il “<i>Compendio istorico della Condanna a Morte data a Luigi XVI° Re di Francia dall’iniqua convenzion nazionale colle di Lui Accuse, Difese e Testamento</i>”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fabbrini, già assistente di Diritto Romano del Prof. Giorgio La Pira, in questo saggio edito pochi giorni fa dalla Libreria Editrice Fiorentina, esamina la Rivoluzione Francese del 1789 fino alla morte del Re Luigi XVI° nel Gennaio del 1793. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fabbrini sostiene, attingendo ad una sterminata bibliografia di cui dà conto alla fine di ogni capitolo, che la Rivoluzione Francese in realtà fu un colpo di stato della borghesia che dai tempi del Re Sole si era alleata con la Monarchia per emarginare i feudatari che, in gran parte Ugonotti, si erano schierati contro la Chiesa e il Re di Francia. Scrive Fabbrini “con la borghesia ormai affermatasi ovunque, la sistemazione dell’assetto sociale non poteva più essere di composizione tra le diverse visioni, né quella della ottimale distinzione dei poteri fissata dal Montesquieu. La parola d’ordine era invece: trasformazione degli assetti terrieri in proprietà diretta, licenza alla borghesia imprenditoriale di operare nei commerci senza limitazione; concentramento (e non divisione) dei poteri affidati alla borghesia proprietaria e imprenditrice”. In sostanza la Rivoluzione Francese dal 1789 al 1793 azzerò la distinzione, cara al Montesquieu, tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. L’assalto ai terreni di proprietà ecclesiastica e della nobiltà di spada fu l’oggetto della borghesia che da imprenditoriale diventò stabilmente proprietaria entrando in forte contrapposizione con l’unico potere ad essa mancante, cioè il potere Regio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questa ragione il Re Luigi XVI°, ghigliottinato il 21 Gennaio del 1793 sulla piazza della Rivoluzione; processato come Luigi Capet e non Luigi XVI°, si può considerare vittima di un vero delitto politico. Anche il processo svolto dalla Convenzione Nazionale in Parigi dove si unificò potere legislativo, esecutivo e giudiziario, fu un arbitrio di straordinaria gravità e che gettò le basi del totalitarismo che governò la Francia dal 1789 fino al 1815. La cosiddetta Rivoluzione Francese, oltre all’omicidio del Re Luigi XVI°, un Re riformatore che aveva praticamente anticipato tutte le conquiste sociali che la Rivoluzione indicò ma non realizzò mai, azzerò tutti i diritti del popolo minuto, degli operai e dei contadini. In modo particolare le famigerate “Leggi D’Allarde &#8211; Le Chapelier”, approvate dalla Convenzione Nazionale, abrogarono qualsiasi diritto di associazione tra i lavoratori e il diritto di sciopero che i Giacobini considerarono ala stregua di un fenomeno eversivo e antirivoluzionario, lasciando alla borghesia imprenditoriale e proprietaria ogni libertà di sfruttamento del mondo del lavoro creando i presupposti di un liberismo economico senza freni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il libro di Fabbrini non è un libro contro la Rivoluzione Francese, ma un libro che ricerca la verità storica su quel periodo. Importantissima, inoltre, la pubblicazione, nello stesso volume, dello scritto di Alessandro Manzoni sulla Rivoluzione Francese, dove con estrema lucidità, lo scrittore cattolico milanese, anticipava tutte le critiche che Fabbrini rimette in questa sua ultima opera contro i Giacobini francesi, a torto ritenuti dei rivoluzionari a favore del popolo oppresso dalla monarchia.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/il-libro-di-fabrizio-fabbrini-sullomicidio-di-luigi-xvi">Il libro di Fabrizio Fabbrini sull’omicidio di Luigi XVI</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Impegno politico e fede cristiana: una sfida possibile</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/impegno-politico-e-fede-cristiana-una-sfida-possibile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Salutati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 19:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[don Leonardo Salutati 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5763</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Leonardo Salutati • Di fronte allo spettacolo che offre il mondo politico, associare impegno politico e fede cristiana, potrebbe sembrare audace se non rischioso. Indubbiamente è una sfida che la Laudato si’, se letta attentamente, a quasi tre anni dalla sua uscita può aiutarci a raccogliere. Essa infatti ci invita ad essere realisti riguardo alle [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/impegno-politico-e-fede-cristiana-una-sfida-possibile">Impegno politico e fede cristiana: una sfida possibile</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/l-aula-montecitorio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5821" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/l-aula-montecitorio-300x199.jpg" alt="l-aula-montecitorio" width="300" height="199" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/l-aula-montecitorio-300x199.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/l-aula-montecitorio.jpg 546w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/l-aula-montecitorio-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/l-aula-montecitorio-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Leonardo Salutati • Di fronte allo spettacolo che offre il mondo politico, associare impegno politico e fede cristiana, potrebbe sembrare audace se non rischioso. Indubbiamente è una sfida che la <i>Laudato si’</i>, se letta attentamente, a quasi tre anni dalla sua uscita può aiutarci a raccogliere.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Essa infatti ci invita ad essere realisti riguardo alle carenze del mondo politico, ma anche a riconoscere la necessità delle istituzioni politiche. Il radicamento nella fede cristiana, inoltre, ci rende coscienti che non è più rinviabile un rinnovamento della politica. Il “bene comune” non può essere perseguito senza curare il dialogo che si fa ascolto, in particolare degli esclusi. È un programma che richiede coraggio, fondato sulla speranza cristiana.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nella <i>Laudato sì </i>Francesco denuncia le “carenze” e le disfunzioni odierne della politica, incapace di proporre ideali e valori, ma soprattutto sottolinea che «La politica e l’industria rispondono con lentezza, lontane dall’essere all’altezza delle sfide mondiali» (165), rivelando la difficoltà a superare la preoccupazione per l’interesse particolare e privato a favore del bene comune. È «il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati» che impedisce di pensare «al bene comune a lungo termine» (178), in una sottomissione alla tecnologia, alla finanza e all’impresa (54), che egli chiama dominio del «paradigma tecnocratico» (109).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tuttavia di fronte a questa situazione nella <i>Laudato si’</i> non troviamo una condanna della politica, ma piuttosto un invito al rinnovamento e l’insistenza sul ruolo centrale dell’azione politica per elaborare le risposte alle sfide che il nostro mondo ha davanti. Francesco difende il ruolo delle istituzioni che hanno la funzione di regolare le relazioni umane ma che, quando sono deboli o malfunzionanti, generano «effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza» (142). Di conseguenza, anche se «oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi (…) non si può giustificare un’economia senza politica» (196), perché «la struttura politica e istituzionale non esiste solo per evitare le cattive pratiche, bensì per incoraggiare le buone pratiche, per stimolare la creatività che cerca nuove strade, per facilitare iniziative personali e collettive» (177). A questo fine l’amore rivela tutta la sua importanza perché esso è «anche civile e politico. (…) L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche “macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici”» (231).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per questo Francesco propone un cammino di rinnovamento scandito da tre atteggiamenti, frutto della carità: “dialogo, ascolto, coraggio”. Il “dialogo”, che per il cristiano è inscritto al cuore stesso della fede nel Dio Trinitario che manifesta il suo amore salvifico entrando in dialogo con l’umanità, deve svolgersi a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. Infatti davanti alla complessità dei problemi e delle sfide attuali nessuno è realmente in possesso di una comprensione esaustiva e di una soluzione definitiva, ma c’è bisogno del contributo di tutti. Questo dialogo non è semplice confronto di idee ma deve diventare servizio alla vita umana nella ricerca del bene comune (189).<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/enciclica-laudato-si.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-5802" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/enciclica-laudato-si-300x165.jpg" alt="enciclica-laudato-si" width="300" height="165" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/enciclica-laudato-si-300x165.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/enciclica-laudato-si.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il dialogo è preceduto dall’“ascolto”, in particolare di coloro che di solito sono ignorati ed esclusi (49), nei riguardi dei quali vi deve essere una attenzione preferenziale secondo lo stile dello stesso Signore Gesù. La Dottrina sociale della Chiesa, infatti, insiste sulla “opzione preferenziale per i poveri” come un principio che, ricorda Giovanni Paolo II, «si riferisce alla vita di ciascun cristiano, in quanto imitatore della vita di Cristo, ma si applica egualmente alle nostre responsabilità sociali e, perciò, al nostro vivere, alle decisioni da prendere coerentemente circa la proprietà e l&#8217;uso dei beni (SRS 42).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ascoltare e dialogare a partire dagli esclusi e dagli indigenti richiede poi “coraggio”, perché questo comportamento conduce inevitabilmente a confronti di forza contro «pressioni e inerzie viziose». Infatti «Che un politico assuma queste responsabilità con i costi che implicano, non risponde alla logica efficientista e “immediatista” dell’economia e della politica attuali» (181). Il coraggio cui invita la <i>Laudato si’</i> non è però incoscienza ma si fonda sulla speranza cristiana. Infatti: «Dio, che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade» (245).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel “coraggio” per non rinunciare al “dialogo” che è “ascolto” attivo di tutti a partire dagli emarginati, troviamo realmente un programma non solo per i politici ma per tutti i cittadini chiamati ad esercitare la propria responsabilità civile per il bene comune.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/impegno-politico-e-fede-cristiana-una-sfida-possibile">Impegno politico e fede cristiana: una sfida possibile</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Thomas Merton, una spiritualità inquieta</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/thomas-merton-una-spiritualita-inquieta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 19:25:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Parenti 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5756</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti • L’eredità culturale e spirituale di Thomas Merton (1915-1968), a mezzo secolo dalla scomparsa, non tende a spegnersi, persistendo una miriade di studi intorno alla sua imponente opera che spazia in ambiti diversificati come la mistica cristiana, la vita contemplativa, il rinnovamento monastico, l’azione sociale, le varie religioni nel mondo e la [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/thomas-merton-una-spiritualita-inquieta">Thomas Merton, una spiritualità inquieta</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/T.-Merton-foto-2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5759" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/T.-Merton-foto-2-300x271.png" alt="T.-Merton-foto-2" width="300" height="271" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/T.-Merton-foto-2-300x271.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/T.-Merton-foto-2-554x500.png 554w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/T.-Merton-foto-2.png 1331w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Carlo Parenti • L’eredità culturale e spirituale di Thomas Merton (1915-1968), a mezzo secolo dalla scomparsa, non tende a spegnersi, persistendo una miriade di studi intorno alla sua imponente opera che spazia in ambiti diversificati come la mistica cristiana, la vita contemplativa, il rinnovamento monastico, l’azione sociale, le varie religioni nel mondo e la condizione intima dell’uomo indagata anche attraverso un’ampia produzione poetica. Affrontare la sua figura significa seguire gli stessi percorsi apparentemente indipendenti della sua scrittura, che trovano l’elemento unificante nella volontà di mettere in luce le esigenze latenti di un’umanità confusa, esiliata dalle verità più profonde. Attraverso il pellegrinaggio geografico e spirituale di Merton si coglie l’archetipo dell’uomo in una continua ricerca, che fa esperienza di Dio nella vita contemplativa per porsi poi in quello stato di irrilevanza, di marginalità che facilita la genuina apertura verso altri mondi, altre culture, verso una moltitudine di persone che possono far confluire le differenze in un’antica, originaria unità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questi temi sono affrontati in un volume di Maurizio Renzini &#8211;<i>Thomas Merton, una spiritualità inquieta, Nerbini, 2017-</i> che traccia l’evoluzione e il dispiegarsi della vita di Merton in una serie di fasi ove la mistica si coniuga con i problemi del mondo e con quelli dell’esistenza umana. Renzini, decano dell’ Istituto Industriale di Foligno di cui è stato preside, è presidente del Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno. Rimase affascinato dai libri di Thomas Merton in giovanissima età. Risvegliò il suo interesse per questo scrittore trappista nel 2000 divenendone uno studioso e impegnandosi nella diffusione della sua opera. E’ stato un promotore ed è il presidente dell&#8217;<i>Associazione italiana Thomas Merton </i>che è riconosciuta ufficialmente da quella internazionale con sede negli USA. Partecipa anche alle iniziative della <i>Fondazione La Pira</i> dove l’ho conosciuto ed apprezzato. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A questo proposito giova dire che La Pira incontrò Merton al monastero americano del Gethsemani in Kentucky (una comunità monastica appartenente all&#8217;Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza, c.d. Trappisti) nell’ottobre 1964. Ciò in occasione di un suo viaggio negli Usa – accompagnato da Fioretta Mazzei, Mario Primicerio e Vittorio Citterich – per il gemellaggio tra Filadelfia e Firenze. Merton nell’indicare – tra gli italiani che maggiormente l’avevano influenzato o colpito – Dante, i grandi santi e vari scrittori come Montale, Quasimodo e Pavese, alla fine diceva: «I add that I am glad to be friend of La Pira» («Aggiungo che sono felice di essere amico di La Pira»).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Francesco, il 25 settembre del 2015, in occasione della visita all’Assemblea plenaria del Congresso degli Stati Uniti d’America -durante il suo viaggio apostolico-, indicò Merton come dei quattro americani a cui guardare perché «… <i>resta una fonte di ispirazione spirituale e una guida per molte persone</i>». E aggiunse: «<i>Merton era anzitutto uomo di preghiera, un pensatore che ha sfidato le certezze di questo tempo e ha aperto nuovi orizzonti per le anime e per la Chiesa. Egli fu anche uomo di dialogo, un promotore di pace tra popoli e religioni</i>».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come ha osservato Mario Zaninelli – presbitero della diocesi di Milano, specializzato in spiritualità e vita cristiana presso la facoltà dell’Italia Meridionale di Napoli e coordinatore scientifico dell’<i>associazione Thomas Merton</i> &#8211; si può dire che il volume di Renzini</span><span style="font-size: medium;"> <span style="font-size: medium;">apra la riflessione proprio nella direzione voluta e annunciata da papa Francesco. Non solo. Quello che si potrà apprezzare, leggendo il volume , va ricondotto a quel desiderio del santo padre che, nell’esortazione apostolica </span><i style="font-size: medium;">Evangelii Gaudium</i><span style="font-size: medium;">, così enunciava: «</span><i style="font-size: medium;">Il modo di relazionarci agli altri che realmente ci risana, invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni uomo, che sa sopportare le molestie del vivere aggrappandosi all’amore di Dio</i><span style="font-size: medium;">» (EG 92). Pensieri, questi, che fanno riecheggiare nei nostri cuori quella mistica di Merton, impastata con la quotidianità del vivere, presente anche in santa Teresa di Lisieux, che il monaco trappista ben conosceva e stimava. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine qualche breve nota sulla vita di Merton. Egli si imbatté in un inaspettato spunto di conversione al cattolicesimo durante una visita in Italia, particolarmente al Monastero “delle tre fontane” nel cuore di Roma, accanto al luogo dove l&#8217;apostolo S. Paolo fu martirizzato nell&#8217;anno 67.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La sua opera autobiografica: “La montagna dalle sette balze” è stata pubblicata in milioni di copie e tradotta in ventotto lingue. Merton scrisse altri sessanta libri, centinaia di poesie, articoli, lettere, diari che spaziano dalla spiritualità monastica ai diritti civili alla non violenza all&#8217;ecumenismo, agli armamenti nucleari.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I ventisette anni che egli trascorse al Gethsemani, prima della sua morte improvvisa nel 1968, portarono naturalmente dei profondi cambiamenti nella sua persona. La sua vibrante conversione, l&#8217;incombente rischio della guerra nucleare e la sua tragica storia familiare (con il fratello caduto in combattimento durante la seconda guerra mondiale) lo costrinsero in qualche modo nell&#8217;arena politica ove divenne uno dei punti di riferimento del movimento per la pace degli anni sessanta. Fu anche strenuo sostenitore del movimento non violento per i diritti civili, che egli definì come “<i>il più grande esempio di fede cristiana attiva nella storia sociale degli Stati Uniti</i>” in piena era segregazionista.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A causa anche del suo costante impegno sociale, Merton dovette sopportare una severa critica da parte di cattolici e non, che attaccarono i suoi scritti ritenendoli di natura prettamente politica o comunque sconvenienti per un monaco. Nel corso degli ultimi anni della sua vita, anche spinto in tal senso dai ricorrenti eventi bellici nel Sud-Est asiatico, maturò un profondo interesse per le culture e le religioni di quelle aree, particolarmente per il Buddismo Zen, volendo promuovere il dialogo Est-Ovest in chiave pacifista. Il Dalai Lama elogiò pubblicamente Thomas Merton riguardo la sua ottima conoscenza del Buddismo, giudicata come la più completa e profonda rispetto ad ogni altro cristiano da lui precedentemente conosciuto. Fu durante un viaggio, per una conferenza sul dialogo monastico tra Est e Ovest, che Merton mori a Bangkok il 10 dicembre 1968, folgorato nella sua stanza da un ventilatore difettoso. Per una triste coincidenza tale data corrisponde al ventisettesimo anniversario del suo ingresso al Gethsemani.</span></span></span></p>
<div id="sdfootnote1"></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/thomas-merton-una-spiritualita-inquieta">Thomas Merton, una spiritualità inquieta</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Educare i giovani a combattere la cultura dello scarto</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/educare-i-giovani-a-combattere-la-cultura-dello-scarto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 13:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5772</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • «Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/educare-i-giovani-a-combattere-la-cultura-dello-scarto">Educare i giovani a combattere la cultura dello scarto</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/evangelii-gaudium.gif"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5806" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/evangelii-gaudium-300x94.gif" alt="evangelii-gaudium" width="300" height="94" /></a>di Stefano Liccioli • «Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”» (EG 53).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da questo passaggio dell&#8217;Evangelii Gaudium ha preso spunto un&#8217;esperienza condotta con alcuni giovani liceali rivolta ad educarli a combattere la cultura dello scarto di cui parla Papa Francesco. Sulle nuove generazioni infatti ha un particolare fascino una visione del mondo incentrata sull&#8217;efficientismo, su ciò che è esteriormente bello e gradevole. Occorre dunque contrastare, partendo proprio dai giovani, questa cultura dominante in cui, come afferma sempre il Santo Padre, «il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Il reale cede il posto all’apparenza».</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;esperienza è consistita nel far riflettere i giovani su, principalmente, tre tipi di fragilità: quella dovuta alla vecchiaia, quella causata dalla malattia e quella imputabile alla povertà. Consapevoli che le parole ammoniscono e gli esempi trascinano, la riflessione si è basata su testimonianza di persone che stando a contatto con anziani, malati e poveri ne hanno messo in luce l&#8217;alto valore, un valore che si nasconde dietro una condizione di fragilità, a volte anche estrema. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo in questi giorni meditato la passione e morte di Gesù il quale ci ha salvato proprio attraverso la croce, mediante cioé una situazione di massima debolezza. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Affrontando il tema della disabilità, soprattutto quella attribuibile a disfunzioni genetiche, i ragazzi si sono chiesti ed hanno chiesto se fosse giusto lasciare che le persone fossero condannate all&#8217;infelicità. Da qui la risposta che non possiamo misurare il valore della vita da quello che può consentire di fare e che stando a contatto con le persone che riteniamo meno fortunate ci possiamo accorgere invece che non sono per niente insoddisfatte della loro esistenze. Poi, iniziare a mettere in discussione il valore della vita in base a presunti standard qualitativi basati sull&#8217;efficienza, vuol dire imboccare un pendio scivoloso che non si sa dove possa portare (come esempio sono stati citati certi programmi eugenetici). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Significativo anche l&#8217;intervento di chi ha raccontato il proprio servizio a favore dei senzatetto, persone che a volte si trovano in povertà non per proprie responsabilità e che dobbiamo imparare a guardare andando oltre certi pregiudizi. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutte le testimonianza si sono chiuse con un invito rivolto ai giovani non solo ad avere un sguardo diverso su queste condizioni di fragilità (un risultato che sarebbe già importante), ma anche ad impegnarsi per farsi prossimi alle persone malate, emarginate o anziane, senza grandi gesti, ma donando un po&#8217; del proprio tempo per starli vicini. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come conclusione finale è stata letta una meditazione di don Mazzolari che in un passaggio recita così:«Ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo; per amare anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non è amabile, anche quello che pare rifiutarsi all&#8217;amore, poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore c&#8217;è insieme a una grande sete d&#8217;amore, il volto e il cuore dell&#8217;amore».</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/educare-i-giovani-a-combattere-la-cultura-dello-scarto">Educare i giovani a combattere la cultura dello scarto</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La visita di papa Francesco sui luoghi di san Pio da Pietrelcina</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-visita-di-papa-francesco-sui-luoghi-di-san-pio-da-pietrelcina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Vermigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 09:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[don Francesco Vermigli 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5733</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Francesco Vermigli • La visita che il papa ha fatto sui luoghi della vita di padre Pio lo scorso 17 marzo, è come l’anello di una lunga catena che lega la nostra penisola e – passando attraverso Bozzolo e Barbiana – giunge a Pietrelcina e sul duro sasso del Gargano, per risalire a maggio [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-visita-di-papa-francesco-sui-luoghi-di-san-pio-da-pietrelcina">La visita di papa Francesco sui luoghi di san Pio da Pietrelcina</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/papa-a-san-Pio.1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5736" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/papa-a-san-Pio.1-300x169.jpg" alt="papa a san Pio.1" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/papa-a-san-Pio.1-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/papa-a-san-Pio.1-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/papa-a-san-Pio.1.jpg 635w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Francesco Vermigli • La visita che il papa ha fatto sui luoghi della vita di padre Pio lo scorso 17 marzo, è come l’anello di una lunga catena che lega la nostra penisola e – passando attraverso Bozzolo e Barbiana – giunge a Pietrelcina e sul duro sasso del Gargano, per risalire a maggio a Loppiano. Una catena – questa creata dai viaggi di papa Francesco – i cui anelli sono i santi e le figure della storia recente della Chiesa che è in Italia (Mazzolari e Milani, san Pio e Chiara Lubich); una catena che inanella luoghi distanti tra loro, la cui distanza non si misura solo geograficamente.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il viaggio si è svolto nel cinquantesimo anniversario della morte di san Pio e nel centenario dell’apparizione delle stigmate permanenti sulle sue mani. Il papa è prima atterrato non lontano da Pietrelcina, paese che dette i natali a Francesco Forgione; per spostarsi quindi sul versante adriatico, a San Giovanni Rotondo, nel luogo in cui il santo cappuccino visse e in cui esercitò il proprio ministero. Questa visita ha anche significato per il pontefice toccare il Meridione profondo; quel Sud che negli anni di padre Pio ha conosciuto mille e mille migrazioni, il Sud delle speranze e delle illusioni, degli inganni e delle falsità, il Sud della devozione radicata e della fede popolare. In entrambi i luoghi segnati dalla storia di san Pio il papa si è rivolto ai presenti: lo ha fatto nel discorso tenuto nel piazzale di Piana Romana presso Pietrelcina e nell’omelia durante la celebrazione eucaristica sul sagrato della chiesa dedicata allo stesso frate cappuccino. In brevi righe, vorremmo raccogliere con un solo sguardo i punti salienti di questi due discorsi.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono quattro gli snodi prevalenti che si prendono da entrambi; per quanto essi sembrino avere uno spessore diverso, non fosse altro per l’insistenza differente con cui il papa li ha esposti. Un primo punto sul quale si ferma il pensiero di Francesco, è il significato che ha avuto la preghiera nella biografia di san Pio: nelle parole del papa la preghiera del cappuccino viene ora presentata come strumento imprescindibile di chiarificazione spirituale e occasione di affidamento (nel discorso a Piana Romana), ora descritta come ringraziamento e lode, gesto d’amore e intercessione (nell’omelia della messa celebrata a San Giovanni Rotondo); punto, quest’ultimo, che pare ben confacente al profilo della preghiera di padre Pio.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Condotto dal Vangelo proclamato nella messa celebrata a San Giovanni Rotondo (cap. 11 del Vangelo secondo Matteo), il papa ha quindi rivolto la propria attenzione al tema della “piccolezza”, destinataria privilegiata della rivelazione del Padre, secondo l’insegnamento che si prende in particolare da Mt 11,25. Qui il pensiero del papa non poteva che andare alla visita compiuta poche decine di minuti prima alla Casa Sollievo della Sofferenza, struttura sanitaria legata a doppio filo con la vita del santo cappuccino. La visita è divenuta l’occasione per parole forti, che appaiono frequenti sulla bocca del papa fin dall’inizio del suo pontificato; quelle parole che vanno nel senso della denuncia dell’imperante “cultura dello scarto”: «Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, che, al contrario, predilige i potenti e reputa inutili i poveri. Chi preferisce i piccoli proclama una profezia di vita contro i profeti di morte di ogni tempo, anche di oggi, che scartano la gente, scartano i bambini, gli anziani, perché non servono» (dall’omelia della messa).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nelle parole del papa, l’accoglienza di Gesù per tutti coloro che sono afflitti, oppressi, affaticati (cfr. Mt 11,28) passa in maniera naturale dall’ambito della cura amorevole per le sofferenze fisiche e le malattie alla cura per le sofferenze morali e spirituali, alle quali padre Pio in maniera instancabile ha offerto la medicina dell’assoluzione sacramentale. È un punto, quest’ultimo, che intercetta infatti in maniera singolare la biografia di padre Pio, il cui corpo è stato significativamente traslato a Roma proprio in occasione del Giubileo dedicato alla Misericordia.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C’è infine un altro e ulteriore punto di cui è possibile misurare la coerenza con il profilo del santo di Pietrelcina, quarto e ultimo degli snodi su cui preferibilmente si è avvolto il pensiero di Francesco tanto nel discorso di Piana Romana, quanto nell’omelia di San Giovanni Rotondo: il tema della comunione con la Chiesa e della fedeltà ad essa. Sono ben note le vicende dolorose che interessarono il santo frate nel suo rapporto con la Chiesa: il riconoscimento che papa Francesco ha fatto mediante la sua visita, non è certo il primo che gli sia stato tributato nel corso degli ultimi decenni; basti evidentemente pensare alla beatificazione prima e alla canonizzazione poi. Pare però che la presentazione in padre Pio di un modello di obbedienza alla Chiesa e di amore per essa – tanto quanto di un esempio di instancabile ministro della confessione – sia sintonica con l’orizzonte generale del pontificato stesso di papa Francesco.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-visita-di-papa-francesco-sui-luoghi-di-san-pio-da-pietrelcina">La visita di papa Francesco sui luoghi di san Pio da Pietrelcina</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>San Giovanni XXIII e i diritti dell’uomo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/san-giovanni-xxiii-e-i-diritti-delluomo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 09:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Andrea Drigani 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5727</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Andrea Drigani • Settanta anni fa, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, approvava la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». A questa «Dichiarazione» dette il suo contributo il filosofo cattolico Jacques Maritain (1882-1973), non solo con la pubblicazione di articoli e libri, ma pure con l’espletamento di ruoli istituzionali in rappresentanza [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/san-giovanni-xxiii-e-i-diritti-delluomo">San Giovanni XXIII e i diritti dell’uomo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/1ddeaeb1eca66be48e4bee424a1e7a40_XL.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5729" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/1ddeaeb1eca66be48e4bee424a1e7a40_XL-300x181.jpg" alt="1ddeaeb1eca66be48e4bee424a1e7a40_XL" width="300" height="181" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/1ddeaeb1eca66be48e4bee424a1e7a40_XL-300x181.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/1ddeaeb1eca66be48e4bee424a1e7a40_XL-827x500.jpg 827w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/1ddeaeb1eca66be48e4bee424a1e7a40_XL.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Andrea Drigani • Settanta anni fa, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, approvava la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». A questa «Dichiarazione» dette il suo contributo il filosofo cattolico Jacques Maritain (1882-1973), non solo con la pubblicazione di articoli e libri, ma pure con l’espletamento di ruoli istituzionali in rappresentanza del governo francese presso le conferenze internazionali. Maritain aveva indicato nel diritto naturale, inteso nella concezione tomista, la radice dei diritti dell’uomo. Per San Tommaso d’Aquino il fondamento della legge naturale va ricercato primariamente nel Libro della Genesi, laddove si dice: «E Dio creò l’uomo a sua immagine» (1,27); perciò il Dottore Angelico afferma che la legge naturale non è altro che impressione della luce divina in noi («Lex naturalis nihil aliud est quam impressio divini luminis in nobis»). Riprendendo poi un altro testo della Sacra Scrittura: «Chi ci farà vedere il bene, se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?» (Sal 4,7), San Tommaso vede un riferimento alla luce naturale per mezzo della quale discerniamo ciò che è bene e ciò che è male, che è la ragione della nostra ragione. Ma oltre alla luce naturale Dio si direttamente rivelato col Decalogo, coi Profeti e con la Parola di Gesù. Dalla ragione e dalla Rivelazione emerge, dunque, che Dio ha dato al mondo e agli uomini la sua legge. Proseguendo su questa linea il grande teologo e canonista Francisco Suarez (1548-1671) parla dello «ius divinum, sive naturale sive positivum» cioè della medesima legge divina presente nella natura, intellegibile «sub lumine rationis», o direttamente posta da Dio, comprensibile «sub lumine Revelationis». Questa conclusione di Suarez, che compendia la plurisecolare dottrina cattolica, è in qualche modo esclusa nelle teorie di un suo contemporaneo: il giurista olandese Huig van Groot, detto Grozio, (1583-1645). Grozio era un protestante arminiano, che rifiutava il rigorismo dei calvinisti, propugnando moderazione e tolleranza in nome di un ideale umanistico di libertà. Nella sua opera più famosa «De iure belli ac pacis» vorrebbe fondare un scienza del diritto universalmente valida, per garantire una pacifica convivenza tra le nazioni. Per Grozio questa scienza può essere fondata a prescindere dall’esistenza di Dio («etiamsi daremus…non esse Deum»). Tale tesi provoca un cambiamento profondo nella storia del pensiero giuridico europeo creando un giusnaturalismo laicizzato e secolarizzato, nell’intento, forse, di favorire un’ampia convergenza pragmatica a difesa della persona umana. Su questa scia si muove, diversamente dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America del 5 settembre 1787 nella quale si fa un esplicito riferimento a Dio e al diritto naturale, la Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789. Nella seconda metà del secolo XIX inizia, sia pur lentamente, un’azione politica e diplomatica per la tutela dei diritti dell’uomo; nel 1860 viene istituita la Croce Rossa, sono altresì stipulate le Convenzioni internazionali del Ginevra del 1889 e dell’Aia del 1907 per contenere i danni dei conflitti armati. Nel 1919 nasce la Società delle Nazioni che per varie difficoltà non fu in grado di svolgere i propri compiti e si dissolse all’inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1945 viene costituita l’Organizzazione delle Nazioni Unite che ha nei suoi primi atti la predetta Dichiarazione del 1948. Su quest’ultima apparvero alcune note critiche, ad esempio da parte del gesuita Antonio Messineo (1897-1978) che rilevava una certa sottolineatura individualistica e razionalistica. Per il filosofo cattolico Giuseppe Capograssi (1889-1956), invece pur non vedendo nella Dichiarazione un adeguato fondamento metafisico, tuttavia l’apprezzava come risposta concreta ai bisogni pratici delle società, in riferimento alle devastazioni corporali e spirituali prodotte dai regimi totalitari e dalla guerra. La visione cristiana dei diritti umani, nei nostri tempi, trova la sua prima presentazione, tenendo conto della migliore tradizione cattolica, delle discussioni filosofiche e politiche, nonché dei drammatici e devastanti eventi bellici, nell’Enciclica «Pacem in terris» pubblicata da San Giovanni XXIII l’11 aprile 1963. Papa Roncalli afferma, infatti, che la pace può essere instaurata solo nel pieno rispetto dell’ordine voluto da Dio, attraverso quelle leggi da ricercare là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana. Rilevando che ogni convivenza ordinata e feconda si fonda sul principio che ogni essere umano è persona, la cui dignità, alla luce della Rivelazione divina, appare incomparabilmente grande, perché gli uomini sono stati redenti dal sangue di Gesù Cristo e con la grazia sono divenuti figli e amici di Dio e costituiti eredi della gloria eterna. San Giovanni XXIII elenca una serie di diritti e di doveri, inseparabilmente connessi, sostenendo che il bene comune delle singole comunità politiche, come il bene comune universale non può essere determinato che avendo riguardo alla persona umana. Circa la Dichiarazione del 1948, pur rammentando che era state sollevate obiezioni e riserve, San Giovanni XXIII annotava che, comunque, il documento aveva segnato un passo importante nel cammino verso l’organizzazione giuridico-politica della comunità mondiale.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/san-giovanni-xxiii-e-i-diritti-delluomo">San Giovanni XXIII e i diritti dell’uomo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anastasis: la morte come evento personale-comunionale. Note antropologiche a partire dalla Liturgia dell’antica Veglia Pasquale ortodossa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/anastasis-la-morte-come-evento-personale-comunionale-note-antropologiche-a-partire-dalla-liturgia-dellantica-veglia-pasquale-ortodossa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 09:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5725</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Se è vero che la liturgia è l’epicentro della vita spirituale e perciò del pensare teologico del cristiano e che questi è dotato di due polmoni, se ne deduce che per il cristiano non ortodosso guardare alla Liturgia ortodossa sia di grande importanza. Propongo allora, in questo Tempo Pasquale, delle semplici [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/anastasis-la-morte-come-evento-personale-comunionale-note-antropologiche-a-partire-dalla-liturgia-dellantica-veglia-pasquale-ortodossa">Anastasis: la morte come evento personale-comunionale. Note antropologiche a partire dalla Liturgia dell’antica Veglia Pasquale ortodossa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/hqdefault.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5810" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/hqdefault-300x225.jpg" alt="hqdefault" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/hqdefault-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/hqdefault.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti • Se è vero che la liturgia è l’epicentro della vita spirituale e perciò del pensare teologico del cristiano e che questi è dotato di due polmoni, se ne deduce che per il cristiano non ortodosso guardare alla Liturgia ortodossa sia di grande importanza. Propongo allora, in questo Tempo Pasquale, delle semplici note teo-antropologiche ispiratemi da uno sguardo dato alla Liturgia ortodossa dell’antica Veglia Pasquale, «l’apice degli uffici bizantini», come è stata definita da Robert Taft, noto studioso in questo ambito di ricerca teologica (<i>A partire dalla Liturgia. Perché è la liturgia che fa la Chiesa</i>, Roma 2004, 280).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Qualche breve dato introduttivo. La preparazione alla Pasqua, come è noto, dura dieci settimane, le Domeniche del <i>Triódon</i> (di cui sette di digiuno) nelle quali si fa memoria della realtà della morte a causa del peccato e della misericordia di Dio. Le solennità pasquali vanno dal Sabato delle Palme fino alla Domenica dopo Pasqua (o detta di san Tommaso). L’antica Veglia Pasquale &#8211; Vespri con le letture della Veglia e Liturgia di san Basilio &#8211; è collocata al mattino del Sabato, mentre il mattutino della Domenica di Pasqua è celebrato durante la notte, l’attuale Veglia Pasquale. L’assetto liturgico ha conosciuto un significativo sviluppo nel corso dei secoli &#8211; a volte, ahimè &#8211; come studiosi hanno mostrato (cf, oltre agli studi di Taft, anche G. Bertonière: <i>The Historical Development of the Easter Vigil and Related Services in the Greel Church</i>, Roma 1972).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’antica Veglia comincia con la composizione dell’epoca di Giustiniano dei <i>Lamenti dell’Inferno</i> che esprime mirabilmente la concezione orientale della salvezza, ovvero, l’opera divina che è espressa dall’icona dell’<i>Anastasis</i>, della discesa di Cristo agli inferi (e attestata nella Scrittura in passi come <i>Mt</i> 12,40; <i>At</i> 2,24.27.31; <i>etc</i>.), unica immagine, insieme a quella della tomba vuota, che l’Ortodossia ha della risurrezione. Il Cristo dell’<i>Anastasis</i> è raffigurato al contempo come il Crocifisso (non esce dalla tomba ma vi sprofonda, è agli inferi) e il Risorto (è vivo e dona vita). Tale immagine vogliono comporre le quindici letture bibliche intervallate da cantici scritturistici della Veglia e che Olivier Clément (1921-2009) raggruppa in tre categorie: i racconti delle <i>risurrezioni dell’Antico Testamento</i>, delle <i>grandi opere di Dio</i> di creazione e ricreazione e delle <i>profezie messianiche </i>(cf A. Schmemann &#8211; O. Clément, <i>Il mistero pasquale</i>, Roma 2003, 70-83). Segue l’affondo della lettura di <i>Rom</i> 6,3-11 che svela l’immersione del battesimo nel mistero pasquale quale proprio discesa agli inferi di Cristo e risalita liberatrice. A tale primo movimento fa seguito un secondo, quello illustrato dal <i>Sal</i> 81 che invita l’uomo a liberare il misero e il povero, ossia, a partecipare della liberazione operata dal Risorto. Il brano evangelico è <i>Mt</i> 28, il racconto della tomba vuota, il messaggio dell’angelo, le donne mirofore, le apparizioni del Risorto, il comando del battesimo in nome della Trinità. Al momento del «grande ingresso» (la processione, lungo tutta la navata, con cui il presbitero porta i doni dalla <i>próthesis</i>, l’abside a sinistra dell’altare dove vengono preparate le offerte, all’altare), al posto del <i>cheroubikón</i> (l’inno che si canta mentre il presbitero si accinge al grande ingresso) viene recitato un antico canto proveniente dalla Liturgia di san Giacomo in cui l’immolazione, la morte di Cristo è presentata come cibo per ogni carne mortale. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ebbene, il tema della morte di Gesù colta nella sua stretta correlazione alla risurrezione e iconizzato nella discesa agli inferi è predominante. E a ciò si collega il secondo tema, quello battesimale, ossia, la connessione tra la morte di Cristo quale fonte di vita e la morte e la vita dell’uomo. È la morte di Cristo a essere rivelata in tutto il suo valore salvifico, vivificante, risurrezionale, in quanto, non <i>la vita rimpiazza la morte</i> ma <i>la morte, come atto d’amore sacrificale, trasforma la morte da condizione di isolamento, alienazione a quel medesimo modo d’essere d’amore sacrificale, e quindi in vita</i>. Per dirla con Ioannis Zizioulas (1931), la morte vissuta dalla “Persona” (il Figlio) fa sì che essa divenga evento personale-comunionale (dal Padre per lo Spirito Santo), e quindi di vita e così di trasformazione di ogni ipostasi, che con tale morte entra in contatto, da «biologica» (mortale) a «ecclesiale» (immortale) (cf l’importante <i>Apo to prosôpeio eis to prosôpon. Hê symbolê tês paterikês theologias eis tên ennoian tou prosôpou</i>, in <i>Charistêria eis timên tou mêtropolitou Gerontos Chalkêdonos Melitônos</i>, Tessalonica 1977, 287-323). Il senso della risurrezione, il ciò che si celebra la Domenica, allora non è quello di un atto di prepotenza del Padre (o, peggio, del Figlio) che annichila la morte con la vita ma il ricevere del Figlio, nella morte-alienazione sperimentata nella sua umanità in obbedienza al disegno del Padre in favore degli uomini, il modo di esistenza personale-comunionale dal Padre, lo Spirito Santo, facendo sì che tale modo di esistenza nella morte venga comunicato agli uomini che Cristo incontra in essa.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco il battesimo quale morte dell’ipostasi biologica nella morte-evento-personale-comunionale, morte intesa quindi non come annichilimento, né della morte né dell’ipostasi umana, ma come superamento, «ascesi», verso un altro modo d’esistenza, quello personale-comunionale, proprio solo di Cristo, il “luogo” dell’uomo nella Trinità, e delle altre Persone Divine. Ora, nella liturgia, in virtù del suo carattere pneumatico-simbolico-sacramentale, tale morte vivificante nell’uomo è già pienamente realizzata: la dimensione temporale rivela pienamente quella sovratemporale, o meglio, essa si rivela quale rivelazione piena della sovratemporalità che è Dio. L’azione liturgica, cioè, manifesta, in quanto in essa vi si realizza, pienamente la salvezza, l’Escatologico: l’<i>Eschatos</i>-nella-creazione. Nello spazio <i>extra</i>-liturgico, la salvezza si invera invece dispiegandosi temporalmente nella/come lunga ascesi verso il Cielo dall’Ade. Il cristiano è battezzato nella sua propria morte dalla morte di Cristo e così è incorporato in Lui, trova vita e può partecipare &#8211; vedendo progressivamente inverata la sua predestinazione ad essere conforme all’immagine del Figlio (cf <i>Rom</i> 8,29) &#8211; alla Sua opera sacerdotale di operare<i> </i>la<i> </i>salvezza del mondo, nel senso di <i>incorporazione</i> (concezione fondamentale della soteriologia chiaramente formulata anche dalla recente lettera “Placuit Deo”<i> </i>della Congregazione per la Dottrina della Fede). Cristo nell’ipostasi ecclesiale (e questa in Cristo) battezza le altre ipostasi biologiche con cui entra in contatto entrando con la propria morte, quale evento personale-comunionale, nella morte dell’altro, quale alienazione, e viceversa, assumendo la morte-alienazione dell’altro nella propria morte come amore sacrificale.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco così qualche semplice evidenziazione del forte contenuto antropologico del mistero della morte-risurrezione di Cristo che la Liturgia dell’antica Veglia Pasquale ortodossa offre in virtù del suo cogliere l’ampia prospettiva dell’evento pasquale che riconosce il significato profondo del Sabato quale fulcro teologico dei “tre giorni” e che si estende fino alla <i>parousia</i>: l’uomo-<i>Anastasis</i>, icona della vita, icona dell’ipostasi ecclesiale.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/anastasis-la-morte-come-evento-personale-comunionale-note-antropologiche-a-partire-dalla-liturgia-dellantica-veglia-pasquale-ortodossa">Anastasis: la morte come evento personale-comunionale. Note antropologiche a partire dalla Liturgia dell’antica Veglia Pasquale ortodossa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Lettera «Placuit Deo» contro l&#8217;attuale rischio riduzionista neo-pelagiano e neo-gnostico</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-lettera-placuit-deo-contro-lattuale-rischio-riduzionista-neo-pelagiano-e-neo-gnostico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 09:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5720</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • La Congregazione per la Dottrina della Fede il 1° marzo 2018 ha pubblicato la &#8220;Lettera Placuit Deo ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della salvezza cristiana&#8221;. Questa Lettera nel titolo si ispira a San Paolo citando la Lettera agli Efesini: &#8220;Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-lettera-placuit-deo-contro-lattuale-rischio-riduzionista-neo-pelagiano-e-neo-gnostico">La Lettera «Placuit Deo» contro l’attuale rischio riduzionista neo-pelagiano e neo-gnostico</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/SDP_6365-755x491.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5722" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/SDP_6365-755x491-300x195.jpg" alt="SDP_6365-755x491" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/SDP_6365-755x491-300x195.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/SDP_6365-755x491-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/SDP_6365-755x491-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/SDP_6365-755x491.jpg 755w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Francesco Romano • La Congregazione per la Dottrina della Fede il 1° marzo 2018 ha pubblicato la &#8220;Lettera <i>Placuit Deo</i> ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della salvezza cristiana&#8221;. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa Lettera nel titolo si ispira a San Paolo citando la Lettera agli Efesini: &#8220;Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà&#8221; (Ef. 1, 9).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scopo immediato della Lettera è di sottolineare alcuni aspetti della salvezza cristiana che le recenti trasformazioni culturali rendono oggi più difficile da comprendere, ma in linea più generale viene evidenziato che &#8220;l&#8217;insegnamento sulla salvezza in Cristo esige di essere sempre nuovamente approfondito&#8221;.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come ha tenuto a precisare nella sua presentazione il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, questa Lettera approvata dal Papa non nasce da una sua richiesta diretta, ma da diversi teologi che hanno espresso il desiderio che venissero approfonditi alcuni aspetti già enunciati dalla Dichiarazione <i>Dominus Iesus</i> (6.8.2000), il cui punto fondamentale è l&#8217;unicità e l’universalità salvifica di Cristo, sollecitando la stesura di un nuovo documento sulla salvezza cristiana per combattere il rischio sempre incombente del riduzionismo della fede.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Punto fermo nella confessione di fede cristiana è la proclamazione di Gesù unico Salvatore di tutto l&#8217;uomo e dell&#8217;umanità intera, mentre le odierne trasformazioni culturali vanno alterando il senso e il messaggio con tendenze devianti simili a quelle professate dal pelagianesimo e dallo gnosticismo. Da un lato emerge l&#8217;individualismo incentrato sull&#8217;uomo visto come soggetto autonomo che può realizzarsi con le sole sue forze, relegando la figura di Cristo a un modello che ispira azioni generose, ma che non trasforma la condizione umana. Dall&#8217;altro lato coesiste la visione di una salvezza meramente interiore in cui l&#8217;uomo è interiormente unito a Dio, ma completamente separato dagli altri uomini e dal mondo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Lettera <i>Placuit Deo</i> richiama la preoccupazione del Santo Padre Francesco, presente sovente anche nel suo magistero ordinario, col mettere in guardia da tentazioni di tipo neo-pelagiano e neo-gnostico. Nel primo caso la salvezza si affida alle forze del singolo o alle strutture puramente umane incapaci di accogliere le novità dello Spirito. Nel secondo, invece, la salvezza è ridotta a pura interiorità e soggettivismo spingendosi con l&#8217;intelletto oltre la carne di Gesù. Liberando la persona dal corpo e dal cosmo materiale, la mano provvidente del Creatore resta oscurata diventando realtà senza senso, priva di identità ultima e manipolabile secondo gli interessi dell&#8217;uomo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La preoccupazione del Papa prende concretezza nel constatare il riproporsi da parte di certi movimenti odierni di atteggiamenti che familiarizzano con posizioni ereticali, come quelle citate, degenerando nel fraintendimento della fede biblica.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La liberazione dell&#8217;uomo dai limiti della materia secondo la visione neo-gnostica entra in contraddizione con la salvezza che ci giunge attraverso l&#8217;incarnazione di Gesù, la sua vita, morte e resurrezione nel suo vero corpo. Inoltre, secondo la visione neo-pelagiana l&#8217;individuo isolato, che pensa di realizzarsi con le sole sue forze, collide con la visione di Cristo che media l&#8217;Alleanza dell&#8217;intera famiglia umana.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scopo della Lettera <i>Placuit Deo</i> è di ribadire che la salvezza consiste nella nostra unione con Cristo che, attraverso l&#8217;incarnazione, vita, morte e resurrezione, ha generato un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini che vi vengono introdotti con il dono dello Spirito Santo come figli nel Figlio e diventare un solo corpo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;aspirazione di ogni uomo è il raggiungimento della felicità che molto spesso coincide con la salute fisica, un maggior benessere economico ecc., ma contro ogni pretesa di autorealizzazione, niente di creato può soddisfare pienamente l&#8217;uomo perché Dio ci ha destinati alla comunione con lui e &#8220;il nostro cuore è inquieto finché non riposi in lui&#8221;. Se la redenzione dovesse essere misurata secondo i bisogni esistenziali ci saremmo fatti un Dio Redentore a immagine del nostro bisogno. La salvezza che la fede ci annuncia riguarda l&#8217;essere integrale dell&#8217;uomo, tutta la persona in corpo e anima chiamata a vivere in comunione con lui.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altra sottolineatura di questo documento è la salvezza operata da Gesù che non si limita alla sola interiorità: “è proprio assumendo la carne, nascendo da donna, che il Figlio di Dio si è fatto figlio dell&#8217;uomo e nostro fratello”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quindi la tentazione è duplice: il riduzionismo individualista di tendenza pelagiana che promette una salvezza dell’uomo fondata sulle sue forze, e quello neo-gnostico che promette una liberazione meramente interiore dell’uomo unito a Dio, ma disinteressato del prossimo. Queste deviazioni contrastano con la via che ci ha indicato il Salvatore che si è rivelato egli stesso come la via da percorrere, non individualmente, ma imitando il suo esempio, Lui che si è rivelato essere la stessa via inaugurata attraverso la sua carne che entra in relazione con gli uomini e con il creato. La salvezza consiste nell&#8217;incorporarci alla sua vita che ha assunto la nostra umanità integrale per vivere e farci vivere in piena comunione con il Padre e con i fratelli.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa è il luogo dove riceviamo la salvezza portata dal Signore, è la comunità di coloro che sono incorporati al nuovo ordine di relazioni inaugurato da Cristo. Quindi, la visione di Chiesa come mediazione salvifica ci consente di fugare la tentazione riduzionista neo-pelagiana di chi pensa di salvarsi con le sue sole forze escludendo i rapporti che derivano dal Dio fatto carne e che danno vita alla comunione nella Chiesa. Ma anche la tentazione di fugare una mentalità neo-gnostica di salvezza, tutta interiore, facendo a meno della Chiesa come comunità visibile che ci introduce a intessere relazioni concrete, come la carne di Cristo che tocca il malato per risanarlo, asciuga le lacrime del sofferente, tende la mano al povero. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa è anche il luogo in cui la partecipazione al nuovo ordine dei rapporti inaugurati da Gesù avviene attraverso i sacramenti. Per questo l’atteggiamento neo-pelagiano di chi pretende di salvarsi con le sole forze umane contrasta con l’economia salvifica sacramentale che offre al credente il dono salutare della rigenerazione e della crescita. Allo stesso modo l’atteggiamento neo-gnostico di guardare in modo negativo l’ordine creaturale come un impedimento che imprigiona lo spirito umano porta a ricercare la liberazione dal corpo e dalle relazioni in cui vive la persona umana per impossessarsi di una salvezza mistificata e illusoria perché non è più in grado di riconoscere i doni che il Creatore ha associato alla dimensione corporea da metterla in grado di vivere la comunione con i fratelli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione, nello specifico della Lettera si individua una parte antropologia e cristologica (Capitoli III-IV), oltre alla parte ecclesiologica (Capitoli V-VI). Con un atteggiamento neo-pelagiano, da una parte l’individuo si sente radicalmente autonomo e pretende di salvarsi da solo negando ogni relazione di dipendenza da Dio e dagli altri, affidandosi fiduciosamente alle proprie forze oppure a strutture puramente umane, incapaci di accogliere la novità dello Spirito di Dio. Dall’altra parte, di frequente, scopriamo l&#8217;atteggiamento neo-gnostico di chi cerca una salvezza meramente interiore, una fusione interiore con il divino, relegando alla condanna ciò che attiene alla corporeità spogliata delle tracce della mano provvidente del Creatore. La Lettera sottolinea che &#8220;la salvezza consiste nella nostra unione con Cristo. [&#8230;] che con la sua incarnazione, vita, morte e risurrezione, ha generato un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini, e ci ha introdotto in quest’ordine grazie al dono del suo Spirito, affinché possiamo unirci al Padre come figli nel Figlio&#8221;.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di fronte ai fallimenti che ritornano nella ricerca della felicità e della propria realizzazione, la fede in Cristo ci insegna, che niente di creato può soddisfare del tutto l’uomo, perché Dio ci ha destinati alla comunione con Lui. L’origine del male non si trova nel mondo materiale e corporeo, sperimentato come un limite o come una prigione dalla quale dovremmo essere salvati. Al contrario, la fede proclama che tutto il cosmo è buono, in quanto creato da Dio. Peccando, l’uomo ha abbandonato la sorgente dell’amore, e si perde in forme spurie di amore, che lo chiudono sempre di più in sé stesso. A questa separazione da Dio ha posto fine l’incarnazione: la salvezza che la fede ci annuncia non riguarda soltanto la nostra interiorità, ma il nostro essere integrale. È tutta la persona, infatti, in corpo e anima, che è stata creata dall’amore di Dio a sua immagine e somiglianza, ed è chiamata a vivere in comunione con Lui. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Sia l’individualismo neo-pelagiano che il disprezzo neo-gnostico del corpo sfigurano la confessione di fede in Cristo, Salvatore unico e universale&#8221; dell’uomo e di tutto l’uomo. Il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù è la Chiesa dove si realizza la partecipazione &#8220;al nuovo ordine di rapporti inaugurati da Gesù tramite i sacramenti, tra i quali il Battesimo è la porta, e l’Eucaristia la sorgente e il culmine&#8221;. La mediazione salvifica della Chiesa &#8220;ci assicura che la salvezza non consiste nell’auto-realizzazione dell’individuo isolato, e neppure nella sua fusione interiore con il divino, ma nell’incorporazione in una comunione di persone, che partecipa alla comunione della Trinità&#8221;.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-lettera-placuit-deo-contro-lattuale-rischio-riduzionista-neo-pelagiano-e-neo-gnostico">La Lettera «Placuit Deo» contro l’attuale rischio riduzionista neo-pelagiano e neo-gnostico</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verità e false notizie ai tempi di facebook</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/verita-e-false-notizie-ai-tempi-di-facebook</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 09:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2018]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=5766</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio ‍• Dopo la bufera che ha travolto Facebook, non si placano le polemiche. Questo vero e proprio scandalo della “privacy violata”, grazie allo scoop dei giornalisti inglesi su Cambridge Analytica, ha portato davanti all&#8217;opinione pubblica un&#8217;emergenza. Ci si interroga su come funziona l&#8217;uso dei dati personali al fine di modificare gli orientamenti delle [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/verita-e-false-notizie-ai-tempi-di-facebook">Verità e false notizie ai tempi di facebook</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/visual-paoline-70x100-def_bassa-r.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5768" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/visual-paoline-70x100-def_bassa-r-210x300.jpg" alt="visual-paoline-70x100-def_bassa-r" width="210" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/visual-paoline-70x100-def_bassa-r-210x300.jpg 210w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/visual-paoline-70x100-def_bassa-r-350x500.jpg 350w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/visual-paoline-70x100-def_bassa-r-300x429.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/visual-paoline-70x100-def_bassa-r.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a>di Antonio Lovascio ‍• Dopo la bufera che ha travolto Facebook, non si placano le polemiche. Questo vero e proprio scandalo della “privacy violata”, grazie allo scoop dei giornalisti inglesi su Cambridge Analytica, ha portato davanti all&#8217;opinione pubblica un&#8217;emergenza. Ci si interroga su come funziona l&#8217;uso dei dati personali al fine di modificare gli orientamenti delle persone. Un&#8217;urgenza che in realtà riguarda tutto il mondo occidentale, Italia compresa; ma non solo i Paesi più tecnologicamente avanzati. Il “caso Facebook “ha aperto gli occhi oltre ogni aspettativa: non solo per il numero di chi è coinvolto, ma per avere toccato il processo stesso della formazione del potere politico, come è successo nelle elezioni americane che hanno portato Trump alla Casa Bianca, in quelle russe dove è stato rinsaldato il dominio ormai ventennale di Vladimir Putin e come si è temuto nell’ultima campagna elettorale italiana. Un capitolo nel quale non si parte più dall’ipotesi che siamo noi a servirci dei social media, ma che sono i social media a servirsi di noi, avvelenandoci con notizie false, create ad arte da profittatori telematici e spioni internazionali. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il modello precedentemente indiscusso, per cui si cedono informazioni personali per ricevere servizi gratuiti “on line”, viene improvvisamente messo sotto accusa. E, in pochi giorni, si rovescia l’atteggiamento nei confronti della Rete che, secondo le più recenti analisi, ha perso la sua “sacralità” e, con questa, la fiducia dei cittadini. Ora i Social sono visti come generatori e moltiplicatori di “fake news”, che hanno un respiro temporale lungo e sono sostenute dalla spinta dello sciame e per questo sono in grado di spostare voti, creare allarmismi e manipolare le masse. Il web doveva essere la nuova prateria della conoscenza, il luogo della scorribanda del pensiero e dell’incontro dei nuovi saperi, liberi di viaggiare facendosi beffa delle frontiere nazionali. Sta invece diventando un recinto ristretto, dove incontrare gli sconosciuti è pericoloso, dove gli altri e le loro opinioni diverse dalla nostra fanno paura. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di fronte a questa emergenza bisogna però evitare il rischio di demonizzare Internet e i nuovi media, che hanno invece agevolato e tanto ancora servono alla nostra vita quotidiana. Essi devono semplicemente essere sottoposti alle regole che caratterizzano gli equilibri di ogni democrazia. Disciplina che favorirà il recupero di un codice etico dell’informazione e del valore della professione nella comunicazione della verità, educando al discernimento, alla verifica, all’attenzione alla persona: aiuterà Scuola e famiglie ad esercitare il ruolo educativo che hanno nei confronti di tanti ragazzi che usano la Rete. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’approccio cristiano all’etica dell’informazione può essere un modello per tutti, soprattutto con i messaggi che Papa Francesco diffonde nella ricorrenza della Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali. Per esempio, pur avendo definito Internet un dono di Dio, ha sempre chiesto di prestare attenzione all’incontro, alla relazione, all’ascolto dell’altro. E spesso ha insistito sulla necessità di cooperare e di convergere per fronteggiare le sfide dell’ambiente digitale e delle reti sociali. Richiamando alla “buona notizia” intesa non come volontà di nascondere il male o tendenza all’ottimismo ingenuo, bensì come impegno a raccontare i fatti tracciando una prospettiva di speranza e di possibilità.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Temi su cui Bergoglio si è soffermato anche quest’anno in vista della “Giornata” che la Chiesa universale celebrerà domenica 13 maggio. Con una vera e propria lezione di giornalismo, Bergoglio ha messo in guardia operatori dei Media e lettori, tutti i cittadini, contro il “serpente astuto” delle notizie false ma verosimili. Una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell&#8217;uomo con argomentazioni allettanti. Il titolo del Messaggio è il versetto del Vangelo di Giovanni &#8220;La Verità vi farà liberi&#8221;. Ma il sottotitolo applica alla stringente attualità quell&#8217;affermazione evangelica: &#8220;Fake news e giornalismo di pace&#8221;. Francesco non fa differenza tra fake news riportate online o nei media tradizionali, a cominciare dai quotidiani di carta. Definisce inoltre le fake news con la più precisa categoria concettuale di &#8220;disinformazione&#8221;, che è ben più sottile, efficace e pericolosa per la pubblica opinione della pura e semplice propaganda; perché la loro diffusione “può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici&#8221;.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Allora come difenderci? si chiede Papa Francesco. Per il Pontefice “ il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità, ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere”. Tradotto per i giornalisti della multimedialità, l’unico rimedio è la verifica delle fonti. Si tratta di un principio antico che oggi rappresenta una sorta di bussola per orientarsi nell’era della cosiddetta “post verità” dove sempre più spesso si confonde il verosimile con il vero, le emozioni con le notizie, le opinioni coi fatti, il sensazionalismo con l’imparzialità. Che la 52esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali serva almeno ad avviare una riflessione sul ruolo e sull’etica di quello che è, a tutti gli effetti, il quarto potere delle democrazie contemporanee; sullo stato di salute dell’informazione e sulla sua capacità di svolgere ancora oggi il compito di critica radicale del potere.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/verita-e-false-notizie-ai-tempi-di-facebook">Verità e false notizie ai tempi di facebook</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
