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	<title>don Dario Chiapetti 2015 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Tue, 02 Nov 2021 06:53:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Libera e aperta: la profezia di Yves Congar</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-dicembre-2015/libera-e-aperta-la-profezia-di-yves-congar</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 16:20:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2015]]></category>
		<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Ai rappresentanti del V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana Papa Francesco ha illustrato l&#8217;immagine di Chiesa, fedelmente allo spirito del Vangelo, che, attraverso un mutamento di prospettiva, occorre realizzare: &#8220;libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa&#8221;. Il teologo domenicano Yves Congar (1904-1995) è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/12/ives-congar.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1948" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/12/ives-congar-251x300.jpg" alt="ives congar" width="251" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/12/ives-congar-251x300.jpg 251w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/12/ives-congar-418x500.jpg 418w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/12/ives-congar.jpg 469w" sizes="(max-width: 251px) 100vw, 251px" /></a>di Dario Chiapetti </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">•</span></span> <span style="font-size: medium;">Ai rappresentanti del V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana Papa Francesco ha illustrato l&#8217;immagine di Chiesa, fedelmente allo spirito del Vangelo, che, attraverso un mutamento di prospettiva, occorre realizzare: &#8220;libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa&#8221;. Il teologo domenicano Yves Congar (1904-1995) è tra le figure che più hanno anticipato, e fondato teologicamente, i tratti fisionomici di tale Chiesa, incidendo sul percorso tracciato dal Concilio Vaticano II.<br />
Luca Merlo &#8211; in <span style="font-size: medium;"><i>Yves Congar</i></span><span style="font-size: medium;">, Morcelliana, Brescia 2014 &#8211; offre una ricostruzione dei tratti di tale figura, nella loro connessione causale con gli eventi della sua vicenda storica, e dei principali snodi teologici del suo pensiero. </span>Un aspetto determinante che ha impresso forma alla sua personalità è la varietà delle istanze culturali che in essa sono confluite, dovuta anzitutto all&#8217;esperienza di contatto, al tempo della sua fanciullezza, con la pluralità religiosa presente nella sua terra, le Ardenne francesi.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Ciò ha fatto sì che Congar sviluppasse una naturale e forte sensibilità ecumenica e che, una volta entrato nell&#8217;ordine e addentratosi nel pensiero dell&#8217;Aquinate, ne elaborasse una riformulazione originale, senza rigettare niente della sua eredità ma senza cadere nella ripetizione meccanica di schemi acquisiti una volta per tutte. Il rigore del pensare fu coniugato con la complessità del pensare moderno, più attento alla dimensione soggettiva.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Le idee che il teologo man mano veniva elaborando gli costarono divieti di insegnamento, esili. Il periodo di sospetto terminò con l&#8217;invito di Giovanni XXIII a partecipare al Concilio Vaticano II come consultore e poi perito &#8211; incidendo, soprattutto, sull&#8217;elaborazione della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, </span><span style="font-size: medium;"><i>Lumen Gentium</i></span><span style="font-size: medium;"> &#8211; e, infine, con la creazione a cardinale, poco prima della morte, da parte di Giovanni Paolo II. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Venendo agli aspetti di maggior interesse del suo pensiero, occorre osservare la nuova elaborazione della nozione di </span><span style="font-size: medium;"><i>cattolicità</i></span><span style="font-size: medium;">: tale proprietà essenziale della Chiesa è intrinsecamente connessa all&#8217;unità; e quest&#8217;ultima, a sua volta, non è ciò che si realizza attraverso un&#8217;inclusione dei dispersi, ma nella salvaguardia della necessaria distinzione dei vari soggetti ecclesiali.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">A un tale nuovo modello ecclesiologico &#8211; &#8220;</span><span style="font-size: medium;"><i>una Chiesa diversa</i></span><span style="font-size: medium;"> dall&#8217;attuale Chiesa cattolica&#8221; &#8211; è connessa anche un&#8217;originale concezione di </span><span style="font-size: medium;"><i>ecumenismo</i></span><span style="font-size: medium;">: esso è, innanzitutto, un&#8217;ulteriore dimensione intrinseca dell&#8217;essere della Chiesa e, perciò, non un </span><span style="font-size: medium;"><i>optional</i></span><span style="font-size: medium;">, in quanto &#8220;la verit</span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à totale </span></span><span style="font-size: medium;">&#8211; egli afferma &#8211; non si trova che nella comunione totale&#8221;; inoltre, inizia col riconoscere l&#8217;altro come cristiano </span><span style="font-size: medium;"><i>nella</i></span><span style="font-size: medium;"> sua confessione; infine, la diversità &#8211; scrive in </span><span style="font-size: medium;"><i>Chrétien en dialogue</i></span><span style="font-size: medium;"> &#8211; è quell&#8217;elemento indispensabile per il dialogo e quindi per l&#8217;incontro.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Un ulteriore carattere della Chiesa risiede nella nozione di </span><span style="font-size: medium;"><i>riforma</i></span><span style="font-size: medium;">. In </span><span style="font-size: medium;"><i>Crétiens désunis</i></span><span style="font-size: medium;"> Congar</span><i> </i><span style="font-size: medium;">afferma: &#8220;La Chiesa si riforma continuamente; essa non vive che riformandosi&#8221;. La Tradizione non è l'&#8221;abitudine&#8221; o il &#8220;passato&#8221; della Chiesa ma &#8220;la presenza &#8211; afferma in </span><span style="font-size: medium;"><i>Vraie et fausse réforme dans l&#8217;Église </i></span><span style="font-size: medium;">&#8211; del principio in tutte le tappe del suo sviluppo&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Congar si addentra ancor di più nella riflessione ecclesiologica considerando la teologia del ministero sacerdotale e del laico. Egli evolve il binomio </span><span style="font-size: medium;"><i>sacerdozio-laicato</i></span><span style="font-size: medium;"> nel binomio </span><span style="font-size: medium;"><i>comunità-ministeri</i></span><span style="font-size: medium;">: i sacerdoti sono ministri, sono tali non solo in rapporto all&#8217;eucaristia &#8211; associazione che ha portato all&#8217;eccessiva sottolineatura dell’aspetto cultuale della figura del sacerdote &#8211; e i ministeri sono molteplici e propri di ogni membro, così come la Chiesa francese sintetizzava con l&#8217;espressione: &#8220;Chiesa tutta ministeriale&#8221;. Congar supera la concezione ecclesiogenetica fino ad allora in auge, fondata sulla dinamica </span><span style="font-size: medium;"><i>Cristo-sacerdozio-fedeli</i></span><span style="font-size: medium;">, nella quale i ministri appaiono mediatori tra Dio e i fedeli passivi. Congar afferma che “è </span><span style="font-size: medium;"><i>nella</i></span><span style="font-size: medium;"> comunità dei suoi discepoli che egli [Gesù] ha scelto i dodici”, per cui “i ministri ordinati &#8211; prosegue Merlo &#8211; non possono più collocarsi </span><span style="font-size: medium;"><i>prima</i></span><span style="font-size: medium;"> o </span><span style="font-size: medium;"><i>al di fuori</i></span><span style="font-size: medium;"> della comunità” e i primi esistono solo per servire la seconda. Tale visione fu accolta, di fatto, nella </span><span style="font-size: medium;"><i>Lumen Gentium</i></span><span style="font-size: medium;"> che antepose il capitolo sul Popolo di Dio a quello sulla gerarchia, e ciò anche grazie al Nostro. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">La visione ecclesiologica di Congar rivela il passaggio dall&#8217;approccio cristologico della </span><span style="font-size: medium;"><i>Mystici Corporis</i></span><span style="font-size: medium;"> &#8211; che pur rappresentando un superamento della visione Bellarminiana è rimasta legata ad una visione giuridicista &#8211; a quello trinitario, per il quale la Chiesa è comunione nella distinzione. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Si può concludere che il valore dell&#8217;eredità di Congar consiste nell&#8217;elaborazione di una teologia che coglie i suoi oggetti nel vissuto e li spinge poi progressivamente verso i loro fondamenti dogmatici: egli muove la sua riflessione teologica dall&#8217;aspetto ecumenico per estendere la sua attenzione a tutto il campo ecclesiologico; arrivando, al termine del suo percorso, all&#8217;elaborazione della riflessione pneumatologica, così come è esposta nella sua monumentale opera </span><span style="font-size: medium;"><i>Je crois en l&#8217;Esprit Saint</i></span><span style="font-size: medium;">, fondamento teologico di tutto quanto egli aveva formulato fino ad allora.</span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-dicembre-2015/libera-e-aperta-la-profezia-di-yves-congar">Libera e aperta: la profezia di Yves Congar</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>B. Sesboüé: la conversione cattolica all&#8217;ecumenismo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-novembre-2015/b-sesboue-la-conversione-cattolica-allecumenismo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2015 16:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Dario Chiapetti • Bernard Sesboüé, in La chiesa e le chiese. La conversione cattolica all&#8217;ecumenismo (EDB 2015), affronta lo sviluppo della questione ecumenica dal concilio di Trento ad oggi. L&#8217;individuazione dei principali nodi problematici dell&#8217;ecumenismo, che il Concilio Vaticano II ha contribuito a sciogliere in virtù di una rinnovata riflessione teo-ecclesiologica, serve a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p lang="pt-PT" style="text-align: left;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/11/1280x720-iGs.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1826" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/11/1280x720-iGs-300x169.jpg" alt="1280x720-iGs" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/11/1280x720-iGs-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/11/1280x720-iGs-889x500.jpg 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/11/1280x720-iGs-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/11/1280x720-iGs.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">Bernard </span><span lang="pt-PT">Sesbo</span>üé<span lang="it-IT">, in </span><span lang="it-IT"><i>La chiesa e le chiese. La conversione cattolica all&#8217;ecumenismo</i></span><span lang="it-IT"> (EDB 2015), affronta lo sviluppo della questione ecumenica dal concilio di Trento ad oggi. </span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" style="text-align: left;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L&#8217;individuazione dei principali nodi problematici dell&#8217;ecumenismo, che il Concilio Vaticano II ha contribuito a sciogliere in virtù di una rinnovata riflessione teo-ecclesiologica, serve a inquadrare correttamente lo </span><span lang="it-IT"><i>status quaestionis</i></span><span lang="it-IT">. Per l&#8217;Autore essi sono: il rapporto tra Scrittura e Tradizione che, così come è stato presentato da </span><span lang="it-IT"><i>Dei Verbum</i></span><span lang="it-IT"> 7, ha avvicinato cattolici e protestanti; il &#8220;</span><span lang="it-IT"><i>subsistit in</i></span><span lang="it-IT">&#8221; di </span><span lang="it-IT"><i>Lumen Gentium </i></span><span lang="it-IT">8, che ha messo fine alle indebite identificazioni </span><span lang="it-IT"><i>sic et simpliciter</i></span><span lang="it-IT"> tra Chiesa di Cristo e Chiesa cattolica; la vergine Maria che, inserita nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa e riletta nell&#8217;orizzonte biblico, recupera la sua trasversalità ecumenica; la libertà religiosa che, in </span><span lang="it-IT"><i>Dignitatis humanae</i></span><span lang="it-IT">, è presentata come un diritto inalienabile di ogni uomo e non come una concessione della chiesa. </span></span></span></span><span id="more-1823"></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Col decreto </span><span lang="it-IT"><i>Unitatis redintegratio</i></span><span lang="it-IT"> e la sua nuova visione ecumenica si entra nel cuore della questione: la Chiesa cattolica ammette che le disunioni sono uno scandalo, frutto del peccato degli uomini; si supera la concezione dell&#8217;ecumenismo inteso come azione che mira al &#8220;ritorno all&#8217;ovile&#8221;; vengono riconosciuti elementi di santificazione anche nelle altre chiese; si parla di </span><span lang="it-IT"><i>Ecclesia</i></span> <span lang="it-IT"><i>semper reformanda</i></span><span lang="it-IT">. </span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Individuate le suddette acquisizioni conciliari, </span><span lang="pt-PT">Sesbo</span>üé<span lang="it-IT"> afferma che, per quanto riguarda la ricezione post-conciliare, molto si è fatto ma molto resta ancora da fare: occorre realizzare soprattutto una </span><span lang="it-IT"><i>conversione</i></span><span lang="it-IT"> di sguardo, ed è su quest&#8217;ultimo punto che facciamo le seguenti riflessioni.</span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Scrive l&#8217;Autore: &#8220;L&#8217;evangelizzazione sarà ecumenica o non sarà affatto&#8221;. L&#8217;invito è quindi a pervenire a una nuova concezione dell&#8217;evangelizzazione; la </span><span lang="it-IT"><i>Chiesa in uscita</i></span><span lang="it-IT">, per Papa Francesco, non significa </span><span lang="it-IT"><i>andare fuori </i></span><span lang="it-IT">a evangelizzare ma andare incontro all&#8217;altro per </span><span lang="it-IT"><i>ricevere</i></span><span lang="it-IT">, proprio </span><span lang="it-IT"><i>nell&#8217;incontro</i></span><span lang="it-IT"> con l&#8217;altro, la Verità che è Cristo stesso. </span><span lang="it-IT"><i>Ecumenismo</i></span><span lang="it-IT"> allora esprime la dinamica dell&#8217;evento della Verità. Quest&#8217;ultima a sua volta non dice una dottrina, un complesso di assunti teoretici dati una volta per tutte, una realtà statica, ma è un&#8217;auto-comunicazione di Dio. Essa è realtà </span><span lang="it-IT"><i>relativa </i></span><span lang="it-IT">a Dio e di conseguenza si dà nello </span><span lang="it-IT"><i>svelamento</i></span><span lang="it-IT"> delle cose operato </span><span lang="it-IT"><i>da Dio</i></span><span lang="it-IT">. È dunque nella categoria di </span><span lang="it-IT"><i>evento</i></span><span lang="it-IT"> che rientra la nozione di Verità; e l&#8217;evento, dal canto suo, è una categoria massimamente dinamica, sempre nuova, mai conclusa, afferrabile e pienamente definibile; è negli eventi, infine, che si dà l&#8217;evento-Verità. </span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La Chiesa, presa coscienza di tale nozione di verità, necessita riceverla costantemente dall&#8217;altro-da-sé, negli eventi: se vuol vivere della Verità, senza implodere in se stessa, deve uscire e andare incontro all&#8217;altro-da-sé, perché quest&#8217;ultimo è il luogo del darsi della Verità: </span><span lang="it-IT"><i>la Chiesa è se stessa nell&#8217;incontro con l&#8217;altro-da-sé</i></span><span lang="it-IT">. </span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L&#8217;ecumenismo allora non è, nella migliore delle ipotesi, uno dei tanti impegni in agenda della Chiesa o un&#8217;azione per giungere a un accordo circa la dottrina, al prezzo di una messa tra parentesi dei connotati della propria identità; esso è una dinamica di uscita e di incontro, vitale e indispensabile per la vita stessa della Chiesa. </span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Tale dinamica è quella trinitaria. Il Padre per il suo infinito amore esce da sé, per dire tutto se stesso nell&#8217;Altro-da-sé generando il Figlio, e rimane nascosto per lasciarsi dire solo dal Figlio e dallo Spirito Santo; il Figlio, Altro-dal-Padre, vota tutto il suo essere al progetto del Padre, sia intratrinitariamente, come Agnello eternamente immolato, sia extratrinitariamente come colui nel quale, per il quale e in vista del quale la creazione, l'&#8221;Altro di Dio&#8221; (Sergej Bulgakov), è fatta, e per la quale Egli si immola nel tempo; lo Spirito Santo, l'&#8221;Amore&#8221; tra il Padre e il Figlio (Agostino), vive di totale trasparenza per permettere la relazione tra i Due, Egli è il </span><span lang="it-IT"><i>tutto-relativo</i></span><span lang="it-IT"> tra Loro, così come si rivela </span><span lang="it-IT"><i>ad extra</i></span><span lang="it-IT">: Spirito </span><span lang="it-IT"><i>di Dio</i></span><span lang="it-IT">, Spirito </span><span lang="it-IT"><i>di Cristo</i></span><span lang="it-IT">. Lo Spirito Santo, il &#8220;tra&#8221; relazionale, è il luogo d&#8217;incontro del darsi della Verità tra i soggetti in relazione. </span><span lang="it-IT"><i>Spirito Santo </i></span><span lang="it-IT">&#8211; </span><span lang="it-IT"><i>incontro </i></span><span lang="it-IT">&#8211; </span><span lang="it-IT"><i>Verità</i></span><span lang="it-IT">: lemmi che definiscono la nozione di ecumenismo e indicano la via per la sua più perfetta attuazione. </span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per Walter Kasper, &#8220;l&#8217;ecumenismo è la via della Chiesa&#8221;, e perciò una dimensione intrinseca alla sua stessa essenza: il tendere all&#8217;unità. Tale dimensione è quindi di natura prettamente escatologica, è il </span><span lang="it-IT"><i>verso cui</i></span><span lang="it-IT"> stiamo andando e dobbiamo andare, già da ora.</span></span></span></span></p>
<p lang="pt-PT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il dinamismo ecumenico così compreso a partire dalla realtà della vita trinitaria, sgombera il campo dagli obsoleti problemi secondo i quali le differenze confessionali costituiscono un ostacolo all&#8217;unità: nell&#8217;ottica qui presentata l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>unità</i></span><span lang="it-IT"> non trova forse nella </span><span lang="it-IT"><i>distinzione</i></span><span lang="it-IT">, nell&#8217;altro-da-sé, la sua condizione di possibilità, così come nella Trinità? Ciò non vuol certo affermare che non si debbano fare sforzi di conciliazione a livello dottrinale, anzi, ma che l&#8217;ecumenismo è prima di tutto quell&#8217;apertura evangelica di mente e di cuore che spinge il figlio a dare la vita, nel Figlio, per il fratello e così essere con questi realmente </span><span lang="it-IT"><i>uno</i></span><span lang="it-IT">. </span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-novembre-2015/b-sesboue-la-conversione-cattolica-allecumenismo">B. Sesboüé: la conversione cattolica all’ecumenismo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;uomo oltre l&#8217;uomo. Una provocazione all&#8217;antropologia paralizzata</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2015/luomo-oltre-luomo-una-provocazione-allantropologia-paralizzata</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 06:11:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • In L&#8217;uomo oltre l&#8217;uomo (EDB 2015) T. Tosolini affronta la questione delle contemporanee correnti di pensiero che passano sotto i nomi di Transumanesimo e Post-umano, cercando, attraverso una lettura critica alla luce del pensare cristiano, di metterne in rilievo i temi di fondo. Risulta utile iniziare con una breve explicatio terminorum. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/10/1343722391.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1656" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/10/1343722391-300x232.jpg" alt="1343722391" width="300" height="232" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/10/1343722391-300x232.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/10/1343722391.jpg 530w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT">•</span></span> <span lang="it-IT">In </span><span lang="it-IT"><i>L&#8217;uomo oltre l&#8217;uomo</i></span><span lang="it-IT"> (EDB 2015) T. Tosolini affronta la questione delle contemporanee correnti di pensiero che passano sotto i nomi di </span><span lang="it-IT"><i>Transumanesimo</i></span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT"><i>Post-umano</i></span><span lang="it-IT">, cercando, attraverso una lettura critica alla luce del pensare cristiano, di metterne in rilievo i temi di fondo. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">Risulta utile iniziare con una breve </span><span lang="it-IT"><i>explicatio terminorum</i></span><span lang="it-IT">. Innanzitutto, le dizioni </span><span lang="it-IT"><i>Transumanesimo</i></span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT"><i>Post-umano </i></span><span lang="it-IT">si riferiscono a due movimenti di pensiero, così simili tra loro da poter essere intesi come sinonimi. L&#8217;Autore spiega che tale corrente, come l&#8217;ha descritta Max More, uno dei suoi massimi esponenti, &#8220;è sia una filosofia basata sulla ragione, che un movimento culturale che afferma la possibilità e il desiderio di migliorare in maniera sostanziale la condizione umana mediante la scienza e la tecnologia&#8221;. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">Tale pensiero si muove in un&#8217;ottica evoluzionistica: non più quella </span><span lang="it-IT"><i>biologica</i></span><span lang="it-IT"> darwiniana, ma quella </span><span lang="it-IT"><i>intenzionale</i></span><span lang="it-IT">, che riguarda cioè l&#8217;intelligenza. La cosmologia che sottostà a tali teorie concepisce il cosmo come </span><span lang="it-IT"><i>un tutto in continuo divenire</i></span> <span lang="it-IT"><i>verso forme sempre più evolute di vita</i></span><span lang="it-IT">; e l&#8217;antropologia che ne risulta presenta l&#8217;uomo come l&#8217;essere più complesso di tutte le forme di vita, proprio in virtù della sua intelligenza; in tale visione, la corporeità umana altro non è che un ostacolo per tale evoluzione. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">In virtù di questi presupposti filosofici, e grazie al ricorso alla tecnologia (intesa positivamente </span><span lang="it-IT"><i>qua talis</i></span><span lang="it-IT"> e svincolata da ogni principio religioso-morale che ne limiti o, anche solo, indirizzi l&#8217;attività), i transumanisti postulano l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>oltre-uomo</i></span><span lang="it-IT"> come quell&#8217;essere super-intelligente, autonomo e immortale che può rendersi tale attraverso il trasferimento della sua materia psichica, opportunamente trasformata in dati informatici, su supporti artificiali. L&#8217;obbiettivo da perseguire non è la felicità, ma il prolungamento della vita biologica.</span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">Già in passato erano sorte visioni simili, ma con notevoli differenze. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">Si pensi &#8211; scrive Tosolini &#8211; all&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>Übermensch </i></span><span lang="it-IT">di Nietzsche. Tale figura rappresenta, sì, un modello antropologico </span><span lang="it-IT"><i>di superamento</i></span><span lang="it-IT">, che mira a realizzare la sua autosufficienza e l&#8217;affermazione della propria volontà di potenza, tuttavia, essa rappresenta anche quell&#8217;uomo che, non solo accetta il proprio fato, ma, addirittura, si slancia ad amarlo: è talmente potente da trasformare il </span><span lang="it-IT"><i>ciò che è stato</i></span><span lang="it-IT"> in </span><span lang="it-IT"><i>ciò che voleva che fosse</i></span><span lang="it-IT">.</span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">In ambito teologico è stato soprattutto Teilhard de Chardin a sviluppare un&#8217;antropologia sulla base di una visione evoluzionistica del creato, la quale, a sua volta, si fonda sul processo di cristificazione del cosmo. Tale evoluzione, che ha visto il succedersi delle fasi della </span><span lang="it-IT"><i>geosfera</i></span><span lang="it-IT">, della </span><span lang="it-IT"><i>biosfera</i></span><span lang="it-IT"> e della </span><span lang="it-IT"><i>noosfera</i></span><span lang="it-IT">, tende al Punto Omega, il Cristo cosmico. Se prima d&#8217;allora l&#8217;oggetto dell&#8217;evoluzione era la materia, ora invece è l&#8217;intelligenza: è essa a guidare lo sviluppo umano, inteso come avvicinamento al Punto Omega. Tale visione ha diversi punti in contatto con quella transumanista; si osservi, tuttavia, che per essa la realtà corporale non è un semplice dispositivo, e la morte riveste un valore positivo di trasformazione della realtà umana nella linea della sua evoluzione.</span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">La questione presentata in questo testo è complessa e di grande rilevanza, e attorno ad essa si tenta ora di fare le seguenti riflessioni.</span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">A livello metodologico occorre domandarsi quale sia lo </span><span lang="it-IT"><i>status quaestionis</i></span><span lang="it-IT">, l&#8217;obiettivo da perseguire, e se tale obiettivo realizzi l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>identità</i></span><span lang="it-IT"> dell&#8217;oggetto in esame. Nel nostro caso, il vero problema è: cosa si intende per </span><span lang="it-IT"><i>uomo</i></span><span lang="it-IT">? </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">A livello epistemologico, occorre valutare se prendere in considerazione il contributo del pensiero cristiano, e se considerarlo nel suo tenore </span><span lang="it-IT"><i>rivelativo</i></span><span lang="it-IT">, senza cadere in letture bibliche viziate da eventuali schemi culturali che oscurano la novità evangelica, superando la contrapposizione tra &#8220;uomo della Bibbia&#8221; e &#8220;uomo nella realtà&#8221;. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">In tale situazione, si ritiene, in primo luogo, che occorra sviluppare una seria </span><span lang="it-IT"><i>ontologia della persona</i></span><span lang="it-IT">, in dialogo coi dati scritturistici ed empirici; in secondo luogo, che tale ontologia individui e sviluppi il dato antropologico, per molti qualificante: la </span><span lang="it-IT"><i>relazionalità</i></span><span lang="it-IT">. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">In tale prospettiva, l&#8217;intelligenza è </span><span lang="it-IT"><i>strumento</i></span><span lang="it-IT"> a servizio dello sviluppo dell&#8217;uomo nelle sue relazioni: il modello antropologico da assumere quindi sarà l&#8217;uomo escatologico, l&#8217;uomo-in-Cristo, l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>uomo-relazionalità</i></span><span lang="it-IT"> che già nel presente (seppur ancora incompiutamente) vive, e perciò necessita, di quelle evoluzioni che più lo &#8220;in-futurano&#8221; (espressione dantesca ripresa da B. Petrà), lo configurano come </span><span lang="it-IT"><i>io-parusiaco</i></span><span lang="it-IT">, cioè </span><span lang="it-IT"><i>io-ecclesiale </i></span><span lang="it-IT">(ecco riacquisito il valore positivo della scienza). </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">Il transumanesimo, da un lato, stimola la riflessione antropologica, tirandola fuori dalle paralisi di letture dogmatiche che non si lasciano più interrogare dalla realtà; dall&#8217;altro, deve comprendere che, solo a prima vista, esso guarda positivamente l&#8217;uomo; l&#8217;oltre-uomo è di fatto un soggetto amputato della sua relazionalità, grazie alla quale, sola, egli può compiere la sua identità.</span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="it-IT">Lo scotto da pagare per realizzare l&#8217;oltre-uomo è l&#8217;uomo stesso; ma non è questa una contraddizione in termini? Non sarà forse più convincente la logica dell&#8217;incarnazione che dice non </span><span lang="it-IT"><i>abolizione</i></span><span lang="it-IT"> ma </span><span lang="it-IT"><i>trasfigurazione &#8211; </i></span><span lang="it-IT">i cui connotati sono ancora tanto da scoprire &#8211; dell&#8217;umano?</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2015/luomo-oltre-luomo-una-provocazione-allantropologia-paralizzata">L’uomo oltre l’uomo. Una provocazione all’antropologia paralizzata</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La sacramentalità del creato, fondamento dell&#8217;ecologia.  Il contributo di Ignazio IV di Antiochia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-settembre-2015/la-sacramentalita-del-creato-fondamento-dellecologia-il-contributo-di-ignazio-iv-di-antiochia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2015 06:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Il tema dell&#8217;ecologia è oggi tornato ad essere oggetto di riflessione a livello planetario e, in tale ritorno, tanto sembra aver influito il pensiero cristiano che ne ha messo in luce la radice teologica, antropologica, escatologica e soteriologica, sottraendolo dalle strettoie di una prospettiva esclusivamente morale o politica. A livello magisteriale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/09/Deces-du-patriarche-Ignace-IV-voix-de-la-sagesse-en-Syrie_article_main-215x300.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1579" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/09/Deces-du-patriarche-Ignace-IV-voix-de-la-sagesse-en-Syrie_article_main-215x300-215x300.jpg" alt="Deces-du-patriarche-Ignace-IV-voix-de-la-sagesse-en-Syrie_article_main-215x300" width="215" height="300" /></a>di Dario Chiapetti </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">•</span></span></span> <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il tema dell&#8217;ecologia è oggi tornato ad essere oggetto di riflessione a livello planetario e, in tale ritorno, tanto sembra aver influito il pensiero cristiano che ne ha messo in luce la radice teologica, antropologica, escatologica e soteriologica, sottraendolo dalle strettoie di una prospettiva esclusivamente morale o politica. A livello magisteriale Giovanni Paolo II parlò di &#8220;</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>conversione</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> ecologica&#8221;; Benedetto XVI, invece, dell&#8217;ecologia della terra in relazione all&#8217;ecologia dell&#8217;uomo. Il tema è particolarmente caro a papa Francesco il quale, nell&#8217;enciclica </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Laudato si&#8217;</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">,</span></span><i> </i><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ha parlato di una vera &#8220;</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>spiritualità</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> ecologica&#8221; coltivando la quale l&#8217;uomo può realizzare la propria vocazione di essere a immagine di Dio, partecipe alla sua continua opera di creazione.</span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ma è la teologia ortodossa che, dai primi Padri a Massimo il Confessore, a Gregorio Palamas, a Sergej Bulgakov, ha sviluppato maggiormente una teologia della creazione fortemente saldata con la teologia della storia e decisamente orientata verso il suo </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>escathon</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">.</span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Su tale tema </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Salvare la creazione</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> (Àncora, 2015) presenta la riflessione di Ignazio IV di Antiochia, patriarca greco-ortodosso dell&#8217;omonima Chiesa dal 1979, scomparso nel 2012. Il cuore del pensiero dell&#8217;Autore, che offre le motivazioni profonde dell&#8217;attenzione all&#8217;ecologia e dell&#8217;impegno per attuarne i suoi princìpi, va oltre una teologia che si ferma alla creaturalità del mondo e perciò all&#8217;atteggiamento di </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>imitatio</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, o al massimo di </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>partecipatio</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, che l&#8217;uomo, nel suo rapportarsi al cosmo, deve desumere da Dio in quanto creatura a sua immagine. Il Patriarca, sulla scia della teologia ortodossa, si spinge a riflettere sul significato della creazione vista alla luce dell&#8217;incarnazione, sul significato sacramentale della materia e della vita, su quello che Bulgakov chiama </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>panenteismo </i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(tutto-in-Dio), sull&#8217;affermazione della dimensione cosmica dell&#8217;esistenza umana nei suoi vari aspetti. Non vengono suggerite ricette ma un orizzonte teologico che postula una profonda conversione delle menti e dei cuori e che, a sua volta, sta alla base di una sensibilità ecologica teologicamente intesa: quella dell&#8217;uomo escatologico. </span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In primo luogo il cosmo è rappresentante di Dio, realtà tra Questi e l&#8217;uomo. L&#8217;espressione massima di tale rappresentanza è raggiunta con l&#8217;incarnazione, evento per il quale il cosmo diviene </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Eucaristia</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> e perciò </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>via alla deificazione</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">: il peccato di Adamo aveva trasformato la materia in soggetto schiavizzante l&#8217;uomo; nella </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>kenosi</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> Dio si fa materia; nella sua passione strappa essa dalla morte; nella risurrezione, ascensione e Pentecoste le dona nuovo principio di vita &#8211; lo Spirito &#8211; e nuovo luogo d&#8217;esistenza &#8211; la Trinità. </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Trasfigurazione</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> è</span></span><i> </i><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">quindi la categoria che dice il processo redentivo cosmologico. </span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In secondo luogo, l&#8217;uomo è rappresentante del cosmo presso Dio. Nella trasfigurazione del cosmo, dinamismo in atto e </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>in fieri</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, l&#8217;uomo gioca un ruolo attivo: egli è il soggetto ipostatico del cosmo in cui quest&#8217;ultimo, contenuto tutto nel primo, prende coscienza di sé, egli è perciò la voce del cosmo, voce che loda Dio, l&#8217;essere che porta il cosmo a Dio.</span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In terzo luogo, l&#8217;uomo è rappresentante di Dio nel cosmo. Insegna la dottrina sofiologica che l&#8217;uomo, sofia creata, è colui che, attraverso il suo essere e fare </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>sofizza</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> il cosmo: egli con la sua santità &#8220;fa salire &#8211; scrive Olivièr Clément nella prefazione &#8211; alla superficie del mondo, in un&#8217;anticipazione escatologica, questa incandescenza nascosta&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dalle suesposte linee essenziali di una tale teologia della creazione, il Patriarca ne deriva una vera e propria </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>spiritualità </i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">per la quale il processo di trasfigurazione della natura è portato avanti attraverso &#8220;i tre veicoli tradizionali dell&#8217;ascesi: il digiuno, la castità, la vigilanza&#8221;: cosmologia e antropologia non possono essere saldate tra loro più intimamente di così. Il digiuno, attraverso la limitazione del bisogno materiale, fa riscoprire all&#8217;uomo la vocazione creaturale, sua e del cosmo; la castità mira a &#8220;produrre o liberare &#8211; come dice Vladimir Solov&#8217;ëv &#8211; correnti spirituali-corporali reali, che si impadroniscono gradualmente dell&#8217;ambiente materiale e lo spiritualizzano&#8221;; la vigilanza, infine, ci rende attenti all&#8217;umile bellezza delle cose.</span></span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Resta da definire la responsabilità dei cristiani. Dopo il peccato d&#8217;Adamo, evento </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>disumanizzante</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, Dio ha ristabilito quest&#8217;ultimo con l&#8217;incarnazione, facendo sì che l&#8217;uomo potesse ritrovare la sua vocazione di &#8220;creatore creato&#8221;, e ciò anche attraverso la cultura, la scienza e la tecnica, strumenti che devono essere però ordinati non ad uno sfruttamento o ad una salvaguardia, ma ad una vivificazione del cosmo, processo in cui &#8220;i due emisferi&#8221; collaborano: quello orientale, &#8220;per il quale le energie divine bagnano il mondo e rendono sacra la terra, ma che ignora la [loro] fonte personale&#8221; e l&#8217;emisfero biblico che afferma l&#8217;origine personale del cosmo ma ne dimentica la continua azione trasfigurante su di esso. Ecco allora la Chiesa, realtà scaturente dalle azioni divino-umane di questi due emisferi, porzione di cosmo già trasfigurata.</span></span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-settembre-2015/la-sacramentalita-del-creato-fondamento-dellecologia-il-contributo-di-ignazio-iv-di-antiochia">La sacramentalità del creato, fondamento dell’ecologia.  Il contributo di Ignazio IV di Antiochia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;opzione teologale per i poveri. Spunti dal pensiero di G. Gutiérrez</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2015/lopzione-teologale-per-i-poveri-spunti-dal-pensiero-di-g-gutierrez</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2015 05:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2015]]></category>
		<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=1506</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • A seconda dell&#8217;impegno con cui si decide di prendere in esame l&#8217;annosa e spinosa problematica della povertà si possono provare a tracciare le linee portanti della risposta a due interrogativi ancora più profondi: chi è Dio e chi è l&#8217;uomo. È in quest&#8217;ottica che si muove il teologo Gustavo Gutiérrez, che, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><span style="color: #000000;"> <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/08/2240-8-350x500.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1535" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/08/2240-8-350x500-210x300.jpg" alt="2240-8-350x500" width="210" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/08/2240-8-350x500-210x300.jpg 210w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/08/2240-8-350x500.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di Dario Chiapetti </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">A seconda dell&#8217;impegno con cui si decide di prendere in esame l&#8217;annosa e spinosa problematica della povert</span><span lang="fr-FR">à </span>si p<span lang="it-IT">ossono provare a tracciare le linee portanti della risposta a due interrogativi ancora più profondi: chi è Dio e chi è l&#8217;uomo. È in quest&#8217;ottica che si muove il teologo Gustavo Guti</span>é<span lang="it-IT">rrez, che, con la pubblicazione della sua opera programmatica del 1971</span>, <span lang="it-IT"><i>Teologia della liberazione</i></span>, <span lang="it-IT">ha dato nome e vita alla corrente di pensiero che tanto ha stimolato </span>la <span lang="it-IT">riflessione teologica, non senza vive tensioni e riserve</span>. <span lang="it-IT">La teologia, </span>interroga<span lang="it-IT">ta</span> <span lang="it-IT">soprattutto dai problemi presenti nella situazione economico-sociale dell&#8217;America latina, e, in sinergia con essa, il magistero ecclesiale, hanno colto la sfida del fenomeno della povertà sia a livello teologico che pastorale e politico. Giovanni Paolo II parlò delle cause umane della povert</span><span lang="fr-FR">à</span>, <span lang="it-IT">presentata non più come un destino ineluttabile che il povero deve rassegnatamente accettare e il ricco cercare di alleviare solo con le opere di carit</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">; Benedetto XVI, dal canto suo, ne ribadì</span> <span lang="it-IT">particolarmente il significato teologico: &#8220;l&#8217;opzione preferenziale per i poveri &#8211; disse</span> ad Aparecida &#8211; <span lang="it-IT">è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero, per arricchirci con la sua povert</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">&#8220;; Francesco, da ultimo e a partire dalla sua esperienza di vita </span>a Buenos Aires, ha in<span lang="it-IT">dicato</span> <span lang="it-IT">la motivazione del suo invito pastorale rivolto a tutti di attuare l&#8217;immagine di una Chiesa </span><span lang="it-IT"><i>in uscita </i></span><span lang="it-IT">verso le </span><i>periferie</i><span lang="it-IT">: andare incontro al povero significa andare incontro al Signore</span><span lang="it-IT">; in ultima istanza, comprendere e sperimentare l&#8217;amore di Dio stesso</span>.</span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">In </span><span lang="fr-FR"><i>Perch</i></span><i>é </i><span lang="it-IT"><i>Dio preferisce i poveri. La teologia della liberazione è sempre attuale</i></span> (Emi 2015) Gutié<span lang="it-IT">rrez ripercorre, sintetizza e rilancia il suo pensiero proprio alla luce degli ultimi sviluppi in campo sociale ed ecclesiale.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per una prima comprensione della problematica della povertà il teologo peruviano espone delle riflessioni</span> <span lang="it-IT">di carattere </span>sociologic<span lang="it-IT">o che mettono in luce innanzitutto</span> la <span lang="it-IT">sua </span><span lang="it-IT"><i>complessit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à</i></span><span lang="it-IT">: essa non è un fenomeno inerente solo l&#8217;aspetto economico ma anche sociale, culturale, razziale, di genere</span>; <span lang="it-IT">in secondo luogo</span> <span lang="it-IT">il suo carattere di </span><span lang="en-US">realt</span><span lang="fr-FR">à </span><i>globale</i><span lang="it-IT">: i poveri non sono solo i nostri vicini o, di contro, soggetti di un astratto </span><span lang="it-IT"><i>terzo mondo</i></span><span lang="it-IT">, </span>la povert<span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">è un fenomeno dalle vaste dimensioni e onnipresente nella geografia politica mondiale; da ultimo e soprattutto, il suo significato di menomazione della dignit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="pt-PT">umana</span><span lang="it-IT">: essa infligge una sorta di senso di insignificanza o, peggio ancora, di inesistenza.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La povert</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">non è un destino ma un&#8217;ingiustizia. Quest&#8217;ultima considerazione permette di compiere il passaggio dalla prospettiva sociologica a quella teologica: &#8220;alla radice della povert</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">&#8211; scrive Guti</span>é<span lang="da-DK">rrez &#8211; vi </span><span lang="it-IT">è l&#8217;ingiustizia, che è il rifiuto di amare; in altre parole il peccato&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel Vangelo si incontrano due tipi di povert</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">: quella materiale e quella spirituale, o come la chiama l&#8217;Autore, </span><span lang="it-IT"><i>infanzia spirituale</i></span><span lang="it-IT">. Ebbene, l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>opzione preferenziale per i poveri</i></span><span lang="it-IT"> &#8211; espressione propria</span> d<span lang="it-IT">i</span> Gutié<span lang="it-IT">rrez &#8211; deve essere rivolta verso coloro che appartengono alla prima categoria; la povert</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">, infatti, non rientra nel progetto di Dio che è fatto per la vita.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Come dire a un povero &#8211; si chiede l&#8217;Autore &#8211; che Dio lo ama? Occorre innanzitutto che vi sia qualcuno che glielo annunci; ma anche che questo qualcuno glielo mostri </span><span lang="it-IT"><i>nella carne</i></span><span lang="it-IT">, che si faccia </span><span lang="it-IT"><i>uno</i></span><span lang="it-IT"> con lui in tutto, secondo quel </span>principio <span lang="it-IT">che altro non è che quello dell&#8217;incarnazione: l&#8217;opzione fondamentale per i poveri è </span>perci<span lang="it-IT">ò </span>la modalit<span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">per risiedere in tale divino principio</span> dinam<span lang="it-IT">ic</span><span lang="pt-PT">o e perpetuarlo.</span> </span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">È solo </span><span lang="de-DE"><i>risiedendo</i></span> <span lang="it-IT">nel</span> <span lang="it-IT">suddetto movimento che si manifestano i peculiari tratti di Dio che, a loro volta, assumono l&#8217;uomo. L&#8217;amore per i poveri è quello che meglio incarna, da un lato, la gratuit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">dell&#8217;amore divino (esso non esige niente in contraccambio); dall&#8217;altro, la tensione tra le dimensioni di</span> <i>universalit</i><span lang="fr-FR"><i>à</i></span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT"><i>particolarit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à</i></span> <span lang="it-IT">proprie della</span> dinami<span lang="it-IT">ca</span> auto-rivelativ<span lang="it-IT">a di Dio: la particolarit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">(l&#8217;opzione per i poveri) </span><span lang="fr-FR">è</span><span lang="it-IT">, a ben guardare, finalizzata ad aprire alla concretezza dell&#8217;amore e alla sua universalit</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Tale opzione risulta quindi una chiamata universale</span>, <span lang="it-IT">per poveri e non.</span> <span lang="it-IT">Essa si struttura sia secondo un livello pratico-</span>sociale: <span lang="it-IT">essa &#8220;richiede di raggiungere i poveri e di camminare con loro. Riguarda la distribuzione del nostro tempo e delle nostre energie e risorse materiali [&#8230;] riguarda il nostro impegno con la giustizia&#8221;; sia secondo un piano teologico: la teologia della liberazione &#8211; asserisce l&#8217;Autore &#8211; parte dai problemi pastorali, l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>esperienza</i></span><span lang="it-IT"> è </span>il <span lang="en-US"><i>locus theologicus</i></span><span lang="it-IT"> di ogni riflessione,</span> &#8220;<span lang="it-IT">l</span><span lang="sv-SE">e domande pi</span><span lang="it-IT">ù profonde sono sempre quelle pastorali [&#8230;] la teologia per essere buona deve essere utile. Deve aiutare la Chiesa ad annunciare il Vangelo [&#8230;] nel linguaggio contemporaneo&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="nl-NL">In definitiva, </span><span lang="it-IT">l&#8217;</span>op<span lang="it-IT">zione per i poveri è la </span><i>p</i><span lang="it-IT"><i>artecipatio</i></span><span lang="it-IT"> compiuta al movimento trinitario: l&#8217;Amore si comunica per sua stessa natura, e specialmente </span>nei poveri<span lang="it-IT">, che hanno maggior spazio in sé per accoglierlo,</span> <span lang="it-IT">trova il suo massimo inveramento</span>.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2015/lopzione-teologale-per-i-poveri-spunti-dal-pensiero-di-g-gutierrez">L’opzione teologale per i poveri. Spunti dal pensiero di G. Gutiérrez</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sulla teologia dell&#8217;amicizia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-luglio-2015/sulla-teologia-dellamicizia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 16:48:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Una delle esperienze più universali dell&#8217;uomo, sia a livello diacronico (lungo tutta la storia) che sincronico (che coinvolge giovani e adulti, ricchi e poveri, orientali e occidentali) è l&#8217;amicizia. Ogni cultura e religione fornisce una sua peculiare, ma sostanzialmente simile, visione: l&#8217;amicizia è una relazione di intimità tra persone, di condivisione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/07/cover.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1441" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/07/cover-186x300.jpg" alt="cover" width="186" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/07/cover-186x300.jpg 186w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/07/cover-311x500.jpg 311w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/07/cover.jpg 1410w" sizes="auto, (max-width: 186px) 100vw, 186px" /></a>di Dario Chiapetti • </span></span><span lang="it-IT">Una delle esperienze più universali dell&#8217;uomo, sia a livello diacronico (lungo tutta la storia) che sincronico (che coinvolge giovani e adulti, ricchi e poveri, orientali e occidentali) è l&#8217;amicizia. Ogni cultura e religione fornisce una sua peculiare, ma sostanzialmente simile, visione: l&#8217;amicizia è una relazione di intimità tra persone, di condivisione di interessi, pur permanendo quel suo carattere di misteriosità, come si constata nella difficoltà di definirne i connotati in base ai quali si può appropriatamente parlare di essa. In tale situazione appare degno di nota e illuminante l&#8217;evento cristiano che svela la natura profonda, il fondamento, la dinamica e il </span><span lang="it-IT"><i>telos</i></span><span lang="it-IT"> di tale esperienza. Stefano Zamboni ha esposto alcune riflessioni a riguardo in </span><span lang="it-IT"><i>Teologia dell&#8217;amicizia</i></span><span lang="it-IT"> (EDB 2015), a partire dai cui snodi principali si cerca ora di offrire alcune suggestioni. </span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Scrive P. Florenskij in </span><span lang="it-IT"><i>La colonna e il fondamento della verità</i></span><span lang="it-IT">: &#8220;Per vivere tra i fratelli bisogna avere un amico, anche lontano; per avere un amico bisogna vivere tra i fratelli, per lo meno essere tra loro in ispirito. Infatti per poter trattare </span><span lang="it-IT"><i>tutti</i></span><span lang="it-IT"> come se stessi, bisogna vedere e sentire se stessi almeno in </span><span lang="it-IT"><i>uno</i></span><span lang="it-IT">, bisogna in quest&#8217;uno percepire la vittoria, anche se parziale, sull&#8217;aseità. L&#8217;amico è proprio quest&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>uno</i></span><span lang="it-IT"> e l&#8217;amore agapico per lui è conseguenza dell&#8217;amore di </span><span lang="it-IT"><i>filìa</i></span><span lang="it-IT"> per lui. D&#8217;altra parte perché l&#8217;amore di </span><span lang="it-IT"><i>filìa</i></span><span lang="it-IT"> per l&#8217;amico non degeneri in una specie d&#8217;amore di se stessi [&#8230;] è indispensabile che si manifestino e aprano all&#8217;esterno le energie che dà l&#8217;amicizia [&#8230;] l&#8217;amore agapico per i fratelli&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Riguardo all&#8217;amicizia vi è &#8211; nota Zamboni &#8211; un&#8217;evidente polarità: quella tra le immagini di </span><span lang="it-IT"><i>fratello</i></span><span lang="it-IT"> e di </span><span lang="it-IT"><i>amico</i></span><span lang="it-IT">; ma, in che relazione esse stanno nel loro riferimento al concetto di amicizia, dato che, come si constata anche dal gergo comune, si è soliti combinarle, tanto da dire all&#8217;amico: &#8220;ti voglio bene come un fratello&#8221;? Ebbene, a</span><span lang="it-IT"><i>mico</i></span><span lang="it-IT"> dice </span><span lang="it-IT"><i>elezione</i></span><span lang="it-IT">, </span><span lang="it-IT"><i>fratello</i></span><span lang="it-IT"> dice </span><span lang="it-IT"><i>legame naturale dato</i></span><span lang="it-IT">. La nozione che maggiormente dice </span><span lang="it-IT"><i>libertà</i></span><span lang="it-IT">, quella di </span><span lang="it-IT"><i>elezione</i></span><span lang="it-IT">, sembra, a ben guardare, avvertire la necessità, per inverarsi, di vivere di un legame inalienabile: l&#8217;amicizia è connotata dal </span><span lang="it-IT"><i>per sempre</i></span><span lang="it-IT"> e rivela che non è frutto di una scelta tra persone ma di una &#8211; afferma J. Caillot &#8211; </span><span lang="it-IT"><i>reconnosaince</i></span><span lang="it-IT"> (che è sia </span><span lang="it-IT"><i>riconoscimento</i></span><span lang="it-IT"> che </span><span lang="it-IT"><i>riconoscenza</i></span><span lang="it-IT">); scrive infatti J.-L. Chrétien: &#8220;io non scelgo l&#8217;amico, mi scelgo in lui&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ciò permette di approfondire quel &#8216;sentire se stessi almeno in </span><span lang="it-IT"><i>uno </i></span><span lang="it-IT">per poter amare tutti&#8217; di </span>Florenskij<span lang="it-IT">, ovvero quella tensione tra i termini </span><span lang="it-IT"><i>dimensione particolare</i></span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT"><i>universale</i></span><span lang="it-IT">, legati tra di loro secondo un nesso causale. L&#8217;amico è questo </span><span lang="it-IT"><i>uno</i></span><span lang="it-IT"> che fa spazio in sé per accogliere l&#8217;altro, dargli dimora e quindi </span><span lang="it-IT"><i>identità</i></span><span lang="it-IT">.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La dinamica su descritta richiama nient&#8217;altro che quella intra-trinitaria e quella relativa alla missione </span><span lang="it-IT"><i>ad-extra </i></span><span lang="it-IT">di Figlio e Spirito Santo: la </span><span lang="it-IT"><i>kenosi</i></span><span lang="it-IT">, lo svuotamento che assume l&#8217;altro e dal di dentro lo informa della propria natura agapica. Si capisce così come l&#8217;amicizia sia </span><span lang="it-IT"><i>immagine</i></span><span lang="it-IT"> del dinamismo trinitario, fatto di unità e distinzione, distanza e intimità, raccoglimento e irraggiamento, e, soprattutto, </span><span lang="it-IT"><i>luogo</i></span><span lang="it-IT">-di-</span><span lang="it-IT"><i>partecipazione</i></span><span lang="it-IT"> ad esso. In ciò si differenzia l&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>amor concupiscientiae</i></span><span lang="it-IT"> dall&#8217;</span><span lang="it-IT"><i>amor amicitiae</i></span><span lang="it-IT">: &#8220;perdere &#8211; scrive </span>Florenskij<span lang="it-IT"> &#8211; la propria anima [&#8230;], il sacrificio della propria figura personale, della propria libertà, della propria vocazione&#8221; per dar la vita all&#8217;altro, per farlo essere.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il contenuto di tale dinamismo di entrata-uscita, di venire-da e andare-verso è il mistero della Trinità. Gesù Cristo, scegliendo i discepoli, li costituisce come </span><span lang="it-IT"><i>suoi</i></span><span lang="it-IT"> amici; e tale costituzione si esplica nel venir messi a parte del segreto più inaccessibile: la vita del Padre. L&#8217;amicizia &#8211; osserva Zamboni &#8211; è </span><span lang="it-IT"><i>communicatio</i></span><span lang="it-IT">, è comunicazione della parte più profonda e costitutiva di sé.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L&#8217;amicizia è perciò il luogo per la giusta comprensione del rapporto io-tu: vedendosi nell&#8217;altro, l&#8217;io scorge &#8211; afferma</span> Florenskij<span lang="it-IT"> &#8211; &#8220;la vittoria sull&#8217;aseità&#8221;. L&#8217;amico è il più perfetto </span><span lang="it-IT"><i>alter ego</i></span><span lang="it-IT">, non nel senso di una proiezione narcisistica di sé nell&#8217;altro, in cui si ama sé; ma come colui nel quale la propria eccentrica identità massimamente risalta; colui che, nell&#8217;accoglienza amorosa in sé, getta luce sull&#8217;altro, presentandosi così come &#8220;norma e regola&#8221; (Gregorio Nazianzeno).</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L&#8217;introduzione della </span><span lang="it-IT"><i>norma</i></span><span lang="it-IT">, che l&#8217;uno è per l&#8217;altro, rimanda alla polarità che il Signore stesso stabilisce: </span><span lang="it-IT"><i>dono</i></span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT"><i>comandamento</i></span><span lang="it-IT"> (cf. </span><span lang="it-IT"><i>Gv</i></span><span lang="it-IT"> 15,14). Tale risvolto di ordine morale non rappresenta un cambio di prospettiva ermeneutica su quanto detto fin ora ma la sua condizione di possibilità e verifica: come il Figlio è tutto per e nel Padre, i discepoli devono essere tutti per e in lui; solo nella </span><span lang="it-IT"><i>pericòresi</i></span><span lang="it-IT"> kenotica l&#8217;amicizia può sussistere.</span></span></span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ma come intendere l&#8217;amore verso i nemici, coloro che certo non corrispondono all&#8217;attesa di bene che un&#8217;amicizia porta con sé? E se l&#8217;amicizia è elettiva, l&#8217;amore ai nemici non rischia di uccidere tale connotazione? Tante risposte sono state date dalla storia; certo è che l&#8217;amico è insostituibile, ma è nella verità dell&#8217;amore tra i due, nel </span><span lang="it-IT"><i>tertium</i></span><span lang="it-IT">, il sommo bene che lo fonda, che si gioca l&#8217;apertura di esso affinché nessuno ne resti escluso.</span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-luglio-2015/sulla-teologia-dellamicizia">Sulla teologia dell’amicizia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;La sfida della misericordia&#8221; di W. Kasper.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2015/la-sfida-della-misericordia-di-w-kasper-riflessioni-sulla-teologia-della-misericordia-di-w-kasper</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2015 18:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Quaestio per lo più inesplorata in teologia, la Misericordia, il cui inveramento nella vita di ogni uomo è tanto desiderato quanto visto con circospezione, coinvolge globalmente e interpella esistenzialmente l&#8217;umanità; essa è segno di contraddizione per l&#8217;uomo, per il cristiano e per Dio stesso, così come Osea ha messo in luce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/06/cardinal-walter-kasper.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1334" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/06/cardinal-walter-kasper-300x233.jpg" alt="cardinal-walter-kasper" width="300" height="233" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/06/cardinal-walter-kasper-300x233.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/06/cardinal-walter-kasper.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti </span><span lang="it-IT">•</span><i> </i><span lang="it-IT"><i>Quaestio</i></span><span lang="it-IT"> per lo più inesplorata in teologia, la Misericordia, il cui inveramento nella vita di ogni uomo è tanto desiderato quanto visto con circospezione, coinvolge globalmente e interpella esistenzialmente l&#8217;umanità; essa è segno di contraddizione per l&#8217;uomo, per il cristiano e per Dio stesso, così come Osea ha messo in luce descrivendo il combattimento, in Dio, tra la volont</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di usare giustizia e quella di usare misericordia nei confronti del popolo infedele: &#8220;il mio cuore si rivolta contro di me&#8221; (</span><span lang="it-IT"><i>Os</i></span><span lang="it-IT"> 1,8). </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il tema è di grande importanza per il legame interno che esperienzialmente si intuisce sussistere tra misericordia e felicità; è per tale connessione che il magistero post-conciliare e la teologia, come quella di W. Kasper, ha posto l&#8217;attenzione a tale categoria, elaborandone una visione di cui è possibile trovare un quadro in </span><span lang="it-IT"><i>La sfida della misericordia</i></span><span lang="it-IT"> (Qiqajon 2015) e della quale si cerca ora di rielaborarne sinteticamente le linee portanti.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un primo rilievo concerne la necessità di evidenziare la connessione del concetto di misericordia col volto di Dio. Ciò appare evidente in tutte le religioni; nella rivelazione cristiana tuttavia compare un elemento originale. Gi</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">nell&#8217;Antico Testamento la parola </span><span lang="it-IT"><i>misericordia</i></span><span lang="it-IT"> risulta il contenuto, anche se non esplicito, del nome stesso di Dio, il quale, a sua volta, costituisce l</span><span lang="fr-FR">’</span><span lang="it-IT">elemento che svela la stessa divina identit</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">. Tutta l&#8217;economia della salvezza trova pertanto il suo principio ermeneutico unificante nella misericordia: Dio è misericordia; lo è a livello intra-trinitario nel reciproco e eterno scambio d&#8217;amore tra le ipostasi divine; lo è </span><span lang="it-IT"><i>ad extra</i></span><span lang="it-IT">, nel far essere la creazione per il desiderio di renderla partecipe della sua stessa vita; nel concedere nuova possibilit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">a Adamo; nell&#8217;episodio del Diluvio; della torre di Babele; nell&#8217;elezione di Abramo e del popolo d&#8217;Israele per arrivare a comunicarsi a tutte le nazioni; nel concedere sempre nuove </span><span lang="it-IT"><i>chances</i></span><span lang="it-IT"> al popolo infedele; nell&#8217;assumere tutto l&#8217;uomo, col suo dramma e il suo peccato, per mezzo dell&#8217;invio del suo Figlio; sommamente nell&#8217;evento della croce: nell&#8217;apparente paradosso del Padre che abbandona il Figlio e del Figlio che abbandona lo Spirito per il desiderio viscerale di </span><span lang="it-IT"><i>toccare</i></span><span lang="it-IT"> l&#8217;uomo fino al fondo del suo dramma, la morte. Dio, l&#8217;Essere, si fa non-Essere, cioè non-Dio, si auto-annienta per com-passione verso la sua creatura. La </span><span lang="it-IT"><i>kenosi</i></span><span lang="it-IT"> del Figlio dice la dinamica per cui egli si svuota facendo spazio in sé affinché l&#8217;altro possa esistere in lui, figlio nel Figlio. Dio poi è misericordia nell&#8217;evento della risurrezione, ascensione e della </span><span lang="it-IT"><i>kenosi</i></span><span lang="it-IT"> dello Spirito. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Lo Spirito è la Persona divina che più delle altre dice la natura kenotica di Dio: egli esiste proprio nel suo totale rimandare al Padre e al Figlio; la sua </span><span lang="it-IT"><i>kenosi</i></span><span lang="it-IT"> dice la dinamica per cui, Egli, dall&#8217;interno dell&#8217;uomo, comunicandogli la Sua natura, lo inserisce nel dinamismo trinitario. La natura di Dio è abiezione di essa per l&#8217;altro; la Chiesa, umanità già partecipe di tale natura, è chiamata a renderla sempre più visibile. Si capisce allora come il richiamo alla misericordia interessi l&#8217;essenza di Dio, e di conseguenza l&#8217;essenza del mondo. Il mondo sussiste continuamente in virtù dell&#8217;eterna misericordia, auto-abnegazione dell&#8217;Essere. La misericordia non è quindi un attributo di Dio ma </span><span lang="it-IT"><i>l</i></span><span lang="it-IT">&#8216;attributo, la verità della realtà, delle realtà.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ecco arrivati a un secondo rilievo di capitale importanza. La tensione dialettica, per non dire l&#8217;opposizione, tra misericordia e verità, tra misericordia e giustizia sono a ben guardare falsi problemi filosofici, teologici, politici, </span><span lang="it-IT"><i>etc</i></span><span lang="it-IT">. La misericordia non è una categoria il cui significato sta sullo stesso piano ontologico della verità o della giustizia; essa, essendo l&#8217;essenza dell&#8217;Essere, è perciò il </span><span lang="it-IT"><i>principio ermeneutico</i></span><span lang="it-IT"> da assumere per comprendere ogni altro oggetto o categoria nella luce in cui sussistono. Qualsiasi società non può rinunciare a strutturarsi sul principio di giustizia; al contempo non può escludere, né imporre, il principio della misericordia. Inoltre, ancor di più, la misericordia deve essere il principio interpretativo per concepire la giustizia. In tal senso, in Dio e, per analogia e partecipazione, nel creato, la giustizia </span><span lang="it-IT"><i>è</i></span><span lang="it-IT"> la misericordia; la quale non si declina in un atteggiamento lassista ma che &#8211; su un piano pastorale o sociale &#8211; dà sempre all&#8217;altro una nuova possibilità di riscattarsi in virtù della dignità di persona che nessun peccato o reato può cancellare. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Misericordia è </span><span lang="it-IT"><i>contenuto</i></span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT"><i>metodo</i></span><span lang="it-IT"> dell&#8217;essenza e dell&#8217;agire divino e umano: è amore reciproco fra i Tre; uscita da sé per tale eccesso d&#8217;amore; assunzione dell&#8217;altro; condivisione; in-formazione della natura umana da parte di quella divina. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il discernimento dei segni dei tempi chiede di comprendere che la partecipazione a tale dinamica è ciò che di più urgente ci sia, così come traspare dall&#8217;insegnamento di Giovanni XXIII a quello di Francesco, e la nuova fase di ricezione del Vaticano II iniziata con quest&#8217;ultimo, di cui parla Kasper, ne lascia intravedere già i suoi frutti.</span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2015/la-sfida-della-misericordia-di-w-kasper-riflessioni-sulla-teologia-della-misericordia-di-w-kasper">“La sfida della misericordia” di W. Kasper.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;La Trinità e il mistero dell&#8217;esistenza&#8221; di J. Daniélou</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-maggio-2015/la-trinita-e-il-mistero-dellesistenza-di-j-danielou</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 17:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • A quasi 50 anni dalla sua prima edizione, viene ripresentato al lettore un gioiello degli scritti teologici del &#8216;900, La Trinità e il mistero dell&#8217;esistenza (Queriniana 2015, 104 pp.), a firma di uno dei massimi esponenti della Nouvelle théologie: Jean Daniélou. Perché riproporre, oggi, una meditazione su un mistero come quello [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-maggio-2015/la-trinita-e-il-mistero-dellesistenza-di-j-danielou">“La Trinità e il mistero dell’esistenza” di J. Daniélou</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/05/JeanDanielouSJ.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1240" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/05/JeanDanielouSJ-300x219.jpg" alt="JeanDanielouSJ" width="300" height="219" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/05/JeanDanielouSJ-300x219.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/05/JeanDanielouSJ.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti </span><span style="font-size: medium;">•</span> <span style="font-size: medium;">A quasi 50 anni dalla sua prima edizione, viene ripresentato al lettore un gioiello degli scritti teologici del &#8216;900, </span><span style="font-size: medium;"><i>La Trinit</i></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>à </i></span></span><span style="font-size: medium;"><i>e il mistero dell&#8217;esistenza</i></span><span style="font-size: medium;"> (Queriniana 2015, 104 pp.), a firma di uno dei massimi esponenti della </span><span style="font-size: medium;"><i>Nouvelle théologie</i></span><span style="font-size: medium;">:</span><i> </i><span style="font-size: medium;">Jean Daniélou.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Perché riproporre, oggi, una meditazione su un mistero come quello trinitario? E quale nesso sussiste tra i termini: &#8216;la Trinità&#8217; e &#8216;il mistero dell&#8217;esistenza&#8217;?</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Circa il primo interrogativo &#8211; scrive l&#8217;Autore &#8211; che, in una società come quella attuale, in pieno e continuo movimento, ad ogni attività dell&#8217;uomo deve corrispondere un momento contemplativo, di pari intensità, in quanto &#8211; per Daniélou &#8211; la contemplazione è penetrazione della realtà, compiuta dallo spirito e dall&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo, fino a toccarne il suo fondamento ultimo, fonte di luce per ogni azione umana, che ne svela il significato. La preghiera è ben altro che rifugio, o peggio, alienazione umana dalla vita dura o senza senso, ma, al contrario, attività con cui conoscerla nella sua verità, e quindi &#8220;bisogno vitale di ciascuno&#8221;. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Particolare interesse riveste &#8211; per l&#8217;Autore &#8211; la dinamica stessa della preghiera: essa si origina dall&#8217;incontro con la Trinità, </span><span style="font-size: medium;"><i>dalla</i></span><span style="font-size: medium;"> Trinità; si attua, esistintivamente, </span><span style="font-size: medium;"><i>nella</i></span><span style="font-size: medium;"> Trinità; e tende a una comunione ancora più intima con la Trinità, </span><span style="font-size: medium;"><i>alla</i></span><span style="font-size: medium;"> Trinità. Ma come poter affermare ciò? </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Autore illustra il </span><span style="font-size: medium;"><i>come</i></span><span style="font-size: medium;"> la Trinità biblicamente si manifesta: in relazione alla creazione, sin dal libro della </span><span style="font-size: medium;"><i>Genesi</i></span><span style="font-size: medium;">, e a seguire, lungo il percorso dell&#8217;economia salvifica, alla redenzione; chiara risulta così l&#8217;importanza del significato che essa rivela di avere sul piano ontologico.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Di grande tenore speculativo risultano le pagine in cui vengono evidenziati e sistematizzati i dati concernenti la tematica della vita della Trinità, in sé e in altro-da-sé, tracciandone suggestivamente le linee teologiche fondamentali. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Essa si dice e si dà nella </span><span style="font-size: medium;"><i>realtà</i></span><span style="font-size: medium;">,</span><i> </i><span style="font-size: medium;">in un triplice senso: come </span><span style="font-size: medium;"><i>dono</i></span><span style="font-size: medium;"> della Trinità, suo </span><span style="font-size: medium;"><i>segno</i></span><span style="font-size: medium;"> e </span><span style="font-size: medium;"><i>luogo</i></span><span style="font-size: medium;"> in cui essa stessa è presente; nella vita trinitaria stessa ogni realtà sussiste come </span><span style="font-size: medium;"><i>origine</i></span><span style="font-size: medium;">, come </span><span style="font-size: medium;"><i>fine</i></span><span style="font-size: medium;"> e come </span><span style="font-size: medium;"><i>vita</i></span><span style="font-size: medium;">, nell&#8217;</span><span style="font-size: medium;"><i>hic et nunc</i></span><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">La Trinità è poi presente nell&#8217;</span><span style="font-size: medium;"><i>anima</i></span><span style="font-size: medium;"> dell&#8217;uomo: &#8220;la nostra interiorità sgorga perpetuamente dalla Trinità, al punto che è in Dio che ci immergiamo tutte le volte che rientriamo in noi stessi [tanto che] esistere significa per noi essenzialmente restare in relazione con quella fonte originaria&#8221;. Ecco qui svelato quel mistero che dice la struttura eccentrica e relazionale dell&#8217;uomo per cui egli non può ritrovarsi se non nell&#8217;Altro-da-sé, in sé.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Ma l&#8217;uomo non è un essere </span><span style="font-size: medium;"><i>relazionale </i></span><span style="font-size: medium;">vagamente inteso: è un essere </span><span style="font-size: medium;"><i>trinitario</i></span><span style="font-size: medium;">, porta in sé l&#8217;immagine della Trinità. L&#8217;Autore contempla tale mistero (dalle implicazioni tutt&#8217;altro che trascurabili) a partire dalla messa in luce della Trinità come fondamento dell&#8217;essere stesso &#8211; e in ciò sta il cuore di tutta la sua riflessione &#8211; al punto di parlare di una vera e propria &#8220;ontologia trinitaria&#8221;, visione dell&#8217;essere a partire dal mistero trinitario, il cui assunto cardine rappresenta una rivoluzione a livello filosofico: il fondo dell&#8217;essere, l&#8217;</span><span style="font-size: medium;"><i>Uno</i></span><span style="font-size: medium;">, archetipo e struttura di ogni realtà creata, è una comunità di persone, un </span><span style="font-size: medium;"><i>Noi</i></span><span style="font-size: medium;"> dei Tre in reciproca relazione. Tale segreto, di cui i cristiani sono in possesso, spesso inconsapevolmente, è uno </span><span style="font-size: medium;"><i>shock</i></span><span style="font-size: medium;"> per il pensiero: &#8220;l&#8217;uno è un noi&#8221;. Ma ciò costituisce una rivoluzione anche per l&#8217;esistenza &#8211; e arriviamo a un altro importantissimo rilievo dell&#8217;Autore. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">La Trinit</span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;">interessa l&#8217;uomo in quanto costituisce il fondamento dell&#8217;esistenza. È data così risposta al secondo interrogativo posto inizialmente; ma, cosa vuol dire che la struttura di ogni realtà creata, e massimamente dell&#8217;uomo, è trinitaria? Esattamente che egli vive della medesima dinamica trinitaria: del movimento del Padre, origine della Trinità, che esce tutto da se stesso, dando la vita-per, e dice (</span><span style="font-size: medium;"><i>dice</i></span><span style="font-size: medium;">!: la Parola) tutto se stesso nel Figlio; del Figlio che restituisce tutto sé al Padre; dell&#8217;</span><span style="font-size: medium;"><i>Amore</i></span><span style="font-size: medium;">,</span><i> </i><span style="font-size: medium;">anch&#8217;esso ipostasi &#8211; lo Spirito Santo &#8211; che eternamente i primi Due si scambiano, loro sigillo. Ma la Trinità, così pienamente sufficiente a se stessa, per eccesso d&#8217;amore si irradia attorno a sé creando e attirando a partecipare il creato della sua stessa dinamica: essa risulta perciò il mistero del vivere-</span><span style="font-size: medium;"><i>da</i></span><span style="font-size: medium;">, del vivere-</span><span style="font-size: medium;"><i>in</i></span><span style="font-size: medium;">, del vivere-</span><span style="font-size: medium;"><i>per.</i></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Scrive Piero Coda nella Postfazione che la trinitizzazione dei rapporti umani costituisce una rivoluzione nel modo di pensare sé e l&#8217;altro; essa permette di sperimentare &#8220;la novità e la forma della gratuità e della reciprocità: io sono perché tu sei (tu mi doni a me), io sono perché tu sia (io vivo perché tu diventi te stesso). In definitiva: </span><span style="font-size: medium;"><i>io sono perché noi siamo</i></span><span style="font-size: medium;">&#8220;. Ecco la dinamica che dà struttura all&#8217;essere e all&#8217;esistenza e in cui più profondamente e coscientemente il cristiano è immesso: il figlio, nel Figlio, si ritrova anch&#8217;egli totalmente rivolto verso il Padre e partecipa così, per mezzo dello Spirito, all&#8217;eterno scambio d&#8217;amore tra i Due, fino a consumarsi nell&#8217;eterna </span><span style="font-size: medium;"><i>kenosi</i></span><span style="font-size: medium;"> divina, attributo principe della trinitaria identità.</span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-maggio-2015/la-trinita-e-il-mistero-dellesistenza-di-j-danielou">“La Trinità e il mistero dell’esistenza” di J. Daniélou</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;La morte dipinta. Arte e teologia delle cose ultime&#8221; di G. Cioli</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-aprile-2015/la-morte-dipinta-arte-e-teologia-delle-cose-ultime-di-g-cioli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2015 09:09:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2015]]></category>
		<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=1125</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • La morte dipinta. Arte e teologia delle cose ultime (EDB, 2015, 197 pp.) è la raccolta di un insieme di saggi dell&#8217;Autore Gianni Cioli, i quali hanno, come oggetto formale, alcuni temi escatologici, così come la tradizione cristiana li ha elaborati, e, come oggetto materiale, opere d&#8217;arte figurativa toscana e umbra, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Abyssinica SIL';"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/04/9788810560112.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1130" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/04/9788810560112-200x300.png" alt="9788810560112" width="200" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/04/9788810560112-200x300.png 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/04/9788810560112-333x500.png 333w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/04/9788810560112.png 500w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></span></span></span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di Dario Chiapetti </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">•</span></span> <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>La morte dipinta. Arte e teologia delle cose ultime</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> (EDB, 2015, 197 pp.) è la raccolta di un insieme di saggi dell&#8217;Autore Gianni Cioli, i quali hanno, come oggetto formale, alcuni temi escatologici, così come la tradizione cristiana li ha elaborati, e, come oggetto materiale, opere d&#8217;arte figurativa toscana e umbra, d&#8217;epoca medievale, che vanno dai mosaici del battistero di Firenze (XIII sec.) alla </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Trinità</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> di Masaccio (XV sec.). Il metodo che l&#8217;Autore segue, come sottolinea il noto teologo Dianich nella Prefazione, è quella di muovere ascensionalmente &#8220;dal piano pre-iconografico [&#8230;] a quello iconografico a quello iconologico, con il vantaggio per questo ultimo livello di lettura di godere del prezioso </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>background</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> della sua competenza di teologo e della sua pregressa indagine [&#8230;] sulla teologia e la spiritualità della morte&#8221;. L&#8217;autore arriva così a esplorare i nuovi orizzonti teologici che l&#8217;opera artistica dischiude, parallelamente e originalmente da quelli propri del </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>discorso </i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">teologico; e che la teologia occidentale, nonostante essersi battuta a favore del culto delle immagini, in virtù del loro valore pedagogico e in conformità interna col dato fondamentale della teo-logica dell&#8217;incarnazione, di fatto, poco ha battuto la strada della riflessione sul dato di fede attraverso di esse: proprio in ciò sta il contributo che l&#8217;Autore, con questo testo, offre alla teologia. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Prima di tutto è messa in luce l&#8217;importanza dell&#8217;arte per la riflessione teologica, e ciò sotto più aspetti. L&#8217;arte come espressione del </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>sensus fidelium</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, elemento la cui valenza per la teologia è sempre stata riconosciuta: ogni opera è frutto e espressione di un particolare soggetto ecclesiale in una data cultura, così come si evince nella trattazione dei temi escatologici nel duomo di Orvieto rinvenibili nei diversi soggetti di diverse datazioni. L&#8217;arte come espressione di un particolare genio artistico, che fa teologia attraverso il suo specifico carisma, come Masaccio nella </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Trinità</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. Il fenomeno dell&#8217;arte cristiana, sorto naturalmente e sempre vivo, come espressione della dimensione anche (e innanzitutto) </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>visiva</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> della fede. E da questo ultimo aspetto, l&#8217;arte cristiana come l&#8217;attestazione della dimensione integrale e unificante di tutti gli aspetti suoi e dell&#8217;uomo: la rivelazione divina si rivolge anche e in prima istanza alla sfera emozionale umana, sollecitata dalla forza dell&#8217;immagine. Tale principio e dinamica sono stati trascurati nella teologia, a dire il vero, dalla scolastica in poi, tradendo il genio di colui a cui essa si è ispirata: per l&#8217;Aquinate &#8211; viene fatto notare &#8211; si giunge all&#8217;intelligenza dell&#8217;universale se si presta attenzione all&#8217;immagine che si ha nella mente. La stessa vicenda biblica è piena di immagini e sentimenti; il discorso razionale, contemporaneo e successivo ad essa, è certamente naturale conseguenza della rivelazione del </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Logos</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, ma esso non può mai essere disgiunto dagli aspetti su ricordati o, peggio ancora, misconoscerli. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In secondo luogo, è messa a fuoco la rilevanza, per la fede cristiana, del primo dei </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>novissimi</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">: la morte; e ciò sia a livello esistenziale che religioso. La morte, da un lato, è da sempre il grande nemico dell&#8217;uomo, dall&#8217;altro, è entrata nel nucleo dell&#8217;annuncio cristiano: il Figlio, crocefisso dagli uomini, è stato risuscitato dal Padre, vincendo, in sé, la morte stessa.</span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In terzo luogo, l&#8217;Autore presenta la morte attraverso la messa in luce di una duplice dimensione analogica; in una prospettiva esistenziale essa è l&#8217;</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>analogatum princeps </i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di ogni esperienza umana negativa; nella prospettiva cristiana, tale </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>analogatum</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> è la morte di Cristo: ogni morire è un morire con e in Cristo. Da tale ultima analogia Cioli ne consegue che nella morte risiede una forte tensione dialettica, non sanata ma anzi acuita dalla morte di Cristo: essa è, secondo la visione paolina, ripresa da Agostino, frutto del peccato, così come l&#8217;Autore mette ben in luce, ad esempio, nelle riflessioni sul tema della personificazione della morte nell&#8217;</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Allegoria della redenzione</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> di Lorenzetti. La morte del Figlio è la rottura della relazione col Padre, e permette al Primo di immergersi così profondamente nella condizione umana da assumere e vincere la morte stessa; tuttavia il Padre rimane congiunto al Figlio col suo atteggiamento oblativo, come è raffigurato nella </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Trinità</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> di Masaccio. La morte è attraversata dalla dialettica tra la speranza e il timore per la percezione del disordine disgregativo causato dalla corruzione del peccato quale causa agente della morte (ravvisabile nell&#8217;attenzione al tema della decomposizione corporea, come appare nella </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Vergine dell&#8217;Apocalisse</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> di Del Biondo); i due termini non si annullano a vicenda ma, al contrario, si esaltano e si informano l&#8217;un l&#8217;altro, così come è evidenziato nell&#8217;analisi del genere figurativo dell&#8217;</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>incontro dei tre vivi con i tre morti</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> nel dittico di Daddi. </span></span></span></p>
<p class="western" lang="en-US"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ecco il </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>centuplo</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> evangelico che l&#8217;Autore mostra, con accuratezza metodologica e completezza nella ricerca: morendo in Cristo il cristiano </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>partecipa</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> a </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>tutta</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> la sua morte, a </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>tutta</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> la sua risurrezione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Abyssinica SIL';"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> </span></span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-aprile-2015/la-morte-dipinta-arte-e-teologia-delle-cose-ultime-di-g-cioli">“La morte dipinta. Arte e teologia delle cose ultime” di G. Cioli</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Libertà e manipolazione. Una riflessione sulla società e sulla Chiesa di K. Rahner</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-marzo-2015/liberta-e-manipolazione-una-riflessione-sulla-societa-e-sulla-chiesa-di-k-rahner</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2015 16:59:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • La riflessione del teologo tedesco K. Rahner sul rapporto tra libertà e manipolazione viene ora riproposta, a distanza di circa mezzo secolo, come una provocazione ricca di spunti di riflessione teologica, antropologica, ecclesiologica e sociologica nell&#8217;attuale situazione culturale in continua trasformazione. Non è inutile osservare, come premessa, che &#8220;Libertà e manipolazione. Una riflessione sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/02/ad90ea2ef21546264267e99e93df502e_medium.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1026" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/02/ad90ea2ef21546264267e99e93df502e_medium-257x300.jpg" alt="ad90ea2ef21546264267e99e93df502e_medium" width="257" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/02/ad90ea2ef21546264267e99e93df502e_medium-257x300.jpg 257w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/02/ad90ea2ef21546264267e99e93df502e_medium.jpg 428w" sizes="auto, (max-width: 257px) 100vw, 257px" /></a>di Dario Chiapetti • <span lang="it-IT">La riflessione del teologo tedesco K. Rahner sul rapporto tra libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">e manipolazione viene ora riproposta, a distanza di circa mezzo secolo, come una provocazione ricca di spunti di riflessione teologica, antropologica, ecclesiologica e sociologica nell&#8217;attuale situazione culturale in continua trasformazione.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Non </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">inutile osservare, come premessa, che &#8220;</span><span lang="it-IT">Libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">e manipolazione. Una riflessione sulla societ</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">e sulla Chiesa&#8221;</span><span lang="it-IT"> (EDB, 2013) rappresenta un&#8217;articolazione di pensiero del teologo gesuita nell&#8217;immediato post-concilio, di cui egli </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">stato attore, periodo caratterizzato da un grande entusiasmo per la novit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">che l&#8217;evento ecclesiale del Vaticano II si era rivelato di essere ma anche da una coscienza disincantata circa la situazione ecclesiale in cui si trovava la Chiesa da secoli, e la cui sua riforma non poteva avvenire </span><span lang="it-IT">ex-abrupto</span><span lang="it-IT">, andando contro i dinamismi connaturali alla sua essenza di &#8220;organismo visibile [&#8230;] sola complessa realta</span>̀ <span lang="it-IT">risultante di un duplice elemento, umano e divino&#8221; (LG 8). </span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Le considerazioni dell&#8217;Autore si presentano come tentativo di mettere in luce la problematica insita nella dialettica tra i concetti di </span><span lang="it-IT">libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT"> e manipolazione, di trattarla innanzitutto secondo la sua originale rilevanza teologica e, secondariamente, nelle sue implicazioni ecclesiologiche.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Del concetto di libert</span><span lang="it-IT">à è </span><span lang="it-IT">messa in luce la sua duplice peculiare caratterizzazione, la sua misteriosit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">(&#8220;</span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">oscuro che cosa sia&#8221;) e il suo non potersi attuare se non nelle possibilit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">concrete della Chiesa e della societ</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">. Vi </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">una libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">teologicamente intesa (&#8220;libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">per Dio&#8221;) e una libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">civile; tra la prima e la seconda esistono rapporti reciproci al punto che &#8220;l&#8217;idea che l&#8217;uomo [&#8230;] sia sempre libero anche se egli </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">nato in cattivit</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">[&#8230;] fondamentalmente falsa&#8221;.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Se la libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">creaturale, per inverarsi, necessita di un &#8220;margine di libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">spazio-temporale&#8221;, la libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">civile acquisisce una sua vera e propria rilevanza teologica, che andrebbe ricercata anche se &#8220;le cose andassero bene&#8221;: &#8220;la libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">non </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">soltanto un metodo per realizzare una cosa ma </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">semplicemente la cosa stessa&#8221; e &#8220;la realt</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">profana [&#8230;] non </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">soltanto </span><span lang="it-IT">l&#8217;occasione</span><span lang="it-IT"> [&#8230;] ma la cosa stessa che entra nello stato definitivo del soggetto di libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">&#8220;. Ne consegue che &#8220;se la salvezza </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">lo stato definitivo di questa vita concreta, allora non pu</span><span lang="it-IT">ò </span><span lang="it-IT">essere indifferente al soggetto di salvezza quali concrete possibilit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">di vita gli sono effettivamente date. Quelle che realmente gli vengono offerte costituiscono in ogni caso dei momenti del suo stato definitivo eterno; quelle che gli restano precluse lo sono per sempre [&#8230;] non ci si pu</span><span lang="it-IT">ò </span><span lang="it-IT">sottrarre all&#8217;enorme importanza di questo principio, pensando che il </span><span lang="it-IT">possesso</span><span lang="it-IT"> di Dio con la visione beatifica supplisca a tutte queste lacune&#8221;.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">La manipolazione, poi, viene presentata come conseguenza, anzi, </span><span lang="it-IT">parte </span><span lang="it-IT">stessa della libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">: ogni esercizio della libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">personale nell&#8217;ambito del finito va a configurare una situazione manipolata che influisce sul margine di libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">altrui. Ora, vi </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">una manipolazione </span><span lang="it-IT">incolpevole</span><span lang="it-IT">, e quindi inevitabile, e una </span><span lang="it-IT">peccaminosa</span><span lang="it-IT">, quando la prima viene istituzionalizzata; la colpevolezza, poi, viene individuata nella concupiscenza dell&#8217;uomo che lo rende incapace di integrare &#8220;il pluralismo del suo stato di libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">&#8220;.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">e manipolazione sono termini che costituiscono una vera e propria </span><span lang="it-IT">unit</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, non statica ma dinamica: la </span><span lang="it-IT">storia</span><span lang="it-IT"> è </span><span lang="it-IT">la concretizzazione di tale unit</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">; </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">evoluzione</span><span lang="it-IT"> (e non </span><span lang="it-IT">rivoluzione</span><span lang="it-IT">); </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">storia-di-libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, qualcosa da realizzare sempre di nuovo.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Tale creativit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">della storia &#8220;chiama in causa la piena responsabilit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">dell&#8217;uomo&#8221;. Il cristiano, in particolare, nei riguardi della societ</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, si ritrova nella figura dello </span><span lang="it-IT">scettico</span><span lang="it-IT">, portandosi verso un atteggiamento conservatore, come di fatto spesso si </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">verificato, o di testimonianza della speranza escatologica, che, se autentica, non paralizza impegno e decisione ma fa partecipare il soggetto alla storia di libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, in quanto quest&#8217;ultima </span><span lang="it-IT">è </span><span lang="it-IT">&#8220;la via necessaria&#8221; per la realizzazione del definitivo.</span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Il rapporto dialettico tra libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">e manipolazione, dandosi anche a livello ecclesiale, va </span><span lang="it-IT">istituzionalizzato</span><span lang="it-IT">, e questo in modo che tenda a eliminare (anche se solo in modo asintotico) la manipolazione, resa cos</span><span lang="it-IT">ì</span><span lang="it-IT"> vero e proprio </span><span lang="it-IT">strumento</span><span lang="it-IT"> della libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">. </span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">La Chiesa deve essere luogo e istanza critica di libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, e pu</span><span lang="it-IT">ò </span><span lang="it-IT">esserlo se crea in s</span><span lang="it-IT">é </span><span lang="it-IT">modelli di realt</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">favorenti libert</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">. La dottrina che non riconosce spazi di libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">si auto-danneggia: occorre passare da una concezione </span><span lang="it-IT">paternalistica</span><span lang="it-IT"> di autorit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">ad una </span><span lang="it-IT">funzionale, </span><span lang="it-IT">facendo partecipare i laici alla scelta dei pastori e creando &#8220;controistanze di controllo&#8221; accanto agli uffici ordinari. </span></p>
<p align="justify"><span lang="it-IT">Frecce puntate in alto quelle di Rahner ma che hanno il pregio di porre attenzione sulla centralit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">della libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">e di considerarla nella prospettiva dialogica (col suo </span><span lang="it-IT">opposto,</span><span lang="it-IT"> la manipolazione), e di connetterla alla verit</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">. Nella libert</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">il dialogo, nel dialogo la verit</span><span lang="it-IT">à</span><span lang="it-IT">, nella verit</span><span lang="it-IT">à </span><span lang="it-IT">la salvezza, nella salvezza l&#8217;uomo.</span></p>
<p align="justify"><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-marzo-2015/liberta-e-manipolazione-una-riflessione-sulla-societa-e-sulla-chiesa-di-k-rahner">Libertà e manipolazione. Una riflessione sulla società e sulla Chiesa di K. Rahner</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La cucina del Risorto. Gesù cuoco per l&#8217;umanità affamata di Giovanni Cesare Pagazzi</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-febbraio-2015/la-cucina-del-risorto-gesu-cuoco-per-lumanita-affamata-di-giovanni-cesare-pagazzi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 07:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2015]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=914</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Tutto ciò che è veramente umano trova nel mistero del Verbo incarnato lo spazio in cui poter essere e poter esprimersi. Non solo. Tutto ciò che è veramente umano trova nel mistero del Verbo incarnato lo spazio in cui poter trovare quella luce rivelatrice che lo svela a se stesso nella sua natura. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-916" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300-300x300.jpg" alt="Pagazzi G.C-300x300" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300-37x37.jpg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300-128x128.jpg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2015/01/Pagazzi-G.C-300x300-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti • Tutto ciò che è veramente umano trova nel mistero del Verbo incarnato lo spazio in cui poter essere e poter esprimersi. Non solo. Tutto ciò che è veramente umano trova nel mistero del Verbo incarnato lo spazio in cui poter trovare quella luce rivelatrice che lo svela a se stesso nella sua natura. Tutto ciò che è veramente umano deve essere perciò attentamente osservato, considerato e solo al mistero del Verbo incarnato occorre rivolgersi per captare quegli elementi di verità che lo illuminano.</p>
<p>Il testo del teologo lombardo Giovanni Cesare Pagazzi: <em>La cucina del Risorto. Ges</em><em>ù</em> <em>cuoco per l&#8217;umanit</em><em>à</em> <em>affamata</em> (Emi, 2014, Bologna) presenta in modo originale l&#8217;aspetto, forse non troppo considerato dalla cristologia, dell&#8217;abilità di Gesù &#8216;ai fornelli&#8217;, del suo cucinare, in ordine al suo essere Dio, e quindi del significato teo-antropologico che riveste il cucinare, soprattutto per gli altri.</p>
<p>Gesù si presenta &#8211; argomenta l&#8217;Autore &#8211; come una persona che ha e vive un rapporto con il cibo e la tavola: la convivialità è uno dei suo tratti peculiari; mangia, mostrando estrema solidarietà con l&#8217;uomo, sia la carne che il pesce (contrariamente al Battista); ringrazia per il dono del cibo; presenta il Paradiso stesso attraverso l&#8217;immagine della mensa; fino ad arrivare a rivelare che egli è Signore del pane, anzi fino a identificarsi col pane. L&#8217;attenzione del Signore per la fame e sete &#8211; secondo Pagazzi &#8211; ricorda agli uomini che sono esseri-dipendenti-da-altro (che ricevono prima di dare); che non sono gli unici ad essere al mondo (c&#8217;è anche il cibo); che la loro vita proviene da fuori-di-loro ed è diversa-da-loro (è pertanto qualcosa di trascendente); che c&#8217;è un gusto e una bontà che non si esaurisce in loro.</p>
<p>Questo significato antropologicamente positivo del cibo, fondato sulla positività della creazione (cf. <em>Gen</em> 1,31; <em>Sap</em> 1,14), si traduce in Gesù nell&#8217;assenza di tabù nei suoi confronti (caso unico nella storia delle religioni), in quanto mostra la familiarità, &#8220;la consustanzialità&#8221;, tra &#8216;corpo&#8217; e &#8216;mondo&#8217;, concorre &#8220;alla purezza dell&#8217;uomo&#8221;. Secondo la teologia della creazione, Adamo e la terra costituiscono un binomio indissolubile, segno dell&#8217;amore, dell&#8217;opera e dell&#8217;alleanza di Dio, fino al punto che la carne viene completamente assunta dal Figlio per volere del Padre, per mezzo dello Spirito.</p>
<p>Con l&#8217;assunzione della carne da parte di Dio si assiste al rinvenimento di tale rapporto positivo tra Adamo e la terra, sul piano morale e soprattutto su quello ontologico. Gesù siede a tavola con commensali, nutre gli affamati e soprattutto si mostra &#8220;intenditore del processo di produzione e approvvigionamento delle materie prime degli alimenti&#8221; (cf. <em>Mt </em>13,47-50; <em>Lc</em> 15,4-7); ciò presuppone l&#8217;umana capacità di ad-domesticare; il desiderio &#8211; riflette l&#8217;Autore &#8211; di rendere di &#8216;casa&#8217; animali e piante: non è forse quest&#8217;unica casa per tutti il contenuto del disegno di Dio (cf. <em>Sal</em> 104; <em>Mc</em> 12,10-11)? Il gesto cristologico di cucinare dice ancora all&#8217;antropologia che tale &#8216;arte&#8217; presuppone la presenza e la custodia di una memoria del passato (&#8220;a cucinare s&#8217;impara per imitazione e pratica [&#8230;] chissà per quanti anni il Figlio di Dio avrà visto Maria con le &#8216;mani in pasta&#8217;&#8221;), di un&#8217;inventiva e di una creatività, attitudini che forse non mancavano al Creatore; che all&#8217;uomo non basta &#8216;alimentarsi&#8217; (il cucinare e il mangiare rispondono all&#8217;esigenza di piacere e com-piacere), ma che è fatto per godere della carne e nella carne, la quale trova in ciò la sua massima dignità; che l&#8217;uomo è un essere che &#8216;si fida&#8217; (degli ingredienti, di riuscire a soddisfare, etc.) e che è capace di &#8216;rispetto&#8217; (di modalità di cottura, arnesi, etc.). La riflessione di Pagazzi si approfondisce tematicamente spostando l&#8217;attenzione sull&#8217;aspetto dei &#8216;rifiuti&#8217;: essi sono curiosamente presentati come ciò di cui l&#8217;uomo non può sbarazzarsi frettolosamente, pena la perdita di elementi teologicamente e antropologicamente rilevanti: essi hanno la funzione di mostrare il destino di ogni cosa, che la vita presenta per sua natura un aspetto di &#8216;sporcizia&#8217; e, infine, che &#8220;c&#8217;è sempre qualcosa di sacrificale a garantire la mia vita e ciò non può esimermi dalla riconoscenza&#8221;.</p>
<p>Se &#8220;pastore&#8221; significa &#8220;colui che dà il pasto&#8221;, vescovi e preti &#8211; per Pagazzi &#8211; devono essere veri &#8216;cuochi&#8217;. A volte le pratiche cristiane non sembrano avere le attenzioni della cucina: occorre saper &#8216;rinunciare&#8217; (non si può offrire sempre tutto a tutti); saper prestare attenzione alla graduale progressione (e regressione) della capacità digestiva; saper pensare pasti sia sostanziosi che sobri; non far mancare sapori noti e apprezzati ma neanche nuovi, educando il palato lentamente. Infine, per evitare pastoni in cui i sapori si perdono, occorre saper &#8216;decidere&#8217; (cioè &#8216;separare&#8217;) e &#8216;amalgamare&#8217; (&#8216;tenere insieme&#8217;, ingredienti anche contrastanti).</p>
<p>&#8220;Pensiamo a come Gesù avrà cucinato il pesce pensando a Pietro e compagni&#8221;. Non sappiamo, certo li amava di un amore eterno.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-febbraio-2015/la-cucina-del-risorto-gesu-cuoco-per-lumanita-affamata-di-giovanni-cesare-pagazzi">La cucina del Risorto. Gesù cuoco per l’umanità affamata di Giovanni Cesare Pagazzi</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto tra persona e creato&#8221; di P. Sequeri</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-gennaio-2015/custode-non-tiranno-per-un-nuovo-rapporto-tra-persona-e-creato-di-p-sequeri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2015 16:50:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2015]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2015]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Il teologo milanese Pierangelo Sequeri, nel suo testo Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto tra persona e creato (Emi, Bologna, 2014), sviluppa una riflessione sulla teologia biblica della creazione che recuperi le linee essenziali e originali che la costituiscono, in modo da rintracciare i tratti di Dio e, di conseguenza, i tratti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-881" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300-300x300.jpg" alt="Sequeri-300x300" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300-37x37.jpg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300-128x128.jpg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/12/Sequeri-300x300-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti • Il teologo milanese Pierangelo Sequeri, nel suo testo <em>Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto tra persona e creato</em> (Emi, Bologna, 2014), sviluppa una riflessione sulla teologia biblica della creazione che recuperi le linee essenziali e originali che la costituiscono, in modo da rintracciare i tratti di Dio e, di conseguenza, i tratti dell&#8217;uomo, del creato e del rapporto tra questi due ultimi e rispondere così alle obiezioni che sono state mosse al cristianesimo di aver avallato l&#8217;azione di sfruttamento da parte dell&#8217;uomo della terra, una visione della storia come progresso, di aver desacralizzato la natura.</p>
<p>Da una lettura dei racconti biblici di creazione e del loro significato nel contesto della storia di Israele, Sequeri giunge a propugnare la visione dell&#8217;atto creatore di Dio come già vera e propria &#8220;figura&#8221; di rivelazione e non come momento propedeutico ad essa. La creazione è mostrata sì come origine assoluta ma non come quella di un prestigiatore che tira fuori oggetti dal cilindro,  bensì come auto-manifestazione di Dio come vita e bellezza.</p>
<p>L&#8217;Autore mette in luce l&#8217;interessante analogia tra Dio e uomo: mentre nel primo racconto genesiaco il generatore e custode del creato è Dio, nel secondo è l&#8217;uomo, proprio in virtù del suo essere creato a immagine e somiglianza di quel Dio generatore e custode. Ma non è tutto: l&#8217;uomo &#8211; argomenta Sequeri &#8211; non è soltanto un essere <em>riflettente</em> Dio ma anche <em>fronteggiante</em>, capace di mettersi in dialogo con Dio, di accogliere ciò che gli viene affidato e di affidarlo a sua volta. Antropologicamente se ne deduce un&#8217;importante notazione, ovvero che la dottrina dell&#8217;immagine e somiglianza non è evincibile o sostenibile solo e innanzitutto per <em>creazione</em> ma per <em>esistenza</em>; la creazione dell&#8217;uomo come essere generatore e custode e la consegna del creato nelle sue mani, pur essendo due sue dimensioni, sono tuttavia aspetti sostanziali dell&#8217;atto creatore stesso: l&#8217;uomo, proprio perché creato maschio e femmina, è generato generatore. &#8220;E vide che era cosa bella/buona&#8221; (<em>Gen</em> 1,12): anche l&#8217;uomo, come creatura a immagine e somiglianza di Dio, è perciò un essere a immagine e somiglianza della signoria e della cura di Dio che crea e mantiene bellezza e bontà<em>.</em></p>
<p>L&#8217;atto creatore è essenzialmente &#8220;dono&#8221; e, in quanto auto-rivelazione divina e rivelazione dell&#8217;uomo, dice la natura del Creatore e della creatura, soggetti-donanti; e tale atto del dono divino mette alla prova le <em>affezioni</em> umane &#8211; termine centrale della riflessione dell&#8217;Autore. Dio affida il creato all&#8217;uomo e l&#8217;uomo lo riaffida a Dio: un &#8220;reciproco benché radicalmente asimmetrico atto di affidamento di Dio e dell&#8217;umano&#8221;, soprattutto per la pretesa d&#8217;autosufficienza di Adamo. Dio vuole essere scelto da un soggetto in grado di riconoscerlo, di accoglierlo, di essere signore e custode e questo è un miracolo ancora più grande della creazione <em>ex nihilo</em> soprattutto se si pensa che Egli partecipa la Sua signoria nella finitezza della natura umana. Da un tale sguardo alla teologia della creazione si evince che non è dispotica né la signoria di Dio (perché affida all&#8217;uomo il suo atto d&#8217;amore), né quella dell&#8217;uomo (perché <em>naturaliter</em> corrisponde al divino atto d&#8217;amore); oggi tuttavia &#8211; prosegue Sequeri &#8211; su un&#8217;interpretazione fondata sulla logica dell&#8217;amore ha prevalso un&#8217;altra, fondata invece su una morale della redenzione dal peccato.</p>
<p>Teologia, antropologia e cosmologia trovano il loro punto di convoglio nella cristologia: in Cristo Dio sigilla eternamente il suo patto con l&#8217;uomo e col creato e lo realizza attraverso l&#8217;evento della croce, che non dice <em>tirannia</em> ma <em>alleanza</em> che passa attraverso la cura nel dolore, e dell&#8217;Ascensione, in cui avviene &#8220;l&#8217;insediamento del corpo-mondo di Gesù nell&#8217;intimità divina-trinitaria del Figlio&#8221;. La teologia della creazione è così per l&#8217;Autore il culmine della visione della fede neotestamentaria: &#8220;in principio era il Verbo&#8221; (<em>Gv</em> 1,1).</p>
<p>In risposta all&#8217;attuale interpretazione della teologia della creazione, secondo l&#8217;Autore, è necessario riconsiderare l&#8217;uomo nella sua dimensione affettiva: l&#8217;uomo si è spostato dalla <em>pro-affezione</em> all&#8217;<em>auto-affezione</em> e in tale spostamento, senza Dio e senza gli altri, ha perso anche il senso della realizzazione di sé. Occorre &#8220;andare contro il monoteismo del sé&#8221; in quanto, spiega Sequeri, il desiderio dell&#8217;uomo si compie in realtà nel generare e custodire, nell&#8217;essere nell&#8217;altro e per l&#8217;altro. Per tale ragione è importante che l&#8217;uomo riordini gli affetti, curando le ferite ma anche creando bellezza, quella bellezza che commuove e muove gli uni verso gli altri.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-gennaio-2015/custode-non-tiranno-per-un-nuovo-rapporto-tra-persona-e-creato-di-p-sequeri">“Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto tra persona e creato” di P. Sequeri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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