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Posted on 1Mag, 2015

“La Trinità e il mistero dell’esistenza” di J. Daniélou

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JeanDanielouSJdi Dario Chiapetti A quasi 50 anni dalla sua prima edizione, viene ripresentato al lettore un gioiello degli scritti teologici del ‘900, La Trinità e il mistero dell’esistenza (Queriniana 2015, 104 pp.), a firma di uno dei massimi esponenti della Nouvelle théologie: Jean Daniélou.

Perché riproporre, oggi, una meditazione su un mistero come quello trinitario? E quale nesso sussiste tra i termini: ‘la Trinità’ e ‘il mistero dell’esistenza’?

Circa il primo interrogativo – scrive l’Autore – che, in una società come quella attuale, in pieno e continuo movimento, ad ogni attività dell’uomo deve corrispondere un momento contemplativo, di pari intensità, in quanto – per Daniélou – la contemplazione è penetrazione della realtà, compiuta dallo spirito e dall’intelligenza dell’uomo, fino a toccarne il suo fondamento ultimo, fonte di luce per ogni azione umana, che ne svela il significato. La preghiera è ben altro che rifugio, o peggio, alienazione umana dalla vita dura o senza senso, ma, al contrario, attività con cui conoscerla nella sua verità, e quindi “bisogno vitale di ciascuno”.

Particolare interesse riveste – per l’Autore – la dinamica stessa della preghiera: essa si origina dall’incontro con la Trinità, dalla Trinità; si attua, esistintivamente, nella Trinità; e tende a una comunione ancora più intima con la Trinità, alla Trinità. Ma come poter affermare ciò?

L’Autore illustra il come la Trinità biblicamente si manifesta: in relazione alla creazione, sin dal libro della Genesi, e a seguire, lungo il percorso dell’economia salvifica, alla redenzione; chiara risulta così l’importanza del significato che essa rivela di avere sul piano ontologico.

Di grande tenore speculativo risultano le pagine in cui vengono evidenziati e sistematizzati i dati concernenti la tematica della vita della Trinità, in sé e in altro-da-sé, tracciandone suggestivamente le linee teologiche fondamentali.

Essa si dice e si dà nella realtà, in un triplice senso: come dono della Trinità, suo segno e luogo in cui essa stessa è presente; nella vita trinitaria stessa ogni realtà sussiste come origine, come fine e come vita, nell’hic et nunc.

La Trinità è poi presente nell’anima dell’uomo: “la nostra interiorità sgorga perpetuamente dalla Trinità, al punto che è in Dio che ci immergiamo tutte le volte che rientriamo in noi stessi [tanto che] esistere significa per noi essenzialmente restare in relazione con quella fonte originaria”. Ecco qui svelato quel mistero che dice la struttura eccentrica e relazionale dell’uomo per cui egli non può ritrovarsi se non nell’Altro-da-sé, in sé.

Ma l’uomo non è un essere relazionale vagamente inteso: è un essere trinitario, porta in sé l’immagine della Trinità. L’Autore contempla tale mistero (dalle implicazioni tutt’altro che trascurabili) a partire dalla messa in luce della Trinità come fondamento dell’essere stesso – e in ciò sta il cuore di tutta la sua riflessione – al punto di parlare di una vera e propria “ontologia trinitaria”, visione dell’essere a partire dal mistero trinitario, il cui assunto cardine rappresenta una rivoluzione a livello filosofico: il fondo dell’essere, l’Uno, archetipo e struttura di ogni realtà creata, è una comunità di persone, un Noi dei Tre in reciproca relazione. Tale segreto, di cui i cristiani sono in possesso, spesso inconsapevolmente, è uno shock per il pensiero: “l’uno è un noi”. Ma ciò costituisce una rivoluzione anche per l’esistenza – e arriviamo a un altro importantissimo rilievo dell’Autore.

La Trinità interessa l’uomo in quanto costituisce il fondamento dell’esistenza. È data così risposta al secondo interrogativo posto inizialmente; ma, cosa vuol dire che la struttura di ogni realtà creata, e massimamente dell’uomo, è trinitaria? Esattamente che egli vive della medesima dinamica trinitaria: del movimento del Padre, origine della Trinità, che esce tutto da se stesso, dando la vita-per, e dice (dice!: la Parola) tutto se stesso nel Figlio; del Figlio che restituisce tutto sé al Padre; dell’Amore, anch’esso ipostasi – lo Spirito Santo – che eternamente i primi Due si scambiano, loro sigillo. Ma la Trinità, così pienamente sufficiente a se stessa, per eccesso d’amore si irradia attorno a sé creando e attirando a partecipare il creato della sua stessa dinamica: essa risulta perciò il mistero del vivere-da, del vivere-in, del vivere-per.

Scrive Piero Coda nella Postfazione che la trinitizzazione dei rapporti umani costituisce una rivoluzione nel modo di pensare sé e l’altro; essa permette di sperimentare “la novità e la forma della gratuità e della reciprocità: io sono perché tu sei (tu mi doni a me), io sono perché tu sia (io vivo perché tu diventi te stesso). In definitiva: io sono perché noi siamo“. Ecco la dinamica che dà struttura all’essere e all’esistenza e in cui più profondamente e coscientemente il cristiano è immesso: il figlio, nel Figlio, si ritrova anch’egli totalmente rivolto verso il Padre e partecipa così, per mezzo dello Spirito, all’eterno scambio d’amore tra i Due, fino a consumarsi nell’eterna kenosi divina, attributo principe della trinitaria identità.