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	<title>Giovanni Pallanti 2026 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Rodolfo Doni scrittore cattolico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:05:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · Rodolfo Doni era lo pseudonimo di Rodolfo Turco, uomo di banca e scrittore. Era nato a Pistoia il 20/03/1919 ed è morto a Firenze il 2 ottobre del 2011. Le sue due professioni vissute in una nevrotica simbiosi, quella di bancario e quella di scrittore, sono state caratterizzate da un comportamento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18104" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large-300x219.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large-685x500.jpg 685w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large.jpg 690w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Pallanti · Rodolfo Doni era lo pseudonimo di Rodolfo Turco, uomo di banca e scrittore. Era nato a Pistoia il 20/03/1919 ed è morto a Firenze il 2 ottobre del 2011. Le sue due professioni vissute in una nevrotica simbiosi, quella di bancario e quella di scrittore, sono state caratterizzate da un comportamento esistenziale molto particolare. Chi lo ha conosciuto può dire che era scostante, altezzoso e di scarsa capacità comunicativa: i bancari spesso per non compromettersi con nessuno usano la tattica di parlare poco. Come scrittore invece aveva una capacità di raccontare ambienti e sviluppare dialoghi tra i personaggi dei suoi romanzi molto convincente. I romanzi sono il modo migliore per raccontare episodi e persone con un linguaggio più o meno aderente all&#8217;ambiente sociale descritto e a livello intellettuale dei protagonisti di un libro. Il vero romanziere è quello che riesce a far tornare il teorema del panorama storico dell&#8217;ambiente sociale da cui provengono i personaggi narrati e la loro capacità espressiva. Su questo teorema falliscono quasi tutti. Infatti la messe di romanzi o racconti degli ultimi 40 anni sono in verità memorie degli scrittori e delle scrittrici o romanzi storici legati a personalità di primo piano della storia<img decoding="async" class="size-medium wp-image-18105 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75-214x300.jpg 214w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75-356x500.jpg 356w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /> contemporaneo come i libri dedicati a Mussolini da Antonio Scurati. Doni nel 1974 fu finalista del premio Campiello per il libro &#8220;Muro d&#8217;ombra&#8221;, che vinse il premio &#8220;Giuria dei letterati&#8221;, romanzo d&#8217;ambiente e di relazioni tra uomo e donna, uscito dalla penna di Doni nel 1980, e che resta un significativo affresco epocale. Anche in questi due romanzi i dialoghi tra i personaggi sono riconoscibili come credibili se non veritieri. Ma la qualità maggiore secondo me di Doni scrittore cattolico sono i racconti tratti dalle vicende politiche italiane raccolti nel volume &#8220;I popolari&#8221;. Raccontano le vicende di uomini e donne del &#8216;Novecento che hanno partecipato, a livello popolare, alle battaglie di libertà e di progresso sociale dei movimenti e dei partiti ispirati da Don Luigi Sturzo e da Alcide De Gasperi. Anche in questi racconti, Doni riesce ad usare una terminologia realistica e assai credibile nei dialoghi che raccontano queste lotte all&#8217;insegna del popolarismo democratico cristiano. Non ci sono parole tipiche di una élite, ma ragionamenti e propositi tipici delle persone del popolo: contadini, operai, commercianti. Doni come scrittore storico politico è assai diverso, anche per i tempi narrati di Federico De Roberto, autore de &#8220;I viceré&#8221; e &#8220;L&#8217;impero&#8221;, che con il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, narrano le vicende politiche dell&#8217;aristocrazia italiana nell&#8217;epopea risorgimentale della seconda metà dell&#8217;800 con un linguaggio adeguato al rango dei personaggi raccontati. Quindi, Rodolfo Doni oggi abbastanza dimenticato, è stato uno scrittore cattolico che ha dato il meglio di sé scrivendo della politica italiana del&#8217;900. Probabilmente se fosse stato scrittore in lingua francese, per questa ragione, sarebbe uno scrittore attuale in Italia e a livello europeo. </span></span></p>
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		<title>Ricordo di Giovanni Papini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2026]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18017" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni_Papini2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni_Papini2-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni_Papini2-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni_Papini2-80x80.jpg 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni_Papini2.jpg 336w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Pallanti · </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">70 anni fa moriva a Firenze Giovanni Papini. Era nato il 9 gennaio 1881, morì l&#8217;8 luglio 1956. Una vita dedicata all&#8217;impegno culturale e alla letteratura. Era stato tutto: scrittore, poeta, saggista e terziario francescano con il nome religioso di Fra&#8217; Bonaventura. Definire contraddittoria la sua esistenza è un eufemismo. Dopo essere stato un intellettuale d&#8217;assalto, nemico di quasi tutti gli intellettuali e gli scrittori del suo tempo, fuorché di sé stesso e dei pochi amici che lo accompagnarono nella stagione delle riviste fiorentine e, dopo avere teorizzato la guerra come igiene del mondo (più gente moriva in guerra, più l&#8217;umanità sarebbe diventata forte e frequentabile), finì come terziario francescano. Basterebbe soffermarsi su questa terremotata vita intellettuale per capire che Papini soprattutto è stato un personaggio e che tutta la sua vita l&#8217;ha spesa per essere al centro dell&#8217;attenzione del mondo. Il successo letterario di Papini iniziò con &#8220;Il crepuscolo dei filosofi&#8221;, pubblicato nel 1906. Anche il proposito di sminuire e contestare i filosofi dell&#8217;antichità, fino a quelli a lui coevi, dimostra la sua qualità di polemista che basava le sue critiche più su intuizioni che su studi, ricavandone, al tempo, una notevole notorietà per il coraggio, o la faccia tosta che aveva nel confrontarsi con la storia della filosofia. Nel 1903 aveva collaborato alla rivista fiorentina &#8220;Il Leonardo&#8221;, alla rivista &#8220;Lacerba&#8221; (1913) rafforzando la sua fama di &#8220;picconatore&#8221; tra gli intellettuali italiani ed europei. Nel 1908 fondò con Giuseppe Prezzolini la rivista &#8220;La Voce&#8221;, attraverso la quale passarono la gran parte dei letterati e dei giovani politici italiani che fecero la storia del &#8216;900. Quindi Papini è stato una figura centrale della prima metà del XX° secolo. Con l&#8217;avvento del Fascismo, Papini diventò fascistissimo per vocazione e per fede: il mito positivo della guerra, il suo disprezzo per la<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18018 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/9788870308990-it-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/9788870308990-it-197x300.jpg 197w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/9788870308990-it.jpg 329w" sizes="auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px" /> normalità e un superomismo vaneggiato nei suoi scritti, lo fecero diventare un fascista che cominciò a pubblicare saggi sulla storia della cultura italiana con l&#8217;intento di rafforzare il regime di Mussolini. Certamente aveva delle qualità di polemista e una brillantezza offensiva di notevole spessore. Papini in sostanza fu un grande polemista, non un costruttore di classe dirigente, come invece lo fu, per altro verso, il suo amico, con cui spesso litigava, Giuseppe Prezzolini, che durante il periodo fascista visse negli Stati Uniti insegnando alla Columbia University. Negli anni &#8217;70 del secolo scorso feci, per la terza pagina del quotidiano &#8220;Avvenire&#8221;, una intervista alla sorella di Giovanni Papini che si era ritirata nella casa di riposo &#8220;Il Merlo bianco&#8221; a Firenze. Nel corso dell&#8217;intervista le domandai della conversione di Papini al Cristianesimo quando lui scrisse &#8220;La Storia di Cristo&#8221; (1921), che lo rese famoso in tutto il mondo. Lei mi rispose che non aveva mai creduto a questa conversione e che suo fratello era molto intelligente e tutto quello che faceva era per stupire il prossimo per così diventare un personaggio famoso. Credo che la grandezza di Giovanni Papini sia consistita in questa genialità enciclopedica tipica degli autodidatti, di cui lui fece largo uso per tutta la sua vita, fino agli ultimi tempi in cui egli riscoprì una dimensione umana e religiosa più intima e vera.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/ricordo-di-giovanni-papini">Ricordo di Giovanni Papini</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ricordo del cardinale Silvano Piovanelli</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/ricordo-del-cardinale-silvano-piovanelli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 18:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Gli autori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Giovanni Benelli, il 3 giugno 1977, fu nominato da San Paolo VI Cardinale Arcivescovo di Firenze, fece un gesto straordinario. Entrando nel territorio della Diocesi fiorentina: si recò nella casa di riposo dei sacerdoti anziani in via San Leonardo dove incontrò il parroco novantenne della Diocesi di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17872" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni_Benelli_1978-275x300.jpg" alt="" width="275" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni_Benelli_1978-275x300.jpg 275w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni_Benelli_1978-458x500.jpg 458w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni_Benelli_1978-768x839.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni_Benelli_1978-1406x1536.jpg 1406w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni_Benelli_1978.jpg 1661w" sizes="auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px" /></span>Quando il Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Giovanni Benelli, il 3 giugno 1977, fu nominato da San Paolo VI Cardinale Arcivescovo di Firenze, fece un gesto straordinario. Entrando nel territorio della Diocesi fiorentina: si recò nella casa di riposo dei sacerdoti anziani in via San Leonardo dove incontrò il parroco novantenne della Diocesi di Pistoia che lo aveva battezzato e, tra la sorpresa di tutti, Mons. Bruno Panerai. Bruno Panerai (1901-1980), sacerdote di grande intelligenza, politico saggio e realista, collaboratore del Cardinale Elia Dalla Costa, che fu negli anni &#8217;40 e &#8217;50 presidente del collegio dei parroci della città di Firenze e vicario urbano dell&#8217;Oltrarno. Era stimatissimo da Giovanni Benelli che lo aveva conosciuto in questa veste, quando la Chiesa fiorentina sotto la guida del Cardinale Florit era lacerata dalla storia dell&#8217;Isolotto e dei due preti ribelli: Don Mazzi e Don Gomiti.</p>
<p align="justify">Il Cardinale Benelli arrivato a Firenze, nel 1979, nominò Provicario e poi Vicario generale della Diocesi fiorentina Mons. Silvano Piovanelli, fino ad allora Proposto di Castelfiorentino. Il 28 maggio 1982 San Giovanni Paolo II lo nominò Vescovo Ausiliare dell&#8217;Arcidiocesi di Firenze e primo collaboratore del Cardinale Benelli. Perché nel decimo anniversario della morte di Piovanelli (9 Luglio 2016) ho voluto ricordare la visita di Benelli a Monsignor Panerai e la nomina ad Ausiliare di Piovanelli? Il braccio destro di Paolo VI che nella Chiesa ne aveva viste di tutti i colori non a caso quando nel 1980 morì Monsignor Panerai nella omelia funebre lo descrisse come uno dei più grandi preti che lui avesse mai incontrato e lo indicò ai sacerdoti di Firenze e di tutto il mondo come modello di vita ecclesiale.</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2016/12/silvano-piovanelli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Silvano Piovanelli, pur in una sostanziale differenza esperienziale, assomigliava molto a Mons. Panerai: avevano la stessa orgogliosa postura di Ministri di Dio. Avevano una dignità sacerdotale fuori dal comune che pur in un rapporto empatico con il loro prossimo li distingueva da tutti gli altri confratelli. Tutti e due ebbero una posizione di comprensione e, nei limiti del possibile, di antirottura con la comunità dell&#8217;Isolotto. Tutto questo il Cardinale Benelli lo aveva ben capito. Ed ecco perché dopo la morte di quest&#8217;ultimo Giovanni Paolo II nominò Arcivescovo e poi Cardinale Silvano Piovanelli: uomo intelligente, sacerdote esemplare, che durò molta fatica a trovare collaboratori alla sua altezza (il Vicario generale e il Provicario), in un lungo arco temporale alla guida della Diocesi fiorentina. Chi è stato vicino con spirito di servizio e totale disponibilità all&#8217;Arcivescovo mugellano, è stato il suo segretario Mons. Luigi Innocenti, vero e solerte collaboratore nel lungo e luminoso Episcopato del Cardinale Piovanelli.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/ricordo-del-cardinale-silvano-piovanelli">Ricordo del cardinale Silvano Piovanelli</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La lezione di Bernanos</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-lezione-di-bernanos</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 14:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • George Bernanos scrisse, durante la conquista tedesca della Francia, nella seconda guerra mondiale, alcuni articoli su un grande giornale brasiliano. Lui con la famiglia, non sentendosi più a suo agio in Francia, si era stabilito in una fattoria del Brasile, circondato dalla moglie e da tre figli, dai loro cavalli e dalle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17683" style="width: 189px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17683" class="size-medium wp-image-17683" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788893803717-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788893803717-179x300.jpg 179w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788893803717-298x500.jpg 298w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788893803717.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 179px) 100vw, 179px" /><p id="caption-attachment-17683" class="wp-caption-text">1940. LA DISFATTA</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Giovanni Pallanti • </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">George Bernanos scrisse, durante la conquista tedesca della Francia, nella seconda guerra mondiale, alcuni articoli su un grande giornale brasiliano. Lui con la famiglia, non sentendosi più a suo agio in Francia, si era stabilito in una fattoria del Brasile, circondato dalla moglie e da tre figli, dai loro cavalli e dalle mucche. In questi articoli, pubblicati poco tempo fa in Italia dall’editore Aragno con il titolo &lt;1940-La disfatta&gt;, emerge il pensiero di questo grande scrittore che non si sottrae ad amare conclusioni sulla catastrofe francese in seguito all’occupazione militare tedesca. Questo grande scrittore cattolico si schierò immediatamente con il generale Charles De Gaulle, denunciando lo Stato di Vichy, guidato dal quasi centenario maresciallo Petain con una macabra messa in scena di quei francesi che volevano mascherare la sconfitta sotto il mantello della pace. Berbanos non esita a definirli degli imbecilli alla corte di un maresciallo che rappresentava la gloria delle battaglie francesi sulla Marna e sulla Somm, nella Prima guerra mondiale, dove le armate tedesche furono sconfitte dall’eroica resistenza francese a cui partecipò, come soldat, anche lo stesso Bernanos. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella prefazione al libro, di Alessandro Settimo, si dice che Bernanos rappresenta un tipo particolare di scrittore: &lt;tra lo scrittore cattolico italiano e quello straniero (francese, tedesco, inglese, ma anche americano) correrebbe in fatto una differenza notevole. Cioè a dire: lo scrittore italiano che apertamente si professa cattolico, si rivela ognora scrittore noioso,  beghinesco laddove, invece lo scrittore straniero è per vero quasi sempre un battagliero, un autore, perciò medesimo angoloso e pugnace&gt;. Questo era George Bernanos, che rivendicava la Francia cristiana come<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17684 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/110435642-f42d3bcb-cdbc-4d1f-b7b7-c9f4e86064ee-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/110435642-f42d3bcb-cdbc-4d1f-b7b7-c9f4e86064ee-300x170.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/110435642-f42d3bcb-cdbc-4d1f-b7b7-c9f4e86064ee-560x315.jpg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/110435642-f42d3bcb-cdbc-4d1f-b7b7-c9f4e86064ee.jpg 735w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> missionaria di una civiltà mondiale ispirata ai valori dell’amore, della giustizia e della solidarietà. Bernanos condannava esplicitamente i tre mali del Novecento, comunismo, fascismo e nazismo; considerava i francesi alleati con Hitler indegni figli della Francia, nel ricordo di Giovanna d’Arco. Quando dal Brasile pensava alla Francia, ricordava uno spicchio di terra che nella Prima guerra mondiale costituì la sua posizione di combattimento. Scrive: &lt;Il ricordo di quell’angolo di terra dove dovevo morire, è tutto ciò che mi resta ora della Francia. Per tutto il tempo che durerà la vergogna, quell’angolo di terra sarà la mia patria&gt;. Ma di questo volume, che contiene quattordici articoli, la più bella confessione che lo scrittore francese fa di un passaggio fondamentale della storia del Novecento, che ha caratterizzato tutta la sua opera letteraria, è scritto nella sua autobiografia. &lt;Nel 1934 ho lasciato la Francia per la Spagna. Vi ho scritto il &lt;Diario di un curato di campagna&gt;, la storia di Mouchette e i grandi cimiteri sotto la luna. Questa esperienza spagnola è stata forse l’avvenimento capitale della mia vita. Vi ho visto da vicino i retroscena della crociata spagnola e della epurazione franchista. Ho potuto osservare a quale profondità il veleno totalitario avesse corrottole coscienza cattoliche e perfino le coscienze sacerdotali&gt;. Questo era Bernanos. Un grande cristiano e un faro di libertà per l’umanità del suo tempo. Morì nel 1948 a sessant’anni. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-lezione-di-bernanos">La lezione di Bernanos</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Padre Ernesto Balducci sostenitore del celibato sacerdotale.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/padre-ernesto-balducci-sostenitore-del-celibato-sacerdotale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 19:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · Padre Ernesto Balducci nacque a Santa Fiora nell’agosto del 1922, ed è morto a settant’anni in un tragico incidente stradale. Sacerdote dell’ordine degli Scolopi, era conosciuto come uomo di grande cultura e di acuta intelligenza. Io l’ho conosciuto in due dibattiti, fra me e lui, organizzati da una Casa del popolo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17571" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/57-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/57-225x300.jpeg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/57-375x500.jpeg 375w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/57-768x1024.jpeg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/57-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/57.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />di G</span><span style="color: #222222;">iovanni Pallanti </span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span></span> <span style="color: #222222;">Padre Ernesto Balducci nacque a Santa Fiora nell’agosto del 1922, ed è morto a settant’anni in un tragico incidente stradale. Sacerdote dell’ordine degli Scolopi, era conosciuto come uomo di grande cultura e di acuta intelligenza. Io l’ho conosciuto in due dibattiti, fra me e lui, organizzati da una Casa del popolo, sulla figura di Che Guevara, e in un dibattito radiofonico su Controradio, sulla prima guerra del Golfo, voluta dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti contro Saddam Hussein. Aveva un eloquio tagliente, però rispettoso delle posizioni altrui. In altri dibattiti a cui avevo assistito come spettatore, aveva avuto nei confronti dei suoi contraddittori, un atteggiamento ironico e sprezzante. Con me no. E, nonostante questo, lo sospettavo troppo sbilanciato su posizioni politiche paracomuniste. Sbagliavo. Il tempo mi ha fatto riconsiderare il ruolo svolto da questo scolopio, che ha tentato di essere, in qualche modo, missionario in partibus infidelium. Un ruolo che ha tentato anche, con minor successo, un suo coetaneo anch’egli sacerdote, don Arnaldo Nesti. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di Balducci mi è capitato recentemente in mano, un libro, &lt;Perché i preti non si sposano?&gt;, edito dalla Nuova Accademia, del 1962. E’ un volume che affronta ogni aspetto della castità e del celibato ecclesiastico, sia sul piano teologico che psicologico ed esistenziale. Va subito precisato che Balducci affronta questi argomenti non come religioso (ovvero come frate) che ha per obbligo la castità e l’obbedienza, che è un di più rispetto all’ordinazione sacerdotale dei preti diocesani; bensì come dono di Dio e carisma personale di chi liberamente accetta  il sacerdozio come sacrificio emulativo del Cristo morto in croce per la libertà e la salvezza di tutti. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrive Balducci: &lt;Nella Scrittura il celibato ecclesiastico non è chiaramente comandato. Il Signore si limitò ad esaltare la verginità, quale indice e viadi una più alta perfezione: Non sappiamo nemmeno con sicurezza se egli richiese ai suoi apostoli l’esercizio del celibato, sebbene fin dai primi secoli l’opinione dei Padri fu che gli apostoli, come si esprime San Girolamo, “vel virgines vel post nuptias continentes”&gt;. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa condizione ambigua durò fino al sesto secolo. Fu con il concilio di Nicea che la Chiesa concepì la verginità e il celibato come un di più del sacerdozio , rifacendosi all’esortazione apostolica di San Paolo che raccomandava &lt;che nessuno sia eletto vescovo o sacerdote una seconda volta . Ma pur adattandosi con saggezza ai limiti della condizione umana, egli non teme di additare all’altrui imitazione il proprio celibato, offrendone giustificazioni che da<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17572 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/balducci-interno-1-300x210.jpeg" alt="" width="300" height="210" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/balducci-interno-1-300x210.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/balducci-interno-1.jpeg 635w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> sole bastano a stabilire la stretta convenienza fra verginità e sacerdozio. Vorrei che voi foste &#8211; dice San Paolo &#8211; senza preoccupazioni. Chi è celibe si preoccupa delle cose del Signore come possa piacergli, ma chi è sposato pensa alle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e resta diviso. Questo io dico nel vostro interesse, ma già per tendervi un laccio, anzi in vista di ciò che è decoroso e che permette di servire a Dio senza impedimenti…. E credo di avere anch’io lo spirito di Dio&gt;. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto il libro di Balducci è una esaltazione del celibato e della castità come valore universale, che fa sì che il prete sia l’alter Christus, e che il matrimonio come sacramento, ha un valore limitato dalla procreazione e dalla paternità e dalla maternità umana, per sua natura mortale. Mentre la paternità sacerdotale, a imitazione di Cristo è universale e destinata all’eternità. Un libro interessante, da rileggere per riconsiderare la testimonianza intellettuale e cristiana di Ernesto Balducci. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/padre-ernesto-balducci-sostenitore-del-celibato-sacerdotale">Padre Ernesto Balducci sostenitore del celibato sacerdotale.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ricordo di Attilio Piccioni</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/ricordo-di-attilio-piccioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 17:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · Nel 1975, o poco prima, stavo camminando sotto un tiepido sole romano, con Mino Martinazzoli, dalle parti di piazza Navona. Si andava certamente verso una riunione di partito. Mentre si passava davanti a un tavolo di un bar, notai una persona dall’aspetto autorevole, vestita di scuro, che guardava il passaggio. Martinazzoli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17457" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1963piccioni-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1963piccioni-300x210.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1963piccioni.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Pallanti <span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span> Nel 1975, o poco prima, stavo camminando sotto un tiepido sole romano, con Mino Martinazzoli, dalle parti di piazza Navona. Si andava certamente verso una riunione di partito. Mentre si passava davanti a un tavolo di un bar, notai una persona dall’aspetto autorevole, vestita di scuro, che guardava il passaggio. Martinazzoli si soffermò e disse: &lt;Ciao senatore, come va?&gt;. L’uomo anziano ma dallo sguardo ancora vigile gli rispose seccamente: &lt;Siamo qui…&gt;. Fatti pochi passi, Martinazzoli mi chiese se l’avevo riconosciuto. Gli risposi di noi. Mi disse: &lt;E’ Attilio Piccioni, il più grande democristiano dopo De Gasperi&gt;. Quell’incontro casuale non l’ho mai dimenticato. Attilio Piccioni è stato un gigante della cultura e della politica democratica e cristiana. L’aveva indirizzato verso il magistero di don Romolo Murri e poi di Luigi Sturzo, il fratello maggiore, Giovanni Piccioni, di sedici anni più grande di lui (Attilio era nato nel 1892), che fu fondatore della prima Democrazia cristiana  e poi del Partito popolare. Giovanni divenne, nel 1921, vescovo di Livorno fino al 1959. Quando l’Italia entrò in guerra nel 1915, Attilio si arruolò volontario nei bersaglieri, e poi divenne istruttore di volo della nascente Aeronautica militare. Stabilitosi a Torino, si iscrisse al Ppi, diventando il leader della sinistra del Partito popolare, la cui posizione di intransigenza nei confronti del nascente Partito fascista, lo fece diventare uno dei leader dell’opposizione a Mussolini nella Torino di Antonio Gramsci e di Piero Gobetti, sulla cui rivista &lt;Rivoluzione liberale&gt;, scrisse un articolo contro le camicie nere. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, prima di stabilirsi definitivamente nella città piemontese, subito dopo il congedo militare, si era laureato in Legge all’università di Roma. A Torino quindi svolse l’attività legale assieme a un’intensa militanza politica. Fu eletto per i popolari nel consiglio nazionale del partito, e consigliere comunale e assessore al comune di Torino. Nel ventennio fascista, dopo aver criticato la scelta dell’Aventino rinunciando a una lotta popolare contro il nascente regime, fu un attivo oppositore di Mussolini. Verso la fine della Seconda guerra mondiale si trovava a Firenze, dove si era trasferito, e nell’agosto 1944, quando si costituì la Democrazia cristiana, ne assunse la direzione politica. E nel 1946 fu eletto all’Assemblea costituente nel collegio di Firenze-Prato-Pistoia, assieme, tra gli altri, a due importanti figure del cattolicesimo democratico italiano, Giorgio La Pira e Giovanni Bertini. Nel 1946 prese il posto di Alcide De Gasperi come segretario nazionale della Democrazia cristiana, e il suo ruolo fu decisivo per indirizzare nel referendum istituzionale del 2 giugno, milioni di voti per la Repubblica (la Dc formalmente si era dichiarata neutrale sulla scelta fra monarchia e repubblica).</span></span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-17458 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/2338118-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/2338118-227x300.jpg 227w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/2338118-379x500.jpg 379w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/2338118-768x1013.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/2338118.jpg 776w" sizes="auto, (max-width: 227px) 100vw, 227px" /></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è stato il capolavoro politico di Attilio Piccioni, uno dei veri padri fondatori della repubblica italiana. Vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri nei governi De Gasperi, era considerato da tutti il successore del leader trentino, fino a quando il figlio, Piero Piccioni, musicista, fu coinvolto in un giallo conosciuto come &lt;Caso Montesi&gt;: una ragazza romana era stata trovata morta sulla spiaggia di Capracotta, nel litorale della Capitale. Piero Piccioni, processato a Venezia, fu completamente assolto, ma questo fatto, che ebbe risonanza internazionale, convinse Attilio Piccioni a ritirarsi dalla politica attiva. Anche se la Democrazia cristiana lo volle sempre fra i suoi parlamentari, prima alla Camera, e poi senatore della Repubblica. Era nato a Poggio Bussone, morì a Roma il 10 marzo 1976. Uno dei suoi figli, il grande critico letterario Leone Piccioni, è stato mio amico, e conservo un bel ricordo anche di lui. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/ricordo-di-attilio-piccioni">Ricordo di Attilio Piccioni</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Prospettive d&#8217;Interni». Un volume d&#8217;immagini fotografiche sulle chiese.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/prospettive-dinterni-un-volume-dimmagini-fotografiche-sulle-chiese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 19:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · Il ministero dell’Interno con una sua direzione generale, tutela il patrimonio storico, artistico e culturale di 869 chiese e basiliche in Italia. Un patrimonio che non ha riscontri similari in altra parte del mondo. Neppure nelle nazioni dove la popolazione cristiana è maggioritaria. Queste basiliche, da Venezia a Palermo, da Napoli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17314" style="width: 224px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17314" class="size-medium wp-image-17314" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9966-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9966-214x300.jpg 214w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9966-357x500.jpg 357w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9966-768x1075.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9966-1098x1536.jpg 1098w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9966.jpg 1170w" sizes="auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px" /><p id="caption-attachment-17314" class="wp-caption-text">Screenshot</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Giovanni Pallanti <span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span> Il ministero dell’Interno con una sua direzione generale, tutela il patrimonio storico, artistico e culturale di 869 chiese e basiliche in Italia. Un patrimonio che non ha riscontri similari in altra parte del mondo. Neppure nelle nazioni dove la popolazione cristiana è maggioritaria. Queste basiliche, da Venezia a Palermo, da Napoli a Roma, a Firenze, e in altre città piccole e medie della penisola, sono un’apparente contraddizione tra la missione evangelica della Chiesa e la povertà degli “ultimi” di cui la Chiesa si definisce madre e protettrice. Per il 2026 il ministero dell’Interno ha pubblicato un calendario e un grande volume di immagini fotografiche, che esaltano la bellezza e le architetture di queste chiese, evidenziando le “prospettive di interni”. Il ministro Piantedosi scrive nella prefazione al volume: “Le splendide immagini ‘catturate’ dal maestro Massimo Listri consentono di stupire, soffermandosi ad osservare i dettagli delle piu’ artistiche espressioni architettoniche, che -continua il ministro- narrano in una visione prospettica, l’incommensurabile valore degli edifici di culto di proprietà del fondo (Fdc)”. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le basiliche e le chiese che fanno parte di questa preziosa pubblicazione, sono solo una parte degli 869 edifici di culto di proprietà della repubblica italiana: fra queste Santa Maria sopra Minerva, a Roma, Santa Maria Novella, a Firenze, dove troneggia la cappella Tornabuoni e figurano le pitture del Ghirlandaio, e il famoso crocifisso dipinto da <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17317 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita-149x300.jpg" alt="" width="149" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita-149x300.jpg 149w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita-248x500.jpg 248w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita-768x1549.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita-762x1536.jpg 762w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita-952x1920.jpg 952w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/Masaccio_trinita.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 149px) 100vw, 149px" />Masaccio, uno dei più importanti esperimenti pittorici con uno sfondo prospettico, che guida l’occhio verso l’infinito, e Santa Croce. La basilica di Santo Spirito, frutto della genialità architettonica di uno dei più grandi artisti del primo</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Rinascimento, Filippo Brunelleschi, è un altro dei capitoli di questa rassegna fotografica. Come la basilica della Santissima Annunziata, sempre a Firenze e la chiesa dell’Immacolata concezione di Palermo. Un altro spazio significativo è dedicato alla Chiesa del Gesù, a Roma, dove il cardinale Gianfranco Ravasi ha presentato, tra gli altri storici dell’arte intervenuti, il catalogo e il calendario di Massimo Listri, dicendo che “la prospettiva è una strategia visiva che da un punto parte verso l’infinito”. Ecco il senso di queste bellissime chiese, come anche San Domenico a Bologna, che esaltando Gesu’ Cristo, vero Dio e vero uomo, sono state per secoli l’habitat naturale dei poveri fedeli. Senza pagare il biglietto d’ingresso. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il paradosso del Cristo povero e delle basiliche ricchissime è presto detto: a fronte delle ricchezze terrene, dei potenti che hanno fondato il loro potere sul peccato e la prepotenza, gli ordini mendicanti, come i domenicani, hanno voluto far diventare le loro chiese bellissime proprio in contrasto e in avversione con i malvagi della terra. Il Dio della carità e dell’amore, meritava e merita una casa più bella di qualsiasi altro uomo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/prospettive-dinterni-un-volume-dimmagini-fotografiche-sulle-chiese">«Prospettive d’Interni». Un volume d’immagini fotografiche sulle chiese.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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