La lezione di Bernanos

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1940. LA DISFATTA

di Giovanni Pallanti • George Bernanos scrisse, durante la conquista tedesca della Francia, nella seconda guerra mondiale, alcuni articoli su un grande giornale brasiliano. Lui con la famiglia, non sentendosi più a suo agio in Francia, si era stabilito in una fattoria del Brasile, circondato dalla moglie e da tre figli, dai loro cavalli e dalle mucche. In questi articoli, pubblicati poco tempo fa in Italia dall’editore Aragno con il titolo <1940-La disfatta>, emerge il pensiero di questo grande scrittore che non si sottrae ad amare conclusioni sulla catastrofe francese in seguito all’occupazione militare tedesca. Questo grande scrittore cattolico si schierò immediatamente con il generale Charles De Gaulle, denunciando lo Stato di Vichy, guidato dal quasi centenario maresciallo Petain con una macabra messa in scena di quei francesi che volevano mascherare la sconfitta sotto il mantello della pace. Berbanos non esita a definirli degli imbecilli alla corte di un maresciallo che rappresentava la gloria delle battaglie francesi sulla Marna e sulla Somm, nella Prima guerra mondiale, dove le armate tedesche furono sconfitte dall’eroica resistenza francese a cui partecipò, come soldat, anche lo stesso Bernanos. 

Nella prefazione al libro, di Alessandro Settimo, si dice che Bernanos rappresenta un tipo particolare di scrittore: <tra lo scrittore cattolico italiano e quello straniero (francese, tedesco, inglese, ma anche americano) correrebbe in fatto una differenza notevole. Cioè a dire: lo scrittore italiano che apertamente si professa cattolico, si rivela ognora scrittore noioso,  beghinesco laddove, invece lo scrittore straniero è per vero quasi sempre un battagliero, un autore, perciò medesimo angoloso e pugnace>. Questo era George Bernanos, che rivendicava la Francia cristiana come missionaria di una civiltà mondiale ispirata ai valori dell’amore, della giustizia e della solidarietà. Bernanos condannava esplicitamente i tre mali del Novecento, comunismo, fascismo e nazismo; considerava i francesi alleati con Hitler indegni figli della Francia, nel ricordo di Giovanna d’Arco. Quando dal Brasile pensava alla Francia, ricordava uno spicchio di terra che nella Prima guerra mondiale costituì la sua posizione di combattimento. Scrive: <Il ricordo di quell’angolo di terra dove dovevo morire, è tutto ciò che mi resta ora della Francia. Per tutto il tempo che durerà la vergogna, quell’angolo di terra sarà la mia patria>. Ma di questo volume, che contiene quattordici articoli, la più bella confessione che lo scrittore francese fa di un passaggio fondamentale della storia del Novecento, che ha caratterizzato tutta la sua opera letteraria, è scritto nella sua autobiografia. <Nel 1934 ho lasciato la Francia per la Spagna. Vi ho scritto il <Diario di un curato di campagna>, la storia di Mouchette e i grandi cimiteri sotto la luna. Questa esperienza spagnola è stata forse l’avvenimento capitale della mia vita. Vi ho visto da vicino i retroscena della crociata spagnola e della epurazione franchista. Ho potuto osservare a quale profondità il veleno totalitario avesse corrottole coscienza cattoliche e perfino le coscienze sacerdotali>. Questo era Bernanos. Un grande cristiano e un faro di libertà per l’umanità del suo tempo. Morì nel 1948 a sessant’anni. 

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Giovanni Pallanti

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