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	<title>2026 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>ottobre 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Drigani si sofferma sul discorso di Leone XIV pronunciato a Metz, la città del venerabile Robert Schuman (1886-1963), e indirizzato all’Europa. Alessandro Clemenzia introduce alla Nota di tre Dicasteri della Santa Sede sul dialogo inter-religioso nel 60° anniversario della Dichiarazione «Nostra Aetate». Gianni Cioli presenta il volume curato da Ferruccio Ceragioli e Carla Corbella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Andrea Drigani </strong>si sofferma sul discorso di Leone XIV pronunciato a Metz, la città del venerabile Robert Schuman (1886-1963), e indirizzato all’Europa. <strong>Alessandro Clemenzia </strong>introduce alla Nota di tre Dicasteri della Santa Sede sul dialogo inter-religioso nel 60° anniversario della Dichiarazione «Nostra Aetate».<strong> Gianni Cioli </strong>presenta il volume curato da Ferruccio Ceragioli e Carla Corbella che raccoglie un serie di studi sulla questione degli abusi all’interno della Chiesa. <strong>Filippo Meli </strong>ragguaglia su un pellegrinaggio in Terra Santa, rilevandone il profondo significato in particolare nel presente contesto geopolitico. <strong>Francesco Romano </strong>svolge alcune annotazioni storico-religiose sugli «ex-voto», documenti umani radicati nella pietà polare. <strong>Giovanni Campanella </strong>ricorda, con un saggio di uno storico cinese, il centenario dell’ordinazione dei primi vescovi della Cina, con uno sguardo alla situazione attuale. <strong>Carlo Parenti </strong>riferisce di un articolo apparso sul sito della Radio Televisione Svizzera che solleva una questione etica sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare.<strong> Stefano Liccioli </strong>recensisce il film di Yann Samuell ambientato sul Cammino di Santiago, che si realizza in un itinerario pedagogico. <strong>Leonardo Salutati </strong>invita alla lettura del libro di Gaël Giraud e di Anne Alombert sui limiti della cosiddetta «intelligenza artificiale». <strong>Francesco Vermigli </strong>da un intervento del Papa propone alcune considerazioni sulla formazione al sacerdozio e sul ruolo che possono avere i Seminari. <strong>Giovanni Pallanti </strong>richiama l’attenzione sullo scrittore cattolico Rodolfo Doni (1919-2011), autore di diversi romanzi. <strong>Antonio Lovascio </strong>illustra alcune iniziative promosse dal Centro di Studi Internazionale Papa Leone XIV, che ha sede nel Convento di Santo Spirito a Firenze, per affrontare la regolazione dell’«intelligenza artificiale». <strong>Stefano Tarocchi </strong>riflette sulla parabola dei contadini della vigna nel capitolo 20 del Vangelo di Matteo. La rubrica <strong>«Coscienza universitaria» </strong>racconta la partecipazione della FUCI all’incontro estivo delle famiglie della diocesi di Firenze. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/18136">ottobre 2026</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Algoritmi e cuori inquieti: un «codice» per il Neoumanesimo digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:35:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Numeri che fanno tremare. La spesa complessiva nell’Intelligenza Artificiale è stimata quest’anno (fonte Gartner) in 2,67 trilioni di dollari. Di poco inferiore a quella militare mondiale, che nel 2025 secondo Sipri avrebbe raggiunto nel 2025 i 2,8 trilioni di dollari. Investimenti che provengono anche dai risparmi delle famiglie oltre che dai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18132" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-300x212.png" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-300x212.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-707x500.png 707w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-768x543.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner.png 1491w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Numeri che fanno tremare. La spesa complessiva nell’Intelligenza Artificiale è stimata quest’anno (fonte Gartner) in 2,67 trilioni di dollari. Di poco inferiore a quella militare mondiale, che nel 2025 secondo Sipri avrebbe raggiunto nel 2025 i 2,8 trilioni di dollari. Investimenti che provengono anche dai risparmi delle famiglie oltre che dai mercati finanziari. Molti si chiedono se, nella temuta falcidia di posti di lavoro, sia in pericolo anche l’attuale o futura occupazione dei nostri figli e nipoti. Anche i cosiddetti grandi “padrini” e produttori della IA si interrogano o fanno finta di interrogarsi se non sia il caso di rallentare la corsa nella ricerca. Intanto registriamo un gruppo di intelligenze artificiali che esce dal recinto digitale predisposto per contenerlo e riesce a penetrare in sistemi informatici reali. Un ricercatore di Anthropic che lascia l&#8217;azienda accusando i grandi laboratori di “scommettere sulle nostre vite”. Sullo sfondo, la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che rischia di trasformare ogni cautela in uno svantaggio strategico. Insomma, nelle ultime settimane le notizie sull&#8217;Intelligenza Artificiale sembrano comporre il quadro di una tecnologia che accelera, mentre chi la costruisce comincia a domandarsi con maggiore insistenza dove siano i freni. E’ una commedia messa in scena perché temono una bancarotta o perché finalmente incomincia far breccia nelle loro coscienze la sfida antropologica, gli incessanti appelli di Papa Leone XIV sull’onda dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” ? Il Pontefice e la Santa Sede sono stati espliciti ed hanno mobilitato Nobel, il mondo della Scienza e della Cultura, quello dell’Industria e tutta la società civile globale, non stancandosi di ripetere che tra il catastrofismo e la fiducia cieca nel progresso esiste uno spazio più difficile e fecondo: quello del discernimento. La voce della Chiesa, che con coraggio invita &#8211; il Papa lo ha fatto pure nel suo ultimo Viaggio Apostolico in Francia, tra un bagno di folla e l’altro &#8211; a trasformare i frutti dell’Innovazione in strumenti di Pace, lo incoraggia in un dibattito di stringente attualità; evidenziando pericoli e opportunità di questo inarrestabile svolta. Parla soprattutto in un contesto in cui le reti digitali e gli sviluppi nell’IA sono sempre più legati all’economia globalizzata, col il rischio di amplificare gli effetti delle decisioni prese e che, dunque, chi dispone di maggiori risorse possa imporre la propria visione particolare della realtà. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La comunità internazionale è chiamata pertanto a guidare e orientare questa epoca di infinite guerre e di cambiamento, affinché la promozione della dignità umana, donata da Dio a ogni persona &#8211; e non considerazioni di natura tecnica o economica &#8211; rimanga al centro di ogni decisione che plasmerà il progresso tecnologico negli anni a venire. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Discernimento e regole. Limiti che siano davvero vissuti non come un’imposizione, ma piuttosto come qualcosa di cui si percepisce la necessità proprio per salvaguardare i valori che noi abbiamo a cuore e che pensiamo siano quelli che servono per il bene dell’umanità. Il mondo del lavoro è, in quest’ottica, un punto rilevante. Ed è significativo il fatto che da Confindustria Toscana sia partita la proposta di costruire un “Codice di Firenze” . Un manifesto d’azione condiviso tra istituzioni, imprese, sindacati, mondo della cultura e della scuola per governare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale mettendo al primo posto la dignità del lavoro qualificandolo e il valore strategico delle competenze. Presentato all’incontro su “La Magnifica Humanitas e il nuovo umanesimo”, promosso dall’associazione degli imprenditori insieme al Centro Studi Internazionale Papa Leone XIV (appena ricevuto in udienza dal Santo Padre, al termine del workshop romano sulle “Frontiere della Povertà”), in uno dei luoghi simbolo dell’Umanesimo fiorentino, tra le navate del Chiostro dei Morti del convento agostiniano di Santo Spirito. Umanesimo reso celebre dai “Convegni” promossi nella seconda metà del Trecento dal frate agostiniano Luigi Marsili, poi ripresi nel Novecento da padre Stanislao Bellandi e da padre Gino Ciolini. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un patto sociale, un’alleanza &#8211; come l’anno definita l’arcivescovo Gherardo Gambelli, il priore padre Giuseppe<img decoding="async" class="size-medium wp-image-18133 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-300x200.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-750x500.webp 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-768x512.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a.webp 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Pagano, il professori Stefano Zamagni e Patrizia Giunti &#8211; dalla quale emerga la tutela sicura delle fasce più deboli. Appunto con regole capaci di governare l’intelligenza artificiale , evitando che essa accentui disuguaglianze già esistenti e amplifichi ulteriormente il divario tra chi dispone di conoscenze e risorse e chi invece rischia di subire il cambiamento. Importante sarà il ruolo della formazione . Di fronte a conoscenze che l’IA può rendere rapidamente obsolete, Scuola e Università sono chiamate sempre più a educare al metodo, alla capacità critica e al giudizio , formando persone capaci di utilizzare la tecnologia e non semplicemente di adattarsi ad essa. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Toscana il “cantiere” è aperto. Il Centro Studi Internazionale Papa Leone XIV, con i Convegni di Santo Spirito su “Custodire l’umano” e insieme alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale può diventare uno dei luoghi in cui &#8211; ponendosi in costante dialogo con tutta la società civile, coinvolgendo le Istituzioni disponibili &#8211; provare a costruire un Neoumanesimo digitale. Se pensiamo che l’Intelligenza Artificiale sia un veleno, facciamo che diventi medicina. «Ogni civiltà dipende, in ultima analisi, da ciò che ama». La sfida che Leone XIV raccoglie da Sant’Agostino non è chiedersi soltanto quale futuro stiamo costruendo con le nostre tecnologie, ma quale umanità stiamo diventando. attraverso di esse. È una domanda che interroga ciascuno di noi. Ed esige risposte concrete. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/algoritmi-e-cuori-inquieti-un-codice-per-il-neoumanesimo-digitale">Algoritmi e cuori inquieti: un «codice» per il Neoumanesimo digitale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ultimi-saranno-primi-e-i-primi-ultimi-mt-2016</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parabola della vigna del capitolo 20 del Vangelo di Matteo – ma l’inizio reale si trova alla fine del capitolo precedente! –, anch’essa da annoverare fra le parabole del regno dei cieli, presenta alcune caratteristiche degne di approfondimento. La vicenda narrata è ben conosciuta. Come in molti paesi del mondo antico si è assunti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18127" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-300x300.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-80x80.jpeg 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images.jpeg 447w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La parabola della vigna del capitolo 20 del Vangelo di Matteo – ma l’inizio reale si trova alla fine del capitolo precedente! –, anch’essa da annoverare fra le parabole del regno dei cieli, presenta alcune caratteristiche degne di approfondimento. La vicenda narrata è ben conosciuta. Come in molti paesi del mondo antico si è assunti per un lavoro, principalmente nel mondo agricolo (ecco la vigna!), a giornata, capace di assicurare ad una famiglia la possibilità di superare indenne almeno un giorno. In alcuni paesi del mondo ancora oggi si è pagati a settimana. In altri, comprese alcune zone della penisola italiana, è sfruttata così la manodopera di immigrati clandestini, sottopagati e costretti al silenzio per una paga su cui c’è anche da pagare una tangente al caporione locale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco il testo di Matteo: «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi. Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.<br />
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 19,30-20,16).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il racconto di Matteo dice che la paga giornaliera è stabilita in un “denaro”, la moneta che definisce appunto la differenza tra la fame e un’esistenza almeno dignitosa. È questa la misura che troviamo anche in altri passi della letteratura evangelica. Ricordiamo il testo di un’altra parabola, poco lontana che oppone la paga di “cento denari” (cento giornate di lavoro) a “diecimila talenti” (cf. Mt 18,23-35).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-18128 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/generico-maggio-2020-172390.jpg" alt="" width="192" height="263" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nella parabola del vangelo di Matteo, sembra essere in gioco molto meno. Decisamente molto meno: la paga di un solo giorno. Tuttavia, tra l’essere chiamati al lavoro oppure no corrispondeva la differenza tra la fame e la sopravvivenza. Ora, anche se la paga quotidiana era frutto di un accordo stabilito ogni volta (vedi Mt 20,2 con il verbo originale, che indica l’accordo di due o più persone), la cifra era di fatto l’abitudine del tempo, che non aveva problemi di inflazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel racconto della parabola dei contadini della vigna però viene descritto un fenomeno inatteso: la corsa continua del padrone della vigna ad assumere sempre nuovi operai. Il testo di Matteo riferisce che dopo la chiamata avvenuta all’alba, ne segue una seconda alle nove del mattino, e poi una terza a mezzogiorno, una quarta alle tre pomeridiane e una quinta alle cinque. Sono disoccupati (lett. “oziosi che non lavorano il terreno”) perché nessuno ha chiamato al lavoro, o non si sono fatti trovare al momento giusto, il mattino presto, e quasi rassegnati a non portare a casa neanche uno spicciolo, che la generosità e lo spirito di iniziativa del padrone, il padrone di casa (il “padre di famiglia”, espressione che si trova anche nel diritto comune), ha portato al lavoro.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si presume che l’accordo sullo stipendio sia il medesimo per tutti, ma inevitabilmente è diversa la fatica e le avversità del clima: quello che poi verrà chiamato «il peso della giornata e il caldo» (Mt 20,12), e proprio da colui che, chiamato al lavoro dall’alba fino al tramonto, che oppone al padrone di casa la sua rivendicazione sullo stipendio, evidentemente ritenendosi penalizzato nei confronti di chi di fatto ha lavorato “un’ora soltanto”. E prima delle parole c’erano le mormorazioni, che nel cammino biblico denotano quanto meno una mancanza di fede nella provvidenza.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’inizio della risposta del padrone («amico» [lett. “compagno”: una parola che Gesù rivolge a Giuda: Mt 26,50, o all’invitato al banchetto che non ha l’abito nuziale: 22,12]), io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene”) è assai significativo. Sono parole che non ammettono repliche e sembra quasi stroncare sul nascere qualsiasi opposizione tra i primi e gli ultimi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A proposito, quest’espressione divenuta quasi proverbiale, ma in senso superficiale, è la cornice del racconto: «molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» e « gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 19,30 e 20,16).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il padrone di casa però aggiunge: «Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te». E fornisce la spiegazione: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio?». La traduzione italiana CEI della parabola conclude: “Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?” (cf. Mt 20,13-15).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La scelta di questa resa del testo originale trascura però la vera chiave interpretativa, al di là del fatto che l’agire divino è infinitamente lontano da quelli degli uomini, per cui si rovesciano i normali parametri del giudizio (“gli ultimi saranno i primi e primi gli ultimi”: Mt 20,16).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Infatti, nel sottofondo di quell’invidia c’è ben altro: il testo originale suona infatti: “il tuo occhio è maligno, perché io sono buono”. È proprio il contatto con il male e con il maligno che Matteo ha già riferito nella chiusura della preghiera del Padre nostro, che provo a rendere così: «non lasciare che entriamo nella prova, ma liberaci dal male» (oppure dal Maligno) (Mt 6,13; cf. 6,23 e 18,32).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’“occhio maligno” di colui che ha solo il suo proprio metro per giudicare le cose, di chi deve affermare sé stesso senza guardare in faccia a nessuno e pensa di lasciare Dio fuori dal proprio cammino, come mettendosi al suo posto, non permette di accoglierne la bontà ricca di misericordia del suo guardare alla condizione umana.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ultimi-saranno-primi-e-i-primi-ultimi-mt-2016">«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Riflessioni dall’esperienza estiva per famiglie diocesana sulla corresponsabilità</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/riflessioni-dallesperienza-estiva-per-famiglie-diocesana-sulla-corresponsabilita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=18123</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giulia Brilli · Mercoledì 19 Agosto noi, giovani universitari della FUCI, abbiamo tenuto una testimonianza dal titolo “Tramandare la corresponsabilità: una testimonianza fucina” all’esperienza estiva per famiglie della Diocesi di Firenze che si è tenuta dal 17 al 24 Agosto a Bagni di Nocera Umbra. Oltre alla nostra testimonianza su cosa vuole dire per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-18124" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/logo-fuci.jpg" alt="" width="240" height="224" />di Giulia Brilli · Mercoledì 19 Agosto noi, giovani universitari della FUCI, abbiamo tenuto una testimonianza dal titolo “Tramandare la corresponsabilità: una testimonianza fucina” all’esperienza estiva per famiglie della Diocesi di Firenze che si è tenuta dal 17 al 24 Agosto a Bagni di Nocera Umbra. Oltre alla nostra testimonianza su cosa vuole dire per noi essere corresponsabili, non solo come cattolici che svolgono dei servizi nella Diocesi, ma anche come studenti universitari, avevamo preparato anche cinque domande; i partecipanti, quindi, sono stati divisi in cinque gruppi di riflessione e ciascuno di essi ha lavorato su una delle domande. Vi riportiamo le domande che sono state fatte all’esperienza estiva per famiglie e le loro risposte, affinché possano essere di riflessione anche per il lettore.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Domanda 1: Come possiamo contribuire a costruire una Chiesa in cui ciascuno possa riconoscere il proprio dono e sentirsi corresponsabile?<br />
Risposta del primo gruppo di riflessione: Creando una rete di laici formati, protagonisti senza confini.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Domanda 2: Quali sono i doni che ho come studente/lavoratore/genitore attraverso il mio servizio? Come percepisci la responsabilità all’interno della famiglia? Nei miei luoghi di famiglia/lavoro/volontariato c’è fiducia? Cosa crea la fiducia?<br />
Risposta del secondo gruppo di riflessione: Il dono è la presenza che alla luce della fede crea testimonianza, ascolto ed esperienza. L’amore che affonda le radici nella fede aiuta nella corresponsabilità e nella fiducia tra le generazioni. Per la fiducia occorre fede e rispetto, a volte c’è paura di aver fiducia, anche nella Chiesa le divergenze devono essere costruttive e deve esserci lo spirito di servizio. Ciò che mina la fiducia spesso è il potere individuale e l’atteggiamento maledicente, è necessario un rispetto reciproco.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Domanda 3: Cosa vuol dire per me svolgere un servizio o mettermi al servizio del mio prossimo? Che somiglianza ci trovi rispetto a come Gesù guida la sua Chiesa?<br />
Risposta del terzo gruppo di riflessione: Per noi vuol dire entrare nel concetto di gratuità; per citare il Vangelo di Matteo, sentiamo nostro il versetto “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Domanda 4: Come posso vivere i miei ambienti di studio o di lavoro in un’ottica di corresponsabilità?<br />
Risposta del quarto gruppo di riflessione: Facendosi carico delle situazioni di bisogno che riusciamo a intercettare e tramite alcuni atteggiamenti: la fiducia, la collaborazione, la condivisione e l’ascolto.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Domanda 5: Cosa possiamo fare anche se non abbiamo un ruolo o un incarico? Dov’è che vedo un bisogno e come posso organizzarmi insieme agli altri per risolverlo?<br />
Risposta del quinto gruppo di riflessione: Mettersi al servizio, essendo propositivi, con un cambiamento di linguaggio per raggiungere tutti, recuperando la dimensione della persona e coinvolgendo le famiglie in una catechesi continua.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al termine di questo articolo ci teniamo particolarmente a ringraziare Antonella e Gianluca Mugnaini, insieme a tutta l’equipe organizzativa dell’esperienza estiva per famiglie, per averci offerto la possibilità di presentare la FUCI e per averci dato questo spazio di dialogo e discussione tra generazioni.</span></span></span></p>
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		<title>Il Seminario (ancora!) oggi. Se il papa parla ai giovani in discernimento</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/il-seminario-ancora-oggi-se-il-papa-parla-ai-giovani-in-discernimento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Vermigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:36:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Francesco Vermigli 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Vermigli · La Chiesa ha ancora bisogno dei Seminari? È una domanda che non raramente viene posta; spesso da dentro la Chiesa stessa. In sostanza, ci si interroga sull’utilità dei Seminari per la Chiesa di oggi. In questione si pone, cioè, la situazione di un luogo e di un tempo specifici dedicati al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18120" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Papa_ai_seminaristi-300x272.jpg" alt="" width="300" height="272" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Papa_ai_seminaristi-300x272.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Papa_ai_seminaristi.jpg 469w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Francesco Vermigli · La Chiesa ha ancora bisogno dei Seminari? È una domanda che non raramente viene posta; spesso da dentro la Chiesa stessa. In sostanza, ci si interroga sull’utilità dei Seminari per la Chiesa di oggi. In questione si pone, cioè, la situazione di un luogo e di un tempo specifici dedicati al discernimento e alla formazione di giovani (o meno giovani…) in vista del presbiterato: di un luogo separato dalla normale convivenza sociale ed ecclesiale, cioè, e di un tempo specifico destinato a obbiettivi specifici e caratterizzato da uno stile specifico; distinto dagli scopi e dagli stili di un battezzato considerato <em>qua talis</em>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chi abbia un poco di dimestichezza con i dibattiti intra-ecclesiali, sa che la domanda sull’utilità dell’esistenza dei Seminari oggi spesso si risolve nella sola <em>pars destruens</em>, quella, come al solito, più facile: si risolve, cioè, senza una proposta alternativa minimamente strutturata; che vada, cioè, oltre l’ipotesi della vita di un giovane in discernimento accanto ad un prete o in una famiglia sanamente cristiana… soluzioni, si badi, che sono già in parte (o lo potranno essere) integrabili in un percorso seminaristico ancora abbastanza tradizionale. La notazione, poi, secondo la quale i Seminari hanno avuto un’origine storica – e che genericamente si potrà far risalire alla temperie tridentina – ben presto esita nella conclusione, un poco semplicistica, che essi per questo abbiano fatto il loro tempo; partendo dal presupposto implicito (ma assolutamente privo di evidenza logica) che ciò che è storico, è passato (nel senso che non ha più una sua ragion d’essere nel mondo ecclesiale attuale).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, la Chiesa continua a ritenere che sia opportuno che ci vi sia ancora oggi uno spazio e un tempo dedicato al discernimento e alla formazione in vista degli ordini. Lo ritiene ancora, se ha pubblicato nel 2016 una <em>Ratio Fundamentalis Institutionis sacerdotalis</em>, dal titolo: <em>Il Dono della vocazione presbiterale</em>. Ma lo ha ribadito recentemente anche un intervento (davvero memorabile, sia per quanto riguarda la chiarezza del dettato, sia per quanto attiene alla profondità dell’argomentazione) di papa Leone il 3 settembre scorso. L’occasione è stata la visita che il Seminario Regionale Pugliese (nel centenario della nuova sede, voluta da Pio XI, a cui è intitolato lo stesso Seminario) e il Seminario Vescovile di Aversa (nel trecentesimo anniversario della sua fondazione) hanno fatto al papa. Ad alcuni passaggi più significativi dell’intervento volgiamo il nostro sguardo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il riferimento evangelico del discorso del papa è tradizionale. Si rimanda alla chiamata dei discepoli, per come viene raccontata con grande capacità icastica (la solita, tipica dello stile marciano) nel Vangelo di Marco: «salì […] sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare» (<em>Mc</em> 3,13-14). Dice il papa che «in queste poche parole c’è già tutto». C’è l’idea della libertà insondabile di Dio, perché Gesù chiamò a sé quelli che voleva: come nota papa Leone, uno schiaffo ben assestato al mito moderno dell’autorealizzazione di sé. C’è il segno della speranza cristiana: perché «nel guardare ciascuno di voi, contemplo la meraviglia di Dio che non si stanca mai di sussurrare al cuore dei<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18121 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831548724_0_0_536_0_75-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831548724_0_0_536_0_75-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831548724_0_0_536_0_75-324x500.jpg 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831548724_0_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /> giovani la bellezza di donare la vita per Lui e per la Chiesa». C’è l’appello alla fraternità, alla condivisione, al cammino da fare insieme: «sul monte Gesù non chiama un uomo solo, ma ne chiama dodici, dalle personalità più disparate e talvolta improbabili al nostro sguardo. Il Signore li raduna, li tiene uno accanto all’altro, affinché imparino che la Chiesa si vive insieme». E infine, c’è la prospettiva futura, quella della discesa dal monte, quella della missione: «dal monte si scende, perché il monte non è un rifugio. Gesù non porta i Dodici in alto per metterli al sicuro, ma perché, dopo aver fatto esperienza di Dio, possano essere inviati a comunicare al mondo questa novità di vita».</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma è un altro il passaggio che merita di essere ricordato in modo particolare. Il passaggio in cui il papa idealmente risponde alla domanda con la quale abbiamo iniziato: se abbia ancora senso che esistano nella Chiesa di oggi i Seminari. La posizione di Leone XIV, si badi, non è però soltanto nell’ordine dell’utilità, della convenienza, dell’opportunità, della ragionevolezza; essa è nell’ordine, addirittura, della necessità: «il tempo del seminario resta necessario, oggi non meno di ieri. In un mondo che ha fretta e che guarda con sospetto ogni sosta prolungata, si potrebbe pensare che sia un lusso, o un’istituzione superata, ma non è così. Proprio perché il nostro tempo è rapido e rumoroso, c’è bisogno di un luogo e di una stagione della vita in cui si impari a stare, a discernere, a lasciarsi formare senza scorciatoie. Il seminario non è un rinvio della missione, ma ne è la condizione. Non lo si sottovaluti».</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci sarebbe da discutere su come si debba intendere questa necessità di cui parla Leone. Probabilmente è da intendersi nel senso che il Seminario è il mezzo necessario per il raggiungimento del fine: il discernimento e la formazione per il presbiterato. In effetti, dobbiamo dire che non pare irragionevole questa necessità del mezzo per raggiungere il fine. Perché se lo scopo è discernere e formare coloro che sono distinti <em>essentia et non gradu tantum</em> (<em>Lumen gentium</em>, 10), non pare illogico e irragionevole pensare che vi sia uno spazio e un tempo distinti rispetto alla normale convivenza sociale ed ecclesiale, nella forma di un mezzo adatto al raggiungimento di uno scopo specifico rispetto a quelli di un battezzato considerato <em>qua talis</em>.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/il-seminario-ancora-oggi-se-il-papa-parla-ai-giovani-in-discernimento">Il Seminario (ancora!) oggi. Se il papa parla ai giovani in discernimento</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Intelligenza artificiale e scopi militari, una questione etica.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/intelligenza-artificiale-e-scopi-militari-una-questione-etica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Parenti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti · Sul il sito della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI (vedi)  è stato pubblicato &#8211; il 13 settembre u.s.- un articolo titolato “Dalla Silicon Valley al Pentagono: il dilemma etico dell’intelligenza artificiale”. Cerco di sintetizzarlo. Vi si tratta della collaborazione tra big tech e esercito USA e si sollevano interrogativi morali [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/intelligenza-artificiale-e-scopi-militari-una-questione-etica">Intelligenza artificiale e scopi militari, una questione etica.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-18115" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-3.jpeg" alt="" width="299" height="168" />di Carlo Parenti </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">· </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul il sito della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI (</span></span></span><a href="https://www.rsi.ch/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #ff6600;"><span style="font-size: medium;">vedi</span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">)  è stato pubblicato &#8211; il 13 settembre u.s.- un articolo titolato “Dalla Silicon Valley al Pentagono: il dilemma etico dell’intelligenza artificiale”. Cerco di sintetizzarlo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vi si tratta della collaborazione tra big tech e esercito USA e si sollevano interrogativi morali e politici. Ciò in relazione al fatto “che all’inizio dell’estate, nella base militare di Arlington, un gruppo di ingegneri e dirigenti delle principali aziende tecnologiche americane ha giurato fedeltà all’esercito degli Stati Uniti, ricevendo il grado di tenente colonnello. Tra loro, il direttore tecnico di Meta e l’ex responsabile della ricerca di OpenAI. Il loro ingresso nel programma sperimentale “Distaccamento 201” segna un cambio di passo nella collaborazione tra Silicon Valley e Pentagono: 120 ore l’anno come riservisti, con funzioni di consulenza strategica su intelligenza artificiale, cybersicurezza e automazione”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un gesto simbolico, ma anche profondamente politico, che apre interrogativi etici e morali, dibattuti tra il sociologo, giornalista e scrittore Marco D’Eramo, per anni inviato negli Stati Uniti, e il professore associato di Filosofia Morale Matteo Galletti, docente all’Università di Firenze, esperto di etica e responsabilità delle macchine.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18116 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/med-1200x630-24-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/med-1200x630-24-300x158.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/med-1200x630-24-952x500.jpg 952w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/med-1200x630-24-768x403.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/med-1200x630-24-1536x806.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/med-1200x630-24.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Pensare che queste tecnologie siano mai state libere da preoccupazioni di difesa è pura ingenuità», ha affermato D’Eramo. «Sono tecnologie duali, come lo è stato il telefono o la radio. E le imprese statunitensi sono state aiutate selvaggiamente dallo Stato, dalla CIA, dal DARPA. Google, per esempio, ha ricevuto fondi dalla ricerca militare».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Matteo Galletti sottolinea come la capacità di autoregolamentazione della ricerca scientifica sia sempre più debole: «Quando i valori morali si intrecciano con quelli economici, il bilanciamento tende a favorire i secondi. E questo porta a un arretramento rispetto a posizioni etiche conquistate in passato».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Già nel 2018, 3000 dipendenti di Google protestarono contro il coinvolgimento in un progetto militare, costringendo l’azienda a ritirarsi. Oggi, però, sembra che la filosofia della Silicon Valley sia cambiata. Galletti parla di ethics washing: «Molto spesso, i discorsi inclusivi e morali delle grandi aziende sono semplicemente operazioni di facciata, dettate dalla convenienza politica del momento».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">D’Eramo amplia la riflessione al contesto geopolitico: «Le big tech sono state agenti della globalizzazione. Possiedono i cavi sottomarini attraverso cui passa il 95% delle comunicazioni mondiali. Pensare che siano estranee alla sicurezza nazionale americana è anche questo ingenuo. E ora, con la deglobalizzazione, si adattano al nuovo corso: erano governative con Biden, ora lo sono con Trump».<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-18117" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/s200_matteo.galletti.jpg" alt="" width="200" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/s200_matteo.galletti.jpg 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/s200_matteo.galletti-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/s200_matteo.galletti-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La competizione con la Cina è il nuovo fronte. Ma D’Eramo invita alla cautela: «Gli Stati Uniti hanno sempre ingigantito i pericoli. Negli anni ’80 era il Giappone, oggi è la Cina. Ma gli USA controllano terra, mare, cielo, spazio, comunicazioni, moneta, economia e cyberspazio. La Cina ha solo due basi militari all’estero. Il dollaro non è sostituibile. Il confronto è ancora sbilanciato».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sempre D’Eramo, citato da Giovanni De Mauro su ‘Internazionale’ &#8211; del 21 agosto u.s.- ha raccolto dati sulle spese militari confrontandole con quelle per l’AI.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Osserva De Mauro, “Se è presto per dire quali saranno gli effetti negativi e quelli positivi, di sicuro sappiamo che l’intelligenza artificiale sta assorbendo una quantità impressionante di soldi, soprattutto per lo sviluppo informatico e le infrastrutture (data center, reti eccetera)”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra il 2025 e il 2026 sono stati spesi 4.000 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 1.600 miliardi spesi tra il 2013 e il 2024. “A titolo di paragone”, spiega D’Eramo, “in tutta la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti spesero 296 miliardi di dollari di allora, equivalenti a 4.100 miliardi di dollari del 2024”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quella guerra gli Stati Uniti produssero più di 300mila aerei, 88mila veicoli corazzati, 124mila navi, 2,4 milioni di automezzi militari, 41 miliardi di pallottole e tre bombe atomiche (tra il 1942 e il 1946 il progetto Manhattan costò 30 miliardi di dollari attuali). L’intelligenza artificiale è finora “il più grande investimento di tutta la storia umana. Non è pensabile che governi e capitalisti stiano spendendo più che per tutta la Seconda guerra mondiale (una delle più cruente) se non per perseguire un obiettivo (politico, sociale, economico, militare) che giustifichi l’investimento”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il problema, nota giustamente D’Eramo, è che su questo “non c’è nessuna discussione seria. Al massimo ci si chiede se l’intelligenza artificiale sarà pericolosa o controllabile, ma sfuggono la sua portata e soprattutto lo scopo finale di tutto ciò”.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Torneremo nel prossimo numero sull’AI, i suoi rischi, il fine di supremazia militare e culturale per controllare il mondo, il Magistero di Papa Leone XIV.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/intelligenza-artificiale-e-scopi-militari-una-questione-etica">Intelligenza artificiale e scopi militari, una questione etica.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli ex voto, documenti umani di una pietà popolare</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ex-voto-documenti-umani-di-una-pieta-popolare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=18108</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • A giudicare dalle tante testimonianze storico letterarie gli ex voto appaiono essere stati sempre molto diffusi nelle varie epoche. Oggetti che per la loro quantità dimostrano una pratica e un uso continuo nel tempo e che testimoniano la sostanziale continuità dei bisogni dell’uomo nelle varie epoche per la sua costante necessità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18109" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/ex-voto-museo-diocesano-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/ex-voto-museo-diocesano-225x300.jpg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/ex-voto-museo-diocesano-375x500.jpg 375w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/ex-voto-museo-diocesano.jpg 734w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />di Francesco Romano • A giudicare dalle tante testimonianze storico letterarie gli ex voto appaiono essere stati sempre molto diffusi nelle varie epoche. Oggetti che per la loro quantità dimostrano una pratica e un uso continuo nel tempo e che testimoniano la sostanziale continuità dei bisogni dell’uomo nelle varie epoche per la sua costante necessità di rassicurazione di fronte a malattie e incidenti.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La locuzione latina completa è </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>ex voto suscepto</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, ovvero “secondo la promessa fatta”. È un dono che da tempo immemorabile viene offerto dai devoti per ringraziare una divinità in segno di riconoscenza per una grazia ricevuta. Si tratta in genere di piccoli dipinti, oggetti preziosi o semplicemente simbolici, tipici della </span></span><span style="color: #0000ff;"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piet%C3%A0_popolare"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">pietà popolare</span></span></a></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Oggi abbiamo tecnologie e organizzazioni sociali varie che possono eventualmente aiutarci, ma in passato non vi era nulla se non la speranza dell’intervento divino per una protezione nelle situazioni difficili. Le descrizioni sette-ottocentesche dei santuari parlano di “pareti letteralmente tappezzate di quadri” e di oggetti tra i più vari: funi, catene, lance, spade, spalline militari, grucce e attrezzi ortopedici, schioppi, archibugi, pistole, modellini di navi, abiti da sposa ecc. </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche se a noi presumibilmente è giunta solo una piccola parte di tutto ciò, il numero orientativo delle tavolette votive è pur sempre un numero ragguardevole nell’ordine di centinaia di migliaia che costituisce un bene culturale che non deve andare disperso tra incuria, mercato di antiquariato e collezionismo.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se è vero che gli ex voto sono “documenti umani”, siamo in presenza di quella storia non scritta della vita quotidiana di persone anonime, ma reali. Induce una strana sensazione vedere che un particolare episodio, ad esempio un incidente stradale, è capitato a tante persone differenti, nei luoghi più disperati, nelle epoche più diverse con una dinamica tutto sommato analoga.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ancor più strana è la sensazione che si prova di fronte a una tavoletta votiva di guerra: le varie battaglie combattute durante le guerre di indipendenza, le occupazioni dei soldati di volta in volta austriaci, francesi, spagnoli, le battaglie di guerre coloniali, episodi che sembrano esistere solo nei libri di storia, prendono improvvisamente i contorni della realtà senza re, imperatori e generali, ma solo perché un povero contadino, occasionalmente soldato, si è “miracolosamente” salvato durante una scarica di fucileria o durante un assalto all’arma bianca.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma gli ex voto sono anche oggetti che stentano a trovare una loro collocazione: sembrano essere ingombranti, fastidiosi, tenuti a margine e utilizzati alquanto liberamente ai fini delle proprie interpretazioni. Manifestazioni pagane per qualcuno, manifestazioni di classi subalterne per altri, gli ex voto hanno una loro specifica dignità proprio per essere “documenti umani”.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche la connotazione “popolare” a volte sembra una ghettizzazione e appare, per un periodo di tempo lungo almeno qualche secolo, un po’ forzata se intesa in senso diverso da quello tecnico. Un intervento chirurgico ben riuscito di cataratta nel Cinquecento ci meraviglia e ancor oggi ci sembra “meraviglioso” sia alla paziente che al chirurgo; scampare a un naufragio con le navi dell’epoca era “miracoloso”, ieri come oggi; sfuggire all’assalto dei “crudeli saracini” o a quella dei briganti era miracoloso. Definire tutto questo “popolare” come sinonimo di marginale è arbitrario e presuntuoso, specie se riferito a una popolazione in massima parte analfabeta, ma non ignorante.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">I frequentatori dei santuari hanno atteggiamenti diversi nei vari ambienti del luogo sacro: in chiesa ovviamente compunti e più o meno raccolti in preghiera, ammirati ma anche un po’ intimiditi e a disagio di fronte alle opere d’arte, specie se monumenti capaci di richiamare qualche autore studiato distrattamente a scuola; improvvisamente partecipi e ammirati di fronte alle tavolette votive: guardano con comprensione qualcosa che parla della vita quotidiana, qualcosa che non ha bisogno di mediazioni o interpretazioni. Anche quella pittura si esprime con simboli, colori e immagini ecc. ma immediatamente leggibili: rappresenta la vita di ciascuno di noi, fatti che ben comprendiamo perché conosciamo.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ancora una considerazione. Alcune interpretazioni, prevalentemente ideologiche, parlano di ex voto come fenomeno di classe subalterna. Quando si parla di religiosità popolare e delle relative manifestazioni, a volte molto spettacolari, si fa di solito riferimento alle aree meridionali, ma le statistiche evidenziano una alta percentuale anche in Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia. Il che è un po’ in contrasto con quanto si dice, ma la considerazione non deve stupire né in definitiva destare meraviglia. Episodi di aggressioni banditesche, non il brigantaggio post-unitario che ha differenti e specifiche motivazioni, in casa o per sentieri, in compagnia o da soli, per mare o per fiumi, sono documentate in tutti i luoghi, dalle Alpi alla Sicilia, in tutti i tempi dal Cinquecento a oggi. Tutto questo sembra dimostrare che gli abituali accidenti della vita capitano ovunque, ovunque appunto c’è vita.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nati come espressione di devozione nei confronti di una divinità, vuoi per chiedere una generica protezione o una grazia specifica, vuoi per ringraziamento di una grazia ottenuta, gli ex voto sono diventati di volta in volta reperti archeologici, curiosità per intellettuali, testimonianze culturali, espressioni d’arte popolare, documenti di vita quotidiana, oggetti per mercanti d’arte e antiquari, beni culturali da salvaguardare e restaurare.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Una storia infinita nella quale comunque emergono due costanti: testimonianza di fede e documento di storia e di costume. In effetti, gli ex voto vanno studiati e analizzati in maniera multidisciplinari, sono manifestazioni devozionali, sono opere di interesse artistico, ma anche oggetti di interesse storico-documentale che si prestano a problematiche sociali, sono beni culturali degni di restauro e di esposizione museali.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’oggetto ex voto è una fonte storica, è testimonianza connotata in primo luogo da una componente religiosa. Negli ex voto vi è un valore culturale. Rappresentano l’espressione esterna, rituale, sacrificale del sentimento religioso di una persona. Con l’offerta di qualcosa il soggetto compie un atto sacro, un atto di culto. Vi è poi il valore simbolico che è molto vicino al valore culturale. Vi troviamo spesso il mito, la superstizione, il simbolismo mescolati alla religione pura.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18110 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831552684_0_0_536_0_75-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831552684_0_0_536_0_75-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831552684_0_0_536_0_75-323x500.jpg 323w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/9788831552684_0_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Resta la difficoltà e la varietà di interpretazione abbastanza naturali se si pensa che la storia dell’ex voto costituisce la storia stessa dell’umanità sofferente che, visto ogni vano ricorso ai rimedi terreni, si rivolge alla divinità per impetrare grazia e offrire con sincerità di sentimenti un dono.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La Chiesa ha guardato per secoli agli ex voto con atteggiamento prudente; la continuità tra le pratiche votive dell’antico mondo pagano e le testimonianze votive cristiane, che eccitava l’interesse degli studiosi laici, preoccupava le autorità ecclesiastiche che ne temevano le implicazioni superstiziose e magiche. La condanna cadeva soprattutto sugli ex voto anatomomorfi, come rappresentazioni di organi considerati come osceni e non adatti a essere esposti in chiesa.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si può dire che soltanto con Concilio Vaticano II la posizione della Chiesa abbia avuto una svolta e solo da allora teologi e liturgisti ne hanno fatto un proprio campi di indagine. Una delle prime valutazioni veramente positive della religione popolare legata agli ex voto può essere vista come punto di partenza per una nuova realistica evangelizzazione.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Una delle prime valutazioni veramente positive della religione popolare e delle sue forme viene dal Sinodo dei Vescovi del 1974, dove si afferma espressamente che la religione popolare può essere vista come un punto di partenza per una realistica evangelizzazione. L’anno successivo Paolo VI dedica l’intero paragrafo 48 dell’enciclica <em>Evangelii nuntiandi</em> alla pietà popolare, termine certamente più pregnante e più scevro da equivoci che religiosità popolare: “per lungo tempo considerate meno pure, talvolta disprezzate, queste espressioni formano oggi un po’ dappertutto l’oggetto di una riscoperta. I vescovi ne hanno approfondito il significato nel corso del recente Sinodo con un realismo pastorale e uno zelo notevoli. La religiosità popolare, si può dire, ha certamente i suoi limiti. È frequentemente aperta alla penetrazione di molte deformazioni della religione, anzi di superstizioni. Ma se è bene orientata, soprattutto mediante una pedagogia di evangelizzazione, è ricca di valori. A motivo di questi aspetti, noi la chiamiamo volentieri “pietà popolare” cioè religione del popolo, piuttosto che religiosità” (IV, 48).</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per questo motivo il vigente Codice di Diritto Canonico non solo parla esplicitamente di ex voto o di doni votivi, ma ammonisce che siano conservati in modo visibile e custoditi con sicurezza. La formulazione ha una duplice finalità: da una parte l’esigenza che il popolo devoto abbia la possibilità di verificare anche attraverso gli ex voto la potenza salvifica del santo, dall’altro la necessità di evitare furti e dispersioni.</span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ex-voto-documenti-umani-di-una-pieta-popolare">Gli ex voto, documenti umani di una pietà popolare</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Rodolfo Doni scrittore cattolico</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/rodolfo-doni-scrittore-cattolico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · Rodolfo Doni era lo pseudonimo di Rodolfo Turco, uomo di banca e scrittore. Era nato a Pistoia il 20/03/1919 ed è morto a Firenze il 2 ottobre del 2011. Le sue due professioni vissute in una nevrotica simbiosi, quella di bancario e quella di scrittore, sono state caratterizzate da un comportamento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18104" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large-300x219.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large-685x500.jpg 685w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/rodolfo-large.jpg 690w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Pallanti · Rodolfo Doni era lo pseudonimo di Rodolfo Turco, uomo di banca e scrittore. Era nato a Pistoia il 20/03/1919 ed è morto a Firenze il 2 ottobre del 2011. Le sue due professioni vissute in una nevrotica simbiosi, quella di bancario e quella di scrittore, sono state caratterizzate da un comportamento esistenziale molto particolare. Chi lo ha conosciuto può dire che era scostante, altezzoso e di scarsa capacità comunicativa: i bancari spesso per non compromettersi con nessuno usano la tattica di parlare poco. Come scrittore invece aveva una capacità di raccontare ambienti e sviluppare dialoghi tra i personaggi dei suoi romanzi molto convincente. I romanzi sono il modo migliore per raccontare episodi e persone con un linguaggio più o meno aderente all&#8217;ambiente sociale descritto e a livello intellettuale dei protagonisti di un libro. Il vero romanziere è quello che riesce a far tornare il teorema del panorama storico dell&#8217;ambiente sociale da cui provengono i personaggi narrati e la loro capacità espressiva. Su questo teorema falliscono quasi tutti. Infatti la messe di romanzi o racconti degli ultimi 40 anni sono in verità memorie degli scrittori e delle scrittrici o romanzi storici legati a personalità di primo piano della storia<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18105 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75-214x300.jpg 214w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75-356x500.jpg 356w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/2560338107829_0_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px" /> contemporaneo come i libri dedicati a Mussolini da Antonio Scurati. Doni nel 1974 fu finalista del premio Campiello per il libro &#8220;Muro d&#8217;ombra&#8221;, che vinse il premio &#8220;Giuria dei letterati&#8221;, romanzo d&#8217;ambiente e di relazioni tra uomo e donna, uscito dalla penna di Doni nel 1980, e che resta un significativo affresco epocale. Anche in questi due romanzi i dialoghi tra i personaggi sono riconoscibili come credibili se non veritieri. Ma la qualità maggiore secondo me di Doni scrittore cattolico sono i racconti tratti dalle vicende politiche italiane raccolti nel volume &#8220;I popolari&#8221;. Raccontano le vicende di uomini e donne del &#8216;Novecento che hanno partecipato, a livello popolare, alle battaglie di libertà e di progresso sociale dei movimenti e dei partiti ispirati da Don Luigi Sturzo e da Alcide De Gasperi. Anche in questi racconti, Doni riesce ad usare una terminologia realistica e assai credibile nei dialoghi che raccontano queste lotte all&#8217;insegna del popolarismo democratico cristiano. Non ci sono parole tipiche di una élite, ma ragionamenti e propositi tipici delle persone del popolo: contadini, operai, commercianti. Doni come scrittore storico politico è assai diverso, anche per i tempi narrati di Federico De Roberto, autore de &#8220;I viceré&#8221; e &#8220;L&#8217;impero&#8221;, che con il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, narrano le vicende politiche dell&#8217;aristocrazia italiana nell&#8217;epopea risorgimentale della seconda metà dell&#8217;800 con un linguaggio adeguato al rango dei personaggi raccontati. Quindi, Rodolfo Doni oggi abbastanza dimenticato, è stato uno scrittore cattolico che ha dato il meglio di sé scrivendo della politica italiana del&#8217;900. Probabilmente se fosse stato scrittore in lingua francese, per questa ragione, sarebbe uno scrittore attuale in Italia e a livello europeo. </span></span></p>
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		<title>Sulle tracce del Regno: un pellegrinaggio tra deserto, acqua e memoria in Terra Santa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/sulle-tracce-del-regno-un-pellegrinaggio-tra-deserto-acqua-e-memoria-in-terra-santa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Meli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Filippo Meli 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Meli · Un viaggio in Terra Santa non è mai una semplice vacanza, ma un pellegrinaggio che attraversa la storia e interroga il presente. Lo scorso agosto un gruppo di giovani dalla diocesi di Firenze ha organizzato un breve viaggio nei luoghi della Terra Santa, un vero e proprio itinerario interiore in cui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18099" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/nazareth17_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/nazareth17_n-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/nazareth17_n-667x500.jpg 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/nazareth17_n-768x576.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/nazareth17_n.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Filippo Meli · Un viaggio in Terra Santa non è mai una semplice vacanza, ma un pellegrinaggio che attraversa la storia e interroga il presente. Lo scorso agosto un gruppo di giovani dalla diocesi di Firenze ha organizzato un breve viaggio nei luoghi della Terra Santa, un vero e proprio itinerario interiore in cui la fede si fa carne, polvere e paesaggio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’itinerario inizia subito dalla città di Gerusalemme attraverso l’incontro con una comunità cristiana locale insieme a suor Valentina presso il convento delle suore di San Giuseppe dell’Apparizione, per poi immergersi immediatamente nel cuore pulsante della cristianità con la visita della città vecchia e del Santo Sepolcro per poi vivere un momento di incontro istituzionale e fraterno con il Patriarca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il giorno seguente, il viaggio è proseguito verso Betlemme. L’ingresso nella Basilica della Natività riporta all&#8217;essenzialità del mistero di un Dio fatto bambino. Ma il pellegrinaggio sa guardare anche alle spine del presente: l’incontro con un’opera caritativa locale e la sosta di preghiera silenziosa davanti al Muro di separazione aprono uno squarcio di riflessione sulle ferite e sulle speranze di questi luoghi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La domenica il paesaggio cambia volto, spalancandosi nella vastità del deserto del Negev, il viaggio punta a sud verso Tel Ber Sheva e Shivta, terre di patriarchi e antiche carovane. La sera, l&#8217;arrivo a Mitzpe Ramon e l&#8217;atmosfera dell&#8217;ostello offrono il privilegio di abitare il deserto, luogo biblico per eccellenza di prova, ascolto e purificazione. Attraverso un lungo trekking all&#8217;interno del grande cratere (), si è potuto ammirare il deserto, carico di significato e di storia, prima di esplorare le città nabatee di Avdat e Mamshit e l&#8217;oasi verdeggiante di En Avdat.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si prosegue verso Gerico, attraverso la valle del Giordano, e l’incontro con la comunità locale del Mosaic Centre, fino a toccare le rive del fiume Giordano a Qasr el Yahud, luogo della memoria del battesimo. Nel pomeriggio si attraversa tutta la valle del Giordano verso a nord, fino alla Galilea e a Tabgha, sulle rive del Lago di Tiberiade.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il pellegrinaggio poi si è spostato nell&#8217;alta Galilea per ammirare le acque delle sorgenti del Giordano a Banias, l&#8217;antica Cesarea di Filippo ai piedi del Monte Ermon, e il sito archeologico di Tel Dan. Sulla via del ritorno, la sosta a Cafarnao fa risuonare i passi di Gesù lungo la riva del lago che fu teatro della sua predicazione e della chiamata dei primi apostoli.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18100 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/0-300x225.webp" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/0-300x225.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/0-667x500.webp 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/0.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I giorni in Galilea vedono la visita dei classici siti meta di pellegrinaggio: il santuario della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci a Tabgha; la sommità del Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione; la basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Nel pomeriggio, il rientro a Gerusalemme, ospitati dall’ostello di Maria Bambina. L’ultimo giorno di pellegrinaggio si apre con la Messa celebrata direttamente alla Tomba vuota del Sepolcro. Da lì prende corpo la salita a piedi lungo il Monte degli Ulivi: l&#8217;edicola dell&#8217;Ascensione, la chiesetta del Dominus Flevit che si affaccia sulla città vecchia, e infine la Basilica dell&#8217;Agonia e il Giardino del Getsemani, custodi del dolore e dell&#8217;abbandono fiducioso di Cristo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un itinerario particolare senza dubbio, diverso rispetto ai percorsi classici, che vede il tema ricorrente dell’acqua: dalla sua assenza nel deserto alle sorgenti verdeggianti del fiume Giordano. La domanda che potremmo porci in questi tempi è molto semplice e attuale: ha ancora senso partire come pellegrini nella Terra Santa, nonostante il panorama geopolitico in cui viviamo? La risposta è certamente sì. Un itinerario in Terra Santa è prima di tutto un viaggio nei luoghi di Gesù e del popolo di Israele e non può lasciarci indifferenti nel nostro percorso di fede. Leggere la Parola di Dio nei luoghi in cui è stata scritta è un modo concretissimo per renderla ancora di più parola viva e attuale. Ma oltre a questo, forse oggi più che mai è necessario viaggiare come pellegrini di pace ed essere desiderosi di incontrare le comunità locali non tanto per portare chissà cosa, quanto per ascoltare la storia delle persone che abitano quella terra che non a caso è spesso stata definita come il Quinto Vangelo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/sulle-tracce-del-regno-un-pellegrinaggio-tra-deserto-acqua-e-memoria-in-terra-santa">Sulle tracce del Regno: un pellegrinaggio tra deserto, acqua e memoria in Terra Santa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La sfida dell’altro e dell’uno, a sessant’anni dalla pubblicazione di «Nostra Aetate»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-sfida-dellaltro-e-delluno-a-sessantanni-dalla-pubblicazione-di-nostra-aetate</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · «A sessant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, Nostra Aetate continua a ispirare le scelte pastorali e teologiche della Chiesa e ad alimentare quel dialogo che è la forma stessa del darsi della vita umana ed è divenuto vieppiù indispensabile nella società del nostro tempo» (n. 3). Sono parole contenute nella nota [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18094" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/screenshot-2025-10-23-alle-12_1761214824-300x186.webp" alt="" width="300" height="186" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/screenshot-2025-10-23-alle-12_1761214824-300x186.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/screenshot-2025-10-23-alle-12_1761214824-805x500.webp 805w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/screenshot-2025-10-23-alle-12_1761214824-768x477.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/screenshot-2025-10-23-alle-12_1761214824.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · «A sessant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, <em>Nostra Aetate</em> continua a ispirare le scelte pastorali e teologiche della Chiesa e ad alimentare quel dialogo che è la forma stessa del darsi della vita umana ed è divenuto vieppiù indispensabile nella società del nostro tempo» (n. 3).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Sono parole contenute nella nota di ben tre dicasteri, intitolata “un cammino di speranza”, promulgata in occasione dei sessant’anni della Dichiarazione conciliare <em>Nostra Aetate</em>. In essa, come si è già citato, viene presentato il dialogo non come un’attività pastorale tra tante, ma come la “forma” stessa del darsi della vita umana, in quanto è ciò che caratterizza l’essere-persona di ogni individuo. Tale insegnamento è stato ribadito nel magistero postconciliare, da Paolo VI (con <em>Ecclesiam suam</em>) fino ai diversi interventi di papa Leone XIV; un orientamento ecclesiologico che richiede, tuttavia, una continua «trasformazione dello sguardo» (n. 38) verso tutta la realtà, per evitare di cogliere nel dialogo una pericolosità da cui guardarsi, come se si trattasse di «un relativismo dottrinale o una diluizione dell’identità religiosa» (n. 44).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A partire da quanto vissuto in questi sessant’anni dalla promulgazione di <em>Nostra Aetate</em>, la Chiesa avverte la necessità di passare dal riconoscimento dell’importanza del dialogo al metterlo in atto a trecentosessanta gradi, in modo che qualunque vocazione possa sperimentare la bellezza di tale esperienza relazionale. Spiega la nota: «Non basta più proclamare l’importanza del dialogo: occorre ora viverlo, fornire ai fedeli gli strumenti per parteciparvi in modo informato, critico e sereno» (n. 48).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dialogare implica una dinamica totalmente differente rispetto ad ogni tentativo di strumentalizzare l’interlocutore attraverso i migliori propositi pastorali; una dinamica relazionale, tuttavia, che non va ridotta ad un semplice atteggiamento di apertura, ma presuppone «uno sguardo contemplativo rivolto all’“altro diverso”» (n. 50). Tale sguardo consiste nel cogliere nel <em>tu</em>, chiunque esso sia, un di più non immediatamente percepibile. In questo senso il dialogo si offre come un vero e proprio luogo teologico, vale a dire uno spazio interpersonale abitato da Dio, «dove lo Spirito Santo vuole farsi sentire, attraverso l’incontro con l’altro» (n. 51). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco, dunque, il significato più autentico del dialogo: si tratta, infatti, della possibilità offerta a ciascuno non di affermare una verità e di convincere il proprio interlocutore, ma di creare uno spazio relazionale all’interno del quale Dio stesso possa accadere, anche a prescindere dai meriti personali di ciascuno. In questo orizzonte di comprensione la Chiesa può riscoprire ogni giorno la bellezza della sua vocazione nell’essere costantemente orientata verso l’altro-da-sé, come possibilità concreta per generare tale luogo teologico e vivere così costantemente della presenza di Dio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’inverare questi spazi della presenza di Dio non significa appiattimento della propria identità, come se si intendesse realizzare una specie di “religione universale” capace di inglobare tutto e tutti, ma passa attraverso il riconoscimento della dignità del <em>tu</em> nella sua specificità, che al tempo stesso rivela anche l’identità peculiare della Chiesa. Tale dinamica è chiaramente spiegata dalla nota: «Non si tratta, in verità, di fondare una grande religione mondiale in cui tutte le credenze vengono appiattite. […] Si tratta, invece, di costruire una società fraterna capace di accettare le differenze» (n. 53). L’unità, nell’esperienza ecclesiale, non andrà mai a coincidere con l’uniformità, in quanto trova nella differenza e nell’alterità il suo motore interno.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18095 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-889x500.jpeg 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-768x432.jpeg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-1170x658.jpeg 1170w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-560x315.jpeg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per arrivare a realizzare tale esperienza di dialogo è necessaria «una vera trasformazione della mentalità» (n. 54), che consiste nell’assumere lo stesso sguardo di Cristo, capace di mostrare la verità di Dio proprio attraverso l’affermazione e il riconoscimento della dignità e della specificità dei propri interlocutori, valorizzando quanto di bello e di vero ci sia anche in una umanità ferita e fragile. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel momento in cui il dialogo tra le religioni riesce a farsi luogo teologico, allora esse potranno offrire il loro specifico contributo alla società di oggi, non più soltanto singolarmente, ma attraverso la fecondità realizzata proprio dall’interno del dialogo stesso. «Di fronte alle sfide contemporanee – estremismi religiosi, migrazioni globali, secolarizzazione, crisi ecologiche e sociali – le religioni sono chiamate a trasformare il mondo e la società perché siano espressioni fraterne della volontà di Dio» (n. 58).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per generare tale trasformazione della realtà le religioni devono vivere relazioni tali da diventare luoghi in cui possa accadere costantemente quella novità capace di rispondere alle esigenze del cuore di ogni uomo e donna, a prescindere dalla propria appartenenza religiosa. Il metodo, dunque, non è quello di convincere o convertire l’altro, ma quello di riconoscere la bellezza e l’identità peculiare dell’altro, fino a diventare luogo della presenza di Dio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Una sfida, quella aperta da <em>Nostra Aetate</em>, che riguarda tutti, nessuno escluso. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-sfida-dellaltro-e-delluno-a-sessantanni-dalla-pubblicazione-di-nostra-aetate">La sfida dell’altro e dell’uno, a sessant’anni dalla pubblicazione di «Nostra Aetate»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il discorso all’Europa di Leone XIV</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/il-discorso-alleuropa-di-leone-xiv</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Andrea Drigani · L’ultimo giorno del suo viaggio apostolico in Francia, Leone XIV si è recato a Metz, la città del venerabile Robert Schuman (1886-1963), uno dei padri dell’Europa che, tra l’altro, con la sua dichiarazione del 9 maggio 1950 diede inizio al processo di integrazione europea. Ed è proprio all’Europa che il Papa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18091" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/SIM2669-1024x683-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/SIM2669-1024x683-1-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/SIM2669-1024x683-1-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/SIM2669-1024x683-1-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/SIM2669-1024x683-1.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Andrea Drigani · L’ultimo giorno del suo viaggio apostolico in Francia, Leone XIV si è recato a Metz, la città del venerabile Robert Schuman (1886-1963), uno dei padri dell’Europa che, tra l’altro, con la sua dichiarazione del 9 maggio 1950 diede inizio al processo di integrazione europea. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed è proprio all’Europa che il Papa ha voluto rivolgere il suo discorso, ricordando che essa non è soltanto una realtà geografica, ma una grande realtà storica e culturale. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Leone XIV ha rilevato che purtroppo, oggi, la guerra è riapparsa anche in Europa, una nuova «inutile strage» (citando il suo predecessore Benedetto XV), che causa innumerevoli vittime civili. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, il Papa ha affermato che bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo e da un ingenuo irenismo. Favorire la pace, infatti, è un’opera attiva. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Occorre domandarsi – ha continuato – se stiamo realmente facendo sforzi creativi per promuovere la pace, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tenendo conto degli insegnamenti di Schuman, Leone XIV ha notato che il diritto internazionale ed il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le relazioni umane e tra gli Stati si sono fatte sempre più barbare, il valore della parola data è disprezzato e ci si vanta della menzogna e dell’inganno. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa ha rilevato che l’Europa può porre fine a questa spirale, grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ha poi aggiunto che l’Europa si trova di fronte ad una nuova tappa della sua lunga storia, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga dai teatri di guerra e di persecuzione o in cerca di una vita migliore lontana dalla miseria.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18090 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Robert-Schuman-1953_cropped-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Robert-Schuman-1953_cropped-217x300.jpg 217w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Robert-Schuman-1953_cropped.jpg 250w" sizes="auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px" /> </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Leone XIV ha precisato che accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa ha invitato a intendere la portata storica di quello che sta accadendo, vale a dire un incontro tra popoli e culture che chiama ad una riscoperta delle nostre radici. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’universalità dei valori fondanti dell’Europa assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace ed un mondo riconciliato. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Leone XIV ha ribadito che l’Europa deve guardare alle sue radici cristiane, perché non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma – ha concluso – per capire questa lunga storia, non si può tacere di un altro Padre dell’Europa: San Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/il-discorso-alleuropa-di-leone-xiv">Il discorso all’Europa di Leone XIV</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Santiago – Un cammino per ricominciare»: un film</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/santiago-un-cammino-per-ricominciare-un-film</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · “Santiago – Un cammino per ricominciare” di Yann Samuell, da pochi giorni uscito nelle sale cinematografiche, è solo l’ultimo di una serie di lungometraggi ambientati sul Cammino di Santiago. Solo alcuni mesi fa il botteghino ha celebrato il successo di “Buen camino” di Checco Zalone. Ma possiamo ancora citare “Il cammino [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/santiago-un-cammino-per-ricominciare-un-film">«Santiago – Un cammino per ricominciare»: un film</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18085" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Locandina-film-Santiago-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Locandina-film-Santiago-221x300.jpg 221w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Locandina-film-Santiago-368x500.jpg 368w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Locandina-film-Santiago.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px" />di Stefano Liccioli · “Santiago – Un cammino per ricominciare” di Yann Samuell, da pochi giorni uscito nelle sale cinematografiche, è solo l’ultimo di una serie di lungometraggi ambientati sul Cammino di Santiago. Solo alcuni mesi fa il botteghino ha celebrato il successo di “Buen camino” di Checco Zalone. Ma possiamo ancora citare “Il cammino per Santiago” (2010) di Emilio Estevez oppure “Saint-Jacques&#8230; La Mecque” (2005) di Coline Serreau e, andando più indietro nel tempo, “La Via Lattea” (1969) di Luis Buñuel. In tutte queste opere il Cammino non è mai una mera ambientazione, un fondale. Nel film di Estevez, per esempio, il protagonista (Martin Sheen) attraversa i Pirenei con le ceneri del figlio nello zaino: il sentiero non accompagna la storia, ma la guida, la mette alla prova, la trasforma. Lo stesso vale per il pellegrinaggio caustico e surreale costruito da Buñuel, dove la strada verso la Galizia diventa un labirinto di eresie e apparizioni. In generale il Cammino sembra imporsi come personaggio a sé, un coprotagonista capace di sciogliere diffidenze, incrinare certezze e mettere a nudo chi lo percorre. Non è un luogo in cui le storie accadono, dunque, ma una presenza che le fa accadere.</span></span></p>
<p class="western" align="justify">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Santiago – Un cammino per ricominciare” è una commedia drammatica francese che affronta con tono lieve, ma non superficiale, abbandono, rabbia e seconde possibilità. Ne esce un racconto di formazione a due voci, in cui a crescere non è soltanto l’adolescente.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Adam (Julien Le Berre) è un ragazzo in guerra con il mondo, prigioniero di una rabbia che non sa governare e di un senso di abbandono che la spiega senza giustificarla. Dopo i guai con la giustizia, gli viene offerta un’alternativa: percorrere a piedi centinaia di chilometri sul Cammino di Santiago. Lo accompagna Fred (Alexandra Lamy), insegnante sospesa dal servizio dopo una reazione incontrollata contro una studentessa, che a sua volta cerca di rimettere ordine in una vita incrinata. I due non si conoscono, li ha messi insieme un’associazione, e la convivenza è tutto fuorché idillica: scontri, silenzi ostinati, stanchezza. Poi, lentamente, tra loro nasce un legame fragile ma autentico.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il film trae spunto dal romanzo “Marche et invente ta vie” (2015) di Bernard Ollivier e dall’esperienza dell’associazione “Seuil” che propone ai giovani seguiti dalla giustizia minorile lunghi cammini, senza telefono né distrazioni, come alternativa alla detenzione. È il cuore più interessante dell’opera: l’idea che la pena possa farsi percorso e che la giustizia possa essere riparativa, non solo punitiva. Lo sguardo di Samuell è laico: il pellegrinaggio non converte, ma funziona come dispositivo semplice ed efficace, fatto di passi, fatica, un tetto e un pasto condivisi.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul piano dei temi, “Santiago” parla soprattutto di relazione educativa. Fred ha fallito proprio come educatrice, Adam è un ragazzo che gli adulti hanno per lo più deluso: il cammino li mette sullo stesso piano, entrambi fragili, entrambi in cerca di uno sguardo senza giudizio. Nessuno salva l’altro; semmai si tengono in piedi a vicenda. La rabbia, poi, è trattata con onestà: non svanisce per un’illuminazione improvvisa, viene incanalata, camminata via. Il registro da commedia evita il rischio del film a tesi e rende più accettabile la durezza di alcuni argomenti, mentre le tappe sul percorso fanno il resto: il paesaggio non è cartolina ma compagno di viaggio.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-18086 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Pellegrini-Santiago-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Pellegrini-Santiago-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Pellegrini-Santiago-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Pellegrini-Santiago-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/Pellegrini-Santiago.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Degna di nota è l’interpretazione degli attori. Alexandra Lamy dà a Fred una durezza incrinata, mai patetica; Julien Le Berre restituisce un’adolescenza scorbutica e ferita evitando i cliché del ragazzo problematico. La loro intesa vale gran parte del racconto.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’idea che camminare possa redimere non è affatto nuova, e il film si inserisce in una tradizione secolare. Nel Medioevo il pellegrinaggio era una delle forme più diffuse di penitenza: chi aveva commesso una colpa grave partiva verso Roma, Gerusalemme o Santiago di Compostela nella speranza di ottenere il perdono e di riconciliarsi con la comunità. In diverse città dell’Europa settentrionale, inoltre, tribunali civili ed ecclesiastici arrivarono a comminare il pellegrinaggio come vera e propria pena, in alternativa alla prigione o al bando. Il cammino era insieme espiazione e prova: la fatica del corpo doveva sanare le ferite dell’anima, e il ritorno, con il segno della conchiglia, segnava un reingresso simbolico nella società. Il progetto che ispira il film ne raccoglie l’eredità in chiave laica: cambiano le motivazioni e viene meno l’indulgenza, ma resta l’intuizione di fondo, che ritrovare se stessi passi da un percorso lungo, faticoso e condiviso.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione, “Santiago” non offre risposte facili, e fa bene: ricominciare non significa cancellare il passato, ma imparare a portarlo con sé. Parla ai ragazzi senza prenderli in giro e ricorda agli adulti che educare è, prima di tutto, camminare accanto.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/santiago-un-cammino-per-ricominciare-un-film">«Santiago – Un cammino per ricominciare»: un film</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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