La «pace integrale» di Magnifica humanitas

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di Leonardo Salutati · In Magnifica humanitas il tema della pace è al centro del «cantiere del nostro tempo», per il quale il Papa rivolge un accorato appello a sporcarsi le mani a tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà (n. 16).

Con un’espressione incisiva, che Papa Leone XIV ha ripreso con insistenza durante la conferenza di presentazione dell’enciclica il 25 maggio 2026 e che gli sta particolarmente a cuore, il paragrafo 110 invita a «disarmare l’IA». Parlare di disarmare significa ricordare che l’IA non è neutrale e che c’è in gioco una questione fondamentale, perché è necessario regolamentare e disciplinare (n. 106), ma ciò non è sufficiente. Occorre «rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare», «impedire [alla tecnologia] di dominare l’umano», «sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile» (n. 110).

L’espressione «disarmare» rinvia ad un punto di attenzione fondamentale per la lettura dell’enciclica: il tema della pace. Nel testo di Magnifica humanitas, il termine «pace» ricorre circa 60 volte. Si tratta di un tema centrale per Papa Leone XIV. Già nel suo primo intervento, il giorno della sua elezione, egli colpì profondamente l’uditorio parlando della pace di Cristo come di «una pace disarmata e disarmante». A poco a poco, nel corso dei suoi discorsi e scritti, questa formula ha assunto un significato sempre più profondo. Durante il suo primo viaggio in Africa, in un discorso tenuto presso il palazzo presidenziale di Yaoundé, in Camerun lo scorso 15 maggio, Leone XIV ha spiegato: «Una pace disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza».

Una pace disarmata e disarmante è proprio ciò che Leone XIV promuove in Magnifica humanitas. L’espressione viene citata nell’enciclica al paragrafo 228. Si tratta di una pace che si può definire “integrale”, nello stesso senso in cui si parla di sviluppo umano integrale o di ecologia integrale. L’obiettivo è considerare, nel loro insieme e nei loro legami organici, le diverse dimensioni della pace. Da qui l’importanza di cogliere i molteplici nessi stabiliti nell’enciclica tra pace e giustizia, pace e sviluppo integrale, pace e dialogo, multilateralismo e diplomazia, pace e impegno, personale e collettivo, all’interno di processi istituzionali, nonché il fondamento stesso della pace in Dio.

La pace «non è un tema tra gli altri, ma è una condizione del bene comune universale», sottolinea il Papa in apertura del capitolo 5 interamente dedicato alla guerra e alla pace. Essa non consiste nella semplice assenza di guerra, bensì «è frutto, sempre possibile, della giustizia» (n. 205). Sennonché, come osserva sant’Agostino: «Non c’è nessuno che rifugga dal volere la pace, mentre al contrario non tutti sono disposti a praticare la giustizia» (n. 215). Secondo S. Paolo VI, la pace richiede un cammino verso uno sviluppo umano integrale (n. 35), perché «la prosperità può contribuire a costruire e rafforzare la pace solo se è diffusa, inclusiva e sostenibile» (n. 163). S. Giovanni XXIII, ricorda che una «pace duratura richiede istituzioni e relazioni tra i popoli ispirate alla dignità di ogni persona» (n. 33). In quest’ottica si colloca la promozione dei diritti umani (nn. 54-58). Il dialogo rappresenta poi una via imprescindibile verso la pace, per questo Magnifica humanitas definisce deplorevole che non si disponga più di «un’architettura politica adeguata, capace di sostenere il dialogo e la pace» e che ci si stia allontanando da un «autentico multilateralismo» per scivolare, al contrario, in «un multipolarismo disordinato e conflittuale» (n. 201). La pace è un compito a cui occorre lavorare senza sosta: essa va «costruita» (nn. 163, 185, 213, 215) ed è un «processo» (n. 123). Ciò richiede un impegno nella politica, nelle relazioni internazionali, nella diplomazia (nn. 224-227), un lavoro a livello istituzionale (n. 33), un’attenzione allo sguardo delle vittime (nn. 216-217), ma anche impegni personali; poiché tutti siamo «artefici inconsapevoli e architetti disuniti» che, nel tentativo di restare umani, ci adoperiamo «a costruire la città della convivenza e della pace» e a resistere all’espansione della cultura della forza (n. 185). In questo contesto si colloca l’appello a «disarmare le parole» (n. 214).

Infine, la pace autentica è dono di Dio attraverso l’Incarnazione: il mistero del Verbo fatto carne che «ha posto la sua tenda in mezzo a noi». «Attraverso questa vicinanza il dono della pace entra nel mondo in modo paradossale: come potere di diventare figli di Dio che si risveglia quando ci lasciamo toccare dal pianto dei piccoli, dalla fragilità degli anziani, dal silenzio delle vittime, dalla fatica di quanti lottano contro il male che non vorrebbero compiere» (n. 231).

Nel momento in cui l’IA e la tecnologia vorrebbero trascinarci in una visione disincarnata della storia, l’Enciclica del Papa ci invita a difendere la magnifica umanità che è ciascuno di noi e ad impegnarsi per costruire la Civiltà dell’amore.

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Leonardo Salutati

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