La scintilla dell’umano. Papa Leone XIV parla agli artisti

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di Alessandro Clemenzia · «L’arte, come un’antenna, intercetta le grandi domande del cuore umano – a volte simili a un grido, più spesso a un sussurro – e le rende udibili, visibili, condivisibili».

Sono parole pronunciate, lo scorso 2 ottobre, da Papa Leone XIV, rivolgendosi ad artisti e curatori nell’ambito dell’incontro “L’arte della possibilità: tessere insieme”, promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione.

Dalle parole del Papa emerge chiaramente la forte valenza antropologica dell’arte, come strumento capace di dar voce all’umano, qualunque situazione si trovi a vivere, mostrando come ogni uomo e donna sia sempre più grande degli errori commessi, per cui, anche l’allestimento di una mostra in un luogo di reclusione, spiega Leone XIV, non ha lo scopo «di portare l’arte in carcere, ma di lasciare che il carcere, con la sua verità spesso rimossa, insegnasse qualcosa all’arte e a tutti noi». Per questo l’arte può essere raffigurata come un’antenna: per la sua capacità di captare le domande più nascoste che nascono dal cuore delle persone, per condividerle trasversalmente, come se fossero un’espressione di un grido o di un sussurro. L’arte, dunque, ha una sua forte valenza sociale, non in quanto intende offrire delle risposte, ma per il fatto di rendere manifeste le domande, i desideri e le inquietudini, dando voce a chi non è capace di farsi sentire.

Per la Chiesa, infatti, spiega il Papa, «l’arte è un fondamentale luogo di ascolto, dove lasciarsi istruire sulle aspirazioni e sulle ferite dell’umanità, sulla sua sete di bellezza, di giustizia e di pace, sulla sua ricerca di senso». Per questa ragione, l’obiettivo dell’arte consiste proprio nel rendere visibile il movimento della verità che si dona proprio come bellezza, raggiungendo l’interlocutore non tanto attraverso la mente, con la forza speculativa del pensiero, ma soprattutto attraverso l’intelligenza del cuore, capace anch’esso di “fiutare” ciò che è evidente, senza confonderlo con l’apparenza.

Soprattutto nell’epoca del digitale, l’arte si presenta come una vera e propria forma di rigenerazione, tanto culturale quanto spirituale, come se fosse un “motore di ricerca”, ma assai differente rispetto a ciò che generalmente si intende con questo nome; essa, infatti, «non procede per indicizzazione, ma per interrogazione. La sua domanda è un’attenzione tesa, che non si accontenta della mera somma dei fatti, perché non smette di scavare più in profondità, cercando la trama che li unisce». L’arte, così, vive dell’inquietudine che caratterizza il cuore umano, che non smette mai di cercare la verità, anche quando ha trovato il luogo in cui è possibile rintracciarla.

Per questo il Papa presenta, nell’odierno scenario tecnologico e culturale, denominato “era dell’intelligenza artificiale”, l’importanza del ruolo degli artisti. «C’è una differenza ontologica, prima ancora che estetica, tra l’arte e ciò che una macchina può generare per calcolo statistico a partire da milioni di immagini altrui. Agli algoritmi manca la scintilla dell’umano». L’arte, invece, parla dell’umano attraverso l’ispirazione dell’artista, il quale non è colui che inventa dal nulla, ma che dà voce a ciò che esiste, pur non essendo immediatamente percepibile e palpabile, con uno sguardo capace di cogliere la verità per poi indicarla a tutti, con un linguaggio comprensibile universalmente, proprio perché si rivolge al cuore di chi ascolta attraverso lo sguardo.

L’arte così è il luogo che fa sentire il grido dell’umanità, sia quello udibile emesso con forza, che rende percepibile l’interiorità di colui che compie quel “gesto”, sia quello tacito, emesso senza farsi sentire, per incapacità o di colui che vuole esprimersi, o di colui che intende decifrarlo. L’arte dà voce al grido inudibile, non soltanto di singole persone, ma anche di intere generazioni e di popolazioni, che intendono affermare al mondo intero la loro esistenza di fronte alla drammatica confusione dell’indifferenza sempre più dilagante.

«Cari artisti, cari curatori, – conclude il Papa – sappiate che la Chiesa vi guarda con stima, con gratitudine e con speranza, che ha bisogno di voi, e che desidera camminare con voi, perché insieme possiamo custodire la magnifica umanità che ci è stata affidata».

La capacità di rendere visibile l’invisibile, è ciò che fa dell’arte un vero e proprio luogo teologico.

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