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	<title>Antonio Lovascio - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Algoritmi e cuori inquieti: un «codice» per il Neoumanesimo digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:35:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Numeri che fanno tremare. La spesa complessiva nell’Intelligenza Artificiale è stimata quest’anno (fonte Gartner) in 2,67 trilioni di dollari. Di poco inferiore a quella militare mondiale, che nel 2025 secondo Sipri avrebbe raggiunto nel 2025 i 2,8 trilioni di dollari. Investimenti che provengono anche dai risparmi delle famiglie oltre che dai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18132" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-300x212.png" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-300x212.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-707x500.png 707w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner-768x543.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/banner.png 1491w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Numeri che fanno tremare. La spesa complessiva nell’Intelligenza Artificiale è stimata quest’anno (fonte Gartner) in 2,67 trilioni di dollari. Di poco inferiore a quella militare mondiale, che nel 2025 secondo Sipri avrebbe raggiunto nel 2025 i 2,8 trilioni di dollari. Investimenti che provengono anche dai risparmi delle famiglie oltre che dai mercati finanziari. Molti si chiedono se, nella temuta falcidia di posti di lavoro, sia in pericolo anche l’attuale o futura occupazione dei nostri figli e nipoti. Anche i cosiddetti grandi “padrini” e produttori della IA si interrogano o fanno finta di interrogarsi se non sia il caso di rallentare la corsa nella ricerca. Intanto registriamo un gruppo di intelligenze artificiali che esce dal recinto digitale predisposto per contenerlo e riesce a penetrare in sistemi informatici reali. Un ricercatore di Anthropic che lascia l&#8217;azienda accusando i grandi laboratori di “scommettere sulle nostre vite”. Sullo sfondo, la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che rischia di trasformare ogni cautela in uno svantaggio strategico. Insomma, nelle ultime settimane le notizie sull&#8217;Intelligenza Artificiale sembrano comporre il quadro di una tecnologia che accelera, mentre chi la costruisce comincia a domandarsi con maggiore insistenza dove siano i freni. E’ una commedia messa in scena perché temono una bancarotta o perché finalmente incomincia far breccia nelle loro coscienze la sfida antropologica, gli incessanti appelli di Papa Leone XIV sull’onda dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” ? Il Pontefice e la Santa Sede sono stati espliciti ed hanno mobilitato Nobel, il mondo della Scienza e della Cultura, quello dell’Industria e tutta la società civile globale, non stancandosi di ripetere che tra il catastrofismo e la fiducia cieca nel progresso esiste uno spazio più difficile e fecondo: quello del discernimento. La voce della Chiesa, che con coraggio invita &#8211; il Papa lo ha fatto pure nel suo ultimo Viaggio Apostolico in Francia, tra un bagno di folla e l’altro &#8211; a trasformare i frutti dell’Innovazione in strumenti di Pace, lo incoraggia in un dibattito di stringente attualità; evidenziando pericoli e opportunità di questo inarrestabile svolta. Parla soprattutto in un contesto in cui le reti digitali e gli sviluppi nell’IA sono sempre più legati all’economia globalizzata, col il rischio di amplificare gli effetti delle decisioni prese e che, dunque, chi dispone di maggiori risorse possa imporre la propria visione particolare della realtà. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La comunità internazionale è chiamata pertanto a guidare e orientare questa epoca di infinite guerre e di cambiamento, affinché la promozione della dignità umana, donata da Dio a ogni persona &#8211; e non considerazioni di natura tecnica o economica &#8211; rimanga al centro di ogni decisione che plasmerà il progresso tecnologico negli anni a venire. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Discernimento e regole. Limiti che siano davvero vissuti non come un’imposizione, ma piuttosto come qualcosa di cui si percepisce la necessità proprio per salvaguardare i valori che noi abbiamo a cuore e che pensiamo siano quelli che servono per il bene dell’umanità. Il mondo del lavoro è, in quest’ottica, un punto rilevante. Ed è significativo il fatto che da Confindustria Toscana sia partita la proposta di costruire un “Codice di Firenze” . Un manifesto d’azione condiviso tra istituzioni, imprese, sindacati, mondo della cultura e della scuola per governare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale mettendo al primo posto la dignità del lavoro qualificandolo e il valore strategico delle competenze. Presentato all’incontro su “La Magnifica Humanitas e il nuovo umanesimo”, promosso dall’associazione degli imprenditori insieme al Centro Studi Internazionale Papa Leone XIV (appena ricevuto in udienza dal Santo Padre, al termine del workshop romano sulle “Frontiere della Povertà”), in uno dei luoghi simbolo dell’Umanesimo fiorentino, tra le navate del Chiostro dei Morti del convento agostiniano di Santo Spirito. Umanesimo reso celebre dai “Convegni” promossi nella seconda metà del Trecento dal frate agostiniano Luigi Marsili, poi ripresi nel Novecento da padre Stanislao Bellandi e da padre Gino Ciolini. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un patto sociale, un’alleanza &#8211; come l’anno definita l’arcivescovo Gherardo Gambelli, il priore padre Giuseppe<img decoding="async" class="size-medium wp-image-18133 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-300x200.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-750x500.webp 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a-768x512.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/publish_1441ff51fbfc431593efb19464bba07a.webp 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Pagano, il professori Stefano Zamagni e Patrizia Giunti &#8211; dalla quale emerga la tutela sicura delle fasce più deboli. Appunto con regole capaci di governare l’intelligenza artificiale , evitando che essa accentui disuguaglianze già esistenti e amplifichi ulteriormente il divario tra chi dispone di conoscenze e risorse e chi invece rischia di subire il cambiamento. Importante sarà il ruolo della formazione . Di fronte a conoscenze che l’IA può rendere rapidamente obsolete, Scuola e Università sono chiamate sempre più a educare al metodo, alla capacità critica e al giudizio , formando persone capaci di utilizzare la tecnologia e non semplicemente di adattarsi ad essa. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Toscana il “cantiere” è aperto. Il Centro Studi Internazionale Papa Leone XIV, con i Convegni di Santo Spirito su “Custodire l’umano” e insieme alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale può diventare uno dei luoghi in cui &#8211; ponendosi in costante dialogo con tutta la società civile, coinvolgendo le Istituzioni disponibili &#8211; provare a costruire un Neoumanesimo digitale. Se pensiamo che l’Intelligenza Artificiale sia un veleno, facciamo che diventi medicina. «Ogni civiltà dipende, in ultima analisi, da ciò che ama». La sfida che Leone XIV raccoglie da Sant’Agostino non è chiedersi soltanto quale futuro stiamo costruendo con le nostre tecnologie, ma quale umanità stiamo diventando. attraverso di esse. È una domanda che interroga ciascuno di noi. Ed esige risposte concrete. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/algoritmi-e-cuori-inquieti-un-codice-per-il-neoumanesimo-digitale">Algoritmi e cuori inquieti: un «codice» per il Neoumanesimo digitale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’Inverno demografico e il sogno di avere un figlio</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/linverno-demografico-e-il-sogno-di-avere-un-figlio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · L’approssimarsi del suono della campanella ci fa toccare con mano quanto sia grave l’emergenza che accompagna il cosiddetto “inverno demografico” per la Scuola e l’istruzione in genere (atenei compresi), e non solo per il venir meno di manodopera per le imprese e l’impatto sui conti dello Stato. La denatalità provoca infatti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18055" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/screenshot-2026-07-28-153312-300x209.png" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/screenshot-2026-07-28-153312-300x209.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/screenshot-2026-07-28-153312-719x500.png 719w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/screenshot-2026-07-28-153312-768x534.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/screenshot-2026-07-28-153312-1536x1069.png 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/screenshot-2026-07-28-153312.png 1584w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · L’approssimarsi del suono della campanella ci fa toccare con mano quanto sia grave l’emergenza che accompagna il cosiddetto “inverno demografico” per la Scuola e l’istruzione in genere (atenei compresi), e non solo per il venir meno di manodopera per le imprese e l’impatto sui conti dello Stato. La denatalità provoca infatti una perdita di oltre 130.000 studenti in Italia, portando alla chiusura di piccoli plessi e al rischio di mancata attivazione per le classi con pochi iscritti. Un trend che in futuro si ripeterà ogni anno con una riduzione costante, con chiusura di istituti, accorpamenti, meno cattedre, instabilità del personale scolastico e docente a causa della riorganizzazione continua delle sedi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’allarme è scattato da tempo e fa riflettere su quanto poco o nulla si sia fatto in questi anni per affrontare il mutato ruolo delle donne nella società e per arginare questo fenomeno &#8211; la cui dimensione, cause, conseguenze e rimedi sono purtroppo poco compresi &#8211; nonostante l’eccezionale disponibilità di risorse per i finanziamenti europei. Basti pensare ai 190 miliardi di euro che stiamo spendendo per il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e i 140 miliardi consumati con il tanto criticato Superbonus varato per i devastanti effetti del Covid sulla nostra economia. Alla costruzione di asili nido invece sono arrivate solo le briciole. E ancor meno si è fatto per creare “buona immigrazione” con avvedute politiche di integrazione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le statistiche offrono un quadro ben definito. In Italia nel 2025 sono nati circa 355.000 bambini, segnando un nuovo minimo storico con un calo del 3,9% rispetto all&#8217;anno precedente. Nel 2000 le nascite erano più di 543 mila. Secondo il &#8220;Dossier Natalità 2026: Volere o Potere&#8221;, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT, il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita e di fare figli. In concreto il dossier mette in evidenza come il problema sia dovuto alla crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, solo il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ma c’è di più, perché si segnala un vero divario tra intenzioni e realtà. Se la voglia di avere un figlio, dichiarata dalle donne italiane in età fertile, si fosse concretizzata, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso della ricerca è stato chiesto: ma perché si rinuncia? Le risposte sono state immediate e lampanti e indicano cause soprattutto economiche e strutturali. Per oltre 2,8 milioni di italiani le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due <b>(</b>49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. Nonostante le promesse governative, il welfare poi non aiuta affatto chi vuole avere figli. Infatti oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, e 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Insomma il Rapporto realizzato con il supporto dell’Istat descrive un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente, e che in futuro probabilmente avrà sempre più problemi a mantenere l’attuale Stato sociale. Già nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. E’ vero che l&#8217;Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo <b>(</b>83,4 anni), ma questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico. Un numero sempre minore di giovani sarà infatti chiamato a sostenere una popolazione sempre più anziana.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-18056 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/denatalita-culle-vuote-large-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/denatalita-culle-vuote-large-300x219.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/denatalita-culle-vuote-large-685x500.jpg 685w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/09/denatalita-culle-vuote-large.jpg 690w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione, il<b> </b>Dossier Natalità 2026: &#8220;Volere o Potere&#8221; lancia un messaggio inequivocabile. La denatalità non è il risultato di un cambiamento nei desideri degli italiani, ma della difficoltà crescente di trasformare quei desideri in realtà. Ridurre la distanza tra il &#8220;volere&#8221; e il &#8220;potere&#8221; significa affrontare una delle principali sfide economiche, sociali e culturali del Paese. Per questo la Fondazione rinnova l&#8217;appello affinché la natalità diventi una priorità strutturale dell&#8217;agenda politica, mediante interventi capaci di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità che consentano loro di costruire il proprio futuro. Certo, una sfida di questa portata richiede una grande alleanza, che coinvolga Governo e opposizione, imprese e sindacati, mondo della cultura, del Terzo settore e dell&#8217;associazionismo, per costruire insieme le condizioni che consentano alle nuove generazioni di scegliere liberamente di avere dei figli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Appunto di questo si parlerà nella sesta edizione degli Stati Generali della Natalità, che si terrà il 25 e 26 novembre 2026 all&#8217;Auditorium della Conciliazione a Roma. Nell’annunciarla, il presidente della Fondazione Gianluigi De Palo, è stato chiaro: “Veniamo da 80 anni di mancate politiche familiari, nel senso che abbiamo dato per scontata la famiglia, abbiamo dato per scontato gli aiuti e la promozione della famiglia perché la famiglia c&#8217;era. Quello che noi cerchiamo di dire ogni anno, come delle Cassandre, è che bisogna fare un&#8217;alleanza. Non è una questione solo politica, è una questione che riguarda le aziende, che riguarda il mondo della comunicazione e quello della cultura, riguarda il mondo delle associazioni, delle banche, perché da questa situazione veramente difficile se ne può uscire solamente insieme. Dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di realizzare i loro sogni familiari&#8221;. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #373737;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come dice Papa Leone XIV, la questione demografica è una sfida urgente, “un bivio cruciale” per l’Europa afflitta dalla “pandemia della solitudine” e che mette in pericolo il futuro. Un’Europa che vive di politiche contraddittorie “apparentemente a favore della famiglia” e che discriminano la maternità. Pertanto servono “principi immutabili” per rispondere alle crisi degli uomini e delle donne del nostro tempo.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/linverno-demografico-e-il-sogno-di-avere-un-figlio">L’Inverno demografico e il sogno di avere un figlio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La diplomazia di papa Leone, l’impegno su armi nucleari e IA</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-diplomazia-di-papa-leone-limpegno-su-armi-nucleari-e-ia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[agosto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Il primo a riconoscerlo &#8211; e non perde occasione di sottolinearlo in Tv e nei suoi editoriali &#8211; è stato un intellettuale e giornalista che si professa laico, l’autorevole direttore della rivista “Limes” Lucio Caracciolo, uno dei massimi esperti italiani di Relazioni Internazionali. “ Leone XIV sta riportando la Santa Sede [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-diplomazia-di-papa-leone-limpegno-su-armi-nucleari-e-ia">La diplomazia di papa Leone, l’impegno su armi nucleari e IA</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17984" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Leone-XIV-foto-ufficiale_Copyright-VATICAN-MEDIA-500x600-2-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Leone-XIV-foto-ufficiale_Copyright-VATICAN-MEDIA-500x600-2-250x300.jpg 250w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Leone-XIV-foto-ufficiale_Copyright-VATICAN-MEDIA-500x600-2-417x500.jpg 417w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Leone-XIV-foto-ufficiale_Copyright-VATICAN-MEDIA-500x600-2.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" />di Antonio Lovascio <span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span> Il primo a riconoscerlo &#8211; e non perde occasione di sottolinearlo in Tv e nei suoi editoriali &#8211; è stato un intellettuale e giornalista che si professa laico, l’autorevole direttore della rivista “Limes” Lucio Caracciolo, uno dei massimi esperti italiani di Relazioni Internazionali. “ Leone XIV sta riportando la Santa Sede al centro della geopolitica mondiale. A suo modo. Quello di una istituzione romana perciò universale, che ha per missione la diffusione del Vangelo e del suo messaggio di pace. Vocata quindi alla mediazione e all’equilibrio nell’ascolto delle parti in conflitto, soprattutto le più lontane dal suo sentire. Lavora per favorire il compromesso, ovvero la rinuncia dei belligeranti a parte dei loro obiettivi perché le armi tacciano”. Lo testimoniano la presenza del cardinale Pierbattista Pizzaballa a Gerusalemme-Gaza con l’attenzione sempre rivolta all’Iran e all’esplosione di tutta la polveriera Mediorientale; le recenti missioni in Ucraina del presidente della Cei card. Matteo Zuppi e di monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. Naturalmente concordate con il Pontefice e col segretario di Stato Parolin, instancabili tessitori di pacificazione. A loro soprattutto si deve il merito della “Dichiarazione per una Pace Disarmata e Disarmante nell&#8217;era dell&#8217;Intelligenza Artificiale, delle Armi Nucleari e Autonome, dei Nuovi Protocolli Digitali e dei Modelli Emergenti di Sviluppo Digitale&#8221;, sottoscritta il 16 luglio in Campidoglio a Roma, al termine della due giorni che si è tenuta al Borgo Laudato si&#8217; , un evento che, insieme ai rappresentanti di varie Religioni, ha visto la partecipazione di premi Nobel, principali esperti di IA, ex capi di Stato e di governo ed esponenti di università e istituzioni di ricerca tra le più importanti ed influenti al mondo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> “<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una sfida senza precedenti” quella che si sta vivendo, si legge nel testo, che interroga tutti perché soprattutto l’intelligenza artificiale offre grandi opportunità ma è probabile che “provochi una perdita massiccia di posti di lavoro e accentui la competizione economica tra le potenze nucleari”. Concentrandosi poi nelle mani ristrette di Paesi e di grandi imprese, l’IA può provocare profonde asimmetrie di potere. Sviluppandosi infine con una rapidità senza precedenti, è destinata “a produrre trasformazioni economiche, militari e sociali di vasta portata”. Nella dichiarazione si sottolinea anche che la crescente corsa agli armamenti nucleari va di pari passo con “una corsa all’intelligenza artificiale altrettanto pericolosa”. Pertanto accogliendo l’invito di Papa Leone a perseguire “una pace disarmata e disarmante”, si intende respingere l’idea che la sicurezza si fondi sulla paura, il domino, la minaccia e la distruzione reciproca. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Guardando al futuro dell’umanità, nei sei punti-chiave del documento si invita a “disinnescare la prossima corsa agli armamenti, sia nel campo dell’intelligenza artificiale sia in quello nucleare, prima che siano esse a determinare il volto del prossimo secolo”. Con un inequivocabile richiamo ai governi “ al rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani”; ed “a monitorare i processi completamente automatizzati nei sistemi di intelligenza artificiale”. Si chiede in sostanza un Trattato internazionale che vieti l’integrazione irresponsabile dell’IA nei sistemi di comando e lancio delle armi nucleari, garantendo che rimanga sempre un controllo umano effettivo e significativo”. Impedire in concreto un uso malevole dell’IA nelle operazioni informatiche e negli attacchi contro le infrastrutture nucleari. Un’esortazione: “Promuoviamo lo sviluppo e l’impiego responsabile dell’intelligenza artificiale &#8211; è scritto &#8211; per migliorare il benessere umano, accelerare il progresso scientifico e medico, proteggere l’ambiente, rafforzare la resilienza delle società e costruire la pace, lo sviluppo sostenibile e il bene comune”.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17985 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/images-3-300x195.jpeg" alt="" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/images-3-300x195.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/images-3.jpeg 686w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli ultimi punti riguardano la necessità di “individuare nuovi percorsi istituzionali verso una <i>governance</i> globale dell’intelligenza artificiale e per favorire, in futuro, l’attuazione di iniziative di governo globale in questo ambito”. Si appoggiano iniziative ispirate dalla <i>Magnifica humanitas</i> di Papa Leone e si sostiene il Panel Scientifico Internazionale Indipendente delle Nazioni Unite sull’IA. Chiaro l’appello dei firmatari : bisogna creare “un bene comune digitale” che favorisca la raccolta e la condivisione dei dati necessari ad approfondire la conoscenza e sostenere azioni efficaci riguardo alle armi nucleari, all’intelligenza artificiale”. Nel mondo infatti ci sono molteplici minacce interconnesse e le conseguenze ricadono spesso su chi non ha accesso né controllo sulle tecnologie che le generano.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione la “Dichiarazione di Roma” chiede con urgenza l’avvio di negoziati per giungere “all’eliminazione verificabile e irreversibile delle armi nucleari”. Si rilanciano quindi gli impegni sottoscritti nel Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) e nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Da qui la richiesta agli Stati di fermare la corsa agli armamenti, puntando sui negoziati e sull’adempimento degli obblighi assunti. “Le nazioni dotate di armi nucleari &#8211; si legge &#8211; devono promuovere politiche e dottrine che riducano progressivamente il ruolo di tali armamenti, rafforzino la stabilità strategica e diminuiscano il rischio del loro primo impiego e di una guerra dalle conseguenze catastrofiche”. “È in gioco – scrivono i firmatari &#8211; la nostra sopravvivenza e quella delle generazioni future”. Ecco perché occorre puntare su valori comuni che, come auspicato dall’enciclica <i>Magnifica humanitas</i>, possono portare a valorizzare dignità umana e bene comune, ricostruendo &#8220;le mura di Gerusalemme&#8221; contro la prepotenza dei &#8220;costruttori della Torre di Babele&#8221;. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-diplomazia-di-papa-leone-limpegno-su-armi-nucleari-e-ia">La diplomazia di papa Leone, l’impegno su armi nucleari e IA</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La nuova violenza giovanile divampa sui Social</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/la-nuova-violenza-giovanile-divampa-sui-social</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 16:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Gli autori]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che Papa Leone XIV ha anticipato nell’avvio di pontificato e ancor più approfondito nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas”, trova conferma pratica nel Rapporto Eurispes di metà giugno: la violenza giovanile sta cambiando volto; e, quando si parla di microcriminalità, non si tratta più soltanto di furti, rapine o devianza legata all’emarginazione sociale. A [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/la-nuova-violenza-giovanile-divampa-sui-social">La nuova violenza giovanile divampa sui Social</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17851" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eurispes2026-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eurispes2026-300x207.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eurispes2026.jpg 725w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span>Quello che Papa Leone XIV ha anticipato nell’avvio di pontificato e ancor più approfondito nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas”, trova conferma pratica nel Rapporto Eurispes di metà giugno: la violenza giovanile sta cambiando volto; e, quando si parla di microcriminalità, non si tratta più soltanto di furti, rapine o devianza legata all’emarginazione sociale. A preoccupare oggi sono soprattutto le forme di sopruso gratuite, spesso prive di una finalità economica e sempre più intrecciate con il mondo digitale. La ricerca condotta dall’Istituto presieduto da Gian Maria Fara su un arco temporale che va dal 2023 al primo semestre del 2025, ha analizzato cinque piattaforme (TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e X) per individuare pattern, hashtag e profili legati alla criminalità giovanile, e valutare come i contenuti digitali si traducano in violenza reale. I Social media, in particolare Tik Tok, funzionano da cassa di risonanza e strumento di reclutamento. È nel divario tra la glorificazione digitale della violenza e la vulnerabilità di giovani spesso emarginati che il confine tra schermo e strada si dissolve. Lo studio documenta infatti casi in cui le faide Social sfociano in aggressioni fisiche: lotte clandestine riprese e diffuse online, pestaggi di strada, scontri tra gang e gruppi di “autodifesa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche giovani non direttamente coinvolti nelle gang assorbono questi modelli, attraverso video di bullismo, contenuti trap decontestualizzati e challenge sui Social (come la manomissione del braccialetto elettronico). Il rischio è che ragazzi privi degli strumenti critici per distinguere realtà da finzione interiorizzino la violenza come norma sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L ’esame dei dati forniti dalla Direzione centrale della Polizia dello Stato è accompagnato da indagini-campione tra cittadini sulla percezione di questo traumatico cambiamento e sulla Sicurezza nelle diverse realtà urbane, nonché da interviste a tredici esperti (magistrati, educatori, responsabili di Servizi Sociali), insomma ad alcune delle più autorevoli voci impegnate nello studio e nella gestione dei fenomeni devianti, e sovente criminali, che riguardano i minori e gli adolescenti. Contributi che &#8211; affiancando alle evidenze statistiche il patrimonio di esperienza e conoscenza di professionisti che ogni giorno agiscono sul campo &#8211; aiutano a comprendere un fenomeno complesso e in continua evoluzione, che coinvolge non soltanto il sistema della sicurezza e della giustizia, ma anche la scuola, la famiglia, i servizi sociali, il mondo dell’educazione e l’intera società. Le interviste hanno rappresentato un tassello metodologico essenziale della ricerca, poiché hanno permesso di affiancare alle evidenze statistiche e all’analisi dei dati il patrimonio di esperienza e conoscenza di professionisti che ogni giorno agiscono sul campo. Come spiegano gli autori del Rapporto, le testimonianze raccolte convergono, nel loro insieme, su alcuni punti fondamentali: il rafforzamento delle comunità educanti, il sostegno alle famiglie, l’investimento nella salute mentale degli adolescenti, la prevenzione territoriale, il contrasto alla povertà educativa e la promozione di una cittadinanza digitale consapevole. Studiosi ed operatori hanno indicato quanto la dimensione emotiva rappresenti uno snodo decisivo nella crescita dei minori. Turbare, manipolare, ignorare o violare le emozioni di un bambino o di un ragazzo significa compromettere la sua possibilità di sviluppare fiducia, relazioni sane e piena cittadinanza. Dietro molti comportamenti devianti vi sono spesso fragilità, sofferenze, solitudini e bisogni rimasti inascoltati. Per questa ragione, la risposta delle Istituzioni non può limitarsi alla repressione, ma deve tradursi in una responsabilità condivisa di prevenzione, protezione e accompagnamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre l’enciclica di Papa Leone XIV , coraggiosamente, pone la Chiesa all’avanguardia in termini di promozione scientifica e culturale, cercando di<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/Magnifica-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /> prevedere processi antropologici fondativi dell’umanità, purtroppo nel nostro Paese si deve registrare il rallentamento delle istituzioni e della politica nell’affrontare il fenomeno tecnologico che precede immediatamente il confronto con l’IA, e cioè proprio il rapporto dei più giovani con i Social. Fenomeno che tanta preoccupazione suscita in insegnanti e genitori e, più in generale, nel dibattito pubblico. La proposta di legge bipartisan del 2024 detta Madia (Pd)-Mennuni (FdI) dal nome delle firmatarie mirante a impedire l’utilizzo dei Social media ai minori di anni 15 era stata accantonata. Il governo sembrava intenzionato a scriverne una nuova, e perciò a ripercorrere l’iter che era stato già fatto positivamente dalla legge bipartisan (con cartellino verde di Bruxelles), con il rischio concreto di non riuscire a portare a casa il risultato entro la legislatura. Ora l’iniziativa torna al Parlamento, ma non si prevedono tempi celeri. Eppure, come è stato fatto osservare da alcuni commentatori esperti della materia, è proprio dall’Europa (a cominciare dal Digital Service Act) che arriva la spinta a fare presto e bene, esprimendo in ogni occasione la forte preoccupazione per la comprovata minaccia alla salute fisica e mentale dei minori costituita dai social e dall’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. Perché ormai è emerso con chiarezza come il confine tra violenza digitale e violenza reale stia progressivamente scomparendo.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/la-nuova-violenza-giovanile-divampa-sui-social">La nuova violenza giovanile divampa sui Social</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Rosmini, la Carità intellettuale e le testimonianze di “Città di Vita”</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/rosmini-carita-intellettuale-e-testimonianze-di-citta-di-vita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 22:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la pubblicazione dell&#8217;enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, il binomio carità intellettuale e custodia della persona umana è al centro del dibattito sull&#8217;etica. L’intento del Pontefice &#8211; che unisce in modo unico una rigorosa formazione scientifica a una solida preparazione teologica e filosofica &#8211; è chiaramente quello di proporre una bussola per orientare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo la pubblicazione dell&#8217;enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, il binomio carità intellettuale e custodia della persona umana è al centro del dibattito sull&#8217;etica. L’intento del Pontefice &#8211; che unisce in modo unico una rigorosa formazione scientifica a una solida preparazione teologica e filosofica &#8211; è chiaramente quello di proporre una bussola per orientare lo sviluppo tecnologico (soprattutto l&#8217;Intelligenza Artificiale) e il sapere umano verso la difesa della dignità e del bene comune. Questo concetto è stato rilanciato con forza per proteggere l&#8217;essere umano dalle derive informatiche. I progressi legati all&#8217;IA rischiano infatti di ridurre la persona a un mero dato. La carità intellettuale impone invece di indirizzare l&#8217;innovazione verso il rispetto della giustizia sociale e della destinazione universale dei beni. Occorre quindi non limitarsi a subire il cambiamento, ma educare a un uso consapevole, possiamo dire anche critico, delle nuove tecniche, ponendo sempre al centro il valore sacro della vita umana.</p>
<div id="attachment_17766" style="width: 479px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17766" class=" wp-image-17766" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/CITTA-DI-VITA-2026-Foto-di-gruppo-finale-300x192.jpg" alt="" width="469" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/CITTA-DI-VITA-2026-Foto-di-gruppo-finale-300x192.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/CITTA-DI-VITA-2026-Foto-di-gruppo-finale-780x500.jpg 780w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/CITTA-DI-VITA-2026-Foto-di-gruppo-finale-768x492.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/CITTA-DI-VITA-2026-Foto-di-gruppo-finale-1536x984.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/CITTA-DI-VITA-2026-Foto-di-gruppo-finale.jpg 1834w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /><p id="caption-attachment-17766" class="wp-caption-text"><em>Docenti e studenti dell&#8217;ISIS &#8220;Gobetti-Volta&#8221; di Bagno a Ripoli (Firenze) alla celebrazione dell&#8217;80° anniversario della rivista &#8220;Città di Vita&#8221;</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Lasciando a teologi e intellettuali culturalmente più attrezzati il compito di approfondire i contenuti dell’Enciclica, vorrei qui richiamare le radici storiche della Carità intellettuale, tema che ritorna appunto di grande attualità per raccontare solide esperienze. Come abbiamo visto recentemente a Firenze &#8211; con i contributi dell’Arcivescovo Gherardo Gambelli, del neuroscienziato Stefano Mancuso e di padre Antonio Di Marcantonio &#8211; nel convegno celebrativo degli 80 anni della rivista “Città di Vita” ora diretta da padre Franco Buonamano. Parliamo di una storica espressione di Carità intellettuale, legata al complesso monumentale francescano di Santa Croce, tuttora punto di riferimento di dialogo spirituale, culturale e civile non solo fiorentino, con uno sguardo rivolto pure a giovani e studenti delle scuole secondarie, con l’impegno in redazione di Silvia Bargellini. Per rappresentare la sua storia, basta ricordare le firme autorevoli di scrittori e intellettuali che nel tempo vi hanno collaborato per 40 anni sotto la guida di padre Massimiliano Rosito (che nella notte di Natale 1966 fece commuovere Papa Montini, accompagnandolo a visitare il Crocifisso di Cimabue ferito dall’inondazione) e poi sotto quella di padre Antonio di Marcantonio. Nomi importanti: Giorgio La Pira, don Luigi Sturzo, Piero Bargellini (sindaco ai tempi dell’alluvione, che abitando in via delle Pinzochere 3 sentiva la vicina Basilica come la sua casa) , Eugenio Garin, Carlo Betocchi, Nicola Lisi, Vittorio Vettori, Geno Pampaloni, Rodolfo Doni, Margherita Guidacci, Carlo Bo, Mario Luzi. Con loro il grande incisore Pietro Parigi (autore di numerose copertine) alle cui opere è stato dedicato un museo. Senza dimenticare l’apporto meno lontano offerto da Sergio Givone, Francesco Gurrieri, Cristina Acidini, Antonio Natali e dagli intellettuali che si sono succeduti nel consiglio dell’Opera. Nata nel 1946 come organo degli Studi Teologici, anticipando di fatto il Concilio Vaticano, la rivista ha saputo creare un incontro fecondo tra pensiero sacro e cultura laica. Nel più autentico spirito francescano, dimostrando &#8211; ieri come oggi &#8211; che la &#8220;carità intellettuale&#8221; si esprime non attraverso trattati accademici, ma come un amore vissuto che eleva la mente, educa alla bellezza del Creato e promuove un pensiero di Pace, che non dobbiamo stancarci di invocare oggi in un mondo devastato dalle guerre, che moltiplicano sofferenze, disuguaglianze e povertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Papa Leone XIV ci prospetta la Carità intellettuale in chiave moderna, i suoi predecessori dal secondo Novecento , a partire soprattutto da<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17695 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/download-1.jpeg" alt="" width="299" height="168" /> San Paolo VI, ci hanno lasciato copiosi insegnamenti. Richiamando tutti una delle grandi figure dell’Ottocento, il Beato Antonio Rosmini, al quale si deve la definizione della “triplice dimensione della Carità”. Egli spesso usava i termini consueti, però il suo genio non si fermava a leggere l’etichetta, ma era capace di penetrare nella realtà profonda che questi termini indicavano, affermando che c’è una carità materiale, una carità intellettuale e una carità spirituale. Verità e carità sono unite da un legame fondamentale: la ricerca e lo studio della verità sono parte imprescindibile di un autentico servizio di carità e, al tempo stesso, la carità vissuta ed esercitata, porta l’uomo ad una conoscenza sempre più piena della verità, fino ad aprirsi al dono di Dio e a lasciarsene possedere. È per questo che bisogna: «custodire […] contemplare e indagare la verità, promuovendone in modo ottimo ed instancabile la conoscenza fra gli uomini» (cfr. Costituzioni dell’Istituto della Carità, n. 789).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo- lo ha efficacemente sottolineato l’arcivescovo Gambelli &#8211; la Carità intellettuale non può essere rinchiusa nei recinti dei Centri di ricerca o riservata solo agli “addetti ai lavori”, ma deve animare e sostenere la costruzione di una rinnovata prossimità, come Papa Francesco ha indicato nell’Enciclica Fratelli tutti (cfr. nn. 3-4). Urge, quindi, che quanti sono coinvolti nell’investigazione scientifica scoprano la responsabilità storica del loro impegno nei diversi ambiti del sapere, superando la tentazione di isolarsi in sfere particolari, per promuovere una nuova cultura della conoscenza. San Paolo VI parlava di tale sfida quando diceva: «L’uomo moderno ha la fame e il possesso dei mezzi, ma non ha l’ansia dei fini. È un gigante cieco». Papa Montini nutriva una profonda ammirazione per Rosmini. Ne studiò a fondo l&#8217;opera, incoraggiandone la divulgazione e promuovendone l&#8217;attualità spirituale e sociale, nonostante all&#8217;epoca alcuni scritti del filosofo fossero ancora all&#8217;indice. San Giovanni Paolo II ha difeso strenuamente la capacità della ragione umana di raggiungere la verità, mettendo in guardia dai pericoli del relativismo. Lo snodo fondamentale di questo pensiero è racchiuso nell&#8217;enciclica Fides et Ratio del 1998, dove definisce fede e ragione come &#8220;le due ali con le quali lo spirito umano s&#8217;innalza alla contemplazione della verità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI ha fatto della carità intellettuale un pilastro del suo pontificato. Ha valorizzato profondamente Rosmini (beatificato nel 2007), definendo la sua opera come un modello di &#8220;carità intellettuale&#8221;, intesa come lo sforzo di purificare l&#8217;intelligenza umana attraverso la fede, evitando che la ragione si chiuda in se stessa L&#8217;Enciclica Caritas in Veritate (2009) è la massima espressione della sua visione. Papa Ratzinger ha insegnato che la carità ha bisogno della verità per non diventare sterile o sentimentale. Senza una verità oggettiva, lo sviluppo umano, la giustizia e la globalizzazione rischiano di perdere il loro orientamento etico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_GoBack"></a>Ora nel suo magistero, in particolare nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas , Leone XIV non rifiuta il progresso tecnologico, quanto quella che lui chiama la “sindrome di Babele”, l’ideologia di un profitto, la pretesa di un linguaggio unico, anche digitale. In parole povere: l’espressione della “cultura della potenza”. Ieri gli interlocutori erano gli Stati, oggi sono privati che con le grandi risorse a disposizione vogliono dettare l’agenda ai governi. Solo per profitto personale. Non certo per “Carità intellettuale”.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/rosmini-carita-intellettuale-e-testimonianze-di-citta-di-vita">Rosmini, la Carità intellettuale e le testimonianze di “Città di Vita”</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Se «remigrazione» non fa rima con Sicurezza</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/se-remigrazione-non-fa-rima-con-sicurezza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Il varo pasticciato dell&#8217;ennesimo decreto sicurezza, il quarto finora nella legislatura, solleva dubbi, preoccupazioni e divisioni tra gli italiani, nonostante le correzioni del Quirinale per palesi aspetti di incostituzionalità. Secondo chi vi si oppone, “consolida un modello fondato sulla prevenzione amministrativa, sul sospetto e sulla discrezionalità, con norme che continuano a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17722" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/Decreto-Sicurezza-2026-300x144.jpg" alt="" width="300" height="144" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/Decreto-Sicurezza-2026-300x144.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/Decreto-Sicurezza-2026.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Il varo pasticciato dell&#8217;ennesimo decreto sicurezza, il quarto finora nella legislatura, solleva dubbi, preoccupazioni e divisioni tra gli italiani, nonostante le correzioni del Quirinale per palesi aspetti di incostituzionalità. Secondo chi vi si oppone, “consolida un modello fondato sulla prevenzione amministrativa, sul sospetto e sulla discrezionalità, con norme che continuano a restringere lo spazio civico, peggiorano la situazione delle carceri e incidono in profondità sui diritti fondamentali. Norme che non rendono più sicure le città ed i territori&#8221;. Formulato e votato sull’onda degli slogans della “remigrazione” intonati dalla Lega, con l’idea che una soluzione percorribile possa essere il rimpatrio degli stranieri, anche quelli (incensurati) che qui vivono e lavorano da anni. Cioè gli stessi (mezzo milione) che in Spagna otterranno presto il permesso. Mezzo milione, in effetti, è anche il fabbisogno di lavoratori stranieri che il governo Meloni stima per i prossimi tre anni e che invita a entrare in Italia con i vari decreti flussi. Un record, in effetti. E ancora: circa 500mila sono le persone che oggi vivono nel nostro Paese tra irregolarità e accoglienza: 339mila senza permesso, secondo Ismu, e oltre 140mila nel sistema, secondo Migrantes..</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">A dire il vero, la “remigrazione” non è la risposta prevalente del popolo italiano, ampiamente convinto che i numeri &#8211; gli stessi che accomunano Spagna e Italia &#8211; raccontano un Paese che si tiene in equilibrio proprio grazie ai migranti. Il motivo è semplice e persino utilitaristico: in Nazioni che invecchiano, le persone di origine straniera assicurano manodopera e soluzioni rapide, per quanto tampone, alla denatalità. E l’Italia non fa eccezione. Se, dopo 12 anni di declino costante, a fine marzo l’Istat ha registrato per la prima volta la non diminuzione della popolazione, è tutto merito della popolazione straniera, che dopo essere accolta va però integrata anche ai fini di una maggior Sicurezza, da tutti auspicata. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">C’è poi un altro elemento che fa riflettere. L’analisi comparativa realizzata dall’Eurispes su 22 paesi europei rivela una particolare configurazione strutturale: l’Italia forma da sola un cluster, con mercato del lavoro giovanile peggiore dei paesi dell’Est Europa e un conto demografico destinato a salire fino a 1,13 milioni di persone mancanti entro il 2050. L’Italia registra il 22% dei NEET (15-29 anni), quasi tre volte la media del cluster nord-europeo (8,7%); il tasso di occupazione dei neolaureati è oltre venti punti sotto i paesi dell’Est Europa (58,9% contro 80,4%); il part-time involontario fa registrare la percentuale più alta dell’intero campione europeo (62,9%);la percentuale di laureati (25-34 anni) si trova quattordici punti sotto la media dei paesi in convergenza. Il paradosso italiano è tutto in questi numeri. Con un Pil pro capite di 30.594 euro, ben superiore ai 17.000 euro medi dei paesi dell’Est Europa, l’Italia riesce a offrire ai propri giovani laureati condizioni occupazionali peggiori di Bulgaria, Polonia o Croazia. L’occupazione dei neolaureati tocca il 58,9%, contro l’80% abbondante dei paesi in convergenza. Il reddito mediano reale, invece di crescere, si contrae: indice 97 contro 132 dei paesi emergenti dell’Est. Un segnale di impoverimento<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17723 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-dark-sticky-300x122.png" alt="" width="300" height="122" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-dark-sticky-300x122.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-dark-sticky.png 368w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> strutturale delle famiglie che non ha equivalenti nel campione considerato nella ricerca. L’Italia appare dunque come un paese con Pil da economia avanzata e condizioni per i giovani da periferia europea. E questo non è un paradosso temporaneo: è una condizione strutturale. Per quanto riguarda la proiezione demografica, si è partiti dall’analisi combinata di tre elementi: previsioni ufficiali Istat fino al 2050 (scenario mediano), flussi osservati di cittadini italiani 20-39 anni (2019-2023) e ipotesi demografiche esplicite su sopravvivenza e fecondità degli emigrati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">L’Eurispes &#8211; come ha spiegato il suo presidente Gian Maria Fara, commentando il Rapporto <b>&#8211; </b>stima una popolazione mancante di circa 1 milione e 130mila persone: 192.500 imputabili ai flussi già avvenuti tra il 2019 e il 2023, quasi 942.000 derivanti dai flussi futuri se il trend non cambia. Nello scenario in cui l’emigrazione fosse stata azzerata dal 2019, l’Italia conterebbe 55,83 milioni di abitanti nel 2050 invece dei 54,7 previsti da Istat. Se il flusso venisse dimezzato dal 2024, si recupererebbero 663.000 persone. La popolazione “mancante” non è casualmente distribuita per età, ma si concentra nelle età centrali e infantili/giovanili, con un duplice effetto: 1) sul rapporto di dipendenza: maggiore presenza di 20-64enni migliora il rapporto tra popolazione attiva e anziani, con ricadute sulla sostenibilità del sistema pensionistico e del welfare; 2) sul potenziale di crescita: base più ampia di popolazione in età lavorativa e scolare rende più probabile la presenza di forza lavoro qualificata (innovatori, imprenditori, ricercatori, medici).</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/se-remigrazione-non-fa-rima-con-sicurezza">Se «remigrazione» non fa rima con Sicurezza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Adolescenti, coltelli e social trappole di violenza</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/adolescenti-coltelli-e-social-trappole-di-violenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 07:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Ancora siamo qui a chiederci come possa essere avvenuto che un diciassettenne di Perugia progettasse una strage a scuola. Oppure a interrogarci perché un tredicenne nel Bergamasco abbia accoltellato la sua insegnante di francese. Non solo un’aggressione, ma una performance studiata a tavolino: la maglietta con la scritta &#8220;vendetta&#8221; e il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17646" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-889x500.jpg 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-768x432.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-1536x864.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-1170x658.jpg 1170w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo-560x315.jpg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/maglia-vendetta-armi-bergamo.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Ancora siamo qui a chiederci come possa essere avvenuto che un diciassettenne di Perugia progettasse una strage a scuola. Oppure a interrogarci perché un tredicenne nel Bergamasco abbia accoltellato la sua insegnante di francese. Non solo un’aggressione, ma una performance studiata a tavolino: la maglietta con la scritta &#8220;vendetta&#8221; e il telefono al collo per filmare tutto. Sono gli ultimi casi che toccano il cuore della responsabilità degli adulti (famiglie, educatori, istituzioni) e della deriva digitale dei giovanissimi. In questi anni, alla luce di notizie di cronaca sempre più frequenti, l’allarme sociale per il percepito aumento della violenza giovanile, contrassegnato da espressioni come “baby gang” e “maranza”, ha prepotentemente occupato le cronache ed il dibattito pubblico, orientando aggiustamenti normativi in ottica securitaria, a discapito di interventi preventivi ed educativi, più volte sollecitati dalla Conferenza Episcopale italiana e da chi si preoccupa della formazione delle nuove generazioni pensando pure ai riflessi negativi dell’Intelligenza Artificiale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se non vogliamo fare come gli struzzi, per prendere coscienza della portata di questo fenomeno e delle più urgenti contromisure, dobbiamo seriamente analizzare il Rapporto pubblicato a metà marzo da <em>“Save the children”</em>. Il “viaggio” compiuto dai ricercatori &#8211; con un’attenzione particolare rivolta alla diffusione delle armi e al coinvolgimento dei minori nelle reti della criminalità organizzata &#8211; evidenzia come nell’ultimo decennio sia cambiata l’intensità e le modalità della violenza degli adolescenti: più immediata, visibile, condivisa e amplificata anche attraverso i social media. Sono aumentate rapine, risse e lesioni personali, con un’efferatezza “apparentemente insensata” che nasconde fragilità emotive diffuse e un progressivo svuotamento affettivo. Sebbene la violenza oggi appaia sempre più armata &#8211; sottolinea <em>Save the Children &#8211; </em> con l’uso di pistole, coltelli e armi improprie, gli adolescenti sono sempre più “disarmati” di fronte a nuove fragilità psicologiche e relazionali, spaventati da un mondo esterno che considerano pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e brutalità all’interno delle famiglie e nella società, con casi di autolesionismo e tentati suicidi e, in alcuni casi, uso di sostanze e dipendenze. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Preoccupa, inoltre, la crescita nel 2025 di minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa in alcuni territori. Osservando il dato di minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale (USSM) dall’Autorità giudiziaria, emerge un progressivo calo, pari a poco più di un terzo negli ultimi vent’anni, passando da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024 . Guardando invece al dato relativo ai minori e giovani adulti presi in carico dagli USSM, questi sono 23.862, in aumento rispetto agli anni precedenti, soprattutto a causa della permanenza prolungata nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all’attuazione del cosiddetto “Decreto Caivano”, che ha ampliato i casi di custodia cautelare per i minorenni e ristretto l’accesso alle alternative al carcere. Il 73% ha tra i 14 e i 17 anni e l’1% ha meno di 14 anni, i giovani adulti sono il 26%. Allargando lo sguardo all’Europa, i minori e i giovani adulti in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o autori di reato, sono passati in Italia da 329 ogni 100 mila abitanti nel 2014 a 363 nel 2023, e il valore rimane uno dei più bassi dell’area.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17647 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/ussm-logo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/ussm-logo-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/ussm-logo-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/ussm-logo-80x80.jpg 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/ussm-logo.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo i dati forniti ai ricercatori di “Save the children” dal Ministero dell’Interno, rispetto a 10 anni prima, nel 2024 sono aumentati i 14-17enni denunciati o arrestati per rapina (3.968 nel 2024, più del doppio rispetto al 2014), lesioni personali (4.653 nel 2024 rispetto alle 1.921 del 2014), rissa (1.021 nel 2024, 433 nel 2014) e minaccia (1.880 nel 2024, 1.217 nel 2014) mentre diminuiscono i minorenni segnalati per il reato di associazione per delinquere (109 nel 2024, 406 nel 2014). Se nel 2024 il numero di minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa conferma il trend di 10 anni prima (49), il dato per il primo semestre 2025 (46) suggerisce una possibile preoccupante crescita nell’annualità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre questa “fotografia” segnala una maggiore diffusione delle armi tra i minori &#8211; anche improprie &#8211; con un aumento da 778 a 1.946 dal 2019 al 2024 dei minori segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere e un picco di 1.096 nel primo semestre del 2025. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I giovani intervistati raccontano che girare armati fa sentire “più sicuri”, ma a volte anche “più nervosi”. Altri lo fanno per status o come simbolo di potere. La crescita riguarda quasi tutte le regioni e, tra le città metropolitane, emergono Napoli (che passa da 59 nel 2019 a 152 nel 2024), Milano (da 43 a 150), Roma (da 32 a 96), Bologna (da 21 a 88) e Torino (da 31 a 82) . A preoccupare, quindi, è la normalizzazione dell’utilizzo del coltello che, a prescindere dalle motivazioni, espone i ragazzi, più che in passato, al rischio di andare incontro a un’escalation di violenza. Spesso tra i giovani che escono di casa armati si crea un “cortocircuito della paura”: la paura porta all’esigenza di difendersi, di armarsi, esponendosi al rischio di fare o farsi male. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La violenza di strada non è più confinata alle aree di marginalità estrema, ma coinvolge anche ragazzi provenienti da famiglie e ambienti socialmente integrati, senza distinzione tra ricchi e poveri, italiani, anche di seconda generazione, e stranieri. Ai gruppi strutturati si sostituiscono aggregazioni fluide, temporanee, che si formano spesso via social e si ritrovano negli spazi della cosiddetta “movida” per affermare una presenza pubblica o mettere in atto reati, tra cui rapine e furti. L’appartenenza al quartiere rappresenta spesso un elemento distintivo dell’identità del gruppo che supera quello dell’appartenenza etnica. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo contesto &#8211; dicono gli esperti &#8211; i social media diventano strumenti per convocare, coordinare e selezionare i luoghi e i tempi dello scontro, costruire alleanze o rivalità. Spesso diventano pure canali di contatto con mercati illegali e ambienti di radicalizzazione. I social sono ambienti tipici di espressione dell’adolescenza e, quando questa espressione è violenta, diventano anche luogo dove la violenza viene messa in scena, “certificata” e amplificata: molti episodi vengono filmati e condivisi perché il bisogno di apparire prevale anche sul rischio di essere scoperti, come appunto è avvenuto nel caso del tredicenne di Bergamo. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo alcuni psicologi intervistati nella ricerca, il mondo adulto continua a vedere questi episodi di prepotenza e sopraffazione solo come problemi di sicurezza e ordine pubblico, senza comprendere che la violenza è spesso il linguaggio di una richiesta di riconoscimento da parte di una generazione che sta attraversando cambiamenti epocali &#8211; dalla pandemia, con la perdita di socialità e la frattura dei legami educativi, ai social media &#8211; senza essere attrezzata e senza trovare punti di riferimento credibili nel mondo adulto. Così cercano di riempire questa sensazione di vuoto: la violenza diventa così un linguaggio “esistenziale”, un modo per essere visibili, affermarsi, sentirsi vivi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Famiglie, scuola e istituzioni sono spesso percepite come assenti, incoerenti o delegittimate da parte degli adolescenti intervistati. I segnali di disagio esistono &#8211; a scuola, nei servizi sociali, nei quartieri &#8211; ma la presa in carico da parte degli adulti è “discontinua, frammentata, tardiva” spiegano gli operatori sociali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come spiega Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni Istituzionali di <em>Save the Children,</em> “puntare su punizioni e misure repressive può sembrare una risposta immediata, ma non funziona. La violenza giovanile nasce spesso in un vuoto educativo e sociale: è lì che bisogna intervenire. Prevenire significa investire in contesti che offrano ai ragazzi opportunità, ascolto, relazioni rispettose e alternative positive. Serve sostenere le famiglie nelle sfide dell’adolescenza, promuovendo modalità di comunicazione basate sul rispetto reciproco. Nelle scuole è urgente rafforzare i percorsi di educazione alla non violenza, il supporto al benessere psicosociale e attivare presidi di ascolto e intervento precoce. E’ poi fondamentale investire stabilmente nell’educativa di strada e di comunità; garantire spazi pubblici dove i giovani possano incontrarsi, esprimersi e partecipare in modo positivo. La via educativa è cruciale anche per accompagnare gli adolescenti in percorsi di responsabilizzazione perché comprendano le conseguenze dei loro comportamenti, che possono impattare, a volte in modo tragico, su altri coetanei e sulla comunità più allargata. Per riuscire a fare tutto questo serve un’alleanza forte tra scuole, famiglie, servizi sociali, terzo settore e istituzioni locali”. Un’alleanza da tempo invocata da Papa Leone e dalla Chiesa italiana. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/adolescenti-coltelli-e-social-trappole-di-violenza">Adolescenti, coltelli e social trappole di violenza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Come accogliere ed integrare i migranti nel mondo che cambia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/come-accogliere-ed-integrare-i-migranti-nel-mondo-che-cambia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 19:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Dignità della persona umana: come ci ricorda Papa Leone XIV è il cuore della Dottrina Sociale della Chiesa, che vede l&#8217;uomo come fine e mai come mezzo. Si comprende così l’allarme &#8211; accompagnato però da iniziative concrete &#8211; che gli episcopati di tutto il mondo stanno manifestando in queste settimane. Abbiamo registrato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17576" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-560x315.jpeg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Dignità della persona umana: come ci ricorda Papa Leone XIV è il cuore della Dottrina Sociale della Chiesa, che vede l&#8217;uomo come fine e mai come mezzo. Si comprende così l’allarme &#8211; accompagnato però da iniziative concrete &#8211; che gli episcopati di tutto il mondo stanno manifestando in queste settimane. Abbiamo registrato profonde preoccupazioni per un piano senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti, che interroga le coscienze sulle deportazioni di massa indiscriminate non meno che sulle brutali violenze e spietate esecuzioni operate dagli agenti Ice. Il presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale americana ha lanciato, sul sito ufficiale dei vescovi Usa, un richiamo durissimo contro il progetto dell’Amministrazione Trump di espandere massicciamente la detenzione degli immigrati attraverso la creazione di venti grandi strutture, veri e propri “magazzini” capaci di internare entro il 30 novembre migliaia di persone disponendo di oltre 92 mila posti letto. Almeno otto capannoni sono già stati individuati o acquisit i in Stati come Georgia, Texas, Pennsylvania e Maryland: sarebbero dei “mega-centri” in grado di detenere tra le 7mila e le 10mila persone ciascuno. Altri siti sono allo studio in Missouri, New Jersey, New Hampshire, North Carolina, Tennessee e Utah. Il progetto costerà 38,3 miliardi di dollari, finanziati attraverso la “grande, bellissima legge”, la misura di bilancio voluta dalla Casa Bianca. Una cifra che, sottolinea la Conferenza episcopale americana, equivale a quasi cinquanta volte il bilancio annuale dell’intero sistema giudiziario per l’immigrazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo un rapporto del 2025 della Conferenza e del gruppo World Relief, sei immigrati detenuti dal governo su dieci sono cattolici, e i cristiani rappresentano l’80 per cento delle persone a rischio di detenzione e deportazione. Quasi un cattolico su cinque negli Stati Uniti vive inoltre una condizione di vulnerabilità diretta o indiretta rispetto alle politiche di deportazione, ribadite in modo sprezzante dal presidente Trump davanti al Congresso nel suo discorso-fiume sullo Stato dell’Unione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche l’Europa non è esente da critiche sulla tutela dei diritti umani, sulla necessità di corridoi umanitari e la gestione solidale dei flussi. Le recenti analisi (2025-2026) evidenziano un calo degli arrivi irregolari in Europa, ma pongono l&#8217;accento sul persistere delle tragedie nel Mediterraneo e sulle criticità del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. In Italia la Chiesa italiana si sta mobilitando contro i pregiudizi e di fronte ad evidenti difficoltà, dopo la pubblicazione del Rapporto 2025 realizzato da Caritas e Fondazione Migrantes, intitolato «Giovani, testimoni di speranza». I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono di fatto i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese. Non solo destinatari di interventi, ma portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme. Giovani che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana, anche se molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione. Ragazzi e ragazze che frequentano le stesse scuole dei loro coetanei italiani, parlano i dialetti locali, tifano per le squadre del cuore, ma spesso continuano a sentirsi &#8211; e sono pure percepiti &#8211; come “ospiti permanenti”, non pienamente parte della comunità. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono oltre 5,4 milioni, pari al 9,2% della popolazione. Nel 2024, più del 21% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. Tutto questo si registra in un contesto globale in cui, nel 2025, nel mondo si contano 304 milioni di migranti internazionali, il doppio rispetto al 1990, e oltre 123 milioni di profughi e sfollati.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17577 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/NZO-222x300.jpeg" alt="" width="222" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/NZO-222x300.jpeg 222w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/NZO.jpeg 364w" sizes="auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono oltre 433mila i cittadini stranieri residenti in Toscana: 11,9 per cento della popolazione totale. Un dato emerso alla presentazione a Firenze del &#8220;Rapporto Immigrazione 2025&#8243; al Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, guidata dal vescovo di Massa Carrara Mario Vaccari, delegato della Conferenza Episcopale Toscana per il servizio la carità,e dall&#8217;arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, delegato della Cet per la pastorale dei migranti. Ma non sono emersi solo numeri dal rapporto. I vescovi hanno sottolineato come le diocesi toscane siano attive per collaborare con le istituzioni nei servizi di accoglienza, e hanno invitato a guardare al fenomeno migratorio mettendo in risalto anche le esperienze positive, segnalate nel Documento di Caritas Toscana e Migrantes Toscana. Emergono purtroppo criticità, legate soprattutto alle difficoltà dei richiedenti asilo di accedere ai servizi di prima accoglienza, all&#8217;accoglienza dei profughi di Gaza, alla necessità di pensare percorsi di accompagnamento per le persone in vista di un&#8217;autonomia abitativa e lavorativa. Ed è un secco no quello delle Caritas e Migrantes toscana a Cpr e Hotspot in corrispondenza dei porti di Carrara e Livorno. Una contrarietà netta: un&#8217;ipotesi giudicata non risolutiva rispetto alla gestione dei flussi. Pongono poi il problema dell&#8217;aumento dei costi per l&#8217;assistenza sanitaria degli studenti stranieri&#8221;, ribadito dal comunicato della Conferenza episcopale della Toscana. L&#8217;aumento a 700 euro annui del contributo per l&#8217;iscrizione volontaria al Servizio sanitario nazionale viene indicato come un ostacolo economico che rischia di limitare l&#8217;accesso alle cure. Caritas e Migrantes chiedono una rimodulazione della quota e una validità effettiva di 12 mesi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ampio spazio è dedicato poi alla popolazione gazawi accolta in Toscana. Le associazioni chiedono il superamento della fase emergenziale e un incremento dei posti nel Sistema di Accoglienza e Integrazione, con tempi più lunghi e servizi multidisciplinari per famiglie segnate da traumi fisici e psicologici. Altro nodo è l&#8217;uscita dai percorsi di ricevimento senza un&#8217;autonomia abitativa e lavorativa consolidata. La perdita della residenza può compromettere il rinnovo del permesso di soggiorno e l&#8217;iscrizione al Servizio sanitario nazionale, con il rischio di marginalità e sfruttamento. Tra le proposte: percorsi di co-housing sociale, una rete di accoglienza a bassa soglia in ogni provincia. Insomma tanti suggerimenti al Governo ed alle Istituzioni per attuare finalmente politiche migratorie credibili ed efficaci. Attuabili senza fare propaganda ostile con <i>fakenews </i>seminando paure sulla sicurezza. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/come-accogliere-ed-integrare-i-migranti-nel-mondo-che-cambia">Come accogliere ed integrare i migranti nel mondo che cambia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’Intelligenza Artificiale come «alleata». Ma non è un oracolo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/lintelligenza-artificiale-come-alleata-ma-non-e-un-oracolo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 17:39:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Senza giornalismo sul campo il rischio è la disinformazione. La fiducia del pubblico &#8211; lettori e ascoltatori &#8211; si conquista giorno per giorno con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi dettato dalle nuove tecnologie e dai loro linguaggi, dall’ondata di novità e facilitazioni che esse [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/lintelligenza-artificiale-come-alleata-ma-non-e-un-oracolo">L’Intelligenza Artificiale come «alleata». Ma non è un oracolo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17509" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/CUSTODIRE-VOCI-E-VOLTI-UMANI-LX-Giornata-Mondiale-delle-Comunicazioni-Sociali-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/CUSTODIRE-VOCI-E-VOLTI-UMANI-LX-Giornata-Mondiale-delle-Comunicazioni-Sociali-300x163.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/CUSTODIRE-VOCI-E-VOLTI-UMANI-LX-Giornata-Mondiale-delle-Comunicazioni-Sociali-923x500.jpg 923w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/CUSTODIRE-VOCI-E-VOLTI-UMANI-LX-Giornata-Mondiale-delle-Comunicazioni-Sociali-768x416.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/CUSTODIRE-VOCI-E-VOLTI-UMANI-LX-Giornata-Mondiale-delle-Comunicazioni-Sociali.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Antonio Lovascio · Senza giornalismo sul campo il rischio è la disinformazione. La fiducia del pubblico &#8211; lettori e ascoltatori &#8211; si conquista giorno per giorno con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi dettato dalle nuove tecnologie e dai loro linguaggi, dall’ondata di novità e facilitazioni che esse portano alla vita della gente e della società, ma segnate anche dalle opacità e dai tanti pericoli &#8211; “frodi digitali” e “cyberbullismo” su tutti &#8211; che si trascinano dietro, violando la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso. Ora rappresentate in particolare dall’Intelligenza Artificiale, che va governata e considerata “con discernimento” come un’alleata, non come un oracolo onnisciente, tantomeno sostitutivo di relazioni. Un’alleanza che deve basarsi sui tre pilastri &#8211; responsabilità, cooperazione e educazione &#8211; se vogliamo sia tutelato «il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo alla quale orientare anche ogni innovazione», in nome del bene comune. Riassunto dal titolo “Custodire voci e volti umani” e con un taglio marcatamente pastorale, il Messaggio di Leone XIV per la sessantesima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che la Chiesa celebrerà domenica 17 maggio, esortando all’alfabetizzazione digitale ci ha messo tuti in guardia &#8211; non solo gli operatori dei Media &#8211; da <i>chatbot</i> ( &#8220;robot che parla&#8221; o assistente virtuale) ingannevoli che invadono la sfera più intima, dalle distorsioni e le &#8220;realtà parallele&#8221;. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una sfida non tecnologica, ma antropologica, quella indicata dal Pontefice in un momento storico di radicali trasformazioni, guerre infinite mentre siamo alla disperata ricerca della Pace. “Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi”. Scegliere “volto” come prima parola rivela un’intenzione chiara: quella di pensare ogni forma di tecnologia non come un’alterazione dell’umano, ma come il riflesso autentico di ogni identità personale. L’obiettivo è duplice: aiutare a comprendere uno scenario complesso, segnato dal digitale e dall’Intelligenza artificiale, e indicare criteri e proposte per abitarlo in modo responsabile, riempiendolo di bene. Naturalmente al centro c’è il rapporto con l’IA, spesso vissuto in modo impulsivo e superficiale, fino al rischio di far diventare gli algoritmi un sostitutivo &#8211; sottolinea il Papa &#8211; della «nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica». Un rischio sottile, perché non nasce soltanto da un uso esplicitamente scorretto della tecnologia, ma anche da una progressiva delega di funzioni che dovrebbero rimanere spettanti all’azione umana. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per scongiurare questi pericoli non serve diventare esperti o tecnici: è sufficiente &#8211; afferma Prevost &#8211; «crescere in umanità», ristabilendo l’equilibrio tra tecnologia e persona. La prima, infatti, non è che il frutto dei talenti della seconda, è espressione di volti e voci, non la loro simulazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Leone XIV crede nella possibilità di costruire con la tecnologia una &#8220;sana&#8221; alleanza che metta al primo posto la dignità umana, purché si fondi appunto su tre pilastri fondamentali : responsabilità, cooperazione e educazione. Parlando del primo punto, Prevost lancia a tutti l’appello alla corresponsabilità, a partire da coloro che sono ai vertici delle «piattaforme online», a cui è chiesto di «assicurarsi che le proprie strategie aziendali non siano guidate dall’unico criterio della massimizzazione del profitto», ma che siano orientate anche al bene comune. Ai «creatori e agli sviluppatori di modelli di IA» il Papa raccomanda «trasparenza e responsabilità sociale riguardo ai principi di progettazione e ai sistemi di moderazione alla base dei loro algoritmi», in modo «da favorire un consenso informato da parte degli utenti». Stessa cosa è chiesta ai legislatori nazionali e ai regolatori sovranazionali, «ai quali compete di vigilare sul rispetto della dignità umana» attraverso le normative. I media e gli operatori della comunicazione, poi, «non possono a loro volta permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sulla fedeltà ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verità». Le parole chiave per i media devono essere &#8220;accuratezza&#8221; e &#8220;trasparenza&#8221;. Da qui la richiesta che i contenuti generati o manipolati dall’IA siano «segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone», anche per tutelare «la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto». Questo perché «l’informazione è un bene pubblico» e «un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti, sull’inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17499 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-300x300.webp" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-300x300.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-500x500.webp 500w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-150x150.webp 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-768x768.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-80x80.webp 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-560x560.webp 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146-1120x1120.webp 1120w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/GettyImages-1466243146.webp 1333w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa americano, dimostrando una profonda conoscenza della materia, si addentra nei gangli delle nuove tecnologie, mettendo quindi in guardia da “bot” o “virtual influencers”, agenti automatizzati che coi loro “interventi non trasparenti” nei feed (i flussi di informazione) riescono a influenzare dibattiti pubblici e scelte delle persone. Una “persuasione occulta” da parte di chatbot che con la loro “struttura dialogica e adattiva” e la “mimetica” sono capaci di “imitare i sentimenti umani e simulare così una relazione”. Questa “antropomorfizzazione”, annota Leone, “può risultare persino divertente” ma al contempo è “ingannevole”, soprattutto per i più vulnerabili. I <i>chatbot</i> resi eccessivamente affettuosi, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell’intimità delle persone, se non a incidere pesantemente sulla salute mentali. Dati preoccupanti arrivano proprio dall’America. Molti giovani utenti sono sempre più vulnerabili alla manipolazione emotiva da parte dei “compagni” artificiali. I rapporti indicano che alcuni adolescenti diventano dipendenti, cadono in depressione o possono persino arrivare a uccidersi quando questi bot distorcono la realtà o incoraggiano comportamenti nocivi. Lo psichiatra infantile Andrew Clark, che lavora nelle scuole e nel sistema di giustizia penale Usa, avverte che alcuni <i>bot</i> terapeutici basati sull’IA si comportano in modi che definisce “realmente psicotici”. Ha avviato un progetto di ricerca dopo aver scoperto che circa 20 milioni di adolescenti utilizzano «compagni» o «terapeuti» artificiali. Egli cita un caso nel quale un <i>chatbot</i> ha incoraggiato un adolescente fortemente disturbato a uccidere i propri genitori e la sorella per poter stare «insieme a loro per sempre». Riporta anche il caso di un adolescente della Florida morto suicida dopo aver sviluppato un attaccamento romantico a un software che simula ed elabora le conversazioni umane. In un altro studio, il 90% dei bot che sono stati testati incoraggiava una ragazza depressa a isolarsi e a fare affidamento esclusivamente sui suoi «amici» artificiali. In modo allarmante, alcuni bot arrivavano perfino a impersonare terapeuti autorizzati.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Italia il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali cade in settimane in cui le cronache sono intrise di violenze contro giovani e donne. Da alcuni scienziati e specialisti è partito l’invito al mondo dell’informazione di “evitare il sensazionalismo”, adottare molta cautela, rispettare la dignità della vittima e la sofferenza dei familiari e non trascurare il fatto che le notizie raggiungono un pubblico ampio e trasversale, compresi giovani, anziani e bambini. I mass media possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione, a patto di enfatizzare i messaggi corretti ed evitare quelli potenzialmente dannosi. Non cadendo in un abuso, in morbose descrizioni o indugiare in dettagli superflui, violando norme deontologiche e trasformando appunto l’informazione in sensazionalismo. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/lintelligenza-artificiale-come-alleata-ma-non-e-un-oracolo">L’Intelligenza Artificiale come «alleata». Ma non è un oracolo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mattarella, il Rapporto Censis e il dovere di pensare al futuro</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/mattarella-il-rapporto-censis-e-il-dovere-di-pensare-al-futuro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 06:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2026]]></category>
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<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/mattarella-il-rapporto-censis-e-il-dovere-di-pensare-al-futuro">Mattarella, il Rapporto Censis e il dovere di pensare al futuro</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17383" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/RS_copertina_LR-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/RS_copertina_LR-213x300.jpg 213w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/RS_copertina_LR-355x500.jpg 355w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/RS_copertina_LR-768x1083.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/RS_copertina_LR-1089x1536.jpg 1089w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/RS_copertina_LR.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px" />di Antonio Lovascio · E’ stato ben memorizzato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma forse è stato archiviato troppo in fretta il 59esimo Rapporto Censis , la più attendibile “fotografia” dell’Italia presente. Dal giorno della sua pubblicazione (5 dicembre) non abbiamo letto molti approfondimenti, probabilmente per la pia intenzione dei giornali di non guastare l’approssimarsi del festaiolo “clima” natalizio. Oltre al crollo demografico (solo 340mila nascite previste nel 2025, un quarto della popolazione con più di 65 anni), la fuga all’estero di tanti giovani, l’ossessione per la comodità e i suoi derivati, le mode ed ai consumi degli italiani, la ricerca registra impietosamente una verità amara, che si espande a vista d’occhio: la debolezza della politica, a livello nazionale e globale. Un divario sempre più ampio tra élite e popolo, che porta a far diminuire qualsiasi deferenza nei confronti dei governanti e degli attori della politica. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se la parola dell’anno, stando all’Istituto Treccani, è “fiducia” &#8211; una bella parola che dovrebbe rappresentare un investimento nel futuro – nell’analisi di De Rita la troviamo solo qua e là allegramente riposta, comunque in evidente ribasso, in Putin, in Trump, in Orbán, in Erdogan e in Xi Jiping&#8230; Fiducia insomma in un autocrate qualunque, purché sia autocrate. Totale sfiducia nelle dinamiche della politica democratica, totale fiducia nel comando. Per fortuna, in percentuale maggioritaria (66,7 %), la fiducia degli italiani va a una figura un po’ più rassicurante, quella di Leone XIV: non a caso è il personaggio che &#8211; proseguendo gli appelli del suo predecessore Bergoglio &#8211; più di tutti si è battuto e si sta ancora prodigando con la diplomazia vaticana per fermare le guerre e raggiungere ovunque “una pace giusta e duratura” dopo aver più volte denunciato che “il mondo ha sempre i suoi Erode” . Un Papa che ha subito colto quanto grave sia la crisi della politica e fin dall’inizio del suo Pontificato ha manifestato un impegno costante per rilanciare la Dottrina Sociale della Chiesa. Spronando l’Europa, che, presa in contropiede dalle nuove sfide di Stati Uniti e Russia e vittima di un percorso di vera unità mai completata, non ha saputo rappresentare il ruolo di stabilizzatore e di pacificatore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ecco perché non stupisce che il 61,9% degli italiani ritenga che l’Unione europea giochi un ruolo poco o per niente incisivo nelle grandi partite globali, se il 52,8% crede che sia destinata alla marginalità in un mondo in cui contano la forza e l’aggressività, anziché il rispetto del diritto e degli organismi internazionali. Se il 55,2% è convinto che la spinta del progresso in Occidente si sia esaurita e che ormai appartenga a Paesi di più recente sviluppo, come la Cina e l’India, capaci di imporsi nel mondo grazie a uno sviluppo economico e tecnologico impetuoso, e per merito di leadership politiche e militari inarrivabili. Forse anche per questo nel Rapporto Censis indicano una fiducia sconfinata nella tecnologia (+723,3 negli ultimi vent’anni): smartphone e computer; mentre la spesa per la cultura si riduce di un terzo (-34,6%). Più smartphone, meno libri (-24,6%).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque, bisogna invertire la rotta e pensare al futuro anziché al passato o, peggio, alla continua ricerca di consenso elettorale. Progettando e realizzando scuole per l’infanzia, case per le giovani coppie, programmi seri per una crescita economica che crei non solo posti di lavoro ma assicuri pure salari e stipendi dignitosi, il recupero di un minimo decoro fiscale (tradito da innumerevoli condoni) per attivare investimenti pubblici nelle infrastrutture che mancano. Finora si è pensato per lo più a piccole riforme (punitive ?) che non incidono sullo sviluppo del Paese. Per<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17384 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/rapporto-censis-anziani-italia-andamento-demografico-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/rapporto-censis-anziani-italia-andamento-demografico-300x179.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/rapporto-censis-anziani-italia-andamento-demografico.jpg 402w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> fortuna resistono ancora alcune “conquiste” come il Servizio Sanitario Nazionale e la Previdenza, che va garantita ai più vecchi e in futuro ai più giovani. Salvaguardiamole e rafforziamole, se non vogliamo invece veder aumentare l’esercito dei “più fragili”. La strada è lunga, va subito imboccata. Prima che sia troppo tardi. Partendo da questo dato: l’Italia perde 16 miliardi di euro all’anno di capitale umano. E’ la cifra che il Cnel ha stimato per il triennio 2022-2024 , il costo dell’emigrazione netta dei giovani connazionali che scelgono l’estero per costruire il loro futuro. Un esodo che colpisce le regioni più produttive. A questi giovani, a tutti i giovani, si è rivolto con calore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale messaggio di fine anno, esortandoli a prendere in mano con fiducia e coraggio il proprio destino rendendosi protagonisti attivi e non passivi della vita collettiva. “Fatevi valere &#8211; è stato il senso dell’appello – ne va del vostro futuro”. Un invito che riassume le preoccupazioni del Capo dello Stato per l’astensionismo, registrato &#8211; col crescente distacco dalla politica – nelle ultime elezoioni regionali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/mattarella-il-rapporto-censis-e-il-dovere-di-pensare-al-futuro">Mattarella, il Rapporto Censis e il dovere di pensare al futuro</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Sono un figlio di Agostino». Papa Leone visto da vicino</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/sono-un-figlio-di-agostino-papa-leone-visto-da-vicino</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 08:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Unione, fratellanza, pace e giustizia sociale: sono queste le parole-chiave di Papa Leone, coniugate con un’esortazione: “Camminiamo insieme”. Scandite, con incessanti richiami ad una “pace giusta” per le guerre in corso, nel viaggio apostolico in Turchia e Libano, nell’incontro-dialogo con le Chiese cristiane attingendo alle origini, nei primi atti del suo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/sono-un-figlio-di-agostino-papa-leone-visto-da-vicino">«Sono un figlio di Agostino». Papa Leone visto da vicino</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17289" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/hq720-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/hq720-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/hq720-560x315.jpg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/hq720.jpg 686w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Unione, fratellanza, pace e giustizia sociale: sono queste le parole-chiave di Papa Leone, coniugate con un’esortazione: “Camminiamo insieme”. Scandite, con incessanti richiami ad una “pace giusta” per le guerre in corso, nel viaggio apostolico in Turchia e Libano, nell’incontro-dialogo con le Chiese cristiane attingendo alle origini, nei primi atti del suo pontificato. Tracciandone così le vie maestre ecclesiali e pastorali. Partendo innanzitutto dall&#8217;eredità di pensiero e di dottrina del suo padre spirituale, sant&#8217;Agostino, e dei due pontefici che lo hanno preceduto nel ministero petrino: papa Benedetto XVI (per il quale Agostino è stato il primo dei maestri che hanno segnato la sua vita e la sua opera) e papa Francesco, con cui si è posto in una sostanziale linea di continuità su tutti i temi fondamentale della missione della Chiesa, aggiornandola con mirati interventi, che nel linguaggio corrente definiremmo “chirurgici” . Emerge così un intimo ritratto spirituale del nuovo Papa, segno di speranza per la Chiesa e per il mondo. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lasciando a teologi e vaticanisti più esperti il compito di analizzare i segni di un Magistero appena avviato, da operatore della comunicazione sono invece interessato all’approfondimento del profilo umano del primo papa americano offerto dai Media. Sulle radici Usa di Robert Prevost ci ha portati il documentario (&#8220;Leo from Chicago&#8221;) realizzato dal Dicastero della Comunicazione e visibile sui canali vaticani, insieme a <em> León de Perú</em>, presentato nel giugno scorso, sugli anni di missione nel Paese sudamericano. L’infanzia, i legami familiari, le amicizie, gli studi, la formazione, la vocazione, i primi passi nella vita consacrata, l’impegno sociale: il viaggio statunitense, compiuto dai giornalisti Deborah Castellano Lubov, Salvatore Cernuzio e Felipe Herrera-Espaliat, si snoda nei quartieri di Chicago, a partire dalla casa di famiglia nella zona periferica di Dolton, con i ricordi e i racconti dei due fratelli Louis Martin e John. Poi gli uffici, le scuole e le parrocchie guidate dagli Agostiniani; la Catholic Theological Union; i luoghi frequentati dall’allora padre Robert Francis Prevost come il ristorante <em>Aurelio’s Pizza</em> o il Rate Field, lo stadio della squadra dei White Sox. Ma l’itinerario si amplia fino alla Villanova University, a pochi chilometri da Philadelphia, e a Port Charlotte (Florida), residenza del fratello maggiore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Circa 30 i testimoni legati all’attuale Pontefice che, attraverso storie, aneddoti, fotografie e filmati, aiutano durante il documentario a focalizzare la figura di un agostiniano che dall’8 maggio è stato chiamato a guidare la Chiesa universale. Un uomo che già da bambino mostrava una propensione alla vita religiosa, giocando a celebrare la Messa e recitando le preghiere in latino; che da giovanissimo ha abbracciato il percorso di discernimento per entrare nell’Ordine di Sant’Agostino; che ha intrapreso studi matematici e teologici, stabilendo legami autentici coi compagni di corso e impegnandosi anche in iniziative a favore della vita. Un uomo che ha lasciato la sua terra per andare in Perù e che ha guidato con tratto sereno e leadership decisa uno degli Ordini religiosi maggiormente diffusi al mondo. Un uomo che ascoltava la musica anni ’60-70, che amava guidare, guardava la Tv, seguiva il baseball.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un Prevost più “ italiano” lo troviamo invece nel libro “Leone XIV. Chi dite che io sia? Sono un figlio di Agostino”, da poco edito da Cantagalli, scritto dal vaticanista Rai  Ignazio Ingrao insieme a padre Giuseppe Pagano, priore della Comunità agostiniana fiorentina di Santo Spirito, legato al pontefici da quarant’anni di solida amicizia. Il volume accompagna con abbondanza di informazioni e curiosità i primi passi di Leone XIV, “il Papa dell’ascolto, della vicinanza, della comunione, del dialogo, della pace sulle orme di Francesco” . Che difende i diritti dei migranti e critica con forza le politiche trampiane di rimpatrio; mette in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale e sollecita la Big Tech ad agire con senso di responsabilità. Il libro ci orienta nell’inquadrarne la spiritualità e la teologia &#8211; quella che solitamente definiamo visione di Chiesa &#8211; senza perdere di vista il profilo umano, compresa la passione per il tennis praticato (ora a Castelgandolfo, nelle pochissime ore settimanali di riposo), per nuoto, baseball e calcio. Insomma un Papa sportivo, come Giovanni Paolo II, che amava sci e nuoto. Ben evidenziati gli aspetti del suo carattere: la mitezza, il garbo, la gentilezza, la sobrietà, la semplicità nelle relazioni e nello stile di vita, la prudenza non amando le situazioni di contrasto. Una figura riservata e timida, ma aperta alle sorprese nel contatto con la gente.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17290 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/9791259627025_0_0_536_0_75-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/9791259627025_0_0_536_0_75-207x300.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/9791259627025_0_0_536_0_75-345x500.jpg 345w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/9791259627025_0_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="auto, (max-width: 207px) 100vw, 207px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un ritratto completo, delineato con testimonianze dirette e aneddoti del tutto inediti. A partire dal rapporto del primo pontefice americano con la sua famiglia religiosa (risponde sempre ai messaggi sul cellulare dei suoi confratelli, si interessa di loro) che ha guidato per dodici anni come Priore generale, dopo la lunga esperienza missionaria in Perù, e il ritorno a Chicago come Provinciale degli Agostiniani. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La narrazione di padre Pagano inizia dal 1983, quando “padre Bob” e “padre Beppe” si incontrano per gli studi al Collegio internazionale di Santa Monica a Roma. Erano tempi di &#8220;serate belle, dopo discussioni sul carisma agostiniano e il modo di viverlo nei diversi Paesi del mondo&#8221;. “A Prevost &#8211; scrive padre Pagano &#8211; piaceva cantare e noi gli abbiamo insegnato i canti italiani mentre imparavamo quelli inglesi e spagnoli. Amava le gite pasquali fuori porta e ancora rammentiamo le vacanze in Trentino sul lago di Levico, dove ci divertivamo con il pedalò. Questo spirito lo abbiamo mantenuto anche dopo, in altri lunghi viaggi fatti insieme. Tra l’aereo e la macchina, lui preferisce l’auto: così siamo andati in macchina in Belgio e in Slovacchia. Un altro ricordo importante è quando sono andato a Washington per imparare l’inglese. Venne a prendermi all’aeroporto, mi portò a Chicago, guidando tutta la notte per 1200 chilometri” . </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il racconto si fa ancora più intimo quando il priore richiama l’amicizia che ha unito il Papa a tutta la sua famiglia: “Ha celebrato il matrimonio di mia sorella, è venuto a trovare mia madre in casa di riposo, ha partecipato al suo funerale, ha dormito da mio fratello. Gesti semplici, ma significativi ”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una semplicità che si accompagna a una particolare cura per la liturgia, che deve essere fedele allo stile solenne e sobrio della tradizione romana: “ Il Santo Padre &#8211; commenta padre Pagano &#8211; è sempre stato attento alla bellezza del rito che esprime la crescita armonica del corpo del Signore, come l’ultima volta che ha celebrato qui a Santo Spirito, il 7 aprile 2024, per il restauro del dipinto della Trasfigurazione di Pier Francesco Foschi”. Alla fine, quel giorno, Prevost ha apprezzato il servizio in Basilica dei volontari laici ma anche la fraterna convivialità (con un assaggio di bistecca alla fiorentina) della Comunità agostiniana guidata da “padre Beppe”. Ora il rapporto continua e lievita con la creazione del Centro Studi Leone XIV, nel quale sono impegnate &#8211; con la Villanova University, dove il Pontefice si è laureato in matematica e filosofia &#8211; la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e l’Università di Firenze. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/sono-un-figlio-di-agostino-papa-leone-visto-da-vicino">«Sono un figlio di Agostino». Papa Leone visto da vicino</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ascoltiamo anche i giovani: ecco cosa manca all’Europa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/ascoltiamo-anche-i-giovani-ecco-cosa-manca-alleuropa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 05:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Se ne sono resi conto anche i nostri giovani, come dimostrano freschi sondaggi. Nella nuova sfida geopolitica in corso tra Usa, Cina e Russia, l’Europa appare rassegnata a recitare un ruolo marginale e rischia di essere sempre più irrilevante in un mondo in cui non prevalgono più le regole condivise ma [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/ascoltiamo-anche-i-giovani-ecco-cosa-manca-alleuropa">Ascoltiamo anche i giovani: ecco cosa manca all’Europa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17214" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/unione-europea-giovani-300x171.webp" alt="" width="300" height="171" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/unione-europea-giovani-300x171.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/unione-europea-giovani-877x500.webp 877w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/unione-europea-giovani-768x438.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/unione-europea-giovani.webp 1217w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Se ne sono resi conto anche i nostri giovani, come dimostrano freschi sondaggi. Nella nuova sfida geopolitica in corso tra Usa, Cina e Russia, l’Europa appare rassegnata a recitare un ruolo marginale e rischia di essere sempre più irrilevante in un mondo in cui non prevalgono più le regole condivise ma la forza economica e militare. “Non conta nulla”, ha già sentenziato il premier ungherese Viktor Orban, nei giorni scorsi in visita di Stato a Roma, dimenticando che il suo tenere i piedi in più staffe &#8211; quelle di Bruxelles e di Mosca, ergendosi poi allo stesso tempo a paladino acritico di Trump &#8211; riassume i tanti motivi per cui il Vecchio Continente ha perso peso decisionale non solo sui conflitti in Ucraina e Gaza e nella mediazione diplomatica per fermarli, ma anche nella politica degli scambi commerciali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Finora inascoltati sono stati gli appelli rivolti ai leaders europei da Sergio Mattarella e Mario Draghi, che di fronte alla tentazione dei nazionalismi, dei populismi che sventolano il ritorno alla lira, al franco o al marco tedesco, sollecitano una costruzione concreta dell’Europa, fatta di strumenti comuni (compresa la difesa ), una politica estera coordinata, decisioni rapide a maggioranza qualificata e non più all’unanimità &#8211; abolendo il diritto di veto &#8211; per proteggere cittadini e imprese. Insomma va ripensata la stessa architettura istituzionale dell’Ue, fragile e obsoleta, con procedure burocratiche che rallentano ogni risposta e la rendono incapace di difendere i valori stessi su cui l’Unione, ora allargata a 27 Paesi, è stata fondata.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non c’è tempo da perdere, anche perché va assorbito lo scetticismo verso Bruxelles che sta emergendo tra i giovani, come segnala un sondaggio realizzato dalla Fondazione Einaudi tra gli studenti delle scuole superiori. Solo un adolescente italiano su dieci si considera cittadino europeo, e otto su dieci pensano di andare a lavorare all’estero una volta diplomati o laureati. Infatti il 68% ritiene di poter trovare opportunità migliori, e il 66% di<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17230 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-300x150.png" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-300x150.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-960x480.png 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-768x384.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-1536x768.png 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-1120x560.png 1120w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/logo-fondazione-luigi-einaudi-ets-bianco-1920x960.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> guadagnare di più. C’è un’apparente contraddizione in uno dei tanti risultati della ricerca, come ha rilevato Marco Ferrando in un interessante editoriale di “Avvenire”. Le nuove generazioni, quando guardano all’estero, spesso saltano proprio l’Europa. E tutte le domande specifiche sulle istituzioni comunitarie tradiscono una conoscenza e un entusiasmo a dir poco residuali: si salva giusto la bandiera, conosciuta dal 91% degli studenti interpellati, ma pressoché inesistente è l’interesse per la politica e in particolare quella dell’Unione europea. Bruxelles non scalda i cuori, ahimè, e non è una novità. Come scrivevamo prima, troppe regole, troppi tecnicismi, poca prospettiva, scarso impatto sulle questioni grandi e piccole che scandiscono la nostra quotidianità. Ma c’è molta responsabilità anche negli adulti: quando esce dai confini domestici, l’attenzione arriva subito oltreoceano, appassionandosi più alle vicende di Donald Trump che alle vicissitudini dei nostri vicini di casa e di destini.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma se per un adulto ostaggio della sfiducia &#8211; coltivata dalla televisione e soprattutto dai Social &#8211; il destino è in parte segnato, per i giovani la partita del futuro è ancora aperta, anche perché le aspirazioni non mancano: un’occupazione che consenta di sentirsi realizzati, la famiglia e in generale gli affetti, la possibilità di viaggiare all’estero sono in cima alle ambizioni. Ambizioni legate alla condizione economica e al lavoro, ciò che più spinge i ragazzi a vedersi all’estero una volta laureati, senza neanche considerarsi bollati come “cervelli in fuga”, ma semplicemente come “parte di una comunità più grande”. È qui, scorrendo i loro desideri, che emerge la contraddizione ben evidenziata da Ferrando: la condividiamo e, quel che più conta, andrebbe corretta. L’Europa che i giovani studenti non vedono è una risorsa. E’ il contesto in cui più facilmente e più rapidamente possono trovare una risposta i loro obiettivi. Dove, non a caso, ritengono che l’Unione europea possa proporsi come strumento di pace. Elezioni e sondaggi dicono senza appello che per gli adulti questa Europa farà poco strada. Siamo ancora in tempo, però, a evitare che a farne le spese siano le nuove generazioni. I giovani, come dice spesso Papa Leone XIV, sono un vulcano di energie, di sentimenti, di idee. Vanno dunque incoraggiati nel realizzare i loro sogni, i loro progetti di vita. Ovviamente in una Ue riformata. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/ascoltiamo-anche-i-giovani-ecco-cosa-manca-alleuropa">Ascoltiamo anche i giovani: ecco cosa manca all’Europa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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