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Posted on 2giu, 2019

La grande scommessa: cambiare e tenere unita l’Europa

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61Q4TflBMAL._SX466_di Antonio Lovascio • Poteva andare anche peggio nel voto per l’Europa. Ma le urne hanno ugualmente partorito un paradosso. Merkel e Macron crollano, ma continueranno a comandare. I Verdi e i populisti crescono, ma non conteranno più di tanto, anche se daranno vita ad un’agguerrita opposizione. Ognuno è convinto di aver vinto, ma è un’Europa chiusa a tripla mandata, e vecchia. Certo si faticherà a trovare i giusti equilibri per una nuova maggioranza nel Parlamento di Strasburgo ed a formare un nuovo governo a Bruxelles: il Ppe, lo schieramento che ha conservato il maggior numero di seggi, sta già cercando un’intesa con il Pse (seconda forza) e i liberali dell’Alde, mentre i Verdi sono al momento una grande incognita. C’è da procedere al rinnovo degli incarichi più importanti della Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione. Il più rilevante è quello del presidente, attualmente ricoperto dal contestatissimo lussemburghese Jean-Claude Juncker, il cui mandato scadrà il primo novembre, quando anche Mario Draghi lascerà la presidenza della Bce. Ancora una volta Germania e Francia, i due paesi più popolosi dell’Unione, hanno posizioni diverse. Nel primo incontro postelettorale con gli altri Capi di Stato e di Governo europei, la cancelliera Merkel ha detto che affiderebbe il ruolo di comando al tedesco quarantaseienne Manfred Weber, personaggio emergente del suo partito che ha preso più voti. Il presidente francese Emmanuel Macron non ha espresso una preferenza precisa, ma ha citato tre possibili candidati (ovviamente nessuno dei tre era Weber) non in base al principio del peso elettorale ma del profilo «più carismatico, creativo e competente possibile». Si prevedono,dunque, tempi lunghi per raggiungere un’intesa.

Allora c’’è ancora il tempo per riflettere sui risultati. L’avanzata dei “populisti” è certo una minaccia per la UE. Stavolta non è stata vincente, però questo non deve indurre a un atteggiamento – che sarebbe sbagliato – di scampato pericolo, per tornare così a una gestione della 2normale amministrazione”. Altrimenti, la prossima volta prenderanno la maggioranza in Europa. Questo voto chiama in realtà proprio gli europeisti più convinti a un esame di coscienza. È purtroppo visibile che l’Europa, così com’è strutturata, non agisce come dovrebbe. E non è solo una questione di assetto delle istituzioni e di poteri. Occorre anche che chi crede nell’Europa sia disposto a pagare dei prezzi per costruirla. È necessario un movimento che parta dal basso, dai cittadini, per impedire a chi governa i singoli Paesi di contrastare la costruzione dell’Europa al fine di mantenere più spazi di potere per se stessi.

Come va ‘vissuta’ allora l’Unione Europea? Qualche saggio consiglio l’ha dato, in un’intervista ad “Avvenire”, il prof. Mario Monti, l’economista già premier negli anni più duri della recessione (quanti sacrifici “virtuosi” ha imposto agli italiani !) e ancor prima apprezzato Commissario europeo alla Concorrenza. Se vogliamo ragionare in termini di “sovranismo”’ – ha sottolineato – questa può essere vista come una nuova tappa. Un “sovranismo” non proteso alla conservazione in ambito nazionale di quella che in molti campi è ormai una parvenza di autodeterminazione, inefficace davanti ai giganti mondiali, ma declinato in chiave europea per affermarvi un percorso di aggregazione pari a quello che portò, uno o due secoli fa, al formarsi degli stati unitari.154035675-3a55517f-63b6-4cf0-81f6-65255e82cf04

Insomma occorre non giocare più con la UE: è una conquista per la quale i cittadini devono esigere il rispetto da parte dei loro governanti. I politici non possono più fare quello che David Cameron in Gran Bretagna ha fatto più di tutti gli altri: usare cioè l’Ue per motivi di interesse di partito e personale, finendo col provocare la disfatta del partito conservatore e la Brexit. Servono, insomma, meno Cameron e più Helmut Kohl, ovvero persone che nella propria attività politica si battano per far avanzare l’Europa, anche se questo può comportare sconfitte elettorali, come accadde appunto a Kohl, che si ritirò dalla politica avendo perso le elezioni del 1998, ma dopo aver fatto approvare in Europa il progetto dell’euro. Non si può avere un’Europa a costo zero per un leader politico.

Lo comprenderanno pure i nostri governanti gialloverdi e soprattutto – dopo la “sbornia elettorale – il muscolare Matteo Salvini ? Oggi sarebbe vitale capire quali segnali manderà il nuovo presidente della Commissione sul tema immigrazione. Sarà capace di far passare nell’Unione parole come ”solidarietà” verso l’Italia e gli altri Paesi mediterannei, come più volte ha invocato Papa Francesco? E poi c’è la nuova guida e forse il nuovo corso alla Banca centrale europea. Con il debito che abbiamo, servirebbe come l’aria una politica fiscale che vada avanti nel solco tracciato da Draghi. Perchè se la Bce dovesse decidere di interrompere l’immissione di denaro per comprare i titoli di Stato, l’Italia finirebbe in fretta sott’acqua. Ma abbiamo tutti la consapevolezza che saremmo stati più poveri senza l’Europa e che lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario ?

Ma soprattutto bisognerebbe meditare le parole pronunciate da Papa Bergoglio nel viaggio di ritorno dalla Romania, quando ha richiamato lo spirito dei “Padri fondatori”. : <Tutti siamo responsabili della Unione europea, tutti. La rotazione del presidente è simbolo della responsabilità che ognuno dei Paesi ha. Se l’Europa non guarda bene le sfide future, appassirà…. Ha bisogno di riprendere se stessa, superare le divisioni. Stiamo vedendo delle frontiere, e questo non fa bene….>