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Posted on 1set, 2017

Nel rispetto dei diritti umani la via della pace

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dichiarazione-universaledi Leonardo Salutati • Il 1° gennaio 2017 è stata la 50° Giornata mondiale della pace, istituita nel 1968 per volere di Paolo VI che, nel primo messaggio del 1° gennaio 1968, di proposito si rivolgeva a tutti gli uomini di buona volontà perché la proposta «non intendeva qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa, cioè cattolica» (MGMP 1968). In questo periodo sono stati presi in esame una molteplicità di aspetti che riguardano il tema della pace, andando ad elaborare «una sintesi di dottrina sulla pace, che è quasi un sillabario su questo fondamentale argomento» (MGMP 2004, n. 3). Tra questi l’imprescindibile legame tra pace e diritti umani.

In continuità con l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII (1963), nel Messaggio del 1969 Paolo VI coniuga la pace con i diritti dell’uomo, considerati espressione di quelle libertà, di quei beni e di quelle relazioni di cui gli esseri umani hanno bisogno per avere dignità. Paolo VI afferma che: «La pace è oggi intrinsecamente collegata al riconoscimento ideale e all’instaurazione effettiva dei diritti dell’uomo» (MGMP 1969). Il discorso sarà ripreso nel Messaggio del 1974, in occasione del 25° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. In seguito Giovanni Paolo II metterà ulteriormente in luce il legame fra pace e diritti umani in numerosi messaggi e, nel 1998, in occasione del cinquantenario della Dichiarazione universale, sottolineerà come la salvaguardia della pace dipenda da un’interpretazione corretta del fondamento antropologico dei diritti dell’uomo (cf. MGMP 1998, n. 2). Da tale fondamento emergono due insegnamenti essenziali: l’universalità dei diritti umani, in quanto presenti in ogni essere umano senza eccezione alcuna di luogo, tempo o soggetto, e la loro indivisibilità, vanno cioè tutelati nel loro insieme, poiché una protezione parziale si tradurrebbe in una sorta di mancato riconoscimento (ibidem). Infatti: «La promozione integrale di tutte le categorie dei diritti umani è la vera garanzia del pieno rispetto di ogni singolo diritto» (MGMP 1999, n. 3) e la pace vera si realizza «quando la promozione della dignità della persona è il principio-guida a cui ci si ispira», invece quando «i diritti umani sono ignorati o disprezzati, […] vengono inevitabilmente seminati i germi dell’instabilità, della ribellione e della violenza» (ivi, n. 1). I diritti umani sono pertanto una parte importante di ciò che si intende per pace (cf. ivi, n. 11) e sono lo strumento per instaurarla. A questo fine, nella stessa Dichiarazione universale oltre ai cosiddetti “Diritti civili e politici” o “di prima generazione” contenuti negli artt. da 1 a 21, sono previsti i “Diritti economici, sociali e culturali”, artt. 22-27 (per es. il diritto al lavoro, ad un tenore di vita sufficiente, all’istruzione, ecc.), che costituiscono la condizione per poter concretamente esercitare i diritti di prima generazione (ma che purtroppo sono rimasti allo stato di principi politici). Non per niente la struttura dell’ONU prevede anche un Consiglio economico e sociale che è l’omologo del Consiglio di sicurezza, avente lo scopo di «programmare lo sviluppo economico e l’assistenza tecnica e finanziaria ai paesi meno sviluppati» (art. 62), al quale andrebbe attribuito un ruolo ben più importante e decisivo, soprattutto alla luce dell’attuale crisi economico-sociale.

Un diritto a cui il Magistero sociale della Chiesa è particolarmente attento è quello di libertà religiosa, considerata la «cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani» (Giovanni Paolo II 2003), in quanto «Appartiene alla dignità della persona poter corrispondere all’imperativo morale della propria coscienza nella ricerca della verità» (MGMP 1988, n. 1). Benedetto XVI ribadirà che «tra i diritti e le libertà fondamentali radicati nella dignità della persona, la libertà religiosa gode di uno statuto speciale» (MGMP 2011, n. 5), perché intimamente legata alla dignità umana, conferendole la capacità di comprendere la sua stessa identità, il suo senso e il suo fine (cf. ivi, n. 1). Ogni sistema politico o culturale che neghi la libertà religiosa è, dunque, un sistema fondato su «una visione riduttiva della persona umana» (Ibidem). Ne consegue che il diritto alla libertà religiosa è altrettanto importante di quello alla vita, condizione essenziale per l’esercizio di ogni altro diritto, in quanto è la condizione per corrispondere alla vocazione personale di apertura alla trascendenza e dunque alla vita eterna.

Di fronte all’odierna crisi economica e sociale, vi è più che mai bisogno di un rinnovato impegno per la promozione dei diritti umani, in maniera integrale e universale, nella consapevolezza che ogni diritto è inscindibilmente connesso ad un dovere, e il dovere fondamentale che scaturisce dai diritti umani è proprio quello di rispettare i diritti naturali di tutte le persone (MGMP 2003, n.3) e di dare il proprio contributo, ad ogni livello personale e istituzionale, affinché ognuno possa esercitarli senza ostacoli.