Alle origini del cardinalato

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di Francesco Romano • Sono molti a chiedersi quale sia storicamente l’origine e la funzione del cardinalato essendo di natura istituzionale e sostanziale del tutto diverso dall’episcopato.

La denominazione di presbyteri cardinales ed episcopi cardinales compare per la prima volta nel Liber Pontiphicalis con riferimento a Papa Stefano III (768-772) per indicare sacerdoti di chiese cittadine romane, rispettivamente i sette vescovi dei sobborghi della città. Non si trattava della creazione di un nuovo ufficio e di una particolare denominazione del medesimo. D’altra parte non è ancora chiaro l’uso romano della denominazione di cardinales per determinare categorie del clero dalle quali si sviluppò il cardinalato.

Le derivazioni già tentate, come ad esempio “stantes ad cardines altaris” per il fatto che in occasione della messa i sacerdoti che assistevano il Papa prendevano posto liturgico ai quattro angoli dell’altare, oppure il verbo “cardinalare” cioè avere la precedenza, sono successivi tentativi di spiegazione, ma senza trovare nessun fondamento plausibile nelle fonti.

Più verosimile è ritenere che “cardo” definisce i cardini della porta e in senso traslato l’unione di un chierico con un vescovo o una cattedrale vescovile. In effetti “cardo” nella lingua romana significava il cardine della porta che la univa permanentemente all’edificio.

Già all’epoca di Papa Gelasio I si fece una distinzione tra episcopus visitator ed episcopus cardinalis. Questi era consacrato per una diocesi determinata e vi esercitava diritti propri (ep. proprius), quegli, già vescovo, assumeva solo diritti delegati dal Papa in un’altra.

Come punto di rilievo va messo in evidenza che da un lato si chiamava cardinalis il chierico legato permanentemente alla sua chiesa titolare, a differenza ad esempio dei chierici che erano occupati in questa chiesa, ma senza avere il titolo, e d’altra parte cardinalis fu equiparato a incardinatus, cioè un chierico che era incardinato in un’altra chiesa.

Anche nella chiesa romana cittadina si può seguire questo sviluppo, che tuttavia non è neppure in questo caso chiarito esaurientemente. È certo tuttavia che l’attributo cardinalis fu applicato nell’VIII secolo a una ben determinata cerchia di sacerdoti i quali come tali appartenevano al presbyterium romano e quando erano vescovi presiedevano la diocesi nei dintorni della città. Per i membri del presbyterium gli inizi risalgono ai più remoti tempi dell’organizzazione ecclesiastica cittadina romana.

Il presbyterium secondo un ordinamento ben precisato all’inizio del IV esercitava funzioni parrocchiali di cura d’anime in determinate chiese della città (chiese titolari) delle quali diciotto risalivano al periodo precostantiniano, il cui numero però era asceso nel VI secolo fino a venticinque e più tardi, verso la metà dell’XI secolo, a ventotto. I presbiteri avevano la residenza nella loro chiesa titolare alla quale sempre erano assegnati in numero di 2-3 e fra di loro il presidente, come il presbyter prior, aveva il massimo rango, mentre gli altri erano i suoi aiutanti.

Oltre alle chiese titolari erano sorte, soprattutto sui cimiteri e nei luoghi di sepoltura dei cristiani, altre chiese che a differenza delle titolari non erano destinate a essere chiese di cura d’anime ed erano officiate da sacerdoti di chiese titolari suddivisi nella zona.

Le invasioni dei Goti e dei Longobardi nel VI e nel VII secolo contribuirono molto alla distruzione di queste chiese situate nei cimiteri in maniera che il loro numero venne ridotto sensibilmente. Unicamente nelle tre grandi basiliche di S. Pietro, S. Paolo e S. Lorenzo si continuò a esercitare il culto divino ove già Papa Simplicio (468-483) aveva introdotto un ordinamento di culto settimanale. A queste tre basiliche si aggiunsero tra la fine del V e l’inizio dell’VIII secolo ancora due altre chiese principali, S. Maria Maggiore e quella del Salvatore in Laterano.

Nelle quattro chiese sopra menzionate il culto divino era eseguito da parte di un presbitero mentre nella chiesa del palazzo lateranense questa funzione era esercitata da sette vescovi non mancando però indizi che originariamente anche qui operavano presbiteri. Così erano complessivamente ventotto presbiteri – i capi di ventotto chiese titolari e sette vescovi che attendevano al servizio ebdomadario dei quali Papa Stefano III che rinnovò l’ordinamento ecclesiastico parla come presbyteri cardinales, rispettivamente episcopi cardinales ebdomadarii.

Mentre il numero sette dei vescovi cardinali era fisso, tra l’VIII e l’XI secolo si ebbe un cambiamento delle diocesi qui enumerate. Rimasero immutate Ostia, Albano, Palestrina, Porto e Silva Candida; Gabii fu in seguito unita a Libicum al più tardi nell’XI secolo e compare nel 1073 come Tusculum (diocesi tusculana). Nella medesima epoca a Velletri fu sostituita Sabina. Queste diocesi non erano ancora denominate in questo periodo dalle fonti come suburbicarie, ma dovevano considerarsi come tali per la loro situazione geografica.

La funzione liturgica però non sarebbe bastata a riservare ai cardinali un posto preminente e per annoverarli tra i proceres clericorum (nobiltà ecclesistica, alto clero) nel caso in cui non avessero avuto parte nel supremo governo della chiesa in seguito a particolari funzioni di privilegio o con l’assunzione di posizioni elevatissime e molto influenti nell’ordinamento dei dignitari papali. Essi prendevano parte all’elezione papale; al vescovo di Ostia era riconosciuto il privilegio di consacrare il Papa già dal IV secolo, mentre i vescovi di Albano e Porto avevano il diritto della prima e seconda orazione.

I medesimi vescovi collaboravano anche nell’incoronazione imperiale. Quale presidente della cancelleria papale e alti dignitari incontriamo nelle fonti sia vescovi cardinali, come anche sacerdoti cardinali. Con ciò era fissata l’ascesa a ogni dignità particolare del cardinalato il cui sviluppo tuttavia non giunse ancora in quest’epoca alla forma che fu in seguito definitivamente assicurata.

Merita qui osservare che per la medesima epoca non abbiamo una notizia attendibile dalle fonti riguardante una propria classe di cardinali diaconi la cui base però si preparava nei diaconi di palazzo, rispettivamente regionali. Ha un certo fondamento come fonte un antico Ordo Romanus dell’inizio del X secolo nel quale si legge: hic ordo in cardinalibus presbyteris vel diaconibus agitur. Si tratta in questo caso di disposizioni per l’ordinazione e si distingue tra i cardinales e i forenses, ove i forenses benché subordinati erano diaconi o sacerdoti di rango inferiori ai cardinali. Inoltre i cardinali diaconi erano i successori degli originari sette diaconi regionali, i quali già nel III secolo sono nominati da Papa Cornelio (251-253).

Il numero si mantenne immutato sino alla fine dell’XI secolo e i diaconi, che già da lungo tempo erano diventati diaconi di palazzo, rappresentavano anche il nucleo dello sviluppo di un proprio diaconato cardinalizio. I sette suddiaconi che aiutavano i sette diaconi principali vennero ad avere un ruolo importante nel corso dello sviluppo come attivi membri dell’amministrazione della Chiesa romana. Singolarmente gli stessi furono denominati nelle fonti anche “cardinali suddiaconi”.

L’esempio di Roma esercitò naturalmente un’influenza sulle altre Chiese. Dalla seconda metà del X secolo diverse importanti chiese cattedrali ottennero il privilegio pontificio di ordinare cardinali more Romanae ecclesiae, Magdeburgo (968), Treviri (975), Aquisgrana (997), Besançon (1051), Colonia (1052) e Compostela (1108). In nessun caso però questi potevano essere equiparati o aggregati ai cardinali romani.

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Francesco Romano

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