Una lettera di Don Luigi Sturzo sul premio di maggioranza

512 500 Andrea Drigani
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E’ quasi sicuro che verrà approvata dal Parlamento una nuova legge elettorale che prevede di assegnare alla coalizione dei partiti che raggiunga il 42% dei voti un premio di 70 deputati e 35 senatori.

Non è la prima volta, nella storia della Repubblica Italiana, che si introduce nel sistema elettorale un premio di maggioranza.

Il riferimento è alla legge 31 marzo 1953 n.148, denominata durante la campagna elettorale come «legge truffa», che stabiliva di assegnare il 64% dei seggi alle liste apparentate che avessero ottenuto il 50% dei voti.

Com’è noto il risultato non fu conseguito, si andò pertanto al riparto proporzionale dei seggi e la cosiddetta «legge truffa» venne abrogata con la legge 31 luglio 1954 n.615.

Le motivazioni per cui Alcide De Gasperi, d’intesa con i dirigenti del Partito Socialdemocratico, del Partito Liberale e del Partito Repubblicano, aveva presentato la proposta di riforma elettorale era quella di garantire e rafforzare la coalizione centrista che governava l’Italia dal 1948.

Nelle elezioni del 1948, la DC ebbe la maggioranza assoluta dei seggi, ma Alcide De Gasperi, non ostante alcune sollecitazioni, non volle costituire una governo di soli democristiani, ma preferì un’ampia alleanza con le espressioni politiche delle altre culture democratiche, socialiste e liberali.

La lunga discussione parlamentare, che portò alla legge elettorale del 1953, ebbe toni aspri e durissimi con la tenace opposizione della sinistra e dell’estrema destra.

Su tale questione Don Luigi Sturzo scrisse, il 12 maggio 1952, una lettera ad Alcide De Gasperi.

Don Sturzo rilevava, innanzitutto, che il sistema elettorale doveva essere un sistema permanente, non poteva essere un ripiego del momento.

I cambiamenti – proseguiva – potevano avvenire solo per esigenze obbiettive e non per motivi estrinseci riferiti ad una determinata battaglia elettorale. Se così fosse – osservava Don Sturzo – si avrebbe una legge per ogni elezione, svalutando in partenza il responso elettorale.

Se si riteneva assolutamente necessaria una riforma del sistema elettorale, Don Sturzo si dichiarava a favore del sistema uninominale, escludendo ripieghi e soluzioni intermedie e poco chiare.

«Nell’interesse del Paese – scriveva Don Sturzo – io non vedo altra soluzione che ritornare al sistema uninominale maggioritario, con votazioni di ballottaggio a otto giorni di distanza». Ed annotava: «E’ duro e amaro scrivere ciò per me proporzionalista convinto».

Secondo Don Sturzo occorreva superare il pericoloso mito del premio di maggioranza, che avrebbe provocato l’immissione in Parlamento di persone non elette direttamente «ma reputate elette fictio legis».

Don Sturzo concludeva affermando che la via del premio di maggioranza era una via «piena di fossi e di trabocchetti, nel quale purtroppo non è profezia ma previsione onesta, andranno ad inciampare gli stessi promotori».

Alcide De Gasperi non gradì questa lettera di Don Sturzo, ma questo non inficiò i loro rapporti personali.

Don Sturzo così scriveva a Mario Scelba per la morte di De Gasperi avvenuta il 19 agosto 1954: «Da due giorni ho l’immagine di Alcide presente e non riesco a distrarmene: tutto il passato dal 1918 (data del primo incontro) mi è tornato in mente con tali colori, come una realtà vissuta…All’amarezza dell’anima per tanta perdita è conforto la fede cristiana che guidò il nostro amico, anche nei più difficili momenti della vita politica e lo confortò nella morte serena».

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