«Elia salì nel turbine verso il cielo» (2 Re 2,1)

412 500 Stefano Tarocchi
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 LE ICONE DI BOSE, Sant’Elia

Nelle Sacre Scritture la figura del profeta Elia occupa un ruolo particolarmente importante, a cominciare dal momento in cui, in 1 Re al tempo della grande siccità, entra potentemente sulla scena della narrazione biblica: «per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (1 Re 17,1).

La vicenda complessiva dei profeti Elia ed Eliseo (rispettivamente in 1Re 17,1-2R1,18 e 2Re 2,19-13,25) è una sorta di digressione che interrompe la storia dei regni, che viene ripresa invece dopo il racconto della morte di Eliseo.
Come i due libri di Samuele, anche i due libri dei Re costituivano all’inizio un libro unico. Essi contengono la storia della monarchia, dagli ultimi tempi della vita di Davide fino alla distruzione di Gerusalemme, alla deportazione e alla liberazione del re Ioiachìn dalla prigione (561 a.C.: 2 Re 25,27-30).
Siamo al tempo del re Acab (875-852 a.C,): «sei tu colui che manda in rovina Israele?» (1 Re 18,17). Quando la regina Gezabele sterminò tutti i profeti di YHWH per instaurare il culto del solo Baal, Elia restò l’ultimo profeta fedele al Dio di Abramo, ma sfidò e vinse i quattrocentocinquanta profeti del dio Baal sulla cima del monte Carmelo. Così il libro biblico: «fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Ashera, che mangiano alla tavola di Gezabele» (1 Re 18,17).
Dopo che i profeti di Baal avevano pregato inutilmente il loro dio per tutto il giorno, dimostrò la potenza del Dio di Israele accendendo, con la preghiera, una catasta di legna bagnata, posta su «dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe» (1 Re 18,31), ossia la riparazione dell’«altare del Signore, che era stato demolito» (1 Re 18,30).
In questa breve nota, mi voglio occupare del racconto del rapimento verso il cielo del grande profeta in una potente manifestazione teofanica. Questo testo vuole mettere in luce la fine terrena di un uomo particolarmente caro a Dio, come già nel caso del patriarca Enoc (Gen 5,24Ml 3,23-24). Non è necessario dire quanto Elia sia figura importante anche nel NT: precursore del Messia (Mt 17,10-13Mc 9,11-13), nell’episodio della trasfigurazione appare con Mosè accanto a Gesù (Mt 17,1-8Mc 9,2-8Lc 9,28-36). Un ultimo riferimento, altrettanto drammatico, possiamo ricondurlo agli eventi della passione: «alle tre, Gesù gridò a gran voce: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Ecco, chiama Elia!”.  Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere”. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò» (Mc 15,34-37; cf. Mt 27,47-49).
Ecco, dunque, il testo di 2 Re: «quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo.  Elia disse a Eliseo: “Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel”. Eliseo rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Scesero a Betel. I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Ed egli rispose: “Lo so anch’io; tacete!”. Elia gli disse: “Eliseo, rimani qui, perché il Signore mi manda a Gerico”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”; e andarono a Gerico. I figli dei profeti che erano a Gerico si avvicinarono a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Rispose: “Lo so anch’io; tacete!”. Elia gli disse: “Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. E procedettero insieme. Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elia prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te”. Eliseo

                      Eliseo

rispose: “Due terzi del tuo spirito siano in me”. Egli soggiunse: “Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà”. Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro dueElia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri!”. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.  Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: “Dov’è il Signore, Dio di Elia?”. Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. Se lo videro di fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui» (2 Re 2,1-15).
Elia salì in cielo in un turbine, separato dal compagno Eliseo da un carro e da cavalli di fuoco che apparvero improvvisamente tra loro. Invece di sperimentare la morte, Dio lo rimosse dalla terra e lo trasportò in cielo.

Il termine usato (sə‘ārāh) in 2 Re 2,1 significa “nel turbine / nella tempesta” ed è un termine tecnico delle teofanie: indica la presenza di Dio che irrompe con potenza, non un semplice fenomeno meteorologico. Lo stesso termine si ritrova in Gb 38,1: «il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano».
Questo episodio ricorda qualcosa paragonabile alla memoria del patriarca di Enoch nel libro della Genesi: «Enoc camminò con Dio, poi scomparve perché Dio l’aveva preso» (Gen 5,23). Come nel testo riferito ad Elia non c’è in gioco la morte: così la lettera agli Ebrei: «Per fede, Enoc fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato persona gradita a Dio» (Ebrei 11, 5: cf. Gd 14).
La vicenda di Elia, come chiave complessiva per capirne la parabola e sua missione, ma con al centro l’assunzione del profeta viene elaborato anche da Sir 48,1-16: «allora sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi. Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco. Come ti rendesti glorioso, Elia, con i tuoi prodigi! E chi può vantarsi di esserti uguale? Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione, e uomini gloriosi dal loro letto. Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull’Oreb sentenze di condanna. Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori. Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco (λαῖλαψ), su un carro di cavalli di fuoco; tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe. Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore, perché è certo che anche noi vivremo. Appena Elia fu avvolto dal turbine, Eliseo fu ripieno del suo spirito; nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe e nessuno riuscì a dominarlo. Nulla fu troppo grande per lui, e nel sepolcro il suo corpo profetizzò. Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere. Con tutto ciò il popolo non si convertì e non rinnegò i suoi peccati, finché non fu deportato dal proprio paese e disperso su tutta la terra. Rimase soltanto un piccolissimo popolo e un principe della casa di Davide. Alcuni di loro fecero ciò che è gradito a Dio, ma altri moltiplicarono i peccati».
Il termine greco che è usato nel Siracide si ritrova nel Nuovo Testamento: Mc 4,37 e Lc 8,23. In questo caso si tratta di una tempesta sul mare di Galilea.
Oltra la modalità con cui è narrato il rapimento in cielo del grande profeta, da un punto di vista teologico questo evento assume un significato profondo anche per la rilettura cristiana operata nel Nuovo Testamento. Elia in qualche maniera fu “trasformato” invece di “morire”, coerentemente con quanto affermato 1 Cor 15,51-52 («noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa, infatti, suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati»). Oppure in 2 Cor 3,18 («noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore») e, quindi, in 1 Ts 4,16-17 («il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi, noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore»).  Come profeta incaricato di ammonire le generazioni future e di indirizzare i cuori degli uomini verso un nuovo cammino (cf. Mc 9,12: «prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa»).
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Stefano Tarocchi

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