«Alzo gli occhi verso i monti». La montagna come spazio di contemplazione del Creato

350 487 Stefano Liccioli
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papa-cima-coleseidi Stefano Liccioli • «Vedere Sandro in montagna riconciliava col mondo, e faceva dimenticare l’incubo che gravava sull’Europa. Era il suo luogo, quello per cui era fatto, come le marmotte di cui imitava il fischio e il grifo: in montagna diventava felice, di una felicità silenziosa e contagiosa, come una luce che si accenda. Suscitava in me una comunione nuova con la terra e il cielo, in cui confluivano il mio bisogno di libertà, la pienezza delle forze, e la fame di capire le cose che mi avevano spinto alla chimica. Uscivamo all’aurora, strofinandoci gli occhi, dalla portina del bivacco Martinotti, ed ecco tutto intorno, appena toccate dal sole, le montagne candide e brune, nuove come create nella notte appena svanita, e insieme innumerabilmente antiche. Erano un’isola, un altrove». Si tratta di un passaggio del racconto “Ferro” contenuto ne’ “Il sistema periodico” (1975), scritto da Primo Levi di cui quest’anno, proprio l’ultimo giorno di luglio, è ricorso il centenario della sua nascita. L’autore di “Se questo è un uomo” aveva un rapporto intenso con le montagne che si stagliano nei dintorni della sua Torino. La citazione di Levi mi dà l’occasione di parlare, in questo numero estivo de’ “Il mantello della giustizia”, della montagna e del valore anche spirituale che ha questo paesaggio naturale per la vita dell’uomo.

Per accompagnarci in questa breve riflessione ho scelto due testimoni, il Beato Pier Giorgio Frassati e San Giovanni Paolo II, entrambi amanti delle alte cime.

«Montagne montagne montagne, io vi amo» ripeteva il giovane torinese Frassati, beatificato nel 1990 e socio, tra l’altro, anche del Club Alpino Italiano. Di lui conosciamo la sua attenzione ai poveri ed i bisognosi, la sua adesione a varie associazioni cattoliche come la Fuci. E’ altrettanto noto però il suo amore per le scalate alle alte vette, viste non solo come esercizio fisico, ma soprattutto come momemto di contemplazione del Creato. Scriveva il giovane:«Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore». La frase famosa di Frassati “vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità, non è vivere ma vivacchiare” si capisce meglio, a mio avviso, alla luce della sua passione per la montagna che è una vera maestra di vita, che insegna a misurarsi con sfide sempre più alte, a non abbattersi davanti alle difficoltà, a confidare nell’aiuto dei propri compagni di cammino, ad essere autentici con se stessi e con gli altri. Annotava ancora il Beato Pier Giorgio:«Sempre desidero scalare i monti, guadagnare le punte più ardite; provare quella gioia che solo in montagna si ha».1435584337

A beatifcare Frassati è stato Papa Giovanni Paolo II che lo definì “il ragazzo delle otto Beatitudini”, ma pure appunto “alpinista tremendo”. Anche di Papa Wojtyła conosciamo il suo amore per la montagna, il suo essere un infaticabile camminatore. Mons. Alberto Maria Careggio, che dal 2014 è vescovo emerito di Ventimiglia-Sanremo, quando era sacerdote è stato incaricato di curare l’organizzazione dei soggiorni papali in Valle d’Aosta. In un’intervista rilasciata ad Avvenire nel 2009 ha ricordato:«Papa Wojtyla era una sintesi vivente di azione e contemplazione. La fatica non lo impensieriva, abbiamo fatto gite che sono durate anche dieci ore. Anzi, più di una volta ci chiese di prolungare l’itinerario che era stato programmato per raggiungere un luogo che l’aveva colpito durante l’ascensione:“Possiamo salire fin lassù?”. Quando s’incontrava qualcosa di affascinante non usava espressioni banali (“che bello…”): ti fissava negli occhi con quel suo sguardo profondo e luminoso, poi ti invitava a guardare insieme a lui. Camminando al suo fianco c’era sempre molto da imparare: era un maestro della montagna». Alla sua esperienza di compagno di cammino di Giovanni Paolo II Monsignor Careggio ha dedicato il libro “L’uomo delle alte vette”. Nel luglio del 1999, proprio in un’occasione di un soggiorno in Valle d’Aosta, dopo aver recitato l’Angelus Giovanni Paolo II pronunciò queste frasi:«Ogni volta che ho la possibilità di recarmi in montagna e di contemplare questi paesaggi, ringrazio Dio per la maestosa bellezza del creato. Lo ringrazio per la sua stessa Bellezza, di cui il cosmo è come un riflesso, capace di affascinare gli uomini e attirarli alla grandezza del Creatore. La montagna, in particolare, non solo costituisce un magnifico scenario da contemplare, ma quasi una scuola di vita. In essa si impara a faticare per raggiungere una meta, ad aiutarsi a vicenda nei momenti di difficoltà, a gustare insieme il silenzio, a riconoscere la propria piccolezza in un ambiente maestoso».2_big

Non si può che dar ragione al Papa ed apprezzare la bellezza del camminare nella natura, nel verde, senza fretta, ogni tanto fermarsi per guardare intorno, vicino e lontano, lasciarsi stupire dai segni del bosco e della montagna. E’ un’esperienza che c’invita a guardare il Creato con rispetto e con un senso di cura.

Secondo il Touring Club Italiano nel 2018 il 15% degli italiani che sono andati in vacanza hanno scelto la montagna. A tutti coloro che quest’anno trascorreranno le vacanze in alta quota il mio augurio di viverle con quella profondita che sia Frassati che Giovanni Paolo II ci suggeriscono. In generale a tutti il mio auspicio perché il periodo delle ferie sia anche l’occasione per ritrovarsi con se stessi ed evitare così il rischio paventato da Sant’Agostino:«Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi».

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Stefano Liccioli

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