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Posted on 1Apr, 2020

Gli autografi di Francesco a Leone: memoria di una grande amicizia. Un testo di Pietro Maranesi

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unnameddi Dario Chiapetti · Il Cappuccino Pietro Maranesi, docente di teologia dogmatica e francescana presso le facoltà di Assisi e Roma, affronta col suo testo Caro Leone ti scrivo. Gli autografi di Francesco: memoria di una grande amicizia (Prefazione di A. Bartoli Langeli, Edizioni Messaggero Padova, 2020, 202 pp., 17 euro) studia l’amicizia tra Francesco e frate Leone attraverso i due autografi che il primo ha indirizzato al secondo e che questi custodì fino alla morte assicurandone poi la trasmissione al fine di far conoscere la santità di chi li aveva scritti. Il valore di tali autografi è grande giacché a partire da essi è possibile accostare il Francesco colto nel suo rapportarsi al suo forse più caro e stretto amico.

Le due pergamene in questione sono il cosiddetto biglietto di Spoleto e quello di Assisi. Il primo contiene un consiglio, il secondo una benedizione. Maranesi dedica la prima parte del suo studio a offrire notazioni sui due autografi dal punto di vista paleografico, filologico, codicologico, della storia della redazione, del loro rinvenimento e del posto che hanno occupato nella letteratura francescana. L’Autore passa poi a scandagliare le fonti agiografiche per ricostruire i moventi e gli scopi per i quali furono scritti, per poi passare, nei due capitoli successivi, alla loro lettura esegetica e teologica, rispettivamente.

Quanto al biglietto di Spoleto, di cui non vi sono notizie dalle fonti agiografiche, l’Autore osserva come il contesto storico in cui fu scritto il biglietto è un tragitto a piedi che i due frati stavano facendo. Ciò porta a pensare ai primi tempi della fraternità minoritica, caratterizzati dalla predicazione itinerante, forse il 1221, prima del viaggio di Francesco in Terra Santa, o subito dopo questo, prima che le condizioni di salute di Francesco si aggravassero. Altro dato che Maranesi ricava è l’insistenza di Leone nel parlare a Francesco, lungo tale cammino, di un problema personale piuttosto consistente (sulla cui natura l’Autore presenta diverse ipotesi) e che ha condotto il Santo a porre una distanza con lui (anche sul perché di tale scelta l’Autore formula diverse ipotesi) e a rimandare ad un suo scritto una sua parola definitiva sulla questione. È a questo punto che Francesco scrive il biglietto. L’esegesi di Maranesi individua come il Santo offra aiuto al suo amico inquadrando la questione nel contesto più ampio della relazione tra i due, alla quale Francesco imprime un movimento che coinvolge Leone e che va dallo schema fratello-fratello a quello madre-figlio. A questo punto Maranesi, mediante un attento studio terminologico e concettuale, coglie il contenuto specifico dell’aiuto materno che Francesco offre a Leone: il comando di obbedirgli a divenire finalmente autonomo, ossia adulto e responsabile, nel cercare da sé cosa è «meglio» – non quindi una perfezione astratta – in ordine al Bonum che è Dio che consiste nella Sua umiltà. A partire da dettagli che potrebbero passare inosservati Maranesi cerca di mostrare la concezione di obbedienza, di amicizia e la pedagogia di Francesco che appaiono di grande spessore sapienziale e di grande attualità. Lo scritto si chiude in corrispondenza della parte terminale della pergamena che risulta cancellata e scritta nuovamente. In esso Francesco si dice disponibile a ricevere ancora una volta Leone «per un’altra consolazione»: con ogni probabilità si tratta di un ripensamento da parte di Francesco nel mantenere rigidamente la distanza con l’amico. Ma, si domanda l’Autore, cosa si deve intendere per «altra»? Lo stesso tipo di aiuto offerto di nuovo o un diverso modo di aiutare?s200_pietro.maranesi

È qui che l’Autore dà avvio allo studio del biglietto di Assisi. Questo fu composto a La Verna dopo la composizione delle Laudes Dei altissimi. Francesco e Leone giunsero al sacro monte nel settembre del 1224 in una fase travagliata per entrambi: Francesco aveva iniziato a sperimentare l’incomprensione e l’esclusione da parte dei frati per le visioni diverse sul corso che l’Ordine avrebbe dovuto prendere, Leone era rimasto al fianco di Francesco, condividendone la condizione di isolamento. Quest’ultimo cerca nella preghiera e nella solitudine de La Verna il conforto di Dio il quale gli viene offerto nell’evento delle stigmate, ossia nell’esperienza di conformazione al Crocifisso. È a questo punto che – come mostra Maranesi – nasce il Francesco frate minore e il suo esistere come ringraziamento a Dio che egli mette per iscritto nelle Laudes.

Dopo le intense pagine dedicate alla lettura dei principali significati di tale componimento, l’Autore passa a studiare la composizione del biglietto per Leone. Questo riporta su un lato una benedizione che riprende quella di Nm 6,24-26 a cui segue una ripresa con la menzione del nome di Leone, sull’altro lato, il testo delle Laudes. Francesco invoca per Leone la grazia che il volto che egli ha scoperto, quello del Crocifisso, si mostri a lui – «mostri a te il suo volto» -. In ciò consiste la benedizione per Leone e da ciò nasce il Leone frate minore che può voltare pagina e passare anche lui alle lodi di Dio. Se Francesco è passato dal Crocifisso (mediazione cristologica) alle lodi di Dio altissimo (visione trinitaria) a un amore nuovo per Leone (risvolto ecclesiologico); Leone passa da Francesco che gli scrive (aspetto carismatico) al Crocifisso (inserimento cristologico) alle lodi di Dio (piano trinitario). È questa l’«altra consolazione» che Francesco vuole offrire a Leone: non più un consiglio, ma la benedizione, che consiste nel dono che Francesco fa di sé nel dono che il Crocifisso fa di Sé da cui nasce la vita come lode al Padre. È quanto Francesco rende graficamente con il grande Tau che partendo dal cranio di Adamo disegnato in fondo alla pagina in cui è riportata la benedizione, attraversa la parola Leone dividendola in due e campeggia su di essa.

Quel biglietto fissa sulla pergamena quell’esperienza pasquale di Francesco fissata nella sua carne – l’Autore parla di “memoria sacramentale” -, quell’esperienza di accoglienza da parte del Poverello della rivelazione di Dio nel Crocifisso che diviene offerta di sé nel Crocifisso a Leone e quindi accesso per Leone al Crocifisso e da Questi alla Trinità. Questa pergamena era quindi davvero importante. Ecco il perché dell’invito accorato di Francesco a Leone di custodirla fino alla morte e delle rubriche aggiunte da Leone a indicare l’autenticità dell’Autore e le informazioni sulle circostanze della scrittura, su un ricordo che egli avrebbe tenuto per sé.

L’oggetto di studio è affascinante e il testo di Maranesi, condotto con accuratezza scientifica e apertura teologica – come osserva Bartoli Langeli nella sua preziosa Prefazione -, riesce a riproporre con tratti vividi l’attrattiva affatto accomodante che Francesco ha esercitato ed esercita su chi lo incontra: Leone ieri, tanti altri – tra cui chi scrive – oggi.