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Posted on 1Lug, 2014

Le virtù e la confessione dei peccati

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di Gianni Cioli • Nella riflessione teologico morale recente, anche sotto lo stimolo dei dibattiti etico filosofici registratisi negli ultimi anni, è maturato un crescente interesse per l’etica delle virtù. A giudizio di autori significativi un recupero della prospettiva delle virtù, tipica del pensiero antico e medievale, sarebbe opportuno di fronte agli emergenti limiti della morale moderna che privilegia la categoria del dovere e l’elaborazione di un etica normativa. Talora si è messo in evidenza che quella delle virtù potrebbe definirsi un’etica della prima persona, che privilegia il punto di vista del soggetto agente, mentre quella del dovere sarebbe piuttosto da considerare un’etica della terza persona che privilegia il punto di vista dell’osservatore, del legislatore e del giudice.  Si tratta in realtà di due prospettive complementari che la teologia morale dovrebbe impegnarsi ad integrare.

Un rinnovata attenzione alle virtù potrebbe fra l’altro avere ricadute interessanti e stimolanti sulla celebrazione del sacramento della penitenza, ponendo sotto una nuova luce gli atti del penitente come pure l’opera di discernimento che il confessore deve compiere sulla confessione dei peccati.

Una preparazione al sacramento nell’orizzonte della morale delle virtù, senza negare l’utilità di un confronto con i comandamenti, potrà essere di aiuto al penitente a ponderare meglio le proprie disposizioni interiori da cui i comportamenti esteriori scaturiscono e a lavorare su di esse con l’obiettivo di una conversione sincera. Un esame di coscienza elaborato nell’orizzonte delle virtù non si accontenta di enumerare le trasgressioni ma intende andare alla radice di queste, per riconoscere le disposizioni da cui le azioni sbagliate sono scaturite e potranno verosimilmente continuare a scaturire se non si opera una guarigione interiore. La prospettiva delle virtù aiuta ad interpretare la gravità, ovvero il peso dell’atto, non in se stesso ma all’interno del significato di un vissuto che dovrebbe essere risposta alla chiamata di Dio. Nell’orizzonte delle virtù si prospetta forse meglio la serietà dei peccati di omissione ed acquista un’importanza fondamentale la cura della spiritualità che non può ridursi a una serie di pratiche ma deve essere intesa come la verità profonda del nostro stare di fronte a Dio e, quindi, a noi stessi, al nostro prossimo e all’ambiente che ci circonda.

Per entrare nello specifico, un esame di coscienza strutturato sulle virtù dovrebbe partire dalle teologali, fede speranza e carità, per favorire nel penitente il desiderio di crescere in quell’atteggiamento di fiducia e di amore che si colloca nel cuore del messaggio evangelico: «se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3).L’esame dovrebbe poi svilupparsi nel confronto con le virtù cardinali.Si dovrà considerare innanzitutto la prudenza come disposizione a ricercare, nel discernimento, la migliore risposta concreta alle esigenze che derivano dalla vita teologale e in particolare dalla carità. Le esigenze dell’amore implicheranno, d’altro canto, la cura della giustizia quale disposizione a riconoscere i diritti dell’altro e a partecipare con spirito di servizio alla vita sociale. La volontà di giustizia richiederà a sua volta la fortezza, ovvero la disposizione al coraggio di affrontare tutti gli ostacoli, i rischi e le fatiche che l’impegno per il bene trova inevitabilmente sulla propria strada. Infine, la ricerca di ciò che è buono e giusto farà anche appello alla temperanza quale capacità di riconoscere, gestire, educare e valorizzare le tendenze, le pulsioni e le passioni, legate normalmente a una qualche forma di piacere, che stanno a servizio della vita umana ma che possono diventare distruttive e ingenerare dipendenze quando non vengono moderate e ordinate.Come si comprende, si tratta di un materiale molto vasto e potenzialmente fecondo. Si può forse suggerire, ai penitenti ben disposti e interessati a confessarsi con regolarità, di prendere in esame una virtù per volta, cominciando ad esempio dalla fede e di incentrare la confessione su quella.