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Posted on 1Ago, 2015

Europa e Sudeuropa

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Alcide_de_Gasperi_2di Andrea Drigani Il mito di Europa nasce proprio nel Sudeuropa, precisamente in Grecia: Europa è la figlia di Agenore, re di Tiro, rapita da Giove, trasformatosi in toro, da lui portata nell’isola di Creta e qui, ripreso il suo vero sembiante, Giove avrà da Europa un figlio: Minosse. Con la parola Europa, a partire dal geografo greco Strabone vissuto nel I secolo a.C., si indica un preciso ambito territoriale con una sua configurazione ed è la più piccola delle tre parti della Terra (insieme all’Asia ed all’Africa) tradizionalmente riconosciute nel mondo antico. La civiltà europea esordisce con tre elementi fondanti, tutti provenienti dalla parte meridionale del suo territorio: la cultura greca, il diritto romano ed il cristianesimo. Quest’ultimo nasce in Palestina, ma attraverso la predicazione missionaria degli Apostoli, in particolare quella di San Paolo, approda e si diffonde subito in Grecia, nella penisola Iberica ed a Roma. La poesia di Omero e la filosofia di Platone e di Aristotele si espandono, sia pur gradatamente, all’intero continente. Nel Medioevo, le scholae di Sant’Alberto Magno (1193-1280), del Beato Giovanni Duns Scoto (1265 ca.-1308) e di San Tommaso d’Aquino (1224-1274), raggiungono tutti gli ambienti intellettuali fino agli estremi confini nordici. Il diritto romano, nonostante il caos provocato nella pars Occidentis dell’Impero dalle invasioni dei popoli germanici, continua ad esistere e ad essere vigente, sia perché nella pars Orientis l’imperatore Giustiniano (482-565) fa redigere il Corpus iuris civilis, che costituisce, senz’ombra di dubbio, una delle basi dell’unità politica e giuridica europea, sia poi per la formazione del Sacro Romano Impero, prima quello carolingio poi quello ottoniano. Il monachesimo benedettino, anch’esso d’origine sudeuropea, si incontra e si amalgama con le tradizioni celtiche, germaniche e slave e si propaga in tutto il continente. Dal binomio dell’ora et labora si sviluppa la preghiera, il canto, la lettura biblica in comune, ma anche l’agricoltura, la bonifica di paludi, il rimboschimento, le scuole e le biblioteche che metteranno al riparo e conserveranno la sapienza antica. La monarchia francese di Filippo il Bello (1268-1314), la caduta di Costantinopoli nel 1453 col conseguente espansionismo turco, la riforma luterana del 1517, lo scisma d’Inghilterra del 1534, sono all’insegna di un particolarismo nazionale e religioso. E’ un periodo nel quale l’idea politica di Europa è assai lontana dalle menti dei governanti e degli abitanti, ciò non toglie che un dotto e sensibile umanista il senese Enea Silvio Piccolomini (1405-1464), che diverrà Papa nel 1452 col nome di Pio II, cominci ad usare la parola europaeus (che con lui entra nell’uso comune) per invitare, appunto, i capi europei ad un’alleanza per difendersi dall’aggressione ottomana, ma per i contrastanti e prevalenti interessi statali e mercantili non venne preso in considerazione l’appello papale per fare una Lega. Nel periodo che va dal secolo XVI al secolo XVIII, contrassegnato da guerre e conflitti per ricercare egemonie ed equilibri, sembra che il «sentire europeo» sia quasi scomparso, eppure lo storico e filosofo napoletano Giovan Battista Vico (1668-1744) dedica la prima Scienza nuova «alle Accademie di Europa», facendo un pubblico riconoscimento di quella unità culturale cristiana che ravvisava nell’Europa del suo tempo. Egli scrive: «L’Europa cristiana sfolgora di tanta umanità, che vi si abbonda di tutti i beni che possono felicitare l’umana virtù non meno per gli agi del corpo che per i piaceri così della mente come dell’anima». Vico constata, dunque, un primato civile dell’Europa, globalmente concepita, ed esclude l’idea di primati particolari che considera un’offesa all’unità spirituale, biasimando la boria delle nazioni essendo tutte egualmente debitrici del loro patrimonio civile ad un unico principio generatore: il cristianesimo. Nell’Ottocento, un modo nuovo di pensare all’Europa principia a farsi strada in maniera assai consistente. Per il Beato Antonio Rosmini (1797-1855) l’unità europea già esiste come unità di civiltà e di storia, da quando il cristianesimo raggiunse l’anima dei barbari; ma ogni tentativo di sostituire una nuova legge a quella di Cristo, donde è nata la respublica christianorum, è fallito sia con l’illusione di una egemonia che con quella della politica di equilibrio. Una buona regola di convivenza fra gli Stati d’Europa non può essere basata sul diritto segregato dalla religione e questa intesa, secondo Rosmini, come fatto interiore che si esplica nella moralità e giustizia delle azioni come delle relazioni internazionali. Nella prima metà del Novecento l’Europa è sconvolta e devastata da due guerre terribili e tremende, come mai aveva avuto nella sua storia, nonché dai totalitarismi, hitleriano e staliniano, tanto da apparire un cumulo di macerie morali e materiali. Ancora una volta dal Sudeuropa viene un ragguardevole contributo per l’unità politica del continente , sono da ricordare il conte Carlo Sforza (1872-1952), Ministro degli Esteri italiano prima e dopo il regime fascista, che nel suo volontario esilio svolse un’opera culturale notevole per favorire l’esprit europèen et international ed in particolare tre capi di Governo della Repubblica Italiana : Alcide De Gasperi (1881-1954), che promosse, tra l’altro, la fondazione del Consiglio d’Europa e della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio); Mario Scelba (1901-1991), che ricoprì l’incarico di Presidente del Parlamento Europeo; ed Emilio Colombo (1920-2013) che per la sua intensa attività di europeista fu insignito, nel 1979, del Premio «Carlo Magno» e nel 2011 della Medaglia d’oro «Jean Monnet». La parola sud, da concetto geografico che indica la regione meridionale di una nazione o di un continente o della Terra stessa, ha talvolta assunto anche una connotazione socio-politica per significare arretratezza economica e culturale, conservazione, con un senso se non di disprezzo almeno di discredito. Questo luogo comune, però, non si può applicare al Sudeuropa, come pare evidente dalla sua storia, che è quella più antica di tutto il continente. Le società sudeuropee possiedono delle peculiarità diverse da quelle nordeuropee, poiché provengono da percorsi complessi per giungere, tuttavia, a traguardi essenziali ed imprescindibili per l’intera Europa.