Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1Apr, 2015

Il Giubileo e il Tesoro della Chiesa

image_pdfimage_print

41sSIgy1lCL._SY344_BO1,204,203,200_

di Andrea Drigani ● Venerdì 13 marzo Papa Francesco ha annunciato l’indizione di un Giubileo straordinario: l’Anno Santo della Misericordia, che inizierà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione, per concludersi il 20 novembre 2016, solennità di Cristo Re dell’universo. E’ il 29° Giubileo nella storia della Chiesa. Il primo fu indetto da Papa Bonifacio VIII il 22 febbraio 1300 con la Bolla «Antiquorum habet», dove tra l’altro si diceva che confidando nella misericordia di Dio onnipotente e nei meriti e nell’autorità dei Apostoli, a tutti coloro che, in quell’anno 1300, fossero venuti con reverenza a Roma presso le Basiliche papali, veramente pentiti e confessati sarebbe stato concesso il più pieno, il più ampio e il più completo perdono. I Giubilei ordinari sono stati ventisei, li straordinari sono stati due: quello del 1933 indetto da Papa Pio XI e quello del 1983 da San Giovanni Paolo II. Una delle caratteristiche dei Giubilei (o Anni Santi) è quella della possibilità di ottenere l’indulgenza. Proprio sull’argomento delle indulgenze il Beato Paolo VI promulgò, il 1 gennaio 1967, la Costituzione Apostolica «Indulgentiarum doctrina», nella quale volle ricordare alcune verità per una esatta comprensione della dottrina delle indulgenze e del suo benefico uso, che tutta la Chiesa illuminata dalla parola di Dio ha sempre creduto come tali e che i Vescovi successori degli Apostoli, ed in primo luogo i Romani Pontefici, sia mediante la prassi pastorale che a mezzo di documenti hanno insegnato nel corso dei secoli. Il Beato Paolo VI rammentava che nel Sacramento della Penitenza viene rimessa la colpa ma, secondo i Padri della Chiesa, e in particolare Sant’Agostino, rimane un resto di pena. «Il fatto è – scrive il Santo Vescovo di Ippona – che la pena è ben più lunga della colpa: è ciò per non far sottovalutare la colpa, nel caso che con essa finisse anche la pena. Per questo e anche per dimostrare la miseria meritata o per correggere questa fuggevole vita o per esercitare la necessaria pazienza, l’uomo per un certo tempo è vincolato a una pena, anche se non è più vincolato alla colpa che lo faceva degno della dannazione eterna». L’indulgenza è pertanto la remissione di questa pena temporale dovuta ai peccati, già rimessi per quanto riguarda la colpa con la Confessione. L’indulgenza si fonda, ribadiva il Beato Paolo VI, sul «Tesoro della Chiesa», espressione già usata dal Papa Clemente VI con la Bolla «Unigenitus Dei Filius» del 27 gennaio 1343, nella quale indiceva il secondo Giubileo da celebrarsi nell’anno 1350. Il «Tesoro della Chiesa», per Paolo VI, non era da immaginarsi come una somma di beni materiali, accumulati nel corso dei secoli, ma come il valore infinito ed inesauribile che presso Dio hanno le espiazioni ed i meriti di Cristo Signore, offerti perché tutta l’umanità fosse liberata dal peccato e pervenisse alla comunione con il Padre. Appartiene a questo «Tesoro» – continuava Paolo VI – il valore veramente immenso, incommensurabile e sempre nuovo che presso Dio hanno le preghiere e le buone opere della Beata Vergine Maria e di tutti i Santi, i quali seguendo le orme di Cristo Signore per grazia sua hanno santificato la loro vita, realizzando la loro salvezza e cooperando alla salvezza dei propri fratelli nell’unità del Corpo mistico. Per acquisire l’indulgenza anche per i defunti, secondo la tradizione canonica, è necessario compiere l’opera indulgenziata (ad esempio la visita ad una chiesa, o un pellegrinaggio, o un atto di carità) e adempiere tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera per le intenzioni del Sommo Pontefice. Si richiede, inoltre, che sia escluso qualsiasi affetto al peccato. Papa Francesco ha voluto dedicare questo Giubileo straordinario alla Misericordia, ricollegandosi al pensiero di San Giovanni Paolo II che il 30 novembre 1980 pubblicava l’Enciclica «Dives in misericordia», nella quale, tra l’altro, affermava che la Chiesa vive una vita autentica, quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice. La misericordia era tanto presente nel cuore di San Giovanni Paolo II che volle aggiungere al titolo liturgico della «Domenica II di Pasqua» la dizione «o della Divina Misericordia». Ed è proprio nei Primi Vespri di tale Domenica che Papa Francesco pubblica la Bolla di indizione dell’Anno Santo straordinario.