Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1Gen, 2017

Scientificità e Rivelazione in dialogo nel “luogo” dell’ipotesi

image_pdfimage_print

 

guardare-cristo-esercizi-di-fede-speranza-carita-copertinajpgdi Elia Carrai • Il rapporto tra ricerca scientifica e Rivelazione è stato sviscerato nell’ultimo secolo in modo ampio e proficuo. Tale dialogo si è sviluppato per lo più nell’incontro-scontro tra le conclusioni cui di volta in volta la scienza approdava e i contenuti della fede, un dialogo che se da parte di certo mondo scientifico è stato condotto spesso all’insegna della rottura, ha trovato invece nella Chiesa un continuo tentativo di conciliazione, incontro e armonizzazione nei reciproci distinti ambiti. Tuttavia, risulta sempre più decisivo, perché il dialogo non si svolga sempre a “cose fatte”, indagare ed approfondire su come il rapporto tra scienza e fede si possa articolare, nei termini di adeguatezza e di profitto conoscitivo, in quel dinamismo preliminare e necessario ad ogni seria indagine che è la formulazione dell’ipotesi che chiede di essere verificata. Una simile ricerca potrebbe seguire almeno due fondamentali direttrici. Una prima prospettiva di indagine dovrebbe giocarsi in una ricomprensione su piano esistenziale, e non puramente scientifico, del valore di quel dinamismo ipotesi-verifica così essenziale ad ogni conoscenza che pretenda fare i conti con il dato dell’esperienza. Approfondendo il valore e la natura di tale dinamismo lo si dovrebbe mettere in gioco nell’ambito di quella forma di conoscenza che è la fede, a vantaggio di un reale progresso delle ragioni e dell’intelligenza della stessa: quale ipotesi introduce la Rivelazione nella vita dell’uomo? Come verificarla? Riguadagnare questo fondamentale dinamismo del conoscere, il quale non è un appannaggio esclusivo del metodo scientifico come tale, è oggi più che mai decisivo: «[…] l’apostasia dell’età moderna si fonda sulla caduta di verifica della fede. In questo si dimostra la grande responsabilità dei cristiani oggi» (J. Ratzinger, Guardare Cristo, Jaca Book, Milano 1989, 31). Un dialogo tra scienza e fede sposato non sulle conclusioni, quanto sull’impostazione delle rispettive distinte (nello strutturarsi e nelle modalità di verifica) modalità con cui riguadagnare ciascuna continuamente la sua più adeguata e decisiva ipotesi, si rivela fruttuoso proprio nei termini di una sinergia di entrambe a valorizzare una modalità conoscitiva che non accetta di lasciarsi strappare dal dato fenomenico e dall’esperienza.

L’altra pista, ed è quella che qui vogliamo guardare più in dettaglio, secondo cui potrebbe svilupparsi questo dialogo, investe più propriamente la ricerca scientifica come tale. La domanda dovrebbe vertere in questo caso su quale sia l’apporto che la fede, come dinamica conoscitiva scaturente dalla Rivelazione, può offrire anche al determinarsi di quelle ipotesi che la scienza formula e verifica con i mezzi e i metodi suoi propri. Perché una simile domanda non risulti un’arbitraria pretesa di commistione fra metodi conoscitivi certo distinti è fondamentale sottolineare alcune dimensioni proprie della dinamica stessa con cui il pensiero (scientifico e non solo) formula un’ipotesi.

La visione del mondo, la Weltanschauung, che un soggetto ha, condivisa (o condivisibile) da una piú o meno estesa porzione di una qualsivoglia comunità scientifica, è forse l’elemento piú sottovalutato di quella dinamica secondo cui prende corpo una determinata ipotesi. In altre parole, l’ipotesi che si pretende verificare sarà sempre determinata da un prius, da una prospettiva globale -una weltanschauung appunto- che determina il valore stesso della ipotesi. É proprio l’atteggiamento prospettico di fondo da cui l’ipotesi nasce ed in cui si articola che permette di poter trarre una qualche reale conoscenza dalle successive osservazioni ed esperimenti: laddove nell’ipotesi non fosse implicato questo aspetto “totale”, ciò a cui l’osservazione condurrebbe non sarebbe altro che un particolare isolato dal rapporto con il tutto. Lo sottolinea con chiarezza Ernest Naville (cf. La logique de l’hipothèse) quando mostra come in mancanza di una ipotesi adeguata assistiamo al naufragio conoscitivo, l’osservazione benché empiricamente fondata la quale non diviene mai realmente una verifica e con ciò acquisizione di una certezza. Una ipotesi, pertanto, non è mai in se stessa naturale, almeno per due motivi: da un lato perché l’osservazione e l’acquisizione dei dati su cui l’ipotesi si fonda ed articola non offre mai dati “puri”, la dinamica conoscitiva chiede sempre una interazione concreta col dato (vedi Heisemberg e il principio di indeterminazione); dall’altro perché l’ipotesi muove sempre, ed è l’aspetto che qui piú ci interessa, da una determinata Weltanschauung che ne determina statuto e valore entro il contesto più ampio tanto delle specifiche conoscenze entro cui si struttura l’ipotesi, quanto nel più ampio contesto della realtà come tale. Se da una parte qualsiasi disciplina con pretese di scientificità è tenuta a sviluppare i suoi propri metodi, dall’altra non è affatto scontato che essa debba assumere come prospettiva globale, in cui e da cui ricavare di volta in volta le sue ipotesi, quella tracciata ed autoimposta dalla disciplina stessa. Non stiamo affermando che essa debba pretendere di applicarsi entro spazi conoscitivi propri di altre forme conoscitive, ma che nel “luogo” in cui si forma l’ipotesi questa si strutturi a partire da una Weltanschauung più ampia e comprensiva possibile. Si tratta infondo di esser sempre vigili rispetto al rischio di una autoreferenzialità del sapere scientifico i cui risultati, anche laddove verificati e confermati su piano conoscitivo e tecnico, non è detto siano realmente un “progresso” nel senso più nobile di tale espressione. In numerosi ambiti e campi del sapere assistiamo oggi ad ingenti sforzi conoscitivi non sempre ripagati da un reale vantaggio per l’uomo e per i suoi bisogni più attuali e stringenti; occorre ammettere, anzi, che talvolta gli interessi stessi della persona come tale vengono eclissati e prevaricati in nome di un avanzamento conoscitivo che si sviluppa a partire da ipotesi “ridotte”, in cui la Weltanschauung non va oltre la disciplina stessa. Le conseguenze di questo, in ambito umanistico filosofico -per esempio- sono né più né meno l’anticamera di una vera atrofia intellettuale. Ora, è proprio nell’ambito di questa Weltanschauung, che gioca un ruolo così decisivo in qualsiasi ipotesi si metta in campo, che la fede come tale può entrare in dialogo con la sua propria visione del mondo. È responsabilità dei credenti che la fede entri in dialogo con la conoscenza scientifica a questo livello. Solamente così, in un dialogo giocato nel campo della formulazione di ipotesi, la fede senza intaccare le dinamiche conoscitive proprie dei diversi ambiti (sarebbe una pretesa che la sorpassa) può realmente offrire un contributo decisivo. Nell’ambito dell’ipotesi, assodato che è illusoria ogni pretesa di neutralità, la fede può trovare un terreno di dialogo senza pretendere che l’interlocutore accolga il dogma come tale e, tuttavia, offrendo quanto di meglio ha perché la Weltanschauung dell’ipotesi stessa non sia autoreferenziale ed il più comprensiva ed aperta possibile. Da questo punto di vista il valore irriducibile della persona, la bontà della realtà e dell’essere in quanto esistente, un Mistero sorgivo da cui tutto sgorga, e via dicendo, sono solo alcuni degli elementi con cui lanciarsi in questo appassionato dialogo, non più incentrato sui risultati, quanto dedito allo sviluppo di sempre migliori ipotesi. La fede, rimanendo nel suo proprio ambito, sarebbe continuamente provocata -con ogni interlocutore- ad offrire un contributo originale circa il cosa cercare e il come cercare. Una simile prospettiva metterebbe in scacco quella logica, tipicamente moderna, secondo cui tutto ciò che è possibile è anche per questo lecitamente realizzabile o percorribile. Il mondo dei saperi scientifici, dal canto suo, avrebbe nella fede quel pungolo a rimettere continuamente in discussione i limiti della propria Weltanschauung di partenza facendo in qualche modo proprio di quest’ultima, a sua volta, una ipotesi globale da verificare e allargare continuamente.