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Posted on 1Giu, 2015

«Colui che flagella e che perdona»

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bolla-716x1024di Andrea Drigani Papa Francesco, nella Bolla «Misericordiae vultus», ha, tra l’altro, voluto richiamare il rapporto tra giustizia e misericordia, ricordando che non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore. Per il diritto romano la giustizia è dare a ciascuno ciò che è dovuto. Nella Sacra Scrittura si fa riferimento alla giustizia divina e a Dio come giudice, perciò la giustizia è intesa come osservanza integrale della Legge; ma un’osservanza, più col corpo che non col cuore, origina il legalismo, mistificando il senso originario e oscurando il valore profondo della giustizia. Per uscire da questa prospettiva legalista occorre rammentare che nella Bibbia la giustizia è concepita essenzialmente come un abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio. Papa Francesco ha, poi, osservato che la misericordia non è contraria alla giustizia, ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere. Se Dio si fermasse alla giustizia – scrive ancora il Papa – cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola è insufficiente, e l’esperienza ci dice che appellarsi unicamente ad essa rischia di distruggerla. Queste considerazioni mi hanno fatto venire alla mente il capitolo XXXV dei «Promessi sposi» (le cui pagine Papa Francesco ha detto di averle lette e rilette tante volte). In questo capitolo Manzoni scrive di Renzo che si reca al lazzaretto per trovare Lucia, ma incontra padre Cristoforo, che lo esorta a cercarla con fiducia e rassegnazione. Renzo con rabbia gli dice che se non la troverà, vedrà di trovare qualchedun altro, alludendo a don Rodrigo, ed esclama: «…la farò io la giustizia!». Questo provoca la dura reazione di padre Cristoforo che indicandogli gli appestati morenti gli grida: «Guarda sciagurato! Guarda chi è Colui che gastiga! Colui che giudica, e non è giudicato! Colui che flagella e che perdona!». Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa, aggiunge Papa Francesco nella Bolla d’indizione dell’Anno Santo, svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Tuttavia questo non è il fine, ma l’inizio della conversione. Dio non rifiuta la giustizia, Egli la ingloba e la supera nell’amore che è il fondamento di ogni vera giustizia. Sant’Agostino dice: «E’ più facile che Dio trattenga l’ira più che la misericordia». Anche San Giovanni Paolo II nell’Enciclica «Dives in misericordia» sostiene che dalla storia emerge che soltanto la giustizia non basta e che, anzi, può condurre alla negazione e all’annientamento di se stessa, se non si consente a quella forza più profonda, che è l’amore, di plasmare la vita umana nella sue dimensioni. Papa Wojtyła notava poi che il famoso detto di Cicerone: «summum ius, summa iniuria», nel quale si fa presente come il soverchio rigore nell’applicare il diritto è una grande ingiustizia, indica la necessità di attingere alle forze dello spirito che condizionano l’ordine stesso della giustizia. Papa Francesco parla esplicitamente anche della pena, ivi compreso quella canonica, per questo è bene riportare quanto afferma il Concilio di Trento: «Si ricordino i vescovi di essere pastori e non tiranni; di conseguenza nei confronti dei loro fedeli non devono comportarsi esercitando il dominio, ma amandoli come figli e fratelli e impegnandosi con le esortazioni e le ammonizioni ad allontanarli dal male, per non dovergli poi punire quando commettessero delle mancanze. Tuttavia, se costoro dovessero peccare in qualche cosa per umana fragilità, i vescovi devono osservare il precetto dell’Apostolo cioè ammonirli, scongiurarli, rimproverarli con ogni bontà e pazienza, infatti spesso verso quelli che devono essere corretti vale più la benevolenza che la severità; più l’esortazione che le minacce; più l’amore che lo sfoggio di autorità. Ma se la mancanza fosse così grave da esigere l’uso della verga, allora temperino il rigore con la mansuetudine, il castigo con la misericordia, la severità con la bontà, perché, pur senza asprezza, sia conservata quella disciplina che è salutare e necessaria e quelli che hanno ricevuto la correzioni si emendino. Ma se questi non volessero tornare sulla buona via, gli altri per l’esempio salutare della loro punizione, saranno tenuti lontani dai vizi». Pure il vigente Codice di diritto canonico, al can.1341, prescrive che l’Ordinario provveda ad avviare la procedura per infliggere o dichiarare le pene solo quando abbia constatato che né con l’ammonizione fraterna, né con la riprensione nè per altre vie dettate dalla sollecitudine pastorale è possibile ottenere sufficientemente la riparazione dello scandalo, il ristabilimento della giustizia, l’emendazione del reo. Papa Francesco, seguendo san Paolo, afferma che la giustizia di Dio è la misericordia concessa a tutti come grazia in forza della morte e resurrezione di Gesù Cristo. La Croce di Cristo, conclude, è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova.