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Posted on 1Nov, 2014

Il Concilio dimenticato di K.Rahner

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Xe7Mr2VojrbM_s4-mbdi Dario Chiapetti • “Il Concilio dimenticato, Bilancio e rilancio di un evento” (San Paolo, 2013) è una raccolta di interventi del teologo Karl Rahner sul Concilio Vaticano II. Tali riflessioni risalgono al tempo che va dall’immediato post-Concilio, fine anni ’60, alla cosiddetta ultima “revisione” rahneriana, anni ’80. Rahner fu spettatore diretto del Concilio e, in qualità di perito, tra i teologi che maggiormente offrirono il loro contributo; certamente le considerazioni che il teologo partecipa al lettore vanno contestualizzate nel tempo in cui furono fatte ma, sia a livello magisteriale che pastorale, non sembrano aver perso affatto la loro attualità.

L’Autore parte con l’evidenziazione e la disamina delle novità che si riscontrano nei testi conciliari per giungere, grazie alla sua fine capacità speculativa, ai caratteri non ancora sufficientemente scoperti del nuovo volto della Chiesa come emergono sia dalla Lumen Gentium (la cui tematica per Rahner rappresenta ‘la’ tematica del Concilio stesso), sia da altri documenti. Ma prima di tutto c’è la messa in guardia sul concetto di nuovo: “‘Nuovo’ non significa innanzitutto ‘sin qui non detto’ […] ‘Nuovo’ qui vuole piuttosto esprimere […] la verità che rivive nella vita e nell’agire della Chiesa”. Detto questo Rahner presenta la Chiesa come la “concreta comunità locale e sacrificale” abbozzando i termini di una  problematizzazione del rapporto tra Chiesa universale e particolare; poi la Chiesa come sacramentum della salvezza del mondo fino a definirla come “una ‘avanguardia’ […] la dimensione storicamente avvertibile di una grazia di salvezza che si estende anche al di là della Chiesa ‘visibile’ e sociologicamente avvertibile”. Proseguendo viene affrontato il principio della collegialità, fondato sorprendentemente sia teologicamente, richiamando l’immagine di Chiesa come comunità dell’amore di Dio, a Dio e al prossimo, sia antropologicamente, affermando che “Dio viene colto nell’uomo e l’uomo viene inteso come il mistero che ex-siste nel mistero di Dio, che trova la sua essenza più vera soltanto in ciò che di per sé non è”: ecco perché la Chiesa viene definita come la realtà che “è la parola che parla dell”altro’ e lo rende per noi presente ed efficace”.

Ma la peculiarità delle riflessioni dell’Autore sembra risiedere nella sua “interpretazione teologica fondamentale” del Concilio. Per Rahner esso è stato la “prima autoattuazione ufficiale della Chiesa in quanto Chiesa mondiale”. Prima dell’evento conciliare la Chiesa già aveva un orizzonte mondiale ma si considerava come “una ditta di esportazione che divulgava in tutto il mondo una religione europea senza una vera volontà di modificare la sua merce, così come esportava la sua cultura e civiltà ritenute superiori”. Cosa dunque accadde con il Vaticano II? L’episcopato mondiale per la prima volta si radunò in maniera rilevante, sia numericamente che formalmente in quanto non rappresentò più un semplice organo consultivo ma vera istanza magisteriale. Ciò si rese manifesto nell’approfondimento del rapporto tra collegialità e primato petrino, nel pluralismo liturgico (lingua volgare), teologico (superamento della neoscolastica), giurisdizionale (importanza delle Chiese regionali), nelle questioni concernenti la libertà religiosa (valutazione positiva delle grandi religioni mondiali) e l’impegno missionario (inculturazione).

Il teologo tedesco offre a questo punto il suo contributo forse più interessante: tenta di mettere in luce il significato teologico e storico-salvifico e non solo storico-culturale del Concilio e persegue tale obiettivo rileggendo la storia della Chiesa secondo un’ermeneutica propriamente teologica. Così facendo passa da una lettura dello sviluppo storico del fenomeno ‘Chiesa’ così come comunemente è concepito (età antica, medioevale e moderna) a una lettura teologica appunto, scandita dall’età giudeo-cristiana, quella della Chiesa esistente in aree culturali determinate e l’ultima, caratterizzata dal fatto che tutto il mondo costituisce il suo spazio vitale. Il passaggio da Chiesa europea a Chiesa mondiale deve compiersi poi, secondo Rahner, grazie a un approfondimento del depositum fidei scaturente da un discernimento relativo ai suoi molteplici aspetti, per individuare quelli stabili e quelli mutevoli, compiuto in virtù del principio della gerarchia delle verità e di un ritorno all’essenziale del messaggio cristiano.

Proprio nell’inquadramento del Concilio all’interno della storia della Chiesa vista nel suo significato teologico sta il contributo principale dell’Autore. Tale ‘bilancio’ rappresenta un contributo assai prezioso soprattutto relativamente a quello che del Concilio debba essere un ‘rilancio’ e di cui Rahner evidenzia e ribadisce i punti programmatici, attuali e non risolti quali l’ateismo e la colpa personale, il rapporto tra primato giurisdizionale petrino e pieno potere dell’episcopato universale, ecc. Questioni ineludibili, il cammino continua.