Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1Nov, 2015

“Crescere insieme”. Scritti di Sergio Mattarella

image_pdfimage_print

10_39_bso_f1_3000129_1_resize_597_334di Stefano Liccioli S’intitola “Crescere insieme” il libro curato da Luciano Pazzaglia che raccoglie gli scritti che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dedicato, nel corso della sua attività politica, a temi educativi e scolastici. Alcuni brani riportano infatti gli interventi che Mattarella ha fatto su questioni scolastiche ad esempio nel periodo in cui è stato ministro della Pubblica Istruzione (1989-1990) : un relazione alla Conferenza Nazionale della scuola, una sull’insegnamento della religione ed una sulla riforma della scuola. Testi che, seppur inquadrati in un contesto storico diverso dal nostro, offrono ancora oggi degli spunti di riflessione su, ad esempio, quanto è cambiato il nostro sistema scolastico in questi anni e su quanto invece è cambiato troppo poco o nel verso sbagliato.

Particolarmente interessanti, a mio avviso, sono gli scritti più autobiografici, quelli in cui il presidente racconta i suoi anni al liceo, anni in cui, egli afferma, stando in classe si comincia a fare esperienza di vita insieme, di convivenza con chi la pensa diversamente, di confronto dialettico con i compagni. Mattarella cita Aristippo, studiare serve a non essere una pietra inerte:«Studiare insieme, vivere insieme un’esperienza di classe, di comunità, di studio mi ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese degli altri. Questo mi ha fatto capire che si cresce se si cresce insieme (da qui il titolo del libro, ndr), ci si realizza se ci si realizza insieme». Mi sembra significativo sottolineare quanto questi aspetti dovrebbero far parte del patrimonio di ogni politico veramente interessato a costruire il bene comune, ad essere attento alle attese della gente.

Il Capo dello Stato è consapevole che se è vero che i tempi cambiano, certi valori rimangono comunque inalterati, sono quelli che danno senso alla vita ed alla condizione umana, come la dignità della persona, il rispetto degli altri, la responsabilità verso coloro con cui viviamo nello stesso tempo. A scuola dunque si dovrebbe imparare tutto questo, si dovrebbe apprendere, in particolare, la forza culturale, la capacità critica, la libertà di giudizio, strumenti utili a difendere la libertà comune e di ciascuno dal conformismo culturale.

Altrettanto interessante è il ricordo che Mattarella offre del suo impegno nel Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC), di cui è stato responsabile per Roma ed il Lazio tra il 1960 ed il 1964. Erano gli anni di papa Giovanni XXIII e di Paolo VI, gli anni del Concilio che il presidente definisce «anni di speranza, entusiasmo e innovazione». Quella esperienza, afferma, ha disegnato il mio senso della vita e la mia fisionomia come persona:«Il contenuto essenziale di quel periodo, straordinario ed entusiasmante, è, per me, per la mia vita, pienamente attuale».

In un altro scritto Mattarella precisa come anche il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia ed ucciso dalla mafia nel 1980, sia stato un “msacchino”, abbia cioé anche lui fatto parte del Movimento Studenti di Azione Cattolica:«Da questo patrimonio nacque il suo impegno politico e il modo in cui si è svolto: senso del bene comune, della responsabilità verso la società in cui si è inseriti, esigenza di mettere a frutto le proprie energie personali».

Infine, a proposito di politici cristiani, degno di nota mi è sembrato il profilo di De Gasperi tratteggiato da Mattarella che lo definisce «la guida dei cattolici democratici impegnati in politica in ragione della visione cristiana della persona e della società». In particolare, in tempi come i nostri dove la politica pare sempre più vuota di contenuti, significativa la caratteristica che il presidente sottolinea di De Gasperi:«Lontano da ogni retorica, rifuggiva da gesti eclatanti ma vuoti e da atteggiamenti da palcoscenico, fatti non per convincere ma per carpire un consenso superficiale. Era essenziale nel comportamento e nel linguaggio perché l’uno e l’altro erano frutto di scelte e di cultura».