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Posted on 1Ott, 2014

Se gli anziani invidiano i giovani: quale rapporto tra le generazioni?

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genitore-anziano-e-figlio_650x447di Stefano Liccioli • L’incontro di Papa Francesco con anziani e nonni dello scorso 28 settembre così come la ricorrenza civile della festa dei nonni che si celebra in Italia ogni due ottobre sono occasioni anche per riflettere sul rapporto tra nuove e vecchie generazioni.

Al di là di ogni retorica, i nonni stanno svolgendo un ruolo fondamentale nella nostra società. Con entrambi i genitori impegnati nel lavoro per gran parte del giorno, sono i nonni che vanno a riprendere i nipoti a scuola, che li seguono nei compiti, che li accompagnano a fare sport. In famiglie disgregate a causa dei divorzi spesso sono i nonni gli unici punti di riferimento rimasti per ragazzi e ragazze, svolgendo un ruolo vicario dei genitori. Ed in questi tempi segnati dalla crisi come farebbero alcune coppie ad arrivare a fine mese senza l’aiuto determinante dei propri genitori e delle loro pensioni?

Nonostante questa funzione sempre più rilevante che gli anziani rivestono nella nostra epoca, mi sembra che mai come adesso le persone abbiano paura d’invecchiare, inseguendo spesso un giovanilismo esasperato. Ne è un esempio il ricorso a volte ossessivo alla chirurgia estetica sia da parte degli uomini che delle donne per cancellare i segni del tempo. Ne è un esempio la tendenza sempre più diffusa, tra adulti non più giovani, a rifuggire responsabilità o a rompere matrimoni decennali, stanchi della routine coniugale alla ricerca di quelle emozioni del tempo che fu. Lo dimostra l’esaltazione dell’efficientismo e del conseguente occultamento, per esempio sui media, di quanto contrasta con questo modello, di quanto viene considerato scarto.

Su tali argomenti sono, a mio avviso, interessanti le riflessioni di Gustavo Pietropolli Charmet che parla di una certa invidia provata dagli adulti nei confronti delle nuove generazioni. Invidia per una bellezza fisica naturale, per una prospettiva di vita lunga, per una serie di opportunità che un tempo non erano disponibili ed ora sì. Invidia per un’età, quella dell’adolescenza ad esempio, che appare spensierata, lontana da quel tempo in cui si è chiamati a fare un bilancio, sovente non semplice, della propria vita.

E’ questa invidia che porta gli adulti a relegare i giovani in posti marginali o comunque lontani dai ruoli di comando, a non promuovere una loro autentica realizzazione sociale, a “parcheggiarli”, come afferma Armando Matteo nel suo saggio “La prima generazione incredula”, in percosi formativi lunghissimi che si snodano tra lauree brevi, magistrali, master, specializzazioni e le tante forme di precariato. Gli adulti paiono essersi attaccati con avidità al presente, indisponibili a fare spazio ai giovani. Essi da parte loro reagiscono disinteressandosi di politica e della pubblica amministrazione.

Mi si potrà obbiettare che la mia analisi arriva ora che abbiamo il presidente del consiglio più giovane della storia della Repubblica italiana. Ritengo che non basti un premier o qualche ministro giovane per invertire una tendenza ben radicata nella nostrià società. Già nel 2012 la Coldiretti in una sua ricerca, aveva messo in evidenza che la classe dirigente italiana impegnata nella politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione ha una età media di 59 anni, la più alta tra tutti i Paesi Europei. Non va meglio nel mondo dell’università dove i professori hanno un’età media di 63 anni.

Occorre da parte degli adulti non più giovani una conversione delle menti e dei cuori: non sono sufficienti le dichiarazioni di attenzione alle nuove generazioni se poi vengono smentite dai fatti.

La strada da perseguire è quella di un’alleanza intergenerazionale dove gli anziani guardano ai giovani, a tutti i giovani, anche quelli oltre i confini familiari, senza risentimento, ma con simpatia. Da parte loro le nuove leve devono imparare a guardare agli uomini ed alle donne con i capelli bianchi come ad una risorsa in termini di saggezza ed esperienza e non come ad elementi di scarto.