La scuola e quelli incontri che cambiano la vita. Un libro di Massimo Recalcati

228 346 Stefano Liccioli
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1455798514-0-lo-psicanalista-recalcati-a-ragusadi Stefano Liccioli • L’avvicinarsi di un nuovo anno scolastico mi dà l’occasione di condividere alcune considerazioni sulla scuola, lasciando da parte, almeno per un volta, polemiche su riforme o assunzioni di insegnanti che spesso catalizzano, quasi esclusivamente, l’attenzione dei media quando si parla di scuola.

Per queste riflessioni ho preso spunto dal libro di Massimo Recalcati, “L’ora di lezione”, pubblicato nel 2014 e che ha il merito, a mio avviso, di mettere a tema alcuni argomenti che a volte rischiano di rimanere sullo sfondo quando si parla di scuola.

Recalcati dopo aver analizzato in altri suoi saggi la crisi di alcune istituzioni come quella paterna, si concentra sull’istituzione scolastica che a suo avviso è in declino:«Il suo prestigio simbolico si è indebolito, afflosciato, la sua massa è diventata molle». Uno dei sintomi più evidenti di tale crisi è, secondo me, quello che l’autore attribuisce al fatto che essa non appare più decisiva nella formazione degli individui. Non è raro infatti sentire dire dalle persone che la vera educazione dei giovani è quella che si ha fuori dalle aule scolastiche, entrando a contatto con la “vita vera” come se la scuola fosse una sorta di bolla di sapone che isola dal mondo, una specie di vita simulata.

A tutto ciò deve essere aggiunta anche la perdita di autorevolezza che sovente caratterizza la classe insegnante nella società odierna, in particolare agli occhi dei giovani. Essi, infatti, tendendo a fare l’equazione stipendio = “appeal sociale”, fanno fatica a vedere gli insegnanti (che non guadagnano molto) come figure di riferimento, maestri da ascoltare.

In questo quadro quale strategia mettere in campo per fermare il declino? Innanzitutto la scuola non può limitarsi a pensarsi come ad un’agenzia che trasmette informazioni e competenze, ma deve valorizzare e rimettere al centro ciò che davvero la rende unica e cioè essere “teatro” di rapporti intergenerazionali che vivono proprio durante l’ora di lezione, ovvero il momento dell’incontro tra il maestro e l’allievo. E’ in questa relazione, osserva Recalcati sulla scia di quanto ha scritto anche Lacan, che il sapere può ritornare ad essere oggetto di desiderio da parte degli alunni, è solo, preciso io, con il contatto con docenti appassionati di quello che insegnano che gli studenti possono a loro volta appassionarsi. Per spiegare questa dinamica l’autore si riferisce ad un passaggio del Simposio di Platone ed in particolare quando Socrate si sottrae alla richiesta del suo allievo Agatone di riempirlo con il suo sapere. L’interpretazione che di tale gesto viene offerta è la seguente:«Il dono più grande del maestro non è il dono del sapere ma quello di saper “tacere l’amore”». L’insegnante dovrebbe «aprire vuoti nelle teste, aprire varchi nei discorsi già costituiti, fare spazio, aprire mondi e aperture mai pensate prima».

Naturalmente chi conosce un po’ il mondo dei ragazzi, sa che quanto Recalcati afferma non è così immediato a realizzarsi: i tempi d’attenzione degli studenti sono sempre più bassi, molte e di vario tipo sono le distrazioni che li distolgono dalla ricerca del sapere. Nonostante queste difficoltà in molte scuole italiane ogni giorno, durante l’ora di lezione, si svolgono incontri che possono cambiare la vita, occasioni uniche e preziose da non perdere. Al di là dei vari tentativi di riforma più o meno riusciti, la scuola sarà veramente buona quando libererà i docenti da tanti adempimenti burocratici (che aumentano sempre di più) o dalla recente smania di proporre progetti (che rischiano di essere più utili agli istituti che agli alunni) e li darà la possibilità di stare più tempo con i giovani (anche in momenti informali come serate a teatro), secondo quello stile che San Giovanni Bosco consigliava agli educatori:«Essere maestri in cattedra e fratelli in cortile».

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Stefano Liccioli

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