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Posted on 1Set, 2016

Misericordia e giustizia: missione del cristiano e della chiesa

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prodigal-sondi Leonardo Salutati • Nella Bibbia il concetto di Misericordia, è espresso da due parole che troviamo spesso insieme, hesed (amore fedele) e rahamim (tenerezza, misericordia), come per esempio nel bel passo del profeta Osea dove il tema dell’alleanza è espresso in termini nuziali: «Ti farò mia sposa per sempre nella giustizia e nel diritto, nell’amore (hesed) e nella tenerezza (rahamim), ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os 2,21). Quando nella Scrittura la misericordia è riferita a Dio, non si intende prima di tutto un sentimento ma piuttosto la sua fedeltà all’alleanza ed il concreto soccorso con cui Dio aiuta Israele quando si trova in difficoltà. Potremmo dire che la misericordia di Dio nasce da una conoscenza dell’umanità il cui cuore è fragile ma che, tuttavia, non incrina la fiducia di Dio nell’uomo e nella sua possibilità di conversione al bene, che lo spinge ad agire in suo favore.

Nel Nuovo Testamento vi sono echi di questa terminologia nelle parole:eleos riferita a hesed e splagchna riferita a rahamim. In particolare nel Vangelo di Luca la misericordia di Dio viene espressa nella commozione profonda che tocca il padre del figliol prodigo allorché lo vede ritornare. Il termine utilizzato è splagchnizomai: “essere commosso fino alle viscere”, che Luca usa anche per indicare la commozione di Gesù dinanzi alla vedova di Nain e quella del Samaritano alla vista del suo prossimo in fin di vita. È la manifestazione dello stato d’animo di Dio che lo spinge a restituire all’uomo la sua piena dignità.

Nel Nuovo testamento troviamo il termine eleos riferito anche all’uomo nel discorso delle beatitudini di Matteo, dove con l’aggettivo “misericordioso” non si intende il carattere compassionevole della persona, ma un’attività abituale e permanente che la rende riconoscibile come tale. Per cui i “misericordiosi” sono coloro che sono sempre disponibili ad aiutare quanti sono in difficoltà.

Il termine “giustizia” appare nella Bibbia in contesti diversi fra loro e con sfumature che ne indicano di volta in volta il significato. Riferito a Dio, esprime il rapporto che lo lega all’uomo, la sua fedeltà all’alleanza, il suo intervento sul mondo e sull’uomo quando vengono calpestati i diritti dei più poveri e delle categorie più deboli, il suo piano di salvezza che si manifesta in Cristo e che rivela la sua misericordia.

Riferito all’uomo si intende la sua risposta all’alleanza con Dio che si manifesta nell’amore a Dio, nell’impegno all’ascolto della sua parola, nell’osservanza della legge e dei comandamenti, ma anche il rapporto che lega l’uomo al suo prossimo. Infatti “giustizia” è la parola che nella predicazione dei profeti (come Isaia, Amos, Michea) esprime gli atteggiamenti dell’uomo chiamato alla solidarietà responsabile e alla condivisione fraterna verso chi, nella società di ogni tempo, è emarginato, debole, prigioniero, indifeso e straniero.

La giustizia nella Bibbia affonda le sue radici nell’etica, che definisce l’uomo come l’essere capace di rapportarsi secondo verità ad un altro soggetto. In questo senso essere giusto o ingiusto dipende non tanto dall’obbedienza a una norma imposta, ma dal far valere l’altro come tale, altro che è innanzitutto Dio e poi il prossimo; dal riconoscere la verità che ogni membro della famiglia umana è uguale in dignità in quanto partecipa della stessa esperienza di umanità. Il significato di giustizia nella Bibbia si riferisce sempre a una relazione fra individui o gruppi ed esprime, attraverso l’idea classica della bilancia, un’idea di equilibrio tra le parti che, in termini sia giuridici che morali, manifesta un carattere di doverosità verso gli altri e, corrispettivamente, di esigibilità verso se stessi.

Purtroppo, fin dall’inizio della Bibbia, nel tragico racconto dell’uccisione di Abele, si mostra quanto poco conti la vita umana. Infatti, quando, dopo l’omicidio, Dio chiede a Caino dove sia Abele, Caino risponde: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gn 4,9). Si tratta di un interrogativo di capitale importanza, perché considerare l’altro un fratello prima che un nemico è ciò che ci costituisce uomini e donne ad immagine e somiglianza di Dio, e ci permette di costruire un sistema sociale che tenga conto del valore e della dignità di ogni essere umano.

Alla luce della Scrittura, la misericordia e la giustizia divengono quindi la missione di ogni cristiano, per ricordare il senso umano del vivere che l’umanità di oggi, forse “più vicina” grazie alla globalizzazione e allo sviluppo tecnico ma indubbiamente non “più fraterna”, sembra avere smarrito.

La Misericordia e la giustizia sono anche la missione della Chiesa, sacramento universale di salvezza, che ripropone all’uomo, per opera dello Spirito Santo, una “relazione di misericordia e di giustizia” in Cristo, di cui i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia sono il momento centrale di quell’azione di rigenerazione dell’umanità che la trasfigura in Cristo