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Posted on 1Gen, 2016

Salutari Epifanie

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di Carlo Nardi Al Giordano come al fonte

Perché nei battisteri o in prossimità del fonte battesimale c’è spesso raffigurato san Giovanni che battezza Gesù? Che ha a che vedere il battesimo amministrato da Giovanni come segno di penitenza e preparazione alla venuta del Messia col battesimo che abbiano ricevuto noi? Che centra il battesimo che anche Gesù ha voluto ricevere, senza averne bisogno, col nostro battesimo, reso efficace dalla sua incarnazione, morte e risurrezione, e pertanto da lui voluto e istituito? Per cui: «Andate, e fate discepole, battezzate, istruite tutte le genti» (cf. Mt 28,19). Insomma. Battesimo di Gesù, nostro battesimo: che rapporto c’è tra loro? La pura e semplice somiglianza della scena dice qualcosa, ma non spiega il perché e non soddisfa.

Qualcosa ci dice la storia dell’interpretazione. Secondo antichi scrittori cristiani, i cosiddetti Padri della Chiesa, Gesù si sarebbe immerso nelle acque per santificarle. L’idea va collegata alla concezione delle acque profonde abitate da creature demoniache come il leviatano (Gb 40,25), raffigurato come un drago acquattato nei gorghi anche in icone bizantine del battesimo di Gesù. Egli si sarebbe immerso nel Giordano per purificare le acque, sgominando il diavolo, e santificarle, anzi per abilitarle alla nostra santificazione nel battesimo. Sono di questo avviso Ignazio di Antiochia (Agli efesini 18,2), Giustino (Dialogo 88,4), Clemente di Alessandria (Estratti profetici 7,2).

Però, a differenza degli ebrei, ai Padri greci il mare piaceva. Erano greci che, come l’antico Ulisse, avevano con le acque, specialmente col mare, una certa familiarità; tanto da chiamarlo póntos, parola che ha la stessa origine del latino pons, il nostro “ponte”. Il mare, in qualche modo addomesticato, diventa mezzo di comunicazione. Così nel battesimo di Gesù le acque tempestose, anzi diaboliche diventano vitali di benedizione e grazia, perché Gesù le ha sanate, purificate, santificate per noi.

Epifania e ‘manifestazioni’: ai magi, al Giordano, a Cana

Il vescovo Gregorio di Nazianzo, nel tempo natalizio probabilmente per l’Epifania e probabilmente in relazione ad una gioiosa luminaria, in una Omelia sulle luci esprimeva i motivi di quella luminosità liturgica e interiore, rivolgendosi a un ipotetico ascoltatore: «Tu potrai vedere Gesù purificarsi nel Giordano per quanto riguarda la mia purificazione e, non solo, per santificare con quella purificazione le acque: in effetti, non è che avesse bisogno di purificazione Lui “che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29)>> (Orazione 38,16). In un altro sermone Gregorio rileva: «Giovanni immerge, Gesù si avvicina per santificare il Battista, ma, è chiaro, per santificare tutto il vecchio Adamo» – tutti i suoi discendenti in quanto peccatori – «per seppellirlo nell’acqua, e, anteriormente a questi e a motivo di questi», ossia ad Adamo e figli e figlie, «per santificare il Giordano» (Orazione 39,15).

Per i greci e l’oriente in generale l’Epifania celebra la ‘manifestazione’ del Padre e dello Spirito al battesimo di Gesù al Giordano, e secondariamente quella di Gesù ai magi (Mt 2,1-12) e alle nozze di Cana (Gv 2,1-12). Sulla manifestazione ai magi si sofferma invece la Chiesa latina il 6 gennaio, spostando ora alla domenica seguente la festa del battesimo ed eventualmente alla domenica successiva il ‘segno’ di Cana. Tuttavia, anche nel nostro ufficio romano, i salmi che si cantano per l’Epifania sono quelli stessi del Battesimo di Gesù. L’inno dei vespri Crudelis Herodes o Hostis Herodes parla dei magi, del lavacro al Giordano, delle acque fatte vino. Sempre ai vespri è la bellissima antifona al Magnificat, si direbbe molto greca. Tribus miraculis ornatum diem sanctum colimus … «Celebriamo il giorno santo, impreziosito da tre meraviglie: oggi la stella ha condotto i magi al presepio, oggi l’acqua è divenuta vino alle nozze, oggi Cristo volle essere battezzato da Giovanni nel Giordano, per salvarci. Alleluia».

Ogni giustizia” nel battesimo di Gesù. Ma anche nel nostro

Eppure il puro e semplice contatto fisico di Cristo con le acque non spiega a sufficienza la loro forza di santificare. Perché Gesù le rende capaci d’essere materia per il nostro battesimo? «Egli», il misterioso Servo di Dio del Libro di Isaia (53), è prefigurazione di Gesù, «trafitto per i nostri delitti» (Is 53,5), venuto «per dare la vita in riscatto per molti» (Mt 20,28), «giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da» Lui (Rm 3,24). Il pio ministro di Candace, regina di Etiopia, negli Atti degli apostoli non comprendeva il testo di Isaia finché non lo raggiunse il diacono Filippo ad annunziargli che quella profezia è realizzata in Cristo. L’effetto della spiegazione è battesimale: «Che cosa mi impedisce di essere battezzato?» (At 8,36), dice l’etiope. Come dire: “che riceva i frutti della redenzione di Cristo?”

Ancora: e il battesimo di Gesù? Giovanni, che battezzava chi veniva a lui per confessare i propri peccati e cambiar vita, al vedere Gesù, domanda: «Ho bisogno io di essere battezzato da te e vieni tu da me?» (Mt 3,14). La risposta di Gesù: «Conviene che così adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15). Ma allora perché Gesù si è fatto battezzare? Certo, non perché ne avesse bisogno, ma perché con quel gesto si è detto disponibile ad assumere su di sé tutti i peccati: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che prende su di sé, che si sobbarca e quindi toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Gesù ha purificato e santificato le acque per la sua disponibilità, manifestata nel battesimo nel Giordano, ad assorbire tutti i nostri peccati, e a distruggerli in sé sulla croce e in noi nel nostro battesimo. Una bambina, una quarantina d’anni fa, a catechismo mi disse: “Allora Gesù è stato come una spugna?”. Ci aveva azzeccato.