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Posted on 1Lug, 2020

La sovranità delle nazioni come via all’unità dei popoli

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11587684_2di Leonardo Salutati · In un discorso all’Unesco del 1980 Giovanni Paolo II sottolineava il fatto che esiste una sovranità fondamentale della società, che si manifesta nella cultura della nazione, per la quale, allo stesso tempo, l’uomo è supremamente sovrano. Tuttavia sulla carta d’Europa e del mondo ci sono delle nazioni che hanno una meravigliosa sovranità storica che proviene dalla loro cultura ma che sono private della loro piena sovranità. È una questione fondamentale per l’avvenire della cultura umana, soprattutto nella nostra epoca, così come l’urgenza di eliminare i resti del colonialismo (cf. nn.14-15).

Molti commentatori colsero l’allusione alla Polonia, in realtà il Papa andava oltre. Come ribadirà in altri interventi, Giovanni Paolo II tratteggia un’idea di nazione, che non coincide semplicemente con il concetto di stato titolare della sovranità, ma si allarga ai popoli, alla loro storia e alla loro cultura, dove lo stato è considerato «espressione dell’autodeterminazione sovrana dei popoli e delle nazioni» e i diplomatici «rappresentanti dei popoli e delle nazioni che, attraverso tali strutture politiche, manifestano la loro sovranità, indipendenza politica e la possibilità di decidere del loro destino in maniera autonoma» (1979). In questa ottica, denuncia il grave rischio di un «nuovo paganesimo» generato dalle ingiustizie, dal considerare alcuni popoli e culture inferiori ad altri, dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (1984), che conduce inevitabilmente alla «divinizzazione della nazione. La storia ha dimostrato che, dal nazionalismo, si passa velocemente al totalitarismo e che, quando gli Stati non sono più uguali, le persone finiscono, anch’esse, per non esserlo più. Così la solidarietà naturale fra i popoli viene annientata, il senso delle proporzioni stravolto, il principio dell’unità del genere umano disprezzato» (1994). È l’opposto della visione cattolica che vede l’umanità destinata a raccogliersi come famiglia di Dio.

La preoccupazione per l’unità umana al di là della logica nazionale, è una caratteristica fondamentale del pensiero sociale della Chiesa, che l’ha condotta nel tempo a cercare meccanismi e sostenere organismi in grado di regolare le tensioni internazionali per favorire la costruzione della pace tra le nazioni. Tale attenzione conobbe una importante svolta negli anni ’60 del ‘900 quando cominciarono ad affacciarsi a livello globale i problemi della solidarietà internazionale a fronte dell’accelerare dello sviluppo economico. Per questo Pacem in terris (1963) considerava la Dichiarazione universale dei diritti umani, «Un atto della più alta importanza compiuto dalle Nazioni Unite» auspicando che tale Organizzazione si adeguasse «sempre più alla vastità e nobiltà dei suoi compiti» (n. 75).

Pur nella consapevolezza della necessità di salvaguardare le differenze etniche e nazionali, l’idea dell’unità della famiglia umana e quindi di una comunità globale, è costantemente presente nella Dottrina sociale della Chiesa. A tal proposito, già nell’Introduzione, il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa sottolinea che la salvezza, «che il Signore Gesù ci ha conquistato “a caro prezzo”, si realizza nella vita nuova che attende i giusti dopo la morte, ma investe anche questo mondo nelle realtà dell’economia e del lavoro, della tecnica e della comunicazione, della società e della politica, della comunità internazionale e dei rapporti tra le culture e i popoli» (n. 1).

All’interno di queste riflessioni si inserisce il discorso sull’Europa, che nell’esortazione apostolica Ecclesia in Europa del 2003, Giovanni Paolo II vedeva come un possibile modello di coabitazione di nazioni diverse organizzate in un quadro di regole internazionali, una «comunità di nazioni riconciliate aperta agli altri Continenti e coinvolta nell’attuale processo di globalizzazione» (EiE,109). Per questo così le si rivolgeva: «Ritorna te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Nel corso dei secoli, hai ricevuto il tesoro della fede cristiana. Esso fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle tue nazioni. Ma questa eredità (…) è un progetto per l’avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il Continente europeo» (EiE 120).

Sulla linea di Ecclesia in Europa si pronuncerà anche Benedetto XVI e recentemente Papa Francesco. In un suo discorso del 2019, di fronte «al disegno di una globalizzazione immaginata come “sferica”, che livella le differenze e soffoca la localizzazione», dove «è facile che riemergano sia i nazionalismi, sia gli imperialismi egemonici», esortava alla «consapevolezza dei benefici apportati da questo cammino di avvicinamento e concordia tra i popoli intrapreso nel secondo dopoguerra» dall’Europa, per evitare «la minaccia del ricorso a conflitti armati ogni volta che sorge una vertenza tra Stati nazionali, come pure (…) il pericolo della colonizzazione economica e ideologica delle superpotenze, (…) la sopraffazione del più forte sul più debole». Allargando l’orizzonte sottolineava inoltre che «Lo Stato è chiamato ad una maggiore responsabilità (…) oggi è suo compito partecipare all’edificazione del bene comune dell’umanità, elemento necessario ed essenziale per l’equilibrio mondiale».

Un compito che è indubbiamente favorito dall’ispirazione cristiana che «può trasformare l’aggregazione politica,S.S. le Pape JEAN PAUL II culturale ed economica in una convivenza nella quale tutti si sentano a casa propria e formino una famiglia di Nazioni» (EiE, 121). A questo proposito, Giovanni Paolo II così esortava Europa: «Sii certa! Il Vangelo della speranza non delude! Nelle vicissitudini della tua storia di ieri e di oggi, è luce che illumina e orienta il tuo cammino; è forza che ti sostiene nelle prove; è profezia di un mondo nuovo; è indicazione di un nuovo inizio; è invito a tutti, credenti e non, a tracciare vie sempre nuove che sboccano nell’Europa dello spirito, per farne una vera casa comune dove c’è gioia di vivere» (Ibidem).

Esortazione quanto mai utile meditare oggi…