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Posted on 1Lug, 2021

L’Iran si radicalizza ancora di più con il nuovo presidente islamico

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di Mario Alexis Portella · La Chiesa Cattolica in Iran ha ricevuto il francescano padre Dominique Mathieu, O.F.M., Conv., come nuovo Arcivescovo di Tehran-Isfahan dei latini (Iran) — la Chiesa (latina) in Iran è composta da sei parrocchie e circa 2.000 membri.

Padre Mathieu, in teoria, occupa un posto vacante da sei anni dopo il pensionamento del precedente arcivescovo, Mons. Ignazio Bedini, S.D.B. Sebbene la Chiesa Cattolica esista in Iran da circa 700 anni, il regime islamico non ha sempre tollerato la sua presenza. Infatti, subito dopo la rivoluzione del 1979 quando lo Shah Mohammed Pahlavi è stato deposto e di conseguenza finisce la democrazia in Iran, l’arcivescovo dell’epoca fu allontanato dal paese per circa dieci anni.

Oggi, però, l’Arcidiocesi di Teheran-Isfahan è ancora senza vescovo. Il Mons. Mathieu, che ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 febbraio 2021, non è ancora potuto entrare nel paese. Con conseguenze deleterie come la negazione del visto di soggiorno alla settantacinquenne suor Giuseppina Berti, delle Figlie della Carità, per 26 anni attiva nel lebbrosario di Tabriz, la Repubblica Islamica di Iran sta mostrandosi proprio come il paese teocratico che vuole sradicare il cristianesimo dalla sua terra.

Di conseguenza, le minoranze cristiane in Iran non riescono a vivere in pace siccome la loro persecuzione prosegue senza alcuna pietà da parte delle autorità islamici. Alcuni convertiti cristiani, recentemente, sono stati arrestati o convocati per scontare la pena. In alcuni casi, anche i loro beni sono stati confiscati:

  • Nel maggio 2021, tre cristiani convertiti Amin Khaki, Milad Goodarzi e Alireza Nourmohammadi sono stati accusati di diffondere propaganda ed attività educative contrarie alla santa Sharia dell’Islam.

  • Il convertito cristiano Reza Zaimi è stato codannato a scontare una pena detentiva di nove mesi. A febbraio la Sezione 4 del Tribunale rivoluzionario di Karaj gli ha inflitto un anno e sei mesi di carcere e gli ha vietato di lasciare il Paese con l’accusa di «propaganda contro il regime attraverso il proselitismo del cristianesimo evangelico». La pena è stata ridotta dalla Corte d’Appello di Alborz a nove mesi di reclusione e a due anni di divieto di lasciare il Paese.

La costituzione iraniana, mentre riconosce ufficialmente i diritti umani, politici, economici e di altro tipo ai cittadini, comunque dichiara che tutte le leggi e i regolamenti devono essere basati su “criteri islamici” e su un’interpretazione ufficiale della sharia.

Anzi, il Preambolo dice:

L’esercito della Repubblica Islamica dell’Iran e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche devono essere organizzati in conformità con questo obiettivo, e saranno responsabili non solo di proteggere e preservare le frontiere del paese, ma anche di adempiere alle esigenze ideologiche missione del jihad sulla via di Allah; vale a dire, estendere la sovranità della di Allah in tutto il mondo (questo è in accordo con il versetto coranico: «Prepara contro di loro qualunque forza tu possa radunare e corde di cavalli, incutendo timore nel nemico di Allah e nel tuo nemico, e altri oltre a loro».Sura 8, 60

Per questo, il codice penale prevede la condanna a morte per proselitismo e tentativi da parte di non musulmani di convertire i musulmani, nonché per moharebeh (“inimicizia contro Allah”) e sabb al-nabi (insulto al profeta”) — l’applicazione della pena di morte varia a seconda della religione sia dell’autore che della vittima. La legge vieta ai cittadini musulmani di cambiare o rinunciare al proprio credo religioso.

Questo non è altro che una jihad contro coloro che professano Gesù Cristo come vero Dio e vero uomo. Ma i cristiani non sono gli unici a subire la jihad del regime iraniano; ci sono anche coloro che chiedano per l’uguaglianza davanti lala legge, nonostante siano musulmani.

Mi limito presentare, tra tanti esempi, quello di Esmail Bakhshi e Sepideh Golian, due sindacalisti iraniani che avevano denunciato di aver subito torture tra novembre e dicembre 2018 dello scorso anno, sono stati nuovamente arrestati il 19 gennaio 2019, e rischiano ulteriori forme di vessazione.

Bakhshi e Golian erano stati arrestati il 18 novembre 2018, per aver preso parte a una manifestazione pacifica di fronte alla sede del governatore di Shush, nel Khuzestan, per chiedere la ripresa del versamento degli stipendi a migliaia di operai del complesso industriale di Haft Tappeh, dove si produce canna da zucchero.

Rilasciati su cauzione un mese dopo, i due sindacalisti avevano denunciato che nel corso della detenzione erano stati picchiati, sbattuti violentemente contro un muro, buttati a terra, umiliati e minacciati di aver compiuto stupri e omicidi.

Secondo i giornali di Sepideh, che usciranno in Italia per iniziativa del festival Vicino/Lontano e delle Librerie nel Comune di Udine, con il patrocinio di Amnesty International, l’attivista Sepideh racconta che nella ha subito torture e ha dovuto confessare essendo sottoposta a violenze.

L’Iran, come sponsor dell’organizzazione terrorista Hezbollah, sta anche costruendo uno stato dentro lo stato del Libano con i soldi provenienti dal mercato nero. Gli scaffali dei supermercati, ad esempio, si stanno progressivamente svuotando per la ragione che il Libano non ha sufficienti dollari per consentire alle imprese libanesi di importare beni e servizi con cui soddisfare la domanda del mercato interno. Anzi, quei pochi che sono rimasti nelle tasche dei libanesi finiscono perlopiù per alimentare l’acquisto delle merce di contrabbando.

Ora la situazione è peggiorata con il nuovo presidente eletto, Ebrahim Raisi, un gran violatore dei diritti umani.

Quello che è diventato più scandaloso per gli iraniani (cristiani e non cristiani) è il silenzio dei capi di stato occidentali. Il Vaticano può direttamente intervenire, specialmente sull’Iran che ha un corpo diplomatico sorprendentemente ampio presso la Santa Sede (solo la Repubblica Dominicana ha più diplomatici accreditati dell’Iran).