Un «dottore» poco conosciuto: San Pietro Canisio

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di Francesco Lupelli · Nato a Nimega, città della bassa dell’Olanda a confine con la Germania, l’8 maggio del 1521, è favorito dalla condizione agiata dei suoi genitori (suo padre era borgomastro della stessa cittadina) che gli permette di studiare prima diritto canonico a Lovanio (Belgio), poi diritto civile a Colonia (Germania). In quest’ultima città attese anche gli studi della retorica e della filosofia, sino a laurearsi nel 1540 magister artium, o dottore in filosofia. Negli anni passati a Colonia ebbe come precettore Nicolaus van Esch, un erudito sacerdote olandese che aveva stretti contatti con i certosini del convento coloniale di Sainte-Barbe, i quali erano molto vicini a quell’ordine di cui avrebbe fatto parte di lì a poco: la Compagnia di Gesù. È infatti a Colonia che Pietro Canisio entra in possesso dell’opuscolo degli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio, probabilmente ancora in lingua spagnola o se latinizzati non certo privi di errori, in quanto la prima edizione a stampa è fatta risalire al 1548. Da Colonia si sposta a Magonza per incontrare il poi santo Pietro Favre, uno dei primi compagni di sant’Ignazio che, sotto la sua direzione, termina gli Esercizi ed entra nella Compagnia di Gesù nel 1543. È l’ottavo gesuita a emettere i voti solenni. Tornato a Colonia con il Favre e altri compagni costituì la prima comunità di gesuiti in Germania e fu ordinato sacerdote.

I tempi per una missione in Germania non erano facili: «ci troviamo – ricorda Papa Benedetto XVI – nel tempo della Riforma luterana, nel momento in cui la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi. Era un compito quasi impossibile quello di Canisio, incaricato di rivitalizzare, di rinnovare la fede cattolica nei Paesi germanici». La sua attiva predicazione fu accompagnata da una fama crescente che lo portò a prendere parte al Concilio di Trento nel 1547. Da questo punto comincia la definitiva ascesa del giovane gesuita. Sant’Ignazio vuole che rimanga ora in Italia, mandandolo prima a Bologna, poi a Roma e a Messina come maestro di retorica e predicatore. Questa parentesi italiana non durò molto poiché, già nel 1549, veniva inviato dallo stesso Ignazio all’Università bavarese di Ingolstadt. Di questa città e dell’università egli riuscì lentamente a fare le roccheforti della Controriforma e della restaurazione cattolica e più tardi il principale centro dell’ortodossia cattolica in Germania, di fronte a Jena, centro del luteranesimo rigido. In Germania stette per 30 anni venendo conosciuto come il più combattivo divulgatore della Riforma cattolica. Zelante predicatore (il suo lascito comprende 12’000 pagine di annotazioni), fu autore di tre catechismi, destinati a diverse fasce di età. Dei volumi da lui scritti così ci ricorda il Pontefice: «I suoi scritti più diffusi furono i tre Catechismi composti tra il 1555 e il 1558. Il primo Catechismo era destinato agli studenti in grado di comprendere nozioni elementari di teologia; il secondo ai ragazzi del popolo per una prima istruzione religiosa; il terzo ai ragazzi con una formazione scolastica a livello di scuole medie e superiori. La dottrina cattolica era esposta con domande e risposte, brevemente, in termini biblici, con molta chiarezza e senza accenni polemici. Solo nel tempo della sua vita sono state ben 200 le edizioni di questo Catechismo! E centinaia di edizioni si sono succedute fino al Novecento. Così in Germania, ancora nella generazione di mio padre, la gente chiamava il Catechismo semplicemente il Canisio: è realmente il catechista per secoli, ha formato la fede di persone per secoli». Riorganizzò anche l’Università di Vienna e fondò numerosi collegi. A Vienna entrò alla corte imperiale come predicatore e consigliere. Chiamato a Roma nella primavera del 1565, dal generale Francesco Borgia fu nominato visitatore dell’ordine nella provincia renana e da Pio IV nunzio apostolico per promulgare in Germania i recenti decreti tridentini. Gesuita missionario, teologo, in parte diplomatico e conoscitore di diverse lingue, Pietro Canisio dedicò gli ultimi anni alla predicazione: morì il 21 dicembre 1597 nel collegio da lui fondato a Friburgo.

San Pietro Canisio trascorse buona parte della sua vita a contatto con le persone socialmente più importanti del suo tempo ed esercitò un influsso speciale con i suoi scritti. Fu editore delle opere complete di san Cirillo d’Alessandria e di san Leone Magno, delle Lettere di san Girolamo e delle Orazioni di san Nicola della Fluë.”, disse di lui San Giovanni Paolo II. Attributo iconografico di San Pietro Canisio è una penna in mano o un Angelo che gli sussurra all’orecchio. Il santo era infatti particolarmente devoto a queste creature divine. Nel 1925 è stato proclamato santo e dottore della Chiesa da papa Pio XI.

Su questo tema si veda anche l’articolo di Francesco Vermigli, in questa stessa rivista online: (vedi)

 

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