Il Vaticano e De Gasperi. Un libro di Cesare Catananti.

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di Giovanni Pallanti · Poche settimane fa è uscito un libro di Cesare Catananti (<L’Italia vaticana. L’egemonia della Chiesa di Pio XII sulla Repubblica>. Edizioni San Paolo). Il libro è fondato su una documentazione dell’archivio apostolico vaticano sul pontificato di papa Pacelli e della della politica della curia romana per accerchiare un grande democratico cristiano: Alcide De Gasperi. 

Lo storico Andrea Riccardi, nella introduzione al volume di Catananti, scrive che l’autore <ci restituisce la storia di una ‘sponda’ del Tevere nella sua interazione con l’altra ‘sponda’, quella dell’Italia repubblicana>. L’interazione consisteva in questo: Pio XII e la Curia romana, volevano costringere Alcide De Gasperi e la Dc ad un’ alleanza, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con le macerie ancora fumanti dell’Italia distrutta dalla guerra di Mussolini, con il Movimento sociale italiano, rinato ad opera di reduci della Repubblica sociale italiana sin dal 1945. L’ossessione di papa Pacelli era il comunismo. Dopo la conquista del potere bolscevico in Russia nel 1917, tutto ciò che poteva essere utile nella battaglia contro il comunismo, veniva appoggiato da gran parte dell’episcopato europeo e della Santa Sede. 

Ci furono le eccezioni di papa Pio XI che, pur avendo firmato il concordato con l’Italia fascista nel 1929, nei suoi discorsi e nelle sue encicliche, criticò aspramente il nazismo, il fascismo e il comunismo. Alcuni storici dicono che l’allora cardinale Pacelli avrebbe contribuito all’enciclica scritta in tedesco contro il paganesimo nazista. L’arco temporale dell’attività politica di Pacelli come nunzio apostolico a Monaco e a Berlino, e poi segretario di Stato, mi fa fortemente dubitare di una sua qualche opposizione al nazismo. Mentre ci sono prove storiche del suo appoggio, diretto e indiretto, alla conquista del potere assoluto di Hitler in Germania. 

Nel periodo che fa dal 1945 al 1960, le ingerenze vaticane sulla Democrazia cristiana furono enormi. De Gasperi, inimicandosi Pio XII, respinse ogni suggerimento di alleanza con il Movimento sociale italiano e insieme alla proposta di mettere fuori legge il Partito comunista di Palmiro Togliatti. Questa fu la grandezza dello statista trentino, che avviò la Repubblica italiana, nel rispetto della Costituzione, battendo democraticamente sul piano elettorale il Movimento sociale italiano e il Partito comunista, alleato con i socialisti.

Catenanti documenta anche che tra i democristiani, chi pose fine alle ingerenze vaticane sulle questioni politiche italiane, furono, nell’ordine: nella prima metà degli anni Cinquanta, Giorgio la Pira, e Amintore Fanfani, successore di De Gasperi alla guida della Dc; e nel 1960, il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Il pontefice che mise fine agli intrighi vaticani in cui furono coinvolti tutti i maggiori esponenti della segreteria di Stato (Tardini, Dell’Acqua, Pizzardo, e il segretario del Sant’Offizio, Ottaviani) fu anche il papa San Giovanni XXIII.

Oggi queste sembrano cose lontane nel tempo, ma se l’Italia, nonostante i travagli degli ultimi ottant’anni, è una democrazia, si deve in modo particolare a De Gasperi e al ruolo svolto dalla Dc. La Chiesa cattolica ha aperto un processo di beatificazione per lo statista trentino. Meno male. Il più dedito all’ascesa agli altari di De Gasperi, è il cardinale Baldassarre Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, che il 19 agosto 2025 ha officiato una messa nell’anniversario della scomparsa dello statista cattolico, dicendo alle autorità presenti <e a quanti si adoperano con dedizione per approfondire e diffondere il pensiero e la testimonianza cristiana di questo grande statista, la cui visione politica risulta estremamente attuale e meritevole di essere recuperata nella sua forza e nella sua spinta profetica>. Queste parole del cardinale Reina, fanno finalmente e definitivamente giustizia sul ruolo storico di De Gasperi. 

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Giovanni Pallanti

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