di Leonardo Salutati · Dilexi te. Sull’amore verso i poveri, è la prima Esortazione di Papa Leone XIV, da lui firmata il 4 ottobre 2025, festa di San Francesco d’Assisi, e pubblicata il 9 ottobre. Nell’introduzione l’attuale Papa racconta che, negli ultimi mesi della sua vita, Papa Francesco stava preparando un testo sulla cura della Chiesa per i poveri, un progetto che considera ricevuto come in eredità e che volentieri fa proprio, aggiungendo alcune riflessioni e condividendo il desiderio del suo predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farsi vicini ai poveri.
La composizione del testo intreccia numerosi riferimenti a Papa Francesco con altri tratti dalla lunga Tradizione della Chiesa. Si tratta di un resoconto biblico e storico di come i cristiani abbiano sempre avuto una speciale cura per i poveri, delineando il tema dell’amore verso i poveri come un aspetto da sempre intrinseco al cristianesimo: «Il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una “questione familiare”. Sono “dei nostri”». (DT, n. 104).
Infatti, se l’espressione Opzione preferenziale per i poveri viene alla ribalta in America Latina negli Anni ‘60/70 del secolo scorso, in realtà, è un principio fondamentale del Cristianesimo, evidente già nei testi biblici e nella storia della Chiesa. La Dottrina sociale della Chiesa poi, ha sempre avuto una attenzione privilegiata ai poveri, a cominciare dalla Rerum novarum del 1891 che, quasi, conia l’espressione quando, vedendo la gravità dell’ingiustizia a cui erano sottoposti gli operai dopo la rivoluzione industriale e dopo la soppressione dell’ordine corporativo, sottolinea che «agli operai, che sono nel numero dei deboli e dei bisognosi, lo Stato deve di preferenza rivolgere le cure e le provvidenze sue» (RN, n. 29), per poi diventare sempre più esplicita nel magistero dei Papi da S. Giovanni Paolo II a Benedetto XVI e Papa Francesco.
Detto questo, Leone avverte che: «Questa “preferenza” non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera e che, volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà, ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi, chiedendo anche a noi, alla sua Chiesa, una decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli» (DT, n. 16).
Un altro importante tema affrontato dall’esortazione è quello della proprietà privata. Nella tradizione cattolica questa non è mai stata intesa come un diritto assoluto, ma come qualcosa che comporta un obbligo sociale. Papa Leone lo chiarisce molto bene e, citando i suoi predecessori, egli mostra che questo non è un concetto nuovo e che, tra i tanti temi della Dottrina sociale della Chiesa, ha sempre ricevuto un’importante attenzione (cf. DT, n. 86).
Il Papa rileva poi che: «Anche i cristiani, in tante occasioni, si lasciano contagiare da atteggiamenti segnati da ideologie mondane o da orientamenti politici ed economici che portano a ingiuste generalizzazioni e a conclusioni fuorvianti. Il fatto che l’esercizio della carità risulti disprezzato o ridicolizzato, come se si trattasse della fissazione di alcuni e non del nucleo incandescente della missione ecclesiale, mi fa pensare che bisogna sempre nuovamente leggere il Vangelo, per non rischiare di sostituirlo con la mentalità mondana. Non è possibile dimenticare i poveri, se non vogliamo uscire dalla corrente viva della Chiesa che sgorga dal Vangelo e feconda ogni momento storico» (DT, n. 15). Anche perché la povertà deriva dalle strutture del peccato, dove l’egoismo e l’indifferenza si consolidano nei
sistemi economici e culturali (cf. DT, n. 93). L’economia che uccide misura il valore umano in termini di produttività, consumo e profitto. Questa «mentalità dominante» rende accettabile lo scarto dei deboli e degli improduttivi e merita quindi l’etichetta di «peccato sociale» (cf. DT, nn. 92-93).
Il documento ci offre inoltre una lettura teologica dell’amore per i poveri a partire dai Vangeli e dalla Bibbia. L’amore per i poveri è prima di tutto l’amore di Cristo Gesù, che si è identificato con loro. «La chiamata del Signore alla misericordia verso i poveri ha trovato un’espressione piena nella grande parabola del giudizio finale (cf. Mt 25,31-46) che è anche un’illustrazione plastica della beatitudine dei misericordiosi. Lì il Signore ci ha offerto la chiave per raggiungere la nostra pienezza» (DT, n. 28). Dilexi te spiega che «i più poveri non sono solo oggetto della nostra compassione, ma maestri del Vangelo. Non si tratta di “portar loro” Dio, ma di incontrarlo presso di loro» (DT, n. 79), perché «se è vero che i poveri vengono sostenuti da chi ha mezzi economici, si può affermare con certezza anche l’inverso. È questa una sorprendente esperienza attestata dalla tradizione cristiana e che diventa una vera e propria svolta nella nostra vita personale, quando ci accorgiamo che sono proprio i poveri a evangelizzarci» (DT, n. 109). Ne danno testimonianza i numerosi Santi citati dall’Esortazione che hanno speso la vita per i poveri con le loro opere intraprese con i malati, i lebbrosi, i carcerati, gli schiavi, gli analfabeti, i bambini, i migranti.
Papa Leone raccomanda infine un precetto cristiano «che oggi non gode di buona fama, spesso neppure tra i credenti» e che, a volte, viene addirittura disprezzato (DT, n. 115), ovvero l’elemosina, perché, afferma: «l’amore e le convinzioni più profonde vanno alimentate, e lo si fa con gesti» (DT, n. 119); «In ogni caso, l’elemosina, anche se piccola, infonde pietas in una vita sociale in cui tutti si preoccupano del proprio interesse personale. Dice il Libro dei Proverbi: “Chi è generoso sarà benedetto, perché egli dona del suo pane al povero” (Pr 22,9)» (DT, n. 116).

