Il discorso all’Europa di Leone XIV

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di Andrea Drigani · L’ultimo giorno del suo viaggio apostolico in Francia, Leone XIV si è recato a Metz, la città del venerabile Robert Schuman (1886-1963), uno dei padri dell’Europa che, tra l’altro, con la sua dichiarazione del 9 maggio 1950 diede inizio al processo di integrazione europea.

Ed è proprio all’Europa che il Papa ha voluto rivolgere il suo discorso, ricordando che essa non è soltanto una realtà geografica, ma una grande realtà storica e culturale.

Leone XIV ha rilevato che purtroppo, oggi, la guerra è riapparsa anche in Europa, una nuova «inutile strage» (citando il suo predecessore Benedetto XV), che causa innumerevoli vittime civili.

Per la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, il Papa ha affermato che bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo e da un ingenuo irenismo. Favorire la pace, infatti, è un’opera attiva.

Occorre domandarsi – ha continuato – se stiamo realmente facendo sforzi creativi per promuovere la pace, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire.

Tenendo conto degli insegnamenti di Schuman, Leone XIV ha notato che il diritto internazionale ed il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto.

Le relazioni umane e tra gli Stati si sono fatte sempre più barbare, il valore della parola data è disprezzato e ci si vanta della menzogna e dell’inganno.

Il Papa ha rilevato che l’Europa può porre fine a questa spirale, grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare.

Ha poi aggiunto che l’Europa si trova di fronte ad una nuova tappa della sua lunga storia, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga dai teatri di guerra e di persecuzione o in cerca di una vita migliore lontana dalla miseria.

Leone XIV ha precisato che accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie.

Il Papa ha invitato a intendere la portata storica di quello che sta accadendo, vale a dire un incontro tra popoli e culture che chiama ad una riscoperta delle nostre radici.

L’universalità dei valori fondanti dell’Europa assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace ed un mondo riconciliato.

Leone XIV ha ribadito che l’Europa deve guardare alle sue radici cristiane, perché non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo.

Ma – ha concluso – per capire questa lunga storia, non si può tacere di un altro Padre dell’Europa: San Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà.

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