Leone XIV su legittimità del potere, democrazia e ordine internazionale

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di Leonardo Salutati · In un momento storico segnato da forti tensioni e cambiamenti geopolitici, trasformazioni tecnologiche e fragilità democratiche, Papa Leone XIV è intervenuto il 1° aprile scorso con un messaggio di forte spessore etico e politico, rivolto ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che dal 14 al 16 aprile si è riunita per dibattere sul tema: Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale.

In riferimento al tema in oggetto, il Papa richiama un principio basilare della dottrina sociale della Chiesa, che «considera il potere non come un fine in sé stesso, ma come un mezzo ordinato al bene comune». L’orizzonte di riferimento del Papa è quello in cui «La legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di forza […] ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata», per questo egli richiama anche esplicitamente le virtù della giustizia, della fortezza e della temperanza come condizioni concrete per evitare abusi e derive autoritarie.

Riflettendo sul modello di governo democratico, Papa Leone ricorda che questo: «Lungi dall’essere una mera procedura, (…) riconosce la dignità di ogni persona e invita ciascun cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune», aggiungendo che «la democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élites economiche e tecnologiche». Un passaggio che suona come un monito diretto alle attuali dinamiche globali, dove il peso di grandi poteri economici e digitali incide sempre più sui processi democratici.

Con queste considerazioni Leone XIV si colloca sulla linea dei suoi predecessori, a cominciare da Pio XII che reputava la democrazia preferibile ad altri regimi anzitutto per favorire la pace (1944). In particolare, l’attuale Papa cita la Centesimus annus di Giovanni Paolo II, nella quale si ricorda che la Chiesa apprezza la democrazia «perché garantisce la partecipazione alle scelte politiche e la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico».

Allargando l’orizzonte Papa Leone ricorda che «gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni devono altresì informare l’ordine internazionale. (…) un ordine internazionale giusto e stabile non può emergere dal mero equilibrio di potere né da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica tra i popoli, sia la concordia internazionale». Per questo, citando ancora Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, richiama «la necessità di istituzioni aggiornate e di un’autorità universale, improntata al principio di sussidiarietà» e la necessità di «ripensare con audacia le modalità della cooperazione internazionale».

Nel suo recente viaggio in Africa il papa ha ulteriormente arricchito la riflessione sul tema osservando che la Chiesa mantiene le sue riserve verso l’indifferenza della democrazia nei confronti di verità non negoziabili e di principi morali non derogabili, che diventa davvero pericolosa soprattutto quando si afferma una dittatura della maggioranza che contraddice radicalmente i principi democratici. Come pure non è condivisibile un individualismo esasperato che esalta le scelte del singolo a detrimento del bene comune e che tradisce i principi democratici che implicano sempre un «senso di solidarietà, di accoglienza e di comunità».

Leone XIV è consapevole che « la democrazia non è necessariamente una soluzione perfetta per tutto» (intervista, 2025), tuttavia, sono molti i motivi storici che spingono la Chiesa ad apprezzare sempre più tale sistema di governo, in particolare perché lo Stato di diritto garantisce le libertà minime cercate dal credente per professare la propria fede e perché contribuisce in modo importante per difendere la dignità di ogni essere umano, favorendo «quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune», che rende davvero vitale una democrazia. In particolare, in Camerun, Leone XIV ha ricordato a chi governa che «associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, Ong umanitarie, leader tradizionali e religiosi […] svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale: la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale» e contribuisce «a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze».

Tornando al Messaggio inviato alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Papa Leone, in conclusione, invita a considerare che «quando le potenze terrene minacciano la tranquillitas ordinis», possiamno «trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, fa luce sulle realtà di questo mondo», perché «il potere divino non domina, ma piuttosto guarisce e ristora», richiamando la logica della carità «che deve animare la storia, poiché l’attività umana ispirata dalla carità aiuta a plasmare la “città terrena” nell’unità e nella pace».

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Leonardo Salutati

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