di Alessandro Clemenzia · Le parole contenute nel messaggio che papa Leone XIV, a firma del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, ha inviato in occasione della 102.ma giornata per l’Università cattolica (21 aprile scorso), contengono delle intuizioni interessanti anche per le Facoltà teologiche, soprattutto a partire dal titolo scelto per quest’anno, e cioè “L’esperienza del sapere”. Due sono i lemmi fondamentali qui contenuti: l’“esperienza” e il “sapere”. Come connetterli tra loro alla luce di una logica cristianamente articolata?
A partire da quanto afferma l’apostolo Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, «se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla» (1Cor 13,2), il Papa ne approfondisce alcuni aspetti che possono stimolare la riflessione all’interno di ogni comunità accademica.
Innanzitutto viene sottolineato come la conoscenza, prima ancora di essere un’applicazione dell’intelligenza, sia un atto che scaturisce dal desiderio di conoscere, chiamando in causa la realtà più profonda che contraddistingue ogni uomo e donna, vale a dire quel dinamismo affettivo verso l’oggetto della conoscenza. Il punto di partenza del discorso, dunque, è l’amore verso ciò che si indaga, da cui poi può scaturire un’intelligenza capace di andare a fondo alle questioni. Questo permette, è affermato nel messaggio, di “promuovere una formazione che non generi cortocircuiti o usi strumentali e ideologici della conoscenza, […] per garantire un sapere che, riconoscendo il vero e il bene presente nella realtà delle cose, sappia tradursi anche in una sapienza di vita”. Da questo atto di conoscenza scaturisce, dunque, sia un’intelligenza della realtà, capace appunto di riconoscere la positività di ciò che ci circonda e di accogliere un senso che proviene dalle cose (per non ridurre il fenomeno a una mera questione di interpretazione soggettiva), sia una sapienza esistenziale, in quanto al centro del discorso non c’è la speculazione o l’astrazione concettuale, ma l’esperienza vissuta, mossa dalla dinamica d’amore.
Questo primo aspetto sottolineato non può essere censurato dalla riflessione di alcuna comunità accademica, in quanto spiega come l’attenzione di un progetto educativo debba essere rivolta, non tanto sulla quantità di contenuti da offrire, quanto piuttosto su ciò che caratterizza l’interiorità degli studenti, e cioè il desiderio di conoscere; è questo movimento interno a dover essere “intercettato” e “toccato”, in quanto è proprio da lì che germina l’atto del conoscere.
In secondo luogo, il messaggio spiega come questa dinamica, mossa dall’amore, “favorisce un pieno sviluppo delle capacità di apprendimento in un contesto sempre più complesso e bisognoso di continue interazioni tra i diversi ambiti del sapere”. Si tratta di quella inter- e trans-disciplinarità, a cui Papa Francesco ha spesso richiamato l’educazione cristiana, per promuovere una cultura dell’incontro, sempre più necessaria nell’oggi delle relazioni internazionali. Una cultura che genera un sapere aperto, che può efficacemente contribuire a mettere al centro dell’interesse il bene comune, superando alcune logiche di profitto economico e obiettivi di predominio: “Il sapere non orientato all’incontro e alla giustizia è alla base di tanti mali, come attesta la storia travagliata in cui siamo immersi”.
Questo secondo aspetto è decisivo anche per ogni Facoltà teologica, la quale dovrebbe offrire ai propri studenti non soltanto contenuti specialistici teologici o filosofici, ma soprattutto i criteri per conoscere e giudicare la realtà in cui siamo inseriti, che è sempre più dinamica e complessa di quanto si possa pensare. L’inter- e la trans-disciplinarità, che caratterizzano la teologia in quanto tale, aiutano i docenti e gli studenti ad acquisire gli strumenti necessari per raggiungere una vera e propria intelligenza della realtà. Papa Francesco, nella Costituzione apostolica Veritatis gaudium circa le Università e le Facoltà ecclesiastiche, ha scritto: “Si tratta di offrire, attraverso i diversi percorsi proposti dagli studi ecclesiastici, una pluralità di saperi, corrispondente alla ricchezza multiforme del reale nella luce dischiusa dall’evento della Rivelazione, che sia al tempo stesso armonicamente e dinamicamente raccolta nell’unità della sua sorgente trascendente e della sua intenzionalità storica e metastorica, quale è dispiegata escatologicamente in Cristo Gesù: «In Lui – scrive l’apostolo Paolo –, sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,3)” (n. 4).
Questa inter- e trans-disciplinarità rimane una grande sfida ancora aperta per la formazione offerta dalle Facoltà teologiche, in quanto richiede un ripensamento dell’intero percorso accademico, senza pensare di risolvere la questione attraverso l’inserimento di un corso di altre discipline all’interno del piano di studio.

