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Posted on 1Ago, 2021

Capacità contributiva

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di Giovanni Campanella · Nel mese di marzo 2021, la casa editrice Tabula Fati ha pubblicato, all’interno della collana “Biblioteca Scientifica”, un piccolo saggio intitolato Il principio della capacità contributiva nella riforma tributaria di Servio Tullio e nella flat tax: proporzionalità o progressività?, scritto da Mauro Leoni.

Mauro Leoni è nato a Cagliari nel 1982. A ventuno anni si laurea in scienze giuridiche e a ventidue in giurisprudenza. È avvocato cassazionista, dottore di ricerca in diritto romano e in diritto civile e ha conseguito il Diploma Special e Avanzato in Doctrina Sociali Ecclesiae presso l’Università Lateranense. È autore di monografie, saggi e note a sentenza. Svolge la professione forense dal 2006.

Nel libro che mi accingo a presentare, Leoni si sofferma dapprima sul principio della capacità contributiva e dei criteri di proporzionalità e di progressività dell’imposizione nella riforma dell’età di Servio Tullio. Nella seconda parte, l’autore introduce il concetto di flat tax ed esamina se sia possibile o meno conciliarlo con l’importante requisito costituzionale della progressività dell’imposizione.

Già nel febbraio 2018, su questa Rivista, il nostro don Leonardo Salutati aveva scritto un bell’articolo sulla flat tax (vedi). In poche righe è riuscito a presentare una breve ma completa analisi storico critica della tassa piatta. Don Leonardo, rifacendosi alla Dottrina Sociale della Chiesa, aveva rilevato che, dal punto di vista morale, la flat tax tout court non è accettabile perché sostanzialmente iniqua: va a colpire in modo proporzionale e uguale persone che detengono quantità diverse di ricchezza. A riguardo, è celebre una frase di don Milani che recita: «non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali». Essa si riaggancia all’articolo 3 della nostra Costituzione che cristallizza il noto principio di eguaglianza formale (comma 1) e sostanziale (comma 2) tra cittadini. Inoltre, è normale che chi ha di più, sia chiamato a dare di più non solo in senso assoluto (la proporzionalità sarebbe già di per sé sufficiente a far sì che chi ha di più, dia di più in senso assoluto; però una stessa porzione di ricchezza è più rilevante per chi ha di meno) ma anche relativo: ci si riferisce al principio di solidarietà dell’art. 2 Cost e soprattutto ai principi di progressività e capacità contributiva dell’art. 53 Cost.

Nel suo piccolo libro, Mauro Leoni rileva che la riforma tributaria di Servio Tullio raggiunse una perfezione tecnica tale da rimanere fondamentale nell’attività impositiva romana durante l’età repubblicana. In tale riforma, giunge a maturazione il principio della capacità contributiva nel diritto romano. A onor del vero, non è completamente chiaro se l’imposizione serviana si informasse a criteri di proporzionalità o progressività.

«Infatti, in adesione al principio multum possident, multum conferant ciascun pater familias doveva contribuire pro portione census. In tal modo, Servio attuava un principio di più equa ripartizione del carico fiscale, stabilendo che fossero assoggettati ad una maggiore imposta i cittadini delle classi benestanti e concedendo esenzioni a favore di quelli più poveri. (…). Il fabbisogno necessario alle campagne militari veniva assicurato dalle centurie, in forza delle quali si procedeva non solo al reclutamento dell’esercito, ma anche al fabbisogno necessario ad assicurare tutte le esigenze belliche. In base a tale sistema i cittadini con maggiore capacità contributiva, essendo in numero minore e suddivisi in più centurie, sopportavano il crescente carico tributario» (pp. 13-15)

È effettivamente arduo, da un punto di vista morale, ritenere accettabile un ricorso alla flat tax senza correzioni e aggiustamenti. Bisognerebbe però anche capire cosa sta alla radice delle voci di coloro che in buona fede invocano la tassa piatta: un carico fiscale oggettivamente elevato, un sistema tributario molto complicato, eccessivamente stratificato e poco trasparente e una gestione delle spese pubbliche poco efficiente. Forse la vera soluzione di tutti i mali non è esattamente la flat tax ma diminuire il carico fiscale, semplificare il sistema tributario (vedo movimenti positivi in tal senso: non posso non guardare con favore le nuove procedure online) e gestire meglio le spese.

La solidarietà è un dovere di tutti e non è aggirabile. Chi è più fortunato aiuti chi lo è meno. Qualcuno potrebbe dire: ma, se io ho messo a frutto i miei talenti e mi sono impegnato, perché dovrei far partecipare dei miei frutti chi si è impegnato meno? Un cristiano dovrebbe sempre pensare che certe condizioni favorevoli non sono casuali ma predisposte dal Signore e nascondono una chiamata a soccorrere chi è più in difficoltà. Poi certamente bisogna far capire a chi è negligente come mettere a frutto i suoi talenti ma lì si entra nella questione della gestione delle spese.

C’è chi dice che un’unica aliquota per tutti premia i virtuosi e diminuisce gli evasori. Ma sarà proprio vero? Chi ha più ricchezza ha più virtù (o tende naturalmente a orientare la ricchezza disponibile verso vie virtuose)?