Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1Apr, 2020

Sant’Anna con antiche testimonianze

image_pdfimage_print

download (6)di Carlo Nardi · Già nel primo secolo la Chiesa cattolica assunse come suoi scritti anche, oltre l’Antico Testamento, il Nuovo. Altri, più recenti, sono i cosiddetti apocrifi. Tra questi, sia all’adorazione a Cristo sia alla devozione ai santi, si espresse anche allo scopo di introdurre scritti adatti, ritenuti simili ai vangeli della Chiesa. Pii cristiani infatti, non paghi della sobria essenzialità dei quattro vangeli, ben presto si fecero avanti con uno stuolo di racconti, tra i quali alcuni quanto mai interessanti. Di qui una letteratura che, curiosa e pia, giunse fino a tutto il medioevo.

Uno scritto del secondo secolo circa è La Natività di Maria o Protevangelo di Giacomo, che racconta di sant’Anna e di san Gioacchino, nonna e nonno di nostro signor Gesù Cristo, nato dalla Vergine santa. E, a forza di raccontare, il Protevangelo sembra voler riempire zone d’ombra per temere un vuoto imbarazzante. E del resto, non erano autori assai vari i rapsodi itineranti del ciclo epico greco, con iliadi e odissee a loro modo, per quanto ci è rimasto? (C. Nardi, S. Anna e gli antichi testi, in Sant’Anna dei Fiorentini. Fede, storia, arte, tradizione, a cura di Anita Valentini, Firenze 2003, pp. 73-81; Id., Per chi non lo sa. Le burrasche di sant’Anna, in Il mantello della giustizia in rete, luglio 2017, nonché in Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani 3 [1 luglio 2017] n. 23, pp. 1-2).

Tuttavia alcuni antefatti dei Vangeli sia di Matteo sia di Luca con l’infanzia di Gesù si ritrovano in alcune parti del Protevangelo. Tra i molti scritti apocrifi di tipo devozionali è notevole lo Pseudo Matteo in latino, noto al dottissimo Girolamo, peraltro assai sospettoso per una letteratura di bassa lega.

E di nome Anna sono altre le donne tra sacre Scritture, e diventano in nomen omen. La prima Anna è la madre di Samuele, gratificata dal figlio insperato per volontà divina, al quale il piccolo è donato. Di fatti Anna era sterile, ma Dio intervenne e così fu madre. Fu come nel caso di Sara, moglie Abramo e madre di Isacco, e infine nel Nuovo Testamento – finalmente una donna! – Elisabetta, la madre di Giovanni Battista: madri, consacrate per essere chiamate a grandi cose in una totale dedizione a Dio.

Anche Anna di Samuele è liberata da un’incresciosa sterilità, del tutto simile alla ragazza Sara, un tempo all’incapacità di convolare a nozze vitali e feconde, finalmente all’inatteso incontro con Tobia, poco più che ragazzo.

La ‘nostra’ Anna, come la futura sposa Sara del giovane Tobia, è schernita per il suo ventre infruttuoso, e invece negli antichi testi cristiani si diffonde, qual profumo, d’una orazione da risvolti cosmici: tant’è che Anna rende partecipi della sua sventura uccelli d’aria e bestie acquatiche e terrestri; e come Sara junior in preghiera accorata, alfine esaudita, il tutto umanamente e ancor piamente.download (7)

Non senza un perché il nome Anna parla in ebraico di ‘grazia’ e ‘consolazione’, e comunica un pudico affetto sponsale, traboccante devozione. E Maria, la figlia, anche lei desiderata e insperata, e offerta a Dio per Tempio – parla ancora il Protevangelo – nella verginità. Sceglie decisiva la sua vita, accentua, rispetto alla madre bramosa di prole, il suo irrevocabile “faccia di me secondo la tua parola” (faciat me secundum verbum tuum), pressoché inaudito di una verginità in sintonia con l’assoluta iniziativa divina con la nascita del figlio di Dio senza concorso d’uomo. Se pertanto la figlia assume nell’integrità verginale la maternità fisica, – nel Protevangelo è una delle più antiche testimonianze della verginità in partu e peraltro in parto senza doglie -, Anna, come l’antica Sara, assurge a matriarca, ultima a garantire la discendenza fisica, abramitica, del Figlio di Dio che è figlio dell’uomo.

Da queste premesse è quanto mai logico che nel prosieguo della sua leggenda agiografica, sant’Anna succeda alla ‘bugiarda pronuba’ (Manzoni) per mostrare poi nell’iconografia la piena umanità del divino Nipote. Sono sviluppi successivi, ma impliciti negli antichi documenti. Penso in particolare al Protevangelo, fatto conoscere dall’erudizione fiorentina: del papirologo Ermenegildo Pistelli (Protovangelo di Jacopo. Prima traduzione italiana con introduzione e note. Segue un’appendice dello Pseudo Matteo, Lanciano 1920.1929), di don Giuseppe Bonaccorsi (Vangeli apocrifi, Firenze 1948) e di don Enrico Bartoletti (Postilla al testo, in Sant’Anna dei Fiorentini …, pp. 69-73). Pertanto congiunture storiche che sembrano ancor più unite nel patrocinio della santa Anna con la nostra Firenze (Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di Anna Lenzuni, Bologna 2004, con Manfredo Manfredi, Elena Giannarelli, Carlo Nardi, Paolo Carrara, Laura Bocciolini Palagi, Paolo Sacchi, Paolo Marrassini; C. Nardi, Mario Naldini e la papirologia, in I papiri letterari cristiani. Atti del convegno internazionale di studi in memoria di Mario Naldini a dieci anni dalla sua scomparsa. Firenze, 10-11 giugno 2010, a cura di G. Bastianini e A. Casanova, Firenze 2011, pp. 1-20). Ed ora due o tre parole: Sant’Anna / di Giovacchino sposa, / madre della Madonna, / [e] nonna del buon Gesù. Sono detti d’una mia parrocchiana, la Sira. Ho sentita dire l’anno passato, quando la canicola era assolata e assetata. Si desideravano le piogge, ma tuttavia … ‘che Dio ce la mandi bona e senza vento’. Dopo i calori, ecco, una qua e una là, le burrasche di sant’Anna verso il ventisei luglio, la festa appunto di sant’Anna e san Gioacchino.

Tant’è che il Padre Eterno la festa l’aveva voluta, e in cielo e in terra. In terra per noi. E se noi umani furono creati da lui, pieni di cose buone e belle, mi fa pensare, ancor di più, che proficuo è ragionare con i nostri Santi coniugi (cf. C. Nardi, ‘Inchiesta su Maria’ di Corrado Augias e Marco Vannini. Note di lettura, in Rivista di ascetica e mistica 39 [Vita cristiana 83], 2014, pp. 857-880).