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Posted on 1Ago, 2016

Carisma e legge, un binomio in dialogo che trae linfa dalla medesima fonte

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1470121601971-171059669di Francesco Romano • Il Concilio Vaticano II, nei Decreti Christus Dominus (n.44), Apostolicam actuositatem (n.1) e Ad gentes (n.14), dispone che nuove e adeguate leggi entrino nella revisione del Codice di Diritto Canonico per soddisfare le necessità della Chiesa.

La legge, che per sua natura ha forza obbligante, nella Chiesa ha la finalità di definire i diritti e i doveri sia dei singoli che dei gruppi a seconda del proprio status o della propria posizione, ma anche di regolare a livello di Chiesa universale e di Chiesa particolare il funzionamento e le strutture dei vari organismi in vista del bene della comunità.

Il carattere obbligante della legge ha indotto alcuni a fare una lettura superficiale mettendola in contrapposizione al carisma fino a vedere nella prima il segno della costrizione e nel secondo l’emblema della libertà, ma è utile sottolineare che la chiave di lettura deve essere lo stesso Concilio che vede nella legge la garanzia della libertà dei singoli e delle comunità.

La libertà dei singoli fedeli e delle comunità inizia dalla tutela della loro identità nel contesto ecclesiale ponendo la legge al servizio dei carismi, non per soffocare i doni dello Spirito, ma per assicurare l’ordinato svolgimento dei ministeri nella Chiesa e per regolare quelle azioni che hanno particolare rilevanza nel corpo sociale ecclesiale.

Lo spazio di azione regolato dalla legge in quegli ambiti che non possono essere lasciati alla totale discrezione dei singoli, assicura il luogo proprio in cui i doni dello Spirito nella Chiesa trovano concretezza.

Il Concilio Vaticano II vuole superare la reazione antigiuridica, di cui ancora oggi se ne avverte qualche strascico, che spesso ha risuonato in vari settori della Chiesa come desiderio di disfarsi di ogni legge. Il senso della legge viene visto e compreso con più evidenza se essa è letta alla luce delle sue fonti meditando la Parola di Dio in armonia con la Tradizione e il Magistero. La ragione di esistenza della legge va cercata nella sua nota di razionalità, e ciò avviene solo se realizza il fine della comunità e lascia risplendere lo spirito di carità.

Nell’opera di revisione del Codice, sempre sull’onda dello spirito del Concilio, si è affermato il principio di sussidiarietà dando effetto a una maggiore elasticità delle leggi e a un restringimento del loro ambito al minimo necessario. Inoltre, sempre in forza del principio di sussidiarietà, conservando i grandi principi e le istituzioni fondamentali in un’unica struttura, il Codex del 1983 ha assicurato una maggiore autonomia alle legislazioni particolari e al potere esecutivo. Non va dimenticato anche che lo spirito della Lex Fundamentalis è stata recepita dal Codex attraverso la trascrizione nel Libro II di alcuni canoni nell’ambito dei diritti e dei doveri dei fedeli dando più spazio all’autodecisione del fedele.

La legge appare sempre di più al servizio dei carismi incrementandone l’esercizio libero e ordinato e tutelando la giusta libertà di ogni cristiano in questa direzione. D’altra parte, il carisma necessita di essere regolato per rendere idoneo il cristiano a esercitare un ministero in armonia con il contesto ecclesiale come ci ricorda San Paolo che per l’edificazione della comunità i carismi devono sottostare a una regola perché regni la pace e sia sempre ricercata la carità (1 Cor 14).

La tensione che potrebbe nascere tra carismi e legge deve trovare da parte dei Pastori la premura di essere sempre in vigile osservazione sulla funzione ed efficacia che la legge svolge in una determinata situazione storica rispondendo ai bisogni di una comunità. Col passare del tempo, effettivamente, la legge potrebbe diventare obsoleta e costituire un freno rispetto alla ricchezza di risorse che lo Spirito assicura alla Chiesa. La decadenza di una norma non dimostra la sua inutilità bensì che essa stessa deve rinnovarsi per essere funzionale alla incessante novità che scaturisce dai dono dello Spirito Santo.

Carismi e strutture sono un binomio inseparabile per rendere operativa la missione della Chiesa di diffondere il Regno di Dio. La struttura è soggetta alla legge perché esprime ordine e armonia, ma si riflette anche nel carisma che significa rinnovamento. Il fulcro non è la legge umana, anche se è stata preposta per la regolazione dell’esercizio dei carismi, bensì la parola di Dio meditata, su cui si misura l’autenticità dell’ispirazione e l’adeguamento delle leggi da parte della gerarchia ecclesiastica secondo i propri livelli di competenza.

Attraverso il dialogo tra carismi e strutture, sempre in ascolto della parola di Dio, la Chiesa esprime se stessa per rimanere fedele all’immagine che Cristo le ha dato non per la sua conservazione statica, ma per essere sempre rinnovata e attuale nella sua funzione salvifica.