<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Stefano Tarocchi - Il Mantello della Giustizia</title>
	<atom:link href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/author/don-stefano-tarocchi/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it</link>
	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Sat, 03 Oct 2026 09:54:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
	<item>
		<title>«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ultimi-saranno-primi-e-i-primi-ultimi-mt-2016</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=18126</guid>

					<description><![CDATA[<p>La parabola della vigna del capitolo 20 del Vangelo di Matteo – ma l’inizio reale si trova alla fine del capitolo precedente! –, anch’essa da annoverare fra le parabole del regno dei cieli, presenta alcune caratteristiche degne di approfondimento. La vicenda narrata è ben conosciuta. Come in molti paesi del mondo antico si è assunti [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ultimi-saranno-primi-e-i-primi-ultimi-mt-2016">«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18127" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-300x300.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images-80x80.jpeg 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/images.jpeg 447w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La parabola della vigna del capitolo 20 del Vangelo di Matteo – ma l’inizio reale si trova alla fine del capitolo precedente! –, anch’essa da annoverare fra le parabole del regno dei cieli, presenta alcune caratteristiche degne di approfondimento. La vicenda narrata è ben conosciuta. Come in molti paesi del mondo antico si è assunti per un lavoro, principalmente nel mondo agricolo (ecco la vigna!), a giornata, capace di assicurare ad una famiglia la possibilità di superare indenne almeno un giorno. In alcuni paesi del mondo ancora oggi si è pagati a settimana. In altri, comprese alcune zone della penisola italiana, è sfruttata così la manodopera di immigrati clandestini, sottopagati e costretti al silenzio per una paga su cui c’è anche da pagare una tangente al caporione locale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco il testo di Matteo: «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi. Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.<br />
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 19,30-20,16).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il racconto di Matteo dice che la paga giornaliera è stabilita in un “denaro”, la moneta che definisce appunto la differenza tra la fame e un’esistenza almeno dignitosa. È questa la misura che troviamo anche in altri passi della letteratura evangelica. Ricordiamo il testo di un’altra parabola, poco lontana che oppone la paga di “cento denari” (cento giornate di lavoro) a “diecimila talenti” (cf. Mt 18,23-35).<img decoding="async" class="size-full wp-image-18128 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/10/generico-maggio-2020-172390.jpg" alt="" width="192" height="263" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nella parabola del vangelo di Matteo, sembra essere in gioco molto meno. Decisamente molto meno: la paga di un solo giorno. Tuttavia, tra l’essere chiamati al lavoro oppure no corrispondeva la differenza tra la fame e la sopravvivenza. Ora, anche se la paga quotidiana era frutto di un accordo stabilito ogni volta (vedi Mt 20,2 con il verbo originale, che indica l’accordo di due o più persone), la cifra era di fatto l’abitudine del tempo, che non aveva problemi di inflazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel racconto della parabola dei contadini della vigna però viene descritto un fenomeno inatteso: la corsa continua del padrone della vigna ad assumere sempre nuovi operai. Il testo di Matteo riferisce che dopo la chiamata avvenuta all’alba, ne segue una seconda alle nove del mattino, e poi una terza a mezzogiorno, una quarta alle tre pomeridiane e una quinta alle cinque. Sono disoccupati (lett. “oziosi che non lavorano il terreno”) perché nessuno ha chiamato al lavoro, o non si sono fatti trovare al momento giusto, il mattino presto, e quasi rassegnati a non portare a casa neanche uno spicciolo, che la generosità e lo spirito di iniziativa del padrone, il padrone di casa (il “padre di famiglia”, espressione che si trova anche nel diritto comune), ha portato al lavoro.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si presume che l’accordo sullo stipendio sia il medesimo per tutti, ma inevitabilmente è diversa la fatica e le avversità del clima: quello che poi verrà chiamato «il peso della giornata e il caldo» (Mt 20,12), e proprio da colui che, chiamato al lavoro dall’alba fino al tramonto, che oppone al padrone di casa la sua rivendicazione sullo stipendio, evidentemente ritenendosi penalizzato nei confronti di chi di fatto ha lavorato “un’ora soltanto”. E prima delle parole c’erano le mormorazioni, che nel cammino biblico denotano quanto meno una mancanza di fede nella provvidenza.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’inizio della risposta del padrone («amico» [lett. “compagno”: una parola che Gesù rivolge a Giuda: Mt 26,50, o all’invitato al banchetto che non ha l’abito nuziale: 22,12]), io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene”) è assai significativo. Sono parole che non ammettono repliche e sembra quasi stroncare sul nascere qualsiasi opposizione tra i primi e gli ultimi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A proposito, quest’espressione divenuta quasi proverbiale, ma in senso superficiale, è la cornice del racconto: «molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» e « gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 19,30 e 20,16).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il padrone di casa però aggiunge: «Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te». E fornisce la spiegazione: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio?». La traduzione italiana CEI della parabola conclude: “Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?” (cf. Mt 20,13-15).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La scelta di questa resa del testo originale trascura però la vera chiave interpretativa, al di là del fatto che l’agire divino è infinitamente lontano da quelli degli uomini, per cui si rovesciano i normali parametri del giudizio (“gli ultimi saranno i primi e primi gli ultimi”: Mt 20,16).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Infatti, nel sottofondo di quell’invidia c’è ben altro: il testo originale suona infatti: “il tuo occhio è maligno, perché io sono buono”. È proprio il contatto con il male e con il maligno che Matteo ha già riferito nella chiusura della preghiera del Padre nostro, che provo a rendere così: «non lasciare che entriamo nella prova, ma liberaci dal male» (oppure dal Maligno) (Mt 6,13; cf. 6,23 e 18,32).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’“occhio maligno” di colui che ha solo il suo proprio metro per giudicare le cose, di chi deve affermare sé stesso senza guardare in faccia a nessuno e pensa di lasciare Dio fuori dal proprio cammino, come mettendosi al suo posto, non permette di accoglierne la bontà ricca di misericordia del suo guardare alla condizione umana.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gli-ultimi-saranno-primi-e-i-primi-ultimi-mt-2016">«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Davvero grande è la tua fede» (Mt 15,28): la fede di una straniera</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/davvero-grande-e-la-tua-fede-mt-1528-la-fede-di-una-straniera</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 17:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=18033</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Un episodio importante nel Vangelo secondo Matteo, che si spiega con l’invio missionario ai Dodici: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 10,5-6). Veniamo al testo «Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone.  Ed [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/davvero-grande-e-la-tua-fede-mt-1528-la-fede-di-una-straniera">«Davvero grande è la tua fede» (Mt 15,28): la fede di una straniera</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-18034" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/images-15.jpeg" alt="" width="280" height="180" />di Stefano Tarocchi <span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span> Un episodio importante nel Vangelo secondo Matteo, che si spiega con l’invio missionario ai Dodici: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 10,5-6).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Veniamo al testo «Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone.  Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”. 25 Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”. Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. 27 ”È vero, Signore &#8211; disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.» (Mt 15,21-28; cf. Mc 7,24-30)</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La missione di Gesù, al pari di quella dei suoi apostoli, deve attendere prima di diventare missione universale, come avverrà nell’incontro di Gesù con i suoi discepoli dopo la sua risurrezione, in Galilea: «andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La donna “cananea” di cui parla questo testo – che nel brano parallelo del Vangelo di Marco è definita siro- fenicia – è gioco forza una straniera, che non appartiene al popolo della promessa, ma sceglie di avvicinarsi a Gesù. Si potrebbe dire addirittura che quell’impegno di avvicinarsi alle pecore perdute della casa di Israele, che Gesù ha collocato nell’invio dei suoi apostoli, viene di fatto superato come un recinto che deve rimaner chiuso e invece è spalancato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa donna si avvicina a Gesù non con una semplice parola, ma con un grido che è allo stesso tempo invocazione, come vedremo più avanti, e il motivo della sua richiesta: “mia figlia è molto tormentata da un demonio” (Mt 15,22). Marco ha «posseduta da uno spirito impuro» (Mc 7,25).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo grido è come la voce di chi invoca, come leggiamo: «tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, e fa’ tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito» (1 Re 8,43). Lo stesso libro dei Salmi aggiunge: «quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia! Nell’angoscia mi hai dato sollievo; pietà di me, ascolta la mia preghiera» (Sal 4,2; cf. 5,4; 6,9).<br />
Chi ha veramente bisogno non si ferma davanti al rischio di diventare sgradito a colui che solo può ascoltarlo. Ma la donna fa molto di più.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Riesce infatti riesce a farsi riconoscere in quella alleanza, che sarà aperta totalmente a tutti i popoli quando Gesù si mostra ai discepoli sul Monte, e, nel racconto del libro degli Atti, nell’episodio della Pentecoste. Per rivolgersi a Gesù usa infatti un titolo messianico estremamente importante, escluso agli stranieri dentro il vangelo di Matteo: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide!” (Mt 15,22).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-18035 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/47-w.jpg" alt="" width="200" height="280" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa donna, superando l’iniziale chiusura di Gesù, che in qualche maniera muove perfino i discepoli: “egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”: Mt 15,23). Questa è la risposta di Gesù ai discepoli: “non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 15,23).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quel silenzio del Cristo, apparente rifiuto senza rimedio, apre il racconto alla rivelazione finale della fede della donna cananea, come lo stesso Gesù rende manifesto poco oltre.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C’è prima però una nuova richiesta della donna, caratterizzata anche da un nuovo accostarsi a Gesù: “quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!” (Mt 15,25). Ma, dopo il silenzio, ci sono le dure parole di Gesù, forse più del precedente silenzio: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (Mt 15,26). Nel parallelo di Marco si aggiunge: “lascia prima che si sazino i figli” (Mc 7,27).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non è finita qui: la replica della donna è un vero e proprio capolavoro: “È vero, Signore &#8211; disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (Mt 15,27). Nel parallelo di Marco abbiamo: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli»: la donna cioè si riconosce in coloro che si pongono accanto ai figli. Alla donna bastano le briciole, ma oggi abbiamo forse figli si intestano ogni beneficio, come la cronaca dell’oggi ci mette davanti agli occhi quotidianamente. Chi vuol capire capisca, leggendo le dichiarazioni degli esponenti di quanti si ritengono eredi dell’antico popolo dell’alleanza.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vangelo è su un’altra strada.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Basta leggere come Gesù riconosce il cammino della donna cananea verso di lui. «Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita» (Mt 15,28). Il parallelo di Marco legge semplicemente «per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia» (Mc 7,29). Ma la fede è implicitamente ammessa nella lunga infaticabile richiesta di questa donna.<br />
La guarigione della figlia della donna sancisce la vittoria sul male che divide la creatura umana da sé stessa e la separa dal suo Creatore.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/davvero-grande-e-la-tua-fede-mt-1528-la-fede-di-una-straniera">«Davvero grande è la tua fede» (Mt 15,28): la fede di una straniera</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/voi-stessi-date-loro-da-mangiare-mt-1416</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 15:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[agosto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17950</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Il Vangelo di Matteo non è l’unico a mettere in relazione l’attività di Gesù con quella di Giovanni il Battista. Marco fa iniziare la missione pubblica di Gesù con questo segno preciso: «dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/voi-stessi-date-loro-da-mangiare-mt-1416">«Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17951" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Zec-Santi-Trevigiani-800x1131-1-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Zec-Santi-Trevigiani-800x1131-1-212x300.jpg 212w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Zec-Santi-Trevigiani-800x1131-1-354x500.jpg 354w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Zec-Santi-Trevigiani-800x1131-1-768x1086.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Zec-Santi-Trevigiani-800x1131-1.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" />di Stefano Tarocchi · Il Vangelo di Matteo non è l’unico a mettere in relazione l’attività di Gesù con quella di Giovanni il Battista. Marco fa iniziare la missione pubblica di Gesù con questo segno preciso: «dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”» (Mc 1,14-15). Analogamente Luca scrive che «il tetrarca Erode, rimproverato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le malvagità che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione» (Lc 3,19-20).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma il Vangelo di Matteo non dimentica di notare che «al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù.  Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!”. Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni, infatti, gli diceva: “Non ti è lecito tenerla con te!”. Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E qui si colloca la narrazione del martirio del Battista: «quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: &#8220;Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista&#8221;. Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione.  La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre» (Mt 14,6-11).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quindi il racconto di Matteo così prosegue: «i suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù. Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città.  Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!”. 18Ed egli disse: “Portatemeli qui”. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.  Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene.  Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. (Mt 14,12-21).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La pagina assegnata a questa prima domenica di agosto assume però un’altra caratteristica importante, forse poco esplorata. Dato che la notizia circa la morte del Battista si inserisce in un punto particolare della “triplice tradizione” (la fonte comune ai tre vangeli sinottici), ossia l’episodio comunemente denominato la “moltiplicazione dei pani e dei pesci” (Mt 14,13-21; </span><a href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mc/6/?sel=6,30-44" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Mc 6,30-44</span></span></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;">; </span><a href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Lc/9/?sel=9,10-17" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Lc 9,10-17</span></span></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;">; cf.  </span><a href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Gv/6/?sel=6,1-15" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Gv 6,1-15</span></span></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;">).  Marco narra del ritorno dei discepoli dalla loro missione e del conseguente invito di Gesù: «gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero» (Mc 6,30-33).<br />
I Vangeli pongono l’accento sulla compassione di Gesù per le folle che lo seguono (Mc 6,34; Mt 14,14), che lo costringono ad agire nel «guarire i loro malati» (cf. Mc 6,34: «si mise a insegnare loro molte cose»). Luca dice addirittura che Gesù «accolse le folle e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure» (Lc 9,11).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Peraltro, Gesù non segue la richiesta dei discepoli di congedare la folla perché vada a cercarsi da sola da mangiare, e avendo scoperto la presenza di pochi pani e due pesci (esattamente «cinque pani e due pesci»), dopo averli benedetti riesce a nutrire attraverso i discepoli la folla presente: «circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini» (Mt 14,21).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non è importante il gesto in sé, e anche il fatto che Gesù chiede che tutti i presenti si siedano sull’erba (Mt 14,19), un dettaglio solo apparentemente banale ma che rimanda all’unica stagione in cui era possibile: la primavera. Questo chiede di misurare diversamente la durata del ministero di Gesù, aggiungendo quanto meno una Pasqua che non è di fatto rammentata.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Di fatto quello che si compie davanti agli occhi di Gesù e dei suoi discepoli è una sorta di mutazione genetica di quella festa per il compleanno di erode &#8211; qui rammentata soltanto attraverso la parola non le testi “commensali” (Mt 14,9; cf. anche Mc 6,21: «Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea»).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Durante quel pasto avviene, nonostante la “tristezza” del re, l’orribile scambio tra il potere e coloro che lo possono mettere in discussione, scatenati da Erodiade e dalla figlia, che danza per il suo pubblico (Mt 14,6), una volta ricevuta dal sovrano la promessa con un giuramento omicida, che elimina colui che ha osato criticare il suo potere: «Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17952 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni-Battista-286x300.jpg" alt="" width="286" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni-Battista-286x300.jpg 286w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni-Battista-476x500.jpg 476w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/08/Giovanni-Battista.jpg 553w" sizes="auto, (max-width: 286px) 100vw, 286px" /> fratello Filippo.  Giovanni, infatti, gli diceva: “Non ti è lecito tenerla con te!”.  Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta» (Mt 14,3-5). Luca scrive invece che «il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti – si tratta del resoconto della missione dei Dodici – e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risorto dai morti”, altri: “È apparso Elia”, e altri ancora: “È risorto uno degli antichi profeti”. Ma Erode diceva: “Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?”. E cercava di vederlo» (Lc 9,7-9; cf. Mc 6,14-16).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel banchetto e alla corte di Erode non trova spazio alcun ascolto: domina soltanto un potere che esalta, consolida e celebra sé stesso, quello di Erode e di quanti, dopo di lui, ne hanno seguito l’esempio. Il Battista, precursore di Gesù Cristo nella vita come nella morte, paga con la vita la libertà di una voce che non si piega e non tace di fronte a chi abbandona la via della giustizia per compiacere il potente di turno. Proprio così continua, ancora oggi, a indicare la via della salvezza sulle orme di Cristo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><br />
</span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/voi-stessi-date-loro-da-mangiare-mt-1416">«Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Elia salì nel turbine verso il cielo» (2 Re 2,1)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/elia-sali-nel-turbine-verso-il-cielo-2-re-21</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 13:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Gli autori]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17874</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle Sacre Scritture la figura del profeta Elia occupa un ruolo particolarmente importante, a cominciare dal momento in cui, in 1 Re al tempo della grande siccità, entra potentemente sulla scena della narrazione biblica: «per la vita del Signore, Dio d&#8217;Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/elia-sali-nel-turbine-verso-il-cielo-2-re-21">«Elia salì nel turbine verso il cielo» (2 Re 2,1)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17875" style="width: 257px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17875" class="wp-image-17875 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Elia-247x300.jpg" alt="" width="247" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Elia-247x300.jpg 247w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Elia-412x500.jpg 412w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Elia.jpg 494w" sizes="auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px" /><p id="caption-attachment-17875" class="wp-caption-text"><em> LE ICONE DI BOSE, Sant’Elia</em></p></div>
<p>Nelle Sacre Scritture la figura del profeta Elia occupa un ruolo particolarmente importante, a cominciare dal momento in cui, in 1 Re al tempo della grande siccità, entra potentemente sulla scena della narrazione biblica: «per la vita del Signore, Dio d&#8217;Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (1 Re 17,1).</p></div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">La vicenda complessiva dei profeti Elia ed Eliseo <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA45743a46-c33e-effd-bfdc-ac4000494e3c" title="vai a 1Re 17,1-2R" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/1Re/17/?sel=17,1-2R" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/1Re/17/?sel%3D17,1-2R&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw13QbgdomsniDp_MwNyBIgX">(rispettivamente in 1Re 17,1-2R</a>e <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWAe365c43e-43ce-f824-0580-acdcf1af541e" title="vai a 1Re 1,18" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/1Re/1/?sel=1,18" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/1Re/1/?sel%3D1,18&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw2ePeMchdCOAw5AuSUe5z9B">1,18</a> e <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWAcae50710-67e6-ef7e-8c03-7b745012c5ad" title="vai a 2Re 2,19-13,25" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/2Re/2/?sel=2,19-13,25" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/2Re/2/?sel%3D2,19-13,25&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw2bzCORUO4EZvgCq6CagEM3">2Re 2,19-13,25</a>) è una sorta di digressione che interrompe la storia dei regni, che viene ripresa invece dopo il racconto della morte di Eliseo.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Come i due libri di Samuele, anche i due libri dei Re costituivano all’inizio un libro unico. Essi contengono la storia della monarchia, dagli ultimi tempi della vita di Davide fino alla distruzione di Gerusalemme, alla deportazione e alla liberazione del re Ioiachìn dalla prigione<i> </i>(561 a.C.:<i> </i><a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA5542fb16-00be-1b5b-3b31-7f11cb704fc8" title="vai a 2Re 25,27-30" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/2Re/25/?sel=25,27-30" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/2Re/25/?sel%3D25,27-30&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw1YkGdM2OE49G8mIl4on21Y">2 Re 25,27-30</a>).</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Siamo al tempo del re Acab (875-852 a.C,): «sei tu colui che manda in rovina Israele?» (1 Re 18,17). Quando la regina Gezabele sterminò tutti i profeti di YHWH per instaurare il culto del solo Baal, Elia restò l’ultimo profeta fedele al Dio di Abramo, ma sfidò e vinse i quattrocentocinquanta profeti del dio Baal sulla cima del monte Carmelo. Così il libro biblico: «fa&#8217; radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Ashera, che mangiano alla tavola di Gezabele» (1 Re 18,17).</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Dopo che i profeti di Baal avevano pregato inutilmente il loro dio per tutto il giorno, dimostrò la potenza del Dio di Israele accendendo, con la preghiera, una catasta di legna bagnata, posta su «dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe» (1 Re 18,31), ossia la riparazione dell’«altare del Signore, che era stato demolito» (1 Re 18,30).</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">In questa breve nota, mi voglio occupare del racconto del rapimento verso il cielo del grande profeta in una potente manifestazione teofanica. Questo testo vuole mettere in luce la fine terrena di un uomo particolarmente caro a Dio, come già nel caso del patriarca Enoc <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA87bd954a-1f27-64bd-b77f-0df06eb27a55" title="vai a Gen 5,24" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Gen/5/?sel=5,24" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Gen/5/?sel%3D5,24&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw0Tj76AB8T2A5hZb4LrxQfC">(Gen 5,24</a>; <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWAe778bc56-ca57-2cdf-bdd0-670141bdfef7" title="vai a Ml 3,23-24" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Ml/3/?sel=3,23-24" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Ml/3/?sel%3D3,23-24&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw2tULJO-esXZdXXhOnSQK8s">Ml 3,23-24</a>). Non è necessario dire quanto Elia sia figura importante anche nel NT: precursore del Messia <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWAd4449a5b-2469-44b6-b463-3a33096059f5" title="vai a Mt 17,10-13" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mt/17/?sel=17,10-13" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mt/17/?sel%3D17,10-13&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw3ZoppPi1-GqV9N53WUaWzw">(Mt 17,10-13</a>; <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA66842cdf-add9-0f5c-f9fe-487bccae6b78" title="vai a Mc 9,11-13" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mc/9/?sel=9,11-13" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mc/9/?sel%3D9,11-13&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw0dkxHChorNhDOeCqXNqCWj">Mc 9,11-13</a>), nell’episodio della trasfigurazione appare con Mosè accanto a Gesù <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA09dc413e-075e-8f67-b3bd-1f595aa72faf" title="vai a Mt 17,1-8" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mt/17/?sel=17,1-8" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mt/17/?sel%3D17,1-8&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw3HhzH_N2Pmbvf1XPvQLzIf">(Mt 17,1-8</a>; <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA33a02195-9072-dec5-8110-156546427474" title="vai a Mc 9,2-8" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mc/9/?sel=9,2-8" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Mc/9/?sel%3D9,2-8&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw35kG08-FC4V7cS-3ycp6fr">Mc 9,2-8</a>; <a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWA16692b0b-117f-f431-e001-307ec1c8e90d" title="vai a Lc 9,28-36" href="https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Lc/9/?sel=9,28-36" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Lc/9/?sel%3D9,28-36&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw0OtHtA66uyhAnbgIcPcQyS">Lc 9,28-36</a>). Un ultimo riferimento, altrettanto drammatico, possiamo ricondurlo agli eventi della passione: «alle tre, Gesù gridò a gran voce: “<i>Eloì, Eloì, lemà sabactàni</i>?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Ecco, chiama Elia!”.  Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere”. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò» (Mc 15,34-37; cf. Mt 27,47-49).<br />
Ecco, dunque, il testo di 2 Re: <b>«</b>quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo.  Elia disse a Eliseo: “Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel”. Eliseo rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Scesero a Betel. I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Ed egli rispose: “Lo so anch’io; tacete!”. Elia gli disse: “Eliseo, rimani qui, perché il Signore mi manda a Gerico”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”; e andarono a Gerico. I figli dei profeti che erano a Gerico si avvicinarono a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Rispose: “Lo so anch’io; tacete!”. Elia gli disse: “Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. E procedettero insieme. Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elia prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te”. Eliseo</p>
<div id="attachment_17876" style="width: 216px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17876" class="size-medium wp-image-17876" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eliseo-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eliseo-206x300.jpg 206w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eliseo-344x500.jpg 344w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/07/Eliseo.jpg 371w" sizes="auto, (max-width: 206px) 100vw, 206px" /><p id="caption-attachment-17876" class="wp-caption-text">                      <em>Eliseo</em></p></div>
<p>rispose: “Due terzi del tuo spirito siano in me”. Egli soggiunse: “Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà”. Mentre continuavano a camminare conversando, <b>ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due</b>. <b>Elia salì nel turbine verso il cielo</b>. Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri!”. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.  Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: “Dov’è il Signore, Dio di Elia?”. Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. Se lo videro di fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui» (2 Re 2,1-15).<br />
Elia salì in cielo in un turbine, separato dal compagno Eliseo da un carro e da cavalli di fuoco che apparvero improvvisamente tra loro. Invece di sperimentare la morte, Dio lo rimosse dalla terra e lo trasportò in cielo.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Il termine usato (<i>sə‘ārāh</i>) in 2 Re 2,1 significa <b>“nel turbine / nella tempesta”</b> ed è un termine tecnico delle teofanie: indica la <b>presenza di Dio che irrompe con potenza</b>, non un semplice fenomeno meteorologico. Lo stesso termine si ritrova in Gb 38,1: «il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all&#8217;uragano».</div>
<div style="text-align: justify;">Questo episodio ricorda qualcosa paragonabile alla memoria del patriarca di Enoch nel libro della Genesi: «Enoc camminò con Dio, poi scomparve perché Dio l’aveva preso» (Gen 5,23). Come nel testo riferito ad Elia non c’è in gioco la morte: così la lettera agli Ebrei: «Per fede, Enoc fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato<i> </i>persona gradita a Dio» (<a id="m_-17292031590517695m_-1130284246347050465OWAb6ac7ba2-bb47-388d-44b6-8fc115830b1f" title="Lettera agli Ebrei" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_agli_Ebrei" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_agli_Ebrei&amp;source=gmail&amp;ust=1783167580179000&amp;usg=AOvVaw1Uq6uyR7k8-MbAHM8ORhHV">Ebrei</a> 11, 5: cf. Gd 14).</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">La vicenda di Elia, come chiave complessiva per capirne la parabola e sua missione, ma con al centro l’assunzione del profeta viene elaborato anche da Sir 48,1-16: «allora sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi. Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco. Come ti rendesti glorioso, Elia, con i tuoi prodigi! E chi può vantarsi di esserti uguale? Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione, e uomini gloriosi dal loro letto. Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull’Oreb sentenze di condanna. Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori. <b>Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco (λαῖλαψ), su un carro di cavalli di fuoco</b>; tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe. Beati coloro che ti hanno visto<br />
e si sono addormentati nell’amore, perché è certo che anche noi vivremo. Appena Elia fu avvolto dal turbine, Eliseo fu ripieno del suo spirito; nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe e nessuno riuscì a dominarlo. Nulla fu troppo grande per lui, e nel sepolcro il suo corpo profetizzò. Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere. Con tutto ciò il popolo non si convertì e non rinnegò i suoi peccati, finché non fu deportato dal proprio paese e disperso su tutta la terra. Rimase soltanto un piccolissimo popolo e un principe della casa di Davide. Alcuni di loro fecero ciò che è gradito a Dio, ma altri moltiplicarono i peccati».</div>
<div style="text-align: justify;">Il termine greco che è usato nel Siracide si ritrova nel Nuovo Testamento: Mc 4,37 e Lc 8,23. In questo caso si tratta di una tempesta sul mare di Galilea.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Oltra la modalità con cui è narrato il rapimento in cielo del grande profeta, da un punto di vista teologico questo evento assume un significato profondo anche per la rilettura cristiana operata nel Nuovo Testamento. Elia in qualche maniera fu “trasformato” invece di “morire”, coerentemente con quanto affermato 1 Cor 15,51-52 («noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa, infatti, suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati»). Oppure in 2 Cor 3,18 («noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore») e, quindi, in 1 Ts 4,16-17 («il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi, noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore»).  Come profeta incaricato di ammonire le generazioni future e di indirizzare i cuori degli uomini verso un nuovo cammino (cf. Mc 9,12: «prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa»).</div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/chi-siamo/gli-autori/elia-sali-nel-turbine-verso-il-cielo-2-re-21">«Elia salì nel turbine verso il cielo» (2 Re 2,1)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Non vi era ancora lo Spirito…» (Gv 7,39)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/non-vi-era-ancora-lo-spirito-gv-739</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 21:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17740</guid>

					<description><![CDATA[<p>La liturgia della vigilia della Domenica di Pentecoste utilizza un tratto del Vangeli di Giovanni, relativamente e breve che tuttavia pone non pochi problemi di interpretazione nella semplice comunicazione dell’omelia. Infatti, il testo di Giovanni è costruito dall’autore con una precisione assoluta. Il passaggio che suscita la nostra attenzione viene introdotto dopo una frase emblematica [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/non-vi-era-ancora-lo-spirito-gv-739">«Non vi era ancora lo Spirito…» (Gv 7,39)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">La liturgia della vigilia della Domenica di Pentecoste utilizza un tratto del Vangeli di Giovanni, relativamente e breve che tuttavia pone non pochi problemi di interpretazione nella semplice comunicazione dell’omelia. Infatti, il testo di Giovanni è costruito dall’autore con una precisione assoluta.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17742" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/jesus-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/jesus-300x188.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/jesus-800x500.jpg 800w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/jesus-768x480.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/jesus.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il passaggio che suscita la nostra attenzione viene introdotto dopo una frase emblematica di Gesù a conclusione del lungo discorso della sinagoga di Cafarnao: «molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Gesù riprese: “Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!”. Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici» (Gv 6,66-70).<br />
Appena varcata la soglia del capitolo seguente, questo è l’<i>incipit</i> significativo: «Gesù se ne andava per la Galilea; infatti, non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne» (Gv 7,1-2). Com’è noto, la festa durava otto giorni, nel settimo mese dell’anno (cf. Lv 22,33-43; Dt 16,13-16).</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Quindi il Quarto Vangelo così prosegue: «i suoi fratelli gli dissero: “Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. Nessuno, infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!”. Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. Gesù allora disse loro: “Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto». «Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto”. Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea» (Gv 7,3-9).</div>
<div style="text-align: justify;">Ora, i “fratelli” di Gesù erano già stati nominati in Gv 2,12 («Gesù scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli»). Una tradizione antica, secondo la quale i parenti più prossimi di Gesù, anche se esteriormente si sentivano legati a lui, si curavano soltanto dell’onore della famiglia e non credevano nella sua missione. Questo traspare anche dai Vangeli sinottici, in una maniera realmente emblematica (Mc 3, 21.31; 6,4).</div>
<div style="text-align: justify;">Secondo lo Schnackeburg il riferimento ai fratelli di Gesù potrebbe provenire da una fonte indipendente; tuttavia, l’evangelista ha fuso interamente nella sua esposizione le notizie che aveva, quale ne fosse l’origine, e dei fratelli di Gesù ne ha fatto i rappresentanti dell’incredulità e del “mondo”, che si oppone alla sua missione. Comunque, potremmo concludere che per l’evangelista sono soltanto figure marginali.<br />
Nonostante l’affermazione precedente, Gesù, in maniera quasi inattesa, «quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto» (Gv 7,10). Segue il discorso di Gesù, pronunciato al tempio (cf. Gv 7,11-24), che non c’è tempo di affrontare qui.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Al discorso segue la reazione di chi ha ascoltato le sue parole: «alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia” (Gv 7,27).<br />
A quel punto, il Vangelo, col suo tipico movimento ad ondate e in crescendo, ridà la parola al Cristo: «Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure, non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”. Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: “Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?”. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: “Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete, e dove sono io, voi non potete venire”. Dissero dunque tra loro i Giudei: “Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire?» (Gv 7,25-36)</div>
<div style="text-align: justify;">Finalmente, il discorso arriva al suo culmine, il cui contesto preciso ho cercato di ricostruire – unica regola per una saggia interpretazione –: «nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”. Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti <i>non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato</i>» (Gv 7,37-39).</div>
<div style="text-align: justify;">Al netto di altre questioni testuali minori, alcuni manoscritti o versioni cercano di attenuare l’impatto di questa affermazione così dirompente: «non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato». Così leggono, invece – e qui mi scuso dell’annotazione fin troppo tecnica, ma necessaria – : «lo Spirito non era ancora stato dato loro» (<i>codice Vaticano</i>: IV sec.) o « lo Spirito santo non era ancora su di loro» (<i>codice di Beza</i>: V sec.); «lo Spirito Santo non era ancora venuto» (vers. etiopica: V sec.).</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Probabilmente coloro che hanno trasmesso il testo come lo leggiamo oggi, non vedevano una difficoltà teologica: come se Giovanni volesse dire che la terza Persona della Trinità semplicemente non esisteva prima che Gesù fosse glorificato nella passione, morte e risurrezione.</div>
<div style="text-align: justify;">È vero piuttosto che un’affermazione come questa non riguarda la vita della terza Persona divinai Dio, bensì la sua relazione e quella di di Dio con noi.</div>
<div style="text-align: justify;">Lo Spirito Santo non avrebbe toccato la realtà concreta della creatura umana finché Gesù con la potenza della risurrezione non avesse comunicato lo Spirito agli uomini: «Gesù disse loro: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»).</div>
<div style="text-align: justify;">Solo allora lo Spirito stesso agisce nei credenti in un modo non possibile prima della passione e della risurrezione del Signore Gesù (Gv 20,22; così Brown).</div>
<div style="text-align: justify;">Ora questa finale sulla relazione di Dio con noi, sue creature, è a mio avviso estremamente significativa.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Così tanto che, in conclusione, vorrei attualizzare queste parole del Vangelo, riferendomi al tema della persona umana e delle sue relazioni,<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-17822" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/06/Evangelii-193x300.webp" alt="" width="187" height="291" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/06/Evangelii-193x300.webp 193w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/06/Evangelii-322x500.webp 322w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/06/Evangelii.webp 400w" sizes="auto, (max-width: 187px) 100vw, 187px" /> con le parole di Jorge Mario Bergoglio nella sua enciclica programmatica (<a id="m_-8637894491057115764m_-7329902950170089158OWA4ba88cbe-8ee4-b2f7-ad21-e9ae31f76a2b" href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html&amp;source=gmail&amp;ust=1780261936325000&amp;usg=AOvVaw3_lph-TD_zf0Rhc579bh35"><i><u>Evangelii Gaudium</u></i></a>). Se, nel dono dello Spirito da parte del Cristo Risorto, Dio entra in relazione con ognuna delle sue creature, bisogna concludere che il Padre non «considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare» per «dare inizio alla cultura dello “scarto”» (EG 53). Di conseguenza, è escluso che «certe parti dell’umanità sembrino sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti». Oppure che «le persone non siano più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani» (<a id="m_-8637894491057115764m_-7329902950170089158OWA777acaf2-3132-b323-0801-027a54b5e8f9" href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html&amp;source=gmail&amp;ust=1780261936325000&amp;usg=AOvVaw3Mj7Z7Mr1G_ezOsfODRbqK"><i><u>Fratelli Tutti</u></i></a> 18).</div>
<div style="text-align: justify;">La potenza dello Spirito Santo, dono del risorto, opera instancabilmente verso questa direzione, nella società umana ma anche nella comunità cristiana, che non rare volte sembra dimenticare gli insegnamenti che pronuncia il suo magistero più autorevole, come messo in rilievo dallo stesso Leone XIV nella recente lettera enciclica <i><u>Magnifica Humanitas</u></i>.</div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/non-vi-era-ancora-lo-spirito-gv-739">«Non vi era ancora lo Spirito…» (Gv 7,39)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La fortuna di essere irrilevanti? Invito alla lettura del saggio di Armando Matteo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-fortuna-di-essere-irrilevanti-invito-alla-lettura-del-saggio-di-armando-matteo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 05:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17714</guid>

					<description><![CDATA[<p>Armando Matteo, teologo, che dal giugno 2022 è il segretario per la sezione dottrinale del Dicastero per la dottrina della fede, ha recentemente pubblicato questo saggio (La fortuna di essere irrilevanti, San Paolo, Milano 2026) declinato in cinque agili capitoli. È significativo il sottotitolo: Trasformazioni strutturali di una chiesa dalla quale nessuno o quasi si aspetta più nulla, come pure [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-fortuna-di-essere-irrilevanti-invito-alla-lettura-del-saggio-di-armando-matteo">La fortuna di essere irrilevanti? Invito alla lettura del saggio di Armando Matteo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17715" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788892249943-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788892249943-195x300.jpg 195w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788892249943-324x500.jpg 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/9788892249943.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px" />Armando Matteo, teologo, che dal giugno 2022 è il segretario per la sezione dottrinale del <em>Dicastero per la dottrina della fede</em>, ha recentemente pubblicato questo saggio (<em>La fortuna di essere irrilevanti</em>, San Paolo, Milano 2026) declinato in cinque agili capitoli.<br />
È significativo il sottotitolo: <em>Trasformazioni strutturali di una chiesa dalla quale nessuno o quasi si aspetta più nulla</em>, come pure è molto interessante la dedica: “A Papa Francesco, che mi ha fatto il dono di lasciarmi semplice e teologo con l’impegno ad essere un teologo semplice”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Matteo parte dalle tante indagini sociologiche che gettano un grido d’allarme sulla situazione della Chiesa di oggi. E comincia da quello che lui ritiene l’infinito sinodo sulla sinodalità, collegato ai tanti cammini sinodali di alcune conferenze episcopali nazionali – riprenderà il tema nel terzo capitolo. Guardando agli eventi dell’anno giubilare 2025 da poco trascorso, Armando Matteo aggiunge che non è raro che quanti chiedevano decidere le linee pastorali con i sondaggi sembra che credano realmente alle statistiche. Indubbiamente l’asse da cui muove questo volume, uno dei numerosi saggi che ha pubblicato, sembra essere la questione del “cambiamento d’epoca”: uno dei paradigmi di Papa Francesco, che l’autore cita non poche volte, riprendendo elementi dell’esortazione apostolica <em>Evangelii Gaudium</em>.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Matteo insiste molto su un particolare: l’idea che se da una parte vengono prodotte diagnosi molto precise sul cristianesimo occidentale, dall’altra parte ci si illude che fondamentalmente non è cambiato molto nel suo declinarsi contemporaneo. Fra l’altro, si dimentica per esempio il fenomeno più eclatante: l’assenza di un ricambio generazionale soprattutto a livello del mondo femminile, anche che è sempre stata una costante nel cristianesimo occidentale, dalle religiose alle laiche. E se si «passa un sacco di tempo a discutere del possibile accesso delle donne al diaconato, non si valuta la giusta portata e la possibile onda d’urto per il prossimo tempo futuro che oggettivamente possiede questo recente processo di allontanamento dalla chiesa”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per di più non sembra essere sufficiente a compensare le fughe nemmeno quello zoccolo duro della popolazione anziana all’interno del cristianesimo occidentale. Tutto questo permette di non prendere nemmeno in considerazione quello che diceva Papa Bergoglio, che evidenziava il fatto di non “rispondere a domande che nessuno si pone” (cf. EG 155).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Emergono qui prospettive contrastanti, che fra l’altro si elidono a vicenda. Ecco, pertanto, l’evidenziarsi di alcune categorie che definiscono il “cambiamento d’epoca”: la longevità davanti alla mortalità, la tecnologia davanti al sacrificio, la medicina davanti alla sofferenza, il cibo davanti alla fame.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Papa Francesco parlava di accelerazione dei fenomeni, oppure in spagnolo di <em>rapidación</em>, “rapidizzazione”. Il tutto in quella dinamica di una “giovinezza perenne” che sembra essere il paradigma più pregnante del tempo presente, che supera in un sol balzo e all’infinito la dinamica della “valle di lacrime”, tanto cara ad un modello trascorso di cristianesimo. Risultato: non c’è posto per la fede in tante persone.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17716 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/don-Armando-Matteo-970x485-1-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/don-Armando-Matteo-970x485-1-300x150.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/don-Armando-Matteo-970x485-1-960x480.jpg 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/don-Armando-Matteo-970x485-1-768x384.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/05/don-Armando-Matteo-970x485-1.jpg 970w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma se il «compito della Chiesa è duplice», e cioè essa «deve portare Gesù a tutti ma nello stesso tempo deve anche portare tutti a Gesù», preso atto di un deficit enorme da parte degli agenti pastorali dell’occidente cristiano, si finisce per sperimentare un vero e proprio fenomeno di irrilevanza della Chiesa in occidente. C’è un passaggio che esprime molto bene questo elemento laddove si dice che «il tempo in cui si diventava adulti, diventando cristiani, e si diventava cristiani diventando adulti». Queste prassi della consolazione e dell’accompagnamento sembrano ormai superate.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma questo non impedisce comunque che il «cristianesimo debba proporsi sempre come ingrediente essenziale per vivere la propria umanità al meglio delle possibilità di ciascuno».</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Matteo prova a mettere in fila (terzo capitolo) anche alcune risposte alle crisi che tuttavia ritiene insufficienti:<br />
1) l’adattamento di tutto ciò che contraddistingue l’attuale struttura ecclesiale agli standard della cultura democratica occidentale, anche se non condivido in pieno tutti i punti che l’autore evidenzia.<br />
2) una implementazione della pratica della sinodalità ad ogni livello di quello stesso sistema, fino a generare un <em>processo di elefantiasi</em>, al quale è stato sottoposto il suggerimento di Papa Francesco di risvegliare in tutti i credenti questa modalità di interesse circa le sorti possibili della Chiesa.<br />
3) l’idea di un certo ritorno al sacro presente nel contesto occidentale, nel nome di una imprecisata ricerca spirituale, snellendo in un certo senso l’apparato ecclesiale. Tutto questo e ben presente nel quadro di coloro che ritornano alla fede senza dare la certezza che la prospettiva che hanno scelto di riprendere possa essere mantenuta nel tempo. D’altronde, ancora <em>Evangelii Gaudium </em>(89) metteva in guardia dall’ambiguità insita in certi ambiti di spiritualità.<br />
4) il fenomeno dei cattolici anonimi, che si pongono a metà strada tra coloro che si dichiarano appartenenti alla chiesa e coloro che se ne dichiarano fuori senza se e senza ma.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">5) la proposta che viene dagli ambienti chiamati comunemente tradizionalisti, quasi che il tornare al messale di Pio V, unito ad un certo mal di pancia nei confronti del Concilio Vaticano II e di quanto da esso è scaturito.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dopo aver affrontato (quarto capitolo) la presa d’atto del flop dell’iniziazione cristiana così come è condotta adesso – qualcuno ha parlato anche di scuola dei sacramenti che genera piccoli e piccole atee, dopo aver condotto ai sacramenti dell’iniziazione cristiana –, Matteo invita i credenti ad attuare quei cambiamenti urgenti perché la Chiesa in Occidente ritorni a essere quello che deve essere: il luogo dell’incontro con Cristo come Salvatore. Questo ancora una volta riconduce al paradigma della <em>Evangelii Gaudium</em>.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E qui c’è il balzo che tenta di affrontare Armando Matteo. Superando quello che lui definisce la centralità delle conferenze episcopali e tutti i loro uffici – questione che fa il paio con un fenomeno recentemente evidenziato –: ossia, la guida da parte dei pastori di qualche diocesi come fossero parrocchie, unito all’onnipresenza mediatica de medesimi pastori, e inoltre. «quella sorta di assegno in bianco consegnato ai movimenti ecclesiali per quel che riguarda il tema dell’evangelizzazione». Tutto questo unito alla organizzazione di assemblee e la produzione di documenti di cui «non si accorge quasi nessuno, preti compresi. I pastori continuano ad amare i microfoni per dire cose che hanno scarsa rilevanza sulla coscienza collettiva, e, inoltre, i movimenti ecclesiali sembrano sempre più attratti da una tentazione settaria che dovrebbe pur far suonare qualche campanello d’allarme in chi vi ha visto e continua a vederci la <em>salvezza</em> della salvezza cristiana».</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Secondo Armando Matteo (quinto e ultimo capitolo) occorre invece affidarsi alla struttura base della chiesa, la parrocchia e la sua infinita plasticità, il luogo in cui abitano le persone di tutte le età e gli stati, e, per esempio, inaugurare un tempo in cui il catechismo non è fatto ai bambini ma ai loro genitori.<br />
Andrebbe sfatato anche il mito dei “credenti non praticanti” perché, «oltre a essere non praticanti, sono diventati «<em>diversamente credenti</em>». Tra le altre proposte, Matteo insiste sull’abolizione della festa di prima comunione, che non va ridotta alla celebrazione di un sacramento bensì diventare «l’incontro con il Signore Gesù è la possibilità di stabilire una comunione con lui». Questo va di passo anche con «l’abolizione anche delle aule di catechismo (o come si vogliono chiamare) che finiscono per richiamare le aule della scuola.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Interessante è quando, infine l’autore insiste sull’etimologia della parola “oratorio”, che risale al latino <em>orare</em> alla parola <em>pregare</em>. Era questa l’origine della struttura: quella di offrire a giovani un luogo dove poter pregare, ritrovarsi insieme e trascorrere il proprio tempo. Nell’oggi invece l’oratorio è sempre più diventato un luogo destinato a bambini e agli adolescenti, come una sorta di accompagnamento e sostegno ai genitori che non hanno altri modi di seguire i loro figli. Fra l’altro, Matteo sostiene anche che andrebbero ripensati gli stessi orari delle celebrazioni come pure la loro configurazione, in maniera coerente come quando è accaduto con il cambio della lingua, e la cura delle stesse celebrazioni.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E ancora, Matteo anche parla della omelia, riprendendo il pensiero ancora di Papa Francesco: «l’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. È triste che sia così. L’omelia può essere realmente un’intensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita» (EG 135).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Infine, Matteo conclude il suo percorso, soffermandosi su un tema coinvolgente: il «saper dare fastidio», ossia, capovolgendo il paradigma iniziale, l’«essere finalmente rilevanti».<br />
Così scrive: «nella misura in cui i credenti si mostreranno attivamente creativamente impegnati a favore di una vita dignitosa dei poveri e della costruzione di una società più fraterno e solidale, essi non potranno non dare fastidio. Di più: essi dovranno sempre di più imparare a dare fastidio, a esercitare, cioè una reale profezia di denuncia di un sistema economico che uccide, che produce povertà e scarto e che consuma senza sosta il pianeta e le sue risorse (…). La forza di un tale appello resterà sempre la proposta di amicizia con Gesù: è la gioia che nasce da quell’incontro che apre ciascuno e ciascuna a quella gioia del dare gioia, che costituisce il segreto di una vita umana veramente all’altezza della sua parte migliore. E mai, come proprio in questo tempo in cui sperimentano il destino dell’irrilevanza i credenti possono adoperarsi con coraggio e passione, perché quella proposta possa giungere effettivamente a tutti».</span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-fortuna-di-essere-irrilevanti-invito-alla-lettura-del-saggio-di-armando-matteo">La fortuna di essere irrilevanti? Invito alla lettura del saggio di Armando Matteo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Addio a Dio? Sul Dio vivente». Invito alla lettura del saggio di Pierangelo Sequeri</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/addio-a-dio-sul-dio-vivente-invito-alla-lettura-del-saggio-di-pierangelo-sequeri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 07:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17621</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Nella collana Dire Dio, che esce per i tipi del centro ambrosiano di Milano, Pierangelo Sequeri, pubblica un denso quanto agile saggio di cento pagine. Lo scritto è diviso in quattro parti, ciascuna composta da brevissimi capitoli. Sequeri, teologo e docente di teologia fondamentale alla FTIS, ma anche di estetica teologica presso [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/addio-a-dio-sul-dio-vivente-invito-alla-lettura-del-saggio-di-pierangelo-sequeri">«Addio a Dio? Sul Dio vivente». Invito alla lettura del saggio di Pierangelo Sequeri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17622" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/71xYvLzU0L._UF350350_QL50_-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/71xYvLzU0L._UF350350_QL50_-189x300.jpg 189w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/71xYvLzU0L._UF350350_QL50_.jpg 221w" sizes="auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px" />di Stefano Tarocchi <span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span> Nella collana <em>Dire Dio</em>, che esce per i tipi del centro ambrosiano di Milano, Pierangelo Sequeri, pubblica un denso quanto agile saggio di cento pagine. Lo scritto è diviso in quattro parti, ciascuna composta da brevissimi capitoli.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sequeri, teologo e docente di teologia fondamentale alla FTIS, ma anche di estetica teologica presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, è stato preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e del Pontificio istituto Giovanni Paolo II.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quasi alla fine di questo breve volume dal titolo accattivante e provocatorio, scrive: «noi europei siamo alla soglia di questa grande depressione: vivere come se non vivessimo. Possediamo tutto, ma cerchiamo sempre meno di vivere secondo la logica della generazione».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio a partire dalla generazione, nello specifico del figlio di Dio, che determina una nuova storia dell’Essere, Dio si rivela perciò come essere «non solitario». È anche la logica dell’umano: il due dell’amore (uomo e donna) che si fa uno, e contemporaneamente l’uno che genera il due (madre e figlio)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In pari tempo Sequeri apre il suo libro, – una splendida ouverture davvero! – scrivendo che «(la teologia) si sforza di mostrare, da un lato, che la rappresentazione dominante, nel linguaggio comune, conserva legami non necessari con una visione del mondo tramontata. Dall’altro lato, la teologia di questi decenni, sostenuta dalle esigenze dell’evangelizzazione e della catechesi, appare impegnata a ritrovare le radici bibliche nel linguaggio della fede… La convinzione dominante è appunto quella che ritiene le idee bibliche felicemente autonome rispetto alla visione del mondo &#8211; e di «Dio» &#8211; in cui ha trovato ospitalità l’iscrizione della fede cristiana nella cultura medievale e borghese (europea)».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma, prosegue Sequeri, «questo rinnovamento che prosegue il Vaticano II (che ha di fatto dischiuso al mondo cattolico la lettura della Bibbia nelle lingue degli uomini: cf. <em>Dei Verbum</em> 22) non ha dischiuso una pari conversione del pensiero, né è stato capace di incidere sull’inerzia dello stereotipo moderno della coscienza credente che ancora domina la cultura diffusa. Gli sforzi di cui parliamo sembrano essere diffusi soltanto all’interno del cristianesimo contemporaneo, anziché all’interno di quella cultura nella quale deve incarnarsi. Quando Papa Bergoglio parlava di cambio d’epoca suggeriva un cambio di paradigma al pensiero cristiano, simile a quella che può essere definita una coraggiosa rivoluzione culturale».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di fatto, lo sdoganamento radicale del registro della semplice “esperienza” è diventato sinonimo anche della conoscenza della fede”. Ma questo non può verificarsi senza conseguenze: si nota dunque una sorta di liquidità, che ci sgancia sia dalla verità che dal reale. Una sorta di ripiegamento su sé stessi che svincola dall’oggettività per puntare solo sul soggettivo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tornando all’ultima sezione del libro – la quarta e ultima – , voglio mettere in luce il passaggio dove Sequeri scrive, sottolineando il fatto che «siamo sempre più terrorizzati dell’eventualità di essere giudicati in ogni esperienza e in ogni relazione, anche per le condotte di più modesto rilievo esistenziale». Forse è per questo che si fa strada «in compenso, l’idea che sulla soglia estrema della morte intervenga un giudizio divino che decide la beatitudine o la perdizione dell’intera esistenza stia evaporando quasi totalmente». Ovvero «sempre meno sopportiamo di essere moralmente giudicati in rapporto alle singole scelte della nostra vita, mentre siamo relativamente insensibili alla prospettiva di un giudizio finale che dispone &#8211; e impone &#8211; la sua beatitudine o la sua condanna».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">D’altronde, scrive ancora Sequeri nella terza sezione, se «la ricerca della giustizia – che è il processo di elaborazione del giudizio – è l’unica speranza che abbiamo di trovare comprensione anche per i nostri sbagli più gravi», questo è vero perché «cerchiamo in tutti i modi di liberarci dal giudizio, patito come un atto di lesa maestà e siamo sempre più ossessionati dalla facilità con la quale esso ci raggiunge e ci rovina… La materia morale, nel sistema della comunicazione, è ormai quasi interamente sovrapposta con la vastissima area alla quale si applica questo doppio registro: la sessualità e il denaro».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così, Sequeri nota con una certa ironia, che tradisce la sua fine capacità di comunicare con il lettore, se l’uomo vuole mantenere aperto quel rapporto con il giudizio divino che può salvarlo, non deve rischiare di «assumersi un compito totalmente sproporzionato alla (sua) modesta e precaria conoscenza del bene e del male (Dio l’aveva detto, all’inizio della creazione virgola di non allargarsi fino a questo punto. Ma invano)».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17623 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/2592226_sequeri_800-jpg-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/2592226_sequeri_800-jpg-300x200.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/04/2592226_sequeri_800-jpg.webp 635w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine, e siamo arrivati al dodicesimo e ultimo capitolo di questo scritto così denso quanto prezioso, quando Papa Francesco scriveva che «i grandi uomini e donne di Dio sono stati grandi intercessori» (EG 283), è dunque vero che «l’intercessione è l’ultima occasione della grazia, per la generazione che attraversa il deserto»: l’intercessione del Figlio di Dio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È presto per dire in che modo «questa ispirazione potrà produrre la svolta della fede che ci è necessaria, nella Chiesa e nell’umana convivenza. Nel frattempo, l’infantile vezzo della comunità umana moderna e secolarizzata, sempre più ansiosa di congedarsi dal Nome che protegge il nostro prossimo, per rispondere di sé soltanto a sé stessa, va spegnendo drammaticamente anche i suoi affetti. «Io sono», che ora abbiamo riconosciuto eternamente capace di generazione si fa lui stesso intercessione. E non arretra».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Possiamo far nostra questa lettura di Sequeri invitando a riflettere su questo <em>Addio a Dio? </em>Solo un percorrere e ripercorrere i sentieri che il teologo milanese ci mette davanti agli occhi e porge alla nostra mente, oltre a raccoglierne la sfida, finisce per creare la <em>road map</em> per superare questo «aspro diserto» (<em>Purgatorio</em> XI, 14).</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/addio-a-dio-sul-dio-vivente-invito-alla-lettura-del-saggio-di-pierangelo-sequeri">«Addio a Dio? Sul Dio vivente». Invito alla lettura del saggio di Pierangelo Sequeri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diaconato permanente: il cammino della chiesa inglese</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/diaconato-permanente-il-cammino-della-chiesa-inglese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 19:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17563</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · «Benché, infatti, soprattutto nei territori di missione, usualmente vengano affidati a laici non pochi uffici diaconati, tuttavia, è bene che quanti esercitano davvero il ministero diaconale siano fortificati e più strettamente associati all’altare mediante l’imposizione delle mani, che è tradizione apostolica, affinché più efficacemente essi adempiano, in virtù della grazia sacramentale del diaconato, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/diaconato-permanente-il-cammino-della-chiesa-inglese">Diaconato permanente: il cammino della chiesa inglese</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17564" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-300x300.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-500x500.png 500w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-150x150.png 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-768x768.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-80x80.png 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI-560x560.png 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/preghiere-di-Papa-Paolo-VI.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Tarocchi · «Benché, infatti, soprattutto nei territori di missione, usualmente vengano affidati a laici non pochi uffici diaconati, tuttavia, <em>è bene che quanti esercitano davvero il ministero diaconale siano fortificati e più strettamente associati all’altare mediante l’imposizione delle mani, che è tradizione apostolica, affinché più efficacemente essi adempiano, in virtù della grazia sacramentale del diaconato, il proprio ministero</em> (<em>Ad gentes</em> 6). In tal modo, sarà ottimamente chiarita la natura propria di questo Ordine che non deve essere considerato come un puro e semplice grado di accesso al sacerdozio; esso, insigne per l’indelebile carattere e la particolare sua grazia, di tanto si arricchisce che coloro i quali vi sono chiamati possono in maniera stabile dedicarsi ai <em>ministeri di Cristo e della Chiesa</em> (<em>Lumen Gentium</em> 41).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così papa Paolo VI nella lettera apostolica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>motu proprio</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/motu_proprio/documents/hf_p-vi_motu-proprio_19670618_sacrum-diaconatus.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><u>Sacrum Diaconatum</u></em></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">del 1967, che riprendeva </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Lumen Gentium</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 29. Questa «sapientemente decretò che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>si potesse in futuro ristabilire il diaconato quale proprio e permanente grado della gerarchia</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un successivo documento, dalla medesima caratteristica, dal titolo di </span></span></span><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/motu_proprio/documents/hf_p-vi_motu-proprio_19720815_ad-pascendum.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><u>Ad Pascendum</u></em></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (1972), Paolo VI scriveva ancora: «conviene che i ministeri di lettore e di accolito siano affidati a coloro che, come candidati all’ordine del diaconato o del presbiterato, desiderano consacrarsi in modo speciale a Dio ed alla chiesa. Questa, infatti, proprio perché “mai non cessa di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli “, ritiene molto opportuno che i candidati agli ordini sacri, tanto con lo studio quanto con l’esercizio graduale del ministero della parola e dell’altare, conoscano e meditino per un intimo contatto questo duplice aspetto della funzione sacerdotale. E così l’autenticità del loro ministero risalterà con la più grande efficacia. I candidati allora si accosteranno agli ordini sacri, pienamente consapevoli della loro vocazione, “ ferventi nello spirito, pronti nel servire il Signore, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei santi “».<br />
In tempi nei quali il ministero diaconale permanente viene a conoscere  un nuovo spazio all’interno di una chiesa avviata seriamente a percorrere il un cammino di reale sinodalità, ritorna di straordinaria importanza l’intuito del Papa che portò a compimento il Concilio Vaticano II.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al semplice fine di aprirci ad un orizzonte più ampio di quello a cui siamo abituati, qui vogliamo affrontare con alcune note il cammino sul diaconato percorso dalla </span></span></span><a href="https://www.cbcew.org.uk/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Quest’ultima, dopo che il Concilio Vaticano II (1962-1965) ripristinò il diaconato come grado permanente della gerarchia, fu una delle prime a muoversi ufficialmente. I vescovi inglesi chiesero e ottennero il permesso dalla Santa Sede di ristabilire il diaconato permanente alla fine degli anni ‘60.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’istituzione del diaconato permanente in Inghilterra e Galles rappresenta un capitolo significativo della storia recente della Chiesa cattolica nel Regno Unito, vedendo un’evoluzione costante dal Concilio Vaticano II a oggi. Il primo diacono permanente nel Regno Unito fu ordinato il 2 giugno 1974 a Basingstoke. Da allora, il ministero è cresciuto costantemente in quasi tutte le diocesi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nell’anno 1998 viene promulgato dalla S. Sede un nuovo documento: </span></span></span><a href="https://www.clerus.va/it/ministri-ordinati/diaconi/documenti-dicastero/direttorio-per-il-ministero-e-la-vita-dei-diaconi-permanenti.html?utm_source=copilot.com" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pubblicato congiuntamente dalla Congregazione per il clero e da quella per l’educazione cattolica, si inserisce nel percorso post‑conciliare di chiarificazione e consolidamento del diaconato permanente, restaurato dal Vaticano II. La scelta di una pubblicazione simultanea in più lingue rispondeva all’esigenza di garantire unità normativa e pastorale a livello universale, evitando recezioni differite o parziali. D’altronde, lo stesso Paolo VI, scriveva che «il diaconato permanente non debba essere instaurato necessariamente in tutta la Chiesa latina, dal momento che <em>spetta alle competenti Conferenze Episcopali nazionali, con l’approvazione del Sommo Pontefice, decidere se e dove sia opportuno istituire, per la cura delle anime, tale specie di diaconi</em>» (<em>Ad Pascendum</em>, Introduzione)<br />
L’intuizione molto sapiente di papa Montini veniva così più che garantita, che salvaguardava le competenze delle singole conferenze episcopali ma all’interno di una «unità normativa e pastorale».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17565 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/CBCEW-logo.jpg" alt="" width="250" height="250" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/CBCEW-logo.jpg 250w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/CBCEW-logo-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/03/CBCEW-logo-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, composta dai vescovi di 21 diocesi, che gestisce il diaconato permanente come è stabilito dai documenti della S. Sede, ha continuato ad aggiornare le circolari applicative. Essa stabilisce che i candidati (sposati o celibi) debbano avere tra i 35 e i 60 anni all’inizio della formazione, e per i candidati sposati, il consenso e il supporto attivo della moglie.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il percorso di formazione dura solitamente quattro anni e include studi accademici veri e propri: si tratta indubbiamente di un approccio estremamente serio e interessante. Possiamo farcene un’idea più precisa attraverso la lettura del percorso di “</span></span></span><a href="https://www.diaconate.org.uk/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><u>Formazione di diaconi</u></em></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>per le arcidiocesi di Southwark, Westminster e le diocesi di Arundel e Brighton, Brentwood e East Anglia, e per </em></span></span></span><a href="https://www.cbcew.org.uk/ordinariate/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><u>l’Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham</u></em></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">”</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>.</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Quest’ultimo si occupa dei “gruppi di fedeli anglicani e del loro clero che desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica”. Il percorso è realizzato con il partenariato del </span></span></span><a href="https://www.sjs.edu/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>St John’s Seminary</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (Boston) della </span></span></span><a href="https://www.stmarys.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>St Mary’s University</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (London), che garantiscono il percorso accademico.<br />
Possiamo consultare anche il </span></span></span><a href="https://view.officeapps.live.com/op/view.aspx?src=https%3A%2F%2Frcadc.org%2Fwp-content%2Fuploads%2F2018%2F10%2FCardif-Menevia-Directory-for-the-Permanent-Diaconate.doc&amp;wdOrigin=BROWSELINK" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Direttorio per il diaconato permanente</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> della diocesi di Cardiff-Menevia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Attualmente risulta che nel 2024 sono stati ordinati 24 nuovi diaconi permanenti in Inghilterra e Galles, con circa 110 uomini in formazione (</span></span></span><a href="https://www.cbcew.org.uk/national-office-for-vocation/#:~:text=The%20National%20Office%20for%20Vocation%20is%20an%20Office,and%20to%20promote%20the%20calls%20to%20specific%20vocations." target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><u>National Office for Vocation</u></em></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Le proiezioni della Conferenza episcopale suggeriscono che le ordinazioni diaconali potrebbero raggiungere un picco di circa 38 nuovi diaconi nel 2026, il numero più alto degli ultimi anni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sembra quindi che possiamo dire che il diaconato permanente in Inghilterra e Galles sta vivendo una fase di espansione “silenziosa” ma vitale, specialmente a fronte della diminuzione del numero di sacerdoti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Inghilterra e Galles, i diaconi permanenti sono particolarmente attivi in questi campi: 1) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>servizi di carità</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">: diaconi che operano come cappellani nelle carceri, negli ospedali o nel settore marittimo (Stella Maris); 2) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>amministrazione parrocchiale</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">: diaconi che collaborano strettamente con i parroci per la gestione delle comunità in un’ottica di </span></span></span><a href="https://www.cbcew.org.uk/synodal-church/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>sinodalità</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">; 3) presenza nel mondo secolare: poiché molti diaconi mantengono il proprio lavoro civile, la Conferenza episcopale promuove la loro figura come “icone di Cristo Servo” nei luoghi di lavoro.<br />
Un percorso, quello della conferenza delle 26 diocesi cattoliche inglesi, che può darci indicazioni preziose.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/diaconato-permanente-il-cammino-della-chiesa-inglese">Diaconato permanente: il cammino della chiesa inglese</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«L’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/lagnello-di-dio-che-toglie-il-peccato-del-mondo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 19:51:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17474</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Nel numero scorso del mantello della giustizia, ho affrontato il tema del rapporto fra il Battista e Gesù, che riflette la visione della prima generazione cristiana. A quanti non avevano chiara la distinzione fra il profeta e il Cristo, il quarto Vangelo precisa nello stesso prologo che apre lo scritto: «Giovanni [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/lagnello-di-dio-che-toglie-il-peccato-del-mondo">«L’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17475" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/images.jpeg" alt="" width="215" height="235" />di Stefano Tarocchi • Nel numero scorso del mantello della giustizia, ho affrontato il tema del </span></span><a style="color: #000000;" href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gesu-e-giovanni-battista-nel-quarto-vangelo" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>rapporto fra il Battista e Gesù</u></span></span></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, che riflette la visione della prima generazione cristiana.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">A quanti non avevano chiara la distinzione fra il profeta e il Cristo, il quarto Vangelo precisa nello stesso prologo che apre lo scritto: «Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”» (Gv 1,15).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">E lo stesso evangelista, poco più innanzi, chiarisce: «questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Tu, chi sei?”. Egli confessò e non negò. Confessò: “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Chi sei, dunque? Sei tu Elia?”. “Non lo sono”, disse. “Sei tu il profeta?”. “No”, rispose. Gli dissero allora: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”.  Rispose: “Io sono <em>voce di uno che grida nel deserto</em>: <em>Rendete diritta la via del Signore</em>, come disse il profeta Isaia”» (cf. Is 40,3). E ancora: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,32-34).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, prima ancora di queste parole viene un’altra affermazione estremamente importante, Che sebbene con un linguaggio differente nella lingua originale tornerà nella visione del libro dell’Apocalisse (cf. Ap 7,16-17; 17,14: «<em>Non avranno</em> più <em>fame né avranno</em> più <em>sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, </em>perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. <em>E Dio asciugherà ogni lacrima dai</em> loro <em>occhi</em>”; [i dieci re] hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.  Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re; quelli che stanno con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli”). Queste le parole del Battista: «Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Il verbo greco ha un doppio significato: “prendere su di sé” e “portare via”. Questa parola viene ripresa ancora una volta, poco più avanti nel racconto: «Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!” (Gv 1,35-36).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17476 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/battista500-271x300.jpg" alt="" width="271" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/battista500-271x300.jpg 271w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/battista500-452x500.jpg 452w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/02/battista500.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 271px) 100vw, 271px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Ora, qui vorrei cogliere l’importanza dell’affermazione che il testo del Vangelo di Giovanni riporta: “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Il peccato, al singolare, diventa il padre (o la madre visto, il termine usato in greco!) di tutti i peccati, al plurale, che pervadono la storia umana, nonostante che Gesù Cristo abbia preso su di sé, e portato via il peccato. Lo dice chiaramente ancora la prima lettera di Giovanni, quando spiega che cosa intende con la parola peccato: «in questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1 Gv 4,2-3). È ciò che viene chiamato in chiave ancora più assoluta, la distruzione di ogni ordine: «il peccato è l’iniquità» (1 Gv 3,4). Chiave di tutto è comunque negare il mistero dell’incarnazione: colui che è Dio da sempre («in principio»: Gv 1,1) «si è fatto carne», cioè uomo (Gv 1,14). Ha, cioè, assunto su di sé la debolezza umana, perché ha preso su sé la radice di tutti i peccati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Tutto questo ha un’enorme importanza: negare la vera umanità del Cristo ha un effetto dirompente sulla storia della comunità cristiana. Per tornare alla prima lettera di Giovanni, viene aggiunto un altro elemento: «figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri» (1 Gv 2,18-19).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Se il quarto Angelo chiama addirittura “anticristo” colui che nega la veridicità dell’incarnazione, credo si possa affermare che questo sia la negazione del progetto stesso di Dio. Per usare le parole di un celebre commentatore: l’intero «peso dei peccati dell’umanità». Negare la carne umana del Cristo significa negare ad ogni creatura umana il posto che Dio le ha assegnato, ossia ridicolizzare e disprezzare ogni creatura fino a negarla, oppure a trattarla come scarto inutile. Come dire, la strada per cui diventa legittimo, in nome del nostro interesse – personale oppure espressione del potere, legittimato in qualche modo dall’elettorato – schiacciare anche una sola delle creature umane, create ad immagine e somiglianza di Dio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">L’incarnazione del Figlio di Dio, fino a “piantare la sua tenda in mezzo a noi” non resta senza conseguenze. La tragica storia umana degli ultimi decenni e anche della sua stringente attualità è qui a dimostrarcelo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/lagnello-di-dio-che-toglie-il-peccato-del-mondo">«L’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gesù e Giovanni Battista nel Quarto Vangelo.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gesu-e-giovanni-battista-nel-quarto-vangelo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 20:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2026]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17375</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Il quarto Vangelo è l’unico ad aprire le sue pagine con quello che è definito un “prologo”. Non si tratta di anteprima letteraria come l’esordio del Vangelo secondo Luca (Lc 1,1-4) ma di una vera e propria premessa teologica che apre ai lettori di ogni tempo una via privilegiata per conoscerne [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gesu-e-giovanni-battista-nel-quarto-vangelo">Gesù e Giovanni Battista nel Quarto Vangelo.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17376" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1_zm0RyHCn-qHR53rAi319FQ-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1_zm0RyHCn-qHR53rAi319FQ-300x204.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1_zm0RyHCn-qHR53rAi319FQ-735x500.jpg 735w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1_zm0RyHCn-qHR53rAi319FQ-768x522.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/1_zm0RyHCn-qHR53rAi319FQ.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Tarocchi · Il quarto Vangelo è l’unico ad aprire le sue pagine con quello che è definito un “prologo”. Non si tratta di anteprima letteraria come l’esordio del Vangelo secondo Luca (Lc 1,1-4) ma di una vera e propria premessa teologica che apre ai lettori di ogni tempo una via privilegiata per conoscerne l’importanza. Stiamo parlando dell’importanza non tanto di questo Vangelo in sé stesso quanto dello stesso Gesù, il Verbo, ossia la Parola con cui Dio si è rivelato agli uomini mentre si è incarnato nella nostra umanità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">L’evangelista Giovanni, che è alla base di questo incomparabile scritto, ha dovuto affrontare anche questioni di enorme importanza per la generazione cristiana di cui si è fatto voce e interprete, come misurarsi davanti alla differenza fra il figlio di Dio, che è prima di tutte le cose come Parola creatrice (Gv 1,3), e il Battista, che Dio ha mandato come testimone del Verbo. La trama del prologo di Giovanni sembra quasi interrompersi in due passaggi con questa preoccupazione:</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,6-9).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">«Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”» (Gv 1,15).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E l’evangelista, poco più innanzi, chiarisce: </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Tu, chi sei?”. Egli confessò e non negò. Confessò: “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Chi sei, dunque? Sei tu Elia?”. “Non lo sono”, disse. “Sei tu il profeta?”. “No”, rispose. Gli dissero allora: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”.  Rispose: “Io sono <em>voce di uno che grida nel deserto</em>: <em>Rendete diritta la via del Signore</em>, come disse il profeta Isaia”» (cf. Is 40,3).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Il tema della testimonianza è ripreso in un altro passaggio dello stesso Vangelo, collocato dopo la guarigione del paralitico alla piscina di Betzatà (Gv 5,1-18): «se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera.  C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.  Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo, ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce» (Gv 5,31-35).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, la testimonianza di Giovanni non è stata tuttavia sufficiente a far accogliere la presenza del Cristo nella storia umana, come il quarto Vangelo specifica ancora: </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto» (Gv 1,10).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Proprio il tema della luce, come simbolo della rivelazione di Dio, operata dallo stesso Verbo fatto uomo, ritorna più volte nel quarto Vangelo. Registriamo almeno tre passaggi: «la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie» (Gv 3,19); «“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”» (Gv 8,12); «finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”» (Gv 9,5).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17377 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2026/01/images.jpeg" alt="" width="299" height="169" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Se la luce, ossia il Cristo, è colui che svela agli uomini il volto di Dio che «nessuno ha mai visto», come si afferma ancora nel prologo («Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18), allora è fondamentale che i destinatari dello scritto di Giovanni possano realmente distinguere fra il testimone, il Battista, e colui che è stato testimoniato, il Cristo. Non ci può essere confusione fra il primo e il secondo. Il Battista può soltanto affermare che Gesù è «l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Del resto, lo stesso Gesù afferma di avere «una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato (Gv 5, 36). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E, potremmo concludere che soltanto in lui, Gesù, risiede esattamente la differenza fra coloro che l’hanno accolto e coloro che non sono stati capaci di farlo, pur essendo i “suoi”: </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure, il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati (Gv 1,10-13).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">D’altra parte, «la luce splende nelle tenebrema le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,5).</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/gesu-e-giovanni-battista-nel-quarto-vangelo">Gesù e Giovanni Battista nel Quarto Vangelo.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il discorso di Bartolomeo I a papa Leone XIV nella Divina Liturgia della festa dell’apostolo Andrea</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/il-discorso-di-bartolomeo-i-a-papa-leone-xiv-nella-divina-liturgia-della-festa-dellapostolo-andrea</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 05:48:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2025]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17272</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Voglio riprendere in questo testo le parole che il patriarca ecumenico Bartolomeo I ha rivolto a Papa Leone al termine della divina liturgia nella festa dell&#8217;apostolo Andrea ad Istanbul. Esso fa seguito alla dichiarazione congiunta, firmata al Phanar il giorno precedente, e che segue la celebrazione tenutasi a Nicea. «Come narra il vangelo di Giovanni – [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/il-discorso-di-bartolomeo-i-a-papa-leone-xiv-nella-divina-liturgia-della-festa-dellapostolo-andrea">Il discorso di Bartolomeo I a papa Leone XIV nella Divina Liturgia della festa dell’apostolo Andrea</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17273" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/download.jpeg" alt="" width="300" height="168" />di Stefano Tarocchi · </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Voglio riprendere in questo testo le parole che il patriarca ecumenico </span></span></span><a href="https://ec-patr.org/homily-by-his-all-holiness-ecumenical-patriarch-bartholomew-during-the-divine-liturgy-on-the-feast-day-of-st-andrew-in-the-venerable-patriarchal-church-of-st-george-november-30th-2025/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #467886;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Bartolomeo I</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> ha rivolto a </span></span></span><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251130-turchia-divina-liturgia.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #467886;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Papa Leone</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> al termine della divina liturgia nella festa dell&#8217;apostolo Andrea ad Istanbul. Esso fa seguito alla </span></span></span><a href="https://ec-patr.org/joint-declaration-of-h-h-pope-leo-xiv-and-h-a-h-ecumenical-patriarch-bartholomew/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #467886;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>dichiarazione congiunta</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, firmata al Phanar il giorno precedente, e che segue la celebrazione tenutasi a Nicea.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Come narra il vangelo di Giovanni – ha esordito Bartolomeo –, Andrea fu uno dei due discepoli di San Giovanni il Precursore che indicò loro Gesù Cristo, dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio!” Andrea non solo lo seguì immediatamente, ma trovò anche suo fratello Simone, dicendogli: “Abbiamo trovato il Messia”, e lo condusse al Signore, che dichiarò: “Tu sei Simone? Sarai chiamato Cefa-Pietro” (Gv 1,35-42). Così, grazie a questa chiamata, i due fratelli lasciarono le reti sulle rive del Mare di Galilea per diventare pescatori di uomini, gettando le reti della Chiesa attraverso la predicazione della Buona Novella fino ai confini della terra».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Bartolomeo ha inoltre ricordato che «l’icona del bacio dei Santi Pietro e Andrea è, da più di mezzo secolo, il simbolo del nostro comune pellegrinaggio verso l’unità cristiana. Essa «rammenta costantemente al mondo al mondo che “abbiamo trovato il Messia”».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E ha così proseguito: «come successori dei due santi Apostoli, fondatori delle nostre rispettive Chiese, ci sentiamo legati da vincoli di fratellanza spirituale che ci obbligano a lavorare diligentemente per proclamare il messaggio di salvezza al mondo».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La visita del vescovo di Roma «non può essere ridotta a meri eventi di protocollo, ma al contrario, esprime concretamente e personalmente il nostro profondo impegno nella ricerca dell’unità cristiana e la nostra sincera aspirazione alla piena comunione ecclesiale».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E ha così proseguito che «ciò fu reso possibile 60 anni fa dalla revoca delle scomuniche del 1054 tra Roma e Costantinopoli il 7 dicembre 1965. Nella Dichiarazione Comune, Papa Paolo VI e il Patriarca Ecumenico Atenagora proclamarono la loro convinzione comune di “rispondere alla chiamata di quella grazia divina, che oggi conduce la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, così come tutti i cristiani, a superare le differenze per essere di nuovo ‘uno’ come il Signore Gesù chiese al Padre per loro” (Dichiarazione Comune, 1)».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17274 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/12/images.jpeg" alt="" width="252" height="200" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Questo evento storico, dopo l’‘inverno’ delle divisioni, può giustamente essere chiamato una ‘primavera’ spirituale per le nostre Chiese, inaugurando un nuovo capitolo nelle nostre relazioni reciproche, cercando di superare le differenze del passato».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Agli eventi del Concilio si aggiunge «il significato della celebrazione di quest’anno del 1700º anniversario del I Concilio Ecumenico di Nicea».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E Bartolomeo ha ricordato il pellegrinaggio congiunto con il Patriarca Teodoro di Alessandria e i rappresentanti ufficiali dei Patriarchi Giovanni di Antiochia e Teofilo di Gerusalemme».<br />
È purtroppo evidente come sia da rilevare l’assenza di Kirill, ossia Vladimir Patriarca ortodosso di Mosca, e di tutte le chiese autocefale che a lui fanno capo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">D’altronde, ancora di più, «il Simbolo della Fede promulgato dal Concilio di Nicea si dimostra una confessione che trascende spazio e tempo, riaffermando la fede della Chiesa ricevuta dagli Apostoli».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Il I Concilio Ecumenico di Nicea rafforzò l’unità ecclesiastica», ha poi detto Bartolomeo, e ha ricordato Atanasio di Alessandria, che nella sua lettera ai vescovi d’Africa ebbe a dire che il Concilio fu convocato dall’Imperatore Costantino principalmente per risolvere la divisione causata dall’eresia ariana e decidere una data comune per la celebrazione annuale della Pasqua».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Bartolomeo ha proseguito affermando che il «I Concilio Ecumenico rimane il fondamento nella nostra ricerca dell’unità cristiana oggi. Il suo Simbolo della Fede, i suoi canoni e le sue decisioni, soprattutto quella relativa all’istituzione di criteri condivisi per il calcolo della data comune della Pasqua, costituiscono il patrimonio di tutta la cristianità, e solo approfondendo questa ricca eredità i cristiani divisi si avvicineranno e raggiungeranno l’unità tanto desiderata».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il patriarca ecumenico ha poi fatto riferimento al Concilio della Chiesa Ortodossa, tenutosi a Creta nel giugno 2016), e ha così proseguito aggiungendo che «la responsabilità della Chiesa Ortodossa per l’unità e la sua missione ecumenica sono state articolate dai Concili Ecumenici. Questi hanno sottolineato soprattutto l’indissolubile legame tra la vera fede e la comunione sacramentale»</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pertanto, «la fede nel Dio Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, e nell’unico Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo le Scritture e il Credo niceno-costantinopolitano sono il criterio essenziale per l’impegno della Chiesa Ortodossa nel Movimento Ecumenico e la sua appartenenza al Consiglio Ecumenico delle Chiese e alla Conferenza delle Chiese Europee».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così, «il lavoro svolto negli ultimi quarantacinque anni, iniziato esaminando ciò che abbiamo in comune, ha coltivato uno spirito di fraternità e sviluppato fiducia e comprensione reciproche, e consente alle nostre Chiese, in questo momento cruciale della storia, di affrontare le questioni spinose del passato per superarle e condurci verso la restaurazione della piena comunione».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«È perciò notevole che la riflessione su Sinodalità e Primato intrapresa negli ultimi anni all’interno della Commissione si sia rivelata fonte di ispirazione e rinnovamento non solo per le nostre Chiese sorelle, ma anche per il resto del mondo cristiano. Possiamo solo pregare che questioni come il “<em>filioque</em>” e l’<em>infallibilità</em>, che la Commissione sta attualmente esaminando, vengano risolte affinché la loro comprensione non sia più un ostacolo alla comunione tra le nostre Chiese».</span></span></p>
<p align="justify"><a name="m_1725819608211845185m_3392932446240738265OWAc1b26c69-5a34-f818-58e0-6f0d37fa1661"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così le due chiese sorelle potranno «affrontare insieme le sfide condivise nel testimoniare la fede espressa a Nicea con rispetto reciproco e lavorare insieme per soluzioni concrete con autentica speranza» (</span></span></span><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2025/11/29/dichiarazione-congiunta.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #467886;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Dichiarazione congiunta del 29 novembre 2025</u></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">).</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/il-discorso-di-bartolomeo-i-a-papa-leone-xiv-nella-divina-liturgia-della-festa-dellapostolo-andrea">Il discorso di Bartolomeo I a papa Leone XIV nella Divina Liturgia della festa dell’apostolo Andrea</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Turchia: alla ricerca di un cristianesimo che si è smarrito</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/turchia-alla-ricerca-di-un-cristianesimo-smarrito</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 20:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2025]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2025]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17207</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Di ritorno da un recente viaggio nell&#8217;area orientale della Turchia, in un viaggio arrivato fino ad Antiochia sull’Oronte (Antakia), dove per la prima volta i discepoli di Gesù Cristo, secondo gli Atti degli apostoli vengono chiamati cristiani (Atti 11,26), dal cui porto partirono i viaggi di Paolo (Seleucia di Pieria, oggi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/turchia-alla-ricerca-di-un-cristianesimo-smarrito">Turchia: alla ricerca di un cristianesimo che si è smarrito</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17208" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/Tarsus_Saint_Pauls_Church-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/Tarsus_Saint_Pauls_Church-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/Tarsus_Saint_Pauls_Church.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Tarocchi • Di ritorno da un recente viaggio nell&#8217;area orientale della Turchia, in un viaggio arrivato fino ad Antiochia sull’Oronte (<em>Antakia</em>), dove per la prima volta i discepoli di Gesù Cristo, secondo gli Atti degli apostoli vengono chiamati cristiani (Atti 11,26), dal cui porto partirono i viaggi di Paolo (Seleucia di Pieria, oggi nota come <em>Çevlik</em>), vorrei tentare alcune considerazioni sulla situazione delle chiese cristiane, che secondo i dati ufficiali arrivano allo 0,2% della popolazione totale della Turchia, che raggiunge oltre 87 milioni di persone dall’età media di 33,5 anni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Vogliamo riportare all’attenzione del lettore anche altri dati molto interessanti. In un paese dove lo sviluppo economico ha conosciuto la costruzione di ottime strade a più corsie e dall’asfalto perfettamente steso, che raggiungono tutte le località del paese, compresi i centri minori. Si tratta di infrastrutture realmente efficienti che nel nostro paese, con la sua asfissiante burocrazia a più volti, invidiamo. Inoltre, la Turchia possiede una rete telefonica che permette di essere collegati da qualunque parte dell’immenso territorio, cosa che noi nella penisola ormai da tempo ci sogniamo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il paese, situato geograficamente in un&#8217;area dalla fragile situazione sismografia complessa si sta riprendendo con grande energia dal rovinoso terremoto del 2023. Non meno interessante l’approccio statale ai siti archeologici in questo paese che ne presenta un panorama ricchissimo, ancora da esplorare appieno. Rammento due soli siti: <em>Laodicea</em>, una delle sette chiese dell’Apocalisse, e <em>San Salvatore in Chora</em>, ad Istanbul, come esempio della cura che l’ente pubblico affronta per valorizzare siti e spazi meritevoli di una visita approfondita.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ero già stato a Tarso nel 1998, il luogo natale dell&#8217;apostolo Paolo – se non vogliamo tener conto dei dati forniti da San Girolamo, che parla della città di Giscala in Galilea. Nella moschea in cui, è stata trasformata dopo il terremoto del 2023 la chiesetta esistente, c&#8217;erano due religiose cattoliche, che custodivano il luogo a nome di tutti i cristiani. Vicende recenti, e scelte poco sagge, hanno messo fine a questa piccola, quasi microscopica comunità. Così, se di fatto non è rimasto nemmeno un cristiano laddove è nato l&#8217;apostolo delle genti, ecco che la situazione che si presenta oggi davanti ai nostri occhi richiede qualche considerazione più profonda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nelle città principali c&#8217;è una forte presenza di armeni apostolici (circa 50.000), forse la comunità più ricca numericamente del paese. La presenza cattolica (circa 20.000) è concentrata ad Istanbul, Izmir (<em>Smirne</em>) e Adana, verso est. Un gruppo dalla consistenza analoga numericamente, composta da evangelici e altre denominazioni riformate, concentrate tra Izmir e Antalya, la regione sud del paese.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17209 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/Domani-dottorato-honoris-causa-in-Sacra-Teologia-al-Patriarca-Bartolomeo.jpg" alt="" width="255" height="293" /></span></span></p>
<p align="justify"><a name="m_4372643053195806965m_-1710261110225705159OWA9af6e03a-bec0-68b8-0ab1-bdbb8b5fce22"></a><a name="Copia m_4372643053195806965m_-1710261110225705159OWA08cf54fc-3b61-45ec-697f-a7e9a607996d 1"></a><a name="m_4372643053195806965m_-1710261110225705159OWA08cf54fc-3b61-45ec-697f-a7e9a607996d"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche i greci ortodossi non sono da meno, ma in misura minore (circa 8.000) concentrati, soprattutto sulla regione di Istanbul dopo e sulle coste del Mar Egeo e isole corrispondenti. A Istanbul ha sede anche il patriarcato ecumenico, che ho potuto visitare più volte, incontrando anche il </span></span><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/visita-al-patriarca-bartolomeo" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><u>patriarca Bartolomeo</u></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, dopo avergli conferito il </span></span><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-pubblicati-sulla-rivista/il-mondo-come-sacramento-il-conferimento-del-dottorato-h-c-al-patriarca-bartolomeo-da-parte-della-facolta-teologica-dellitalia-centrale" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><u>dottorato </u></span></span></a><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-pubblicati-sulla-rivista/il-mondo-come-sacramento-il-conferimento-del-dottorato-h-c-al-patriarca-bartolomeo-da-parte-della-facolta-teologica-dellitalia-centrale" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em><u>ad honorem</u></em></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> in Sacra Teologia.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Inoltre, è abbastanza forte la comunità siriana formata da ortodossi e caldei, che si concentrano soprattutto regioni sud-orientali, oltre che naturalmente ad Istanbul.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In sostanza la presenza delle varie denominazioni cristiane è prevalentemente concentrata nelle aree urbane dell’ovest e nel sud-est storicamente cristiano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Vorrei concludere con due domande: come mai, in una regione dove il cristianesimo si è sviluppato, a partire dalla predicazione di Paolo, dai numerosi Concili ecumenici (Nicea I: 325; Costantinopoli I: 381; Efeso: 431; Calcedonia: 451; Costantinopoli II: 553; Costantinopoli III: 680-681; Nicea II: 787) ai padri apostolici (Clemente Romano, Ignazio d’Antiochia, Policarpo di Smirne, Papia di Gerapoli, Lettera di Barnaba, Didaché, Pastore di Erma, Lettera a Diogneto) e, infine, ai padri cappadoci: oggi questa ricchissima storia sembra svanita. Questa la prima domanda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ovviamente non è mio desiderio entrare nella situazione sociopolitica del paese, che collega Europa e Asia, anche se occupa uno spazio più asiatico che europeo – effettivamente un ponte fra due continenti–, che nella laicità voluta dal fondatore della moderna Turchia e di fatto mantenuta dall’attuale leader Erdogan, non perde di vista l’idea di un Islam moderato, salvo poche eccezioni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Citiamo le principali eccezioni della storia recente, riprendendo un articolo di Andrea Riccardi: «nel 2006, nella chiesa cattolica di Trabzon (<em>Trebisonda</em>), fu ucciso il prete romano, Andrea Santoro. Nel 2007 fu freddato con un colpo di pistola il giornalista armeno Hrant Dink, fondatore del giornale Agos, che operava per la riconciliazione turco-armena, ma denunciava il genocidio armeno durante la Prima guerra mondiale. Nello stesso anno, a Malatya, furono sgozzati tre protestanti (due turchi e un tedesco), che lavoravano per una piccola casa editrice biblica. Si è ipotizzata una stessa mano dietro gli assassinii: quella di <em>Ergenekon</em>, gruppo ultranazionalista legato ai militari. Nel 2010 venne ucciso il vescovo dell’Anatolia Luigi Padovese, e non si è fatta chiarezza sul fatto».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E la seconda domanda: Che cosa potrebbe aver riacceso l’odio religioso? Così risponde Riccardi «oggi la presenza cristiana è ridotta… Ma il Paese resta un crocevia importante per gli scambi interreligiosi e la memoria storica cristiana». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È questa la sfida più grande per la Turchia, con il suo desiderio mai sopito di entrare nell’UE e le sue perenni contraddizioni all’interno della sua storia così densa.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/turchia-alla-ricerca-di-un-cristianesimo-smarrito">Turchia: alla ricerca di un cristianesimo che si è smarrito</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
