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	<title>ottobre 2025 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Ottobre 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 08:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Andrea Drigani </strong>presenta il discorso di Papa Leone XIV pronunciato durante l’Udienza Giubilare degli Operatori di Giustizia. <strong>Gianni Cioli </strong>prendendo spunto dalla parabola dell’amministratore disonesto, osserva che quanto sta accadendo a Gaza sia un esempio di come i «valori antievangelici» prendano campo nel nostro mondo. <strong>Leonardo Salutati </strong>nell’occasione della ristampa di due saggi del teologo morale Bernhard Häring (1912-1998) sulla pace, rammenta, tra l’altro, la sua idea di «non violenza» da intendersi anche in senso attivo. <strong>Stefano Liccioli </strong>fa memoria del giornalista Giancarlo Siani (1959-1985) nel 40° anniversario del suo assassinio per riaffermare che la protezione dei giornalisti garantisce ai cittadini il diritto all’informazione. <strong>Antonio Lovascio</strong> ragguaglia sul Forum di Cernobbio, il noto incontro internazionale, che quest’anno si è confrontato sulla questione giovanile, che, a parte la Chiesa, sembra non interessare i poteri politici. <strong>Filippo Meli </strong>a 60 anni dalla prima pubblicazione ripresenta la «Meditazione sull’Apocalisse» di Divo Barsotti (1914-2006), non un libro di studio, bensì un libro da studiare. <strong>Francesco Romano </strong>svolge alcune considerazioni su Dino Compagni, a 700 anni dalla sua morte, contemporaneo di Dante Alighieri, autore di una celebre «Cronica» sulle vicissitudini politiche di Firenze. <strong>Giovanni Campanella </strong>illustra la figura di Maria Troncatti, che verrà proclamata santa in questo mese di ottobre, una suora missionaria salesiana che operato per oltre 40 anni in Ecuador. <strong>Alessandro Clemenzia</strong> espone l’intervento di Leone XIV alla Pontificia Accademia di Teologia, nel quale viene ribadita la duplice dimensione «ecclesiale» e «concreta» della teologia. <strong>Carlo Parenti </strong>partendo da uno degli ultimi scritti di Giorgio La Pira, annota sull’emigrazione dei giovani italiani e sulle conseguenze della denatalità. <strong>Stefano Tarocchi </strong>commenta, dal Vangelo di Giovanni, la distinzione tra l’«atto di credere in assoluto» e l’«atto di credere in Gesù».<strong> Francesco Vermigli </strong>rileva che Leone XIV per l’inizio dell’anno pastorale della Diocesi di Roma nella sua omelia ha voluto sottolineare che il cammino sinodale della Chiesa non è fine a se stesso, ma attende una realizzazione escatologica: il banchetto celeste. La rubrica <strong>«Coscienza universitaria» </strong>esamina la questione della giustizia alla luce della carità cristiana. </span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/ottobre-2025">Ottobre 2025</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Bisogna investire sui giovani, le nostre «terre rare»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 07:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/bisogna-investire-sui-giovani-le-nostre-terre-rare">Bisogna investire sui giovani, le nostre «terre rare»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17088" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/images-2.jpeg" alt="" width="300" height="168" />di Antonio Lovascio · Il Forum di Cernobbio (formalmente chiamato &#8220;Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive&#8221;) è un importante incontro internazionale di discussione, organizzato ogni anno a settembre a Villa d&#8217;Este sul Lago di Como. Si tratta di un appuntamento di tre giorni in cui leader politici, economisti, accademici e imprenditori si confrontano su scenari economici, geopolitici e scientifici, sia a livello mondiale che per l&#8217;Europa e naturalmente l&#8217;Italia. Peccato che quest’anno sia stato disertato dalla premier Meloni (erano comunque presenti ministri) avendo affrontato un tema su cui tanto sta insistendo Papa Leone XIV: perché bisogna investire sui giovani, in questi tempi difficili segnati da violenze, guerre, povertà, disuguaglianze. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Pontefice incoraggia l&#8217;investimento sulle nuove generazioni perché “sono fari di speranza e costruttori di un mondo nuovo”. Sottolinea che i giovani, con la loro energia e i loro talenti, sono essenziali per il mondo e la Chiesa di oggi e non solo del domani, chiamandoli ad essere protagonisti di un concreto cambiamento, fondamentali per raggiungere anche le zone più marginali e le persone più escluse, per creare un futuro più giusto, pacifico e fraterno per tutti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Durante il Forum di Cernobbio è stato messo in luce il drammatico impatto economico dei Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni non impegnati né in istruzione né nel lavoro) sull’Unione Europea. Secondo i dati di Eurofound, il costo stimato dei Neet supera i 114,7 miliardi di euro all’anno nell’UE, di cui 24,5 miliardi<b> </b>€ sono imputabili all’Italia, una cifra pari all’1,23 % del PIL nazionale, una misura quasi equivalente alla manovra finanziaria 2025 da 28,4 miliardi €. L’Italia detiene il secondo posto nell’UE per incidenza del fenomeno, con il 15,2<b> %</b> dei giovani tra 15 e 29 anni. A questo si aggiunge un altro campanello d’allarme: la dispersione scolastica tra giovani di età 18-24 anni è al 9,8 %, mentre la percentuale dei neolaureati è tra le più basse in Europa (31,6 %).<img decoding="async" class="size-medium wp-image-17089 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/eurofound50_logo-300x169.webp" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/eurofound50_logo-300x169.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/eurofound50_logo-560x315.webp 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/eurofound50_logo.webp 694w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><b> </b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ogni anno  37 mila laureati lasciano l’Italia alla ricerca di migliori prospettive professionali: il fenomeno della <em>fuga dei cervelli</em> comporta un costo stimato di 5,1 miliardi € alle casse del Paese. Si aggiunge uno scenario psicologico altrettanto preoccupante: 7 giovani su 10 dichiarano ansia sul loro futuro lavorativo, e 1 su 2 teme condizioni occupazionali instabili e sottopagate. I giovani che non studiano e non lavorano sono una “discarica di talenti”, termine, molto forte, usato da Ferruccio de Bortoli, editorialista del Corriere della Sera. O, meglio, rappresentano quelle “terre rare” che sono un tesoro per il nostro Paese e che dobbiamo mettere in grado di avere quella serenità psicologica che consenta loro di entrare con soddisfazione nel mondo del lavoro e essere protagonisti della propria vita e del proprio futuro. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se una buona metà dei giovani non sa cosa farà da grande, l&#8217;orientamento resta ancora un servizio sulla carta. Una recente ricerca evidenzia che in Italia esiste un insieme articolato di strumenti e servizi (accoglienza, informazione, colloquio orientativo, tirocini, tecniche di ricerca attiva del lavoro, bilancio di competenze, tutorato nelle transizioni, outplacement, mentoring, career counselling, bilancio di competenza) che appare molto eterogeneo e frammentato e poco ancorato a stabili modelli culturali di riferimento. Sembra mancare, del tutto o in parte, una teoria della prassi e una metodologia dell’intervento coerente con obiettivi prefissati; esiste una consapevolezza delle carenze, ma non è chiaro il percorso culturale da compiere. Per migliorare questa situazione, gli esperti suggeriscono di rafforzare il coordinamento centrale e incentivare la condivisione di buone pratiche tra enti, senza tuttavia compromettere la flessibilità necessaria per rispondere ai bisogni locali. È inoltre necessario investire nella formazione di figure professionali dell&#8217;orientamento, creare reti di collaborazione più solide e favorire una maggiore informazione tra le famiglie. L’indagine ha rivelato inoltre che i giovani intendono sempre più il lavoro come progetto di vita e non più solo come mezzo di guadagno, mettendo appunto al centro la qualità di vita. Cercano molto più di un posto di lavoro e di guadagno, cercano situazioni in cui possono realizzare sé stessi dal punto di vista umano e professionale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi la complessità è aumentata, siamo di fronte a problemi multidimensionali che chiedono eterogeneità di visioni, di approcci e di soluzioni. Ciò significa un cambio di prospettiva: di fronte a questa sfida il compito del Governo diventa quello di aggregare reti di soggetti e creare sinergie affinché le questioni vengano affrontate con un impegno corale<em>,</em> coordinato e quindi più efficace. L’obiettivo è unire le forze e applicare metodi ed esperienze che hanno funzionato per scalare i numeri e dare un segnale importante di vicinanza alle giovani generazioni, ai ragazzi e alle loro famiglie. Occorre agire su due fronti: da un lato la prevenzione, evitando che altri ragazzi escano dalla scuola e finiscano in un vicolo cieco da cui poi è più difficile farli uscire; dall’altro sostenendo l’ingresso nel mondo del lavoro di coloro che sono oggi bloccati in questo tremendo limbo, sospesi in una vita che non lascia spazio al futuro. Per affrontare impegni come questi occorre dar vita a solide alleanze. Per costruire nuove ed ulteriori sinergie con le istituzioni e con le aziende. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono problemi enormi, non si possono affrontare da soli. La politica comprenda che deve cessare la conflittualità permanente, fine a se stessa, tra maggioranza e opposizioni. Nell’investimento sui giovani si tratta anche di salvaguardare un prezioso patrimonio civico. Anche questo ci ricorda Papa Leone XIV. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/bisogna-investire-sui-giovani-le-nostre-terre-rare">Bisogna investire sui giovani, le nostre «terre rare»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Meditazione sull’Apocalisse. Recensione e commento al testo di Divo Barsotti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Filippo Meli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 07:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Filippo Meli 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Meli · A sessant’anni dalla prima pubblicazione di Meditazione sull’Apocalisse di don Divo Barsotti stupisce come possa ancora considerarsi attuale il tipo di lettura che Barsotti fa di questo testo biblico. Più volte in articoli passati è stato sottolineato come la lettura del libro dell’Apocalisse sia di difficile interpretazione e ostica per chi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17083" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/9788839916044-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/9788839916044-230x300.jpg 230w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/9788839916044.jpg 384w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" />di Filippo Meli · A sessant’anni dalla prima pubblicazione di <em>Meditazione sull’Apocalisse</em> di don Divo Barsotti stupisce come possa ancora considerarsi attuale il tipo di lettura che Barsotti fa di questo testo biblico. Più volte in articoli passati è stato sottolineato come la lettura del libro dell’Apocalisse sia di difficile interpretazione e ostica per chi ci approccia per la prima volta o senza un’adeguata formazione sulla cultura giudaica in cui certamente l’autore scrive. Barsotti sembra quasi voler rispondere a questa esigenza cercandone una lettura di stampo più spirituale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È indubbia la profonda conoscenza filosofica, teologica e spirituale dell’autore e di fronte ai molti stili d’interpretazione lui ha una lettura molto particolare del testo, sostenendo che «<em>l’Apocalisse, invece di narrare la storia dell’ascensione del Cristo alla sua seconda venuta, ci dice che il contenuto di tutto questo tempo non è altro che la fine; il tempo fra le due parusie non ha un suo contenuto: è una fine che sempre si compie e tuttavia continua a compiersi</em>». Una prospettiva, quindi, estremamente spirituale e, in un certo senso, liturgica della storia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La spiritualità monastica e la formazione filosofica dell’autore vengono quindi fuori in maniera preponderante, forse a discapito però di una lettura più tecnica e filologica del libro. Questo non esclude la profonda conoscenza di Barsotti di studi e commentari sul libro che evidentemente emergono, semplicemente l’autore scegli una linea tutta sua. Non sempre adotta un linguaggio facile e alcune volte sceglie delle interpretazioni non condivise da tutti gli autori; come, per esempio, la questione sull’autore del testo, che Barsotti identifica quasi senza dubbio con l’apostolo Giovanni, opinione considerata molto dubbia dalla maggioranza dei commentari.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo testo non è, quindi, né vuole essere un nuovo commentario. Non a caso le questioni teologiche sull’Apocalisse e gli aspetti più tecnici (autore, destinatari, …) vengono relegati alla fine del libro in una sintesi che pare essere più l’opinione personale, sicuramente approfondita e studiata, da parte di Barsotti. Questa scelta può far storcere il naso a chi si approccia a questo libro, di solito queste questioni vengono affrontate subito nell’introduzione, in modo da far comprendere meglio al lettore a cosa andrà incontro. Ma, come detto, questo non è un commentario e non vuol esserlo, la scelta di sintetizzare i temi tecnici e teologici alla fine del testo è probabilmente una scelta volta a lasciare una libera interpretazione spirituale e mistica del libro dell’Apocalisse.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17084 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/SF99000000_77331501-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/SF99000000_77331501-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/SF99000000_77331501-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/SF99000000_77331501-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/SF99000000_77331501.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il commento di Barsotti spesso risulta ostico e i termini usati possono risultare difficili e richiedono una certa “calma” nella lettura. Sentir parlare di «<em>furore dell’ira di Dio</em>» il quale «<em>è un aspetto dell’amore</em>», può spaventare e non sempre s’intuisce bene di cosa stia parlando, ma si tratta comunque di un testo del 1966 con i forti echi del post Concilio sia in termini di linguaggio che di contenuto teologico. Questo però non deve spaventare il lettore, piuttosto può diventare un ottimo spunto da cui partire per avere più chiaro il testo dell’Apocalisse. Apre alla possibilità di leggere uno dei libri più difficili del Nuovo Testamento con una chiave spirituale, apre ad interpretazioni mistiche e liturgiche e identificazioni non banali: per esempio, la “donna” del Capitolo 12 è identificata sia in Israele che nella Chiesa. Non un libro di studio, ma un libro da studiare. Una chiave molto personale di Barsotti, che da profondo uomo di preghiera, invita a leggere e meditare un libro biblico spesso evitato o trascurato a causa della sua difficile interpretazione.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/meditazione-sullapocalisse-recensione-e-commento-al-testo-di-divo-barsotti">Meditazione sull’Apocalisse. Recensione e commento al testo di Divo Barsotti.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gesù di fronte a Nicodemo (Gv 3,13-16)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/gesu-di-fronte-a-nicodemo-gv-313-16</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 07:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Nel dialogo fra Gesù e Nicodemo, colui che, data la sua posizione all’interno del popolo dei giudei, va nella notte a incontrare il Signore e che ci conserva il terzo capitolo del Vangelo di Giovanni, ci sono parole degne di essere analizzate con grande attenzione: «nessuno è mai salito al cielo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17079" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/Gesu-e-nicodemo-1-300x266.png" alt="" width="300" height="266" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/Gesu-e-nicodemo-1-300x266.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/Gesu-e-nicodemo-1-564x500.png 564w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/Gesu-e-nicodemo-1-768x680.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/Gesu-e-nicodemo-1.png 1262w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Tarocchi <span style="font-family: DejaVu Sans, sans-serif;">·</span> Nel dialogo fra Gesù e Nicodemo, colui che, data la sua posizione all’interno del popolo dei giudei, va nella notte a incontrare il Signore e che ci conserva il terzo capitolo del Vangelo di Giovanni, ci sono parole degne di essere analizzate con grande attenzione: «nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,13-16; cf. 3,1-21).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non possiamo soffermarci su tutti gli aspetti di questo discorso, che la liturgia dell’Esaltazione della Croce (14 settembre) ci ha riproposto. Qui ci limitiamo a riprendere il  nucleo dell’insegnamento di Gesù a Nicodemo, che lo stesso Gesù definisce ironicamente «maestro di Israele». La chiave fondamentale verte sulla prospettiva di “rinascere dall’alto”, che Nicodemo equivoca ritenendola “nascere di nuovo”, come permette il testo greco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma poi l’insegnamento di Gesù si sposta sull’immagine celebre del serpente innalzato da Mosè nel deserto che diventa motivo di salvezza per quanti sono stati morsi dai serpenti velenosi: «il Signore disse a Mosè: “fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita”. 9Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi avesse guardato il serpente di bronzo, sarebbe restato in vita» (Num 21,8-9; cf. 21, 4-9).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">I versetti 15 e 16 del capitolo 3 di Giovanni rappresentano il cuore del discorso, incentrato sul verbo ‘credere’. Le traduzioni di questi versetti non sempre rendono appieno la profondità del testo originale. Ecco come vengono comunemente riportati: «bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» e «Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Davanti a Nicodemo, Gesù dice in realtà: «<em>chiunque crede</em>, abbia in lui la vita eterna», con l’uso del verbo “credere” in senso assoluto. Solo nella frase seguente si specifica il senso della fede, precisando che «chiunque <em>crede in lui</em> non vada perduto, ma abbia vita eterna».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">C’è una sorta di crescendo fra la prima e la seconda frase, che vertono comunque sul verbo “credere”, che nel quarto Vangelo occupa un ruolo essenziale. Così, poco più avanti si aggiunge: «chi <em>crede in lui</em> non è condannato; ma chi <em>non crede</em> è già stato condannato, perché <em>non ha creduto</em> nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,18). In questa frase, l’espressione «credere in lui» si sostanzia nel successivo «credere nel nome dell’unigenito Figlio di Dio», che ne è il culmine.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Vediamo di precisare alcuni altri elementi. Nel capitolo seguente, Gesù si trova al pozzo di Giacobbe dove ha incontrato la donna Samaritana. Ai discepoli che gli vogliono dare da mangiare, data l’ora tarda, Gesù risponde: «“Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17080 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/images-1.jpeg" alt="" width="215" height="235" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ancora più avanti, dopo che Gesù ha sfamato le folle dall’altra parte del mare, una volta a Cafarnao così dice: “In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.  Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”. Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato” (Gv 6,27-29). E così continua il dialogo: «Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato” (Gv 6,28-29).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E ancora: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna» (Gv 3,36); «Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete (Gv 6,35); «chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6,40); «In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna (Gv 6,47)»; «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà (Gv 11,25).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tutto questo per aggiungere poi: «chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato» (Gv 12,44) e anche: «Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre (Gv 12,46); e ancora: «in verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre (Gv 14,12).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In conclusione, fra l’atto di credere in assoluto, come quello del discepolo prediletto davanti alla tomba vuota («entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette»: Gv 20,8) e invece l’atto di credere in Gesù, il Vangelo di Giovanni opera con una precisione chirurgica, che spesso è perduta nelle versioni correnti. E non è cosa da poco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/gesu-di-fronte-a-nicodemo-gv-313-16">Gesù di fronte a Nicodemo (Gv 3,13-16)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’ansia missionaria di comunicare a tutti il «sapere» e il «sapore» della fede</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/lansia-missionaria-di-comunicare-a-tutti-il-sapere-e-il-sapore-della-fede</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 18:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · Concretezza ed ecclesialità del fare teologia. Con queste parole possiamo introdurre il discorso pronunciato da Papa Leone XIV ai partecipanti al simposio promosso dalla Pontificia Accademia Teologica il 13 settembre scorso, dove la teologia è presentata come «una dimensione costitutiva dell’azione missionaria ed evangelizzatrice della Chiesa». Si tratta di un invito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17057" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/images-1.jpeg" alt="" width="201" height="251" />di Alessandro Clemenzia · Concretezza ed ecclesialità del <em>fare teologia</em>. Con queste parole possiamo introdurre il discorso pronunciato da Papa Leone XIV ai partecipanti al simposio promosso dalla Pontificia Accademia Teologica il 13 settembre scorso, dove la teologia è presentata come «una dimensione costitutiva dell’azione missionaria ed evangelizzatrice della Chiesa». Si tratta di un invito rivolto non soltanto ai singoli studiosi, ma anche a tutte le comunità accademiche a prendere nuovamente coscienza della propria vocazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Teologhe e teologi, dunque, immersi come Chiesa nella realtà, senza vivere quell’ansia da prestazione tipica di chi intende sciogliere ogni nodo, con la pretesa di offrire sempre risposte certe, sicure, indiscutibili. Una teologia sapienziale, spiega il Papa, che scaturisca dalla vita, dalla storia in cui ciascuno è immerso, in quanto è proprio essa il luogo in cui la Verità abita e continua a donarsi ad ogni uomo e donna.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il dialogo con le scienze, la filosofia e l’arte, e anche con la fisica, la biologia, le scienze economiche, quelle giuridiche, la letteratura, la musica, trova proprio nella concretezza della vita il luogo da cui partire. Ciò significa che l’interdisciplinarità, di cui tanto oggi si parla anche all’interno delle facoltà teologiche, trova la sua condizione di possibilità proprio nei soggetti che fanno teologia prima ancora che nell’oggetto d’indagine: nei soggetti che sono chiamati a vivere prima di tutto <em>ad intra</em> un’esperienza autenticamente ecclesiale del pensiero, per poi essere capaci di uscire, di dialogare <em>ad extra</em>, con quell’«ansia missionaria di comunicare a tutti il “sapere” e il “sapore” della fede, perché possa illuminare l’esistenza, riscattare i deboli e gli esclusi, toccare e guarire la carne sofferente dei poveri, aiutarci a costruire un mondo fraterno e solidale e condurci all’incontro con Dio».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questa attenzione alla realtà, questa testimonianza di essere comunitariamente a servizio dell’umano «in tutte le sue dimensioni (personali, sociali e politiche) è la Dottrina sociale della Chiesa». Essa non è una disciplina tra le altre ma è interna alla teologia, e fa sì che quest’ultima rimanga tale lungo i secoli attraverso l’acquisizione di insegnamenti che provengono dalla tradizione e di quelli che la realtà quotidiana stessa insegna. Al contrario di quello che l’immaginario collettivo attribuisce alla parola “dottrina”, che richiama a qualcosa di statico, la Dottrina sociale della Chiesa non ha a che fare con “un insieme di dati” da trasmettere, ma è fondamentalmente una modalità di sguardo con cui la teologia costantemente si rivolge alla condizione dell’uomo e della donna di oggi.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17058 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/papa-leone-stile_3564152-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/papa-leone-stile_3564152-300x210.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/papa-leone-stile_3564152.jpg 635w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per questo il Papa invita le teologhe e i teologi presenti «a coltivare una teologia fondata sull’incontro personale e trasformante con Cristo e tesa a incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna». Si comprende in questo modo come l’<em>orizzontalità</em> per la teologia non sia il campo di azione e di sperimentazione per verificare se il proprio insegnamento è ancora valido nella contemporaneità, ma è il punto di partenza della sua riflessione in quanto è abitata da quella verticalità, capace di offrire un effetto trasformante in coloro che si lasciano incontrare da essa. È evidente il cristocentrismo di Leone XIV che richiama anche la teologia ad essere costantemente “in uscita”, proprio in quanto Cristo abita quel “fuori” verso cui la Chiesa è chiamata ad andare.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Al termine del discorso, il Papa ha menzionato i tre volti dell’Accademia di teologia: «</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>il volto accademico-scientifico,</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">dove si esercita il rigore intellettuale, la ricerca e lo studio critico della fede;</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em> </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>il volto sapienziale</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, che rappresenta il momento della contemplazione e del discernimento e coinvolge tanta gente comune attraverso i “cenacoli teologici”, dove la teologia diventa preghiera, ascolto e condivisione, aiuta a superare le false immagini di Dio e nutre la vita spirituale; e, infine,</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>il volto solidale</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, proteso ad ispirare e animare gesti concreti di carità. La vera conoscenza di Dio, infatti, si concretizza in una vita trasformata dall’amore».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Queste parole sono in realtà rivolte a tutti i luoghi di formazione teologica: la ricerca e lo studio critico non rappresentano unicamente un’attività o un’attitudine personale del docente, ma è la spinta propulsiva di una comunità accademica volta a offrire nuovi linguaggi e metodi alla Chiesa stessa per rendere sempre più efficace la sua missione in un mondo che vive una costante e rapida transizione epocale. La natura sapienziale della teologia non coincide con la spiritualizzazione della realtà, ma al contrario: è riconoscere che, alla luce dell’incarnazione del Verbo di Dio, le cose, pur rimanendo sempre le stesse, non sono più come prima per coloro che le guardano, e che tutto ciò che è finito, mondano e persino impuro è il luogo in cui Dio continua a raggiungere la sua creatura. La teologia, inoltre, ha un profondo dinamismo solidale che spinge lo studioso ad una concretezza di gesti, che a loro volta diventano luoghi generativi di una nuova intelligenza di fede. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Una teologia, che non si traduce in ricerca, che perde il gusto sapienziale che la innerva e non ha più un’efficacia nell’esistenza concreta delle persone, rischia di non essere più in grado di prendere posizione di fronte a scenari di guerra e di violenza; di parlare di una pace astratta a prescindere dai contesti politici ed economici in cui si muove; di perdere il fiuto per distinguere ciò che è vero dall’apparenza. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/lansia-missionaria-di-comunicare-a-tutti-il-sapere-e-il-sapore-della-fede">L’ansia missionaria di comunicare a tutti il «sapere» e il «sapore» della fede</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Quarant’anni senza Giancarlo Siani. Ma la sua lezione di giornalismo è ancora viva.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/quarantanni-senza-giancarlo-siani-ma-la-sua-lezione-di-giornalismo-e-ancora-viva</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 18:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Lo scorso settembre sono trascorsi quarant’anni dall’omicidio di Giancarlo Siani, corrispondente de’ “Il Mattino” che indagava sui legami tra Camorra, politica e affari nel territorio di Torre Annunziata. Nato nel 1959, Siani – con la sua Olivetti M80 – realizzò oltre 650 articoli e inchieste tra il 1979 e il 1985. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17052" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-il-mattino-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-il-mattino-217x300.jpg 217w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-il-mattino-361x500.jpg 361w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-il-mattino.jpg 620w" sizes="auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px" />di Stefano Liccioli <span lang="it-IT">· </span><span lang="it-IT">Lo scorso settembre sono trascorsi quarant’anni dall’omicidio di Giancarlo Siani, corrispondente de’ “Il Mattino” che indagava sui legami tra Camorra, politica e affari nel territorio di Torre Annunziata. Nato nel 1959, Siani – con la sua Olivetti M80 – realizzò oltre 650 articoli e inchieste tra il 1979 e il 1985. Quando scriveva «Da grande voglio fare il giornalista» non era un semplice titolo, ma un vero manifesto di vita. Nonostante la precarietà della sua condizione professionale, viveva ogni notizia dentro la redazione o tra le strade, portando alla luce storie di emarginazione e malaffare con rigore e passione. Egli non si limitava a raccontare i fatti, ma li spiegava anche e fu proprio questa sua lucidità di analisi del mondo malavitoso partenopeo a renderlo un pericolo per i clan camorristi. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il suo stile si fondava su una prosa essenziale, verifiche rigorose delle fonti e un’intuizione capace di collegare fatti apparentemente scollegati. Ogni dettaglio veniva trattato come una tessera di un puzzle più ampio, raccontato senza filtri e con l’orecchio teso alle voci di strada, tra scarpe consumate e notti in redazione. </span>L’inchiesta che lo rese davvero scomodo riguardava le alleanze tra il boss Valentino Gionta, il clan Nuvoletta e la mafia siciliana di Totò Riina, smascherando connessioni tra Camorra, politica e affari. La sera del 23 settembre 1985, a soli 26 anni, Siani fu ucciso con colpi alle spalle sotto casa al Vomero: quella condanna a morte firmata dalla Camorra segnò non solo la fine della sua vita, ma un monito per l’intero Paese.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quarant’anni dopo, la memoria di Siani resta viva attraverso la Fondazione a lui intitolata, i progetti nelle scuole e i reading pubblici in cui studenti e studentesse imparano che «dimenticarlo sarebbe come ucciderlo un’altra volta». La sua Olivetti M80 e la Citroën Mehari verde continuano a viaggiare per l’Italia come simboli di verità e coraggio, invitando i giovani cronisti a non cedere al silenzio.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vicenda di Siani mette in luce anche il dramma del precariato: morì da freelance senza tutele contrattuali, una condizione che riguarda ancora oggi migliaia di professionisti dell’informazione con redditi che non sono adeguati per una vita dignitosa. La stabilità lavorativa non è un privilegio, ma la garanzia di un’inchiesta libera da condizionamenti e interessi economici.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il sacrificio di Giancarlo ci rammenta infine il valore della libertà di stampa che è un pilastro della democrazia e,<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17053 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-4-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-4-300x193.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-4-779x500.jpg 779w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-4-768x493.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-4-1536x986.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/giancarlo-siani-4.jpg 1677w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> come ha ricordato il Presidente Mattarella, «l’assassinio dei giornalisti è un assassinio delle nostre libertà, di una parte di noi a cui la comunità non intende rinunciare». Ogni cronista caduto è un pezzo di verità che rischia di sparire, un segnale di quanto alto sia il prezzo quando il potere desidera restare nell’ombra. Nei teatri di guerra il giornalista diventa obiettivo deliberato. A Gaza, tra ottobre 2023 e agosto 2025, sono stati uccisi oltre duecento professionisti dell’informazione, un bilancio che secondo il sindacato dei giornalisti palestinesi ha raggiunto le 246 vittime, rendendo questo conflitto il più letale per la stampa nella storia recente. Far tacere chi documenta le violazioni dei diritti umani significa cercare di cancellare ogni prova degli abusi.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proteggere i cronisti significa garantire ai cittadini il diritto a sapere. Serve un impegno internazionale concreto: corridoi umanitari dedicati ai media e meccanismi di sanzione contro chi ordina attacchi. Solo assicurando condizioni di lavoro protette potremo mantenere vivo quel controllo democratico sulle scelte politiche e militari che determinano il destino dei popoli.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/quarantanni-senza-giancarlo-siani-ma-la-sua-lezione-di-giornalismo-e-ancora-viva">Quarant’anni senza Giancarlo Siani. Ma la sua lezione di giornalismo è ancora viva.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La profezia della pace di Bernhard Häring</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/la-profezia-della-pace-di-bernhard-haring</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Salutati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 18:33:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Leonardo Salutati 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=17045</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Leonardo Salutati · L’attuale contesto internazionale conta alla data del 31 dicembre 2024 ben 56 conflitti attivi nel mondo (Global peace index 2024), il numero più alto mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale, ed è segnato in particolare da due conflitti, ognuno a proprio modo drammatico: quello russo-ucraino per il pericolo nucleare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17046" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/2-194x300.png" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/2-194x300.png 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/2-324x500.png 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/2.png 500w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" />di Leonardo Salutati · </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’attuale contesto internazionale conta alla data del 31 dicembre 2024 ben 56 conflitti attivi nel mondo (</span></span></span><a href="https://asvis.it/notizie/2-20816/global-peace-index-2024-il-mondo-a-un-bivio-ce-il-rischio-di-conflitti-piu-grandi"><span style="color: #0563c1;"><u><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Global peace index</em></span></span></span></u></span><span style="color: #0563c1;"><u><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 2024</span></span></span></u></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">), il numero più alto mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale, ed è segnato in particolare da due conflitti, ognuno a proprio modo drammatico: quello russo-ucraino per il pericolo nucleare e quello israelo-palestinese per la brutale violazione da entrambe le parti della dignità della persona umana, che comunque è sempre messa in pericolo in ogni situazione di violenza. In questo quadro è quantomai opportuna la ristampa di due saggi, pubblicati in prima edizione negli anni Ottanta del secolo scorso e in uscita nei primi giorni di questo mese di ottobre sotto il titolo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Pace. Prospettive teologiche</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. L’autore è il teologo morale Bernhard Häring (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">†</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 1998), colui al quale si deve un decisivo contributo nella redazione della Costituzione Pastorale </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Gaudium et Spes</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> tanto da esserne definito il “quasi padre” dal Card. Léon-Joseph Suenens, uno dei quattro moderatori del Concilio Vaticano II.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I due testi mettono a tema quale debba essere l’impegno cristiano per la pace, alla cui radice si trovano il messaggio biblico e la fede nel Crocifisso Risorto, per eccellenza operatore di pace e testimone di nonviolenza. Una riflessione più che mai attuale, anzi necessaria, se realmente la famiglia umana vuole liberarsi dalla mentalità e dalla prassi bellica.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">p. Bernhard Häring diventò presbitero nel momento buio e triste della Seconda guerra mondiale, durante la quale maturò la vocazione a impegnarsi per la questione della pace e della nonviolenza e si rafforzò in lui la convinzione che nel futuro il mondo avrebbe avuto ancor più bisogno di messaggeri del Vangelo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le vicende della guerra gli fecero prendere coscienza della cinica manipolazione dei valori operati da Hitler, che abusando della religione ai fini del potere e attraverso l&#8217;obbligo dell&#8217;obbedienza assunta come valore assoluto, perseguiva l’attuazione del suo disegno criminale. Da questa tragica esperienza Häring riflette sull&#8217;importanza di una parola chiave, “responsabilità”, per lo sviluppo di una nuova morale che favorisca la liberazione, nell&#8217;aiuto reciproco, dalle strutture di peccato. Secondo lui questo nuovo approccio, dopo l&#8217;Olocausto, poteva esprimere la forza liberante del Vangelo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Egli si convince che la riflessione teologico-morale non sia semplicemente chiamata a integrare il dato culturale, ma che debba svolgere una funzione anche attiva e propositiva nei confronti della cultura, per essere “lievito” a sostegno della promozione della dignità dell’essere umano. Nell’ambito delle problematiche connesse alla pace e alla guerra, è convinto che la teologia morale è chiamata a ricoprire nei confronti della cultura un ruolo propositivo e provocatorio, in quanto le istanze più tipicamente bibliche sono in evidente contrasto con i modelli etico-teologici a lui contemporanei (<em>teoria della guerra giusta</em>), che devono essere abbandonati in favore di un linguaggio e di una prassi rinnovati nello spirito e nei contenuti, cosa che avverrà con l’enciclica <em>Pacem in terris</em> di S.Giovanni XXIII e con la sezione dedicata a tale tematica da <em>Gaudium et spes</em> (in particolare i nn. 77-82).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Häring intravede nella scelta della nonviolenza una componente essenziale del <em>Discorso della montagna</em> (cf. Mt 5), che definisce come «il testo evangelico più classico sulla nonviolenza». Al cuore del brano di Matteo, infatti, Gesù invita i suoi ascoltatori a superare la legge del taglione e ad estendere l’amore anche ai nemici (Mt 5,38-48), chiamandoli ad assumere la nonviolenza come espressione di fede nella pace dono del Messia e come compimento della legge. Inoltre, le parole di Gesù non sono da interpretare alla stregua di pii consigli di natura facoltativa, ma rivestono un valore normativo e aprono al discepolo di Cristo percorsi nuovi che egli «seguirà secondo la misura della grazia che ha ricevuto».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17047 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/1-208x300.png" alt="" width="208" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/1-208x300.png 208w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/1-347x500.png 347w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/1.png 490w" sizes="auto, (max-width: 208px) 100vw, 208px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">p. Bernhard si impegna a chiarire la natura e le caratteristiche essenziali della nonviolenza, anche perché non è del tutto convinto della declinazione negativa della parola che la espone al rischio di interpretazioni riduttive nel segno dell’inattività, della passività, dell’inerzia di fronte al male e ai malvagi. Egli cerca così di precisarla in senso attivo, per cui nonviolenza non è «l’assenza di qualcosa, ma piuttosto la presenza (…) della forza scottante dell’amore»; non è la «soppressione psichica dell’aggressività, ma la trasformazione e l’uso continuo delle energie nella giusta direzione». In questo senso, espressione della nonviolenza è il coraggio di «parlare con forza proprio a quelli che hanno i mezzi per nuocere». Inoltre la nonviolenza include una presa di posizione a favore delle vittime, di coloro cioè che «sono oggetto di discriminazione, di chi è sfruttato ed oppresso», senza trascurare a sua volta la «preoccupazione per l’integrità morale e la dignità umana di quelli che si sono degradati per l’uso ingiusto che fanno del potere». Tuttavia, nel caso in cui anche dopo il ricorso a tutti i mezzi nonviolenti non si sia riusciti a «contenere l’aggressore e l’ingiusto nei limiti o di superare uno “status quo” ingiusto», è lecito un «utilizzo disciplinato della forza» considerando, all’opposto, qualsiasi tipo di violenza un «uso indisciplinato e ingiusto» della forza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17048" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/3-288x300.png" alt="" width="288" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/3-288x300.png 288w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/3-481x500.png 481w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/3.png 600w" sizes="auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px" />Häring osserva che la persona può fallire nella propria ricerca dell’identità di <em>figlio di Dio</em> quando, educata da persone violente, essa impara ad elaborare risposte altrettanto violente, maturando un’identità essenzialmente difensiva e di contrapposizione. Al contrario, chi è stato educato mediante la nonviolenza ha ottime possibilità di integrarla nel proprio progetto di vita e di sceglierla come valore fondamentale, superando così in modo creativo le proprie crisi di identità. In Definitiva «l’amore dei nemici è un aspetto centrale dell’azione di Dio in Cristo e della sequela di Cristo» ed esige la pratica dell’amore non violento come la forma più efficace di resistenza e di lotta contro il male e la violenza. Il Vangelo della pace e della riconciliazione, pertanto, non può essere ridotto né ad una pura utopia né ad una promessa riservata all’aldilà, ma implica per tutti i cristiani un lento processo di assimilazione e di traduzione dei suoi stimoli nel tessuto delle relazioni personali e sociali.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/la-profezia-della-pace-di-bernhard-haring">La profezia della pace di Bernhard Häring</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Maria Troncatti in Ecuador</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/maria-troncatti-in-ecuador</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Campanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 13:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Giovanni Campanella 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Campanella · Domenica 19 ottobre 2025 la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale. In quella occasione sarà proclamata santa suor Maria Troncatti, suora missionaria salesiana che ha operato per più di 40 anni in Ecuador. Maria nacque il 16 febbraio 1883 a Corteno Golgi, in provincia di Brescia, in una numerosa famiglia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17042" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/Maria-Troncatti-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/Maria-Troncatti-300x200.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/Maria-Troncatti-750x500.webp 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/Maria-Troncatti-768x512.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/Maria-Troncatti.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Campanella · Domenica 19 ottobre 2025 la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale. In quella occasione sarà proclamata santa suor Maria Troncatti, suora missionaria salesiana che ha operato per più di 40 anni in Ecuador.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Maria nacque il 16 febbraio 1883 a Corteno Golgi, in provincia di Brescia, in una numerosa famiglia di allevatori e negli anni giovanili si occupò del lavoro dei campi e della cura dei fratellini. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’arrivo del Bollettino salesiano accese in lei il desiderio di consacrarsi a Dio. Entrò così tra le Figlie di Maria Ausiliatrice, emettendo la prima professione nel 1908 a Nizza Monferrato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (</span></span></span><a href="https://www.fides.org/it/news/76735-AMERICA_ECUADOR_Devo_essere_missionaria_suor_Maria_Troncatti_sara_proclamata_Santa_durante_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_2025" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #ff6600;"><span style="font-size: medium;">vedi</span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Nel corso della Prima Guerra Mondiale, fu infermiera della Croce Rossa a Varazze. Là, il 25 giugno 1915 un episodio segnò completamente la sua vita: rimase vittima di una violenta alluvione e perciò promise alla Madonna che, se salvata, sarebbe partita missionaria. Sopravvissuta, mantenne la promessa e nel 1922 arrivò in Ecuador.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Accompagnata dal vescovo missionario Domenico Comin, raggiunse con due consorelle la selva amazzonica, nel cuore del territorio degli indios Shuar. Qui conquistò la fiducia della popolazione salvando con un semplice temperino la figlia di un capo tribù ferita da un proiettile. Da quel momento, per tutti fu Madrecita. Per 44 anni suor Maria visse accanto al popolo Shuar a Macas, Méndez, Sucúa e Sevilla don Bosco. Oltre a portare la Parola di Dio, per gli indios fu infermiera, chirurgo, ortopedico, dentista e farmacista. Si dedicò soprattutto alla promozione della donna shuar, favorendo la nascita di nuove famiglie cristiane basate sulla libera scelta e non più su matrimoni combinati» (Ibidem)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Promosse la costruzione dell’ospedale “Pio XII” a Sucúa e numerosi dispensari all’interno della foresta. «Il 25 agosto 1969, a Sucúa, capoluogo dell&#8217;omonimo cantone ecuadoriano, suor Maria si imbarcò in aereo per recarsi a Quito per partecipare agli esercizi spirituali, ma tragicamente l&#8217;aereo cadde poco dopo il decollo, e morì sul colpo» (</span></span></span><span style="color: #ff6600;"><u><a style="color: #ff6600;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Troncatti"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Maria Troncatti &#8211; Wikipedia</span></span></a></u></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella primavera del 2002, un male incurabile ridusse in coma e in fin di vita Josefa Yolanda Solórzano Pisco. Un sacerdote salesiano suggerì a parenti ed amici di chiedere l’intercessione della Serva di Dio Maria Troncatti e Josefa Yolanda guarì. «La guarigione fu giudicata scientificamente inspiegabile dalla Consulta Medica e miracolosa da quella teologica, aprendo la strada alla beatificazione» (ibidem).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17043 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-216x300.jpg 216w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-360x500.jpg 360w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-768x1068.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-1105x1536.jpg 1105w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-1473x2048.jpg 1473w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1-1381x1920.jpg 1381w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/GMM-2025-manifesto-NEW-05-A3-RGB-2-scaled-1.jpg 1841w" sizes="auto, (max-width: 216px) 100vw, 216px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’8 novembre 2008, suor Maria Troncatti fu dichiarata venerabile. «Il 24 novembre 2012 venne proclamata beata nel corso di una celebrazione eucaristica svoltasi a Macas e presieduta dal cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di papa Benedetto XVI. La memoria liturgica è stata fissata al 25 agosto» (ibidem)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le sue spoglie riposano a Sucúa. In questi giorni, le sue reliquie sono state estratte dall’altare a lei dedicato per il trattamento conservativo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chiediamo l’intercessione di suor Maria Troncatti, che tanto si è spesa per il cammino di pace tra gli indios e i coloni, affinché su questi tempi di contrasti soffi forte lo Spirito della riconciliazione.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/maria-troncatti-in-ecuador">Maria Troncatti in Ecuador</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Helldorado, ovvero I giorni degli sciacalli: se Gaza può essere definita «una miniera d’oro» … «allora siamo in grossi guai»!</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/helldorado-ovvero-i-giorni-degli-sciacalli-se-gaza-puo-essere-definita-una-miniera-doro-allora-siamo-in-grossi-guai</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Cioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 13:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[don Gianni Cioli 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Cioli · Scrivo queste riflessioni oggi, 20 settembre 2025. Quando saranno pubblicate, nei primi giorni di ottobre non so a che punto sarà giunta l’agonia di Gaza, di fronte alla quale si fa fatica a parlare (è difficile trovare parole di fronte a quanto sta avvenendo, è difficile non scivolare in giudizi estremi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/helldorado-ovvero-i-giorni-degli-sciacalli-se-gaza-puo-essere-definita-una-miniera-doro-allora-siamo-in-grossi-guai">Helldorado, ovvero I giorni degli sciacalli: se Gaza può essere definita «una miniera d’oro» … «allora siamo in grossi guai»!</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17037" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/amministratore-disonesto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/amministratore-disonesto-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/amministratore-disonesto.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Gianni Cioli · Scrivo queste riflessioni oggi, 20 settembre 2025. Quando saranno pubblicate, nei primi giorni di ottobre non so a che punto sarà giunta l’agonia di Gaza, di fronte alla quale si fa fatica a parlare (è difficile trovare parole di fronte a quanto sta avvenendo, è difficile non scivolare in giudizi estremi e pericolosi, come l’omicidio di Charlie Kirk insegna) ma, ritengo, non si può neanche tacere. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Scrivo queste riflessioni difronte al vangelo della messa di domani, XXV domenica del tempo ordinario (anno C) che ci pone di fronte alla parabola dell’amministratore disonesto (Lc 16, 1-13), apparentemente criptica, se non sconcertante, ma chiara se letta alla luce della tradizione biblica, sapienziale e profetica.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La parabola può essere infatti interpretata secondo la tradizione biblica sapienziale come una metafora realistica dell’esistenza precaria di ciascuno noi: siamo tutti amministratori provvisori di un patrimonio che non ci appartiene perché i beni di cui siamo attualmente responsabili (e che reputiamo illusoriamente nostri) ci verranno tolti allorquando moriremo. C’è tuttavia un uso lungimirante di questa ricchezza precaria che ce la renderà utile anche quando verrà a mancare: approfittare del tempo che ci rimane per farci degli amici che ci accoglieranno quando non avremo più nulla.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma, fuori di metafora, chi sono questi amici che ci accoglieranno (dopo la morte) «nelle dimore eterne»? In linea con la tradizione profetica, e con i suoi numerosi richiami alla misericordia verso i bisognosi, Luca lascia chiaramente intendere che gli amici da farsi oggi, finché si è in tempo, con la ricchezza che altrimenti risulterebbe inesorabilmente «disonesta», non sono altro che i poveri. Ad essi appartiene il regno di Dio (Lc 6,21) e il bene fatto a loro è la chiave che lo apre. E dunque, conclude il vangelo di Luca, nessuno «può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma che c’entra tutto questo con Gaza? Ecco, io credo che quanto sta avvenendo a Gaza rappresenti un esempio eclatante di quanto i valori antievangelici stiano prendendo campo nel mondo e di quanto sia forte, oggi, la propensione a servire il padrone sbagliato. Quanto si sta facendo a Gaza va nella direzione della sintesi perfetta fra la crescente propensione odierna a lasciarsi accecare dall’odio e la tendenza (dis)umana a giudicare il mondo sempre condizionati dalla lente deformante dell’avidità volta al profitto, servendo idolatricamente <em>mammonà </em>(<em>μαμων</em><em>ᾷ</em>), come recita il testo greco che traslittera il termine aramaico che indica la ricchezza quale idolo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Hanno suscitato scalpore le esternazioni, del ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, il quale avrebbe affermato «che la Striscia rappresenta una “miniera d&#8217;oro immobiliare”». A Gaza ci sarebbe, secondo il ministro di estrema destra, «un’abbondanza immobiliare che si ripaga da sola» e per sfruttarla, come dichiarato durante una conferenza immobiliare a Tel Aviv, egli avrebbe «già avviato i negoziati con gli americani».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17038 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-300x169.webp" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-300x169.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-889x500.webp 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-768x432.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-1536x864.webp 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-1170x658.webp 1170w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi-560x315.webp 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/gaza-profughi.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">«Il pensiero», commenta un editoriale dell’edizione online del quotidiano <em>ItaliaOggi</em>, specializzato in temi economici, del 18 settembre 2025, «va al più grande immobiliarista al mondo, ovvero a quel Donald Trump attualmente presidente degli stati Uniti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quel Donald Trump che mesi e mesi fa si divertì alla visione e alla diffusione di un video sul suo social personale nel quale appariva la nuova riviera di Gaza con tanto di mega statua circondata da resort, palazzine lussuose e gente felice» (</span></span><a href="https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/politica-estera/israele-smotrich-gaza-una-miniera-doro-per-limmobiliare-bvjv6i7j" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #ff6600;">vedi</span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><u>)</u></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non mi fa inorridire tanto la dichiarazione di un ministro estremista, accecato dall’odio, di un governo che sta continuativamente perpetrando crimini di guerra, ormai sotto gli occhi di tutti, quanto mi farebbe inorridire, piuttosto, se davvero fossero in corso «negoziati con gli americani», il cinismo di chi pur estraneo alla guerra parrebbe non disdegnoso di guadagnare su una tragedia inaudita che, credo, potrà essere ricordata per sempre come pietra miliare nella “storia della disumanità”. Sarebbe davvero un <em>Helldorado</em>: uno studiato affare d’oro, costruito su un “inferno” pervicacemente concepito o, quantomeno, cinicamente permesso. Sarebbero davvero “i giorni degli sciacalli”. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Spero che i presunti «negoziati con gli americani» in realtà non esistano (che il famigerato video di Trump sia stato soltanto una delle sue consuete cadute di stile, particolarmente di cattivo gusto), e se comunque esistessero, che non vadano in porto, e se andassero in porto che risultino, alla fine, un flop economico. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Spero soprattutto che, sulle macerie di Gaza possa svilupparsi non un affare immobiliare ma, piuttosto, (mi esprimo in metafora): una nuova sensibilità umana che sappia provare disgusto della logica dell’odio e della vendetta </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>in primis</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, ma anche della logica del profitto, della propensione ad avere di più perché è di più. Perché, come pare si sia espresso papa Leone XIV a proposito dei traguardi economici di Musk: «Se questa è l’unica cosa che ha ancora valore, allora siamo in grossi guai» (<a href="https://it.finance.yahoo.com/notizie/papa-leone-contro-elon-musk-120020277.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff6600;"><u>vedi</u></span></a></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">)</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/helldorado-ovvero-i-giorni-degli-sciacalli-se-gaza-puo-essere-definita-una-miniera-doro-allora-siamo-in-grossi-guai">Helldorado, ovvero I giorni degli sciacalli: se Gaza può essere definita «una miniera d’oro» … «allora siamo in grossi guai»!</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Una riflessione di Leone XIV sulla giustizia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/una-riflessione-di-leone-xiv-sulla-giustizia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 13:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17030" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/download.jpeg" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/download.jpeg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/download-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/09/download-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />di Andrea Drigani · L’udienza ai partecipanti al Giubileo per gli Operatori di Giustizia, che si è svolta il 20 settembre scorso, è stata l’occasione per Papa Leone XIV di pronunciare un discorso per riflettere sulla giustizia e sulla sua funzione che è indispensabile sia per l’ordinato sviluppo della società sia come virtù cardinale che ispira e orienta la coscienza di ogni uomo e donna.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa ha esordito ricordando l’espressione biblica: «Ami la giustizia e la malvagità detesti» (Sal 45,8) che invita ciascuno di noi a fare il bene ed evitare il male. Nella giustizia – ha proseguito – si coniugano tre elementi: la dignità della persona, il rapporto con l’altro e la dimensione della comunità fatta di convivenza, strutture e regole comuni. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La tradizione – ha continuato Leone XIV – ci insegna che la giustizia è, anzitutto, una virtù, vale a dire, un atteggiamento fermo e stabile che ordina la nostra condotta secondo la ragione e la fede. La virtù della giustizia, in particolare, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, consiste nella «costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono tanti gli episodi evangelici – ha detto ancora Leone XIV – nei quali l’azione umana è valutata da una giustizia capace di sconfiggere il male del sopruso. A tal riguardo ha rammentato l’insistenza della vedova che induce il giudice a ritrovare il senso del giusto (Lc 18,1-8); una giustizia superiore che paga l’operaio dell’ultima ora come quello che lavora tutto il giorno (Mt 20,1-16); la misericordia come chiave di interpretazione della relazione e induce a perdonare il figlio che era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15,11-32) e ancor di più perdonare non sette volte, ma settanta volte sette (Mt 18, 21-35). La giustizia evangelica non distoglie da quella umana, ma la interroga e ridisegna.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come si sa – ha affermato il Papa – la giustizia si rende concreta quando tende verso gli altri, quando a ciascuno è reso quanto gli è dovuto, fino a raggiungere l’uguaglianza nella dignità e nelle opportunità fra gli esseri umani. Si è, tuttavia, consapevoli che l’effettiva uguaglianza non è quella formale di fronte alla legge; questa uguaglianza, pur essendo una condizione indispensabile per il corretto esercizio della giustizia, non elimina il fatto che vi sono crescenti discriminazioni che hanno come primo effetto proprio il mancato accesso alla giustizia. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il compito degli operatori di giustizia è, dunque, quello di ricercare o recuperare i valori dimenticati nella convivenza, la loro cura e il loro rispetto. Leone XIV ha voluto far presente quanto scriveva Sant’Agostino: «La giustizia non è tale se non è nello stesso tempo prudente, forte e temperante». Ciò richiede la capacità di pensare sempre alla luce della verità e della sapienza, di interpretare la legge andando in profondità, oltre la dimensione puramente formale, per cogliere il senso intimo della verità di cui siamo al servizio.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-17098 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/250px-SantAgostino-dIppona.jpg" alt="" width="250" height="300" /> </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati» (Mt 5,6). Con questo beatitudine – ha osservato il Papa – il Signore Gesù ha voluto esprimere la tensione spirituale a cui è necessario essere aperti non solo per ottenere una vera giustizia, ma soprattutto per ricercarla da parte di quanti la devono realizzare nelle diverse situazioni storiche.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Giubileo – ha aggiunto Leone XIV – invita a riflettere anche su un aspetto che spesso non è sufficientemente focalizzato: ossia sulla realtà di tanti Paesi e popoli che hanno «fame e sete di giustizia» perché le loro condizioni di vita sono talmente inique e disumane da risultare inaccettabili. «Lo Stato in cui non si ha la giustizia – notava Sant’Agostino – non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole impegnative di Sant’Agostino – ha concluso il Papa – ispirino ognuno di noi ad esprimere sempre al meglio l’esercizio della giustizia al servizio del popolo, con lo sguardo rivolto a Dio, così da rispettare pienamente la giustizia, il diritto e la dignità delle persone. </span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/una-riflessione-di-leone-xiv-sulla-giustizia">Una riflessione di Leone XIV sulla giustizia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Giovani isolati e in fuga da relazioni e politica. Desiderosi di senso e di futuro.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/giovani-isolati-e-in-fuga-da-relazioni-e-politica-desiderosi-di-senso-e-di-futuro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 08:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Parenti 2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti · 1) L’ultimo documento scritto da Giorgio La Pira è una lettera a papa san Paolo VI, datata 22 agosto 1977. Vi si legge in apertura e chiusura: “Beatissimo Padre, Le scrivo all’estremo delle forze in cui mi trovo. […] il Signore ci invita a riflettere sulla situazione in cui si trovano [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/giovani-isolati-e-in-fuga-da-relazioni-e-politica-desiderosi-di-senso-e-di-futuro">Giovani isolati e in fuga da relazioni e politica. Desiderosi di senso e di futuro.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17024" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/images-300x224.webp" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/images-300x224.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/images.webp 641w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Parenti · 1) L’ultimo documento scritto da Giorgio La Pira è una lettera a papa san Paolo VI, datata 22 agosto 1977. Vi si legge in apertura e chiusura: “Beatissimo Padre, Le scrivo all’estremo delle forze in cui mi trovo. […] il Signore ci invita a riflettere sulla situazione in cui si trovano migliaia di giovani.”</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Profetico il professore. La situazione odierna, a distanza di 48 anni, non è certamente rosea, anzi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In un sondaggio del Sole 24 Ore, del 10 febbraio 25, si legge che per l’81% degli under 25 in Italia il malessere è una condizione diffusa. Il 70% si è sentito depresso negli ultimi 12 mesi. Isolati nella dimensione personale e in fuga, i giovani -angosciati da crisi economica, lavoro, emergenza climatica- abbandonano quindi società e politica. Un giovane su 5 si sente tagliato fuori dalla società. Il 58% oscilla tra inclusione ed esclusione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Osserva Antonio Noto: “Il 50% di chi ha tra i 16 e i 24 anni dichiara di preferire stare da solo a casa…e non risulta un senso di tristezza, né un senso di rancore, quanto la volontà di ritrovare serenità ‘rinchiudendosi’. L’isolamento sembra quindi una scelta di difesa, un rifugio, un’incapacità a socializzare, una resa sociale. […]. È un isolamento improduttivo, privo di attività creative o di crescita personale. Resta un tempo di attesa, riempito da meri passatempi. In pochi studiano o leggono, né utilizzano i social media per rimanere a contatto, seppure virtualmente con gli altri coetanei.”. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Noto conclude con una domanda: “Questa scelta contribuisce a difendersi dalla società, giudicata troppo complessa e nella quale non ci si identifica, o se invece non rappresenta di per sé proprio l’anticamera di una depressione, ancora manifesta e che forse è ancora in incubazione. Una forma di ‘depressione sociale’ più che personale”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">2) Ma qual è invece la situazione dei giovani che non si arrendano, che socializzano, che accettano di confrontarsi con la realtà? Anche in questo caso non rosea.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">I dati ISTAT indicano una costante emigrazione di giovani italiani: tra il 2013 e il 2022, 352.000 giovani tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato l&#8217;Italia, di cui oltre 132.000 laureati (cioè, il 37,7 %), a fronte di soli 104.000 rientri nella stessa fascia d&#8217;età, con un saldo negativo di oltre 87.000 laureati nel periodo. Cioè, i rimpatri di giovani laureati sono stati circa 45.000. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel 2023, l&#8217;emigrazione di giovani laureati ha registrato un incremento del 21,2%, con 21.000 ragazzi tra i 25 e i 34 anni che si sono trasferiti all&#8217;estero. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le principali motivazioni sono la ricerca di opportunità lavorative qualificate e un migliore tenore di vita.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le ragioni della &#8220;fuga”: 1- Un fattore importante è la scarsità di opportunità lavorative qualificate e la ricerca di un migliore differenziale salariale (una esperienza personale: un mio giovane nipote laureatosi in ingegneria, dopo 2 anni di esperienza in Italia, è stato assunto in Lussemburgo con stipendio di 6.000 euro!); 2- Oltre al lavoro, i giovani lasciano l&#8217;Italia anche per una migliore qualità della vita e per cercare nuove opportunità di studio e formazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le destinazioni estere privilegiate sono in Europa (in particolare Germania, Spagna e Regno Unito).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Mentre il Nord e il Centro riescono a compensare le uscite dei giovani laureati grazie ai movimenti migratori provenienti dal Mezzogiorno &#8211; come rileva il presidente dell&#8217;Istat, Francesco Maria Chelli- quest&#8217;ultima migrazione dal sud registra una perdita netta di 168mila individui tra il 2013 e il 2022, un&#8217;erosione di capitale umano che ne riduce la capacità di sviluppo economico e la possibilità di recupero de laureati persi nel meridione .</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Peraltro, va detto che nel decennio 2013-2023 sono stati in totale oltre un milione di cittadini di ogni età espatriati.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17025 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/featured_sole24ore-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/featured_sole24ore-300x196.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/featured_sole24ore.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tralascio il problema demografico della riduzione delle nascite, in Italia, che comporterà la mancanza di giovani per rimpiazzare gli anziani che lasceranno il lavoro, ma aggiungo che anche l’immigrazione (necessaria) non aiuterà il mantenimento di persone laureate. Infatti, relativamente agli stranieri con laurea, l’Italia è penultima nell’Unione Europea. La quota di immigrati fra i 15 e 64 anni con titolo di studio universitario è dell’11,7% contro una UE del 28% (dati della Fondazione Moressa).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">3) Concludo questa panoramica sulla situazione dei giovani, guardando con speranza a un futuro migliore, con una citazione che papa Leone XIV ha fatto nell’omelia alla Concelebrazione Eucaristica di Tor Vergata, il 3 agosto u.s., in occasione del Giubileo dei giovani.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;">Papa Francesco diceva a Lisbona, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, ad altri giovani come voi: «Ognuno è chiamato a confrontarsi con grandi domande che non hanno […] una risposta semplicistica o immediata, ma invitano a compiere un viaggio, a superare sé stessi, ad andare oltre […], a un decollo senza il quale non c’è volo. Non allarmiamoci allora se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro […]. Non siamo malati, siamo vivi!» (Discorso per l’incontro con i Giovani Universitari, 3 agosto 2023)”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Leone XIV ha così concluso la sua omelia: «Vi affido a Maria, la Vergine della speranza. Con il suo aiuto, tornando nei prossimi giorni ai vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e contagiate chiunque incontrate col vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino»!</span></span></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/giovani-isolati-e-in-fuga-da-relazioni-e-politica-desiderosi-di-senso-e-di-futuro">Giovani isolati e in fuga da relazioni e politica. Desiderosi di senso e di futuro.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dino Compagni, antica celebrità fiorentina che sopravvive nella memoria dello stradario</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/dino-compagni-antica-celebrita-fiorentina-che-sopravvive-nella-memoria-dello-stradario</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 05:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • il riordino di una biblioteca, soprattutto dopo un trasloco, è uno dei problemi più gravosi, ma anche gratificanti per l’occasione di “riaccarezzare” e indugiare a sfogliare alcuni libri dove spesso ritrovi come segnalibro biglietti ricordo e soprattutto appunti con annotazioni. Questo mi è capitato con la Cronica di Dino Compagni dove [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/dino-compagni-antica-celebrita-fiorentina-che-sopravvive-nella-memoria-dello-stradario">Dino Compagni, antica celebrità fiorentina che sopravvive nella memoria dello stradario</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17071" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/2560731609487_0_0_536_0_75-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/2560731609487_0_0_536_0_75-214x300.jpg 214w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/2560731609487_0_0_536_0_75-357x500.jpg 357w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/2560731609487_0_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px" />di Francesco Romano • il riordino di una biblioteca, soprattutto dopo un trasloco, è uno dei problemi più gravosi, ma anche gratificanti per l’occasione di “riaccarezzare” e indugiare a sfogliare alcuni libri dove spesso ritrovi come segnalibro biglietti ricordo e soprattutto appunti con annotazioni.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questo mi è capitato con la <em>Cronica</em> di Dino Compagni dove le pagine macchiate, annotazioni curiose, date e sottolineature scritte a pennino con inchiostro, molto diffuse, mi hanno stimolato la curiosità e spinto a rinfrescarmi su alcuni punti la memoria della nostra antica, ma sempre viva, storia. </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ricorrono esattamente sette secoli dalla morte di Dino Compagni e un’epigrafe, collocata nella seconda metà del XVIII secolo nella chiesa di Santa Trinita in cui fu sepolto, ne celebra il ricordo. Oggi appena ricordato a Firenze per il suo nome dato a una strada e a una scuola.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A Firenze nell’estate del 1312 è atteso l’arrivo dell’imperatore Arrigo VII. I Ghibellini e i Guelfi bianchi sperano che l’imperatore venga a castigare i guelfi neri, i quali tengono la città dal novembre 1301.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un guelfo bianco, cinquantenne, Dino Compagni, esprimendo tali speranze, conclude un suo libretto intitolato <em>Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi</em>.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Fu negli anni seguenti all’allontanamento dalla vita politica che Compagni concepì il progetto di una cronaca dedicata alla storia della propria città. Con ogni probabilità, egli ne avviò la stesura alla fine del 1310, non appena, cioè, gli giunse notizia della discesa in Italia di Arrigo VII nel quale, come il suo più famoso concittadino Dante Alighieri, riponeva le proprie speranze di cambiamento.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La </span><em><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Cronica</span></em><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> è un volumetto che consta di tre libri, preceduti da un proemio di poche righe, si estende su un arco cronologico che, fatta eccezione per la breve illustrazione relativa all’origine della discordia tra guelfi e ghibellini in Firenze nel 1215, è compresa tra il 1280 e la spedizione italiana di Arrigo VII. Centrale nella narrazione è la lotta tra bianchi e neri, che costituì d’altra parte lo spartiacque nella vicenda personale dello stesso cronista. La presenza di un certo numero di errori storici, veramente singolare per un testimone oculare degli eventi raccontati, e di alcuni elementi linguistici tipici del volgare quattrocentesco, più che primo trecentesco, fu nel XIX secolo all’origine di un vivace dibattito sull’autenticità della </span><em><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Cronica</span></em><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. Fu principalmente per gli studi di Isidoro del Lungo che il testo trovò in Compagni un’attribuzione certa, oggi ormai indiscussa. Compagni fu anche autore di rime, composte prima del 1300 e prive di grande valore poetico.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dino Compagni, coetaneo di Dante Alighieri, è stato un personaggio di medio livello nella vita politica fiorentina, ma un buon letterato. Nella </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>Cronica</em></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> racconta i fatti di Firenze dal 1280 fino all’estate del 1312, cercando di giustificare le proprie azioni e di riaffermare le proprie idee di parte, consistenti prevalentemente in odii personali. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> un libello polemico, un memoriale di difesa. Ogni tanto il racconto si interrompe con invettive violente, con punti esclamativi, minacce, maledizioni, profezie in stile da predicatore dell’epoca.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-17072 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/puccinelli_compagni-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/puccinelli_compagni-300x210.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2025/10/puccinelli_compagni.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nella <em>Cronica</em> si trovano vicende e personaggi di cui parlerà Dante Alighieri e in questo sta l’interesse di questo scritto. Per esempio è notevole il ritratto di Guido Cavalcanti, presentato però solo come un facinoroso, senza dire che era anche un poeta. Dino Compagni infatti parla di tutti solo in quanto uomini politici.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Di Dante Alighieri fa semplicemente il nome una volta sola in un elenco di quaranta persone e famiglie condannate nel 1302. In questo elenco compare anche il padre di Francesco Petrarca, Ser Petracco. Poco a dirsi, ma meglio che niente. Questa di Dino Compagni è l’unica testimonianza su Dante Alighieri che si ricavi dai <em>libri</em> dei contemporanei.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dino Compagni milita nello stesso partito di Dante Alighieri. Sono entrambe figure di sconfitti. Mentre Dante è in esilio, Dino Compagni vive a Firenze, ma scrive di nascosto come perseguitato politico, nell’ombra, nella clandestinità. Si è ritirato dalla vita politica nel 1301 evitando per un sol pelo processi e di peggio.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dino Compagni è immerso fino ai capelli nelle vicende infernali dei suoi tempi e non gli passa per la testa l’idea di cavarsene fuori, di ritirarsi in casa a cercare pensieri più alti. Costretto dalla sconfitta a non fare più politica, senza gravi danni si chiude in casa a masticare la bile, a grattarsi le piaghe. Dante Alighieri mastica una bile diversa, grattandosi le piaghe arriva all’osso. Dante ha capito, si cava fuori, fa parte per se stesso e manda tutti all’inferno.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A parte i paragoni che sono sempre antipatici, Dino Compagni vive nella clandestinità, come dicevo. La sua <em>Cronica</em>, se circolerà in Firenze, avverrà clandestinamente e ben presto sarà dimenticata. Verrà stampata per la prima volta solo nel 1726 a Milano, quando in quegli stessi anni, nel 1740, verrà stampata per la prima volta il <em>De monarchia</em> di Dante Alighieri.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Venuta di moda nell’Ottocento, la <em>Cronica</em> di Dino Compagni, oggi è di nuovo quasi dimenticata e non vale la pena di leggerla se non per curiosità, come uno tra i tanti possibili commenti a Dante Alighieri, ma solo per i fatti storici e di cronaca politica, non come commento linguistico. Dante Alighieri e Dino Compagni parlano la stessa lingua, ma i riscontri possibili sono pochi e superficiali, riguardano solo qualche espressione proverbiale o citazione letteraria.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nessuno crede più che si debba attribuire a Dino Compagni un poemetto di novenari intitolato <em>L’intelligenza</em>, ma si continua a dire che un tempo era attribuito a Dino Compagni e vale la pena di leggerla solo per una curiosità.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Interesse diverso da quello della <em>Cronica</em> di Dino Compagni riscuoteranno le cronache del Villani. Libri non clandestini, bensì pubblici e pubblicati. Libri scritti non da un guelfo bianco, bensì da guelfi neri.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Giovanni Villani, fiorentino, vissuto dal 1280 fino al 1348 circa, è di venti anni più giovane di Dino Compagni e di Dante Alighieri. Viaggia per l’Europa, è a Roma per il giubileo e dopo il 1300 comincia a scrivere una <em>Nuova cronica</em> che parte dall’epoca della torre di Babele per arrivare anno per anno, “annalisticamente”, fino al 1346. È una storia universale, dove al centro dell’universo sta Firenze. Ne faranno grande uso i commentatori di Dante, ma bisogna tener conto che già Giovanni Villani è a modo suo un commentatore. Quando scriverà, Dante Alighieri sarà già diventato un classico e dunque quello che Giovanni Villani aggiungerà o spiegherà avrà valore relativo, laddove quando scrive Dino Compagni non si sa niente della grande opera di Dante Alighieri e dunque la sua è una testimonianza indipendente. I fratelli di Giovanni, Matteo e Filippo, proseguiranno l’opera fino al 1364.</span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/dino-compagni-antica-celebrita-fiorentina-che-sopravvive-nella-memoria-dello-stradario">Dino Compagni, antica celebrità fiorentina che sopravvive nella memoria dello stradario</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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