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Posted on 1Giu, 2020

Su un corso di storia della Chiesa toscana nel Novecento

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unnamed (1)di Giovanni Pallanti · Il 21 maggio scorso ho concluso, come docente, un breve corso di storia della Chiesa toscana nel 900. La facoltà teologica dell’Italia centrale, su invito del Preside Mons. Basilio Petrà, sentiti i professori Don Stefano Tarocchi e Don Fabio Tonizzi, voleva integrare il corso di storia per gli studenti del quarto anno con esempi e riferimenti sull’attività del clero toscano in quel periodo storico. Lo stesso periodo che tratta, in parte, anche Mario Lancisi nel suo libro “I Folli di Dio” (edizioni San Paolo). Dico subito che condivido pienamente l’articolo apparso sul numero del 24 maggio 2020 di “Toscana Oggi” di Domenico Mugnaini: questo libro non può essere considerato un libro di storia ma bensì una narrazione piena di ammirazione per le figure di Don Milani, Padre Balducci, e Giorgio La Pira. La Storia infatti è tutt’altra cosa. Anche l’esame di singole figure vissute in contesti particolari vanno confrontate con quello che è successo ben oltre le loro singole imprese e i luoghi dove esse si sono svolte. Nel corso che ho tenuto, alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale, ho parlato di alcuni straordinari personaggi che hanno concretamente dimostrato il loro amore per il prossimo sacrificando anche coscientemente la propria vita. Tra questi c’è il parroco di Sant’Anna di Stazzema Don Innocenzo Lazzeri che quando vide che i tedeschi ammassavano i suoi parrocchiani davanti alla chiesa per fucilarli lui, che il suo padre aveva condotto in un bosco, scelse di tornare indietro e di farsi fucilare con i suoi parrocchiani. Stessa sorte toccò ad un sacerdote per cui si è aperto poco tempo fa il processo di beatificazione: Don Alcide Lazzeri ( i due sacerdoti martiri avevano lo stesso cognome ma non erano parenti ) parroco di Civitella Val di Chiana dove ci fu un orribile strage di civili ordinata dall’esercito tedesco. Don Alcide fu il primo ad essere fucilato perchè aveva tentato di offrirsi come unico ostaggio per salvare le altre vittime innocenti. Quindi Don Lorenzo Milani, grande pedagogo e scrittore, è uno di quei preti che hanno fatto cose buone ma non un personaggio da idolatrare come fosse l’unico ad aver fatto quello che deve fare un bravo Sacerdote. Padre Balducci poi è stato un intellettuale da salotto, intelligente e istrione, che io ho ben conosciuto per avere fatto con lui alcuni importanti dibattiti (uno in particolare sulla prima guerra in Iraq a Controradio). Padre Balducci è stato tutt’altro che un perseguitato. Anzi il Cardinale Silvano Piovanelli gli fece il funerale nel Duomo di Firenze. Ben altri sono stati i santi preti perseguitati: nel ‘900 quello maggiormente perseguitato dalla Chiesa è stato Don Ernesto Buonaiuti colpevole di studiare la storia del cristianesimo e da lì partire per una nuova Pastorale che emendasse gli errori commessi nel passato dalla Chiesa Cattolica. Fu sospeso a divinis e il Vaticano in combutta con il regime fascista lo obbligò a lasciare l’insegnamento di

Don Zeno Saltini

Don Zeno Saltini

storia del cristianesimo all’Università di Roma. Altri due grandi sacerdoti cattolici furono perseguitati per la loro generosità e l’anticonformismo che li contraddistingueva: Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia (Gr) e nella vicina Bologna Don Olinto Marella, fondatore della città dei ragazzi, tutt’e due sospesi a divinis ed umiliati prima di essere riammessi alla celebrazione della Santa Messa. Di Don Marella, Indro Montanelli che lo aveva avuto come professore di filosofia al liceo, diceva che si trattava per la bontà e l’intelligenza di questo filosofo e sacerdote di un vero santo. Quindi basterebbe allargare l’orizzonte degli studi per capire che i personaggi trattati dal buon Lancisi sono, alla luce dei fatti, più normali di quanto non si creda. Come loro ma meno appoggiati dalla cultura laica e comunista interessata a dividere il mondo cattolico due grandi preti come Mons. Bruno Panerai e Don Poggi, parroci rispettivamente di San Felice in Piazza e di San Gervasio a Firenze, furono due fondamentali esponenti della resistenza fiorentina al nazi fascismo. Basterebbe leggere l’omelia di Mons. Panerai tenuta il 23 luglio 1944, Firenze sarà liberata l’11 agosto di quell’anno, davanti ai comandi delle truppe anglo americane che da Porta Romana erano entrate in oltrarno fino alle rive dell’Arno: una omelia degna di un segretario di stato vaticano dove l’intelligenza politica e il benvenuto alle truppe alleate era venato dalla pietà per i morti nella

Don Olinto Marella

Don Olinto Marella

guerra e per la miseria della popolazione dell’oltrarno fiorentino che era disposta a tutto pur di mettere il pranzo con la cena. Infine merita anche di essere ricordato, oltre al Cardinale Elia Dalla Costa, il vescovo di Livorno Mons. Giovanni Piccioni, fratello di uno dei più importanti leader democristiani, esponente anch’esso della resistenza e tra i leader storici della democrazia cristiana Attilio Piccioni. Il vescovo di Livorno ebbe una grande intesa con Don Roberto Angeli fondatore dei cristiano sociali, uomo di grandissima cultura ed intelligenza, che nel campo di sterminio di Dachau si salvò per miracolo e di cui scrisse un fondamentale libro “ Il Vangelo nei Lager”. Tutto questo per dire che la Chiesa piena di peccati e di omissioni si regge sui santi che sono pochi ma su cui merita di riflettere per non cadere nell’errore di parlar bene di chi più o meno ci conviene. Per ultimo Giorgio La Pira che è stato sempre solo un uomo politico della democrazia cristiana e che in vita sua non ha mai avuto un voto né dei fascisti né dei comunisti.