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Posted on 1Giu, 2021

Pio XII e Giorgio La Pira sul carattere internazionale e la missione di Gerusalemme.

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di Carlo Parenti · I drammatici recenti scontri tra israeliani e Hamas nella Striscia di Gaza e i palestinesi nei territori occupati con il tristissimo bilancio dei morti, dei feriti, delle sofferenze e delle distruzioni mi inducono a una riflessione sul fatto che su questa terra di Gerusalemme, Israele, Palestina -che miliardi di persone al mondo considerano Santa- non può continuare a spargersi sangue. Sangue innocente, sangue di civili e donne, sangue di bambini all’interno di un mosaico di culture e religioni, che innanzitutto è mosaico di persone. La guerra, come ci ricorda sempre Papa Francesco «è la negazione di tutti i diritti e se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli».

Questo ha per noi cristiani un significato assoluto, ontologico e teleologico, proprio perché la Terra Santa e in particolare Gerusalemme è il luogo che non può essere di alcuno, ma è del mondo, vocata ad essere la città del dialogo e della Pace. Nel rinviare ai recenti appelli di Papa Francesco voglio qui ricordare due encicliche di Pio XII e la visione del venerabile Giorgio La Pira. Vi trovo temi attualissimi e purtroppo irrisolti.

Pio XII, nella sua ”IN MULTIPLICIBUS CURIS” – Nuove pubbliche preghiere per la pacificazione della Palestina del 24 ottobre 1948 (vedi), agli albori della spartizione della Palestina, sottolineò il carattere internazionale che Gerusalemme avrebbe dovuto assumere per il significato che essa ha per ebrei, cristiani e musulmani. Vi si legge tra l’altro:

«…Parlando, prima ancora che il conflitto armato avesse inizio, a una delegazione di notabili arabi venuta a renderCi omaggio, manifestammo la Nostra viva sollecitudine per la pace in Palestina e, condannando ogni ricorso ad atti violenti, dichiarammo che essa non poteva realizzarsi se non nella verità e nella giustizia, cioè nel rispetto dei diritti di ognuno, delle tradizioni acquisite, specialmente nel campo religioso, come pure nello stretto adempimento dei doveri e degli obblighi di ciascun gruppo di abitanti. Dichiarata la guerra, senza discostarCi dall’attitudine di imparzialità impostaCi dal Nostro ministero apostolico che Ci colloca al di sopra dei conflitti dai quali è agitata la società umana, non mancammo di adoperarci, nella misura che dipendeva da Noi e secondo le possibilità che si sono offerte, per il trionfo della giustizia e della pace in Palestina e per il rispetto e la tutela dei luoghi santi…

«…Noi non crediamo che il mondo cristiano potrebbe contemplare indifferente o in una sterile indignazione quella terra sacra, alla quale ognuno si accostava col più profondo rispetto per baciarla col più ardente amore, calpestata ancora da truppe in guerra e colpita da bombardamenti aerei; non crediamo che esso potrebbe lasciar consumare la devastazione dei luoghi santi, sconvolgere il sepolcro di Gesù Cristo. Siamo pieni di fiducia che le fervide suppliche che si innalzano a Dio onnipotente e misericordioso dai cristiani sparsi nel vasto mondo, insieme con le aspirazioni di tanti nobili cuori ardentemente solleciti del vero e del bene, possano rendere meno arduo agli uomini che reggono i destini dei popoli il compito di far sì che la giustizia e la pace in Palestina divengano una benefica realtà e, con l’efficace cooperazione di tutti gli interessati, si crei un ordine che garantisca a ciascuna delle parti al presente in conflitto, la sicurezza dell’esistenza e insieme condizioni fisiche e morali di vita capaci di fondare normalmente uno stato di benessere spirituale e materiale.

Siamo pieni di fiducia che queste suppliche e queste aspirazioni indice del valore che ai luoghi santi annette così gran parte della famiglia umana, rafforzino negli alti consessi, nei quali si discutono i problemi della pace, la persuasione dell’opportunità di dare a Gerusalemme e dintorni, ove si trovano tanti e così preziosi ricordi della vita e della morte del Salvatore, un carattere internazionale che, nelle presenti circostanze, sembra meglio garantire la tutela dei santuari. Così pure occorrerà assicurare con garanzie internazionali sia il libero accesso ai luoghi santi disseminati nella Palestina, sia la libertà di culto e il rispetto dei costumi e delle tradizioni religiose».

Sul tema Papa Pacelli era più brevemente intervenuto già nello stesso anno , il 1° maggio, nell’altra Enciclica AUSPICIA QUAEDAM- Preghiere nel mese di maggio per la concordia delle nazioni (vedi) .

«…vi è al presente un altro particolare motivo, che affligge e angustia vivamente il Nostro cuore. Intendiamo riferirci ai luoghi santi della Palestina, che già da lungo tempo sono turbati da luttuosi avvenimenti e sono quasi ogni giorno devastati da nuovi eccidi e rovine. Eppure se vi è una regione al mondo, che deve essere particolarmente cara ad ogni animo degno e civile, questa è di certo la Palestina, da cui fino dagli oscuri primordi della storia è sorta per tutte le genti tanta luce di verità; in cui il Verbo di Dio incarnato fece annunziare da cori di angeli la pace a tutti gli uomini di buona volontà, e nella quale infine Gesù Cristo, sospeso all’albero della croce, recò la salvezza a tutto il genere umano e, stendendo le braccia quasi a invitare tutti i popoli ad un amplesso fraterno, consacrò con l’effusione del suo sangue il grande precetto della carità. Desideriamo quindi, o venerabili fratelli, che questo anno le preghiere del mese di maggio abbiano in modo particolare lo scopo di impetrare dalla ss. Vergine che finalmente le condizioni della Palestina siano conciliate secondo equità, e che ivi pure trionfino felicemente la concordia e la pace».

Il venerabile Giorgio La Pira si soffermava da par suo spesso e volentieri sulla missione di Gerusalemme (le citazioni che seguono sono tratte da: G. La Pira , Lettere alle Claustrali , Milano Vita e Pensiero,1978; pp. I-XX; 1-554- in particolare dalla Lettera XVIII, pp. 523-26).

«Il Signore dice -nella Sacra Scrittura- a proposito di Gerusalemme: fare di questa città bellissima (bellezza teologale!), il centro di attrazione dei popoli. Urbs perfecti decoris, gaudium universae terrae (città di perfetta bellezza, gioia di tutta la terra), come diceva Geremia di Gerusalemme; Fundatur exsultatione universae terrae mons Sion (Sal.47): Sion è fondata per recare esultanza a tutta la terra; Fundamenta eius in montibus sanctis (Sal 86): città cioè edificata sui fondamenti di roccia della Chiesa e della Santità».

Aggiungeva che essa doveva «essere a suo modo, nella sua orbita civile centro missionario di irradiazione, di attrazione e di pace, per tutti i popoli, per tutte le genti». E si soffermava sulla «visione messianica che di Gerusalemme ebbe il profeta Isaia (e i profeti di Israele)[…] Penso ai testi più celebri di Isaia: “ … Sorgi, risplendi, o Gerusalemme… alza il tuo sguardo in giro e guarda; tutti costoro (le genti) si sono raccolti attorno a te, sono a te venuti “ (60, 1-5 ecc.). E sarà negli estremi giorni il monte della casa del Signore preparato in cima ai monti, innalzato sopra i colli e vi affluiranno tutte le genti. E popoli numerosi accorreranno dicendo: venite, saliamo al monte del Signore e alla casa del Dio di Giacobbe… E giudicherà le nazioni e farà da moderatore fra le moltitudini dei popoli; e trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci e non brandirà più spada gente contro gente e non si eserciteranno più oltre a far guerra (Is. 2, 2 ss.)».

«E penso pure al testo dell’Apocalisse, relativo esso pure alla Gerusalemme messianica: “… E cammineranno le genti Sua luce, e i re della terra porteranno ad essa la lor gloria e l’onore “ (Apoc. 21, 24-26). Madre Reverenda, ecco il quadro di forze e di pensieri entro cui si situa il prossimo incontro fiorentino di Pentecoste (relativo alla “pace di Gerusalemme”e preparatorio del Colloquio di autunno)[si riferisce ai Colloqui Mediterranei da lui promossi a Firenze]: il “fiume dell’orazione” si muova con grande impeto verso questo “punto” -la “pace di Gerusalemme, la pace di Israele e di Ismaele “ -, attorno al quale si muove (ed in modo tanto  accelerato!) la storia odierna del mondo».

«Bisogna vincere: bisogna, cioè, che la pace torni ad abitare a Gerusalemme, la città della pace. Gesù lo vuole; la Madonna lo vuole; gli Apostoli lo vogliono; lo vogliono i Patriarchi ed i Profeti; lo vogliono tutti i santi del cielo; lo vogliono tutti i popoli della terra: lo esige la Strategia della Provvidenza che non può introdurre  -per così dire- i popoli della nuova epoca spaziale e millenaria della storia, senza aver prima pacificato Gerusalemme!»