Ascoltiamo anche i giovani: ecco cosa manca all’Europa

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di Antonio Lovascio · Se ne sono resi conto anche i nostri giovani, come dimostrano freschi sondaggi. Nella nuova sfida geopolitica in corso tra Usa, Cina e Russia, l’Europa appare rassegnata a recitare un ruolo marginale e rischia di essere sempre più irrilevante in un mondo in cui non prevalgono più le regole condivise ma la forza economica e militare. “Non conta nulla”, ha già sentenziato il premier ungherese Viktor Orban, nei giorni scorsi in visita di Stato a Roma, dimenticando che il suo tenere i piedi in più staffe – quelle di Bruxelles e di Mosca, ergendosi poi allo stesso tempo a paladino acritico di Trump – riassume i tanti motivi per cui il Vecchio Continente ha perso peso decisionale non solo sui conflitti in Ucraina e Gaza e nella mediazione diplomatica per fermarli, ma anche nella politica degli scambi commerciali.

Finora inascoltati sono stati gli appelli rivolti ai leaders europei da Sergio Mattarella e Mario Draghi, che di fronte alla tentazione dei nazionalismi, dei populismi che sventolano il ritorno alla lira, al franco o al marco tedesco, sollecitano una costruzione concreta dell’Europa, fatta di strumenti comuni (compresa la difesa ), una politica estera coordinata, decisioni rapide a maggioranza qualificata e non più all’unanimità – abolendo il diritto di veto – per proteggere cittadini e imprese. Insomma va ripensata la stessa architettura istituzionale dell’Ue, fragile e obsoleta, con procedure burocratiche che rallentano ogni risposta e la rendono incapace di difendere i valori stessi su cui l’Unione, ora allargata a 27 Paesi, è stata fondata.

Non c’è tempo da perdere, anche perché va assorbito lo scetticismo verso Bruxelles che sta emergendo tra i giovani, come segnala un sondaggio realizzato dalla Fondazione Einaudi tra gli studenti delle scuole superiori. Solo un adolescente italiano su dieci si considera cittadino europeo, e otto su dieci pensano di andare a lavorare all’estero una volta diplomati o laureati. Infatti il 68% ritiene di poter trovare opportunità migliori, e il 66% di guadagnare di più. C’è un’apparente contraddizione in uno dei tanti risultati della ricerca, come ha rilevato Marco Ferrando in un interessante editoriale di “Avvenire”. Le nuove generazioni, quando guardano all’estero, spesso saltano proprio l’Europa. E tutte le domande specifiche sulle istituzioni comunitarie tradiscono una conoscenza e un entusiasmo a dir poco residuali: si salva giusto la bandiera, conosciuta dal 91% degli studenti interpellati, ma pressoché inesistente è l’interesse per la politica e in particolare quella dell’Unione europea. Bruxelles non scalda i cuori, ahimè, e non è una novità. Come scrivevamo prima, troppe regole, troppi tecnicismi, poca prospettiva, scarso impatto sulle questioni grandi e piccole che scandiscono la nostra quotidianità. Ma c’è molta responsabilità anche negli adulti: quando esce dai confini domestici, l’attenzione arriva subito oltreoceano, appassionandosi più alle vicende di Donald Trump che alle vicissitudini dei nostri vicini di casa e di destini.

Ma se per un adulto ostaggio della sfiducia – coltivata dalla televisione e soprattutto dai Social – il destino è in parte segnato, per i giovani la partita del futuro è ancora aperta, anche perché le aspirazioni non mancano: un’occupazione che consenta di sentirsi realizzati, la famiglia e in generale gli affetti, la possibilità di viaggiare all’estero sono in cima alle ambizioni. Ambizioni legate alla condizione economica e al lavoro, ciò che più spinge i ragazzi a vedersi all’estero una volta laureati, senza neanche considerarsi bollati come “cervelli in fuga”, ma semplicemente come “parte di una comunità più grande”. È qui, scorrendo i loro desideri, che emerge la contraddizione ben evidenziata da Ferrando: la condividiamo e, quel che più conta, andrebbe corretta. L’Europa che i giovani studenti non vedono è una risorsa. E’ il contesto in cui più facilmente e più rapidamente possono trovare una risposta i loro obiettivi. Dove, non a caso, ritengono che l’Unione europea possa proporsi come strumento di pace. Elezioni e sondaggi dicono senza appello che per gli adulti questa Europa farà poco strada. Siamo ancora in tempo, però, a evitare che a farne le spese siano le nuove generazioni. I giovani, come dice spesso Papa Leone XIV, sono un vulcano di energie, di sentimenti, di idee. Vanno dunque incoraggiati nel realizzare i loro sogni, i loro progetti di vita. Ovviamente in una Ue riformata.

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Antonio Lovascio

Tutte le storie di: Antonio Lovascio