di Leonardo Salutati · Lo scorso 21 novembre Papa Leone XIV ha partecipato in diretta streaming dal Vaticano alla National Catholic Youth Conference, il più grande evento annuale degli USA, che ha radunato sedicimila adolescenti cattolici delle high schools provenienti da ogni parte del Paese e riuniti in Indiana, al Lucas Oil Stadium di Indianapolis, per rispondere alle loro domande.
Il Papa ha parlato con la chiarezza del Pastore che custodisce la fede, mostrando come si possa trattare argomenti, anche molto delicati, con l’equilibrio che viene dall’essere radicati nel Vangelo, con un linguaggio chiaro e limpido di un padre saggio e attento alle parole e a ciò che vuole trasmettere.
Le riflessioni dei giovani hanno toccato temi importanti come la preghiera, le fragilità, il perdono, l’IA e il futuro della Chiesa. A consegnarle al Papa cinque adolescenti che hanno iniziato la conversazione chiedendo un consiglio per sentire Dio più vicino soprattutto nei momenti di tristezza. Il Papa ha risposto spiegando che «Gesù non si limita a considerare le nostre difficoltà da lontano vuole che gliele affidiamo perché ci ama, e questo genere di fiducia inizia con una relazione vera; (…) per affidargli le nostre fragilità dobbiamo trascorrere con lui del tempo in preghiera», in particolare nelle esperienze dell’adorazione eucaristica e del rosario.
Alla domanda su come accettare la misericordia di Dio quando ci si sente nell’errore, il Papa ha risposto che «il peccato non ha mai l’ultima parola, perché ogni volta che chiediamo a Dio la sua misericordia lui ci perdona» e questo è possibile sempre mediante l’esperienza della riconciliazione in cui «Gesù ci incontra tramite il sacerdote» e «abbiamo la certezza del suo perdono».
Alla domanda sul rischio di un utilizzo distorto della tecnologia e dell’IA, Leone XIV ha detto che «La tecnologia può davvero aiutarci a vivere la nostra fede cristiana, ma non potrà mai sostituire gli abbracci, i sorrisi, le strette di mano». Vivere la Messa online «può essere utile per chi non può partecipare a causa di una malattia, ma «esserci concretamente per l’Eucarestia è fondamentale per la nostra relazione con Dio e fra di noi». Al riguardo ha richiamato la testimonianza di S.Carlo Acutis, che, da appassionato di informatica, «si era addirittura imposto dei limiti di tempo, concedendosi un certo numero di ore a settimana da trascorrere sui dispositivi» al fini di non trascurare i rapporti personali. Grazie a questa «disciplina», ha «mantenuto chiare le sue priorità». Per questo ha incoraggiato i giovani a gestire il tempo che trascorrono davanti allo schermo, perché sia la tecnologia a «servire» la loro vita e non il contrario. L’IA deve poi essere usata «responsabilmente» in modo che li «aiuti a crescere» senza distoglierli dalla «chiamata alla santità (…) Usatela in modo che, se domani dovesse sparire, sapreste come pensare, creare, agire da soli», perché l’IA «non potrà mai sostituire il dono unico che voi siete per il mondo».
Alla domanda sul futuro della Chiesa il Papa ha rivolto ai giovani l’invito «ad essere coinvolti oggi anche voi per costruire il domani. Più conoscerete Gesù più vorrete servire lui e la sua Chiesa», esortando ancora ad approfondire la vita di preghiera, a confessarsi regolarmente, ad ascoltare la voce di Dio. Da qui il richiamo della figura di S.Pier Giorgio Frassati, «grande esempio di ciò che significa vivere la santità nella vita quotidiana», che insegna come «i giovani fanno parte del presente (…) Voi non siete solo il futuro della Chiesa, voi siete il presente! Le vostre voci, le vostre idee, la vostra fede sono importanti oggi, e la Chiesa ha bisogno di voi. La Chiesa ha bisogno di quello che vi è stato dato per essere condiviso con noi (…) Vi invito quindi a riflettere su queste domande: Cosa posso offrire alla Chiesa per il futuro? Come posso aiutare gli altri a conoscere Cristo? Come posso costruire pace e amicizia intorno a me?». Invitando poi i giovani a partecipare alla vita sociale, ha suggerito di fare «attenzione a non usare categorie politiche per parlare di fede. La Chiesa non appartiene ad alcun partito politico; piuttosto, la Chiesa aiuta a formare la vostra coscienza affinché possiate pensare e agire con saggezza e amore».
Leone XIV ha poi chiesto ai giovani di non perdere occasione di sognare, perché «questo è il momento di sognare in grande, di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite». Che arrivi da lui la chiamata a formare una famiglia santa, «di cui il mondo ha grande bisogno», oppure a vivere il sacerdozio o la vita consacrata, si tratterà sempre di una proposta di «felicità piena». Per cui, ha detto: «Non abbiate paura. Chiedete al Signore di guidarvi, di mostrarvi il Suo piano. Confidate in Gesù».
Ad una domanda conclusiva della speaker Katie McGrady, sempre sul futuro della Chiesa il Papa tra le altre cose da detto: «non è vero che la vita consiste solo nel fare ciò che ci fa sentire bene o ci mette a nostro agio, come sostengono alcune persone. Certo, la comodità può essere piacevole, ma come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI, non siamo stati creati per la comodità; piuttosto, siamo stati creati per la grandezza, per Dio stesso. Nel profondo, desideriamo la verità, la bellezza e la bontà perché siamo stati creati per esse. E questo tesoro che cerchiamo ha un nome: Gesù, che vuole essere trovato da voi». Papa Leone lo imparò da giovane: «uno dei miei eroi personali: sant’Agostino. Cercando la felicità, si rese conto che nulla lo soddisfaceva, finché non ha aperto il suo cuore a Dio. Ecco perché scrisse: “Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te”».

