di Carlo Parenti · Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, fu Papa dal 1963 al 1978 -proclamato santo da Papa Francesco il 14 ottobre 2018- ha lasciato un’impronta indelebile sia nella storia della Chiesa cattolica sia nel pensiero politico e sociale del Novecento. Tra le sue espressioni più celebri, spiccherebbe quella che definisce la politica come “la forma più alta di carità”, una frase che racchiude un profondo significato teologico e umano, ancora oggi di grande attualità.
Nel suo magistero scrisse encicliche fondamentali per la vita e la dottrina – anche sociale- della Chiesa: «Ecclesiam suam» (1964), sulla coscienza della Chiesa, il suo rinnovamento e il dialogo della salvezza con il mondo; «Mysterium fidei» (1965) sull’eucaristia; «Populorum progressio», sullo sviluppo dei popoli (1967); «Sacerdotalis caelibatus», sulla natura del sacerdozio e il celibato sacerdotale (1967); «Humanae vitae», sul matrimonio e la regolazione delle nascite (1968): quest’ultima fu aspramente contestata, anche da alcune conferenze episcopali. Meno note sono le due encicliche mariane «Mense Maio» (1965) e «Christi Matri» (1966). Per una breve sua biografia QUI
Il citato pensiero sulla politica -si legge spessissimo- sarebbe stato formulato da san Paolo VI nel discorso QUI tenuto alla FAO, il 16 novembre 1970, per i 25 dalla fondazione. Vediamo se è corretta questa attribuzione.
Tale discorso fu di assoluta attualità. Dopo aver ricordato l’opera della Fao anche nell’aumentare la produttività nel mondo di beni alimentari con le nuove tecnologie Paolo VI osserva:
“Ma la concreta attuazione di queste possibilità tecniche a un ritmo accelerato non avviene senza ripercussioni dannose sull’equilibrio del nostro ambiente naturale, e il peggioramento progressivo di ciò che si è convenuto chiamare l’”ecosistema” rischia, sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di condurre a una vera catastrofe ecologica. Noi vediamo già viziarsi l’aria che respiriamo, inquinarsi l’acqua che beviamo, contaminarsi le spiagge, i laghi, anche, gli oceani, sino a far temere una vera “morte biologica” in un avvenire non lontano, se non saranno coraggiosamente decise e severamente applicate, senza ritardi, energiche misure. Terribile prospettiva, che sta a voi considerare con cura perché sia evitato l’annientamento del frutto di milioni di anni di selezione naturale e umana”[…]” Questi problemi vi sono certo familiari. Noi non abbiamo voluto ricordarli brevemente dinanzi a voi se non per meglio rilevare l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità, se questa vuole esser sicura della sua sopravvivenza”. 
Sul finire dello stesso Paolo VI disse: “Vogliate permetterci tuttavia di dirlo senza ambiguità da quel piano umano, morale e spirituale che è di nostra competenza: nessuna strategia di carattere commerciale o ideologico potrà spegnere il lamento crescente di tutti quelli che soffrono per una immeritata miseria, come quello dei giovani, la cui contestazione risuona come un segnale di sofferenza e come un appello di giustizia. Se la necessità, se l’interesse sono per gli uomini i moventi potenti dell’azione, spesso determinanti, la crisi attuale non potrà essere superata se non mediante l’amore. Questo perché se la giustizia sociale ci fa rispettare il bene comune, solo la carità sociale ce lo la amare. La carità, che vuol dire amore fraterno, é il motore di tutto il progresso sociale. In nessun caso le preoccupazioni di ordine militare, né le motivazioni di ordine economico, permetteranno di soddisfare alle gravi esigenze degli uomini del nostro tempo. È necessario l’amore per l’uomo: l’uomo si consacra e dedica all’uomo, perché lo riconosce come suo fratello, come il figlio del medesimo Padre e – aggiunge il cristiano – come l’immagine del Cristo sofferente, la cui parola deve scuotere l’uomo fin nelle sue più intime fibre: Avevo fame e voi mi avete dato da mangiare… Questa parola di amore è la nostra. Noi ve l’affidiamo umilmente come il nostro tesoro più caro, come la lampada della carità, il cui fuoco bruciante divora cuori e la cui fiamma ardente rischiara il cammino della fraternità e guida i nostri passi lungo i sentieri della giustizia e della pace.
Ho letto e riletto il testo di Paolo VI, riportato in più siti, anche vaticani, ma non ho trovato la frase di cui trattiamo. Il perché ce lo spiega papa Prevost.
Papa Leone XIV ha ricordato QUI -ai seicento parlamentari ricevuti in udienza il 21 giugno 2025 , nell’Aula della Benedizione, in occasione del Giubileo dei Governanti- che il primo a dare questa definizione fu “Pio XI ( Discorso alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana, 18 dicembre 1927). E in effetti, se si considera il servizio che svolge a favore della società e del bene comune, la politica appare realmente come un’opera di quell’amore cristiano che non è mai una teoria, ma sempre segno e testimonianza concreta dell’agire di Dio in favore dell’uomo (cfr. Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti, 176-192)”. Peraltro, il papa ha poi ammonito sui rischi odierni dell’umanità, a partire da “quelli della intelligenza artificiale” e ha invitato “a interpretare la politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e del bene”.
Più precisamente Pio XI ebbe a dire: “…il campo della politica, che riguarda gli interessi di tutte le società, e che sotto questo riguardo è il campo della più vasta carità, della carità politica, a cui si potrebbe dire null’altro, all’infuori della religione, essere superiore. (…) Tutti i cristiani sono obbligati ad impegnarsi politicamente. La politica è la forma più alta di carità, seconda sola alla carità religiosa verso Dio”.
Concludo questo testo, ricordando come verso la politica c’è sempre più disincanto dei cittadini e degli elettori. L’astensionismo elettorale ormai è maggioritario, Don Milani diceva: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”.

Le parole di Pio XI, Paolo VI, don Milani (e rinvio anche a san Giovanni Paolo II e Francesco in tema di Dottrina sociale della Chiesa) rimangono quindi di straordinaria attualità, in un’epoca segnata da divisioni e conflitti. Questa visione richiama tutti i cittadini, non solo i credenti, a considerare la politica non come terreno di scontro, ma come luogo di incontro, di servizio e di costruzione del futuro comune. In fondo, come dice un antico proverbio italiano, “l’unione fa la forza”, e la politica, sorretta dalla carità, può davvero trasformare la società.
Concludo con il Presidente Mattarella: “”Non possiamo sentirci neutrali. Non è ammesso, di fronte all’illegalità, essere neutrali. Non ci è concesso, di fronte all’ingiustizia, alle disuguaglianze, alla povertà, di essere indifferenti. Non ci è permesso, di fronte alla violenza, alla prepotenza, di essere equidistanti. Ce lo chiede anche la religione civile della nostra Costituzione, quella dei diritti universali dell’uomo”, lo ha detto. Il 27 novembre u.s., il Capo dello Stato alla sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale per la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025.

