Ma la Pace dov’è? Riflessioni di un universitario su una terza guerra mondiale a pezzi.

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di Alessandro Caccavale · La frase idealistica “La guerra per porre fine alla guerra” che ha da sempre caratterizzato l’intervento alleato durante la Grande Guerra, risulta in questi tempi ancor più ironica se pensiamo al susseguirsi degli avvenimenti bellici. Specialmente se consideriamo che nel mondo, in questo stesso momento sono all’attivo quasi 60 conflitti con centinaia di Nazioni coinvolte (secondo i dati forniti dal sito indipendente ACLED). Davanti a questa esorbitante cifra, non posso fare altro che chiedermi “ma la Pace dov’è?”. Da studente di Scienze Politiche non mi limito solo ad analizzare meramente le cause dei conflitti o le implicazioni geopolitiche degli stessi ma volgo la mia attenzione anche sull’uso dei mezzi di comunicazione in mano a centri di potere e il ruolo che essi hanno nell’influenzare le masse.

Con il passare degli anni cambiano le dottrine belliche, si evolvono i sistemi d’arma, si creano nuovi campi di battaglia come il dominio del cyberspazio, ma l’unico elemento che non muta è la comunicazione come arma, la propaganda. Analizzando uno dei principali conflitti in corso, la guerra in Ucraina, assistiamo al sempre più incessante uso dell’espressione “pace giusta”. Questa frase è un moderno restyling della filosofia della “guerra giusta” propria della tradizione agostiniana, ma quest’ultima preposizione è certamente più franca e decisamente meno ipocrita della sua versione contemporanea.

Ma la comunicazione in tempo di guerra non è solo propaganda, a volte essa è la speranza. Ce lo ha dimostrato Papa Leone XIV con l’oramai celebre espressione “pace disarmata e disarmante”. Il Santo Padre con queste parole pronunciate subito dopo la sua elezione, raccoglie il testimone di Papa Francesco. Senza dubbio è un testimone pesante da raccogliere, anche perché il suo predecessore ha svelato al mondo la realtà dei fatti, ovvero che viviamo una Terza Guerra Mondiale a pezzi. Proprio la Santa Sede per prima è chiamata in causa per cercare una mediazione per i conflitti in corso, un ruolo che oggettivamente gli è sempre stato riconosciuto. La Santa Sede, infatti, può contare sulla grande forza della diplomazia vaticana, dotata della vastissima rete diplomatica ed informativa delle Nunziature sparse per il Globo. Ma la ricerca della pace non è un compito esclusivo di politici o ambasciatori… La ricerca della pace parte da noi, in particolare da noi giovani. Anche noi siamo chiamati a rimboccarci le maniche e diventare costruttori di pace. Il nostro compito è la costruzione stessa del dialogo, nel cercare di abbattere gli ostacoli per favorire l’instaurazione e l’alimentazione di un fruttuoso clima di fiducia reciproca, poiché essa è la pietra angolare di un mondo in pace.

Anche se viviamo in tempi a dir poco oscuri ed inquieti, è nostro compito non rassegnarci, anzi bisogna ricordarci che c’è sempre la Speranza, poiché “Solo quando è abbastanza buio, puoi riuscire a vedere le stelle…”

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