di Maria Ricci · “Sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro”, così ha affermato Papa Leone XIV durante la Canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. Un monito semplice ma efficace per comprendere come queste due giovani figure di santità possano essere un faro capace di illuminare e guidare la vita di ognuno, in particolare di noi studenti chiamati ogni giorno ad affrontare le sfide della vita universitaria. Il Santo Padre ha continuato sottolineando come hanno coltivato l’amore per Dio e i fratelli attraverso mezzi semplici: la Santa Messa quotidiana, la preghiera, l’adorazione eucaristica, la confessione frequente e soprattutto la pratica della carità.
“La carità è magnanima, benevola è la carità (…) non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità” (Prima lettera ai Corinzi, 13, 4-6). La carità di cui parla S. Paolo ha permeato la loro vita, in una sincera propensione verso l’altro. Frassati, con distinta delicatezza e carità silenziosa, fece delle giornate un’inderogabile occasione di aiuto ai poveri e di servizio agli umili. Carlo Acutis
rendeva il suo tempo un dono per i bisognosi, non tramite semplice soddisfazione di bisogni concreti, ma con l’ascolto, con una presenza attiva che li facesse sentire compresi e considerati. Nulla di eccezionale, di strano, nulla di così distante dalla nostra capacità di poterlo replicare. Fede concreta, vissuta intensamente, straordinaria ricchezza umana e cristiana, grazia discreta, offerte silenziose, impegno nello studio e dedizione alla conoscenza, anche rinunce e sacrifici. Ecco i pilastri della loro giovinezza a cui dobbiamo guardare. In una società chiusa in sé, confusa, disordinata, talvolta un po’ indifferente, Carlo e Pier Giorgio ci aprono la strada dei moti dell’anima: gesti semplici, privi di forzature, atti gratuiti, disinteressati. In un tempo di relazioni fragili, forse poco autentiche, anche nel contesto universitario dove tutto sembra spingerci a raggiungere il nostro successo, la loro testimonianza ci insegna anche il valore e la verità di legami sinceri, profondi e gioiosi, che hanno come punto fermo la fede e la preghiera. “Io vorrei che noi giurassimo un patto che non conosce confini terreni né limiti temporali: l’unione nella preghiera” -scriveva Pier Giorgio; “Gli amici sono una delle nostre ricchezze più grandi, devono essere coltivati con molta cura e tenerezza” -scriveva Carlo Acutis.

