di Filippo Meli · Matteo Munari è professore ordinario presso lo Studium Biblicum Franciscanum, dove ha conseguito il dottorato nel 2012, con una tesi focalizzata sul Matteo 5,43-48. Dalla difesa di questa Edizioni Terra Santa ha deciso di pubblicarne l’estratto, dando vita ad un testo di studio e approfondimento estremamente curato e attento su un argomento di grande interesse per chi si occupa di esegesi del Nuovo Testamento, e non solo.
Come si può facilmente intuire, trattandosi della difesa di un dottorato, questo non è assolutamente un libro divulgativo, quanto un vero e proprio testo di studio. Il professor Munari presuppone da parte del lettore una adeguata conoscenza previa dell’argomento e delle lingue bibliche. Non è, quindi, un semplice libro di meditazione spirituale (come il suo Padre Nostro), ma uno studio rigoroso, ricco di note e riferimenti al testo greco, rivolto principalmente a teologi e appassionati che desiderano uno studio tecnico delle Scritture.
Il libro affronta uno dei nodi più complessi del Vangelo di Matteo, ossia il rapporto tra Gesù e la Legge di Mosè (la Torah). Il punto di partenza è il versetto chiave Mt 5,17 «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento». La domanda che ci possiamo, quindi, porre e che Munari cerca di approfondire è proprio cosa si intende con “compimento”.
Interpretare e racchiudere le parole di Gesù come una sostituzione dalla “vecchia legge” con la sua “nuova”, si tratta di un’ipotesi poco concreta e molto semplicistica e Munari si pone proprio in contraddizione verso questa visione conflittuale tra Vangelo e Legge di Mosè.
Merita la dovuta attenzione il capitolo in cui il professor Munari prende in analisi le cosiddette antitesi («Avete inteso che fu detto… ma io vi dico»), la sua tesi è che Gesù non stia correggendo Mosè, né stia rendendo la legge più gravosa per semplice rigorismo. Al contrario, Gesù sta riportando la Torah alla sua intenzione originaria, quella voluta da Dio alla creazione, liberandola dalle interpretazioni casistiche che l’avevano ingabbiata.
Gesù che porta a compimento la legge non è, quindi, un concetto univoco, ma ha tre sfumature diverse: profetica (in Gesù si realizzano le promesse messianiche), rivelativa (Gesù svela l’intenzione originale di Dio che era alla base della Torah) e perfezionativa (Gesù aggiunge qualcosa di nuovo e più esigente. C’è continuità con il passato, ma una discontinuità nella richiesta radicale: l’abbattimento di ogni limite nell’amore, fino all’amore per il nemico).
Per quanto questo sia un testo di difficile accesso presupponga uno studio attento del lettore, l’autore non risulta mai poco chiari, anzi la capacità espositiva di Munari rende questo un libro di studio da tenere in seria considerazione per chiunque si trovi a studiare i testi del Nuovo Testamento. Spesso, infatti, si può correre il rischio di “allontanare” o addirittura leggere in maniera conflittuale la rivelazione e la novità che Gesù porta rispetto al contenuto del Primo Testamento, si tratta di una deriva evidentemente fallace e da sempre respinta dagli studiosi, ma di fatto mai del tutto abbandonata anche da chi fa parte della vita Chiesa.
Questo testo prende totalmente le distanze da questo modo semplicistico di interpretare l’insegnamento di Gesù e il “compimento” è quindi, per l’autore, una provocazione: una religione fatta di regole minimaliste non basta per entrare nel Regno dei Cieli. Come dice lo stesso Munari nella conclusione del suo libro «[…] Che senso ha infatti una Rivelazione che non porta l’uomo a superare una condotta puramente istintiva? Che beneficio ha una legge che conduce chi la pratica a vivere esattamente come chi non l’ha mai ricevuta? Questi quesiti sono parte dello stile provocatorio di Mt 5,17-48. Si tratta però di un genere di provocazione che induce l’uomo a riscoprire l’immagine di Dio impressa nel profondo della sua natura, immagine che l’uomo può ritrovare soltanto incontrando nuovamente il volto di Dio».

